Bruno – Fatto d’acqua

Spawning” (Almendra Music, 2019) è il titolo del primo album solista di Bruno, che in undici brani per sola chitarra traduce in musica le proprie riflessioni sul mondo sommerso che ci circonda. Ecco la nostra intervista.

Come sono nati i pezzi di “Spawning”?
Non è facilissimo spiegare come sono nati i pezzi dell’album… La risposta più giusta sarebbe “dipende”. Hanno avuto un’origine variegata, sia nelle modalità che nei tempi. Alcuni sono scaturiti da improvvisazioni successivamente strutturate, altri sono in tutto e per tutto delle esecuzioni estemporanee avvenute in studio su idee musicali pregresse e altri ancora invece sono stati scritti nota per nota alla vecchia maniera. Sicuramente tutti sono il risultato delle esperienze che ho avuto, che si sono condensate e hanno preso questa forma nell’arco del tempo. E altrettanto certamente posso dirti che sono nati tutti nella mia stanza, da solo, con la chitarra in mano.

Perché hai scelto questo titolo?
“Spawning” viene dal verbo inglese “to spawn” e significa generare, germinare, produrre, fare le uova. Si usa per indicare la riproduzione e la deposizione delle uova negli animali acquatici. La metafora mi sembrava attinente con il concetto di produrre e generare musica, come se i pezzi fossero delle cellule germinali. È anche un chiaro riferimento alla biologia marina, mia grande passione.

Infatti! So che sei appassionato di immersioni, cosa di queste avventure sottomarine emerge nelle tue composizioni?
Le immersioni subacquee sono una parte fondamentale della mia vita e hanno sicuramente avuto un ruolo nella creazione di questo lavoro. Come tutto quello che di “extra musicale” facciamo e che in qualche modo “rientra dalla finestra” quando si tratta di produrre. È un’ovvietà, ma il mare è motivo di grande ispirazione in generale… Probabilmente esiste una dimensione affine tra queste composizioni e il concetto di mare, di viaggio, di immersione, etc. ma non saprei dire specificamente dove o in che cosa. Tra l’altro ho scoperto che non pochi musicisti, alcuni addirittura del mainstream, sono subacquei (Max Gazzè è un perfetto esempio, ma anche Claudio Baglioni… eheh). Un’altra curiosità è che sott’acqua in linea di massima si sta in silenzio (parlare si può ma non è agevolissimo) e se non fosse per il suono del respiratore e delle bolle che ne scaturiscono, il silenzio sarebbe pressoché totale (se escludiamo anche i motori delle barche e le rispettive ancore che sbattono sul fondale). Questo silenzio è forse uno degli aspetti più interessanti in assoluto (oggi in realtà sappiamo che alcuni tipi di pesci e altri animali marini emettono dei suoni ma sono per lo più impercettibili). Cionondimeno, devo confessare che spesso mi capita di cantare durante le immersioni…

Su YouTube i pezzi di “Spawning” sono accompagnati da tue riprese sottomarine, soltanto in un video ci sei tu ad eseguire il brano “Salpa”. Da dove è nata l’idea per questa registrazione? Si tratta di un’esecuzione dal vivo differente dalla take presente nel disco?
La versione di “Salpa” presente su YouTube è esattamente la stessa dell’album, abbiamo fatto le riprese video insieme a quelle audio originali durante le registrazioni. Era necessario avere almeno un video in cui si vedesse chi stesse suonando cosa… e “Salpa” mi è sempre sembrato il pezzo più adatto: è uno dei più orecchiabili ma anche dei più difficili da eseguire. È anche uno di quelli a cui sono più legato.

Almendra Music, etichetta particolarmente attenta alla produzione di musica strumentale, ha sposato il tuo progetto. C’è stato un momento particolarmente significativo durante la realizzazione di questo lavoro?
Il progetto ha avuto una genesi non esattamente lineare e per certi versi travagliata, per cui direi che ogni momento è stato pregno di significato. Essendo la mia prima volta per un disco “solo chitarra”, sicuramente tutta la fase di pre-produzione è stata stimolante.

La copertina dell’album, dominata da un blu intenso, vista da lontano somiglia ad un cielo stellato, invece più da vicino sembra proprio evocare atmosfere subacquee. Come è stata realizzata quest’immagine?
La copertina è opera del valente grafico e visual artist Antonio Cusimano, che ha sempre collaborato con Almendra Music e con il quale si è sviluppata un’ottima intesa col passare degli anni. È stata una bella intuizione, sembra effettivamente una galassia ma a uno sguardo più attento le “stelle” si rivelano per quello che sono, cioè bolle o se vogliamo uova…

Tu suoni contemporaneamente in diverse band, Forsqueak ed Utveggi sono le prime che mi vengono in mente ed ai cui concerti mi diverto sempre. Questo album ha un legame col tuo percorso musicale o se ne distacca?
Credo ci sia un legame inevitabile col percorso condiviso in questi anni insieme agli altri componenti delle band. Ci si è influenzati, stimolati e incoraggiati molto a vicenda ovviamente. L’album è la naturale conseguenza di quanto fin qui maturato. Ma c’è anche parecchio di quanto affrontato personalmente, come gli studi classici e l’improvvisazione. Il risultato non sarebbe stato lo stesso se non avessi studiato la chitarra e la musica classica, nel bene e nel male.

Ad un concerto di presentazione di “Spawning” hai accennato al tuo passaggio dalle accordature standard a quelle cosiddette aperte. In che modo questo cambiamento ha influito sulla composizione, oltre che sull’esecuzione dei pezzi?
Direi che è stato fondamentale, questo album semplicemente non esisterebbe se non avessi “scoperto” questa accordatura alternativa (non è “aperta” in senso stretto, gli intervalli tra le corde a vuoto non formano un accordo preciso). Mi è stata suggerita da un grande amico chitarrista, Giancarlo Romeo, nonché mio dentista, che non ringrazierò mai abbastanza. Anche questo è un percorso forse banale: dopo tanti anni di studio e di formule chitarristiche ormai cristallizzate, le accordature alternative sono uno stimolo e una fonte di ispirazione enorme. Tutto quello che facevi in modo ormai prestabilito ed inevitabile, assume colore, suono e forma completamente diversi. E quindi la sorpresa che ne scaturisce mi ha di fatto condotto sulla maggior parte dei pezzi dell’album e mi ha consentito di comporre qualcosa di diverso. Il bello è che con le accordature aperte non si arriva mai a un controllo totale dello strumento, lo stesso che si ha con accordatura standard. E’ molto difficile ad esempio improvvisare melodicamente, perché vengono a mancare gli automatismi delle scale… Ma è proprio quello che serve per trovare soluzioni sempre nuove e provare anche a essere il più musicali possibile, uscendo dai classici stilemi della chitarra che spesso ci intrappolano. Ma non bisogna esagerare, perché anche l’accordatura aperta ti porta a utilizzare formule che si cristallizzano, facendo diventare tutto improvvisamente noioso e scontato. Insomma è bello variare sempre, il più possibile!

Qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri a nome Bruno?
L’inevitabile prosecuzione del progetto dovrà essere necessariamente un “Re-Spawning”… Prossimamente su questi schermi…

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