Bigg Men – Barbarie stoner

“Bigg Men” (Home Mort, 2021) è l’album d’esordio omonimo della band stoner siciliana, prodotto insieme all’etichetta sarda, che unisce idealmente con un ponte psichedelico le due maggiori isole italiane.

Circolano poche informazioni sul vostro conto, la vostra musica però parla molto chiaro. Fondare un gruppo stoner, genere che spazia dal doom metal al rock psichedelico, è stata un’idea ragionata a priori o vi siete ritrovati in queste sonorità spontaneamente jammando insieme?
Ci sono versioni contrastanti su come tutto è nato. Di mezzo ci sono degli incontri casuali al box, dove suoniamo, per assistere alle prove dei Sgt. Hamster (padrini ideali con cui abbiamo suonato il nostro primo live nel 2015), ritorni da lunghi esili e delle discussioni alterate dal caldo (e da altro) ad una festa in piscina. Ognuno di noi aveva espresso il desiderio di provare a suonare qualcosa di lento, pesante e psichedelico visto che tutti e tre i Bigg hanno sempre suonato in gruppi velocissimi della scena punk palermitana (FUG, ANF, Il Tempo del Cane, Negative Path). La nostra indole riflessiva e il nostro procedere felpato hanno sicuramente influenzato il nostro suono. Per il primo anno di prove al box si può dire che non ci siamo mai rivolti la parola fra di noi, suonavamo e basta. Dopo un annetto abbiamo cominciato a essere un po’ più sciolti ma evidentemente siamo degli orsi non soltanto fisicamente ma anche spiritualmente.

“Bigg Men” è il vostro primo album omonimo, ma già nel 2016 avete pubblicato tre canzoni nello split “Bigg Men/HYLE”. Oltre alla maggiore ricercatezza degli arrangiamenti, qual è l’evoluzione più notevole fra lo split e questo album secondo voi?
In realtà le canzoni dello split e quelle dell’album sono nate nello stesso periodo e sono state registrate nella stessa sessione.

Ah! E come è nata la collaborazione con Giorgio “Furious” Trombino al sassofono per “Mule hair”, terza traccia del disco?
Furious per noi è un amico e in un caso addirittura un fratello. Fu lui a darci il nome Big Men, per il quale non si è neanche dovuto sforzare troppo: bastava vederci. Dario ha aggiunto una G e siamo diventati i Bigg Men. Poi Giorgio è sempre stato un nostro consigliere ed estimatore da amante del genere avendo suonato nei Sgt. Hamster e negli Elevators to the Grateful Sky. Non ricordiamo ora se tutto è nato durante delle Jam alle quali aveva partecipato o se il pezzo fu scritto pensando già ad una sua partecipazione, in ogni caso a noi piacciono le collaborazioni!

Oltre alla versione digitale, avete deciso di rilasciare l’album anche in cassetta. Assodata l’obsolescenza di qualunque supporto fisico per l’ascolto di musica, credete che le cassette vivranno lo stesso revival degli LP o pensate che resteranno un prodotto assimilabile quasi ad un gadget?
Mai smesso di accaparrarci cassette. Sono belle da vedere, costano poco e permettono di far girare la propria musica ad un gruppo squattrinato come lo sono i gruppi punk/hardcore/metal che si autoproducono. Inoltre gli amici di Home Mort hanno fatto un lavoretto grafico di fino, le loro cassette sono molto ricercate nelle scelte stilistiche. Ma poi ormai chi è nato dopo il 2000 non fa distinzione fra CD, cassetta e vinile, è tutta roba vecchia. La solita lotta fra adolescenza e obsolescenza.

Le uniche informazioni che sono riuscito a trovare sul vostro conto parlano di “Una stirpe di uomini che avevano un occhio solo, più alti degli alberi e bevitori di sangue umano”. Non esistono vostri video promozionali che provino queste scarne frasi, ma nel dubbio preferisco non contraddirvi. A parte gli scherzi, perché per “Barbarian”, il singolo del disco, avete rilasciato un “video audio” e non un “video video”?
Il “video audio” è stato rilasciato dai ragazzi di Home Mort come promo della cassetta. In realtà ti dobbiamo contraddire perché esisteva già un “video video” di “Barbarian” che abbiamo caricato su YouTube un paio di anni fa. Avevamo montato una clip del videogioco ispiratore dell’omonima canzone. In fondo, neanche tanto, siamo dei nerd.

Ascoltando le vostre canzoni e leggendone i titoli mi vengono in mente mostri medievali e guerre titaniche. Quest’impressione è confermata dall’immagine di copertina, in cui campeggia un dinosauro. Chi l’ha realizzata e perché avete scelto proprio questo animale?
È tutto opera dei produttori, deve essere così che ci vedono gli amici sardi dell’etichetta.

Anch’io allora vi vedo come gli amici di Home Mort, etichetta nata nel 2018. Come vi siete conosciuti e come avete lavorato insieme?
Home Mort è l’etichetta gestita dai Green Thumb, una band sarda con cui abbiamo condiviso un mini tour a tre (l’altro gruppo erano gli Evil Cosby) quando ancora era possibile farlo senza restrizioni di sorta (sic!). In quell’occasione abbiamo condiviso una manciata di serate e loro stranamente devono averci trovato simpatici, tanto che dopo poco tempo il loro batterista Fabrizio ci ha inviato una grafica che gli avevamo ispirato e noi ne abbiamo realizzato una T-shirt. Dopo un tot di tempo ci hanno contattato per dirci che volevano realizzare la versione in cassetta del nostro primo full-length, che fino ad allora aveva visto la luce in versione CD autoprodotta. Non potevamo che essere strafelici di accettare la proposta.

Per quanto riguarda il processo creativo delle canzoni, c’è una differenza fra le composizioni di Carlo e quelle di Kevin? Arrivate in sala prove con le canzoni già strutturate oppure ognuno porta delle idee che poi sviluppate insieme, con l’apporto di Dario alla batteria?
Si ci sono sicuramente delle differenze nel modo di comporre tra di noi, dettate dal nostro modo di suonare e dalle influenze musicali di ciascuno. Qualche volta è capitato che arrivassimo alle prove con dei pezzi più o meno strutturati, altre volte sono nati pezzi o riff dalle improvvisazioni. Il più delle volte qualcuno propone uno o più riff e poi ci si improvvisa sopra finché non ci sembra di avere una canzone tra le mani, quindi diremmo che in realtà la nostra è una composizione corale che valorizza le stravaganze individuali.

Dopo un lungo “letargo” per la band, periodo in cui Kevin e Carlo hanno abitato lontano da Palermo, ultimamente avete ricominciato a suonare con più continuità. Avete ripreso da quanto lasciato in sospeso o avete iniziato a lavorare a canzoni nuove?
Non parleremmo di “letargo”, quando non ostano impegni lavorativi o di studio, o viaggi individuali a qualsivoglia titolo, o quarantene da zona rossa (sic!) riusciamo in qualche modo a organizzarci per dedicarci alle prove o anche a jam di improvvisazioni, che ci sollazzano sempre alquanto. In verità abbiamo registrato sette nuove canzoni che costituiscono un altro album già pronto, e inoltre stiamo già lavorando a nuovo materiale per un progetto sul quale al momento non vogliamo dire altro se non che è ispirato alla “sorellanza transregionale”.