Un Terence Holler senza peli sulla lingua quello che si ripresenterà ai nastri di partenza con il suo nuovo progetto Holler il prossimo 22 Marzo. “Reborn” (Scarlet Records) potrà sicuramente spiazzare chi ha incrociato sulla propria strada Terence per i suoi trascorsi negli Eldritch, ma la musica degli Holler, siamo certi, non meraviglierà chi ha esplorato a fondo la parabola artistica del cantante italo-americano
Ciao Terence, dopo più di un trentennio di militanza negli Eldritch, da marzo 2024 vedrai nei negozi un lavoro con il tuo nome in copertina. Come ti approcci a questo esordio da solista? Non essere più “uno” della band, ma essere tu la band ti espone a maggiori responsabilità oppure “chi se ne frega, tanto è solo e sempre rock and roll”?
Ciao! Beh, sono emozionato come un ragazzino al primo bacio! Ho molta passione e dedizione per quello che faccio e devo ammettere che questa seconda vita artistica mi rende davvero felice ed emozionato! In realtà questa è una vera band e non esattamente un mio progetto solista. L’idea originaria era quella di fare il solista ma visto il coinvolgimento totale di altri validissimi musicisti, ho optato per il concetto di “band”. Le responsabilità me le sono sempre comunque prese anche quando militavo nella band precedente. Purtroppo o per fortuna io sono stato, sono e sarò sempre un leader, un frontman! Io la gente la guardo dritta negli occhi, non abbasso mai lo sguardo…
Già che ci siamo, ti va di presentare i musicisti che hanno collaborato con te per questo album?
Certamente! Vorrei presentare un grandissimo musicista, al secolo Matteo Chimenti. Tastierista e compositore di altissimo livello, che ha composto praticamente il 90 per cento delle musiche di “Reborn”. Ha delle idee e un gusto davvero fuori dal comune e scrivere le canzoni con lui è stato addirittura facile! Ne sentiremo parlare molto in futuro… Alle chitarre poi abbiamo un altro super talento italiano, ovvero Denis Chimenti (fratello di Matteo). Un insegnante di musica e chitarrista, tra gli altri, della Strana Officina. E’ anche un turnista di prim’ordine ed anche lui compositore di una traccia di questo album. Parliamo di un vero professionista della 6 corde. Basta sentire gli assoli per capire di cosa sto parlando. Al basso troviamo un vero guru della musica: Leonardo Peruzzi. Uno che alla musica dà del tu. Polistrumentista, compositore e anche cantante! Il suo contributo alla causa è stato preziosissimo, dando il groove perfetto a tutto il lavoro. Infine alla batteria abbiamo Alex Gasperini, il “bimbo” della band! Giovane e talentuoso batterista che ha dato un contributo schietto, pulito e senza fronzoli. I pezzi hanno tutti il giusto “groove” e mood…. Alex è anche il videomaker dei nostri videoclip, un vero talento!! Vorrei citare anche il maestro Luca Fuligni per il mastodontico lavoro ai cori. Ha creato dei tappeti vocali che io non sarei mai stato in grado di realizzare! Una menzione a Danila De Cillis, giovanissima vocalist, che ha dato un contributo “magico” in alcune canzoni….Un bel team, nulla da dire!!!
Il titolo “Reborn”, rinascita, lascia immaginare che tu ti sentissi artisticamente morto negli ultimi anni degli Eldritch. E’ così, oppure questa rinascita ha un significato diverso?
Qui il discorso si fa complesso… In realtà, negli “altri” non ero assolutamente morto artisticamente! Anzi, il mio ultimo lavoro con loro (“EOS”) rappresenta uno degli apici della storia del gruppo. La verità è che si è incrinato l’aspetto umano. In breve direi che ci “stavamo sul cazzo” reciprocamente e l’unica soluzione per me era lasciarli. E’ stato molto difficile e doloroso, 31 anni insieme sono tanti e soprattutto non da comprimario ma da co-fondatore, autore e frontman… Alla luce dei risultati (sia per loro che per me) avrei dovuto farlo molto prima questo passo! Comunque, nessun rimpianto, ho dato tutto me stesso ed ho contribuito a lasciare un segno indelebile nella storia del metal tricolore… Purtroppo, il mio carattere di merda ha contribuito a creare queste tensioni e me ne sono andato per il bene più di loro che per me. In un certo, senso li ho “salvati” dal diventare antipatici come sono io…
Comunque hai deciso di guardare il futuro facendo uno spaccato sulle tue influenze, optando per sonorità che si rifanno ai grandi nomi dell’hard melodico degli anni 70/80, come mai questa scelta stilistica così netta e così proiettata sul passato?
In realtà non è stata una scelta calcolata, ma una cosa naturale. Ho sempre cantato in modo “diverso” dai soliti clichè del metal, mettendo in mostra le mie influenze per il rock melodico. Sono nato e cresciuto a New York ed ho vissuto in prima linea gli anni 70 e 80. Inoltre, per le mie qualità vocali ed il mio gusto personale, ritengo che questo genere mi calzi a pennello. Sono stato anche fortunato in natura ad avere una buona versatilità e soprattutto un timbro vocale originale e riconoscibile. Anche nella precedente esperienza ero il marchio distintivo della band. Tra i miei mille difetti non ci sarà quasi mai un “assomigli a questo o quello”… Non è poco, credimi.
I pezzi di “Reborn” erano rinchiusi nel tuo cassetto da anni oppure sono stati composti in questi due ultimi anni?
I brani li aveva in gran parte Matteo Chimenti nel cassetto da qualche tempo. Poi negli ultimi due anni ci abbiamo lavorato insieme e con qualche contributo anche del mio amico compositore Joey Mauro (artista storico della Italo Disco degli anni 80) e di Denis Chimenti, abbiamo concepito questo disco, che reputo davvero riuscito! Un capolavoro… Diciamo che però è un album musicalmente frutto tutto della mente di Matteo. E’ molto prolifico e ispirato! Siamo stati fortunati ad incontrarci… Senza lui non ci sono gli Holler.
Spoileriamo un po’, credi che ci saranno altri dischi a nome Holler e pensi, in caso affermativo, che proporranno le stesse sonorità oppure dovremo aspettarci un sound più attuale?
Abbiamo già composto oltre metà del prossimo album!! Se la Scarlet Records non ci manda a cagare, ne faremo altri! Gli Holler sono una band ancora “vergine” e di prospettiva!! L’ispirazione c’è, il talento e la voglia idem…. Credo proprio che sia l’inizio di una vera nuova carriera…
Per anni hai fatto altro con gli Eldritch, come è stato calarsi in questi suoni e in questo mood così particolare? Hai lavorato in modo diverso sui pezzi per ricreare certe atmosfere? E’ come cambiato il tuo approccio al cantato?
Per me è stato un processo del tutto naturale. Mi ritengo fortunato ad avere questa certa versatilità, quindi io canto in modo naturale su qualsiasi cosa io abbia in cuffia! Posso fare death metal, posso fare thrash, posso fare prog, posso fare dance (e l’ho fatto!). Io non penso, io canto senza guardare a chi può piacere o chi no… Il mio approccio al cantato quindi è il medesimo da 35 anni! Mi date una qualsiasi base musicale ed io ci costruisco una melodia!
Appunto, non temi che i tuoi fan possano rimanere spiazzati da queste sonorità così diverse rispetto a quelle per cui ti hanno conosciuto e apprezzato?
Temere? Non credo che i miei fans possano rimanere spiazzati. Chi mi conosce bene sa già come sono fatto (purtroppo) e cosa posso fare con la voce… Poi detto proprio de core: m’importa ‘na sega! Siamo in un mondo libero, ognuno ascolti ciò che vuole e dica ciò che pensa… Io sono tranquillo, la notte dormo sereno… più o meno…
Gli Holler resteranno un progetto da studio oppure nei prossimi mesi potremo vedervi dal vivo?
Inizialmente l’idea era quella di restare in ambito studio e basta. Ma se dovesse presentarsi qualcosa di importante potremmo anche pensarci… Sicuramente non faremo cose “piccole”. Io ho un ristorante, gli altri sono professionisti della musica. Insomma, nel pub davanti agli amici non suoneremo. O tour di livello (come opener) o festival… Sono vecchietto!
