Violent Scenes – La via della rinascita

I Violent Scenes sono una band pugliese attiva da cinque anni, da poco hanno pubblicato l’EP “Rebirth”, il seguito del loro debutto discografico “Know By Heart” del 2017. Per conoscere meglio la band e il loro punto di vista abbiamo intervistato il cantante e bassista Giorgio Cuscito.

Nel comunicato stampa esordite con la frase “band costruita su una profonda amicizia”, ci racconti in breve la genesi della vostra band e di come si può fondere l’amicizia con il suonare musica, è sempre facile?
La band nasce ufficialmente nel 2017 quando Gianfranco Maselli (chitarra) incontra Gianvito Novielli (chitarra) una sera fuori da un pub. Fino ad allora eravamo in tre, con un disco già pronto ma fermi da un po’. Gianfranco era appena tornato dall’Erasmus a Bucarest e io, con Antonio Iacovazzi (batteria ed elettronica), avevamo bisogno di un nuovo scatto, nuova linfa! Come quando le note musicali girano e c’è bisogno di un nuovo semitono per ricominciare, atterrando su una nuova ottava! Essere una band significa essere una piccola famiglia! Noi condividiamo tutto: il lavoro, gli studi, i sentimenti, i pensieri, la politica, le amicizie. Fare musica insieme è vedere la vita insieme, dialogando non solo con gli strumenti. Quando creiamo un brano e poi un disco, lì c’è il nostro pensiero, il nostro punto di vista, non è solo musica.

Sempre dal comunicato stampa la frase: “Violent Scenes è il Nuovo Teatro Greco”. Cosa vorreste dire esattamente con questa affermazione e quali sono i contenuti che vorreste comunicare con la vostra musica?
Violent Scenes è il nostro punto di vista e, direi, la nostra filosofia! Nei suoni e nei testi c’è una ricerca costante che attinge all’umanità degli Antichi Greci. È catartico per noi l’atto del suonare, soprattutto dal vivo. Le nostre performance ci permettono di raggiungere lo stato di trance e di connetterci con l’anima. Interpretare la vita con gli occhi di un artista è una grande responsabilità e crediamo che i greci avessero raggiunto un alto senso artistico. Loro non mostravano le scene più violente durante le tragedie perché urtavano e soprattutto non erano utili al ‘sentire’ e quindi alla catarsi dello spettatore. Oggi la scena dell’omicidio è quella che si attende di più durante uno spettacolo oppure in un film, per non parlare dei videogiochi dove addirittura uccidere è un gioco. Il Teatro è diventato un’arena e dovremmo chiederci perché.

Il titolo ‘Rebirth’ che significato ha per voi? I titoli dei brani sono anche abbastanza singolari, ce li spieghi?
Il titolo dell’album, “Rebirth”, è un riferimento a “Neon Genesis Evangelion”, manga giapponese post-apocalittico uscito nel 1994, in seguito diventato serie tv con la regia di Hideaki Anno. L’opera, ambientata nella futuristica Neo Tokyo-3, è un vero e proprio cult che affronta, con un linguaggio psicoanalitico tipico dei personaggi della Tragedia di Euripide, la difesa dell’umanità, minacciata dagli Angeli, per mano di robot pilotati da esseri umani. Il regista non è mai riuscito a separarsi da Evangelion, continuando a rimaneggiarlo e riassemblarlo, così noi abbiamo fatto con “Know by Heart”, album d’esordio del 2017, grembo della nostra poetica. I brani di “Rebirth” non sono altro che tre brani tratti da questo album riarrangiati in chiave elettronica. Anche i titoli dei brani “Unit 01/02/03” sono un riferimento alle Unità Mecha: Eva 01/02/03.

Avete in programma date live imminenti?
Stiamo programmando un tour a giugno che ci porterà in giro per l’Italia, dalla Sicilia al Piemonte. Date sparse sono attese anche nei prossimi mesi.

Dove è possibile reperire il vostro nuovo EP ed eventualmente anche il disco precedente di cui parlavi prima?
Sia “Know By Heart”, il nostro debutto del 2017, che l’EP “Stimmung”, uscito sotto forma di poster nel 2019, sono al momento sold out ma li stiamo ristampando, insieme alla cassetta di “Rebirth”, per portarli ai concerti. Non è possibile reperirli online.

Avete girato diversi videoclip con Antonio Stea e vinto anche alcuni premi, giusto?
Sì, il nostro regista Antonio Stea è un membro aggiunto della band! Senza le sue immagini la nostra visione sarebbe incompleta. “Grim July” ha vinto diversi premi in tutto il mondo tra cui, quello che ricordiamo con grande orgoglio, il primo premio della quarta edizione del Cineconcerto Music Film Festival a Montecarotto (AN), nel 2019; festival unico nel suo genere, in Italia e non solo. “Nope Face” ha vinto, tra gli altri, una menzione speciale come miglior film sperimentale al Tokyo International Short Film Festival 2020 e il primo premio come miglior videoclip musicale al Paris Film Art 2021.

INTERVISTA ORIGINARIAMENTE PUBBLICATA SU “IL QUOTIDIANO DI BARI” IL 29 MARZO 2022

Bari New Rockers – Resistenza melodica

Esordio discografico per Bari New Rockers. Lo scorso 4 febbraio è uscito il loro primo album distribuito in digitale su etichetta Quadraro Basement e stampato su doppio vinile in edizione limitata. Contemporaneamente all’uscita del loro primo long playing è in rotazione il videoclip di “Convivo”, primo singolo dell’album. Abbiamo contattato la band barese per saperne di più su questo interessantissimo progetto.

Ragazzi, ci spiegate la genesi della vostra band, come e quando è nata e come siete arrivati alla pubblicazione del vostro primo album?
Bari New Rockers nasce nel 2016 come un collettivo di selecters, dj e mcs con l’esigenza di riproporre vibrazioni musicali autentiche che caratterizzavano le dancehall reggae negli anni ’90, utilizzando in maniera rigorosa il supporto su vinile e un sound system autocostruito. Dopo anni di dancehall tenute in giro per l’Italia, con una proposta musicale caratterizzata da testi conscious, antagonismo sociale e spiritualità, dal 2018 il collettivo ha iniziato a produrre la propria musica, con delle sonorità che via via si sono rivelate influenzate sempre più da svariati generi, grazie anche alla provenienza da diversi ambiti musicali dei componenti del gruppo subentrati successivamente nel 2020. L’album è il coronamento di un lavoro iniziato in questi anni e soprattutto in corrispondenza della prima pandemia, durante la quale i componenti del gruppo hanno condiviso un flusso creativo che ha permesso di ideare ben 14 tracce in qualche mese, sviluppate poi l’anno successivo, così da arrivare il 4 Febbraio 2022 a pubblicare il nostro primo omonimo lavoro.

Che vuol dire per voi “Bari New Rockers”?
La parola “Rockers” rappresenta il genere musicale che costituisce la matrice prima del progetto, un genere musicale giamaicano in voga sul finire degli anni 70 nel quale è preponderante l’utilizzo delle chitarre elettriche, di poderosi giri di basso e di incalzanti ritmi sincopati, che sono tipici della roots reggae music. Bari è la nostra città, a cui siamo legati da un forte senso di appartenenza. La parola “New” è rappresentativa della mentalità del collettivo, che, pur conservando le proprie radici strettamente legate alla cultura dei sound system, non vuole barriere né di stile, né di provenienza musicale.

Quali sono le vostre influenze musicali e come definireste la vostra musica?
In primis la musica giamaicana dagli anni 60 in poi, con tutte le sue sfaccettature che partono dallo ska, dal rocksteady e dall’early reggae fino al digital dancehall e arrivando al dub più contemporaneo di matrice anglosassone. L’altra grande influenza è il conscious rap old school e più in generale la cultura hip hop. Inoltre, nelle produzioni ci sono altri tipi di influenze, con suoni e synth che provengono dalla musica elettronica e dalla dubstep, e tracce in cui sono forti anche sonorità provenienti dal mondo rock e crossover.

Nonostante il periodo, avete in programma delle date dal vivo?
Fortunatamente da pochi giorni sembra si sia tornati a poter ballare, inizieremo da venerdì 18 al Fluxus club di Bari, con una dance hall in stile Bari New Rockers, con giradischi e microfoni; poi venerdì 4 marzo saremo al Wild & Free, un pub di Bari in zona Carrassi, con un esibizione live accompagnata da selezioni musicali; sabato 12 marzo stiamo organizzando la presentazione ufficiale dell’album all’Officina degli Esordi, nella quale inviteremo tutti gli artisti che hanno collaborato con noi alla realizzazione dell’album.

Infatti nel disco ci sono diversi ospiti, come è stata la collaborazione con loro e chi sono?
Un’altra caratteristica di Bari New Rockers è quella di voler creare connessioni artistiche e musicali con tutti coloro propensi a condividere idee e passioni comuni e che hanno la stessa esigenza di rivendicare dissenso e controcultura. Gli artisti che hanno collaborato sono in totale 18, abbiamo sia featuring vocali che strumentali. Ai microfoni ringraziamo SkinUp, Tensione, Lady B, TOP, Valeria Upbeat, Shanti Kranti, Giuan, Skreeba, Tony Tek; alle chitarre Nicola Quarto e Valeria Upbeat; al basso SkinUp e Joe Leali; al Sax Dario “Mr.Bogo” Divella; al flauto Bob Wild Deer; al violino Pino Di Lenne; agli scratch dj Argento, Tuppi B e dj Jawal. La collaborazione è avvenuta con alcuni direttamente in studio, mentre chi era impossibilitato ad essere in presenza ci ha regalato il suo contributo ascoltando le basi che gli avevamo inviato.

Dove è possibile reperire il vostro disco?
Il disco in formato digitale si può ascoltare su tutte le piattaforme principali come Spotify, YouTube, Amazon Music, iTunes, Deezer. Inoltre, coerentemente con le nostre idee e le nostre radici, abbiamo stampato una quantità limitata di LP in formato doppio, che può essere acquistato contattandoci direttamente a barinewrockers@gmail.com o nei principali negozi di dischi qui a Bari.

Il progetto Bari New Rockers è formato da: Friend Sunshine (Melodica, percussioni, dj selecter, sound system operator), Giovanni Kiace (Producer, Sound engineer, dj selecter), Sfogo Lirico (Producer, voci) e Dread Pit (voci).

INTERVISTA ORIGINARIAMENTE PUBBLICATA SU “IL QUOTIDIANO DI BARI” IL 16 FEBBRAIO 2022

Claudio Trotta – Il silenzio forzato della musica dal vivo

Claudio Trotta è il fondatore di Barley Arts, una delle realtà indipendenti europee più importanti per l’organizzazione di concerti e spettacoli dal vivo. Fondatore anche di Slow Music “Movimento dedicato alla Bellezza, all’eccellenza e al rispetto e alla cooperazione in ambito musicale”, è il primo organizzatore di eventi musicali che ha ricevuto nel 2020 l’“Ambrogino d’oro”, onorificenza conferita dal comune di Milano per civica benemerenza. Per fare solo qualche nome, grazie a Trotta e a Barley in Italia abbiamo potuto seguire per anni le tournée di Springsteen, Cure, Bowie, Kiss, Iron Maiden, Zappa, una lista infinita di star nazionali ed internazionali. Da un paio di anni però questo settore per ragioni che ormai tutti conosciamo è fermo, tranne qualche rara occasione. Abbiamo contattato il promoter per conoscere meglio la sua opinione.

Claudio, quanto tutto ciò è ancora sostenibile soprattutto dal punto di vista economico?
Non lo è più già sostenibile. Il problema principale è ovviamente economico. Parliamo soprattutto del mondo indipendente, di chi non lavora per le multinazionali e/o che non ha un lavoro garantito, fisso. Ci sono problematiche enormi per tutto lo spettacolo dal vivo, per le maestranze, per i musicisti, cantanti, attori, artisti, ballerini, creativi di vario genere e per le imprese. I ristori hanno sicuramente aiutato ma oltre a non essere stati sufficienti non sono stati distribuiti in maniera equilibrata, soprattutto quelli relativi ai concerti riprogrammati e/o cancellati, sono stati assegnati con sistemi sbagliati che hanno privilegiato le multinazionali, ma il tema è molto più ampio, non è solamente economico, parliamo di un ambito che ho definito sin dall’inizio del 2020 “il mondo dello stare insieme” e che non riguarda solo gli eventi della musica live e meno che meno solo quelli di massa, e che comprende teatro, danza, circo, orchestre da ballo, intrattenimento, produttori di strumenti musicali, giornalisti e fotografi dediti allo spettacolo dal vivo senza dimenticare anche gli eventi privati che sono anche essi linfa vitale per le maestranze, le imprese, per tutti. Stare insieme significa anche andare a scuola, mondo che invece ha aperto e chiuso ad intermittenza, e va anche ricordato il mondo della giustizia, perché anche i tribunali hanno lavorato a singhiozzo. Insomma necessità primarie e libertà individuali e collettive che sono state messe in secondo piano rispetto ad attività commerciali considerate più importanti. Ci si chiede per quale motivo a molti mondi sia stato consentito di non fermarsi applicando protocolli organizzativi, operativi e sanitari, vedi la grande distribuzione, la televisione, i giornali, i tabaccai, i grandi cantieri edili, la vendita in rete mentre al mondo dello spettacolo dal vivo sia stato impedito, nonostante questo mondo di protocolli ne abbia partoriti in abbondanza, penso a quelli realizzati con Slow Music e con Ricominciamo ma anche a quelli di Agis e di altri. Di protocolli operativi per la riapertura degli spazi dello spettacolo dal vivo con Slow Music ne abbiamo creati due con mesi di lavoro di gruppo con medici, professionisti del settore organizzativo, creativo e produttivo e responsabili alla sicurezza sul lavoro. Il primo nel 2020 per gli spettacoli al chiuso dal nome “Vengo anch’io… per sentire l’effetto che fa” e il secondo nel marzo 2021 per gli spettacoli all’aperto con “Ricominciamo”, questi protocolli seppure riconosciuti più che validi da molte istituzioni sanitarie e governative non sono mai stati seriamente considerati.

Per quali ragioni?
Non ho una risposta. Mi chiedo se tutto questo è casuale, se è frutto di ignoranza e di mancata considerazione da parte di chi ci governa e da parte di chi il governo ha messo a prendere decisioni in questo settore, il CTS, quindi se c’è una mancata considerazione della sfera umana, sociale, culturale, dell’equilibrio delle persone che per natura propria sono fatte per stare insieme e non da sole oppure se c’è dell’altro. Non ho mai pensato a nessun genere di complotto, di fatto tuttavia c’è che questo mondo dello Stare Insieme è stato umiliato, vilipeso, poco considerato e in sostanza devastato. Ci sono centinaia di migliaia di persone, non solo in Italia, che hanno dovuto cambiare mestiere, che in un mondo normale potrebbe anche essere una cosa buona se voluta dalla propria volontà, ma non lo è quando attraverso e dopo anni di studi, lavoro, esperienze hai costruito qualcosa nella tua vita creando una propria identità, artistica umana e professionale e sei costretto ad abbandonarla per fare altro, come lavorare per Amazon o consegnare pizze allora il problema diventa enorme.

Vedi una possibilità di ripresa nell’immediato?
È un problema che ci porteremo avanti per anni, non è limitato solo ad oggi. Prendiamo in esame le tournée del 2022, alcune non si potranno svolgere anche per motivi apparentemente impensabili, penso ad un caso che mi ha toccato direttamente dove un artista internazionale ha cancellato il tour europeo perché non ha potuto reperire tour bus disponibili. Non tutti i tour si svolgono con aerei e limousine, anzi. Se ci saranno i tour programmati per l’estate 2022 che per il momento sono ancora confermati, temo che ci saranno seri problemi nel reperire figure professionali e maestranze in campi importanti come l’allestimento e la sicurezza degli spettacoli, questo significa che è stata letteralmente buttata via una storia di persone e aziende territoriali, locali e nazionali di un certo peso, in un paese come il nostro che negli anni 70 in questo settore aveva molta meno professionalità di oggi, ma che prima di questi due terribili anni aveva raggiunto ottimi livelli professionali e organizzativi, rientrando tra i paesi meglio organizzati nel mondo. Sto parlando della musica popolare contemporanea (la parte della lirica che vive da sempre con denari pubblici ha continuato a riceverli anche a porte chiuse) ma anche del teatro non finanziato, così come il circo, la danza se non finanziata con denaro pubblico. Parliamo di tantissime persone senza attualmente più alcuna identità e dal futuro incerto. Un dramma come si può comprendere non solo economico ma anche culturale, psicologico, sociale. Non vedo miglioramenti in questo paese a breve termine, siamo uno degli unici paesi dove si pensa di mantenere il Green Pass fino a fine giugno, invece in altri paesi si sta togliendo, vedi in Inghilterra, in Austria, dove c’era il lockdown ma dove ora stanno togliendo il Green Pass, in Germania non c’è mai stato, gli unici due paesi dove si sta continuando con questo metodo mantenendo delle limitazioni enormi, spesso discriminanti e astruse sono peraltro credo fra i paesi con più vittime e contagiati: Italia e Francia. Qui si apre un altro argomento, quello del calcolo dei contagiati e delle vittime, che dall’inizio ormai sappiamo tutti che è stato fatto in maniera abbastanza “bizantina” e molto anomala. Si è sbagliato o si è voluto sbagliare? fin dall’inizio a narrare il tutto. I media hanno creato disagi, paura, spinto a dividere e isolare le persone, cercando di individuare gli untori di turno e recentemente questa divisione è sfociata tra chi ha deciso di vaccinarsi e chi legittimamente ha deciso di non farlo alla luce della non obbligatorietà della vaccinazione. La situazione non è delle migliori e viene da chiedersi se di fatto non sia stata calpestata la Costituzione anche dallo stesso Presidente della Repubblica, che dovrebbe essere il tutore della Costituzione stessa. Non vedo nell’immediato delle speranze, delle indicazioni di positività e di ottimismo nel presente, né nell’immediato futuro o per il futuro prossimo ancor meno per chi è più giovane e più debole.

Parlavi dello “stare insieme”. Sembra che la gente si sia un po’ “rinchiusa”, che abbia paura.
La situazione degli spettacoli dal vivo è messa molto male, ci hanno riaperto in maniera teorica, ma con tante limitazioni. Inoltre il decreto ristori firmato da Mattarella recentemente non prevede alcun ristoro per il nostro settore, almeno nell’immediato. È anche vero che Franceschini aveva annunciato 111,5 milioni di euro per il nostro settore che al momento non si vedono, ragion per cui si spera che nell’immediato si rimedi a questo con dei ristori e bandi specifici da parte dei Ministeri di competenza. Al momento si lavora con tante limitazioni e un clima generale di paura e di poca fiducia che porta a cancellare diverse tournée anche per mancanza di vendita di biglietti.

Come vedi lo svolgimento dei concerti estivi? Ammesso che tutto fili liscio, sarà ancora limitato alle attuali restrizioni?
Non sono mai stato un sostenitore del Green Pass, prima che venisse adottato mi sono espresso in maniera critica e ancor più quando ne ho conosciuto le modalità, ancor meno con questa adozione discriminatoria del Super Green Pass, più tutte le bizzarre modalità annesse e connesse che rasentano la follia e inutilità più totale. Ribadisco l’ignoranza di chi ha fatto queste scelte, nessuna attenzione alla sfera umana mondo considerata secondaria in un contesto internazionale che già prima del Covid già disgraziatamente principalmente esaltante la realtà virtuale rispetto alla realtà fisica reale. Il Green Pass non è uno strumento sanitario e questo mi pare sia assodato e chiaro. C’è gente che ha il Covid e con il Green Pass funzionante allo stesso tempo. Quindi mi auguro che quanto prima e almeno per tutti gli spettacoli da maggio in poi possano cadere tutte le limitazioni e discriminazioni correnti inclusa quella dell’utilizzo all’aperto di mascherine.

La voce degli artisti è stata silente in questo periodo?
Gli artisti sono stati estremamente deludenti, quei pochi sia italiani che internazionali, che si sono espressi in maniera critica sono stati violentemente dileggiati. C’è stato un affermarsi sempre più evidente di retorica e ipocrisia senza fine da ogni direzione e gli artisti troppo silenti non hanno fatto la loro parte che dovrebbe essere anche quella di esprimere criticità e disagi comuni, sociali, umani.

Alcuni settori sembrano non aver subito lo stesso trattamento, vedi il calcio o il Festival di Sanremo in questi giorni con la capienza al 100%. Ci sono canali preferenziali?
Il Festival di Sanremo ormai da anni è un evento televisivo che non ha niente a che fare con lo spettacolo e la qualità musicale, però è il programma televisivo più importante della Rai dal punto di vista di gettito pubblicitario, per cui viene sempre preservato. Per molti rappresenta la vetrina del degrado artistico e sociale dei nostri tempi.

Alcuni anni fa hai scritto un interessantissimo libro “No pasta, No Show”, hai in mente un nuovo libro?
Sì, in realtà durante questi due anni ho scritto tantissimo. Sto mettendo insieme vari pensieri, non ho trovato una linea precisa ancora a dire la verità, ma mi piacerebbe fare un libro diverso dal precedente, ho immaginato anche di provare a scrivere insieme ad autori televisivi una serie televisiva. Mi piace esprimermi, quindi troverò la maniera di farlo oltre alla mia presenza nei canali social e le interviste. Lo avevo fatto in precedenza anche con un libro intitolato “Dizionario enciclopedico musicale di Milano” scritto con Paolo Zenoni negli anni 80.

Quanto l’industria della musica oggi è diventata più importante della stessa musica?
Purtroppo questo è un processo che era già partito negli anni 80. La grande capacità creativa delle case discografiche e di alcuni produttori illuminati degli anni 60/70 e anche un po’ degli 80 si è andata progressivamente perdendo, è un dato di fatto. Oltre al fatto che delle sette multinazionali discografiche ne sono rimaste solo due o tre il che ha accelerato i processi omologativi verso il basso del largo consumo. Le indipendenti nel mondo fanno spesso un buon lavoro, ma sono spesso penalizzate mediaticamente e finanziariamente e purtroppo spesso gli artisti e i loro manager sono indipendenti fino a quando non li vuole nessuno, ma poi quando passano dall’altro lato diventano parte convinta del “mainstream”. L’impressione è che purtroppo tutti vogliano passare in TV, essere ospiti o coach nei talent. La verità è che c’è ancora tanta buonissima musica e ci sono tanti imprenditori nella musica di qualità, ma non è così semplice quando le classifiche si fanno con gli streaming, diverso è quando con i tuoi soldi investi in un disco o un CD. Merito a tutti i negozianti di dischi, di strumenti musicali, ai produttori di tali strumenti e di dischi fisici, perché la musica senza gli strumenti rimane solo nella mente delle persone e la Musica riprodotta senza fisicità non alimenta Memoria e quindi Storia. Uno strumento è anche la voce, ma non certo con l’auto-tune. La musica deve essere creazione e questo avviene con il lavoro, passione, lo studio e il talento. Non ce l’hanno tutti ma in tanti fanno musica, e a un certo punto ciò diventa un’offesa per chi la musica la fa davvero.

Parlavamo di talent e TV. Al momento a parte programmi con approfondimenti musicali come quelli di Red Ronnie, cos’altro c’è?
Non mi pare ci siano. A parte il programma di Stefano Bollani è evidente che la musica popolare contemporanea, il jazz, la world music, il rock non siano rappresentate, men che meno rispettate propriamente nelle televisioni generaliste sia pubbliche, e questo è particolarmente grave, che commerciali. Nelle reti tematiche e in quelle in wi-fi ci sono invece alcune “isole felici” per fortuna.

L’underground o quello che viene definito il “sotterraneo” a livello musicale ha sempre qualcosa da dire, ci sono tante splendide realtà italiane che non hanno la possibilità di esprimersi, ci sono nuove realtà musicali nazionali o internazionali che consiglieresti?
Credo che in campo blues, jazz, world music la musica Italiana sia di altissimo livello e che alcune etichette discografiche, management, festival e promoter indipendenti facciano un lavoro straordinario. In campo cantautoriale e pop credo che ci sia un gap davvero difficile da colmarsi con la scena anglosassone ed europea ma sono ovviamente opinioni le mie.

Sei un grande appassionato di vinili, da diversi anni un supporto che è tornato nelle case della gente. Nostalgia, miglior qualità sonora? “Moda” o durerà nel tempo questo “ritorno”?
Credo semplicemente che il vinile sia un oggetto di straordinaria qualità e che nella storia della musica riprodotta, che ricordiamo ha meno di 150 anni, resti la soluzione migliore per ascoltare, conoscere, godere e studiare della diversità della creatività umana. La storia della creatività comprenderà certamente quella del vinile, mentre la musica digitale diventerà sempre di più parte della storia del consumo che è un’altra cosa. Quello che reputo sia importante fare è trasmettere alle nuove generazioni la sostanza e la qualità del vinile senza farlo apparire vintage o “vecchio”, il paradosso è che per molti il vinile è una tecnologia sconosciuta e se intelligentemente si è capaci di presentarlo in maniera “sexy” ai giovani essi potrebbero appassionarsene limitando la adesione spesso acritica alla realtà virtuale e digitale. Non è semplice ma è necessario.

Le foto di Claudio Trotta sono di Michaela Berlini.

INTERVISTA ORIGINARIAMENTE PUBBLICATA IN VERSIONE RIDOTTA SU “IL QUOTIDIANO DI BARI” IL 2 FEBBRAIO 2022

RæstaVinvE – Di uomini e di donne

RæstaVinvE è un duo pugliese che ha pubblicato un album dal titolo “Bianlancia” lo scorso maggio. Per conoscerli meglio e saperne di più li abbiamo contattati in occasione di un loro concerto a Roma domenica 30 gennaio presso il club Let it Beer.

Partiamo dal significato del vostro nome, RæstaVinvE, così singolare, cosa vuol dire esattamente?
Il nome non è che l’accostamento dei nostri due moniker, Raesta, per Stefano Resta, e Vinvè per Vincenzo Vescera. Un nome che però negli ultimi tempi ha iniziato ad indicare una realtà abbastanza corale. Dietro di noi e accanto a noi ormai c’è una band ormai sempre più consolidata: Francesco Argentati (basso), Federico Curto (batteria), Andrea Allocca (chitarre). Ovviamente c’è l’onnipresente Maurizio Loffredo degli Artigiani Studio come produttore artistico. Il nome unico indica che nell’intero percorso creativo, dalla scrittura, all’arrangiamento, così come nell’ esecuzione, i pezzi vedono l’intervento di entrambi. Inoltre il gusto un po’ francese della “è” finale ed il dittongo iniziale denotano la nostra esterofilia, dimostrata anche dal featuring presente nell’album con Clio.

Come è nato il vostro duo? Come vi siete conosciuti e siete arrivati ad oggi alla pubblicazione del vostro primo album “Biancalancia”?
Galeotto fu un concerto, quello di Riccardo Sinigallia, dove Stefano cercava un produttore ed ha trovato un coautore. Vincenzo conosce l’artista romano, il quale non potendo produrre Stefano ha ‘passato la palla’ a Vincenzo che ha iniziato una graduale collaborazione. Uno dei primi risultati è stato il buon piazzamento al premio Lunezia, edizione del 2019. Scrivendo abbiamo pensato di iniziare a cantare i pezzi insieme. Nella traccia “L’amore è un fiore” di Stefano già c’era una collaborazione con Vincenzo seppur unicamente come produzione artistica. Quando siamo entrati in studio abbiamo iniziato a lavorare su due EP diversi ma a quel punto ci è venuto naturale creare un’unica entità per dividerci l’enorme mole di lavoro che si cela dietro un progetto che in quasi assoluta autonomia cerchi di affacciarsi tra il big dell’oceano discografico. Ci siamo divertiti, ci divertiamo ed eccoci qua.

Che significato ha il titolo “Biancalancia” e cosa vorreste trasmettere attraverso i testi delle vostre canzoni?
“Biancalancia” nasce dalla consapevolezza giunta dopo la nascita dei primi brani che l’album sarebbe stato incentrato sulle donne che avevano in qualche modo ispirato la produzione delle canzoni. Il tema è quello dello scontro uomo/donna in tutte le declinazioni. Ispirati dalla vita nostra e da quella di chi ci è vicino, abbiamo parlato d’amore: dell’amore tossico, dell’amore perduto, di quello omosessuale, e di quello tra persone anagraficamente distanti. Ovviamente la scelta di intitolare l’album ad una delle mogli di Federico II di Svevia, forse quella che secondo la leggenda lo ha fatto più tribolare, è stata un omaggio alla nostra terra d’origine, la Puglia: Vincenzo è di Vieste, Stefano è di Corato.

Nel brano “Rien Va Plus” avete un featuring di Clio, come è stato collaborare con lei e come è nata questa collaborazione?
Durante il lockdown Stefano ha iniziato a convivere con la sua compagna ed attuale moglie, Chloè. Con lei hanno ripescato e elaborato un vecchio testo di Stefano nato come uno sfogo di cinque pagine, ridotte sapientemente da Vincenzo che ha avuto un approccio più tecnico essendo meno coinvolto emotivamente. Contestualmente abbiamo imparato a conoscere il pop francese e Clio è stata una scoperta illuminante. Così abbiamo provato a contattare il suo management. Sono stati gentilissimi nonostante la nota cantante fosse alle prese con l’uscita del suo terzo album ed una collaborazione con Iggy Pop. Strano ma vero, è stato più facile che collaborare con altri nomi del panorama musicale italiano. L’eccezione è stata la preziosa collaborazione con Cesare Pastanella, noto percussionista jazz pugliese, oltre che la presenza della penna di Francesco Di Bella su “Senza Cuore”. Che dire? È importante collaborare con chi senti di avere feeling, senza spaventarsi di alzare lo sguardo anche oltre il proprio orizzonte più prossimo.

Avete a breve un live a Roma, che tipo di set porterete sul palco e dove esattamente?
Da maggio del 2020 abbiamo provato a mettere su un live che non compromettesse troppo il sound dell’album così come prodotto. Nell’album hanno registrato Andrea Pesce (Fish) alle tastiere, Ivo Parlati, noto session man partenopeo e batterista di Riccardo Sinigallia, lo stesso Maurizio Loffredo e Daniele Sinigallia alle chitarre. Quindi ci è toccato studiare a fondo, riprendere dimestichezza con ampli, piano, pedaliere e il live in generale ed oggi suoniamo i brani così come sono stati incisi. Non disdegniamo piccoli set acustici ma questa è un’altra storia. Al momento stiamo suonando in locali e pub, e non c’è mancato un teatro a Viterbo dove peraltro abbiamo registrato il videoclip di “Verdiana”, al momento in rotazione.

A proposito di esibizioni live, qual è il vostro parere su questo “lungo fermo” della musica a causa della pandemia? La musica e lo spettacolo in genere sembra il settore più colpito.
I rischi legati alla diffusione ci sono. Un’idea che si potrebbe realizzare è mettere su un pool, un servizio di professionisti per assistere e guidare gli esercenti di attività che prevedano l’aggregazione di gente, in quelle zone dove il virus si è scontrato su una realtà magari già in difficoltà. Non si può fingere che il virus non ci sia, ma come una patologia, non si possono ignorare nemmeno gli effetti iatrogeni che nella società si traducono nella crisi di tante realtà più delicate benché di fondamentale importanza, se vogliamo dire così.

Il vostro singolo ‘Verdiana’ questa settimana è nella classifica ‘Indie Music Like’ tra i primi 50 posti, è una soddisfazione, bel traguardo…
È una grande soddisfazione, specie per una realtà totalmente indipendente come la nostra. Ci fa ben sperare nel futuro di questo progetto e ci dà anche una linea da seguire nelle prossime produzioni.

Il vostro album è reperibile in CD per il momento, ci sarà un’edizione in vinile?
Ascoltare sul CD l’album dà soddisfazioni che altri supporti digitali non permettono. Tuttavia aspettiamo un po’ per i vinili che arriveranno sicuramente anche se in limited edition. 

Fate vostro il CD dei RæstaVinvE, ordinabile online presso i loro canali social, e se siete in zona Roma venerdì non perdetevi il loro live-set. Disco consigliato da Wanted Record, Bari.

INTERVISTA ORIGINARIAMENTE PUBBLICATA SU “IL QUOTIDIANO DI BARI” IL 26 GENNAIO 2022