Odd Dimension – L’alba blu

Tra le realtà dormienti del panorama musicale italico, spiccava il nome degli Odd Dimension, autori di “The Last Embrace to Humanity” più di un lustro fa e poi spariti dai radar. Ora, anche se con una formazione diversa, gli Odd Dimesnion sono nuovamente fra noi con “The Blue Dawn” (Scarlet Records). A parlarcene sono Gigi Andreone e Gianmaria Saddi, rispettivamente basso e chitarra dei piemontesi.

Ciao ragazzi, sette anni in ambito musicale sono un’eternità, credete che “The Blue Dawn” sia per voi una sorta di inizio da zero, o quasi, o comunque riallacciare il discorso interrotto sia tutto sommato abbastanza semplice?
Gigi Andreone: ciao e grazie per questo spazio che ci state concedendo! E’ vero sono sette anni ma sono passati in un baleno, poiché singolarmente non ci siamo mai fermati, abbiamo avuto modo di lavorare ad altri progetti ed ampliare il nostro orizzonte musicale e creativo (per quanto mi riguarda ad esempio con A Perfect Day, Kings of Broadway, Sweet Oblivion Band ed altri…), sempre coltivando nella mente come avrebbe dovuto essere la versione 2.0 del nostro primo amore, la “nostra” band Odd Dimension. Quindi il discorso non si è mai interrotto, semplicemente dopo l’uscita dalla band di Manuel Candiotto (voce) e Federico Pennazzato (batteria) per dedicarsi ai propri progetti di vita abbiamo con Gianmaria e Gabriele sempre tenuto vivo il percorso compositivo che per noi è corale, pensando a come ricostruire e rendere più matura la nostra band, in sinergia con il nostro modo di concepire la musica, arricchendolo con le nostre esperienze di vita che nel frattempo sono state molte ed intense. E’ stato un percorso difficile ma stimolante ed ha accelerato la sua corsa con l’arrivo di Marco Lazzarini alla batteria  (Secret Sphere, Hell in the Club ed altri) ed infine Jan Manenti alla voce (The Unity) che ha completato perfettamente l’idea che avevamo di crescita sonora e stilistica della band.

Qual è l’elemento di connessione tra “The Last Embrace to Humanity” e “The Blue Dawn”, la casella di partenza di questa nuova fase della vostra carriera?
Gianmaria Saddi: come ha appena detto Gigi non abbiamo mai smesso di comporre e di lavorare sul materiale nuovo. Alcuni riff e idee del nostro ultimo lavoro risalgono ai tempi di “The Last Embrace to Humanity”, poi ovviamente sono stati ri-arrangiati, rielaborati o totalmente stravolti quindi direi che è stato un processo continuo, una continua evoluzione compositiva musicale. In merito all’elemento di connessione tra i due album direi che si può racchiudere nella ricerca della melodia e dell’essenzialità, pur sempre trasmettendo quell’emozione che proviamo. Siamo quindi partiti dal “togliere” o almeno ridurre ed eliminare tutto ciò che ci sembrava superfluo. Mi sto anche riferendo al fatto delle partiture, le sovra incisioni delle differenti parti musicali sono state ridotte in modo tale da non snaturare quello che esprimiamo quando siamo insieme a suonare in sala.

A rendere il tutto più difficile è intervenuta anche la pandemia, quanto ha influito sul vostro ultimo lavoro?
Gigi Andreone: l’album era praticamente pronto all’arrivo della data che di fatto ha cambiato le nostre vite e che sono abbastanza certo determinerà uno spartiacque indelebile nella storia anche del settore musicale. Abbiamo dopo l’iniziale disorientamento riprendere a lavorare da remoto a mix, mastering, artwork e preparazione dell’uscita con l’etichetta, quindi compositivamente non traspare questo ultimo anno. Speriamo di tornare presto alle nostre passioni ed alla nostra vera dimensione naturale, il live.

Uno degli aspetti che salta subito all’orecchio è la nuova voce, quella di Jan Manenti, chiamato a sostituire Manuel Candiotto. Come siete entrati in contatto con il nuovo arrivato?
Gianmaria Saddi: la voce di Jan non passa sicuramente inosservata, infatti artisticamente lo conoscevamo già ed avevamo avuto modo di ascoltarlo nelle sue varie situazioni musicali. Per la direzione musicale che stavamo prendendo, avevamo bisogno di una voce come la sua. Jan è dotato di un gran gusto musicale, di una timbrica e di un’estensione vocale a mio avviso incredibile. Il suo arrivo ha dato equilibrio e nuova spinta a tutta la band. Ricordo ancora quando abbiamo preso contatto, prima telefonicamente e poi di persona davanti ad una birra, abbiamo finalmente avuto modo di conoscerci e confrontarci personalmente scambiando le rispettive visioni musicali. Fin dai primi provini sui cui lavorammo insieme, capimmo di aver intrapreso la strada giusta!

La presenza di una nuova voce ha modificato il vostro modo di lavorare e di costruire un brano?
Gigi Andreone: come anticipato il feeling musicale con Jan è stato immediato, ha interpretato alla perfezione il concept che c’era dietro alla stesura dei testi che come per i precedenti album ho seguito personalmente, quindi tutto è stato fluido e spontaneo e credo la cosa si rifletta nella stesura delle linee e quanto percepito dall’ascoltatore.

Jan proviene da una realtà ormai consolidata a livello internazionale come i The Unity, però non è l’unico elemento prestigioso che compare sull’album, in veste di ospiti troviamo Derek Sherinian ex  Dream Theater e Roberto Tiranti: come è stato lavorare con loro?
Gianmaria Saddi: lavorare con Roberto è stato molto semplice perché quando si ha a che fare con un professionista come lui, tutto risulta più semplice. Roberto è un artista che ha la capacità di impreziosire tutto ciò su cui mette mano. Gli abbiamo fornito il demo con qualche bozza dandogli carta bianca, il risultato è stato, come da previsione, eccellente, ha tirato fuori una bellissima parte vocale riuscendo ad entrare perfettamente in sintonia con la canzone, fantastico! Per quanto riguarda Derek Sherinian, non mi sembra ancora vero… voglio dire, è uno dei musicisti che più stimo e che più mi hanno influenzato musicalmente e posso ascoltarlo sulla title track del nostro ultimo disco, non posso che essere ancora più fiero ed orgoglioso del lavoro fatto. Tornando alla tua domanda, abbiamo contattato Derek per proporgli un intervento solistico su “The Blue Dawn”, la parte da noi scelta faceva proprio al caso suo, anche mentre la stavamo componendo pensavamo proprio che in quel punto ci volesse qualcosa  suonata “alla Sherinian”… quindi quando Derek ascoltò tutta la canzone per darci una sua prima impressione, la sua risposta spiazzò tutti noi: ci disse che avrebbe registrato il solo, ma con la richiesta di poter suonare tutto il brano in quanto gli piaceva. Ovviamente se Mr. Sherinian, il Caligola delle tastiere, ti chiede di suonare tutto il brano bisogna accontentarlo. Sentirlo suonare con noi, poterne apprezzare le singole tracce, il suo inconfondibile suono.. per me ma penso di parlare per tutti, è come se si fosse avverato un sogno!

Derek ha contribuito alla creazione di uno degli album dei Dream Theater che io amo di più e comunque ha vissuto la stagione di maggiore popolarità del progressive metal a bordo della “nave” più importante. Oggi mi pare che ci sia meno interesse nei confronti di queste sonorità: è così o è solo una mia impressione?
Gigi Andreone: anch’io amo molto “Falling into Infinity”, è coevo ai nostri primi passi come musicisti, è stato davvero emozionante ascoltare quel suono inconfondibile sul nostro brano. Credo che come tutti i generi musicali anche il progressive metal ha avuto la sua età dell’oro in quegli anni ma non è sicuramente morto anzi è ricco di appassionati e proprio per la sua fluidità si presta senza pregiudizi a contaminazioni e riletture, lo ritengo un genere “colto” quindi meno soggetto a transizioni modaiole. Per questo credo rimarrà sempre attivo trasformandosi.

Quanto il prog conserva ancora del sua vena sperimentale e quanto invece ormai è diventato un genere schiavo dei propri schemi stilistici?
Gianmaria Saddi: penso che il prog nelle sue forme rock e più heavy conservi ancora la sua vena sperimentale, tutt’oggi è un genere in continua evoluzione con tante contaminazioni. Ammetto che ci sono molti cliché e schemi che quando si ascoltano portano subito l’ascoltatore ad incasellare una determinata band a questo genere musicale. Molte band, anche blasonate, sono rimaste schiave degli schemi da te citati e questo, mio parere personale, annoia un po’. Apprezzo molto le formazioni che hanno una propria identità dal punto di vista del sound, dell’ attitudine, ma che sanno esplorare generi magari distanti fra loro, facendoli propri, reinterpretandoli, sentire e apprezzare il percorso musicale fatto fino a quel punto.   

Torniamo a “The Blue Dawn”, quali sono i temi trattati nei testi?
Gigi Andreone: si tratta di un concept album fantascientifico che narra del viaggio interplanetario di Marcus ed Eloise, che hanno il compito per il loro popolo di trovare nuovi mondi da colonizzare per estrarre le materie prime necessarie alla loro sopravvivenza. In questo viaggio incontrano nemici, affrontano varie peripezie, creano esseri per avere un supporto alla loro missione, insomma affrontano molte difficoltà fino a giungere su un pianeta strano, blu, ricco di risorse, da qui la storia prende una piega diversa rispetto al previsto che scoprirete leggendo i testi dell’album.

Dal vivo, quando sarà possibile, riproporrete i nuovi brani in modo fedele alla versione su disco o li ri-arrangerete? Idem per i brani più vecchi, ci lavorerete su per armonizzarli al nuovo materiale?
Gianmaria Saddi: come tutti, ci auguriamo di poter tornare sui palchi appena sarà possibile. Non vediamo l’ora di portare dal vivo il nuovo disco. I brani rispecchieranno la versione su disco, ovviamente ci sarà qualche piccolo arrangiamento che verrà fatto in funzione dell’occasione, ma in linea di massima quello che ascolterete dal vivo sarà il più possibile fedele al disco. Come anticipavo prima, abbiamo composto e prodotto il nuovo album mantenendo le partiture e le atmosfere composte e suonate in sala prove, riducendo di molto lavori di post produzione. Per quanto riguarda le canzoni dei primi due album, pensiamo di proporne dal vivo alcune e la voce di Jan, già di per sé, porterà un cambio di sonorità, ma anche noi come musicisti, a seguito del nostro percorso musicale, porteremo alcuni cambiamenti sull’ arrangiamento e sull’esecuzione senza stravolgere però totalmente la canzone. Vi aspettiamo sotto il palco!