Eternal White Trees – The summer that will not come

Gerassimos Evangelou, noto ai più per le sue pubblicazioni a nome Lord Agheros, ha da poco lanciato con  Antonio Billé (Anakonda) e Andrea Tilenni (Fear Of Eternity, ex Sinoath) una nuova creatura dalle sonorità plumbee. Gli Eternal White Trees, con “The Summer That Will Not Come” (My Kingdom Music), costruiscono un’ideale ponte di melanconia che unisce il nord Europa e il Mediterraneo.

Benvenuto su Il Raglio del Mulo, Gerassimos. Mi racconti come è nata questa collaborazione tra voi tre, artisti già attivi in altre band?
Partiamo innanzitutto dal fatto che siamo tre amici da lunghissima data, nel corso degli anni siamo stati sempre insieme, ad ascoltare, condividere il lavoro che ognuno di noi creava nel proprio percorso personale, ma puntualmente, il fine settimana, era solito riunirci e creare la nostra di musica. Nelle decadi ha subito svariate forme e generi, sempre con l’intento del divertimento in primis. Negli ultimi anni notavamo che il prodotto che riuscivamo a tirare fuori prendeva una piega elegante e sofisticata, abbiamo così deciso di volergli dare luce.

Dobbiamo considerate gli EWT un progetto estemporaneo, finalizzato alla pubblicazione di un disco, oppure contate di dare una certa continuità alle uscite di questo progetto?
Con il materiale che abbiamo a disposizione e la naturalezza con la quale i brani escono ogni volta che ci vediamo, mi sa che sentirete parlare di noi per un bel po’. Ci piace, abbiamo raggiunto la nostra dimensione e non vogliamo fermarci per niente.

Gli alberi eterni di colore bianco che danno il nome al gruppo cosa rappresentano a livello simbolico?
Noi tre: Gerassimos, Antonio e Andrea, che nel corso del tempo sono rimasti sempre lì nonostante le intemperie e gli anni che passavano, niente e nessuno poteva smuoverli da là, quindi, simbolicamente, è questo quello che ci rappresenta.

Abbiamo parlato del significato del nome del gruppo, invece il titolo cosa cela?
Una visione malinconica del futuro, molto soggettiva per chi si immedesima nelle nostre sonorità. Portare l’ascoltatore ad una sensazione di torpore emotivo, farlo sentire al sicuro tra quattro mura fatte del materiale che lui stesso deciderà, creare una coperta di sensazioni dal quale nessuno vorrebbe uscire, mentre fuori è il gelo, il nulla.

Lo scorso anno è stato pubblicato “Koinè”, l’ultimo lavoro in studio dei tuoi Lord Agheros, che vede anche la partecipazione di Antonio nel brano “Same Blood”: quel pezzo è stato inciso durante una pausa delle registrazioni di “The Summer That Will Not Come” o i due dischi sono nati in momenti differenti?
È solito creare musica per gli Eternal White Trees il fine settimana, rigorosamente noi tre, ogni passaggio è condiviso e approvato all’unanimità, non parliamo neanche, ormai ci guardiamo e sorridiamo. La simbiosi tra noi è speciale e unica. Tornando ognuno al proprio studio da sfogo al suo progetto personale, quindi la registrazione della chitarra in “Same Blood” è avvenuta in simultanea sì, ma in uno studio differente. Poi comunque è davvero difficile non vederci sempre insieme, nonostante gli impegni e la famiglia.

A proposito delle altre band che vi vedono coinvolti, credete che gli Eternal White Trees si avvicinino maggiormente a qualcuna di esse oppure rappresentano un qualcosa di completamente diverso rispetto a tutto quello che avete fatto sinora?
Assolutamente no, una cosa sono le sonorità di Lord Agheros e Fear of Eternity e altro è EWT. Nel progetto personale viene espresso un pensiero personale, con gli EWT siamo tre flussi che si incrociano [cit.], ognuno inserisce la propria parte, molto spesso senza pianificazione, tutto spontaneo e si da vita al brano. Vorrei elogiare questa nostra forza, perché in solo fai quello che vuoi quando vuoi, in tre “dovrebbe” essere leggermente più complicato mettere d’accordo tre teste, ma con i ragazzi scorre tutto spontaneamente e in leggerezza. Anni insieme portano anche a questo, fortunatamente direi.

“The Summer That Will Not Come” è una sorta di ponte oscuro che unisce in qualche modo l’Inghilterra di Paradise Lost e Anathema e la Sicilia dei Novembre, tanto per citare alcune delle influenze che si avvertono durante l’ascolto. Come vi spiegate questo filo di tristezza e malinconia che unisce due terre così distanti, geograficamente e culturalmente, come la piovosa Albione e l’assolata Trinacria?
Gli accostamenti fanno sempre piacere, anche se molti identificano qualcosa con il proprio gusto personale, noi, sia singolarmente che in gruppo, non siamo avvezzi alle etichette ma bensì al risultato finale, ossia il ponte tra noi e l’ascoltatore, qualcosa da attraversare in solitudine, tra noi e loro.

Il disco parte con il brano dal minor minutaggio e si conclude con quello più lungo, si tratta di mera casualità o di una cosa voluta?
Sicuramente un caso (che occhio, ragazzi!), abbiamo dato la priorità a un crescendo di emozioni, qualcosa che fosse ininterrotto.

Avete delle date in programma oppure gli EWT resteranno esclusivamente un progetto da studio?
Per adesso vogliamo goderci quello abbiamo creato e fatto uscire, ultimare il secondo (spoiler) e poi in futuro vedremo, mai dire mai.

E’ tutto, grazie…
Un saluto a te per l’interessante intervista e a tutti i lettori de Il Raglio Del Mulo. Seguiteci sui nostri profili ed ascoltate il nostro album su https://album.link/EWT_summer. Vi auguro di fare un buon viaggio mentale e sensoriale!

Lascia un commento