Zora – Soul raptor

Ci siamo, i veterani deathster Zora sono giunti alla loro terza fatica intitolata “Soul Raptor”, prodotta e distribuita da Maxima Music Pro (ID), Wings of Destruction (RU) e Old Metal Rites (BR). Abbiamo fatto una chiacchierata con Tat0, bassista/cantante della band, il quale ci ha svelato alcune curiosità riguardo al collaudatissimo terzetto calabrese.

Ciao Tat0, innanzitutto ci tengo a ringraziarti per la tua disponibilità e ti do il benvenuto sul Raglio del Mulo! Che ne diresti, come prima cosa, di spiegare il significato che si cela dietro il nome della band? Come mai avete optato per questo moniker?
Ciao Luca! Grazie a voi per lo spazio che ci offrite, e che offrite all’underground nostrano, per noi è davvero un piacere scambiare due parole! Il nostro nome non deriva dal fumetto, non è la vampira ahahha, lo anticipo perché è una domanda che ci viene fatta spesso ovviamente, ed è sempre bello raccontare da cosa deriva in realtà. Zora era il pitbull del nostro primo grafico Fabio Bagalà, colui che ci ha disegnato anche il logo, un cane ferocissimo, ma allo stesso docilissimo e riconoscente nei confronti di Fabio, e questo perché era reduce di combattimenti clandestini che lo avevano ferito nel corpo e soprattutto nell’animo, rendendolo diffidente ed incazzato con tutto il mondo, tranne che appunto con Fabio, colui che lo trovò per strada traendolo in salvo. Data la sua storia, ed il motivo della sua rabbia, ci sembrò subito il nome perfetto per la band.

Siete dei veterani nel campo, ti andrebbe di fornirci qualche informazione in più sull’attuale formazione? Anche per ciò che concerne il vostro “passato”… Quale è il vostro background musicale?
Gli Zora sono attivi dal 2003, ed in questi anni abbiamo avuto diversi cambi di line-up; la formazione attuale, ormai stabile dal 2014, comprende me alla voce ed al basso, Glk Molè alle chitarre e Giampiero Serra alla batteria. Proveniamo tutti naturalmente da un background death, thrash e black metal, ed ognuno di noi ha anche altri progetti che vertono sempre e comunque sull’extreme metal.Iio e Glk facciamo parte anche dei Glacial Fear, ma abbiamo pure altri progetti separati come Antipathic, Defechate, Throne of Flesh, Unscriptural, Warification per me, e Bastardi e Lupercalia per GLK, ed anche Giampiero milita nei sardi Deathcrush, negli Infernal Goat, ha fatto parte dei Necromessiah ed è partecipe in altre band come session in studio.

Il vostro nuovo “Soul Raptor” è uscito a ben cinque anni di distanza dal precedente “Scream Your Hate”. Secondo te quali sono le maggiori differenze tra le due release? E in che maniera pensi si sia evoluto il vostro sound in tutti questi anni?
Beh, le differenze ci sono ed anche nette, la principale delle quali a parer mio è la voce, perché quando registrai “Scream Your Hate” era il primo disco che cantavo in vita mia, e lo feci in fretta e furia spinto dalla necessità di chiudere quel lavoro, in quanto il cantante di allora purtroppo mollò improvvisamente e durante le registrazioni del disco per scelte e motivi personali … da lì in poi ho avuto l’input e la possibilità di approfondire di più questo aspetto della voce, grazie a nuovi progetti che formammo soprattutto, quindi in “Soul Raptor” ho avuto meno difficoltà, anche se non mi ritengo affatto un cantante, di esercizio devo farne ancora ed anche tanto… Non è detto che un domani ri-registremo quel disco, “Scream Your Hate”, mi piacerebbe soprattutto al fine di dargli più giustizia, e di valorizzare di più l’ottimo lavoro che sia Gianluca che Giampiero hanno fatto in quell’album, tanto quanto in questo nuovo. Per quanto riguarda il sound io non credo sia variato molto, forse è più ispirato, questo si, anche perché è il frutto di una pandemia globale che ha portato ancora più a galla tutta la merda che aleggia nell’essere umano, e questa per noi è sempre stata la maggiore fonte di ispirazione.

Parlaci un po di “Soul Raptor”… Dove è stato registrato? A chi vi siete affidati per la buona riuscita dello stesso?
Beh, noi sin dal primo demo “Dismembered Human Race” del 2004, ci siamo sempre affidati a Glk Molè, il nostro chitarrista. Lui ha un’esperienza davvero ventennale nel settore, nonchè un proprio studio di registrazione, il SoundFarm Studio a Catanzaro; non siamo mai rimasti delusi dalle sue produzioni, e continueremo ad affidare sempre a lui i nostri lavori.

Entrando più nello specifico, in che modo prende forma un tipico brano degli Zora? Chi di voi prende parte alle composizioni?
Generalmente scrivo io i brani, o meglio, li strimpello con la chitarra cercando di far capire qualcosa, una volta fatto lo scheletro lo presento ai ragazzi ed ognuno ci mette del suo… nascono da soli e per caso, da un riff che ti si piazza in testa o da un pensiero che si trasforma in una melodia, poi il tutto prende forma in maniera naturale e senza troppe forzature o ricerca stilistica legata a durata o genere, l’istintività è l’unica componente trascinante.

Allo stesso modo vorrei chiederti qualche curiosità sui testi, quali sono gli argomenti trattati?
I testi degli Zora non hanno tematiche politiche o religiose, sono denunce sociali e sfoghi nei confronti di tutto ciò che opprime ed imbastardisce la razza umana, e ciò che la imbastardisce ed opprime è essa stessa… Il nostro motto è sempre stato Scream Your Hate, ed è esattamente su questo che verte la nostra musica ed il nostro messaggio, non bisogna mai tenersi nulla dentro, bisogna sempre urlarlo e con forza, possa piacere o meno, non è questo ciò che conta, ma il sentirsi appagati con sé stessi.

Secondo te in tutti questi anni, come si è evoluto il movimento underground in Italia e come reputi la scena nazionale in ambito estremo?
Io credo che in Italia di band valide ce ne sono e non poche, ma quello che manca è il reale sostegno reciproco, così come il reale interesse verso le produzioni altrui. Ci si relaziona solo per secondi fini, che potrebbero essere una data live, un aiutino con qualche label o agenzia, e tutto ciò che possa portare acqua la proprio mulino. Non è così che funziona una scena, per questo a mio parere in Italia non esiste una vera scena, ma tante singole realtà, difatti man mano negli anni si è praticamente fermato tutto, a cominciare dalla scarsa affluenza ai concerti, dal momento che si a vedere solo gli amici o si smuove il culo giusto per andare ad accaparrare qualche serata per la propria band, cosa che ha portato ovviamente alla chiusura progressiva di molti locali, o al cambio di offerta musicale degli stessi, lasciando uno spazio marginale o nullo al metal visto che non conviene farlo; ricordiamoci che un locale è in primis un’attività commerciale, non possiamo prendercela con loro se preferiscono fare karaoke, ma con noi stessi. Ovviamente non dico né tanto meno sostengo la tesi del “bisogna andare ad ogni serata metal perché bisogna supportare il genere”, questa per quanto mi riguarda è una bella stronzata, non dobbiamo mica timbrare un cartellino di ingresso, ma da qui a non andare mai a nessuna serata ce ne passa…

Quali sono le band che stilisticamente vi hanno influenzato?
Personalmente non poso fare a meno di citare i Cannibal Corpse, così come Bolt Thrower, Obituary, Deicide, Suffocation, Deeds of flesh, Dying Fetus… ma anche Throwdown, Downset, Suicidial Tendencies, Slayer… insomma band che ho ascoltato da sempre e che, volente o nolente, mi hanno condizionato dandomi un imprintig.

Eccoci alla fatidica domanda: “E adesso?” Avete dato alle stampe il vostro terzo album, pensate di esibirvi live quanto prima per promuoverlo? Anche e soprattutto in considerazione sia del periodo che stiamo vivendo, sia del fatto che in questi giorni i contaggi da Covid-19 stiano di nuovo aumentando e che la nuova variante del virus risulti più invasiva di quanto non lo siano state le precedenti…
Siamo soddisfattissimi di questa pubblicazione e adesso stiamo già pensando alla prossima, che molto probabilmente sarà uno split con band italiane a noi molto care e con le quali siamo legati da tempo (non faccio i nomi perché la cosa è ancora in stato embrionale). Per quanto riguarda i live noi in realtà non ne facciamo da ben prima la pandemia, sia per motivi logistici (viviamo molto distanti tra noi) e sia perché la situazione odierna personalmente mi ha fatto passare la voglia di fare live, e non parlo di emergenza sanitaria, ma della continua recita nella quale devi calarti per ottenere qualche concertino del cazzo: compromessi, finte amicizie, locali mancanti e quindi strutture inadeguate. Di certo non pretendiamo palchi e locali super attrezzai, anche perché per ciò che suoniamo non ce n’è bisogno, anzi noi amiamo suonare per lo più nei centri sociali, ma neanche posti improvvisati e con band con le quali non abbiamo nulla da condividere… Sono cambiati troppi fattori, divertitevi voi.

Siamo giunti al termine Tat0, ti rinnovo i ringraziamenti per questa intervista e auguro a te e alla band un grandissimo in bocca al lupo, concludi pure come vuoi!
Grazie ancora a te Luca, per le belle e stimolanti domande e per lo spazio che ci hai offerto, viva il lupo e rimaniamo sempre in contatto, se qualcuno volesse ascoltare qualcosa di nostro può farlo al nostro canale bandcamp zora.bandcamp.com. Sempre estremi e Scream Your Hate!

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