Messa – I pellegrini del doom

I Messa tornano con un disco clamoroso, il terzo della loro incredibile discografia. “Close” (Svart Records \ DNR Agency) proietta la band in una dimensione nuova che, ne siamo certi, regalerà una visibilità internazionale al gruppo.

Benvenuto Marco (Zanin), “Belfry” e “Feast for Water” hanno riscosso ottimi consensi, per questo in molti si aspettavano da voi l’ennesimo grande album: avete avvertito molta pressione durante le registrazioni di “Close”?
Grazie infinite, innanzitutto. La celebre “pressione” del terzo disco non l’abbiamo percepita più di tanto, e se c’era è stata subito soppiantata dall’entusiasmo di produrre nuovo materiale. Le registrazioni sono state un’esperienza unica.

“Close” è sicuramente uno degli album più belli che io abbia ascoltato negli ultimi mesi, voi cosa avete provato quando avete sentito per la prima volta il disco finito?
Penso sia difficile dare dei giudizi oggettivi mentre produci del materiale che hai creato tu stesso. Diciamo che le vibrazioni giuste le abbiamo percepite già dalle prime take che abbiamo fatto in studio.

Mentre lavoravate all’album avevate la percezione di quello che stavate facendo oppure in quel momento eravate così presi dai singoli brani da non avere una visione d’insieme?
“Close” ha avuto uno sviluppo lento ma costante. Abbiamo studiato tutti e quattro una totale visione d’insieme del disco prima di andare in studio, ed è stato fondamentale. Durante le fasi di registrazione però è bello sperimentare ed interpretare la direzione presa in fase di pre-produzione.

Come sono nate le canzoni? Quanto siete stati influenzati dai bruschi cambiamenti che le nostre vite hanno subito negli ultimi anni?
I pezzi sono il frutto di due anni di lavoro e di vita. Alcuni pezzi hanno ormai più di due anni, altri li abbiamo composti durante la fase di lockdown più intenso. “Dark Horse” è addirittura stata composta solamente due settimane prima di entrare in studio. Il periodo storico ha decisamente influenzato la composizione e l’arrangiamento di “Close”. Il nostro obiettivo era quello di far viaggiare l’ascoltatore con i brani.

“Close” mi pare un disco aperto alle più svariate influenze, oggi vi considerate ancora una doom band o questa etichetta vi va stretta?
L’unica etichetta che non gradiamo ma che spesso ci affibbiano, è “Female Fronted”. Inutile dire che la troviamo decisamente fastidiosa…

Già che ho tirato in ballo il titolo, “Close”, me lo spiegate?
“Close” è un titolo che la cantante Sara ha proposto molto tempo prima delle registrazioni del disco. Ce ne siamo innamorati da subito, e crediamo che possa essere un termine chiave per comprendere la musica nei suoi aspetti più ermetici e sensoriali.

Guardando le tre copertine dei vostri album direi che quella di “Belfry” trasmette una sensazione di staticità, di tempo immobile, mentre “Feast for Water” e “Close” di movimento. E’ una mia interpretazione strampalate di quelle immagini oppure c’è qualcosa di vero in quello che dico e che può in qualche modo essere riconducibile una vostra percezione differente della musica negli anni?
E’ una lettura interessante. Sinceramente non abbiamo mai fatto caso ad un overview in questo senso.

Avete pubblicato con etichette differenti – Aural Music, Ripple Music – per approdare oggi alla Svart. Però siete partiti autoproducendovi, alla luce delle vostre esperienze quanto conta per una band avere una casa discografica alle spalle?
Chiaramente avere una label al tuo fianco può dare un notevole aiuto alla band, su questo non ci sono dubbi. Ci deve però essere molta passione – e da entrambe le parti. Se l’etichetta non è appassionata al gruppo (paradossalmente) può fare più danni che altro. Noi siamo sempre stati fortunati e abbiamo sempre trovato collaboratori vivamente interessati al nostro progetto.

Quando pareva che ci fossimo messi alle spalle la pandemia, ecco che sull’Europa tornano i venti di guerra: partirete in tour oppure preferite aspettare un po’ e capire come si evolveranno le cose a livello internazionale?
Oltre alle prime date Italiane di Marzo, il nostro tour Europeo partirà il 15 di Aprile dalla Slovenia per poi proseguire in Austria, Germania, Francia, Belgio, Danimarca, Polonia e Repubblica Ceca. Chiaramente staremo a vedere gli sviluppi di questa situazione.

2 pensieri riguardo “Messa – I pellegrini del doom

  1. Il disco è veramente meraviglioso, complimenti per l’intervista, peccato solo per le risposte un po’ stringate, del resto uno che suona doom non dev’essere per forza espansivo… 😀

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