Clactonian – Dea Madre

Per i fan dei Thecodontion i Clactonian possono rappresentare qualcosa di più che un proggetto collaterale. Se è vero che la mente dietro le due band è la stessa, G.E.F., le similitudini tra i gruppi sono veramente poche. Anzi i Clactonian rappresentano quello che i Thecodontion sarebbero potuti essere se la loro storia non avesse preso una certa piega stilistica. “Dea Madre” è un demo che ci riporta all’epoca più primitiva, non solo dell’uomo, ma anche della musica estrema…

Ciao G.E.F., quando e come nascono i Clactonian?
Ciao Giuseppe, intanto è un piacere ritrovarti! Clactonian nasce ufficialmente nel 2023 a Helsinki per mia iniziativa, insieme a K.H.P.K. (un mio amico finlandese, che è anche bassista della band death metal Ashen Tomb). Mi reco abbastanza spesso in Finlandia per motivi personali, quindi è una band italo-finlandese a tutti gli effetti. Ben presto abbiamo completato la lineup che poi ha registrato il primo demo, “Dea Madre”.

Cosa rappresentano per te i Clactonian? Un’esigenza di provare qualcosa di diverso rispetto a quando fatto con Thecodontion, un tributo a un determinato tipo di sound/band oppure un semplice passatempo?
In un certo senso è un po’ tutto questo. Da una parte Clactonian riprende un po’ il filo conduttore delle primissime produzioni dei Thecodontion (demo ed EP), ma con un’idea musicalmente più “centrata”. Del resto, l’idea originale di fare black/death sugli uomini primitivi mi ronzava in testa sin dal lontano 2012, poi Thecodontion – pur mantenendo un approccio “preistorico” – ha velocemente preso una direzione diversa. Proprio questo evolversi del progetto mi ha portato a riconsiderare l’idea originale e così ho dato vita ai Clactonian. Come però hai ben notato, c’è anche un’esigenza di fare qualcosa di diverso rispetto a Thecodontion, quindi un ritorno a sonorità primordiali (principalmente lo definirei una via di mezzo tra il cosiddetto bestial black metal e il black/death anni 80). Inoltre, personalmente sono un grande fan dei Beherit e sono stati per me una grande fonte di ispirazione, assieme ad altre band finlandesi (Archgoat, Barathrum…) e brasiliane; penso che questo emerga durante l’ascolto del demo. Non lo definirei invece semplice passatempo perché per me è qualcosa di più: abbiamo dei piani piuttosto seri per questa band, quindi c’è decisamente l’idea di portare i Clactonian avanti con una certa programmazione.

Oltre te, chi troviamo nella line-up?
Attualmente, la lineup consta di quattro membri: G.E.F., ovvero io (voce, songwriting, testi), K.H.P.K. (basso), V.P. – che condivide con me anche l’esperienza nei Thecodontion – (batteria) e R.P. alle chitarre. Nel primo demo “Dea Madre”, peraltro, abbiamo avuto anche un ospite, il polacco K.L. che ha suonato gli assoli di chitarra.

I brani sono tutta farina del tuo sacco o gli altri membri hanno partecipato attivamente alla composizione?
Fondamentalmente i brani sono tutti opera mia (anche in sede di testi), anche se poi ciascuno ha messo il suo tocco sul proprio strumento. La batteria presenta degli arricchimenti che non avevo previsto, così come basso e chitarre… insomma, pur essendo un progetto nato principalmente dalla mia mente, tutti danno il loro contributo e secondo me è giusto così.

Possiamo considerare Clactonian una concept band?
In un certo senso tutti i miei progetti sono “concept band”, ahah! Credo sia un’influenza dovuta all’essere cresciuto con i cantautori italiani, in particolare Fabrizio de André e Franco Battiato. Non so, ho sempre prediletto un approccio “narrativo” alla musica e mi piace l’idea di inserirlo in chiave extreme metal, che sia black o death metal poi fa poca differenza. Il concept, naturalmente, in questo caso è il Paleolitico, tanto da etichettare quello che suoniamo come paleolithic black metal of death. Più avanti probabilmente ci saranno dei veri e propri concept album su argomenti ancora più specifici, ma per ora non ha senso parlare di cose troppo future.

Le note promozionali presentano “Dea Madre” come demo, non propriamente come album. Considerate veramente questa uscita semplicemente un demo?
Sì. Diverse persone mi dicono che oggi non ha più senso fare demo, e infatti il numero di band che debuttano direttamente con un album è cresciuto a dismisura negli ultimi anni: credo che il motivo sia la maggiore facilità nel registrare dischi in modo professionale, anche in uno studio casalingo. Tuttavia, sono legato a un’idea di “progressività” all’interno di una discografia, quindi partendo da uno o più demo per poi arrivare pian piano a un album. Tecnicamente parlando dovrebbe essere un EP: non ha la lunghezza di un album, ma è comunque registrato in modo professionale. Lo chiamo “demo” perché comunque la considero una “dimostrazione” di ciò che verrà: pur essendo breve ha degli spunti differenti, ed è anche una prova per valutare la ricezione del pubblico. Quindi, risposta breve: sì, consideriamo l’uscita semplicemente un demo. E non sarà l’unico demo…

Mi descriveresti velocemente le tre tracce inedite?
Il demo si apre con “Bone Ritual”, che è il brano più vicino al cosiddetto war/bestial black metal, ma che al tempo stesso segue una struttura tipicamente anni Ottanta. L’ho immaginato come un ipotetico rituale d’iniziazione. Abbiamo poi la titletrack, “Dea Madre”, più radicata in un black metal di prima ondata d’ispirazione bathoriana, unico brano in italiano che ho scritto finora, che tratta del culto del femminile nel Paleolitico con un richiamo alla famosa Venere di Willendorf, ritratta anche in copertina con una resa più “mostruosa”. Infine abbiamo “White Thunder”, il pezzo meno furioso del demo che permette al basso di ritagliarsi un ruolo maggiore, influenzato da un black metal più cadenzato (penso ai Barathrum, o ai Beherit di “Drawing Down the Moon”); in questo caso, il testo chiama invece in causa la divinizzazione del tuono e in generale della Natura da parte degli uomini primitivi, in un contesto primordiale e quasi panteistico.

La quarta canzone è una cover, “Lamb” dei Von: come mai avete scelto di rendere tributo agli statunitensi?
Volevo un brano semplice, diretto e d’impatto per chiudere il demo, e mi piaceva l’idea di chiudere con una cover per rendere omaggio al black/death seminale che è alla base dei Clactonian. Pur non avendo un testo a tinte preistoriche, ho ritenuto che a livello di atmosfera si integrasse perfettamente col resto del demo.

Progetti futuri? Sono previsti live?
Intanto abbiamo cominciato proprio in questi giorni a registrare il secondo demo. Idealmente, dovrebbe uscire prima della fine dell’anno, speriamo di riuscirci. Ho poi scritto parecchi altri brani che poi pian piano riarrangeremo, dandogli una forma definitiva. In ogni caso posso dirti che di materiale scritto ce n’è già parecchio. Per quanto concerne il discorso live, sicuramente non è semplicissimo perché al momento la lineup è distribuita addirittura su tre Paesi (oltre a Italia e Finlandia anche Germania, perché al momento il batterista V.P. vive lì). L’ambizione di portare Clactonian sui palchi però c’è: magari non a stretto giro di posta, ma conto di riuscirci in seguito.

Lascia un commento