Eucharist – I am the void

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Dal 25 marzo è disponibile il tanto atteso terzo album degli svedesi Eucharist, “I Am the Void” (Helter Skelter Productions \ Regain Records). Non proprio il suono caratteristico degli Eucharist, questa nuova uscita è decisamente più black metal oriented rispetto agli album precedenti, ma comunque è ancora avvertibile lo spettro del melodic death metal di un tempo, che dona un aspetto decisamente familiare ad “I Am the Void”.

Benvenuto su Il Raglio del Mulo, Markus. Dopo il 1997 il culto degli Eucharist è cresciuto di anno in anno. Durante la realizzazione di “I Am the Void” hai sentito il peso della responsabilità di dover dare un degno successore a “Mirrorworlds”?
Grazie mille. In realtà no. Non sentivo alcuna responsabilità di rimanere necessariamente all’interno della stessa cifra stilistica, per così dire, o di dover realizzare materiale che ripercorresse esplicitamente le orme di “Mirrorworlds” o “A Velvet Creation”. Tuttavia, ora vedo che molte persone se lo aspettavano, ma come musicista non lavoro così; vedi, come esseri umani ci evolviamo mentalmente durante il nostro ciclo vitale e sono passati 25 anni dall’ultimo album e quindi io, ovviamente, sono cresciuto come persona da allora e questa è una cosa importante da sapere perché la personalità è ciò che creiamo con la musica. Per questo mi piace creare qualsiasi tipo di musica che mi dona piacere nel lavorare nei miei momenti di produttività. Ho sempre avvertito che qualunque musica io crei, quando si tratta di metal, contiene sempre molto degli Eucharist da quando ho realizzato quasi tutto il materiale per gli Eucharist. Quindi la creazione di cose che suoniano “eucaristich” in qualche modo semplicemente avviene in modo spontaneo nel processo di scrittura. Ma naturalmente volevo fare un “degno successore” ma non necessariamente solo di “Mirrorworlds”. Volevo fare semplicemente un buon successore. So che “I Am the Void” è chiaramente più black metal, ma sento ancora le vecchie influenze nel materiale, ma forse questo lo avverto solo io?

Quali obiettivi vorresti raggiungere con questo album?
Vorrei che la gente capisse che questo è semplicemente metal senza che nessun genere abbia una predominanza in esso categorizzando la musica in un’etichetta specifica. Certo, è ha direzione diversa, questa volta è capitato che sia più black metal rispetto al classico death metal melodico e voglio anche che la gente sappia che va bene così – questo è il metal e il metal è quell’area in cui rompiamo intenzionalmente tutte le leggi della musica, giusto? Allora perché non avremmo dovuto prendere questa direzione? Quello che personalmente mi piacerebbe ottenere dal punto di vista musicale con questo album l’ho già fatto ed è stato creare questo disco che si muove in quest’area, almeno per noi, più sconosciuta. Volevo anche esplorare questa musica a livello personale e vedere se la mia creatività avrebbe permesso al mio materiale di intrecciarsi con le mie influenze mentali. Questo concetto ti può sembrare un po’ confuso, ma volevo semplicemente creare ciò che spontaneamente mi usciva dalla mente attraverso le dita, come fa sempre la musica con me quando creo. C’è un flusso di riff che esce da me durante la creazione e io lascio che le parti più oscure e sinistre entrino nel materiale. Quindi il mio obiettivo con questo album è già stato raggiunto perché l’album stesso è l’obiettivo – tutto ciò che è finito in esso era il mio obiettivo durante il periodo della scrittura.

Le radici di “I am the Void” sono state piantate nel 2016, dopo un concerto di reunion a Varberg, in Svezia. Perché abbiamo dovuto aspettare così a lungo la data di uscita del nuovo album?
Ok, prima di tutto lascia che mi scusi con tutti coloro che hanno aspettato così a lungo che questo album uscisse. Il motivo per cui avete dovuto attendere così a lungo è una sorta di aneddoto, quindi lascia che ti spieghi: io e Daniel volevamo creare un nuovo album dopo la reunion. Volevamo entrambi che avesse, però, un’atmosfera più oscura e sinistra rispetto ai nostri lavori precedenti, che affrontaesse temi come la frustrazione, la depressione, la disperazione e cose simili sia dal punto di vista dei testi che della musica. Era il momento giusto per diventare più black, pensavamo. Eravamo entrambi molto ansiosi di iniziare il lavoro, ma per qualche motivo ho scoperto che ero io a creare la maggior parte del materiale e che il processo è andato anche molto velocemente. E dato che viviamo lontani e Daniel era molto impegnato, non potevamo incontrarci molto spesso e il mio Io creativo stava impazzendo e andava su di giri. Tuttavia, quando l’album è stato ultimato (tranne per la batteria definitiva) improvvisamente Daniel mi ha detto che non voleva continuare. Mi ha solo confessato che non si è sentito più bene mentre stava iniziando a provare il materiale per registrarlo, e così improvvisamente si è ritirato ed è scomparso. Così sono rimasto da solo con questo materiale e non sapevo dove andare o cosa farne. Sapevo che non volevo nessun altro batterista oltre a Daniel perché sentivo che solo lui poteva rendere giustizia ai pezzi. Il tempo ha iniziato a passare e non ho fatto nulla. Ho deciso che non l’avrei più pubblicato. L’ansia ha iniziato a crescere dentro di me con il passare degli anni e più cercavo di cancellare questo album nella mia psiche, più non ci riuscivo. Avvertivo che era troppo bello per essere sprecato e avevo anche messo investito una porzione enorme della mia anima in questo lavoro, quindi non mi sembrava giusto seppellirlo e dimenticarlo. Ecco perché avete dovuto aspettare. Ma alla fine nel dicembre 2020 Per Gyllenbäck della Regain Records, che considero un grande amico, ha deciso improvvisamente che avremmo pubblicato l’album e che mi avrebbe aiutato a trovare un batterista che rendesse giustizia al materiale e così abbiamo chiamato Simon “Bloodhammer” Schilling, che ha fatto un lavoro fantastico e oggi non riesco a immaginare un altro batterista per questo lavoro, ad essere onesto. Sono molto contento del suo apporto e del risultato così com’è nella sua totalità.

È stato difficile riavviare la macchina creativa dopo tanti anni di inattività?
No, non direi. In effetti, la mia creatività ultimamente sta producendo più che mai. A proposito (anche se è fuori tema) c’è già un quarto full-lenght degli -Eucharist- già registrato (tranneche per la batteria defintiva) e ho anche iniziato un nuovo progetto black metal con mio nipote Joel Johnsson (Antimere) e abbiamo abbiamo registrato (tranne le parti di batteria) quattordici nuove tracce per questa band ancora senza nome per la quale prevediamo una pubblicazione forse entro un anno o giù di lì. Per quanto riguarda l’album degli Eucharist, bisognerà naturalmente aspettare un po’ prima che venga pubblicato, ma in questo disco il materiale è molto più vicino alle origini piuttosto che agli sviluppi più oscuri di “I Am the Void”: questo nuovo materiale contiene più parti armoniche ricordano quelle delle vecchie tracce di “Velvet” e di “Mirrorworlds” con un un po’ di aggressività e attitudine. Questo è il motivo per cui ho creato invece l’altrp progetto black metal in modo da poter esplorare quella materia più in profondità senza interferire troppo con l’atmosfera degli Eucharist, e questo mi ha permesso di creare un tipo di metallo molto più semplice rispetto a quello degli anni ’90. Quindi non sto sempre sdraiato sul divano, per così dire, ma sto lavorando piuttosto duramente ultimamente, e sembra che continuerà così per un po’.

Come ti spieghi che il disco è permeato da un feeling black metal?
Penso di averti già dato la spiegazione a questo nelle risposte precedenti. Sia io che Daniel, quando abbiamo deciso di fare un altro album, sapevamo che percorrere questa strada e andare in questa direzione. Ma posso anche aggiungere che il black metal è stato nelle nostre vite dall’inizio degli anni ’90 fino ad oggi senza interruzioni. Sia io che Daniel abbiamo sempre ascoltato più band black metal che death metal, sicuramente. In effetti, non mi piace nemmeno molto il death metal di oggi. Soprattutto non il melodic death metal di oggi. Non lo sopporto. Mi piacciono ancora le cose vecchie, ma non riesco ad apprezzare ciò che viene scritto oggi, tranne che per alcune eccezioni!

Il nuovo batterista Simon “Bloodhammer” Schilling (Marduk) è stato scelto sulla base di questo feeling black metal?
Un po’, forse, sì. Ma “I Am the Void” è ben lontano dal tipo di metallo che Simon preferisce suonare di solito. Gli piace uno stile più brutale. Ma la sua abilità e la perfezione del suo stile di mi attraggono da morire. Sa suonare quasi come una macchina ma con la capacità di trasmettere emozioni e donare il giusto feeling dal vivo. Ammiro davvero molto il suo lavoro ed era molto interessato a fare questo disco quando glielo abbiamo chiesto. È un batterista straordinario e sono contento che abbia scelto di rimanere con noi per registrare anche il nuovo materiale.

Promuoverete sul palco il nuovo album?
No, non lo faremo.

Ascoltando “I Am the Void” riconosci l’Eucharist che hai fondato nel 1989?
Penso di aver anticipato la risposta a questa domanda anche nelle risposte precedenti, ma sì, lo faccio. Penso che tutto ciò che faccio quando si tratta di creare metal suonerà più o meno Eucharist, ma ovviamente sono cambiato come persona e quindi anche la mia creatività si è evoluta, quindi lascerò che gli ascoltatori siano il vero giudice. Non si discute sul fatto che “I Am the Void” è diverso da “A Velvet Creation” e “Mirrorworlds”, ma , sarai d’accordo con me, in una certa misura è innegabile che alcuni passaggi sono tipicamente Eucharist.

Guardandoti indietro, hai dei rimpianti?
Beh, ovviamente dovrei dire che vorrei che avessimo avuto a disposizione un altro studio quando abbiamo registrato “A Velvet Creation” e vorrei che fossimo stati più bravi a come ingegneri di quanto non lo fossimo al momento della sua registrazione. Ma considerando che avevamo rispettivamente solo 14, 15, 15 e 16 anni (io ho 14) quando abbiamo registrato l’album non possiamo davvero pretendere troppo, giusto? Non eravamo dei prodigi e ci mancava l’abilità ingegneristica, quindi abbiamo dovuto lasciarla completamente nelle mani del proprietario dello studio e delle nostre orecchie. E abbiamo miseramente fallito, ma è storia ormai, quindi l’ho accettato per quello che è. E il master di “Velvet” purtroppo è sparito per sempre, quindi l’album non può essere rimasterizzato, non importa quanto desideriamo farlo. A parte questo non ho altri rimpianti quando si tratta degli Eucharist. Sono sicuro che potrei dirti altro, ma questo è quello che confessarti per ora.

È tutto, grazie
Grazie mille per aver concesso agli Eucharist tempo e spazio per questa intervista. Auguro a te e ai lettori tutto il meglio e spero che vi piacerà “I Am the Void”, ma se non fosse, non disperate perché da ora ci sarà molto più materiale Eucaristia in futuro. Saluti!

From March 25th is available the long-awaited third album of Sweden’s Eucharist, “I Am the Void” (Helter Skelter Productions \ Regain Records). Not the Eucharist’s characteristic sound, this new release is more black metal oriented then the previous albums, but a melodic death metal background of yore remains, giving a familiar aspect to “I Am the Void” .

Welcome on Il Raglio del Mulo, Markus. After 1997 the cult of the Eucharist has grown from year to year. During the making of “I Am the Void” did you feel the weight of the responsibility of giving a worthy successor to “Mirrorworlds”?
Thank you very much. Actually no. I did not feel any responsibility to necessarily stay within the same zone, so to speak, or that I had to make material that clearly went in the footprints of “Mirrorworlds” or “A Velvet Creation”. However, I now see that a lot of people were expecting this. But as a musician I do not work like that; you see as human beings we all evolve mentally during life and it is 25 years ago since the last album and thus I, of course, has developed as a person since then and this is important to know because the personality is what we create the music with. So I like to create whatever kind of music I find pleasant to work with at the moment in which I am being productive. I always felt that whatever music I create, when it comes to metal, will always have a lot of Eucharist in it since I have made almost all of the material for Eucharist in. So this with making stuff that sounds “Eucharistic” kind of just happens by itself in the writing process. But naturally I wanted to make a “worthy successor” but not necessarily to only Mirrorworlds. I wanted to make a good successor period. I know that “I Am the Void “ is clearly more black metal but I still hear the old influences in the material but maybe that is only me?

What goals would you like to achieve with this album?
I would like for people to understand that this is simply metal without any genres weighing down heavily on top of it forcing the music into a specific label. Sure, it’s a different direction but this time it happened to be more black metal than the classic melodic death metal stuff and I also want people to know that it is OK to do this – this is metal and metal is the area where we intentionally break all laws of music, right? So why should we not have taken this direction? What I personally like to achieve music-wise with this album has already done and that was to create this album that was heading into this, for us at least, more unknown area. I also wanted to explore this music on a personal level and see if my creativity would allow my material to interblend with my own mental influences. This may sound a bit fuzzy to you but I really just wanted to create what naturally came out of my mind through my fingers like music always does to me when I create. There is a flow of riffs coming out of me while creating and now I let the more dark and sinister parts out and into the material. So my goal with this album has already been reached because the album itself is the goal – the material on it was my goal during the time of creation.

The roots for “I am the Void” were planted in 2016, after a reunion gig in Varberg, Sweden. Why did we have to wait so long the new album release date?
Alright, so first let me apologize to everyone who waited this long for this album to come out. The reason for why you had to wait this long is a bit of an anecdote so let me explain: Daniel and I wanted to create a new album after the re-union. We both wanted it to have, again, a darker and more sinister atmosphere than our previous works has had, which has dealt a lot with frustration, depression, despair and such themes both lyric-wise and music-wise. Now was the time to go blacker, we thought. We were both very eager to start with the work but for some reason I turned out to create most of the material myself and it went very fast too and since we live far apart and Daniel was very busy we couldn’t meet very often and my creativity was running crazy and just flowed on. However, when the album was recorded (except for the real drums) suddenly Daniel says to me that he didn’t want to continue with it. He only gave me the reason that it was not feeling good any longer when he was starting to rehearse the material for recording it, and so he suddenly dropped out and disappeared. Now I was left with this material all on my own and I didn’t know where to go or what to do with it. I felt that I didn’t want any other drummer than Daniel because I felt that only he could make justice to the material. So time started to pass and I did nothing. I decided I would not release it. But anxiety started to grow within me as the years passed and while I tried to suppress this album in my psyche and make it go away but I couldn’t. I felt that it was too good to go to waste and I had also put a very huge part of my soul in this work so it didn’t feel right to bury it and forget about it. This is why you had to wait. But finally in December 2020 Per Gyllenbäck at Regain Records, whom I consider as a personal friend, very suddenly decided that we were going to release the album and that he would help me find a drummer that would do justice to the material and so we found Simon “Bloodhammer” Schilling who later did a marvellous job and today I couldn’t picture another drummer to this material to be honest. I am so pleased with his work and the result as it is in totality.

Has it been difficult to start the creative machine again after so many years of inactivity?
No, not the least. In fact my creativity has been producing more than ever in a short time lately. As a matter of fact (and off-topic subject) there is a fourth full-length Eucharist-album already recorded (except for the real drums) and I have also started a new black metal project with my nephew Joel Johnsson (Antimere) and we too have recorded (except real drums, again) fourteen new tracks for this still unnamed band for which we plan a release maybe within a year or so. As for the Eucharist-album, it will naturally have to wait a while before it will be released but on this album the material has gone back to the roots much more so rather than developing into a band that does even darker music than “I Am the Void” this new material has more harmonies in it and also material that reminds of the harmonies in old Velvet-tracks as well as the “Mirrorworlds” stuff along with some aggression and attitude. This is why I created the black metal project instead so that I could explore that stuff more in-depth without interfering with Eucharist’s atmosphere too much and this let me create a much more back to basic kind of metal of the 90’s. So I am not lying on the couch all the time, so to speak, but I am working rather hard nowadays, and it seems that it will continue that way.

The record is permeated by a black metal feeling, why is that?
Well, I think I have already given you the explanation to this in previous answers. Both me and Daniel, when we decided to make another album, were set to go walk this path and head in this direction. But I can also add that black metal has been in our lives all the time from the beginning of the 90’s up till today without break. Both I and Daniel has always listened more to black metal bands than to death metal bands, definitely. In fact, I don’t even enjoy death metal of today very much. Especially not the melodious death metal of today. I can’t stand it. I like the old stuff still but I can’t enjoy what is being created today except for some very few bands!

Was the new drummer Simon “Bloodhammer” Schilling (Marduk) chosen on the basis of this black metal feeling?
A bit, perhaps, yes. But “I Am the Void” is still far away from the kind of metal that Simon prefers to play normally. He likes a more brutal style. But his skill and the perfection in his play style attracts me like hell. He can play almost like a machine but with the important feature of emotions to give the live feeling. I really admire his work a lot and he was very interested in doing the job when we asked him about it. He’s an amazing drummer and I am pleased that he has chosen to stay on with us to record the new material as well.

Will you promote on stage the new album?
No, we will not.

Listening to “I Am the Void” do you recognize the Eucharist you created in 1989?
I think I have touched the answer to this question as well in previous answers but yes I do. I think that everything I do when it comes to creating metal will sound Eucharist in a more or less way but of course I have changed as a person and thus my creativity has evolved as well so I will let the listeners be the judge of this. There is no discussion about the fact that “I Am the Void” is different from “A Velvet Creation” and “Mirrorworlds” but give it a few spins and you will probably agree with me to a certain degree that can be recognized as Eucharist.

Looking back, do you have any regrets?
Well, of course I must say that I wish that we had had access to another studio when we recorded “A Velvet Creation” and I wish we would had been better at engineering than we were at the time of its recording. But considering that we were only 14, 15, 15 and 16 years (I being 14) old respectively when we recorded the album you can’t really wish for too much, right? We were no prodigies of any sorts and we lacked the skill of engineering so we had to leave that completely to the hands of the studio owner and to our ears. And we failed miserably when it comes to accepting the final result but, hey, it’s history now, so I have accepted this for what it is. And the master tape for Velvet is unfortunately forever gone so the album cannot be re-mastered no matter how much we would like that to happen. Other than that I have no other greater regrets when it comes to Eucharist. I’m sure there is more to be said about this but this is what you get for now.

That’s all, thanks
Thank you very much for giving Eucharist time and space for this interview. I wish you and the readers all the best and I do hope you will enjoy “I Am the Void” but if you don’t – stay put because now you know there will be more of Eucharist coming up in the future. Cheers!

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