Ospite di Mirella Catena a Overthewall, un cantante e compositore presente sulla scena musicale underground da oltre 30 anni con vari progetti musicali, con noi Emil Moonstone per parlare di “Naked is Man Upon the Earth”.
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Grazie per l’ospitalità!
Il tuo percorso musicale inizia negli anni 90 con una serie di progetti musicali punk dove tu sei leader e voce della band. Com’è nata la tua passione per la musica e, in particolare, per questo genere?
La musica mi accompagna sin da piccolo, è stata sempre la mia più grande passione, prima come ascolto (ho ascoltato e ascolto di tutto) poi come autore, frontman di band. Sono cresciuto ascoltando tutta la musica, senza pregiudizi o confini. A 13 anni ho comprato il mio primo vinile “Your Funeral… My Trial” di Nick Cave. I miei primi miti sono stati Morrissey e i The Smiths, la scrittura di Michael Stipe dei REM e molti altri. Artisticamente provengo dal punk, passando dall’hard core al noise, al darkwave… insomma ho suonato e scritto di tutto. Proponendo diversi di quelli che vengono definiti “generi”. Quando inizio la scrittura di un nuovo album non mi soffermo mai a pensare cosa o come sarà, quello che faccio l’ho sempre fatto innanzitutto per me e poi per chi ha voglia di ascoltare quello che propongo. Scrivo quello che mi passa per la testa, come recito in “The Meaning of My Life”: “cantare per tutta la vita, la verità e il senso della mia vita”
Nel 2018 decidi di intraprendere il percorso da solista con un album tutto tuo. Come mai questa decisione?
Scrivere e suonare da soli è un’esperienza che non avevo mai fatto, devo dire che è stato strano. Come in tutte le cose, anche fare un’esperienza da solista, avendo sempre suonato in delle band, ha i suoi pro e i suoi contro. Come contro, l’impossibilità di capire se la direzione che stai prendendo è quella giusta, se il tuo orecchio si è così assuefatto da non sentire più gli errori, iniziare a pensare di comunicare qualcosa che nessuno capirà mai. Come pro l’impossibilità e nessuna voglia di capire se la direzione che stai prendendo è quella giusta, fregarsene se il tuo orecchio si è così assuefatto da non sentire eventuali errori, essere consapevoli di rischiare di comunicare qualcosa che nessuno capirà mai.
The Anomalies è il nome della band che ti accompagna nelle esibizioni dal vivo. Com’è nata l’idea del gruppo?
Gli Anomalies sono stati all’inizio del progetto la band di supporto per portare i miei brani dal vivo, ma inevitabilmente siamo diventati una vera e propria band, composta da Mino Andriani (chitarra), Ludovico Ingrao (batteria) Lele Laghi (tastiere/piano) e con me voce e chitarra. La novità è che dalle prossime uscite il mio lavoro di polistrumentista sarà concluso, il prossimo album sarà realizzato da tutta la band, lasciando libero ogni artista della stessa di portare le proprie contaminazioni.
Parliamo del nuovo album dal titolo “Naked is Man Upon the Earth”, il secondo tuo da solista. Un disco malinconico ma stravagante, visionario, pieno di temi che fanno riflettere sulla natura dell’uomo. Quanto è durata la sua gestazione e qual è il messaggio che vorresti arrivasse a chi lo ascolta?
L’album ha avuto una gestazione di tre anni, ci siamo presi tutto il tempo cercando di addentrarci bene nel messaggio che mi sentivo di dare in parole e musica. A me non piace predicare, non denuncio, osservo ed esprimo il mio pensiero. Non ho la pretesa di essere io con quello che scrivo a mettere a nudo l’uomo, è qualcosa che è lì davanti ai nostri occhi e tutti fingiamo di non vedere. Ci definiamo gli esseri più intelligenti del pianeta, su questo nutro seri dubbi, non serve aver raggiunto traguardi tecnologici se l’unico traguardo che dovevamo perseguire lo abbiamo perso di vista da anni e cioè rendere questo pianeta un posto dove poter vivere tutti in armonia e serenità. Abbiamo perso l’occasione di essere una Civiltà. Abbiamo perso quello che ci doveva contraddistinguere, l’umanità! Ognuno è solo sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sole ed è subito sera, … scusa, questa non è mia, ma conferma che abbiamo fallito già da qualche annetto.
L’artwork della copertina, molto particolare, è stato affidato a Stefano Bonazzi e raffigura un uomo con grandi orecchie in un atteggiamento di disperazione, questo è come l’ho interpretato io, circondato da ombrelli chiusi. Di chi è stata l’idea e qual è il significato?
Le copertine sono la prima cosa che chi si avvicina alla tua musica vede, tocca prima ancora di ascoltare la tua musica ed è per questo che la mia ricerca non appena concluso l’album è meticolosa, maniacale. Già dal primo album collaboro con Stefano Bonazzi e la ricerca è diventata più semplice. Le sue opere “oniriche” credo non abbiano bisogno di essere spiegate. Per rispondere alla tua domanda di cosa rappresenta la cover dell’album, posso risponderti come la vedo io: è un mondo difficile… vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto.
L’album è stato pubblicato a Marzo, ci saranno dei live a supportarlo?
Stiamo preparando delle belle cose, e dopo la release party al Covo club di Bologna del 3 marzo, ci prepariamo a girare un po’ in giro a portare la nostra musica, ma al momento non possiamo svelare nulla… ma a breve …. seguiteci sui nostri canali.
Dove possono seguirti i nostri ascoltatori?
Su internet trovate tutto su emoonstone.it (trovate link dei nostri canali youtube, spootify, social ecc..). Su facebook https://www.facebook.com/emilmoonstone/
Grazie di essere stato con noi…
Grazie a te e a tutti quelli che ci supportano!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 5 Giugno 2023.
