23 and Beyond the Infinite – Musica dall’infinito

Buona serata da Mirella, anche oggi diamo voce ai musicisti validi che popolano la scena musicale italiana, questa è la volta dei 23 and Byeond the Infinite, autori del nuovo album “Elevation To The Misery”.

Avete portato avanti un percorso evolutivo di otto anni attraverso i territori dello psych rock, del post punk, del primo shoegaze e della sperimentazione noise, e siete giunti con “Elevation To The Misery” all’attuale sound: questo cammino è stato spontaneo oppure il frutto di scelte programmatiche?
La nostra composizione è sempre frutto dell’incontro tra i background musicali e le idee, in continua evoluzione, delle quattro persone che compongono la band. Non abbiamo mai pianificato i nostri dischi a tavolino né avuto un’idea precisa di quello che volevamo fosse il sound o la composizione di un disco, tutto nasce in sala prove e lì viene sviluppato e affinato finché non ci soddisfa. Di conseguenza il nostro è un percorso evolutivo sempre molto naturale e spontaneo.

Cinque lavori in otto anni non sono pochi, da dove arriva questa costante ispirazione?
Per fortuna in tutti questi anni non abbiamo mai perso la voglia di suonare, nemmeno quando ci siamo trovati a dover sostituire il batterista per motivi lavorativi. Suonare è per noi un modo di esprimerci e cerchiamo di farlo il più possibile, in primis per noi stessi.

Rimanendo in tema di album pubblicati, oggi conta più il singolo brano o l’intero disco: in parole povere, ha ancora senso pubblicare un disco?
Sicuramente viviamo in un’epoca in cui siamo inondati da informazioni a cui abbiamo accesso pressochè in tempo reale, tutto è diventato rapidissimo e di conseguenza i singoli hanno assunto un’importanza crescente. Tuttavia, soprattutto in ambito indipendente, il disco riveste ancora una notevole importanza. Un album è la sintesi di un percorso, nonché la base di uno spettacolo live e gli appassionati di musica ancora riescono a trovare tempo ed energie da dedicare all’ascolto di un disco.

Il vostro disco in versione digitale è già disponibile, mentre si attenta la versione fisica, avete novità al riguardo ?
Purtroppo il lockdown di marzo ha bloccato un bel po’ di cose in quasi tutti i settori, ma con qualche mese di ritardo siamo pronti: il disco è disponibile, oltre che su tutte le piattaforme digitali, anche in CD, acquistabile attraverso tutti i canali social della band e delle etichette che lo hanno coprodotto, e presto lo sarà anche in cassetta. Mai come in questo periodo è superfluo ricordare agli appassionati di musica quanto sia importante dare il proprio contributo alle band in qualunque modo possibile, in attesa di poter ripartire anche con i concerti.

Il titolo potrebbe sembrare a uno sguardo superficiale pessimista, invece è un invito a rialzarsi anche nei momenti difficili: mi sbaglio?
“Elevation to the Misery” è diventata la nostra filosofia di vita, cercare di ottenere il massimo con quel poco che si ha e farlo nella maniera più personale e sincera possibile. Più che pessimismo, parleremmo di realismo e concretezza.

Siete originari di Benevento, ma vi siete spostati a Bologna per la registrazione del disco. Come mai?
Avevamo la necessità di fare le cose in tempi molto rapidi per partire per un tour europeo tra marzo e aprile (poi rimandato causa covid). Abbiamo sondato il terreno con diversi studi di registrazione, Enrico Baraldi, che già ci conosceva e aveva piacere a lavorare con noi, ci ha fatto una proposta che ci ha affascinato. Poi a Bologna avevamo l’ospitalità e il supporto di un po’ di amici… E insomma alla fine la scelta è stata abbastanza facile.

Avete scelto di utilizzare una tecnica particolare quella registrazione su nastro in prese diretta, cosa vi ha spinto verso questa decisione?
“Elevation to the Misery” è un disco passionale e impulsivo, frutto di circa tre mesi di lavoro intenso in sala prove e dunque fortemente rappresentativo dell’impatto live della band. Quando Enrico ci ha proposto di registrare in presa diretta, a nastro, sfruttando le dinamiche spontanee della nostra esecuzione e i riverberi naturali del Vacuum Studio, ci è sembrata la scelta giusta.

Qual è lo stato di salute della scena psichedelica italiana?
Come un po’ in tutti gli ambiti della musica indipendente, in Italia esistono tante valide realtà, alcune delle quali anche molto attive, ma tutte un po’ frammentate. Non esiste una rete unitaria e compatta attraverso la quale esprimersi e ognuno sgomita come può per cercare spazi. L’altra faccia della medaglia è che per fortuna, l’era della comunicazione ha reso l’Europa più vicina. Non a caso, noi come altre band della scena neo-psych italiana, cerchiamo quando possibile di proporci per tour europei, anziché solo italiani.

Avete già avuto modo di proporre i nuovi brani dal vivo prima del blocco?
Durante la lavorazione del disco abbiamo fatto alcuni live in cui abbiamo suonato in anteprima anche qualche pezzo nuovo. È fondamentale rodarli dal vivo in vista del tour ed erano anche quelli che ci rappresentavano meglio in quel momento, quindi perché no.

Quali sono i ricordi più belli legati alla vostra attività dal vivo?
Come tutte le band, spesso tra di noi ricordiamo episodi divertenti successi vivendo insieme in tour. Ma i ricordi più belli sono sicuramente i momenti di condivisione e scambio di energie come le partecipazioni ai festival o le aperture a band internazionali. Avevamo grosse attese per la data al Supersonic di Parigi in compagnia dei Camera, una delle più interessanti realtà post punk contemporanee, originariamente prevista per fine marzo scorso e che speriamo di poter recuperare quanto prima.

Trascrizione dell’intervista rilasciata a Mirella Catena nel corso della puntata del 14 luglio 2020 di Overthewall. Ascolta qui l’audio completo:

Black Rainbows – La poesia del diavolo

Con la forza di una tempesta di sabbia, tornano sulle scene gli italianissimi Black Rainbows, autori, a mio avviso, di uno dei migliori album dell’anno in ambito stoner. Sentiamo cosa ha da dirci in proposito Gabriele Fiori, leader della band.

Ciao Gabriele, benvenuto su rawandwild.com!
Ciao a tutti.

Parto subito con una “leccata” in pieno stile: nella mia recensione vi ho citati come unici veri eredi dei Kyuss. Te la senti di smentirmi?
Ti ringrazio per l’immenso complimento, ma diciamo che siamo in tanti ad aver usufruito della lezione musicale dei Kyuss. Comunque sì, ci rifacciamo molto a loro sound, sembra evidente. Sicuramente non ci siamo inventati nulla e il nostro vuole essere un tributo a loro e a tutta quella musica che viene dagli anni 60-70. Magari in Italia siamo poche band a dividerci la scena e quindi questo ci lascia più spazio. Questo stile continua a fare proseliti, nonostante sia un genere mainstream. La scena al momento è più ricca che mai. Per rispondere più precisamente alla tua domanda, beh, magari ora come ora non lo siamo, ma speriamo un domani di diventarlo!

Ti va di presentarci “Carmina Diabolo”?
“Carmina Diabolo” è il nostro nuovo lavoro, edito da Longfellow Deeds Records in cd e doppio vinile rosso, con un fantastico artwork firmato da Angryblue, grande illustratore americano. Rispetto al precedente album, “Twilight In The Desert”, che è nato in studio e non è mai stato provato live, per “Carmina” abbiamo cominciato a suonare i pezzi sul serio, con Daniele alla batteria e con Marco al basso, facendo decine e decine di concerti. Abbiamo eseguito i brani che sarebbero stati poi registrati, in modo da sapere come funzionavano e avere così un’idea più precisa di come sarebbero venuti in studio. Abbiamo aspettato il momento esatto affinché ci fossero i brani giusti per riempire l’intero album. Di canzoni ne avevamo parecchie, e così abbiamo potuto scegliere le migliori. L’album è composto da 10 tracce e il running time è di 45 minuti.

Cosa significa il titolo?
Il titolo in latino vuol dire “canzoni per il diavolo” . In ogni disco mi piace affrontare un tema diverso: in “Twilight” c’era il deserto a farla da padrone; qui ci siamo voluti spingere in argomenti più accattivanti come il diavolo. Nulla di esoterico, intendiamoci, volevamo solo usare questa figura come tematica per l’album. L’artwork esprimere in pieno quest’idea!

Pur essendo rimasto colpito alla grande dal vostro esordio, devo ammettere che questo secondo capitolo è superiore in tutto. Quali credi che siano le maggiori differenza fra i due album?
Come ti dicevo precedentemente, questo disco è nato da ore di jam. Provando e riprovando, portandolo in tour, e vedendo un po’ le reazioni del pubblico ai vari brani. La produzione in questo caso è di qualità estremamente superiore. Ho sempre registrato personalmente i dischi che ho fatto, questa volta pero è stata dedicata molta più attenzione ai particolari, solo per il suono di chitarra sono stato una settimana chiuso in studio a cambiare amplificatori, spostare i microfoni per avere quello che cercavo. Alla fine sono stato molto soddisfatto. Per la batteria anche, sono andato fino a Fiuggi da un amico per farmi prestare uno strumento con delle dimensioni enormi! In “Carmina” credo che i pezzi siano più tirati, e a livello compositivo più definiti e leggibili e diretti anche a un primissimo ascolto.

Il mio curriculum di amante dello stoner rock dovrebbe permettermi di affermare, senza mettere a repentaglio la mia incolumità fisica, che talvolta il limite di questo genere è l’eccessiva somiglianza dei brani contenuti all’interno di uno stesso album. Voi come siete riusciti a scongiurare questo rischio?
Aspettando quasi tre anni dall’uscita del precedente disco, in modo da avere più materiale possibile tra cui scegliere e avere la capacita di accostare i brani giusti tra loro. Una delle mie band preferite sono i Motorpsycho, un’entità talmente poliedrica da poter passare dall’heavy psychedelia al rock ‘n’ roll, mentendo un proprio stile. Sono d’accordo con quello che affermi a proposito di questo genere, a volte ha un grande limite. Trovi delle band meravigliose, che però si perdono con pezzi tutti troppo simili tra loro, e ascoltando un live o un disco dopo quattro brani fai fatica a seguirli perché sai già come sarà il pezzo successivo. Non ti stupiscono mai variando un po’ qua e là in modo da farti recuperare un po’ di attenzione nell’ascolto. Comunque, cerchiamo proprio a tavolino di scongiurare questa cosa. Suonando da parecchio, capisci che il pubblico vuole essere stimolato il più possibile. Se gli appiattisci l’ascolto, non ti da più fiducia! Noi abbiamo appena inserito due brani nel live show, uno di Eddie Cochran, “C’mon Eeverybody”, del 1958 e un pezzo dei mitici MC5, proprio per smuovere un po’ il set.

Meravigliosa nella sua semplicità la copertina dell’album…
Sì semplice e costosa soprattutto! L’artwork è stato affidato ad Angryblue, illustratore americano che ci ha fatto aspettare 6 mesi per avere un paio di suoi disegni, ma credo ne sia valsa la pena, perché ha fatto un lavoro veramente eccellente. Con questa grafica poi sono stati fatti flyer, magliette e vario merchandise, quindi grafica sfruttata al massimo e comunque a pagare è stata l’etichetta… quindi ancora più contenti!

Parlami allora un po’ di questo merchandising…
E’ gia in vendita da tempo, insieme a Straight to Hell. Abbiamo fatto quest’edizione limitata di maglie ad alta fattura. Stampate in fronte e retro, con la migliore qualità di tessuto in commercio e stampa a 3 colori. Le immagini le potete trovare sul myspace della band.

Dal vivo come state messi?
Dal vivo quest’anno abbiamo suonato molto proprio per promuovere l’uscita del disco. In particolare, due diverse tournee: la prima in Germania di dieci date e un’altra in Svizzera e Austria di cinque. Beh che dire, un esperienza davvero bella, quasi un avventura sotto certi punti di vista. Siamo riusciti a caricare tutto su un piccolo van e siamo partiti pienissimi, full backline quindi con tutti gli strumenti, per andare incontro (in Germania) all’inverno più freddo e nevoso degli ultimi trent’anni! Lì abbiamo cominciato subito aprendo un concerto per i Nebula, in un locale molto bello nel centro della Germania, e in seguito abbiamo suonato anche con Vic du Monte e Alfredo Hernandez storici componenti dei Kyuss! Poi siamo stati in città come Amburgo, Berlino, Lipsia, Salisburgo, sempre in club molto gradevoli e soprattutto pieni di pubblico, anche in mezzo alla settimana. La cosa bella è che di gente ce ne è parecchia che esce, magari sul presto, infatti i concerti cominciano sempre prima delle 23! Tutte le persone seguono il concerto dall’inizio alla fine anche non sapendo chi sei, e facendo sentire sempre il loro supporto… abbiamo riscontrato questo anche nelle vendite del merchandise! Non c’è mai stato il minimo problema né con il pubblico né con i locali: il sound nei posti è stato sempre ottimo (al contrario della maggior parte dei posti in cui si suona in Italia!) e la gente in generale sempre molto disponibile e molto socievole… cosa che non sempre succede qui da noi. In Svizzera e Austria è successo più o meno lo stesso, siamo stati a suonare a Zurigo, Winterthur, Lucerna sempre ottimo pubblico e tanta birra! In Italia stiamo suonando un po’ ovunque, anche a Roma aprendo per gli Airbourne all’Alpheus, dove ci saranno state 800 persone, poi Dead Meadow, Fatso Jetson…

L’incidere per un’etichetta francese, credi che vi dia una maggiore visibilità all’estero?
Non è detto a priori…dipende da come uno lavora. Nel nostro caso ci ha detto bene. Lavorano al meglio e investono nella band, con un contratto per tre dischi e pagandoci artwork, il vinile doppio, che deve essere costato un occhio, e la promozione. Sicuramente tutto ciò stimola sia noi come band che l’etichetta a guardare più al mercato, non solo italiano ma anche internazionale, soprattutto in posti come Germania, Austria e Svizzera, dove il rock tira di più.

A te la chiusura…
SUPPORT YOUR LOCAL SCENE … comprateve il disco ..soprattutto il vinile costatoci sforzi sovrumani e più di un anno di lavoro! Rock on!

g.f.cassatella

Intervista originariamente pubblicata su www.rawandwild.com nel 2010 in occasione dell’uscita di “Carmina Diabolo”
http://www.rawandwild.com/interviews/2010/int_black_rainbows.php