Aganoor – Doomerism

Gli Aganoor si affacciano sulla scena doom italiana con il debutto “Doomerism”, in uscita per My Kingdom Music / BloodRock Records. In occasione della pubblicazione, abbiamo intervistato Anth e Stephen per approfondire genesi, ispirazioni e prospettive future del progetto.

Benvenuto su Il Raglio del Mulo, Anth! Con l’uscita imminente di “Doomerism”, debutto ufficiale per Aganoor, vogliamo partire dall’inizio: come è nato il progetto e cosa vi ha spinti verso questa forma espressiva così cupa e viscerale?
Anth: La band è nata su mia idea nei primi mesi del 2023, da tempo volevo suonare qualcosa di più heavy cercando di unire le molte influenze che fanno parte del mio background musicale. Con gli altri ragazzi della band, soprattutto con Stephan, siamo riusciti ad avere una visione comune. Sicuramente le vicende personali hanno influito più o meno indirettamente ad una forma espressiva del genere, probabilmente in futuro andremo ancora più a fondo, lavorando sugli estremi.

Pensi si possa parlare – all’interno della scena doom nazionale – di una vera e propria “scuola” romana? E secondo te, come si spiega il fatto che sonorità così cupe e pesanti trovino tanto seguito proprio nella capitale?
Anth: Non credo si possa parlare propriamente di scuola romana, nel senso di band facili da identificare e da ricollegare al primo ascolto, come se fosse un corpo unico e solido. Esiste una scena nel senso che esistono molte band con attitudine e background simili. Tutte le band che gravitano attorno alla macro scena doom qui nella Capitale hanno sound ed approcci diversi, complementari, ma diversi. Sicuramente il clima di questa città (e non intendo solo in termini meteorologici) suggestiona sonorità cupe e pesanti. Inoltre è un tipo di musica con forti reminiscenze ‘70s. Roma è una città vecchia, e piena di storia, soprattutto in certe aree, ovunque cammini avverti questa sensazione, c’è una costante presenza monolitica e l’atmosfera è quasi densa, come se stesse lì da secoli.

Il vostro stile fonde doom metal e stoner con accenti gotici: quali sono le influenze principali che vi hanno ispirati nella scrittura dell’album?
Anth: Direi Cathedral, Soundgarden, Paradise Lost, Celtic Frost, tutto il doom inglese anni ’90, molta roba scandinava, ovviamente Type 0 Negative e la scena di Brooklyn, poi i classici Black Sabbath, Led Zeppelin e la psichedelia in genere.
Stephen: Ogni componente degli Aganoor ha il proprio background musicale. Per quanto mi riguarda, ho portato sia in fase di scrittura che di gusto influenze legate al doom classico (Black Sabbath, Candlemass, Pentagram) ed al più recente stoner/doom (Monolord, Electric Wizard, ecc.).

Come nasce un vostro brano? È frutto di jam collettive o di scrittura individuale?
Anth: Quasi sempre c’è un’idea di partenza, un riff, o più riff, qualche linea di chitarra o un giro di basso, suonati nella propria solitudine, e poi portati in sala prove. Non ci sono state jam collettive. I brani di “Doomerism” sono stati scritti perlopiù da me e da Stephen, arrangiati poi da tutti noi, ed infine i testi. Nei primi mesi, quando ancora non c’era una line-up definita, sono nate le prime canzoni in forma embrionale, poi sistemate e strutturate. Anche il lavoro sui suoni è molto importante, e va di pari passo con la stesura di un brano.
Stephen: I nostri brani nascono quasi sempre da delle singole idee, spesso riff portanti (o più raramente piccole bozze) che io o Anth riteniamo particolarmente ispirate e “giuste” da poter essere lavorate in saletta. C’è un lavoro preliminare: personalmente dopo aver scritto quattro/cinque bozze faccio una scrematura e propongo quella che ritengo essere la migliore al resto del gruppo. Poi arriva la parte in cui si lavora insieme in sala modificando, aggiungendo e
strutturando le idee, mettendo ognuno del proprio: questo è il momento più creativo, lasciamo che ognuno possa esprimersi liberamente seguendo l’ispirazione data dall’idea di partenza. In questo modo sono nati i brani di “Doomerism”, in particolare molte sezioni strumentali sono scaturite proprio dalla naturale improvvisazione attorno ad un riff o ad una melodia.

La produzione è stata affidata a Danilo Silvestri ai GreenMountainAudio di Roma. Com’è stato lavorare con lui?
Anth: Danilo è un professionista, ci siamo trovati bene a lavorare con lui. Il suono di “Doomerism” è esattamente quello, tutto molto naturale. Non abbiamo fatto grossi esperimenti, diciamo che la formula è arrivata in modo del tutto spontaneo. Il suo approccio in studio è abbastanza “vintage”, sia per le macchine che per le tecniche di ripresa. Siamo contenti del risultato finale, non volevamo un classico sound stoner metal, ma una forma più ibrida, che abbracciasse anche altri generi.

La copertina, firmata da Mirkow Gastow, è molto evocativa. Come si lega all’atmosfera dell’album?
Anth: Con Mirko abbiamo trovato subito un’ottima sinergia, ci piace immaginare il nostro sound come qualcosa di melmoso e paludoso, dalle forti cromature verde/nero/grigio, un luogo metafisico profondamente connesso al mondo animale ed alla natura, che fin troppo spesso abbiamo dimenticato.
Stephen: La copertina di “Doomerism” ed in generale tutto il comparto grafico curato da Mirkow Gastow si lega perfettamente al mood che si respira ascoltando l’album, perché riesce ad evocare le atmosfere cupe ed opprimenti tipiche del genere. La scelta non è stata casuale: sapevamo che affidando a lui la realizzazione dell’artwork sarebbe riuscito a creare quella sintesi tra aspetto grafico e suono che stavamo cercando.

“Doomerism” è un titolo che evoca pessimismo e isolamento: c’è un messaggio dietro o è una scelta puramente estetica?
Anth: Il titolo del disco è arrivato dopo un po’ che era già stato finito di registrare. Spesso servono dei mesi prima di focalizzare. Durante la stesura e la realizzazione si tende ad essere risucchiati nel processo creativo, è difficile avere un sano distacco, necessario a definirne i confini. Probabilmente “Doomerism” descrive il momento in cui siamo e la realtà che stiamo vivendo. Ognuno può trovarci qualcosa di personale, senza assolutismi.

Brani come “Icarus” ed “Emerald Lake” sono stati utilizzati per la promozione: cosa rappresentano per voi all’interno della tracklist?
Anth: Sono molto legato ai nostri singoli “Icarus” ed “Emerald Lake”, sono brani la cui stesura è nata da idee personali che da tempo risuonavano nella mia testa. Inoltre, nel momento in cui venivano strutturati e arrangiati abbiamo visto la fine del disco, parlo a livello di scrittura: eravamo già ad un buon 70%, la band stava prendendo più consapevolezza dei propri mezzi. Sono brani diversi tra di loro che rappresentano i diversi umori della band, hanno un ottimo songwriting e credo che rispetto ad altre tracce del disco abbiano qualcosa in più.

Quali sono i prossimi passi dopo l’uscita dell’album? Avete in programma concerti o altre pubblicazioni?
Anth: Ci saranno delle date estive e stiamo lavorando per un tour in autunno. Stiamo inoltre sviluppando nuove songs che potremmo già riuscire a portare dal vivo nei prossimi concerti. Probabilmente uscirà un terzo video dopo l’estate a ridosso del release party. Speriamo di fare un secondo disco e di pubblicarlo ad inizio 2027. Stay tuned!

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