ZoneM – Sono dentro di me

Su Overthewall, ospiti di Mirella Catena, gli ZoneM autori di “Sono Dentro Di Me” (Nadir Music \ Black Widow Records).

Benvenuti su Overthewall! Beppi, ci parli dell’idea iniziale di ZoneM?
Ciao Mirella! Grazie delle domande. L’idea è nata riflettendo sulle tecniche sonore e rumoristiche, spesso usate nelle colonne sonore, in grado di stimolare alcune emozioni ed in particolare la paura. Se il nostro subconscio riconosce alcuni suoni naturali specifici, che un tempo potevano rappresentare un pericolo, scatena un’allarme che non ha modo di essere fermato razionalmente. La stessa cosa succede in presenza di dissonanze, rumori inattesi, elementi che ci allontanano dalla comfort zone che ci aspettiamo. Allora mi sono chiesto: dato che la musica è il veicolo per eccellenza delle emozioni, perché non iniziare un progetto sperimentale col puro obiettivo di generare ansia irrazionalmente, nascondendo elementi ansiogeni nella musica? Per farlo, ho coinvolto molti amici musicisti con cui già collaboro o che semplicemente ascolto e che hanno partecipato con fare entusiastico.

Silvia, “Sono dentro me. Musiche per un film mai girato” si avvale della partecipazione di artisti di spicco del panorama underground. Silvia, cantante e vocal coach, hai condiviso con Beppi la gestazione dell’album. Com’è nata questa collaborazione ?
Beppi è il mio compagno e ho partecipato con entusiasmo a questo progetto, che mi ha consentito di immergermi in atmosfere e stili diversi dal pop e dal blues che mi sono familiari. Lui ha sempre voluto realizzare un progetto collaborativo, e gli altri artisti che hanno partecipato, tutti con grande passione, provengono dalle band Il Segno del Comando (Diego Banchero, Davide Bruzzi, Fernando Cherchi, Roberto Lucanato e Riccardo Morello) e Jus Primae Noctis (Pietro Balbi, Alessandro Bezante, Marco Fehmer e Mario Riggio), con cui Beppi suona, oltre ai bravissimi Mauro Isetti, compositore di colonne sonore, Renzo Luise, interprete di jazz gitano, Paolo Puppo, dei Will’O’Wisp e autore anche della grafica del disco. Aggiungiamo a tutti questi Pietro, Rita e Graziella, figli e madre di Beppi e il giovane Tommaso Maestri. Da non dimenticare però Tommy Talamanca, il grande chitarrista/tastierista dei Sadist, che ha curato tutti i suoni dando un’impronta importante al disco.

Ci spiegate il significato del moniker? Perchè ZoneM?
La M potrebbe essere la Malattia, un Mostro, la Morte, un Mistero. E’ proprio il fatto di essere indeterminato a renderlo spaventoso. Ciò che è sconosciuto, infatti, è ciò che ci fa paura. In che zona stiamo realmente entrando? Dipende da noi. Nella realtà, però, ZoneM nasce come parte del mio cognome, scritto all’incontrario.

“Sono Dentro Di Me ” è un album oserei dire inquietante, atmosfere opprimenti e angosciose, da thriller. Quanto la pandemia è servita da elemento d’inspirazione?
La pandemia, ed oggi la guerra, ci hanno fatto conoscere nella realtà cosa significa avere paura. Questo doveva essere un gioco, un esperimento tecnico e psicologico, avrei preferito mantenere la paura su CD, francamente. Il brano che dà titolo al disco, “Sono Dentro Di Me”, inizialmente si riferiva proprio al virus. La contrapposizione con il brano iniziale, però, “Nessuna Uscita” fa acquisire un significato diverso e che io preferisco, perché più generale e meno legato ai tristi eventi della realtà: mi trovo imprigionato in una “gabbia di paure”, da cui potrò uscire capendo che le paure sono “dentro di me”.

ZoneM resterà un progetto legato alla particolare condizione di questi due anni o avrà un seguito?
Il Segno del Comando e Jus Primae Noctis sono entrambi prossimi a terminare i propri nuovi dischi, a cui collaboro e che terranno fermo ZoneM per un pochino. Ma ZoneM ritornerà certamente, probabilmente parlando di un’altra emozione. Questa volta però sarà meglio concentrarsi si una emozione positiva!

Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi?
Il disco è disponibile sulle piattaforme digitali:
Spotify: https://open.spotify.com/artist/3IcZuRASTx45O2hOP4pWHO
YouTube: https://www.youtube.com/playlist?list=PLGJOj3ejyhJyUK9xVg0KnE22r2sdifSqe
può essere acquistato da BlackWidow, presso il negozio o online:
https://blackwidow.it/
oppure semplicemente richiedendolo, con spedizione gratuita in Italia, sulla pagina Facebook:
https://www.facebook.com/ZoneM.SonoDentroDiMe

Grazie di essere stati con noi!
Grazie a voi

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 28 marzo 2022.

Niamh – Autumn noir

Su Overthewall, ospite di Mirella Catena, Michele Nocentini dei Niamh autori di “Autumn Noir” (Electric Talon Records \ Neecee Agency).

Grazie di essere qui con noi, Mike! Per prima cosa ti chiedo il significato del moniker. Da dove deriva questo nome?
Ciao, prima di tutto, grazie a voi! Potrei inventarmi qualche storia interessante sul nostro nome, mitologia celtica, blabla… ma la verità è che quando stavamo cercandolo, sentimmo una nostra amica chiamare il gatto “Niamh”. E da ciò… beh, eccoci qui.

“Una band è un modo di essere, un modo di vivere” questo il vostro biglietto da visita. Chi sono i Niamh?
Quattro persone che qualche anno fa hanno fatto una scelta; di dedicarsi alla musica, con tutto ciò che ne comporta. E fidati che ci sono momenti dove ci domandiamo “ma chi ce l’ha fatto fare?”. Ma alla fine questo è ciò che ci fa sentire vivi. Che ci fa stare bene. Con purtroppo tutti i compromessi del caso, come guidare notti intere per potere tornare al “lavoro normale” (perché sia chiaro, con la band le bollette non le paghi, nemmeno se hai un contratto discografico e se suoni in bei festival), non andare mai in vacanza, rientrare precisi coi soldi alla fine del mese, etc…

Come nasce la musica della band, intendo le principali influenze stilistiche, e come si è evoluta dal debutto con “Corax”?
Ognuno all’interno della band ha le sue influenze e i suoi gusti. Ci sono ovviamente quelle band che mettono però tutti d’accordo. Io ultimamente adoro Bring Me The Horizon, Suicide Silence e Motionless in White per ciò che riguarda il metal, gli Ulver per ciò che invece gira attorno all’elettronica. Proprio la fusione fra elettronica e metal è il nostro punto di forza, è su questo che abbiamo lavorato da Corax in poi.

Avete condiviso il palco con grandi nomi della scena musicale italiana ed estera quali Lacuna Coil e Placebo, ci sono aneddoti che sono rimasti particolarmente impressi?
Coi Lacuna e i Placebo abbiamo suonato in un festival pazzesco, all’Atlas a Kiev. Ci tenevo a dirlo, abbiamo tanti amici e fans in Ucraina: mi sento con loro quotidianamente quando riescono a rispondere. E’ tutto senza senso… Cito con piacere la sera che ho ci siamo ritrovati in albergo insieme agli Arch Enemy oppure quando prima di un concerto nel backstage ho incontrato Mikael Stanne dei Dark Tranquillity e gli ho detto “Mikael, quando avevo 20 anni presi il treno da Firenze a Goteborg per venirti a suonare il campanello!!” e lui sgrando gli occhi “Oh man, I think you were nuts!”

Il 25 marzo sarà pubblicato il vostro nuovo album “Autumn Noir”. Quali sono i punti di forza di questa nuova uscita discografica?
Sicuramente la nuova etichetta ha giocato un ruolo importante, avere a che fare con una produzione americana ti apre la mente a soluzioni diverse. Il disco suona più intimo, più goth se volessimo dargli un’etichetta, ciò nonostante non perdendo una certa attitudine live.

Abbiamo parlato di live, ci sarà modo di vedervi su un palco?
Oh, non vediamo l’ora di ripartire a suonare anche in Italia. Per ora di fissato abbiamo Torino, Vercelli, Roma e Latina, poi a Maggio un minitour In Croazia e Slovenia. Stiamo anche aspettando il reschedule del tour con gli Ill Nino, noi apriremo per loro nelle date in UK.

Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi?
Siamo attivissimi sui nostri canali Instagram e Facebook, date un’occhiata a Niamhthedefinitivemetalband. Che sia chiaro, è un nick ironico eh!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 14 marzo 2022.

Manuel Togni – Drums of death

Ospite di Mirella Catena su Overthewall, Manuel Togni, batterista dei Mortuary Drape, Mortado e Moon Reverie.

Ciao Manuel e benvenuto su Overthewall! Il tuo approccio con la musica è iniziato all’età di 6 anni con lo studio della chitarra e del pianoforte, quando ti sei avvicinato alla batteria e qual è stata la ragione per cui ti sei innamorato di questo strumento?
Ciao Mirella e grazie, è avvenuto per caso! So che questa frase l’avrai sentita 2000 volte ma ti assicuro che è andata esattamente così! Come tu ha giustamente scritto, il mio primo approccio alla musica è avvenuto appunto all’età di 6 anni con lo studio del pianoforte e della chitarra, grazie ai miei nonni, che erano due musicisti: mio nonno professore e direttore d’orchestra. Nonostante ciò, sentivo già da piccolo che per qualche motivo quella non era la mia strada. All’età di 15 anni facevo il tecnico delle luci per la cover band di mio zio, un giorno dopo il check, restammo soli sul palco io ed il cantante della band, che prese una la chitarra e mi chiese di accompagnarlo con la batteria mentre provava a suonare un suo brano, io non avevo idea di come si suonasse e imitando i movimenti che vedevo fare a mio zio provai a staccare un groove e… funzionò, da lì ebbi l’illuminazione.

Hai avuto modo negli anni di collaborare con musicisti professionisti di altissimo livello come Blaze Bayley (Iron Maiden), Kee Marcello (Europe), giusto per citarne qualcuno. E’ più complesso lavorare in una band di un cantante o di un chitarrista e quale approccio allo strumento devi avere nei due casi?
Sono due modi completamente diversi di lavorare, il cantante, in quanto tale, ha in mente lo show, quindi preferisce tenere i brani il più fedele possibili agli originali, cerca la sicurezza e tende a non voler sorprese per preservare lo spettacolo, studia molto gli spazi tra un brano e l’altro e si studia cosa dire e come porsi. I chitarristi invece, specialmente se hanno un background anni 70, tendono più a suonare in base all’interpretazione del momento, magari allungando i brani per dare spazio a improvvisazioni.

In questo momento sei il batterista, tra gli altri, dei Mortuary Drape e dei Mortado, due band che hanno al loro interno Walter Maini Wild e GL Perotti, due cantanti che, in generi diversi, hanno scritto la storia del metal italiano. Quali emozioni hai provato quando hai ricevuto la loro proposta di collaborazione?
Beh, è stato favoloso! Sai, un conto è essere il batterista di quello o quell’altro artista per 1\2\3 tour, altro conto essere il batterista ufficiale di band di un certo calibro. Gli Extrema li seguivo quando avevo 16 anni e li vedevo come degli idoli inarrivabili e quando mi trovai la per la prima volta con GL a parlare del progetto Mortado, non mi sembrava vero. E i Mortuary Drape… beh, sono i Mortuary Drape!

Dal 2002 al 2016, con gli Aleph, avete composto e pubblicato tre ottimi album. Come reputi lo stato di salute dell’attuale scena black metal italiana e quali band ti hanno particolarmente colpito negli ultimi anni?
Grazie mille, nonostante tutto direi in ottimo stato, ci sono un sacco di band molto valide sia nel panorama estremo che non, il livello negli ultimi anni si è alzato tantissimo, anche se a volte devo dire, a discapito dei contenuti, nel senso che oggi ci sono molte band che reputano più importante essere tecnicamente ineccepibili piuttosto che scrivere un bel brano o una bella melodia.

Il tuo mestiere di batterista professionista ti consente di poter vivere questo meraviglioso lavoro a 360°, come insegnante, come lavoro in studio di registrazione e per ultimo, ma non per importanza, su un palco per un live. Quali sono gli aspetti che ami di più di ognuna di queste esperienze?
Beh, insegnare è meraviglioso e a volto faticoso, crescere un’allievo, vederlo migliorare e sentirsi ringraziare è una soddisfazione non da poco. Lavorare in studio è veramente un compito difficile che richiede tantissima preparazione, precisione e pazienza. E poi, vabbeh… il palco è il palco, la dimensione che più adoro in assoluto perché è lì che esprimi davvero te stesso.

Stai lavorando a qualcosa di nuovo?
Sì, ho appena terminato le registrazioni di quello che sarà il prossimo full dei Mortuary Drape, sto preparando delle masterclass delle quali avrete presto notizie e poi, se tutto va bene, si ritornerà presto on stage.

Dove i nostri ascoltatori possono seguirti?
Sono su Facebook come Manuel Drummer Togni, oppure sul profilo personale Fb semplicemente come Manuel Togni, su instragram e sul mio canale Youtube.
https://www.facebook.com/manuel.togni.7
https://www.facebook.com/Manuel-Drummer-Togni-102907378397790
https://www.youtube.com/user/vesoul666
https://www.instagram.com/manueltogni_drummer/

Grazie di essere stato con noi su Overthewall!
Grazie mille a voi per lo spazio.

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 21 febbraio 2022.

Lord Agheros – L’alchimia dei suoni

Ospite di Mirella Catena su Overthewall, in occasione della pubblicazione del nuovo album “Koinè” (My Kingdom Music), Lord Agheros.

Ciao e benvenuto su Overthewall! Ci parli del tuo percorso musicale e come nasce il progetto Lord Agheros?
Lord Agheros nasce nel 1999 dal desiderio di mettere in musica quelle emozioni e sensazioni celate nel profondo e che nei soliti cliché musicali vissuti fino ad allora non avevano modo di uscire fuori. Mettendomi in solo, ho personalizzato con dei concept alcune tematiche ed emozioni attraverso una firma musicale senza etichette.

La Grecia è stata geograficamente il ponte naturale tra la cultura orientale e occidentale e l’assimilazione della cultura ellenica da parte delle principali popolazioni esistenti nell’epoca precristiana ha permesso una rivoluzione non solo di Pensiero ma anche sociale e culturale!
Che importanza riveste quel particolare periodo storico-culturale nel concept che è alla base di Lord Agheros?

Soprattutto in “Koinè”, il passaggio all’età ellenistica ha un ruolo fondamentale. Una metafora della conquista dei popoli attraverso la bellezza, cultura e la fusione delle loro rispettive lingue in musica. Un blending di arte e tradizioni a formare un concept unico nel suo genere.

Mi piace definire la tua proposta musicale come “multi-etnica”, esprime sia il calore della musica etnica mediterranea che la freddezza delle grandi band del Nord-Europa. Come sei riuscito ad ottenere questo meraviglioso equilibrio?
“Koinè”, il linguaggio comune, se trasposto alla musica, apre confini infiniti, abbatte muri, sgretola credi e governi, unisce una volta per tutte quello che in fondo si ha paura di urlare. Lo stile del mio metal unito a suoni tradizionali ha fatto si che un’alchimia di suoni venisse fuori, senza che una parte sovrasti l’altra.

La scena greca ha partorito ed esportato in tutto mondo metal, grandi band come Nightfall, Rotting Christ e Septic Flesh. Quanto ti ha influenzato quel particolare modo di proporre musica estrema e secondo te qual è la peculiarità della scena greca rispetto ad altre?
Da buon greco sottolineo il meraviglioso rapporto che ho con Sakis, Themis e Vangelis dei Rotting Christ e più che influenza, ho visto che nel nostro DNA è impresso in maniera prepotente la voglia di fissare le radici ancora più a fondo, mantenendo uno stile che richiami subito l’ascoltatore a riconoscerne la firma.

Nel video-clip di “The Walls of Nowhere” è presente una fortissima energia femminile, ti senti di accostarla alla forza primitiva della Terra non ancora piegata ai voleri dell’uomo e quanto pensi possa giovare al pensiero odierno riportarla al ruolo privilegiato che le compete?
Le figure usate nel video “The Walls Of Nowhere” tendono sin da subito ad evidenziare la differenza tra i tre soggetti. Le prime due di nero con un trucco riconoscibilissimo, dall’altra parte una figura in bianco candido, spaventata dalla presenza non conoscendone le intenzioni, ma alla fine ci ritroveremo con tutte e tre le attrici con addosso i segni, fino a crearne uno solo, ma mantenendo la propria personalità. La metafora della conquista attraverso quel particolare che riempie il vuoto di ognuna, senza intaccarne la natura.

“Koinè” è stato accolto entusiasticamente da pubblico e addetti ai lavori. Ti aspettavi questi consensi e cosa stai preparando per il futuro?
Quando si produce qualcosa di “personale”, abbandonando ogni etichetta e cliché, genere e ruolo, si arriva al punto che prima o poi il tutto venga ripagato. Rimanere sé stessi, senza lasciarsi trasportare dai soliti suoni comuni, dare quel tocco di “tuo” che piaccia o meno, fa la differenza. Lord Agheros ha il suo suono, i suoi concept, lo riconosci, ti aspetti l’inaspettato [cit. Francesco Palumbo].

Diamo i contatti sul web per chi ci sta leggendo?
Volentieri, mi trovate su Fb facebook.com/lordagheros Instagram: @lordagheros e tutte le piattaforme musicali

Ti ringrazio di essere stato con noi.
Grazie a Voi, è stato un immenso piacere!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 7 febbraio 2022.

Road Syndicate – Capitolo secondo

Tornano su Overthewall i Road Syndicate, freschi autori di “Vol. II”, con la partecipazione straordinaria dello scrittore Francesco Gallina!

Ciao a tutti voi e bentornati!
Lorenzo: Ciao Mirella. È un piacere per tutti noi parlare di nuovo con te.

Vi abbiamo già incontrato per la pubblicazione di Smoke, il vostro album di debutto.
Rieccovi con un nuovo album e una formazione rinnovata. Quali sono le novità salienti che riguardano la band?

Fabio: La novità più importante è l’ingresso di Pierluigi “Jonna” Coletta. Inizialmente come chitarrista ritmico e poi come bassista. Fa parte della “famiglia” da sempre perché anche con lui ci conosciamo da trent’anni e noi tutti abbiamo suonato con lui e collaborato in diverse band. Lorenzo: Oltre alla novità in formazione, un cambiamento sta nel songwriting del disco. “Vol. II” è un lavoro molto più corale. Durante il lockdown abbiamo avuto modo di scambiarci idee, parti di canzoni e testi. Quindi tutti abbiamo partecipato alla stesura di quelli nuovi. Inoltre, il materiale era parecchio e ci siamo potuti permettere di scegliere quali brani mettere nel disco e quali tenere per i prossimi lavori.

Citiamo la line up completa?
Lorenzo: Certamente. La nuova formazione della band è: Lorenzo Cortoni – voce e chitarra ritmica; Fabio Lanciotti – chitarra solista e backing vocals; Pierluigi “Jonna” Coletta – basso e backing vocals e Cristiano Ruggiero – batteria.

Mi rivolgo a Francesco. Il brano di apertura del nuovo album è ispirato ad uno dei tuoi libri, qual è il titolo e ci racconti com’è andata?
Francesco: Ciao Mirella. È nato tutto dalla mia richiesta a Lorenzo di preparare alcuni teaser promozionali per “Dipinto Sull’Acciaio – del rapporto tra heavy metal e pittura”, il mio ultimo libro. Collaboravamo già insieme dal lancio di “Smoke” e quando gli ho chiesto se aveva qualche jingle originale da poter utilizzare per i miei promo, mi ha sottoposto un riff di Fabio che non era ancora stato usato per i Road Syndicate, ma “girava” da tempo in sala prove. Visto anche il successo di questi piccoli video, che hanno fatto migliaia di visualizzazioni, abbiamo convenuto che si trattava di un riff che doveva per forza diventare una canzone. Fabio lo ha quindi sviluppato e arrangiato, mentre Lorenzo gli ha costruito addosso un testo ispirato al mio scritto. Così è venuta fuori “Take me Higher”, la canzone di apertura dell’album. Un brano che, oltretutto, diventerà anche un video.

Il suono che siete riusciti ad ottenere con “Vol. II” possiede quel calore che il rock trasmette da quasi settant’anni e che purtroppo ultimamente si tende a trascurare. Credete che l’aver prodotto personalmente questo album e il mancato utilizzo di troppi “trucchetti” digitali siano il segreto alla base del risultato ottenuto?
Fabio: Pure “Smoke” è stato autoprodotto, anche se lavoriamo con una etichetta discografica (Orange Park Records). Del resto anche il primo album è figlio della stessa filosofia: backing tracks registrate in presa diretta, dal vivo, no correttori di intonazione, nessun simulatore di ampli e nessun trigger sulla batteria. E, soprattutto, nessuna concessione alla “Loudness War”. Stavolta, la differenza tra i due dischi risiede nelle risorse tecnologiche a cui abbiamo potuto attingere, oggi più importanti rispetto a due anni fa.

Per le registrazioni dell’album vi siete avvalsi della partecipazione di musicisti esterni alla band, da dove è nata questa esigenza e quali giovamenti credete abbia apportato al lavoro in fase di arrangiamento dei brani stessi?
Fabio: È molto semplice: la formazione allargata si era già esibita in diverse circostanze durante la promozione di “Smoke” ma, per una serie di motivi assolutamente fortuiti, non si era concretizzata nella realizzazione di quel disco. Stavolta la congiunzione astrale si è avverata e siamo riusciti a realizzare quel “big sound” che ci piace tanto. Con hammond, Fender Rodhes, Dobro, coriste e tutto il resto.
Lorenzo: La collaborazione con altri musicisti ci ha permesso di ampliare le possibilità sonore della band. L’aggiunta dell’hammond di Luciano Gargiulo, dei cori di Francesca Cinanni, Helena Pieraccini, Marco Battelli ed Emiliano Laglia, del dobro di Gabriele Sorrentino e del basso di Arianna De Lucrezia ci ha permesso di aggiungere venature più blues e gospel ad alcuni pezzi. Oltre al fatto che per me personalmente, suonare con Luciano e Francesca è un piacere che va avanti da anni ormai.

Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi sul web?
Lorenzo: Siamo pressoché ovunque, da Facebook a twitter e instagram, oltre che sul nostro sito www.roadsyndicate.it, cercateci.

Francesco, noi ci sentiamo presto per la presentazione del tuo libro, un salutone ai Road Syndacate e alla prossima!

Francesco: Ciao Mirella. Sarà certamente un piacere discutere con te di Dipinto Sull’Acciaio e grazie per questo spazio.
Lorenzo: Ciao e grazie anche da parte mia per aver parlato di “Vol. II”.
Fabio: E mia, a presto e… rock’n’roll.

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 31 gennaio 2022.

Damno – Forgotten in the oven

Ospite di Mirella Catena su Overthewall, in occasione della pubblicazione dell’Ep d’esordio del progetto Damno, “Bugaboo Alley” (Frantic Mule), Danilo Teti.

Benvenuto Danilo
Ciao e grazie per l’intervista che mi state concedendo.

Ci parli delle tue precedenti esperienze musicali e come nasce l’idea del progetto Damno?
Ho iniziato a suonare la batteria all’età di 15 anni e canto da quando ne ho 17. Ho militato in molte band e frequentato contesti musicali differenti, sia metal che non. Negli anni, dopo aver acquisito una certa esperienza e sicurezza, ho avvertito l’esigenza di far nascere una band heavy metal dove potermi esprimere in totale libertà, senza dovermi inserire obbligatoriamente in un determinato filone musicale. Purtroppo, dopo ben quattro tentativi falliti, ho pensato di accantonare l’idea e di non volerne più sapere. All’inizio del 2020 però, poco prima del lockdown, parlando con un amico che conosco da tantissimo tempo, uscì fuori da parte sua questa domanda: “Come mai dopo tanti anni che fai musica, non hai mai inciso un qualcosa che ti rappresenti?”. Quella domanda fece scattare in me l’idea di creare una one-man band che mi potesse raffigurare musicalmente al 100%: così sono nati i Damno!

Ascoltandoti, parlo a nome oltre che mio ma anche di Giuseppe e Fulvio, vengono in mente i Voivod e i Faith no More. Ispirazione allo stato puro, nessuna regola musicale se non quella di infrangerla. Come definiresti il tuo genere musicale e quali sono le band a cui ti sei maggiormente ispirato?
Sono contentissimo che accosti “Bugaboo Alley” ai Voivod e ai Faith no More poiché, essendo due band che amo alla follia, la cosa mi inorgoglisce. Per quanto riguarda il genere, non ho mai pensato come definirlo… forse “Varie ed Eventuali Metal”? Ovviamente scherzo, però se ci pensi potrebbe funzionare! Ahahahahah! Probabilmente potrebbe andar bene la definizione che ha utilizzato la stampa: “Avantgarde Metal”. Più che un genere lo vedo come una sorta di contenitore dove vengono inserite tutte quelle band, e artisti, che fondono la musica heavy metal ad elementi fuori dagli schemi tradizionali, appunto definiti avanguardistici. Ascolto tantissimi generi musicali dentro e fuori dal metal, ed ovviamente ne rimango influenzato in qualche modo. Posso dire di essere molto attratto da gruppi e solisti che tendono a mutare il loro sound non solo nell’arco degli anni, ma anche all’interno di una singola canzone. Sicuramente tra le band più famose che si pongono in tal maniera posso citarti: Voivod, Celtic Frost, Quintorigo e Mr. Bungle. Altri gruppi forse meno conosciuti ma che sicuramente mi hanno influenzato sono: Naked City, Carnival In Coal, Crotchduster, Flatistick, Hesus Attor, Darth Vegas, Spazztic Blurr, Liquid God, Clown Core e molti altri ancora.

“Bugaboo Alley” ha la particolarità che, a parte le linee vocali, tutta la base strumentale è stata composta e registrata in Virtual Studio Technology. Come ha preso vita questa idea e quanto è stato fondamentale il supporto tecnico di Alex Di Nunzio?
Ho tentato molte volte di creare una band che potesse supportare la filosofia che c’è dietro questo progetto, ma a causa dei miei quattro fallimenti ho deciso di smettere e di non pensarci più. Dopo qualche anno, però, parlando con quel mio amico di cui ti ho detto prima, ho pensato che, essendo ormai il 2020, forse la tecnologia avrebbe potuto aiutarmi. Per questo mi è venuta la folle idea di realizzare un EP completamente da solo, utilizzando i VST per tutte le parti strumentali. Partendo da queste premesse, la realizzazione di “Bugaboo Alley” è stata frutto di un lavoro molto lungo e faticoso. Partiamo col dire che i brani sono vecchie idee composte da me e dal mio amico di nome Luca Franco. Con questo ragazzo in passato avevamo un gruppo insieme, nel quale io cantavo e lui suonava la chitarra. Successivamente ho chiamato un altro mio caro amico che conosco ormai da più di vent’anni: Fabio Mariani. Con Fabio abbiamo riarrangiato queste vecchie idee sviluppandone di nuove. Queste mie aggiunte hanno stravolto completamente il tutto fino a far diventare queste idee delle vere e proprie canzoni. Una volta terminate le quattro tracce mi sono occupato di realizzare i suoni in VST: anche in questo caso mi ha aiutato un altro amico di nome Valerio Lucantoni: esperto nella programmazione in VST, nonché eccellente musicista. Infine ho registrato le voci ed effettuato mix e master ai NMG Recording Studio da Alex di Nunzio. Il supporto di Alex è stato estremamente determinante poiché, attraverso la sua professionalità ed esperienza, è riuscito ad “umanizzare” il lavoro complessivo, dandogli un sound potente, godibile e molto realistico. Ci tengo a precisare che, nonostante l’EP sia stato interamente ideato e visionato da me, in quanto unico elemento della band, ho preferito farmi affiancare perché, essendo principalmente un batterista, volevo avere una visione dei brani da altre prospettive musicali, oltre ad un approccio più professionale verso il progetto. È stato veramente un lavoro massacrante riuscire a concretizzare e concatenare il tutto, ma alla fine sono pienamente soddisfatto del risultato finale!

“Spanking-core” abbina in maniera magistrale le intuizioni compositive espresse da un genio assoluto come Mike Patton con sfuriate grind-core e death-metal alla Pestilence! Quali sono secondo te i punti di contatto tra generi musicali cosi differenti?
Ti ringrazio nuovamente per i paragoni che fai. Aver accostato il brano “Spanking-core” alla genialità di Mike Patton e all’aggressività tecnica dei Pestilence mi lusinga! Io credo che ogni band, o musicista, debba possedere un sound personale che faccia da filo conduttore a tutta la propria proposta musicale presente e futura. Questo, secondo me, è il punto di contatto che lega varie influenze e differenti contaminazioni artistiche all’interno di un progetto musicale!

Damno resterà un progetto in studio o ci sarà possibilità di vederti suonare dal vivo?
Adesso non so dirti neanche io quale strada percorrerà in futuro Damno. Non mi pongo nessun limite, quindi posso dire di lasciare uno spiraglio aperto ad ogni possibilità!

Stai già preparando qualcosa di nuovo e quali sono i contatti per seguirti sul web?
Attualmente mi sto occupando esclusivamente di promuovere l’EP “Bugaboo Alley”… poi chissà! Per seguire Damno nel web mi trovate su quasi tutte le piattaforme: Facebook, Instagram, Bandcamp, YouTube, YouTube Music, Spotify, Deezer, Tidal, Amazon, Amazon Music, iTunes, Apple Music e molti altri ancora. È praticamente Impossibile ma, se proprio non riusciste a trovare Damno e voleste acquistare l’EP in supporto rigido o in digitale (oppure farvi semplicemente quattro chiacchiere con il sottoscritto), potete contattarmi privatamente all’email: danilo.teti@damno.net.

Grazie di essere stato con noi!
Grazie a voi!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 31 gennaio 2022.

Aedy – I cantori degli dèi 

Ospiti di Mirella Catena su Overthewall gli Aedy, symphonic metal band di Aosta autrice dell’Ep “Agunor’s Heirs part 2”.

Il nome del gruppo si ispira agli aedi, i cantori dell’antica tradizione greca. Come nasce l’idea della band e perché avete scelto questo moniker?
Emi: L’idea di fondare gli Aedy arriva già nel 2004, quando assieme a Molly si muovevano i primi passi nell’underground di Aosta (all’epoca molto ricco di band rock e metal). Diciamo però che il vero giorno di svolta fu il 1° marzo 2008 quando proposi a Molly di mettere in piedi un progetto di concept music basato proprio sulla saga che stavo scrivendo. Così la scelta del nome è ricaduta quasi immediatamente su Aedy, (aedi) appunto i cantori itineranti della GreciaaArcaica, i quali accompagnati dalla musica narravano le gesta di dèi ed eroi… noi raccontiamo le gesta di dèi ed eroi di una nostra saga fantasy e, quando tornerà possibile realizzare liberamente concerti dal vivo, torneremo a viaggiare portando ovunque potremo la nostra musica e le nostre storie.

Il fantasy è il tema che proponete nelle vostre composizioni musicali, quali sono gli elementi che vi ispirano maggiormente?
Kate: Piccola premessa: tutti i pezzi della band si basano sulla Saga di Ubnor, il romanzo fantasy scritto da Emiliano, il nostro batterista. Detto questo, ci ispiriamo al fantasy soprattutto al livello di personaggi e di contesto (tra i personaggi che vengono presentati nel libro, ad esempio, troviamo draghi, maghi, gnomi, stregoni…). Nell’Ep che abbiamo pubblicato a dicembre, ad esempio, “Emerald Eyes” e “Tail of Fire” sono dedicati a due dei draghi figli di Agunor, Ërdal (drago dei venti) e Mildal (drago del fuoco). Abbiamo poi “Agunor’s Sons Revenge”, che parla della rivincita dei draghi figli di Agunor (padre dei draghi) contro le draghesse nere nelle pianure di Rodröm… “Il Canto”, invece, è una ballad un po’ particolare, si tratta di una filastrocca che parla delle origini degli gnomi della foresta di Koro, ed è la nostra prima canzone in italiano.

Nel 2020 fa ingresso nella band Emiday, cantante di impronta lirica, quali innovazioni significative ha portato agli Aedy ?
Molly: Allora, prima che arrivasse Emiday c’era ancora il vecchio bassista che provava a mettere una linea vocale sui pezzi, ma non era semplice cantare e suonare allo stesso tempo… Così io dissi “aspettiamo ancora due settimane e poi se non troviamo nessuno ci mettiamo a fare brutal death metal così risolviamo il problema della linea melodica” e esattamente due giorni dopo è sbucata fuori Emiday. Lei ci ha dato quello che cercavamo da tempo, melodia e potenza e naturalmente i brani sono stati adattati al suo timbro vocale.

Il 4 dicembre 2021 pubblicate il nuovo Ep legato alla saga fantasy di Ubnor. Ci parlate di questo nuovo lavoro discografico?
Emiday: In realtà questo progetto ha avuto inizio prima de mio arrivo nella band infatti due dei brani dell’ex erano atti imbastiti con il mio arrivo ho contribuito con la linea vocale mentre gli altri due, a parte le musiche anch’esse composte prima de mio arrivo, testi e linea vocale fatti dopo il mio arrivo. Direi che siamo felici di essere riusciti a pubblicare questo sudato Ep anche a causa della pandemia che ci ha visti purtroppo limitato per le registrazioni ma siamo soddisfatti infatti siamo riusciti anche a girare il video di “Emerald Eyes” e in previsione ci sarà un secondo video sempre di un brano dell’Ep. Inoltre stiamo già lavorando al nuovo album…

Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi sul web?
Possono seguirci come Aedy su Facebook, aedy_metal su Instagram, attraverso il nostro canale YouTube Aedy Official, su Spotify – e tutte le altre piattaforme digitali – come Aedy.

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 17 gennaio 2022.

Airborn – Live animals

Su Overthewall ospite di Mirella Catena, Alessio Perardi, leader e fondatore degli Airborn!

Bentornato, Alessio! La storia della band inizia con il promo dal titolo “Born to Fly” nel lontano 1995. In suo omaggio ogni anno proponete un festival che porta il suo stesso nome. Quanto pensi sia importante per una band, rimarcare e omaggiare le proprie radici e quindi la propria genesi?
Ciao Mirella, innanzitutto grazie per l’invito. E’ sempre un grande piacere tornare su Overthewall. Devo ammettere che forse non c’è stato, almeno consciamente, un tentativo di omaggiare le nostre radici, ma “Born to Fly” è sicuramente uno dei pezzi più conosciuti della nostra band, il pubblico si aspetta di sentirlo quando suoniamo e ha anche un titolo molto evocativo… quindi ci è sembrata la scelta perfetta quando cercavamo un nome per il festival. Suonarla come canzone di chiusura dell’evento è sempre molto emozionante!

La collaborazione con il produttore tedesco Piet Sielck e i suoi Iron Savior ha avuto inizio nel 2002 e prosegue ancora oggi. Il prossimo anno, ormai imminente, vi vedrà impegnati in un mini-tour in terra spagnola, proprio con la band tedesca. Con quali spirito vi apprestate ad affrontare questa nuova avventura?
Ovviamente incrociamo le dita, rispetto a questa nuova avventura. L’aggravamento della situazione Covid potrebbe farla saltare da un momento all’altro, ma speriamo che, anche se dovesse succedere, sia solo rimandata. E’ sempre un piacere suonare con gli Iron Savior che sono davvero dei grandi amici. Suonare in Spagna sarebbe anche molto importante perché la nostra etichetta, la Fighter Records, ha base proprio a Madrid. Vedremo cosa succederà. Ma ripeto, se non sarà possibile, l’appuntamento è solo rimandato.

Diversamente dalla maggior parte delle bands power, nei vostri testi affrontate tematiche legate alla fantascienza piuttosto che gesta cavalleresche o narrazioni storiche tanto care al genere musicale, raccontaci a questo proposito la trilogia legata al “segreto della lucertola”.
E’ vero, i nostri testi sono più che altro legati alla fantascienza e il motivo è che semplicemente mi piace moltissimo ed è sempre stata una mia passione, inoltre già nel lontano 1995, quando siamo nati, c’erano già tantissime band che affrontavano la tematica epic/fantasy con cavalieri, spade e dragoni. Mi pace molto anche il fantasy, ma sembrava una materia abusata. La trilogia di Lizard Secrets non fa eccezione, infatti i brani si dividono equamente fra storie sci-fi e altre più legate alla società e a temi attuali. Abbiamo finito proprio in questi giorni la pre-produzione dell’ultimo album della trilogia che speriamo possa uscire nel corso del 2022.

Ci racconti come nasce un brano degli Airborn?
Solitamente io compongo la musica per 8/9 brani e il nostro chitarrista Roberto ne scrive un altro paio, dopodiché ci aggiungo le parole e creo delle demo schematiche con la struttura e le linee vocali. A quel punto la nostra sezione ritmica, composta da Roberto alla batteria e Domenico al basso, aggiunge gli arrangiamenti adatti per trasformare il tutto in una canzone viva e vera.

Nel 2020 gli Airborn  hanno festeggiato i 25 anni di carriera, un traguardo che poche band italiane possono vantare, come vedi gli Airborn tra 25 anni?  
Molto più vecchi! Scherzo… sembra impossibile che sia già passato tanto tempo, considerando che abbiamo avuto un solo grande cambiamento nella line-up: i “giovani” Dome e Roby sono entrati nel gruppo più di 10 anni fa. Il che rende anche la seconda versione della band molto collaudata. Il futuro chi può dire cosa ci porterà? Penso che ogni nuovo disco sia più ricco e maturo del precedente. Certo, tra 25 anni alcuni di noi saranno ultrasettantenni, ma se avrò ancora un po’ di voce e saremo tutti in forma, si potrà ancora suonare, no?

C’è un sogno che vorresti realizzare con la band?
Sinceramente io spero di poter continuare come adesso: abbiamo dei fan meravigliosi, sparsi in giro per il mondo. Siamo molto fortunati. Se, nella nostra nicchia, riusciremo a restare rilevanti per chi ci apprezza, penso che il nostro sogno più grande si sarà avverato.

Diamo i contatti degli Airborn a nostri ascoltatori?
Certo, la parola chiave è “airbornband”: www.airbornband.com è il nostro sito web, www.facebook.com/airbornband la nostra pagina Facebook, http://www.youtube.com/airbornband la nostra pagina su YouTube e www.instagram.com/airbornband/ la nostra pagina su Instagram.

Grazie di essere stato con noi, ti lascio l’ultima parola
Grazie mille per questa chiacchierata e, per tutti i nostri amici là fuori, speriamo di poterci rivedere presto, magari a un concerto, in un mondo libero dal malefico virus! Grazie ancora.

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 10 gennaio 2022.

BlackViolence – Violenza nera!

Su Overthewall ospite di Mirella Catena il trio italiano BlackViolence, da poco fuori con il nuovo album “Extinction Control” (Wormholedeath).

Il genere che proponete è un mix tra il thrash metal europeo più potente e l’industrial americano. Quali credete siano le band che vi hanno più influenzato nel vostro percorso musicale?
Rafé: Per me Marilyn Manson.
John: Per me se parliamo di metal/industrial Rammstein, se rimaniamo sull’hard rock Motley Crue.
Anthony: Jimi Hendrix per quanto riguarda il passato; se parliamo di un discorso più moderno i Rammstein.

Dal 2017 ad oggi avete pubblicato un MCD e due album dimostrando di essere una band con un’elevatissima vitalità compositiva, qual è il segreto, se si può svelare, per poter raggiungere tali risultati in così poco tempo?
Beh, noi abbiamo un modo particolare di comporre: il vino non manca mai! ahah. Diciamo che per noi è una fortuna essere uniti sia nelle decisioni sia sul dal farsi in generale. Gran parte delle composizioni le dobbiamo ad Anthony il nostro genio del male.

In “Traum (Nein)” vi siete avvalsi della collaborazione di un grande artista come NeroArgento e in “Lucifer’s Way” addirittura di Derek Sherinian, probabilmente uno dei migliori tastieristi e pianisti esistenti nel panorama rock-heavy attuale. Da dove nasce l’esigenza di queste collaborazioni?
Rafé: Allora diciamo che non è stata tanto una questione di esigenza; qualche anno fa ho conosciuto NeroArgento sul set di un video di Rovazzi (genere totalmente offside). Da lì a poco abbiamo scoperto di esserci già visti in un precedente concerto dei BlackViolence; ci siamo trovati subito in sintonia quindi non è stato poi così difficile capire che sarebbe finito a curare gran parte del lato sonoro dell’album. Per quanto riguarda Derek è stato un caso o fortuna.
Ricordo che un pomeriggio ero tranquillo a casa quando noto negli spam di Instagram un messaggio di un nome familiare. Il pomeriggio arrivato in studio decido di far leggere il messaggio a John che ha avuto una reazione che mi ha confermato tutto.

“Bloody Bride”, singolo di lancio del nuovo album “Extinction Control”, è accompagnato da un video-clip molto particolare dove amore e morte vivono in un connubio quasi indissolubile. Chi è l’autore della sceneggiatura e perché avete deciso di affrontare questa tematica?
Questo brano è un po’ il nostro cavallo di battaglia, oltre che essere il brano che divide l’album a metà. Non è stato difficile stendere una sceneggiatura poiché noi a differenza di altre band quasi sempre ci facciamo prima un’idea visiva che musicale. In questo video abbiamo avuto anche il piacere di collaborare con @TwistedEye.photography (Caitlin Stokes) per le riprese della storia.

Il vostro nuovo album verrà pubblicato dalla Wormholedeath, etichetta discografica che abbina una strategia di presentazione sul mercato internazionale di bands non sicuramente mainstream, quindi underground, con un apparato promozionale e di distribuzione che garantisce una diffusione del prodotto in tutto il mondo. Come siete entrati in contatto con una realtà cosi stimolante e professionale?
Qui torna in gioco NeroArgento in quanto noi avevamo già avuto delle proposte interessanti da varie etichette; un pomeriggio d’estate poco prima di prendere una decisione mi consiglia di contattare quest’etichetta nonostante lui non avesse avuto esperienze “lavorative” con la WormHoleDeath. Da lì a poco ho ricevuto una risposta, poi successivamente una chiacchierata con Carlo ed ora eccoci qui.

Diamo i vostri contatti sul web a chi ci ascolta da casa?
Potete trovarci su Facebook, YouTube e Instagram. Probabilmente a breve anche su Bandcamp dove pubblicheremo special tracks.

A voi l’ultima parola!
Stay tuned, stay in touch, We are BlackViolence!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 6 Dicembre 2021.

Cadaveria – The woman who fell to earth 

Nuovamente ospite di Mirella Catena su Overthewall Cadaveria.

Per prima cosa ti ringrazio di essere, a distanza di un anno, ancora ospite nella mia trasmissione. Bentornata su Overthewall! La spiritualità e il misticismo sono delle componenti ben radicate in ogni tua produzione, che tipo di evoluzione hanno avuto nel corso della tua carriera e chi è quindi oggi Cadaveria?
Grazie a te, è davvero un piacere essere di nuovo in tua compagnia e grazie per l’interesse che dimostrate verso di me. Più che di misticismo parlerei di spiritualità. Negli ultimi anni mi sono avvicinata allo sciamanesimo, complice un viaggio che ho fatto in Brasile, durante il quale sono stata a contatto per quattro giorni e quattro notti con una tribù indigena. Ho imparato i loro canti, ho ballato con loro attorno al fuoco, ho partecipato alle loro sacre cerimonie. Cerco di applicare nella vita di tutti i giorni i grandi insegnamenti che ho avuto da quel meraviglioso popolo che mi ha accolta come una sorella. E’ stata un’esperienza profonda che inevitabilmente ha influenzato anche alcuni nuovi brani dei Cadaveria usciti recentemente come singoli e altri che usciranno successivamente. Anche la meditazione e lo yoga fanno ormai parte della mia quotidianità e mi sono state di aiuto nel superamento della malattia.

Della tua figura artistica ammiro, tra le altre cose, la volontà del perenne “mettersi in gioco” e sul modello serpentino, quello di mutare periodicamente pelle per acquisirne una più bella e potente! Credi che questo concetto sia magistralmente espresso in parallelo con il tuo percorso di donna e non solo di artista?
Eh, sai dicono che lo scrub faccia bene al rinnovamento cellulare e con l’avanzare dell’età mi sto prendendo cura della mia persona, ah ah ah! A parte gli scherzi, sono una persona eclettica e che si annoia facilmente e mi piace spingere l’asticella dei miei limiti sempre più in alto. Così sono sempre in movimento e pronta a sperimentare qualche novità. La vita mi ha messa di fronte a tante scelte e a grandi cambiamenti e io ho dovuto imparare a lasciare andare. Viviamo continuamente il ciclo della vita e della morte anche durante la vita stessa. La natura e le sue stagioni ce lo insegnano. Ora guardo con ottimismo il cambio di pelle perché so che sotto ciò che si esfolia ci può essere qualcosa di più bello, una nuova opportunità.

Circa 30 anni fa hai messo a disposizione la tua voce per la realizzazione di una delle più belle intro che il black metal abbia prodotto, mi riferisco a “My Soul” del seminale “All the Witches Dance” dei Mortuary Drape. Cosa ricordi di quel periodo magico, in cui un certo tipo di suono stava vedendo la luce, e quale emozioni ti trasmette ancora oggi nel ripensarvici?
Ah, di quella esperienza in particolare ricordo che la sera prima avevo ecceduto col bere e quindi in studio non ero per niente in forma. Era l’incoscienza della gioventù. Ora non me lo permetterei mai, sono troppo precisa e professionale per presentarmi in studio non in forma. Di quel periodo ricordo la spensieratezza e e il grande scambio epistolare con i fan, altre band e case discografiche. Non c’era internet, eravamo tutti agli inizi, non c’era uno più figo o più avanti dell’altro e c’era molta collaborazione anche tra i gruppi.

Nel tuo bellissimo ultimo video-clip “The Woman Who Fell to Earth” cosa vuoi trasmettere con questa misteriosa e quasi ancestrale visione femminile?
Ho raccontato la figura di una donna guerriera, così come mi hanno ribattezzata gli indigeni in Brasile, che scaglia la propria freccia lontano. Ho allargato il discorso a tutto il femminile, dunque questo brano è dedicato a tutte le donne della terra, alla nostra forza e alla nostra fragilità, di cui non ci dobbiamo vergognare, anzi. Abbiamo un sesto senso… e anche un settimo. Impariamo ad ascoltarci di più e a fidarci del nostro istinto.

In questi giorni sono piacevolmente impegnata nella lettura di “Necrodeath. The Shining book” dello scrittore Massimo Villa, che contiene, oltre alla biografia della storica band, anche la tua bellissima prefazione. Cosa hai provato ripercorrendo quei ricordi e ci sarà una tua biografia, come hai appunto accennato nella prefazione?
Quando Massimo Villa mi ha chiesto di contribuire al libro ho pensato di dare un taglio molto personale al mio intervento. Visto e considerato che ho conosciuto Flegias oltre trenta anni fa e sono stata legata a lui affettivamente, ho raccontato proprio del nostro incontro e di come passavamo le giornate in mansarda ad ascoltare i tanti vinili della sua collezione Heavy Metal. I Necrodeath dunque io li ho prevalentemente vissuti attraverso di lui, che li conosceva dagli anni Ottanta, come amici e poi come band “cugina” dei Cadaveria con cui condivido due componenti. Mi piace molto scrivere e ho pensato più volte di cimentarmi nella mia autobiografia. Due cose al momento mi trattengono: ultimamente vivo molto nel presente e non amo più tanto scoperchiare i calderoni del passato. Tra le tante cose belle ci sono ce ne sono alcune meno piacevoli e non ho voglia di farmi del male. L’altro aspetto frenante è che mi sento completamente realizzata con ciò che faccio e già nei miei testi raccolto moltissimo di me. Se un domani smetterò di fare musica allora forse ci sarà spazio per un libro, ma dovrà essere una esigenza, un’urgenza mia, non una m ossa commerciale. Di quello non me ne frega niente.

I tuoi canali social ci informano che sono in arrivo importanti novità, tra cui un nuovo album. Puoi dare qualche anticipazione per i nostri ascoltatori?
Sì certo. Abbiamo trascorso la fine del 2020 e tutto il 2021 realizzando singoli in digitale e accompagnandoli con i relativi video. Ci siamo divertiti e abbiamo dato un assaggio della nostra nuova musica. A ottobre siamo tornati a comporre e abbiamo deciso che questi novi brani confluiranno in un album. Quindi per ora basta singoli. Siamo in studio e speriamo di far uscire il successore di “Silence” (nostro ultimo full length risalente ormai al lontano 2014) entro l’estate 2022. Seguiteci dunque su https://www.facebook.com/cadaveria e su https://www.instagram.com/cadaveriaofficial/ per non perdervi questa ed altre novità in arrivo.

Grazie di essere stata con noi.
Grazie a voi!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 13 Dicembre 2021