Con Stefano Galeano abbiamo parlato di “The Wait, the Choice and the Bravery”, il nuovo album degli Icy Steel, band che pare finalmente aver trovato una certa stabilità nella line up. Messe da parte le sperimentazioni del precedente singolo “Inner”, gli Icy Steel sono tornati a proporre il proprio robusto heavy metal dalle tonalità epiche!
Ciao Stefano, avete da poco pubblicato il vostro nuovo album “The Wait, the Choice and the Bravery”, come è stato accolto dai vostri fan?
Ciao Giuseppe e ciao a tutti voi de Il Raglio del Mulo. Il nostro nuovo album possiamo forse dire che è stato compreso abbastanza bene e quindi ha avuto un ottimo riscontro. Siamo contenti perché c’è sempre il rischio che il sostenitore di qualsiasi band abbia a cuore la band con dei personali parametri che possono tranquillamente non coincidere affatto con quelli della band stessa, e quindi, in questi casi, l’apprezzamento cala.
Il disco è stato preceduto da un singolo, “Inner (Alone Again)”, come mai non compare nel disco?
In effetti ottima domanda, ancora nessuno ci aveva chiesto di “Inner”. E’ stato un “esperimento” a sé stante. Questo perché abbiamo deciso di sperimentare un sound più greve e più tormentato, se vogliamo anche più moderno rispetto al nostro stile originale. Inoltre, è stato il primo brano che ha visto un abbassamento della nostra accordatura di un tono creando quindi un sound più cupo e possente. Va anche detto che “Inner” è anche la prima fase con il chitarrista Andy Mornar come membro ufficiale degli Icy Steel e quindi cooperante alla stesura del brano. Infine, per rispondere alla tua domanda, “Inner” è un singolo perché è un brano volutamente solitario al
quale piace struggersi nel proprio dolore. È un brano che parla di quel che accade al nostro interno durante un forte sofferenza e un’enorme incomprensione da parte di chi potrebbe ascoltare ma non lo fa. Ecco perché allora questo brano non è stato inserito in nessun altro progetto o, perché è il brano stesso che si troverebbe a disagio.
A proposito di solitudine, sei l’unico membro originario, come ti spieghi questa instabilità nella formazione che ha portato in questi a un costante va e vieni di musicisti?
Sì, molti cambi di line-up, questo è palese. È accaduto perché, come spesso succede, ci sono visioni delle cose che non coincidono tra loro, oppure semplicemente perché le priorità di ognuno sono diverse. Ci sono anche quelle persone che non vogliono impegnarsi oppure quelle che invece pensano di poter sostenere dei livelli di lavoro costante e che invece poi non ci riescono. Per ora sembra ci sia una stabilità con Flavio Fancellu e Carlo Serra, essendo già loro da più di dieci anni membri effettivi e attivi della band.
A questo punto, ti andrebbe di presentare la line-up attuale?
Ma certo, lo faccio volentieri. All’interno del nuovo album troviamo: Stefano Galeano (chitarra e voce), Andy Mornar (chitarra e backing vocals), Carlo Serra (basso), Flavio “Athanor F.D.H.” Fancellu. In formazione non c’è più Andy Mornar ma abbiamo acquisito Maurizio Cadelano
che coprirà quindi il ruolo lasciato libero da Andy.
I brani del disco sono il frutto di un lavoro di squadra?
Certamente. Tutto l’album e diviso in tre parti: parte uno “The Wait”, tre brani con musica di Fancellu e testi di Galeano. Poi è il turno di “The Choice”, tre brani con musica e testi di Galeano.
Come ultimo abbiamo “The Bravery” , tre brani musica di Mornar e testi di Galeano.
Il titolo scelto per il disco è molto evocativo, ti andrebbe di spiegarmi il si suo significato?
Certo, sono essenzialmente le tre fasi, secondo noi, della presa di coscienza interiore. Una coscienza atavica e cruda ma efficace e risoluta. “The Wait” ragiona appunto sulle cose che arrivano all’improvviso, quelle che troppo spesso non ci aspettavamo ma che poi, inevitabilmente, arrivano. Un monito per capire che tutto arriva e che quindi, inesorabilmente, bisogna accettare. “The Choice” invece è la fase di presa di coscienza e di decisione. In questo caso si agisce sul problema e lo si riconosce. Metabolizzare il problema. “The Bravery” fa leva sul coraggio nell’accettare il problema provando attivamente a risolverlo, ma laddove il problema sia irrisolvibile, ad accettarlo. Semplice e complesso allo stesso tempo, per lo meno è quello che vorremmo tutti dicessero di questo ultimo lavoro.
La cover old school, mi offre lo spunto per farti una domanda di estrema attualità: cosa ne pensi dell’uso delle AI per la creazione delle copertine? Le polemiche hanno sommerso anche personaggi del calibro di Kerry King, Deicide e Pestilence.
Ah, l’intelligenza Artificiale, quasi avevo rimosso. Un grande problema. Così grosso che adesso ne sentiamo il peso e sappiamo che crescerà questo bisogno sempre più perché l’AI illude le persone che possono fare a meno dell’artista senza però ricordarsi che il programma non riesce a rendere le opere puzzolenti e delicate, cariche e sofferte o personali e luminose. Il programma esegue, il vero artista decide.
Avete già proposto i nuovi brani dal vivo?
Giusto in queste ultime date estive, uno o due pezzi per concerto, per vedere se anche in sede live la resa è la stessa!
Programmi futuri?
Per ora ci esibiremo nelle nuove date, ci godiamo il nuovo lavoro e aspettiamo, qualcosa arriverà.
