Massimo Salari – Script for a jester’s tear

Ospite di Mirella Catena ad Overthewall il critico musicale Massimo Salari per parlare del suo nuovo libro “Neo Prog. Storia e discografia essenziale” (Arcana Edizioni).

Il progressive rock negli anni Settanta ha vissuto il massimo del suo splendore, salvo conoscere un importante stop nel 1978. Il prog fan che ha amato questa musica così articolata e ricca di emozioni si trova improvvisamente circondato da punk, musica da discoteca e new wave, non proprio il suo habitat emozionale. Ci pensa il neo prog a ridargli forti emozioni nei primi anni Ottanta, con tanti dischi di successo. Questo libro enciclopedico narra la storia del neo prog, e porta a conoscenza dei gruppi più significativi suddivisi per nazioni. Gli approfondimenti, con analisi delle discografie relative, sono un passaggio essenziale che rende la lettura un viatico per la curiosità. Marillion, IQ, Pendragon, sono solo tre dei nomi che hanno fatto la storia di questo nuovo genere, e il libro propone un’immersione anche nei testi e nella loro musica. Non mancano incursioni sulle nuove leve come Arena e Spock’s Beard. E la storia continua con estremo piacere sino ai nostri giorni. Un libro esaustivo, unico nel suo genere. Prefazione di Loris Furlan.

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 11 gennaio 2020:

Cadaveria – Il cantico della Matriosca

Ospite a Overthewall Cadaveria. Dopo lo stop causato dalla lunga malattia, l’artista italiana è tornata a fare musica, pubblicando recentemente due singoli “Return” e “Matryoshcada”.

Ciao Cadaveria, come come stai?
Sto bene grazie, ho appena fatto i controlli oncologici e mi hanno promossa! Sono felicissima e posso dedicarmi alla musica con serenità.

Ho ammirato molto il modo in cui hai affrontato la malattia, non nascondendoti ma aggiornando amici e fan passo dopo passo. Credi che questo atteggiamento positivo abbia potuto avere una doppia valenza, rendendo meno impervio il tuo cammino e in qualche modo dando l’esempio a chi ti segue e che magari si trova in un analoga situazione?
Non credo esista un solo modo per affrontare le difficoltà e le malattie, ognuno fa come crede e come può. Personalmente ho sempre avuto un rapporto sincero coi fan e in generale con le persone che mi circondano e non mi sono mai sognata di nascondere a nessuno la malattia. Avrei dovuto mentire per chissà quanto tempo, una cosa per me impensabile e che poi mi sarebbe costata un sacco di fatica. No, no, le energie mi servivano tutte per guarire! Devo dire che questa apertura verso il prossimo mi ha fatto un gran bene, parlarne mi ha resa più leggera e soprattutto mi ha inondata di amore. Ho visto tante mani tese e questa volta le ho semplicemente afferrate, senza chiedermi se erano davvero tutte sincere. E’ stato uno switch non da poco, considerato che non ero abituata a chiedere aiuto e a manifestare apertamente i miei sentimenti. A chi si trova in una situazione simile, sì, consiglierei di fare altrettanto, ma solo se se la sente. Alla fine ognuno deve seguire la propria anima. Ad esempio per me mettere la parrucca era come mentire a me stessa allo specchio, poi era scomoda, una tortura d’estate con 35 gradi. No grazie! E così sono andata in giro pelata. Non è facile. Gli sguardi li hai addosso, sguardi di compassione, di curiosità, di paura. Il cancro è ancora un tabù, la gente ne è terrorizzata, lo chiama “quel brutto male”… Io posso dire che la verità rende liberi. Dopo che mi sono mostrata al mondo pelata non me ne frega proprio più niente del giudizio di nessuno.

Alla luce delle tue recenti vicissitudini, possiamo considerare questo un nuovo inizio e porre “Matryoshcada” sullo stesso piano emozionale del tuo esordio con gli Opera IX e con il tuo progetto solista?
No, quando sono entrata negli Opera IX ero giovanissima e vivevo nell’incoscienza di quegli anni. Quando con Marçelo Santos ho fondato i Cadaveria sì, quello è stato un nuovo inizio, all’insegna dell’indipendenza artistica e della voglia di fare. Questa volta sono fortunata a poter ricominciare di nuovo. Ci sono stati momenti in cui non ero certa che sarei tornata alla musica. La molla sono stati i fan. “Matryoshcada” è dedicata a tutti loro. L’emozione che sto provando ora non ha paragoni col passato. E’ l’emozione di chi sa quanto sia preziosa la vita.

Da un punto di vista simbolico cosa rappresenta la matriosca?
La matriosca sono io durante la chemioterapia, che mi esfolio, perdo capelli, ciglia sopracciglia, un pezzo del mio corpo con la chirurgia. Involucri di me cadono e se ne vanno per non tornare più e io ho dovuto accettarlo e lasciarli andare. E’ restato il nucleo, l’anima, e da lì sono ripartita. Ho attraversato una tempesta, sono stata sulle montagne russe per oltre un anno e mezzo senza mai poter scendere. Ho vissuto una trasformazione esteriore che è sotto gli occhi di tutti e un viaggio interiore profondo, un insegnamento per me rivoluzionario. Un po’ di autoironia non guasta mai così la canzone l’ho intitolata MatryoshCADA perché molti nell’ambiente musicale mi chiamano Cada.

Che ruolo ha avuto la musica in questo tuo percorso? Non mi riferisco specificatamente alla tua musica, ma in generale.
Nei primi mesi ho ascoltato musica come al solito, poi ho cercato solo il silenzio, la meditazione, il camminare, lo yoga. Mi sono disinteressata totalmente del metal.

Qual è l’elemento di novità in “Matryoshcada” e quale invece quello tipicamente Cadaveria che è sempre presente sin dal tuo primo album?
E’ sempre difficile analizzarsi, preferisco siano gli altri a trovare similitudini e differenze. Credo che il marchio Cadaveria sia inconfondibile, soprattutto nel growl. La scrittura musicale e certe tonalità del clean, più acute che in passato, sono probabilmente ciò che gli altri identificheranno come nuovo.

“Matryoshcada” esce in un periodo particolare, senza concerti e caratterizzato dall’impossibilità di avere un contatto fisico con i fan. Come cambia dal punto di vista tecnico la promozione di un brano in questa particolare fase?
Noi abbiamo scelto, a prescindere dal Covid, di far uscire una serie di singoli in digitale e di realizzare anche un videoclip per ciascun singolo. Un lavoro importante ed entusiasmante dal punto di vista creativo. Ci stiamo gestendo in maniera totalmente indipendente quindi decidiamo noi tempi e modi e ci divertiamo parecchio.

Chi ha collaborato con te nella realizzazione del pezzo?
Marçelo Santos in primis, praticamente un fratello che condivide con me ogni passo artistico. La formazione ufficiale al momento include noi due e Peter Dayton al basso. Alla chitarra hanno collaborato Frank Booth e Kris Laurent, chitarristi storici della band, e Pier Gonella, anche in veste di coproduttore.

“Matryoshcada” è il secondo singolo estratto dal prossimo album, quando potremo ascoltare il lavoro intero?
Sì, è il secondo singolo. Il primo, “Return”, cover dei Deine Lakaien, è uscito a ottobre e ha segnato il nostro ritorno alla musica. Per ora abbiamo altri brani pronti che stiamo registrando e che faremo uscire man mano che sono pronti sempre in forma di singoli. Ad oggi non stiamo programmando un album da far uscire in formato fisico. Vedremo più avanti come evolvono le cose e cosa ci inventeremo.

Grazie per l’intervista, ricordiamo dove tenersi aggiornati sulle tue nuove uscite discografiche?
Vi rimando al sito http://www.cadaveria.com e vi consiglio di seguirci su Spotify https://bit.ly/cadaveriaonspotify e di iscrivervi al nostro canale Youtube https://www.youtube.com/cadaveriaofficial. Questi invece sono i link per seguirci sui social: https://www.facebook.com/cadaveria, https://www.instagram.com/cadaveriaofficial

Trascrizione dell’intervista rilasciata a Mirella Catena nel corso della puntata del 30 Novembre 2020 di Overthewall. Ascolta qui l’audio completo:

Rovescio della Medaglia – Nel segno della contaminazione

Il 20 Novembre è stato pubblicato per la Jolly Roger Records il live celebrativo “Contaminazione 2.0” della storica band italiana Rovescio della Medaglia, incentrato sul loro album “Contaminazione” (1973), considerato un capolavoro del rock progressivo italiano. A parlarci di questa nuova ed attesa uscita discografica, torna su Overthewall, il grande Enzo Vita!

Quando è nata l’idea di proporre il vostro terzo album, “Contaminazione”, dal vivo?
Prima di fare il concerto avevamo stabilito che registravamo perché era la prima volta che si suonava dal vivo dopo le prove, sentito il risultato ho deciso che era possibile farne un live.

Perché proprio “Contaminazione” e non un altro classico come “La Bibbia”?
Perché “Contaminazione” ce lo chiedevano per intero.

Probabilmente con “La Bibbia” avete aperto le porte all’hard rock in Italia, pian piano avete
iniziato a sperimentare cose nuove, come il flauto in “Io Come Io”, sino ad arrivare alle
contaminazioni di “Contaminazioni”. Oggi siete considerati uno degli act classici del progressive italiano, ma all’epoca voi come vi consideravate? La vostra è stata una mutazione voluta o inconscia? Vi sentivate una band prog o facevate semplicemente quello quello che vi sentivate di fare in quel momento?

E’ vero con “La Bibbia” abbiamo aperto all’hard rock ma non è stato qualcosa di pensato prima. Sai, sono cose belle che accadono quando pensi solo a suonare ciò che ti piace. Così è venuto fuori “La Bibbia”, con delle variazioni prog. Aggiungo, dietro a tutto questo si cela il desiderio di esistere senza indottrinamenti vari.

Come è stato lavorare con il Maestro Bacalov?
E’ stato proficuo ed eccezionale, perché, come aveva intuito il direttore artistico della RCA, noi avevamo bisogno di una guida, e Bacalov lo è stata.

All’epoca Bacalov ha curato gli arrangiamenti, chi se ne è occupato invece in occasione di questa rivisitazione?
Ho la responsabilità del RdM in tutto, anche se ascolto i miei collaboratori.

Quanto è difficile contaminare oggi?
C’è cosi tanta musica al giorno d’oggi, che è difficile mettere insieme i vari stili musicali! Però si può fare, è un’idea in questo momento…

Ci sono stati elementi di contemporaneità che hanno contaminato i vostri brani in occasione del concerto a San Galgano?
Sono passati molti anni dall’originale, siamo andati avanti con lo studio e quindi qualcosa è stato modificato. E’ stato normale attualizzarlo.

L’abbazia di San Galgano è un luogo mitico, legato alla leggendaria Spada della Roccia: la scelta di quel posto magico come si è concretizzata?
L’idea è nata da Nicola Costanti (tastierista\cantante) che abita lì vicino, io l’ho accettata volentieri.

Vi siete avvalsi dell’aiuto di un quartetto d’archi e di Vittorio De Scalzi dei New Trolls, come sono nate queste collaborazioni?
Era un concerto in onore di Bacalov e quindi gli archi era giusto inserirli, con Vittorio invece la spinta è arrivata dal desiderio comune di improvvisare qualcosa insieme… così lo abbiamo fatto.

Le vostre prossime mosse? Porterete dal vivo lo stesso show appena sarà possibile riprendere l’attività live?
Penso di cambiare qualcosa, eseguiremo le parti migliori di “Contaminazione”, faremo “La Bibbia” con le dovute modifiche (lo stiamo realizzando in inglese, altre notizie seguiranno). Spero di suonare sia qualcosa da “Microstorie” che da “Tribal Domestic”, che molti ritengono difficile da realizzare. Però è un mio sogno, vedremo più in là.

Trascrizione dell’intervista rilasciata a Mirella Catena nel corso della puntata del 23 Novembre 2020 di Overthewall. Ascolta qui l’audio completo:

La Stanza delle Maschere – La stanza degli incubi

Graditi ospiti della nostra trasmissione, a presentare l’album omonimo uscito per la Black Widow Records, La Stanza delle Maschere.

Con noi Domenico e Angelo. Benvenuti su Overthewall!
Domenico: Ciao Mirella! Un grande saluto a tutti gli ascoltatori di Overthewall che vogliamo ringraziare per il grande supporto alla buona musica. Facciamo parte di una grande Famiglia che, soprattutto in questo momento, “deve rimanere unita”: rock will never die!
Angelo: Ciao carissima, grazie dello spazio che ci hai dedicato! E’ un piacere parlare con te.

La fonte d’ispirazione è data dalla passione per il cinema d’autore italiano. Parliamo dell’idea iniziale della band?
Domenico: La passione per un certo tipo di letteratura “oscura” e per il cinema di genere è nei nostri cuori. Sono cresciuto con i film di Lucio Fulci e di Mario Bava. Poi quando scoprii il gotico di Pupi Avati… fu un trauma. Nel senso positivo ovviamente. Le nostri radici partono dai grandi scrittori dell’Horror ( H.P Lovecraft , Edgar Alan Poe ) ma, personalmente, sono anche un grande lettore di Giorgio Scerbanenco e di Luigi Pirandello. “Uno, nessuno, centomila” è un must assoluto. Un capolavoro senza tempo.
Angelo: Il cinema passato, thriller\ horror italiano, e la letteratura in puro stile macabro, come appunto Poe o Lovecraft, hanno plasmato fortemente la nostra proposta. Ricercare, sviluppare e plasmare atmosfere in puro stile misterioso ed accattivante è il nostro obiettivo. Soprattutto far rabbrividire gli ascoltatori è la nostra missione.

Quanto è durata la gestazione dell’album?
Domenico: La gestazione dell’album è durata, più o meno, cinque anni. Essendo il compositore di tutte le musiche e Angelo il creatore di tutte le liriche, abbiamo cercato di fare un lavoro certosino per incastrare ogni singola nota ed atmosfera nel mood di ogni racconto. Ho trovato l’ispirazione musicale attraverso la mia passione per le colonne sonore e verso il dark sound italiano: Jacula, Goblin, Fabio Frizzi, Antonius Rex e il Segno del Comando. Il lavoro di composizione e di registrazione è stato molto complesso ma allo stesso tempo naturale. Sicuramente molto emozionante.
Angelo: Riuscire ad incastrare racconti, parti vocali con le composizioni musicali non è stato semplice, ma alla fine siamo riusciti a creare qualcosa di particolarmente inquietante come da nostro principale obbiettivo, un passo alla volta e… brividi…

La band si avvale di collaborazioni prestigiose, vogliamo citare gli artisti che sono presenti nell’album?
Domenico: All’interno dell’album abbiamo voluto avuto tantissimi ospiti musicali e cinematografici. Per quanto riguarda l’aspetto musicale: Alexander Scardavian (Strange Here ed ex Paul Chain Improvisor ), la talentuosa Tiziana Radis e Roby Tav dei Secret Tales. Per l’aspetto cinematografico abbiamo avuto il grandissimo onore di aver ospitato delle splendide prefazioni da parte di: Antonella Fulci, figlia dell’immenso Lucio, che vogliamo salutare con grande riconoscenza; Claudio Bartolini, autore di numerosi volumi sul thriller/horror italiano ed autore del celebre “Gotico Padano” basato sul cinema nero di Pupi Avati; Manuel Cavenaghi del Bloodbuster di Milano. Una Mecca per tutti gli amanti dell’horror. Posso soltanto dire che, a ripensare a tutto il lavoro svolto, la mia commozione è tutt’ora molto viva. Ringrazio i ragazzi della Black Widow (Massimo, Pino e Laura), gli amici che ci hanno sempre sopportato, Overthewall e tutti gli ascoltatori. Nessuno è qualcuno… siamo tutti pezzi fondamentale di un grande ingranaggio. Se non esistessero gli ascoltatori… tutto questo non esisterebbe . We are the children of revolution….

Com’è stato l’impatto con il pubblico e la critica?
Domenico: L’impatto con la critica, per quanto mi riguarda, è stata una grandissima sorpresa…inaspettata. Pur essendo un progetto molto complicato e non di facile ascolto, sono rimasto piacevolmente colpito dai numerosi riscontri positivi che abbiamo avuto. Non me lo sarei mai aspettato, credici!
Angelo: Senza parole! I primi responsi della critica sono stati a mio avviso ottimi! Sinceramente non avrei mai pensato a tanto, il progetto è complesso, ma a quanto pare inizia a colpire in maniera incisiva!

Viste le nuove disposizioni del governo, i live sono sospesi almeno, fino al 24 novembre. Come vi organizzerete per promuovere il disco?
Domenico Viste le nuove disposizioni l’unica cosa che, almeno per ora, si può continuare a fare, è provare. E’ un periodo molto duro e le Maschere si stanno rivelando, ma dobbiamo essere tutti uniti per portare avanti la nostra Arte ed il nostro essere. E’ un grosso pasticcio per tutti perché, in tutte le tipologie di lavoro, si stanno creando dei grossi problemi economici: locali, bar, ristoranti ed anche le sale prove. In questo momento è importantissimo pensare con la propria testa. In attesa di poter ritornare a suonare sul palco, metteremo tutta la nostra energia positiva per esercitarci e per poter migliorare di prova in prova. Lo dobbiamo a voi ascoltatori ed alla nostra label.. e a noi stessi

Come i nostri ascoltatori possono seguirvi e contattarvi?
Domenico: Potete trovarci tramite la nostra pagina FB: La Stanza delle Maschere.

Grazie di essere stati con noi
Domenico ed Angelo: Ancora grazie mille per lo spazio concesso, Mirella. Grazie a te e a tutti gli ascoltatori. Mi raccomando, tutti uniti nel nome del rock’n’roll… come diceva l’immenso Marc Bolan dei T-Rex: “Rock on!” e io aggiungo: “Fulci lives!!!”

Trascrizione dell’intervista rilasciata a Mirella Catena nel corso della puntata del 9 Novembre 2020 di Overthewall. Ascolta qui l’audio completo:

Andrea Salini – Petali di note

Un gradito ed atteso ritorno nella nostra trasmissione, a presentare “Roses”, il suo ultimo lavoro discografico, con noi a Overthewall. Andrea Salini, bentornato!

Ripercorriamo le tappe della tua carriera fino ad oggi. Una passione per la musica rock instillata dal tuo fratello maggiore che ti sprona ad approfondire lo studio della chitarra fino a diventare un vero e proprio lavoro. Poi il progetto musicale e gli album da solista, apprezzati dalla critica e dal pubblico. Ci parli del tuo percorso artistico?
Sì, sicuramente aver avuto un fratello maggiore che ascoltava il classic rock negli anni ’80 ha contribuito notevolmente a sviluppare sempre più la mia sensibilità verso questo genere. Già piccolissimo trascorrevo pomeriggi interi con la radio ed il mangianastri di mio fratello Marco, ascoltando il Boss ed i Pink Floyd; a seguire i primi tentativi da autodidatta nel periodo delle superiori, poi le prime cover band, il diploma all’Università della Musica di Roma ed i primi album: “Dr.Hyde & Mr.Hyde” (2010), “Maestrale” (2012).

Nel 2017, pubblichi “Lampo Gamma”, un disco pieno di energia e il Lampo Gamma Tour riscuote un notevole successo sia in Italia che all’estero, coinvolgendo anche grossi nomi della scena musicale italiana. Quali ricordi sono legati a quel periodo?
Quello è stato un lasso di tempo elettrizzante e molto impegnativo dal punto di vista emotivo e professionale. Le esperienze passate mi hanno dato modo di lavorare con grandi professionisti della scena nazionale ed internazionale come Simone Gianlorenzi (produttore artistico), Fabrizio Simoncioni (ingeniere del suono di fama mondiale e vincitore di Grammy) e Stephen Marcussen (mastering Los Angeles). I ricordi più belli sono comunque quelli relativi a tutte le date live con la mia band.

Torniamo ai nostri giorni, “Roses” è il tuo nuovo lavoro discografico, un omaggio in chiave rock alle donne. Com’è nato quest’album?
Tutto si è sviluppato in maniera molto naturale nel corso delle due estati precedenti all’uscita dell’album. L’appartenenza ad una famiglia matriarcale, la mia propensione a confrontarmi con l’universo femminile sin da piccolo, affascinato dalla forza e dalla determinazione delle donne in tutte le fasi della mia vita, ha fatto si che io potessi intendere l’arte, la musica, la chitarra al femminile e coltivare il mio interesse verso le eroine descritte anche nei bellissimi libri “Il Catalogo delle Donne Valorose” e “Una Donna Può Tutto” di Serena Dandini e Ritanna Armeni.

Possiamo dire che le donne sono spesso state fonte d’ispirazione per qualsiasi forma d’arte.
C’è un brano che hai dedicato ad una donna in particolare? Quale?
Sì, “Love Song” dedicata a mia moglie Arianna, esempio per me di tenacia e senso d’indipendenza e la traccia “Irina”, dedicata ad Irina Rakobolskaya, un matematico e fisico russo eroina della Seconda Guerra Mondiale.

Tu hai una luminosa carriera e un bel bagaglio di esperienza alle spalle. Cosa consiglieresti ai giovani che vogliono intraprendere l’avventura musicale?
Grazie per le bellissime parole spese, consiglierei di preservare la propria personalità ed il proprio gusto, senza lasciarsi influenzare dai target commerciali o seguire scorciatoie che dovrebbero generare notorietà immediata su fragili fondamenta. Sono essenziali la ricerca e lo studio costante, il tutto in un’ottica molto personale.

Domanda ricorrente in questo periodo. Il Covid e le restrizioni governative hanno un pò tarpato le ali ai musicisti. Hai già in programma dei live e come ti sei attrezzato per promuovere il tuo disco?
Siamo riusciti per ora a portare “Roses” sul palco del MEI di Faenza, la promozione procede con grande interesse da parte di critica e pubblico; numerose sono le interviste e recensioni che potete trovare sul sito www.andreasalini.com. Sono stati rimandati, per ora, gli spettacoli previsti in attesa di tornare alla tanto agognata normalità…

Prima di salutarci vogliamo ricordare ai nostri ascoltatori dove possono seguirti sul web?
Certo, è facilissimo. Innanzitutto il sito sopra citato è sempre aggiornato, inoltre potete seguirmi attraverso i social ed ascoltare la mia musica dai principali portali e digital stores.

Grazie di essere stato con noi.
Grazie a voi! E’ sempre un piacere… a presto

Trascrizione dell’intervista rilasciata a Mirella Catena nel corso della puntata del 26 ottobre 2020 di Overthewall. Ascolta qui l’audio completo:

Road Syndacate – Fumo sulla strada

Buona serata da Mirella, anche oggi diamo voce ai musicisti validi che popolano la scena musicale italiana, questa è la volta dei Road Syndacate, autori del nuovo album “Smoke”. Con noi (Fabio Lanciotti – chitarre) e (Lorenzo Cortoni – voce).

Ciao Mirella, grazie dell’opportunità! Anzitutto un grande abbraccio a tutti gli ascoltatori ed i lettori di Overthewall!

Un progetto musicale sorto dall’unione di quattro musicisti già affermati e attivi nella scena musicale italiana: cme nascono i Road Syndacate?
(Fabio) I Road Syndicate nascono in modo del tutto naturale. Noi ci conosciamo da più di vent’anni e, nel tempo, abbiamo coltivato una stima e una simpatia reciproca che è sfociata presto in ottime amicizie, al punto che da anni dividiamo un box adibito a saletta prove! Abbiamo sempre avuto modo di collaborare e lavorare insieme, ma mai come team autonomo. Spesso il lavoro da session man, di arrangiatore o di performer, non ci dava i tempi per realizzare qualcosa di nostro. Un paio di anni fa, io con Cristiano ed Emiliano, si è iniziato a scrivere del materiale originale, pubblicando un singolo, in italiano, e avevamo capito di aver bisogno di un songwriter e cantante padrone della lingua inglese, con un forte timbro blues: insomma cercavamo proprio Lorenzo! Lui, nel frattempo, aveva ricominciato a scrivere brani e ci ha contattato per mettere in piedi il suo repertorio. Da cosa nasce cosa: a quel punto abbiamo capito che era giunto il tempo di lavorare insieme. Finalmente! Con la stabilità, le famiglie ed i figli cresciuti, e la maturità acquisita sono venuti fuori i Road Syndicate.

Vogliamo rinfrescare la memoria ai nostri ascoltatori e parlare delle vostre esperienze musicali precedenti alla band?
(Lorenzo) Siamo tutti musicisti che calcano i palchi italiani da un bel po’ di tempo, io ho suonato con varie band che andavano dal rock al blues, con big band rhythm ‘n’ blues come Jonny and the Gozzillas, collaborando anche con il trombonista dei blues Brothers, Tom Malone. Emiliano Laglia (basso) ha suonato anche lui con vari musicisti anche a livello europeo come Aibhill Striga, Anno Mundi, e, soprattutto, Max Smeraldi (storico chitarrista, tra gli altri, di Malgioglio e del Banco). Stessa cosa dicasi per Cristiano Ruggiero (batteria) che ha suonato con band come Post Scriptum, Cosmofrog, Graal. Chi ha il nome più “pesante”, probabilmente, è Fabio Lanciotti (chitarra) che oltre ad essere un produttore di una certa fama, ha collaborato con Enrico Capuano, Balletto di Bronzo, Alice Pelle e Banco del Mutuo Soccorso.

“Smoke”, il vostro album di debutto, è stato pubblicato quest’anno. Quanto è durata la gestazione di questo lavoro discografico?
(Fabio) Tecnicamente è stata una gestazione brevissima!Con una sola estate di prove e registrazioni, a settembre del 2018, avevamo già, in mano, l’ossatura del disco! Avevamo realizzato anche una buonissima pre-produzione, molto simile a come il disco è poi uscito fuori: la differenza è solo nella qualità della registrazione perché quello era un demo realizzato in sala prove con i software di un piccolo portatile e una Virtual Drum. Per il resto, le differenze tra disco e demo risiedono solo nelle modifiche di qualche frase, di qualche solo di chitarra e qualche svisata di basso. Abbiamo lavorato sodo ma con l’entusiasmo dei ventenni! Anche il disco, dopo una stagione intensa di live, sia acustici che elettrici, è stato realizzato in pochissimo tempo. Abbiamo registrato le backing track dal vivo, durante un weekend, e poi è bastata una settimana, tra sovraincisioni, missaggi e mastering. Venerdì 24 Gennaio Alberto Longhi, il nostro fonico, ha piazzato i microfoni nella grande sala del Pensagramma Recording Studio e Martedì 4 Febbraio Emiliano Rubbi, un grande amico ma soprattutto un produttore di enorme spessore, ci ha consegnato il master finale! Il 16 Febbraio avevamo in mano le prime copie del CD mentre lo suonavamo interamente sul palco del Kill Joy, che è il nostro Home Club, a Roma! Ci siamo voluti concentrare solo ed esclusivamente sul disco, per dieci giorni, prendendo ferie e riposi! E questa è stata una cosa buona, la scelta giusta! Noi avevamo ipotizzato di realizzare l’album intorno a settembre/ottobre del 2020 ma la risposta del pubblico e dei promoter, alle nostre prime uscite, è stata così entusiasta e calorosa, da spingerci ad anticipare la pubblicazione a Febbraio. Ed è stato un colpo di fortuna perché abbiamo potuto affrontare l’emergenza Covid con un disco e dei video in circolazione!

Come nasce un brano dei Road Syndacate? I pezzi di “Smoke” erano già in un cassetto ad aspettare o sono venuti fuori dopo la formazione della band?
(Fabio) La realtà è che molte idee erano già nei rispettivi cassetti, da anni, soprattutto nel mio e in quello di Lorenzo! “Silent Scream” e “Driftin”, ad esempio, fanno parte di quel lotto di brani completamente scritti da Lorenzo! Perciò a noi è toccato solo di suonarle secondo la nostra sensibilità. Per altre canzoni, invece, c’è stato un lavoro di squadra, come per “Out Of My Head”, dove la band, nella sua totalità, è stata fondamentale. Mentre un brano come “Voodoo Queen” è l’esempio calzante di come funzioniamo come coppia compositiva, io e Lorenzo: lui aveva questo ottimo testo steso sopra una bellissima melodia che si sono sposati perfettamente con un mio brano che era rimasto strumentale per diversi anni! “Smoke”, “Getaway2, “Why” e “Not Coming Back” sono lavori a quattro mani, lasciati poi alla sensibilità della band. Quindi si può dire che “Smoke” è il punto di svolta personale di ognuno di noi perché abbiamo messo, nero su bianco, le idee migliori che avevamo covato per almeno un decennio. Fare questo disco è stato facile perché avevamo cassetti pieni di idee da proporre l’uno all’altro e dovevano solo scegliere quali fossero quelle buone e quelle da scartare! Il problema, quindi, sarà che per il prossimo disco dovremo lavorare molto più sodo. E abbiamo approfittato dello stop a concerti, dovuto all’emergenza Covid, per iniziare a scrivere!

Siete una band che suona rock ‘n roll e come tale penso che il palco sia per voi la dimensione ideale. Come state vivendo le restrizioni imposte dal dopo lockdown e come vi state attrezzando?
(Lorenzo) Diciamo che non siamo stati con le mani in mano, come hai detto siamo “animali da palco” e la musica della band ci mancava molto durante il lockdown. Ma ci siamo dati da fare: ci siamo organizzati per “suonare a distanza” e abbiamo tirato fuori anche del materiale nuovo! Uno dei brani che abbiamo realizzato è “The Road”, molto autobiografica circa la vita di una rock band, di cui abbiamo fatto un video e che sarà la “Title-Track” del prossimo album.

“Not Coming Back” è uno dei video che avete pubblicato sul vostro sito, ci saranno altre novità sul web che vi riguarderanno?
(Lorenzo) Sì, stiamo lavorando ad un nuovo video, la maggior parte delle riprese è già stata fatta e a breve vedrete il video di “Driftin”. Sarà una bella fotografia di come noi siamo sul palco, davanti al pubblico. Così come il video precedente, Not Coming Back, era un reportage fedele delle registrazioni di SMOKE.

Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi?
(Lorenzo) Ovviamente sul sito www.roadsyndicate.it come su tutti i social e sulle varie piattaforme digitali potete ascoltare il nostro primo album “Smoke”.

Grazie di essere stati con noi…
Grazie a voi e a te, Mirella!

Trascrizione dell’intervista rilasciata a Mirella Catena nel corso della puntata del 5 ottobre 2020 di Overthewall. Ascolta qui l’audio completo:

Alex Panigada – Vietato guardarsi indietro

Ospite ad Overthewall, Alex Panigada, autore con il chitarrista Steve Volta dell’album “Don’t Look Back”.

Benvenuto su Overthewall Alex! Cantante, autore, scrittore, sono solo alcune delle attività che ti vedono protagonista, anche se oggi sei qui per presentare la tua nuova uscita discografica, firmata da te e da Steve Volta,grandissimo chitarrista italiano. Ci parli di questo nuovo progetto musicale?
Ciao Mirella, grazie a te per l’invito e per lo spazio che ci stai dedicando. Diciamo che “Don’t Look Back” è un album che dovrebbe piacere a tutti gli amanti dell’Hard Rock vecchia scuola. Quello anni ’80/’90 per intenderci, che poi sono stati gli anni della formazione musicale sia mia che di Steve. Dopo tanti anni di mia inattività il richiamo della musica si è fatto sentire, anche se in realtà non mi aveva mai abbandonato. Ho quindi deciso di mettermi a scrivere questi dieci pezzi. Un giorno, parlando del più e del meno, li feci sentire a Steve… e da quel momento è nato tutto! Per il momento l’album è uscito in vendita in formato digitale solo su iTunes e su Amazon, ma prossimamente sarà disponibile anche su altre piattaforme.

Oltre a Steve Volta molti altri artisti sono presenti in “Don’t Look Back”, come sono nate queste collaborazioni?
La cosa è stata molto bella e divertente. Appena si è saputo nell’ambiente che stavamo lavorando a un nuovo album, ci sono arrivate un sacco di richieste da amici musicisti: chi voleva fare un assolo, chi un coro, chi voleva suonare questo, chi voleva fare quello… Alla fine abbiamo scelto un gruppo ristretto di amici ma soprattutto validi musicisti. Non potevamo di certo fare un album con 300 persone! E’ per questo motivo che l’album è firmato Alex Panigada-Steve Volta and Brothers In Rock, che non sono altro che tutti i “fratelli” che hanno collaborato al progetto. Alla batteria abbiamo avuto Federico Ria, un metronomo vivente, il mitico Frank Kopo ha suonato il basso in otto pezzi su dieci. Anna Portalupi, altra grande bassista ormai riconosciuta a livello internazionale, ha suonato in altri due brani. Il maestro Jhonny Pozzi ha suonato pianoforte e tastiere nelle due ballad. Silvia Monti, oltre ad occuparsi di tutti i testi, ha fatto i cori in un paio di canzoni. Sarah Zambon, oltre ai cori, ha duettato con me nel brano “Love Is a Lie”, e Cris Vazza a fatto i cori in “Idol (Another Rebel Yell)”. Tra l’altro “Idol” è dedicata a un mito della mia adolescenza: Billy Idol! Ora dobbiamo assolutamente trovare il modo di fargli ascoltare il pezzo! Infine non posso fare a meno di ringraziare Salvatore “Mr.Jack” e la sua Wanikiya Record per il suo prezioso aiuto come ufficio stampa. Senza di lui non sarei qui a fare questa intervista. Ormai è anche lui un “Brothers In Rock” a tutti gli effetti!

Oltre al brano che dà il titolo all’album e che abbiamo ascoltato prima della nostra intervista, cosa contiene il disco e com’è è avvenuto il processo di composizione?
Il disco contiene dieci pezzi. Otto dei quali molto grintosi, e due ballad. Devi sapere che sono da dodici anni proprietario della Free Music di Cislago (VA), una grande sala prove musicale che gestisco insieme al mio socio Cristian. Hai presente il proverbio “Il calzolaio va via con le scarpe rotte”? Allo stesso modo mi occupo ogni giorno di seguire e soddisfare le band della nostra sala prove, che non ho più trovato il tempo di tornare a produrre qualcosa per me e seguire le mie esigenze personali. Tempo fa, durante qualche giorno di vacanza al mare in pieno relax, mi sono trovato a scrivere i dieci pezzi che potete ascoltare nell’album. Come ti dicevo prima, un giorno li feci sentire a Steve ai quali sono piaciuti immediatamente, forse perché in parte abbiamo lo stesso background musicale. In men che non si dica Steve ha creato tutti i Riff, ha arrangiato i pezzi, fatto gli assoli, addirittura ha suonato le tastiere in otto pezzi! Si è occupato anche di tutta la registrazione, la produzione e il mixaggio finale. E’ stato davvero fantastico! Alla fine ci siamo trovati in mano questo album, ci siamo guardati e ci siamo detti: “perché no? Facciamolo uscire!”

Purtroppo il problema Covid ci costringe a rinunciare ai concerti e ai live. Oltre al video, adrenalinico, già presente su You Tube, quando i vostri fans potranno godersi un vostro spettacolo dal vivo?
Purtroppo la risposta che mi viene da darti immediatamente è mai! “Don’t Look Back” alla fine è stato un album da studio. Una band vera e propria non esiste. Steve, in primis, è occupato con la sua band di punta i Perpetual Fire e come insostituibile chitarrista di Pino Scotto, e anche tutto il resto dei Brothers in Rock è attivo in tanti altri progetti. Però devo dire che da quando è uscito l’album le richieste di live sono state parecchie, quindi nella vita…mai dire mai!

Sono previste altre interessanti novità? “Don’t Look Back” è stato l’inizio del connubio artistico tra Alex Panigada e Steve Volta? Ci sarà un seguito?
A questa domanda ti rispondo subito di sì! Ma non immaginatevi un altro album sullo stile di “Don’t Look Back”. Ho troppa voglia di tornare a scrivere e cantare in italiano, sono convinto che riesca ad esprimermi al meglio nella nostra lingua madre. Insieme a Steve, stiamo pensando di scrivere un album molto meno rock, con sonorità più acustiche, e naturalmente tutto in italiano. Per quanto mi riguarda, ho già iniziato a mettere giù parecchie idee e quindi si, credo che ascolterete ancora qualcosa mia e di Steve. Mi dispiace per voi!

Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi sul web?
Personalmente sono molto attivo sui Social. Potete trovarmi sul mio profilo personale Facebook https://www.facebook.com/alexpanigada e su Instagram instagram.com/alexpanigada
Anche Steve ha il suo profilo personale su Facebook, ed ora cercherò di convincerlo ad aprirsi anche l’account su Instagram. Grazie, Mirella per questa bella intervista e un ringraziamento anche a tutti gli ascoltatori che hanno avuto la pazienza di ascoltarmi fino ad ora!

Trascrizione dell’intervista rilasciata a Mirella Catena nel corso della puntata del 31 Agosto 2020 di Overthewall. Ascolta qui l’audio completo:

Ironthorn – Le leggende del rock

Ospiti di Overthewall gli Ironthorn, autori del secondo album “Legends of the Ancient Rock”.

Gli Ironthorn si formano ad Agrigento nel 2014. Quali sono le vostre esperienze musicali prima della fondazione della band?
Dunque proveniamo tutti da esperienze diverse e ci siamo trovati negli Ironthorn a suonare insieme per la prima volta, Maurizio prima di abitare in Italia è nato e cresciuto in Venezuela e poi è stato negli Stati Uniti, lì ha suonato in diverse band heavy e nu metal anche se è prevalentemente un appassionato di power metal. Luigi nasce artisticamente dal thrash metal e dal grunge avendo fatto parte tra Ribera e Messina di diverse band nell’ambito. Gabriele proviene prevalentemente dal blues anche se è un grande appassionato di progressive. Eliseo è un po il “conservatore” della band, adora i classici Deep Purple, Led Zeppelin e Black Sabbath, nasce come chitarrista e si adatta per questa nuova avventura a suonare il basso negli Ironthorn. Infine Antony che è un estimatore del nu metal, e che prima degli Ironthorn aveva avuto delle esperienze in ambito death e thrash metal.

Il vostro progetto musicale richiama il sound delle più famose band hard rock e thrash metal band del passato, quali gruppi sono stati la vostra principale fonte d’ispirazione?
Beh, ricollegandoci alla domanda precedente, proprio per le diverse esperienze che ognuno di noi ha avuto ne tempo anche le nostre influenze sono molteplici. Alcune di loro sono citate nel brano “Legends” dall’album “Legends of the Ancient Rock” che è proprio una sorta di tribute song ai grandi, di cui potete vedere il simpatico lyric video su YouTube in cui sono raffigurati in chiave fumettistica. Sono veramente tante le band che in questi anni ci hanno dato linfa vitale, dai Metallica, ai Maiden, Megadeth, Pantera, Led Zeppelin, Slipknot, Sonata Arctica e chiudiamo qua o questa domanda richiederebbe una decina di pagine!

Quali sono le tematiche che trattate nei vostri testi?
Le tematiche degli Ironthorn sono molteplici, si parte da esperienze di vita, e annesse osservazioni, racconti sentiti qua e la, amore, vita, morte, musica, società, quasi sempre con una sorta di atteggiamento avverso a certi schemi mentali. In “L.O.T.A.R.” il filo conduttore al quale è ancorato il concetto dell’intero album è la musica stessa, trattata con l’ausilio di famosi miti e leggende, dal classico mito greco, alla mitologia norrena, fino alle più blasonate leggende letterarie come Cthulhu e i lupi mannari. Questo vuole esaltare la natura epica nella musica stessa, ci serviamo insomma dei miti per parlare del nostro vero mito che è la musica, distaccandoci in parte da quella che è la narrazione o la morale del mito stesso.

Come si svolge la fase di composizione di un brano degli Ironthorn?
Beh, facciamo tutto nella maniera più classica, e cioè ci vediamo in saletta e cominciamo a buttare giù un po di idee. Solitamente partiamo da una base che noi definiamo “il pilastro”, che può essere un riff o una melodia creata da uno di noi o da tutti durante le prove, a questa base di sostegno ognuno di noi va ad imprimere il proprio carattere e il proprio stile creando così, quello che risulterà essere “lo scheletro” di un futuro brano che, seppur già abbastanza completo, ne andremo a rifilare e perfezionare certi dettagli e melodie durante la registrazione in studio.

Dopo “After the End”, il vostro primo lavoro in studio targato 2017, pubblicate “Legends of the Ancient Rock” due anni dopo. Cos’è cambiato nel frattempo e quali sono le sostanziali differenze tra un album e l’altro?
Una cosa che si può capire fin dal inizio è la miglioria nella produzione di “Legends of the Ancient Rock” rispetto al nostro primo lavoro, questo grazie soprattutto alla crescita in questo ambito del nostro produttore che altri non è che Maurizio! Un’altra cosa, che pensiamo sia la più importante è, che in questo album siamo cresciuti tutti musicalmente e ci siamo trovati tra di noi, creando così un legame di amicizia, e possiamo dire anche di fratellanza molto più forte, considerando anche quanto diversi siano i nostri generi musicali di provenienza. Abbiamo insomma trovato un intesa nuova, che ci permette anche dal vivo di dare il meglio di noi nella maniera più naturale. Infine ma non per questo meno importante, anche una altra piacevole novità, cioè la collaborazione con un artista d’eccezione, il grande Roberto Tiranti alias Rob Tyrant degli insuperabili Labyrinth.

In che modo il lockdown ha cambiato i vostri progetti riguardo i live? Avete approfittato di quel periodo per comporre?
La quarantena purtroppo ha cambiato tutti i nostri progetti, all’inizio di quest’anno stavamo giusto pianificando delle nuove tournée per il 2020 in Italia ma anche in giro per l’ Europa, naturalmente siamo stati costretti a fermarci e annullare tutti i progetti, sperando che il 2021 sarà un anno più propizio e porti aria nuova in un settore particolarmente colpito dagli effetti economici di questa triste situazione. Ovviamente non siamo stati con le mani in mano ma ne abbiamo approfittato per riorganizzare diverse idee nuove per progetti futuri , abbiamo realizzato con ovvi limiti fisici anche un video casalingo di “Seed of Fire”, e cui siamo messi a lavoro su un brano cover che ci è stato richiesto, per la realizzazione di una compilation tribute ai Tiamat.

Avete un rapporto diretto con il pubblico che vi segue? Siete voi a gestire le pagine social che riguardano la band?
Sì assolutamente, noi abbiamo gli accessi diretti con tutti le nostre pagine social, quindi se qualcuno ha bisogno di contattarci, può farlo tranquillamente sul sito principale o Facebook.

Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi? Potete seguirci principalmente su questi siti:
Facebook: www.facebook.com/upIronthorn, Website: www.ironthorn.it, YouTube: www.youtube.com/channel/UCe1orAoNIkra_NRfKY-Q2nQ, Instagram: www.instagram.com/ironthorn_official

Grazie di essere stati con noi
Grazie a voi! è stato un grande piacere parlare con te e speriamo vederci presto!

Trascrizione dell’intervista rilasciata a Mirella Catena nel corso della puntata del 4 Giugno 2020 di Overthewall. Ascolta qui l’audio completo: