Turangalila – Lazarus taxa

A due anni dal fulmine a ciel sereno “Cargo Cult”, tornano ad affacciarsi sulle scene i pugliesi Turangalila, una delle realtà più affascinanti della nuova scena heavy-psych tricolore. “Lazarus Taxa” è il titolo del nuovo album del quartetto registrato al Death Star Studio con Marco Fischetti uscito il 27 ottobre per la label indipendente Private Room Records (Doppio Clic Promotion).

Ciao ragazzi, come state? Il vostro secondo disco “Lazarus Taxa” è uscito a Ottobre del 2023, a due anni da “Cargo Cult”, avete lavorato alla maniera del disco d’esordio o c’è stato un approccio diverso dietro questo disco?
Ciao Paolo, è un piacere ritrovarci su questo spazio. Nell’elaborazione di questo disco c’è stato un approccio leggermente diverso rispetto a quello utilizzato per l’elaborazione di “Cargo Cult”, mantenendo ed espandendo una delle nostre principali caratteristiche a livello compositivo: il valorizzare l’individualità di ogni singolo componente che, nell’insieme, costruiscono quella collettività stratificata che ci caratterizza. L’approccio allo sviluppo dei singoli brani è rimasto lo stesso, le idee sono venute fuori da jam estemporanee, o da elementi musicali di partenza presentati dai singoli componenti e sviluppati insieme (un arpeggio, una frase, un riff, o un ritmo…). Infine è stato determinante il processo di produzione del disco in studio con Marco Fischetti (Death Star Studio), ormai quinto elemento della band a tutti gli effetti. Abbiamo passato molte più ore in studio insieme questa volta, non solo perché i brani erano di più, ma anche perché avevamo scelto a tavolino di produrre e arrangiare alcune idee direttamente in studio con lui (“A Pilot With No Eyes”, “Reverie”, “Jisei”).

Nei vari ascolti, ho notato un sound sempre ricercato ma più diretto rispetto a “Cargo Cult”, quantomeno nella prima parte del disco, è stato qualcosa che avete pianificato o è frutto delle vostre svariate influenze?
Pensiamo sia legato a quanto detto prima: il valorizzare le individualità, il trasportare il concetto di “dialogo” dall’umano alla sfera musicale. Inoltre il minutaggio medio dei brani è decisamente calato rispetto al disco precedente. Questo perché “Lazarus Taxa” è un disco molto più ragionato, con meno fronzoli, nel quale si va al cuore di un’idea musicale. C’è anche un impiego più maturo della ripetizione musicale. In parole povere abbiamo cercato di ridurre i momenti morti, di rendere questo disco un viaggio dall’inizio alla fine che non annoi, e che tenga l’ascoltatore il più possibile incollato al discorso musicale.


Nei vostri dischi c’è sempre un concept di base, è un qualcosa che nasce in maniera contestuale alla musica o ci lavorate successivamente, parlatemi un po’ di questo processo “compositivo”
Ecco, mentre per quanto riguarda la musica il processo è rimasto lo stesso, questa volta per i testi e per il concept siamo andati avanti per tentativi e in maniera molto più libera che in precedenza. I testi di “Lazarus” sono stati scritti da Costantino e Giovanni, quelli di “Cargo” erano stati fatti solo da Giovanni. Il concept di Cargo” era stato proposto da lui. Invece questa volta è stato portato da Antonio, e poi lavorato da tutti. Le suggestioni e le fascinazioni che ci portano alla stesura dei testi sono davvero estremamente libere. Sostanzialmente suoniamo e si sa, mentre si suona, si beve e si fuma di tutto e nel frattempo si discute, ci si passa articoli e letture e le cose che più infiammano la nostra curiosità sono andate a finire nei testi. Certi argomenti, certi termini, a volte ci risultano naturalmente interessanti e ci portano a maturare delle riflessioni che entrano a gamba tesa nel nostro processo creativo. Ci piace sicuramente provare a impregnare la nostra musica, i momenti vocali e l’estetica in generale di qualcosa che possa lasciare all’ascoltatore una riflessione profonda o anche semplicemente un momento di intrattenimento intellettuale.

A questo proposito, mi ha incuriosito dalle note di stampa il concept dietro questo disco legato alla concezione del “lazarus taxon”, me ne volete parlare?
Il lazarus taxon è, in biologia, una specie che è stata data per estinta dagli studiosi e poi si riscopre, come Lazzaro, essere sopravvissuta più a lungo di quanto si pensava, in seguito al ritrovamento di nuovi dati empirici, come per esempio fossili più recenti. Questo è il tipo di suggestione che ci passiamo tutto il tempo in preda ai deliri alcolici o psicotropi. Proposta da Antonio ci era sembrata una immagine molto interessante, quella di una specie che viene data per estinta ma che è in qualche modo sopravvissuta nei millenni infrattandosi in chissà quale angolo della Storia, per non aver lasciato per millenni nessuna testimonianza archeologica. Poi nel testo di “Lazarus Taxa” abbiamo immaginato cosa succederebbe se fossimo noi umani i lazarus taxa di una specie del futuro che studia il passato e scopre dell’antica civiltà umana. È una immagine potente che è stata da molti accostata alle proteste per il collasso climatico e la paura di una imminente scomparsa della vita umana, ma che in realtà per noi si riconnette ad un livello più alto di “impending doom”. Non è solo il collasso climatico, ma quello sociale, politico, oseremmo dire spirituale, la totale assenza di coscienza collettiva ed empatia tra gli uomini ciò che contribuisce all’asfissiante sensazione di “fine di mondo” per gli umani, è di questo che vogliamo parlare. Con un filo di speranza e di pars construens, dato che, lo ricordiamo, il lazarus taxon è una specie che poi si scopre essere sopravvissuta.

Al quartetto base si sono aggiunti un paio di ospiti – Gianluca di Fonzo al Sassofono e Michele Murgolo al violoncello – come li avete coinvolti? 
Gianluca e Michele sono due nostri amici da moltissimo tempo e con cui, sia Costantino che Michele, hanno già collaborato per altre produzioni musicali. Lavorare con loro è stato davvero bello, e la loro presenza ha arricchito i momenti in cui erano presenti, dando un valore emotivo estremamente forte che ha colpito molto tutti noi.

Avete in programma delle date promozionali nel 2024?
Abbiamo fatto alcune date per presentare e promuovere il nuovo disco nel 2023. Al
momento non abbiamo date programmate. Per una regola tacita tra di noi tendiamo ad
avere dei periodi di pausa alla fine di periodi più intensi. Questo anche per consentire a
ognuno di noi di gestire al meglio gli impegni lavorativi e gli altri progetti musicali. Presto
riprenderemo a suonare in giro, ma al momento stiamo riprendendo a goderci il tempo in
sala prove tra di noi.

C’è qualche band con cui avete, secondo voi, qualche affinità particolare o con cui vorreste collaborare?
Siamo aperti a ogni collaborazione possa risultare scandalosa e strana. Non ci interessa collaborare con band affini, dello stesso genere o calderone musicale. Non è arroganza, è che non porterebbe a niente di nuovo. È molto più stimolante immaginare una collaborazione con qualcosa o qualcuno di completamente distante: i Turangalila che fanno un EP con gli Agoraphobic Nosebleed, o con una orchestra di musica napoletana.

So che avete anche altri progetti musicali, è difficile coniugare le varie attività dei membri
della band e in che modo influenzano i Turangalila?

Sì, è difficilissimo. Dormiamo pochissimo. E siamo sempre incazzati. Giovanni suona anche coi Duocane, di cui tra poco esce il nuovo disco. Pino e Costantino suonano anche nei Flares on Films, oltre a una serie di altri progetti nei quali sono coinvolti. Antonio anche. Tutto questo oltre ai rispettivi lavori e impegni familiari. Insomma, non stiamo mai con le mani in mano, e forse dovremmo. Forse il capitalismo che domina le nostre vite si è insinuato nei nostri corpi e nelle nostre anime e ci costringe ad essere sempre iperproduttivi e iperindaffarati, e questo è un male. Cerchiamo di salvare i Turangalila da tutto questo, però. I Turangalila devono essere una splendida oasi dove siamo tutti e quattro liberi di esprimerci senza ansie e paure, e fare una cosa che è diventata ormai un lusso nella nostra società: imparare a tacere quando non si ha niente da dire.

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