Helfir – Musica da viaggio

Gli Helfir con “The Journey” (My Kingdom Music) tagliano il delicato traguardo del terzo disco, lo fanno confermando quanto di buono fatto nei due capitoli precedenti e rilanciando le proprie ambizioni. Dietro questo progetto si cela un uomo solo, Luca Mazzotta, ed è con lui che abbiamo discusso del nuovo lavoro.

Ciao Luca, non ci sentiamo da un bel po’, dalla tua data a supporto di “The Human Defeat” nel 2017: cosa è accaduto in questi tre anni?
Ciao a tutti voi! Sì, dall’uscita di “The Human Defeat” ho intrapreso nuove collaborazioni, registrato su alcuni dischi di artisti locali e suonato live in giro con varie band. In tutto ciò mi sono occupato della promozione e delle vendite del disco ed ho iniziato da subito a scrivere il nuovo album “The Journey” ed altro materiale di cui ancora non ne sto parlando. È difficile vedermi fermo e annoiato!

Il terzo disco è una soglia fatidica nella vita di una band, credi di esserci arrivato al massimo del tuo potenziale?
La scrittura di un disco, sia delle musiche che dei testi, è un processo quasi ludico per me. Non mi pongo mai dei traguardi o mi analizzo artisticamente e tecnicamente, semplicemente mi diverto a scrivere, lasciandomi trasportare dalle emozioni. Dall’uscita di “Still Bleeding” sicuramente sono cambiate molte cose, ho imparato tantissimi trucchi ed accorgimenti nella scrittura e nell’uso degli arrangiamenti, ho continuato a studiare, quindi credo proprio che con questo terzo disco ho potuto applicare al meglio tutto ciò che ho imparato fino ad ora.

Il disco in qualche modo è stato condizionato dalla drammatica situazione che viviamo?
Assolutamente sì, non tanto nelle tematiche trattate o nella scrittura della musica quanto nella fase di realizzazione del disco. In piena pandemia, costretto a restare a casa giornate intere, mi sono ritrovato a fare qualunque tipo di ripresa nel mio studio personale senza poter avere l’aiuto di un tecnico del suono o di qualcuno più esperto di me. Quindi la scelta di microfoni ed il loro posizionamento, la selezione di ampli ed effetti, tutto è stato completamente guidato da me, con uno sforzo incredibile in quanto non sono proprio del mestiere. È stata comunque una bella esperienza perché era diventata una sfida tra me e tutta la fase di ripresa, soprattutto delle voci e delle chitarre acustiche.

Se si eccettua il contributo di Tamara My su “Silent Path”, hai fatto tutto da solo: da dove nasce questa esigenza di non avere con te altri compagni di avventura negli Helfir?
In ogni album che faccio mi piace ospitare amici e musicisti con cui ho il piacere di collaborare e che nutro profonda stima. In “Silent Path” avevo il desiderio di una voce femminile molto graffiante e Tamara è stata perfetta! Helfir nasce come esigenza personale di scrivere e divertirmi a suonare tutto. È una valvola di sfogo, un processo catartico ma al tempo stesso mi diverto a sperimentare, ad inventare, sempre con i miei tempi e con le mie esigenze, senza dover dare conto a nessuno. Quindi il non voler avere altri compagni di avventura nasce dalla pura esigenza di intraprendere un viaggio in solitaria, un viaggio introspettivo. Questo è Helfir.

Lavorando da solo, e non avendo un confronto con altre persone, quando capsici che un brano è completo e non ha più bisogno di essere perfezionato?
Quando inizio a scrivere un brano, scelgo i suoni, sperimento con diversi arrangiamenti, sostituzioni di accordi e scale ma è come se avessi già in mente quale sarà il risultato finale. È come se la canzone esistesse già, come se l’avessi già ascoltata e quindi stessi cercando di riprodurla con gli strumenti che ho a disposizione. Ci sono stati casi in cui, dopo vari tentativi, il risultato non mi convinceva, quindi mi sono ritrovato a scartare intere canzoni e casi in cui, al contrario, sono rimasto addirittura stupito dal risultato che si è rivelato essere oltre ogni mia aspettativa.

Un connubio che dura da tanto ormai è quello con la My Kingdom Music, su cosa si fonda questa lunga collaborazione?
La collaborazione con la My Kingdom Music, e quindi con Francesco, è iniziata nel 2013 e continua tuttora. Come succede nei rapporti di amicizia, anche nelle collaborazioni tra musicista ed etichetta, ci deve essere una base di stima e fiducia reciproca. Questi sono gli ingredienti fondamentali per un lavoro di squadra, in cui ognuno ha il proprio ruolo e mette a disposizione le proprie competenze. Io mi trovo molto bene a lavorare con Francesco, chiedo consigli, dritte sulle prossime azioni da intraprendere ed è sempre stato così. Poi c’è un elemento che ci accomuna e che ci fa sentire le cose allo stesso modo: la musica!

Credi che nell’album ci sia una canzone che più di altre rappresenta il vostro sound attuale?
Una caratteristica di Helfir di cui vado molto fiero è l’eterogeneità di stili musicali che ci sono al suo interno. Il mix di stili che si possono ascoltare in un mio disco rappresentano l’anima di questo progetto, i diversi volti di uno stesso lato oscuro della musica, quella che mi piace. Per questo motivo è difficile trovare una canzone che più rappresenta il sound attuale ma credo che sia più giusto parlare di miscela di stili e con questo album penso di aver raggiunto il suono che volevo, la formula che cercavo. 

Il video di “The Past”, con il suo grigio, l’ho trovato molto evocativo: chi ne ha curato lo storyboard e regia?
Bella domanda! Come per tutto l’aspetto musicale, anche per parte video mi sono divertito a fare tutto da solo e senza strumenti troppo complessi. Fin da quando ero bambino, ho sempre amato accostare la musica alle immagini o video perché mi suscitava emozioni fortissime e lo trovavo molto stimolante. Una delle influenze musicali maggiori per me è stata quella dei Pink Floyd e ricordo che quando vidi per la prima volta il videoclip di “Learning To Fly” rimasi scioccato; loro sono i maestri in questa arte. Forse l’amore per questa band mi ha aiutato tanto ad accostare le immagini alla musica.

Ora che il disco è fuori ed è complicato, se non impossibile esibirsi dal vivo, quali sono i tuoi programmi?
Sono molto fiducioso, da questo incubo ne usciremo e spero nel più breve tempo possibile. Nel frattempo mi dedicherò a promuovere il disco con qualche live in zona e via web. Dovrò quindi preparare la scaletta per gli show, studiare i suoni e gli arrangiamenti. Poi sono rimaste fuori da questo disco circa una decina di altri brani che non vedo l’ora di riprendere in mano e proseguire con la scrittura.

Nachtblut – Creatures of the night

Reduci da un periodo non proprio felice, i Nachtblut hanno riversato su disco tutte le proprie riflessioni. Il risultato è una natura morta, dal titolo “Vanitas” (Napalm Records), che il batterista Skoll ci ha raccontano nelle minime sfumature.

Benvenuto su Il Raglio del Mulo, Skoll. Le “vanità” sono delle nature morta – molto diffuse tra gli esponenti della scuola pittorica olandese del XVII secolo – contenenti simboli lugubri messi là a ricordare della inevitabilità della fine. Possiamo considerare questo nuovo album una sorta di natura morta?
Sì e no. Le nostre canzoni e l’album hanno molta energia, quindi sono tutto tranne che morte o oggetti inanimati. Ma in effetti, l’album tratta aspetti legati alla mortalità, alla fine e alla transitorietà. Inoltre, nella tradizione dello stile “Vanitas”, mettiamo in discussione alcuni punti di vista su scelte o stili di vita. Abbiamo approfondito questi temi ma non abbiamo fatto dieci canzoni solo sulla morte. L’album tocca molti aspetti della vita: “Vanitas” è divertente e stimolante allo stesso tempo.

Come è nato “Vanitas”?
Abbiamo iniziato a pensare per la prima volta a un nuovo album in concomitanza con gli ultimi spettacoli del nostro Apostasie Tour 2018, ma ci è voluto un po’ per raccogliere tutte le idee. Come tutti i nostri dischi, anche “Vanitas” è un’istantanea delle cose che avevamo in mente in quel preciso momento. Purtroppo, questa volta abbiamo dovuto affrontare anche la perdita di persone care. Naturalmente, riflettere sulla caducità e sulla mortalità in in una situazione del genre è cosa ovvia. Ma abbiamo anche incluso le esperienze che abbiamo fatto negli ultimi anni durante i tour in diversi paesi, incontrando ogni tipo di persone. Forse è per questo che il disco appare così riflessivo.

Il primo singolo è “Das Puppenhaus”, una canzone che ricorda i Rammstein: possiamo parlare di scuola tedesca industrial goth?
Tutti nella band ascoltano i Rammstein, quindi immagino che abbiano un’influenza su di noi. Ma non siamo degli imitatori. Abbiamo abbastanza canzoni per dimostrare che il nostro suono è unico. Se ti piace definire quella canzone german industrial goth school, per me va bene. Personalmente non sono un fan delle etichette, quindi alla fine non importa come viene bollata una canzone fintanto che noi e le persone là fuori ci divertiamo.

Vi ispirate ai grandi compositori d’opera tedeschi del passato?
Sì, e penso che tu possa avvertire una certa loro influenza nelle nostre canzoni. Forse un po’ di più nei dischi precedenti, ma tutti ascoltiamo anche musica classica. Non ci limitiamo ai soli compositori tedeschi, ad esempio Vivaldi è molto apprezzato nella band.

“Vanitas” è l’album più vario della tua carriera?
Sono d’accordo, con Vanitas offriamo molte sfaccettature e varietà. Nonostante tutte le diversità, siamo comunque riusciti ad avere un suono omogeneo, c’è un’atmosfera di base su “Vanitas”. È un vero sollievo lasciarsi alle spalle tutte le critiche di quelli che dicono “non puoi farlo, perché non è dark metal”. La nostra risposta è: “sì, possiamo!”. Se ci piace avere una melodia o uno strumento folk in una delle nostre canzoni e in quella successiva un sintetizzatore degli anni ’80, è quello che faremo. Penso che sia anche rigenerante, niente è più noioso di un album in cui ogni canzone suona come quella precedente.

Per voi che vi siete esibiti durante il Wacken Open Air e il Summer Breeze Open Air, quanto è difficile la vita durante il blocco dei concerti? Solo pochi giorni fa gli Anathema hanno annunciato il proprio scioglimento a causa della difficile situazione economica causata dalla pandemia di Covid 19.
È difficile, il 2020 è stata un’enorme delusione se parliamo di festival e concerti. Comunque non possiamo cambiarlo. L’unica cosa che possiamo fare è aspettare e incrociare le dita che il 2021 sia migliore. Molte band cercano nuove alternative, come i concerti con posti a sedere, ma per noi non funziona. Nei nostri spettacoli c’è sempre stato molto movimento e interazione sul palco come davanti al palco, ad esempio stage diving e mosh pit con i fan. Quindi aspetteremo fino a quando potremo dare di nuovo il 100%: vai alla grande o stai a casa!

Avete mai suonato in Italia?
Sì, l’abbiamo fatto. Finora abbiamo suonato due spettacoli in Italia, uno a Bolzano e l’altro a Brescia. Sarebbe bello tornare o, in generale, suonare di più in Italia. Le ultime volte sono state più che divertenti!

Come è cambiato il vostro pubblico dai primi giorni?
Onestamente non so se qualcosa è cambiato. Ovviamente al giorno d’oggi stiamo raggiungendo molte più persone. Abbiamo sempre avuto un buon mix tra la gente che ascolta la nostra musica. Dai gothic ai trve metalhead, troverai un’intera gamma tra i nostri fan.

Non avete mai pianificato un cambio di look senza trucco, come, per esempio, i Kiss negli anni ’90 o qualche band black metal nei ’00?
No, non ci abbiamo mai pensato. Fa parte della band, parte di noi. È importante per noi passare a in un’altra dimensione e lasciarci alle spalle la vita di tutti i giorni, concentrarci solo sul momento e sulla performance sul palco. Il trucco non riguarda il diventare qualcun altro o l’immagine di qualcun altro, ma l’impegno.

Out from an hard moment, Nachtblut poured all their reflections on record. The result is a still life entitled “Vanitas” (Napalm Records), which drummer Skoll told us in the slightest nuances.

Welcome on Il Raglio del Mulo. Vanitas is a still-life painting of a 17th-century Dutch genre containing symbols of death or change as a reminder of their inevitability. Is this new album a still-life?
Yes and no. Our songs and the album having a lot of energy, so it’s everything except dead or just an object. But indeed, the album deals with aspects of mortality, death and transience. Also, in the tradition of the Vanitas art, we’re questioning views on things, choices, or certain lifestyles. We expand here and didn’t make 10 songs just about death. The album reaches into many aspects of life. Vanitas is enjoyable and thought-provoking at the same time.

How is born “Vanitas”?
We first thought about a new album at one of our last shows of our Apostasie Tour 2018, but it took us a while to gather all ideas. Like all our records, also Vanitas is a snapshot on things that were on our mind at that very moment. Sadly this time we also had to deal with losing beloved persons. Of course, reflecting about transience and mortality in that situation is obvious. But so did we include experiences we made over the last years touring different countries, meeting all kinds of people. Maybe that’s why the records seems to be that thoughtful.

The first single is “Das Puppenhaus”, a song in the vein of Rammstein: Can we speak of German Industrial Goth school?
Everyone in the band is listening to Rammstein, so I guess they have an influence on us. But we are not a copycat. We offer enough songs to prove our unique sound. If you like to call that song German Industrial Goth school, it’s fine for me. I’m personally not a fan of labels, so in the end it doesn’t matter to me, how the song is labeled as long as we and the people out there enjoying it.

Are you inspired by the great German opera composers of the past?
Yes we are. I think you can hear some influence in our songs. Maybe a bit more in the previous records, but we all listen to classical music as well. We don’t limit ourselves to just German composer, for example Vivaldi is very popular in the band.

Is “Vanitas” the most various album of your career?
I would agree on that. With Vanitas we offer a lot of facets and variety. By all the diversity the album has, we still managed to have a homogeneous sound, so there is a fundamental vibe on Vanitas. It’s also very relieving, leaving behind all those “you can’t to that, because it’s not Dark Metal”. Our response to that is – yes we can! If we like to have a folky melody or instrument on one of our songs and on the next one a 80s synthesizer, that’s what we will do. I think it’s also refreshing, nothing is more boring, than an album on which every song sounds like the previous one.

You performed during Wacken Open Air and Summer Breeze Open Air, how is difficult the life for a band during the stop of the live concerts? Just few days ago Anathema announced their hiatus due the difficult economic situation due the Covid 19 pandemic.
It’s hard, 2020 is a huge disappointment if it comes to festivals and shows. Anyway we can’t change it. The only thing we can do is waiting and crossing fingers that 2021 will be better. A lot of bands trying new alternatives, like seated concerts, but this doesn’t work for us. In our shows there always have been a lot of movement and interaction on stage as in front of the stage, e.g. stage diving and mosh pits with fans. So we will wait until we can give 100% again – go big or go home.

Did you ever play in Italy?
Yes we did. We played two shows so far in Italy, one in Bozen and the other one in Brescia. It would be great to come back or in general playing more shows in Italy. It was more than enjoyable the last times!

How is changed your audience from your first days?
Honestly I don’t know if something changed. Obviously we’re reaching way more people nowadays. We always had a good mix of people listening to our music. From pale Gothics to trve Metalheads, you will find the whole range among our fans.

Have you never planned a change of look without painting, like Kiss in ‘90 or some black metal band in the ‘00?
No, never did we think about that. It’s part of the band, part of us. It’s important for us to transition to this state of leaving everything, everyday life, behind us and just focus on the moment and the performance on stage. The make up is not about becoming someone else or portraying someone else, it’s about commitment.

Lucynine – Veleno d’amore

Un lavoro fuori dagli schemi, “Amor Venenat”, un disco capace di scaraventare l’ascoltatore nel sfera più intima e dolorosa dep suo autore Lucynine.

Sergio, benvenuto su Il Raglio del  Mulo, “Amor Venenat” è un album criptico, un gioco di scatole cinesi che racchiude probabilmente una parte della tua sfera intima. Da autore preferisci che il marchingegno resti chiuso mantenendo al contempo un certo fascino misterioso e ben protetto il tuo Io più profondo o speri che la scatola venga aperta liberando quella parte di te?
Ciao! E grazie del vostro interesse! “Amor Venenat” è un concept autobiografico, nato in seguito alla perdita di mio marito avvenuta nel 2018, dopo 11 anni di relazione. Non parla solo di quello, ma di tutto il dolore e le difficoltà che hanno compenetrato la mia sfera affettiva e sessuale, da quando ero più giovane, dal rapporto con la mia famiglia (“Family”), fino ad oggi. Quindi il tema è abbastanza esplicito, però in effetti mi piace l’idea che l’ascoltatore, sentendo le varie “tinte” che colorano il disco, leggendo i testi, interpreti e immagini liberamente.

E’ stato doloroso concepire un lavoro di questo tipo?
Ti dirò che in un certo senso è stato liberatorio e terapeutico. L’album nasce dal dolore, dalla rabbia, dalla disillusione, ma mi sento di dire che tutte queste ombre sono state “spurgate” proprio tramite la lavorazione di questo disco. Non saprò mai se è stato solo il passare del tempo (circa un anno e mezzo di lavoro) o se è proprio stato merito di “Amor Venenat”, ma finito tutto mi sono reso conto che stavo molto meglio rispetto a quando iniziai a lavorarci.

La copertina contiene un’immagine forte, chi l’ha ideata e come si riconnette al concetto di “Amor Venenat”?
È tutta opera mia, sono anche fotografo e grafico, cosa che mi aiuta ad esprimermi al massimo, ma anche -confesso- a risparmiare qualche soldo, ahah! Il modello che ho usato per la fotografia di copertina rappresenta il cardine del concept, ovvero il difficile rapporto con una persona molto più avanti di età, agli antipodi rispetto a me per quanto riguarda il percorso naturale della vita. Il cappio simboleggia l’amore (ero molto molto arrabbiato con i sentimenti quando iniziai a lavorare al disco) e la luce rossa che illumina le spalle dell’uomo rimanda sia alla lussuria, sia alle vesti sacerdotali e cardinalizie, visto che la religione, il suo rapporto con la sessualità e con l’omosessualità sono temi molto presenti nelle lyrics.

Giochi con i generi, ottenendo qualcosa di poco inquadrabile: credi che sia un vantaggio o uno svantaggio non poter essere associati a un’etichetta nell’attuale scena musicale?
È un’arma a doppio taglio, un aspetto che mi ha preoccupato fin da subito. C’è l’ascoltatore onnivoro che apprezza la sorpresa, la contaminazione, la scelta di utilizzare una tavolozza di suoni molto ampia per descrivere i vari aspetti del concept. C’è l’ascoltatore più “di settore” che sente il bisogno di un disco che cominci e finisca con lo stesso genere di sonorità. Non ho certo la presunzione di incolpare il pubblico se una mia creazione viene recepita male, ci mancherebbe altro! Ma d’altro canto non avrei saputo fare diversamente, quindi ho deciso di rischiare. Per fortuna mi pare che l’accoglienza sia stata molto buona, in generale. L’ho scampata, ahah!

Qual è il tuo rapporto con i colori? Nella copertina c’è un bel rosso acceso, nel video di “White Roses” domina il grigio, mentre in “Nine Eleven” ci sono “schizzi” variopinti.
Credo sia più deformazione professionale, piuttosto che una scelta ponderata. In effetti per me la componente figurativa è una parte fondamentale di tutto quello che faccio, quindi, anche involontariamente, i colori diventano imprescindibili nella completezza del “dipinto”, sia esso sonoro o di altro genere espressivo.

Rimanendo in tema di colori, tra  le influenze che mi pare di aver intercettato su “Amor Venenat”  c’è quella del Green Man, Peter Steele. Non solo quelle direttamente riconducibili ai suoi Type 0 Negative, ma anche quelle che a sua volta il newyorkese ha subito, mi riferisco a certe melodie beatlesiane e ai Black Sabbath. Queste muse – sempre che io le abbia indovinate – sono consce o inconsce?
Consce, consce! I Beatles per me sono il punto di partenza per assolutamente tutto, tant’è che mi sono divertito anche a citarli in “Nine Eleven” con un frammento preso da “Day Tripper”. Steele fa parte dei miei ascolti più appassionati (e anche a lui ho dedicato un tributo con la cover di “Everyone I Love Is Dead”, che ben si sposava con il concept del disco). Fa parte delle mie influenze lui, come ne fanno parte artisti presi dai generi più disparati, anche molto lontani dal metal.

La tua musica ha anche una componente teatrale che si estrinsecata nel modo più evidente con il ricorso ad alcune voci narranti interpretate da  quattro celebri attori e doppiatori: Grazia Migneco, Gianna Coletti, Claudia Lawrence (terza classificata nell’ultima edizione di Italia’s Got Talent) e Dario Penne (voce italiana di Anthony Hopkins, Michael Caine e molti altri). Come sei entrato in contatto con loro e come hanno reagito alla tua musica?
Il teatro è parte della mia vita: come fotografo, sono per lo più fotografo di scena e curatore di immagine per gli attori. Quindi la scelta sui loro interventi è stata dettata molto dal mio amore viscerale per questo mondo. Dario Penne, in particolare (doppiatore di Anthony Hopkins e tanti altri), è stata la persona che ha letteralmente cambiato la mia vita recitando in “Blocco E, IV Piano”, mio cortometraggio di 4 anni fa, e aprendomi le porte a ciò che oggi mi permette di campare con ciò che amo: enorme privilegio. Ecco perché tengo tanto a queste feat.: Gianna Coletti, Claudia Lawrence, Grazia Migneco e Dario sono grandi amici per cui provo sincero affetto. Oltre poi al fatto che, se c’è qualcosa di importante da dire, preferisco che a farlo siano le voci migliori che io conosca. Sulla loro reazione riguardo alla mia musica, ehm… passerei alla prossima domanda, ahah!

Credi che porterai mai questi brani su un palco?
Al momento non so, ma nessuna porta è chiusa, confesso che mi piacerebbe e che il palco mi manca molto, avendo fatto l’ultimo concerto nel 2013. Chi lo sa?

Zeitgeist – Spirit of time

VERSIÓN EN ESPAÑOL ABAJO: POR FAVOR, DESPLÁCESE HACIA ABAJO!

Gli Zeitgeist sono una band paraguayana nata 2007, uno dei pochi riferimenti all’interno della scena gothic-metal del paese sudamericano. Una graduale evoluzione attraverso due dischi, “Shallow Play” e “Mind” (quest’ultimo uscito nel 2016) ha portato a un allontanamento dal gothic tradizionale per avvicinarsi a sonorità industrial ed elettroniche, che oggi rappresentano il percorso attraverso il quale la band ha deciso di espandere la propria arte. In questa intervista per Il Raglio Del Mulo, Rudy Stanichevsky (batterista, fondatore e manager della band) ci ha parlato degli inizi, della sua filosofia, del lancio del suo nuovo videoclip, dei nuovi membri, anticipando anche i dettagli del terzo disco. Il prossimo album, su cui i sudamericani stanno lavorando nonostante la quarantena che ha interrotto le attività in tutto il mondo.

Benvenuto sul Il Raglio Del Mulo, Rudy , grazie mille perla tua disponibilità, come sono nati gli Zeitgeist? E come è stato deciso il nome della band?
La band è nata il 10 novembre 2007 con Valerie Ketterer, Rudy Stanichevsky e Mario Armoa. Venivamo tutti da altre band metal. Ci è venuto in mente di chiamare la band Zeitgeist, che significa Spirito del Tempo in spagnolo, perché era affine alla situazione in cui i membri del gruppo si trovavano: un nuovo inizio con una maturità che solo il tempo può donare a un musicista. Inoltre, l’abbiamo chiamato così anche in onore di una delle prime band metal paraguaiane, chiamata Corrosión, che ha pubblicato nel suo primo CD, intitolato “Report of Exploitation”, la canzone “Zeitgeist”, una grande ispirazione per l’abbrivio di questo nuovo progetto .

Il Paraguay non ha molte band in ambito gothic, come ci si sente ad essere dei precursori? E di cosa parlano i testi?
Ci fa piacere, poiché siamo riusciti a raggiungere molti dei nostri obiettivi, come il lancio di materiale ben accolto a livello internazionale. Abbiamo viaggiato dentro e fuori il nostro paese a abbiamo fatto fronte a tutte le sfide che sono man mano presentate sul nostro cammino. I testi della band trattano temi diversi, da situazioni quotidiane – tradimento, dolore, amore, addio a una persona cara – a storie ispirate a film, anime, libri; raccontiamo vissuti di persone reali dimenticate che hanno compiuto imprese importanti, come Kassianov.

Quando avete deciso di incorporare elementi elettronici nella vostra musica dando un drastico, ma naturale, cambiamento al vostro old school gothic?
Dal secondo album “Mind”. Ci è sempre piaciuto il sound industrial di band come Rammstein, Lord Of The Lost, Amaranthe, ma è stato difficile per noi gestire quegli elementi nelle nostre composizioni, finché, con l’aiuto del nostro producer Legna Zeg, ci siamo avvicinati al suono che stavamo cercando.

Durante la vostra carriera come artisti avrete sicuramente sentito molte volte che è impossibile guadagnarsi da vivere con la musica, come vi ponente voi Zeitgeist nei confronti di questa opinione comune? E qual è l’obiettivo più grande che state cercando di raggiungere?
Sì, sono d’accordo che è difficile guadagnarsi da vivere con la musica, soprattutto metal, ma non credo sia impossibile, poiché se avessimo avuto quell’opinione negativa non avremmo fatto nulla di tutto ciò che abbiamo già realizzato e con cui ci siamo già divertiti durante questo viaggio. Personalmente, penso che nulla sia facile quando si avvia una propria attività, che si tratti di costruire un ristorante, aprire un’impresa edile o fondare uno studio di design. Tutto è difficile e tutto richiede tempo, ma se ti concentri a fare qualcosa solo per guadagnare soldi senza correre rischi, è meglio che tu vada a lavorare in una fabbrica o in un ufficio di un’azienda o dello Stato. Penso che sia una sfida che tutti gli imprenditori affrontano nella loro vita, a volte capita e molte volte no, ma nessuno ti racconta i propri fallimenti, ed è così che non si è consapevoli di tutto ciò che si deve passare per andare avanti ed essere unici e riconosciuti. È difficile ma non impossibile.

Oggi, secondo te, aiutano più internet e le piattaforme digitali o serve ancora un’etichetta che scommette sulla tua musica?
Internet è uno strumento che aiuta molto se sai come usarlo. Penso che le persone siano confuse e ne abusino, riempiendolo di idiozie personali, cosa che si discosta davvero dal vero scopo che le band e i suoi membri stanno cercando di raggiungere. Sprecano il loro tempo postando ciò che pensano invece di usarlo come un mezzo promozionale. Credo che le band debbano promuoversi come una azienda con messaggi e obiettivi chiari e non con pettegolezzi, critiche o situazioni personali che non hanno nulla a che fare con il gruppo.

Per quello che ho potuto osservare sui vostri social, attualmente state lavorando al nuovo materiale. Su cosa vi state focalizzando esteticamente, musicalmente e liricamente per per materializzare quello non è stato ottenuto nelle uscite precedenti?
Soprattutto tentiamo di continuare ad innovare, cercando composizioni sonore uniche, chiare, semplici e potenti, con messaggi lineari e piacevoli. Cerchiamo di rafforzare il nostro stile senza dover copiare nessuno. Stiamo lavorando molto sui suoni dei sintetizzatori, con testi che raccontano storie di persone che hanno cambiato il mondo, liriche che rappresentino i sentimenti umani in diverse situazioni di vita ed ispirino i nostri fan in modo positivo. Speriamo anche di uscire e suonare di nuovo, per presentare questo nuovo album in paesi che non abbiamo ancora potuto visitare.

Il video ufficiale della canzone “So Tell Me” è disponibile su YouTube, uscito qualche mese fa anche in occasione della presentazione della sua nuova formazione. Cosa vi ha portato a scegliere quella canzone per un videoclip e di cosa parla il testo? E nuovi membri contribuiranno con nuove idee al terzo album dato che li vediamo nella clip?
“So Tell Me” parla di frustrazioni e di quei momenti in cui ti chiedi “ne vale la pena?”. Abbiamo scelto quel tema perché ci è sembrato che valesse la pena lottare per gli obiettivi o i sogni che ci si propone e questo è il nostro messaggio principale. Per quanto riguarda i nuovi membri, penso che contribuiscano già molto soprattutto con le loro qualità musicale, la loro immagine e, come i membri originali, hanno un’idea chiara di cosa vogliono raggiungere con la band, che è andare sempre avanti divertendosi come negli ultimi 13 anni.

Che opinione hai delle etichette che abusano delle capacità delle band emergenti o che hanno già, come nel caso degli Zeitgeist, una carriera già consolidata, chiedendo livelli esagerati di vendite discografiche o grosse somme di denaro?
E’ molto difficile rispondere a questa domanda poiché questo settore è complicato. Penso che ciò che un’etichetta discografica riesca ad imporre dipenda solo dalle band che accettano di lavorare a quelle condizioni, ma ciò che è veramente sbagliato è che si fanno pagare per vendere loro una bugia, dato che non sanno rispettare gli accordi presi. Molte etichette truffano le band promettendo cose che non possono essere realizzate, ed è molto triste. Credo che chiunque possa addebitare tutto ciò che vuole per il proprio lavoro, ma ciò che è sbagliato è che si richieda un compenso senza rispettare agli accordi.

Stando alla vostra biografia, avete viaggiato in diversi paesi, pensi che questo terzo album possa aprirvi ulteriori frontiere?
Ci piacerebbe continuare a suonare e visitare altri paesi, presentare la nostra proposta, speriamo di poter tornare presto a farlo. E ci piacerebbe andare in molti luoghi, se possibile. Chiunque dovrebbe provare l’emozione di fare un tour: è una delle migliori esperienze che ho avuto nella mia carriera.

Molti affermano che “solo prima si faceva buona musica ed era possibile guadagnarsi così da vivere”, pensi che sia così? Veramente prima era facile raggiungere chiunque partendo da qualsiasi posto?
Quello che penso è che nulla è impossibile, come ho già accennato, ma penso anche che le persone che dicono che prima era più facile distinguersi, si sbagliano, perché non si rendono conto che prima c’erano anche molte band che sono rimaste nel dimenticatoio perché non hanno avuto l’opportunità, non hanno saputo approfittare dei tempi, non sono durati abbastanza a lungo o la loro proposta non era originale. Penso che le band che hanno avuto successo siano estremamente originali e hanno rotto con tutti gli schemi al punto da diventare dei classici. Esempi come Judas Priest e Iron Maiden. Lemmy Kilmister una volta disse che come artista devi essere la cosa più strana, strana e unica per attirare l’attenzione della gente. Il pubblico non vorrà mai vedere il vicino suonare la chitarra, vorrà vedere qualcosa che è fuori dall’ordinario, come uno spettacolo dei Rammstein, con fuoco, messe in scena e sangue.

Nacidos en el 2007, Zeitgeist es una banda oriunda de Paraguay y de las pocas referentes dentro del Gothic-Metal, marcando una paulatina evolucion a traves de un LP, y Dos discos (Shallow play y Mind), en este ultimo lanzado en el 2016 ya alejandose del Gothic tradicinal para adentrarse en el sonido industrial y electronico que marcan hoy dia la senda la cual la banda ha decidio expandir su arte, en esta entrevista para Il Raglio Del Mulo, Rudy Stanichevsky (Baterista, fundador y Manager de la banda) nos estará hablando de sus inicios, filosofías, el lanzamiento de su nuevo videoclip, sus nuevos integrantes, también adelantando detalles de su 3er. Disco en el cual se encuentran trabajando a pesar de la cuarentena que ha parado actividades en todo el mundo, también nos estará hablando de la manera en que la banda encara el hoy día del mundo y la industria de la música.

Bienvenidos al Il Raglio Del Mulo, muchas gracias por su tiempo para la entrevista chicos, como nace Zeitgeist? Y como decidieron el nombre de la banda?
La banda nace en el 10 de noviembre del año 2007 con Valerie Ketterer, Rudy Stanichevsky y Mario Armoa. Todos veníamos de otras bandas de metal. Entonces se nos ocurrió llamar a la banda Zeitgeist, que significa en español Espíritu del tiempo y connota la situación que teníamos los integrantes del grupo sobre un nuevo comienzo y una madurez que solo el tiempo le puede dar a uno como músico. Además también le pusimos ese nombre en honor a una de las primeras bandas de metal paraguayo llamada Corrosión, que lanzo el primer material en CD llamado Report of Exploitation,el tema introductorio del álbum se llama Zeitgeist y lo usamos como inspiración para Empezar este nuevo proyecto.

Paraguay por lo que se sabe a nivel exterior no cuenta con muchas bandas percusoras del genero del gothic, como se sienten ser los mas longevos y con mas materiales en en ese sentido llevando en alto la bandera del metal Paraguayo y gotico? Y de que hablan las letras o a que apuntan?
Creo que nos sentimos bien ya que hemos logrado cumplir con muchos de nuestros objetivos, como lanzar materiales que fueron aceptados internacionalmente, viajamos dentro y fuera de nuestro país, así como seguir trabajando a pesar del tiempo y de todos los desafíos que se nos impuso. Las letras de la banda tratan sobre diferentes temas, desde situaciones cotidianas, traición, dolor, amor, despedida de algún ser querido hasta historias inspiradas en películas, anime, libros; contamos historias  de personas reales olvidadas que lograron hazañas importantes, como el tema Kassianov.

Con que acontecimiento o momento como banda deciden ya incorporar elementos electronicos a su musica dandole un cambio drastico pero natural en la evolucion de la banda alejandose del gothic de la vieja escuela?
Fue en el segundo disco MIND. Siempre nos gustó el sonido Industrial de bandas como Rammstein, Lord Of The Lost, Amaranthe, pero nos costaba lograr manejar esos elementos en nuestra composición, hasta que con la ayuda de nuestro Productor Legna Zeg nos acercamos más a ese sonido que estábamos buscando; además llegó a formar parte de la banda el año del lanzamiento de MIND.

A lo largo de su carrera como músicos y banda seguro han escuchado muchas veces que es imposible vivir de la música, como zeitgeist encara esas palabras de la gran mayoría en su arte y música? y cuál es el objetivo más grande que hasta ahora están buscando concretar?
Si estoy de acuerdo que es difícil vivir de la música en especial en el metal, pero no lo creo imposible ya que si hubiéramos tenido ese pensamiento negativo no hubiéramos hecho nada de todo lo que ya conseguimos y de lo que ya nos divertimos en este viaje. Personalmente creo que nada es fácil cuando uno emprende su propio negocio sea haciendo un restaurante, abriendo una constructora, o fundando algún estudio de diseño. Todo es difícil y todo lleva tiempo, pero si solo estas enfocado en hacer algo solo para ganar dinero sin tomar riesgos, es mejor que vayas a trabajar en alguna fábrica o alguna oficina de una empresa o del estado. Creo que es un desafío que todos los emprendedores pasan por su vida, a veces se da y muchas veces no, pero nadie te cuenta de sus fracasos, y así es como uno no es consiente todo lo que se sufre para salir adelante y ser único y reconocido. Es difícil pero no imposible.

Hoy día en opinión de ustedes el internet, las plataformas, las redes sociales, han ayudado o han hecho mucho más difícil poder dar a conocer la propuesta de los artistas independientes? y poder conseguir un sello que apueste por la música de uno? ante la cantidad increíble de bandas que aparecen en el firmamento cada cierto tiempo?
Internet es una herramienta, que ayuda muchísimo si lo sabes usar, creo que la gente está confundida y lo mal utiliza llenando de idioteces personales que en verdad desvía del verdadero fin que busca la banda y sus integrantes. Se pasan perdiendo su tiempo poniendo lo que piensan en vez de usarlo como un elemento de promoción. Yo creo que las bandas deben promocionarse como una empresa con mensajes y objetivos claros y no con chismes, críticas o situaciones personales que nada tienen que ver con la banda.

La banda actualmente por lo que se ha podido observar en sus redes sociales está trabajando en material nuevo, que busca en el tercer disco la banda, estética, musical, y líricamente lograr  afianzar, y que cosas desean con este nuevo material, materializar que no se pudo en las anteriores entregas?
Sobre todo buscamos seguir innovando, buscando un sonido único, composiciones claras, sencillas y potentes, con mensajes claros y agradables. Buscamos afianzar nuestro estilo propio sin tener que copiar a nadie. Estamos trabajando mucho en sonidos de sintetizadores, con letras que cuentan historias de personas que cambiaron el mundo, letras que representen el sentimiento humano en diferentes situaciones de la vida e inspirar a través de las mismas de manera positiva a nuestros seguidores. Además buscamos poder salir de vuelta a tocar para presentar este nuevo disco en países que todavía no pudimos visitar.

En YouTube está disponible el video oficial del tema “So tell me”, el cual fue estrenado hace pocos meses también en el  presenta  a su nueva formación, como fue decidir ese tema para realizar un videoclip, de que trata la letra?, y como miran y creen que sus nuevos integrantes aportaran nuevas ideas para el tercer disco al verlos presentados en el videoclip.
“So tell me” trata de las frustraciones y de ese momento en el que te preguntas “¿vale la pena toda la mierda?”; escogimos ese tema porque nos pareció que sí vale la pena esforzarse por las metas o sueños que uno se propone y ese es nuestro principal mensaje. Con respecto a los nuevos integrantes, creo que aportan bastante en especial con su calidad musical, su imagen y que al igual que los originales Luis, Ricardo, Valeri  y Yo, tienen una idea clara sobre lo que desean hacer con la banda, que es llegar cada vez más lejos y divertirnos en el proceso, como lo venimos haciendo en estos últimos 13 años.

Qué opinión se merece de ustedes los sellos que abusan con la capacidad de las bandas emergentes o que tienen ya como en el caso de zeitgeist una carrera ya consolidada, en exigir niveles de ventas de discos o sumas de dinero muchas veces ya un tanto altas para poder salir adelante en el arte que uno hace?
Y  es muy difícil responder esa pregunta ya que esta industria es complicada. Creo que lo que una un sello discográfico quiera exigir o cobrar ya depende solo de ellos y de las bandas que quieran trabajar bajo esas condiciones, pero lo que está realmente mal es que cobren por venderles una mentira, y que realmente no sepan cumplir con los acuerdos que llegan con la banda. Muchos sellos estafan a las bandas prometiendo cosas que no se pueden cumplir y es muy triste. Yo creo que cualquiera puede cobrar lo que quiera por su trabajo, pero lo que está mal es que cobren y no cumplan con sus acuerdos.

Mirando su hoja de presentación, han viajado a varios países, consideran que a partir de este tercer disco ustedes ya decidirían dar el paso de seguir en otro país la banda?
Nos encantaría seguir tocando y conocer otros países, presentar nuestra propuesta, ojala podamos viajar de vuelta pronto. Y nos encantaría ir a muchos países, si se puede, creo que a todos los que se pueda concretar alguna gira. Es una de las mejores experiencias que he tenido en mi carrera.

De acuerdo al pensamiento y sentir de otras personas al expresar “solo antes se hacía buena música y se podía lograr vivir de la música” ustedes piensan que es así? Que antes era más fácil llegar a la gente con la música que uno hace y viniendo del país que sea? Para llegar a todas partes y obtener un destaque por parte de medios revistas etc etc.
Lo que yo creo es que nada es imposible, como ya te lo mencione, pero también creo que la gente que dice que antes era más fácil destacarse, está equivocada, porque no se da cuenta que antes también hubo muchísimas bandas que ya quedaron en el olvido porque no se les dio la oportunidad o no supieron aprovechar los tiempos o no duraron lo suficiente, o su propuesta no era original. Yo creo que las bandas que tienen éxito son sumamente originales y rompieron con todos los esquemas hasta el punto de volverse clásico. Ejemplo (Judas Priest, Iron Maiden). Lemmy Kilmister dijo alguna vez que uno como artista debe ser lo más raro, estrafalario e único como para generar atención de la gente. El público no va ir a verle a su vecino tocar la guitarra. Va a ir a ver algo que esta fuera de lo normal, como un show de Rammstein, con fuego, puesta en escena y sangre.

Noisecide – Rumori letali

VERSIÓN EN ESPAÑOL ABAJO: POR FAVOR, DESPLÁCESE HACIA ABAJO!

Il progetto Noisecide ronzava da un po’ nella testa del rinomato produttore musicale paraguaiano Legna Zeg. Dopo alcuni alti e bassi, finalmente nel 2018 si è concretizzata l’interessante fusione di industrial metal, hard rock, gothic e dubstep dei nostri. I Noisecide hanno pubblicato diversi singoli, tra cui cover di band rinomate come i Depeche Mode, di grande qualità, gettando così le basi per il futuro di questa band molto promettente. In questa intervista per il Raglio del Mulo, Angel (chitarrista-cantante e fondatore) ci ha parlato dei dettagli, della filosofia e di come i Noisecide si muovono in un ambiente competitivo come l’attuale scena musicale.

Benvenuto su Il Raglio Del Mulo e grazie mille: come è nata l’idea di creare i Noisecide?
Grazie a te per lo spazio, l’idea di creare i Noisecide è nata nel 2012 con l’intento di creare musica industrial capace di rispecchiare le caratteristiche del tempo in cui viviamo, ossia influenzato dalla tecnologia che ci circonda, dalla la vita accelerata delle metropoli e dal costante bombardamento di informazioni da tutto il mondo. Il progetto poteva essere considerato perfezionato già nel luglio 2018 ma siamo stati in grado di lanciare il primo materiale solo a gennaio 2020.

Il vostro nome nasce dall’unione di più parole, cosa significa veramente Noisecide?
Si tratta della crasi delle parola Noise (rumore) e Cide (l’abbreviazione di suicidio, da suicide) e potrebbe essere intesa come suicidio con il rumore.

Di cosa parlano i testi e quali emozioni vogliono suscitare?
Le canzoni trattano diversi aspetti quotidiani della vita odierna, tra cui la frustrazione che si può avvertire per l’incapacità di adattarsi agli standard della società. Troppe informazioni e opinioni di persone provenienti da tutto il mondo a volte possono confondere un adolescente influenzando la sua personalità. Scriviamo anche canzoni sull’amore, sull’insensibilità che a volte può causare l’ambiente che ci circonda, poiché non c’è possibilità di accedere a una migliore qualità della vita a causa delle circostanze sfavorevoli. Tocchiamo anche temi tecnologici e velatamente erotici.

Qual è stato il fattore determinante nel decidere la combinazione di stili che proponete?
Cerchiamo di riflettere il tempo in cui viviamo, esprimere nuove sensazioni, sempre con l’intenzione di portare qualcosa di innovativo.

Oggi, secondo te, internet, le piattaforme digitali, i social network aiutano o rendono molto più difficile far conoscere la propria musica?
Aiutano notevolmente, anche se la concorrenza è molto più grande, ci sono molte più opportunità di esporre la propria arte grazie ai social network e alle piattaforme digitali. In un attimo ogni artista può mostrare quello che fa, agevolato dalla facilità di circolazione delle informazioni e da una quantità incommensurabile di tutorial che si possono trovare su YouTube per imparare a fare molte cose relative sia alla produzione musicale che all’apprendimento dell’uso di uno strumento. Viviamo un’epoca unica, dal nostro punto di vista

Molti artisti in tutto il mondo ritengono che le piattaforme o il business della musica siano in declino e che non siano abbastanza redditizie per poter vivere di musica: come Noisecide sperate di allargare la vostra platea con l’obbiettivo di poterne fare un lavoro?
In particolare, crediamo che con la musica sia sempre difficile raggiungere la sussistenza, come in qualsiasi attività, è una questione di perseveranza, di strategia, coerenza e, soprattutto, amore per ciò che si fa. Nel nostro caso non facciamo musica solo perché è redditizio, ma perché amiamo suonare, insomma, se fossimo guidati solo da aspirazioni economiche, avremmo smesso di farlo molto tempo fa, dato che ogni membro di questa band aveva in passato i suoi progetti musicali.

Il video ufficiale di “Lifeless” è disponibile su You Tube, la canzone mi è piaciuta, in certi momenti la voce evoca di tutto, dal gothic al pop: cosa ha ispirato la canzone e perché quel titolo?
Il tema principale è stato ispirato da diversi gruppi industrial gothic ed EBM (Electronic Body Music), il testo parla di come a volte ci sentiamo morti al termine di un’analisi introspettiva. Tocchiamo un argomento un po’ pessimistico, per così dire. A volte la vita non ha senso, in fondo non siamo niente di speciale e spesso pecchiamo di orgoglio perché non ci facciamo un’accurata autoanalisi. La nostra condizione di esseri umani molte volte ci rende egocentrici e non ci fa vedere oltre il nostro naso, quindi il titolo della canzone vuole evidenziare che siamo come una specie di morti viventi, con un vuoto esistenziale che può essere dovuto anche ai traumi avuti durante l’infanzia causati dalle persone che ci hanno circondato in un certo momento della nostra vita: siamo una conseguenza di quello che viviamo e, a volte la somma di tutte queste esperienze, ci fa sentire soli, scollegati, come dei morti viventi (senzavita)

La band sta attualmente lavorando a un EP oppure avete intenzione di realizzare il primo full length?
All’inizio avevamo l’idea di realizzare un album completo, abbiamo anche finito tutte le canzoni, ma poi abbiamo deciso di pubblicare solo dei singoli. Uno alla volta, poiché abbiamo pensato che sarebbe stato più funzionale al modo in cui la musica viene consumata oggi. Forse in un futuro non troppo lontano pubblicheremo un album o, quantomeno, un EP.

Quale è stato il feedback ricevuto dalla vostra nazione, il Paraguay?
Abbastanza buono, non abbiamo ancora suonato molto in giro per il Paese, ma nel complesso l’accoglienza è stata abbastanza favorevole!

I Noisecide puntano a una platea internazionale, magari facendo leva anche su delle collaborazioni con artisti di band famose?
Assolutamente sì, speriamo che possa succedere più in là, siamo disposti a dare il massimo e se ci saranno buone proposte, sia a livello nazionale che internazionale, vi informeremo!

El proyecto rondo en la cabeza del reconocido productor Musical Paraguayo Legna Zeg desde mediados del 2012, luego de muchas idas y venidas para el proyecto finalmente desde el 2018 surge la interesante amalgama que realiza la banda de metal industrial, hard rock, gótico, y dubstep, han sacado varios singles incluyendo covers de reconocidas bandas como depeche mode de una calidad genial y muy valorable, perfilándose el trabajo de esta banda a futuro de una manera muy prometedora, en esta entrevista para el il raglio del mulo angel(guitarrista-vocalista y fundador) nos estara hablando de los pormenores de la banda su filosofia y como noisecide encara el ambito competitivo en el cual actualmente se encuentra la musica con las plataformas redes y medios de comunicación.

Bienvenidos al Il Raglio Del Mulo, muchas gracias por su tiempo para la entrevista chicos, como surge la idea de crear noisecide?
Muy buenas, gracias a ustedes por el espacio, la idea de crear noisecide surgió en el 2012 con la intención de crear música del género industrial que refleje las características de la época en que vivimos, influenciados por la tecnología que nos rodea, la vida acelerada de la ciudad y el bombardeo de constante información proveniente de todos lados del mundo, recién se pudo concretar el proyecto en Julio de 2018 y pudimos lanzar el primer material en Enero de 2020

Es el nombre, una union de palabras o que expresa el nombre Noisecide?
Así mismo, es la unión de la palabra Noise (de ruido) y Cide (como una abreviación de suicidio, de la palabra suicide) que se podría entender como un suicidio con el ruido.

De que tratan las letras de la banda ?, hacia que direccion apuntan  las emociones expresadas en los temas?
Las diferentes canciones de la banda tratan de las diferentes cosas cotidianas de la vida de hoy en día, entre ellas la frustración que puede llegar uno a sufrir por no encajar con los estándares de la sociedad, mucha información y diferentes puntos de vista de experiencia de gente de todos lados del mundo que pueden a veces llegar a confundir a un adolescente en desarrollo de su personalidad por dar un ejemplo, también tocamos temas sobre el amor influenciados por bandas de hard rock e industriales, insensibilidad que a veces puede causar el ambiente que a uno le rodea ya que no se tuvo opciones a acceder a mejor calidad de vida por cirscustancias no favorables que a veces suceden accidentalmente, algunos temas de tono un poco érotico tecnológico y más

Cual fue el factor determinante para decidir la combinación de estilos que manejan?
Tratar de reflejar la época en que vivimos, nuevas sensaciones, con la intención siempre de traer algo nuevo en cuanto a sonido se refiere en la música

Han ayudado notáblemente, aunque la competencia es mucho mayor por ende, pero hay mucho más oportunidad de exponer el arte que uno hace gracias a las redes sociales y a las plataformas digitales de música, que vemos como una época única en el que cualquier artista puede mostrar lo que hace, eso acompañado de la facilidad de información y cantidad inmesurable de tutoriales que uno puede encontrar en Youtube y aprender a hacer un montón de cosas relacionados tanto a la producción musical, como aprender un instrumento. Vivimos en una época única desde nuestro punto de vista

Hoy día en opinión de ustedes el internet, las plataformas, las redes sociales, han ayudado o han hecho mucho más difícil poder dar a conocer la propuesta de los artistas independientes?
Particularmente creemos que la música siempre fue algo difícil sobrelleva y llegar al éxito monetario, como cualquier negocio que uno empieza, es cuestión de perseverancia, de una buena estrategia, de consistencia y por sobre todo tener amor a lo que uno hace, y muchas veces, al menos en nuestro caso, no solo hacemos música por que sea rentable, sino porque nos encanta hacer, en pocas palabras, si solo nos guiáramos porque fuese rentable ya lo hubiéramos dejado de hacer hace mucho tiempo, ya que cada integrante de esta banda tuvo sus diferentes proyectos musicales en años anteriores.

Muchos artistas de índole mundial consideran que las plataformas o el negocio de la música ha decaído y ya no es  rentable para llevar una vida de él, como noisecide ve ese panorama con su música, creen que ustedes si pueden llegar a un gran público y obtener ingreso de su música?
Particularmente creemos que la música siempre fue algo difícil sobrelleva y llegar al éxito monetario, como cualquier negocio que uno empieza, es cuestión de perseverancia, de una buena estrategia, de consistencia y por sobre todo tener amor a lo que uno hace, y muchas veces, al menos en nuestro caso, no solo hacemos música por que sea rentable, sino porque nos encanta hacer, en pocas palabras, si solo nos guiáramos porque fuese rentable ya lo hubiéramos dejado de hacer hace mucho tiempo, ya que cada integrante de esta banda tuvo sus diferentes proyectos musicales en años anteriores.

En You Tube está disponible el video oficial de “Lifeless”, me ha gustado bastante el tema, en ciertos momentos la voz evoca desde el gotico hasta pop, que inspiro el tema y porque el titulo del mismo?
El tema fue inspirado por varios grupos del estilo gótico industrial y el afamado género musical EBM (electronic body music), fue una mezcla de varias bandas que escuchamos junto a una letra que trata sobre que algunas veces nos sentimos muerto en vida después de un análisis introspectivo que cada persona puede hacerse a sí misma, en donde tocamos un tema un poco pesimista por decirlo así, que a veces la vida no tiene sentido, que no somos nada especiales en el fondo, y que muchas veces pecamos de la soberbia por esa falta de auto-análisis por nuestra condición de ser humano en el que muchas veces somos bastante egocéntricos y no vemos más allá de nuestras narices, entonces el título de la canción da lugar a que a veces somos como una especie de muertos en vida, como que sentimos un vacío existencial, que también se puede deber a traumas que uno tuvo durante su infancia, lo que le tocó vivir, la gente que a uno le rodeó en cierto momento de us vida, como que somos una consecuencia de todo lo que vivimos y a veces la suma de todas esas experiencias nos hace sentir como solitarios, desconectados, como muertos en vida (Lifeless)

Actualmente la banda trabaja en un EP O planean materializar el primer disco?
Primeramente tuvimos la idea de sacar un álbum completo, y ya tenemos todos los temas terminados, pero luego decidimos sacar solo singles, uno a uno ya que vimos que eso sería más práctico por la forma en que hoy en día se consume la música, quizás en un futuro no muy lejano saquemos un álbum o también podría ser un EP

Como fue la acogida de la propuesta a nivel Nacional en Paraguay?
Y creemos que bastante bien, todavía no tocamos mucho por el país, pero dentro de todo la aceptación fue bastante favorable!

Noisecide apunta a poder continuar explotando su carrera en algún momento afuera, inclusive ya trabajando con artistas debandas reconocidas ?
Totalmente, ojalá eso se pueda dar más adelante, nosotros estamos dispuestos a dar lo mejor de nosotros y si se dan buenas propuestas tanto a nivel nacional como internacional estamos para darle con todo!

Cadaveria – Legami di sangue

Cadaveria è una persona determinata e sicura dei propri mezzi, non a caso la sua band è una delle creature più originali del panorama metal italiano. A margine dell’intervista promozionale del nuovo album “In Your Blood” , Cadaveria ci ha regalato in anteprima le foto del backstage del nuovo video “Anagram”. Se il buongiorno si vede dal mattino… non ci sono dubbi che si tratterà di una clip entusiasmante! Giudicate con i vostro occhi…

“In Your Blood” è nei negozi da qualche mese, ti va di fare un primo bilancio?
Siamo assolutamente soddisfatti sia del CD in sé e quindi della produzione, sia del lavoro svolto dall’etichetta. Il lavoro è distribuito in maniera capillare e davvero possiamo dire che si trovi “nei negozi”. Questo non ci fa sentire arrivati e certamente non cambia le sorti dei Cadaveria, che continuano ad essere un gruppo underground, ma sicuramente si aggiunge alla lista di soddisfazioni che ho avuto con questo gruppo, dal 2001, anno della sua fondazione, fino ad oggi. I buoni responsi giungono un po’ da tutto il mondo e riguardano non solo l’album “In Your Blood” ma anche il video “The Dream”, che risulta essere il più visto tra i video uploadati su YouTube da Season of Mist negli ultimi cinque mesi.

Ritieni che con questo disco ti sia allontanata di un’ulteriore passo dalla conformità?
A livello interiore sicuramente si, nel senso che l’album è stato concepito in assoluta libertà, senza preoccuparsi di rientrare o meno nel black metal o nel filone death. Anche l’immagine che ho proposto di me è anticonformista e va letta come una provocazione, volta a slegare la musica estrema dal solito look total black. Del resto ormai nel metal si è visto e ascoltato (quasi) di tutto, quindi dal mio punto di vista ben venga ogni tanto una controtendenza. Musicalmente credo che “In Your Blood” segni una ulteriore evoluzione del nostro stile, ma ritengo comunque che il marchio Cadaveria sia sempre ben riconoscibile. L’album è un alternarsi di aggressività e melodia e va ascoltato nelle sua interezza, perché ognuna delle dodici canzoni ha una sua individualità e personalità. Quindi a coloro che credono che ci siamo ammorbiditi, perché hanno ascoltato solo il singolo “The Dream”, dico di comprare il disco e ascoltare anche le altre undici.

Il prossimo passo in che direzione sarà?
Non posso deciderlo a tavolino. Ho già qualche nuovo riff pronto e qualche appunto per i nuovi testi, ma nessuno può dire come questi elementi verranno manipolati o stravolti quando ci ritroveremo in sala prove per comporre. Ogni giorno che passa, ogni giorno che vivo, lascia qualcosa su di me e in me. Io mi modifico continuamente e non posso dire in quale mood sarò quando mi accingerò a creare un nuovo album. Senza dubbio le nuove esperienze che avrò fatto fino ad allora influenzeranno la mia musica e convergeranno in una nuova miscela di sentimenti e violenza e saranno arricchite dall’apporto emotivo e artistico degli altri componenti del gruppo.

Ma come nasce un vostro disco?
I testi nascono dall’elaborazione di storie, frasi e pensieri che ho appuntato nei mesi precedenti alla realizzazione dell’album. In realtà io scrivo molto di ciò che mi colpisce, quindi ho un copioso bacino di risorse liriche cui attingere, come dei semilavorati che all’occasione posso trasformare in testi. Anche i film che vedo e i libri che leggo talvolta mi danno ispirazione. La musica nasce in parte da me, attraverso delle registrazioni su nastro che effettuo in autonomia e che poi propongo agli altri, in parte da Frank, Marcelo e Killer Bob. Le melodie che ho in testa si possono trasformare in riff di chitarra oppure possono svilupparsi in melodie vocali. Lo stesso dicasi per le idee degli altri membri della band. Così nasce l’ossatura dei brani, che man mano acquistano spessore attraverso la definizione dei giri, degli assoli, dei cori, degli arrangiamenti, ecc. Al disco si arriva attraverso una pre-produzione, diversi ascolti e diversi ritocchi. Abbiamo la fortuna di avere uno studio a disposizione, quindi ci prendiamo sempre il tempo necessario per aggiungere, togliere, perfezionare.

Sei soddisfatta degli album precedenti?
Certamente. Di solito quando finisco un album lo ascolto per qualche settimana poi passo ad altro. Quando riprendo in mano uno dei precedenti CD mi ritrovo sempre piacevolmente in quello che abbiamo fatto. Del resto cerchiamo di curare sempre tutti i dettagli, dal suono all’artwork, con il massimo scrupolo, per cui tutto ciò che di nostro è uscito meglio non poteva essere fatto. Va da sé che ogni volta che risenti un tuo prodotto col senno di poi magari cambieresti qualcosina, ma questo non modifica il giudizio positivo che ho sugli album che abbiamo realizzato.

Ti va di fare una disamina album per album?
E’ difficile riassumere mesi e anni di lavoro in poche righe… lascio ai giornalisti le descrizioni puntuali delle nostre produzioni e agli ascoltatori il piacere di trarre dalla nostra musica le sensazioni che desiderano. Ogni album è lo specchio di ciò che sono i Cadaveria, musicalmente e concettualmente. La musica va ascoltata più che descritta e i testi sono a disposizione di tutti sul nostro sito per chi vuole approfondire… Album dopo album le liriche si sono fatte più intimistiche a livello di tematiche, ma forse meno ermetiche nella forma e un po’ più schiette. Io sono ciò che scrivo e sono come canto, quindi ascoltate e leggete. A breve il nostro sito sarà arricchito di un’apposita sezione che racconterà le varie contaminazioni, influenze, referenze, non solo musicali, presenti in “In Your Blood”. Un tassello in più per decifrare il nostro mondo delle ombre… rimando i più curiosi a www.cadaveria.com e al nostro myspace ufficiale www.myspace.com/cadaveriaband

Come va con la Season Of Mist?
Bene. Come dicevo all’inizio è una label professionale e presente. Questo semplifica la nostra collaborazione con loro.

Tra un po’ partirete per un tour in Romania, come ti appresti a vivere questa nuova avventura?
Pare che all’estero ci sia molta aspettativa sui Cadaveria, quindi ci stiamo preparando al meglio per offrire uno spettacolo impeccabile. Saremo headliner in tutte le serate, quindi lo show durerà un’ora e mezza e sarà bello spesso. Spero che le distanze tra una venue e l’altra non siano eccessive, giusto per riuscire a dormire qualche ora… La prendo come se avessi vent’anni: rock’n’roll!

Avete in programma un tour nella Penisola?
Ci sono delle date fissate ma non ancora divulgate per marzo e altre per febbraio sono in via di definizione. Non si tratterà di un vero e proprio tour ma di un tot di date sparse nell’arco di 2-3 mesi. A parte questo speriamo di tornare all’estero per dei live prima dell’estate.

Con quali band vi piacerebbe dividere il palco?
Diciamo King Diamond/Mercyful Fate, ma non mi spiacerebbero nemmeno i Tool.

Qual è la più bella soddisfazione professionale che ti sei tolta in questi anni?
Continuare a divertirmi nel fare musica. Faccio quello che faccio prima di tutto per me stessa, ma posso condividere il mio mondo con migliaia di persone, che scopro essere sulla mia stessa lunghezza d’onda. Questa è una bella cosa.

C’è qualche cosa che non riferiresti?
No.

Ma quanto è rimasto della Cadaveria che muoveva i primi passi negli Opera IX?
Sono la stessa, ma un po’ cresciuta. Il cuore è sempre quello, ma la mente ha ricevuto nuovi stimoli e non pensa più in una sola direzione.

Quanti dei sogni che avevi in quel periodo sei riuscita a realizzare?
Non saprei. In realtà credo che i grandi sogni avremmo potuto realizzarli più avanti, ma non c’è più stata da entrambe le parti la volontà di perseguirli insieme.

Grazie di tutto. A te il compito di chiudere l’intervista…
Ok, ne approfitto per annunciare che la settimana prossima uscirà il video di “Anagram”, altro singolo tratto da “In Your Blood”. Tengo particolarmente a questo video perché ci abbiamo lavorato per mesi, dallo storyboard, alle locations, fino alle riprese e al montaggio. E’ un video “made in Cadaveria” pensato da me e Marcelo Santos, ma che ha visto il coinvolgimento di attori, performers e tante altre menti in movimento, che ringrazio per la splendida collaborazione. E’ il miglior video che abbiamo mai realizzato, quindi non perdetevelo! A presto e un saluto a tutti i lettori di Raw & Wild!

g.f.cassatella

Intervista originariamente pubblicata su www.rawandwild.com nel 2007 in occasione dell’uscita di “In Your Blood”.
http://www.rawandwild.com/interviews/2007/int_cadaveria.php