Cryptic Shift – Overspace & supertime

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Con l’uscita di “Overspace & Supertime”, i Cryptic Shift proseguono il loro viaggio tra tecnica, fantascienza e narrazione concettuale. Il nuovo album, pubblicato via Metal Blade Records, amplia la saga legata a The Recaller, il personaggio centrale del loro universo sci-fi, una figura che attraversa dimensioni e distorsioni temporali. In questa fase a raccontarci visione e sviluppo creativo è Xander Bradley, tra musica estrema e costruzione di mondi.

Benvenuto su Il Raglio Del Mulo, Xander. Sono entusiasta per l’uscita di “Overspace & Supertime” il 27 febbraio via Metal Blade! “Cryogenically Frozen” esplode con un mix di jazz fusion alla Cynic/Pestilence e furia thrash, dando il via alle avventure di The Recaller. Come hai concepito questa opener ad alta intensità per catturare subito l’ascoltatore?
Ci sono voluti molti anni perché le fondamenta armoniche e le tonalità da cui il brano è nato prendessero forma. La maggior parte dei riff portanti risale addirittura al periodo 2015-2017, quindi ha una base solida e diretta. Influenze come Pestilence, Death, Gorguts e persino la vecchia band di Joss, Seprevation, hanno giocato un ruolo fondamentale. Il pezzo apre l’album in modo immediato, ma con un approccio diverso rispetto al passato. Per questa intro abbiamo studiato molto il jazz fusion, soprattutto il concetto strutturale del “head”, per usarlo in modo convincente e naturale per noi.

Come pezzo centrale di 29 minuti e successore di “Moonbelt Immolator”, “Stratocumulus Evergaol” esplora mondi alieni tra clean alla Mahavishnu e assalti teutonici. Qual è stata la sfida più grande nel collegare i motivi del debutto a questa epopea in timeline parallela?
Integrare le similitudini e i richiami a “Visitations…” non è stato affatto complicato, anzi sono stati tra i momenti più belli della scrittura. Alcuni riff erano frammenti rimasti fuori dal debutto, altri erano sequenze intere facilmente riadattabili. Il passaggio dove canto “Mimic ship trailing missiles…” era già presente in “Moonbelt Immolator”: mi piaceva così tanto che ho deciso di riprenderlo identico e trasformarlo in una parte vocale invece che in un assolo. Ora, con entrambi gli album completati, i fan potranno riconoscere quei rimandi e dire: “Ehi, quello viene dal debutto!”, e viceversa, creando un gioco di connessioni tra vecchi e nuovi ascoltatori.

“Hyperspace Topography” mappa geologie extraterrestri con clean shoegaze, robo-vocal e un’atmosfera futuristica. Come si distingue questo momento più “respirato” dall’intensità degli atti uno e tre?
Arriva subito dopo l’energia enorme di “Stratocumulus Evergaol”, quindi doveva funzionare come un punto di continuità più diretto, senza diventare troppo dissonante o tecnico. Ci sono tanti accordi arpeggiati e riff thrash trainanti, poi una sezione centrale più rilassata. Però al climax esplode in un momento di caos totale, probabilmente il passaggio più rumoroso del disco! È nato come omaggio a “Drive Blind” dei Ride, ma si è trasformato durante una jam session fino a diventare qualcosa di completamente nostro.

“Hexagonal Eyes (Diverity Trepaphyphasyzm)” porta il vostro tech-death al livello più feroce, ispirandosi anche all’immaginario dei prequel di Star Wars. Come racconta la malattia temporale che colpisce The Recaller dopo il debutto?
The Recaller attraversa l’iperspazio durante il brano precedente attraverso un wormhole instabile e finisce addirittura schiantata nella quarta dimensione. Quando cerca di uscire dal portale, qualcosa va storto: resta congelata nel tempo, con migliaia di copie di sé stesso che vengono proiettate in momenti diversi prima che riesca finalmente a ricalibrarsi e tornare alla realtà. È un trauma temporale e dimensionale devastante che colpisce mente, corpo e anima, ed è proprio in quel momento che contrae la malattia del titolo: Diverity Trepaphyphasyzm.

La title track “Overspace & Supertime” chiude l’album con il theremin di Mike Browning, rumori alla Jesus & Mary Chain e parti parlanti da audiolibro. Come avete bilanciato caos e struttura in questo finale?
È il climax dell’intero disco. Essendo un album lungo, non volevamo che l’attenzione calasse proprio alla fine, quindi abbiamo inserito tantissime idee interessanti. È stato l’ultimo brano completato e quindi rappresenta l’esempio più aggiornato del nostro sound. In questa fase della storia, The Recaller è quasi sopraffatta dalla malattia: gli occhi diventano completamente esagonali e i capelli sono avvolti da una fiamma eterna. Lei e la strega aliena corrono contro il tempo per completare la loro missione. La sezione ispirata al noise dei JMC accompagna il viaggio verso un’altra dimensione, mentre le parti da “audiolibro” rallentano il ritmo ma creano tensione. Sono momenti narrativi diretti, qualcosa che non avevamo mai fatto in modo così esplicito prima.

L’album propone una realtà alternativa rispetto a “Visitations From Enceladus”, intrecciando il percorso di The Recaller con quello della Strega Aliena. Quali nuove dimensioni e incontri ampliano oggi la storia?
Nell’ultima traccia entrambe le protagoniste si alleano e ottengono accesso al “time-wound” di Rasskhazu, un regno misterioso degli antichi evocato sulla luna Encelado. Durante un’infiltrazione vengono scoperte da un potente signore dei Titani che le trasporta nel suo mondo con una sorta di teletrasporto istantaneo, quasi come un lampo magico. Quel mondo è una sorta di pianeta olografico costruito su una struttura scheletrica e protetto da creature spirituali che lo attraversano. È un luogo astratto, oscuro e pieno di simbolismo.

L’artwork di Jesse Jacobi richiama l’estetica di Moebius e quella del debutto, con figure incappucciate e paesaggi di nuvole. Quanto ha influito la vostra ricerca scientifica sulle nuvole nei testi e in questo traguardo con Metal Blade?
Sapevo che avremmo esplorato l’atmosfera di un gigante gassoso e durante la ricerca mi sono innamorato della terminologia scientifica legata alle formazioni nuvolose. Nei testi ho inserito molti di questi termini per descrivere l’ambiente visivo attraversato da The Recaller. Basta guardare immagini di mammatus o di nubi lenticolari: sembrano astronavi o oggetti alieni!

Dopo tour con Incantation e festival come Damnation, il passaggio a Metal Blade ha alzato il livello della vostra “Phenomenal Technological Astrodeath” in termini di produzione e visibilità globale. Come ha cambiato le cose questa collaborazione?
Metal Blade è un’etichetta fondamentale e siamo davvero grati per questa opportunità. Portare Cryptic Shift a un pubblico mondiale ci permette di mantenere i fan storici e di raggiungerne di nuovi che potranno scoprire ciò che facciamo.

Dalle origini nel 2015 a Leeds con te e Ryan, passando per i cambi di line-up e l’arrivo di Joss dopo Joe, dove vedi i Cryptic Shift nel futuro del progressive death metal?
Continueremo a esplorare l’universo della nostra storia sci-fi, forse seguendo la Strega Aliena oppure uno degli antichi dei. Gran parte della trama è già pianificata e non vedo l’ora di completare anche i prossimi capitoli.

With “Overspace & Supertime”, Cryptic Shift continue expanding their blend of technical intensity and sci-fi storytelling. Released through Metal Blade Records, the album further develops the story of The Recaller, the central character of their universe, a figure traveling through dimensions and temporal distortions. In this interview, Xander Bradley speaks about creativity, narrative evolution and the band’s latest chapter.

Welcome to Il Raglio Del Mulo, Xander. We’re excited for “Overspace & Supertime” out February 27 via Metal Blade! “Cryogenically Frozen” bursts in with Cynic/Pestilence-style fusion and thrash aggression. How did you build this opener to immediately grab attention?
It took years for the harmonic foundations to fully take shape. Most of the riffs date back to 2015–2017, so the track has a strong and straightforward backbone. Influences like Pestilence, Death, Gorguts and even Joss’ old band Seprevation shaped those parts. The song opens the record in a direct way but with a different approach. For this intro we deeply studied jazz fusion — especially the “head” concept — to make it feel natural and convincing for us.

As the 29-minute centerpiece and sequel to “Moonbelt Immolator”, how did “Stratocumulus Evergaol” connect debut motifs to this parallel-timeline epic?
Connecting those parallels wasn’t challenging at all — it was one of the most enjoyable parts of writing. Some riffs were leftovers from the debut, others were complete sequences that fit perfectly. The section where I sing “Mimic ship trailing missiles…” already existed in “Moonbelt Immolator”. I loved it so much that I brought it back unchanged and turned it into a vocal part instead of a guitar solo. Now fans can spot those connections across both albums.

“Hyperspace Topography” acts as a more atmospheric breather between intense chapters. How does it contrast with the surrounding tracks?
It comes right after the intensity of the previous track, so it needed to flow without becoming too technical or chaotic. There are driving thrash riffs and strummed chords before a relaxed middle section. But at the climax it explodes into total extremity — probably the loudest moment on the record. It started as a tribute to Ride’s “Drive Blind” but evolved during a jam into something uniquely ours.

In “Hexagonal Eyes (Diverity Trepaphyphasyzm)” you push tech-death brutality further. How does it depict The Recaller’s temporal disease after crossing unstable portals?
The Recaller blasts through hyperspace through an unstable wormhole and crashes into the fourth dimension. When she exits, something goes wrong: she freezes in time while thousands of copies of herself are projected across different years until she finally stabilizes and returns to reality. It’s a traumatic temporal shock affecting mind, body and soul — and that’s when she contracts the disease from the title.

The title track closes the album with theremin, noise textures and spoken-word passages. How did you balance chaos and narrative purpose there?
It’s the climax of the entire record. Since it’s a long album, we didn’t want the energy to drop at the end, so we packed it with strong ideas. It was the last track finished and represents the most updated version of our sound. At this point in the story, The Recaller is nearly overwhelmed: her eyes turn fully hexagonal and her hair burns in eternal flame. The noise section mirrors travel through another dimension, while the spoken parts slow things down but create tension, like an audiobook narration describing what’s happening in a direct way.

The album expands the alternative reality of “Visitations From Enceladus”. What new encounters shape the narrative now?
In the final track both characters gain access to the time-wound of Rasskhazu, a mysterious realm summoned on Enceladus. They’re discovered by a powerful titan overlord who instantly transports them to his holographic world, guarded by spiritual creatures. It’s an abstract and dark place built on a skeletal structure.

Jesse Jacobi’s artwork connects visually to the debut. How did your cloud research influence both the lyrics and this Metal Blade milestone?
Since the story explores the atmosphere of a gas giant, I fell in love with cloud science during research. I used many technical terms in the lyrics to describe that environment. If you look at mammatus or lenticular clouds, they already look like alien spacecraft!

After touring with Incantation and signing to Metal Blade, how has this partnership elevated your production and global reach?
Metal Blade is an incredible label and we’re grateful for the opportunity. It helps us reach a global audience, keeping long-time fans on board while introducing new listeners to our music.

From your 2015 beginnings in Leeds through lineup changes, where do you see Cryptic Shift heading next in the progressive death metal cosmos?
We’ll continue expanding the sci-fi storyline — maybe following the Alien Sorceress or one of the ancient gods. Much of the narrative is already planned, and we can’t wait to complete the next chapters.

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