Airborn – Live animals

Su Overthewall ospite di Mirella Catena, Alessio Perardi, leader e fondatore degli Airborn!

Bentornato, Alessio! La storia della band inizia con il promo dal titolo “Born to Fly” nel lontano 1995. In suo omaggio ogni anno proponete un festival che porta il suo stesso nome. Quanto pensi sia importante per una band, rimarcare e omaggiare le proprie radici e quindi la propria genesi?
Ciao Mirella, innanzitutto grazie per l’invito. E’ sempre un grande piacere tornare su Overthewall. Devo ammettere che forse non c’è stato, almeno consciamente, un tentativo di omaggiare le nostre radici, ma “Born to Fly” è sicuramente uno dei pezzi più conosciuti della nostra band, il pubblico si aspetta di sentirlo quando suoniamo e ha anche un titolo molto evocativo… quindi ci è sembrata la scelta perfetta quando cercavamo un nome per il festival. Suonarla come canzone di chiusura dell’evento è sempre molto emozionante!

La collaborazione con il produttore tedesco Piet Sielck e i suoi Iron Savior ha avuto inizio nel 2002 e prosegue ancora oggi. Il prossimo anno, ormai imminente, vi vedrà impegnati in un mini-tour in terra spagnola, proprio con la band tedesca. Con quali spirito vi apprestate ad affrontare questa nuova avventura?
Ovviamente incrociamo le dita, rispetto a questa nuova avventura. L’aggravamento della situazione Covid potrebbe farla saltare da un momento all’altro, ma speriamo che, anche se dovesse succedere, sia solo rimandata. E’ sempre un piacere suonare con gli Iron Savior che sono davvero dei grandi amici. Suonare in Spagna sarebbe anche molto importante perché la nostra etichetta, la Fighter Records, ha base proprio a Madrid. Vedremo cosa succederà. Ma ripeto, se non sarà possibile, l’appuntamento è solo rimandato.

Diversamente dalla maggior parte delle bands power, nei vostri testi affrontate tematiche legate alla fantascienza piuttosto che gesta cavalleresche o narrazioni storiche tanto care al genere musicale, raccontaci a questo proposito la trilogia legata al “segreto della lucertola”.
E’ vero, i nostri testi sono più che altro legati alla fantascienza e il motivo è che semplicemente mi piace moltissimo ed è sempre stata una mia passione, inoltre già nel lontano 1995, quando siamo nati, c’erano già tantissime band che affrontavano la tematica epic/fantasy con cavalieri, spade e dragoni. Mi pace molto anche il fantasy, ma sembrava una materia abusata. La trilogia di Lizard Secrets non fa eccezione, infatti i brani si dividono equamente fra storie sci-fi e altre più legate alla società e a temi attuali. Abbiamo finito proprio in questi giorni la pre-produzione dell’ultimo album della trilogia che speriamo possa uscire nel corso del 2022.

Ci racconti come nasce un brano degli Airborn?
Solitamente io compongo la musica per 8/9 brani e il nostro chitarrista Roberto ne scrive un altro paio, dopodiché ci aggiungo le parole e creo delle demo schematiche con la struttura e le linee vocali. A quel punto la nostra sezione ritmica, composta da Roberto alla batteria e Domenico al basso, aggiunge gli arrangiamenti adatti per trasformare il tutto in una canzone viva e vera.

Nel 2020 gli Airborn  hanno festeggiato i 25 anni di carriera, un traguardo che poche band italiane possono vantare, come vedi gli Airborn tra 25 anni?  
Molto più vecchi! Scherzo… sembra impossibile che sia già passato tanto tempo, considerando che abbiamo avuto un solo grande cambiamento nella line-up: i “giovani” Dome e Roby sono entrati nel gruppo più di 10 anni fa. Il che rende anche la seconda versione della band molto collaudata. Il futuro chi può dire cosa ci porterà? Penso che ogni nuovo disco sia più ricco e maturo del precedente. Certo, tra 25 anni alcuni di noi saranno ultrasettantenni, ma se avrò ancora un po’ di voce e saremo tutti in forma, si potrà ancora suonare, no?

C’è un sogno che vorresti realizzare con la band?
Sinceramente io spero di poter continuare come adesso: abbiamo dei fan meravigliosi, sparsi in giro per il mondo. Siamo molto fortunati. Se, nella nostra nicchia, riusciremo a restare rilevanti per chi ci apprezza, penso che il nostro sogno più grande si sarà avverato.

Diamo i contatti degli Airborn a nostri ascoltatori?
Certo, la parola chiave è “airbornband”: www.airbornband.com è il nostro sito web, www.facebook.com/airbornband la nostra pagina Facebook, http://www.youtube.com/airbornband la nostra pagina su YouTube e www.instagram.com/airbornband/ la nostra pagina su Instagram.

Grazie di essere stato con noi, ti lascio l’ultima parola
Grazie mille per questa chiacchierata e, per tutti i nostri amici là fuori, speriamo di poterci rivedere presto, magari a un concerto, in un mondo libero dal malefico virus! Grazie ancora.

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 10 gennaio 2022.

BlackViolence – Violenza nera!

Su Overthewall ospite di Mirella Catena il trio italiano BlackViolence, da poco fuori con il nuovo album “Extinction Control” (Wormholedeath).

Il genere che proponete è un mix tra il thrash metal europeo più potente e l’industrial americano. Quali credete siano le band che vi hanno più influenzato nel vostro percorso musicale?
Rafé: Per me Marilyn Manson.
John: Per me se parliamo di metal/industrial Rammstein, se rimaniamo sull’hard rock Motley Crue.
Anthony: Jimi Hendrix per quanto riguarda il passato; se parliamo di un discorso più moderno i Rammstein.

Dal 2017 ad oggi avete pubblicato un MCD e due album dimostrando di essere una band con un’elevatissima vitalità compositiva, qual è il segreto, se si può svelare, per poter raggiungere tali risultati in così poco tempo?
Beh, noi abbiamo un modo particolare di comporre: il vino non manca mai! ahah. Diciamo che per noi è una fortuna essere uniti sia nelle decisioni sia sul dal farsi in generale. Gran parte delle composizioni le dobbiamo ad Anthony il nostro genio del male.

In “Traum (Nein)” vi siete avvalsi della collaborazione di un grande artista come NeroArgento e in “Lucifer’s Way” addirittura di Derek Sherinian, probabilmente uno dei migliori tastieristi e pianisti esistenti nel panorama rock-heavy attuale. Da dove nasce l’esigenza di queste collaborazioni?
Rafé: Allora diciamo che non è stata tanto una questione di esigenza; qualche anno fa ho conosciuto NeroArgento sul set di un video di Rovazzi (genere totalmente offside). Da lì a poco abbiamo scoperto di esserci già visti in un precedente concerto dei BlackViolence; ci siamo trovati subito in sintonia quindi non è stato poi così difficile capire che sarebbe finito a curare gran parte del lato sonoro dell’album. Per quanto riguarda Derek è stato un caso o fortuna.
Ricordo che un pomeriggio ero tranquillo a casa quando noto negli spam di Instagram un messaggio di un nome familiare. Il pomeriggio arrivato in studio decido di far leggere il messaggio a John che ha avuto una reazione che mi ha confermato tutto.

“Bloody Bride”, singolo di lancio del nuovo album “Extinction Control”, è accompagnato da un video-clip molto particolare dove amore e morte vivono in un connubio quasi indissolubile. Chi è l’autore della sceneggiatura e perché avete deciso di affrontare questa tematica?
Questo brano è un po’ il nostro cavallo di battaglia, oltre che essere il brano che divide l’album a metà. Non è stato difficile stendere una sceneggiatura poiché noi a differenza di altre band quasi sempre ci facciamo prima un’idea visiva che musicale. In questo video abbiamo avuto anche il piacere di collaborare con @TwistedEye.photography (Caitlin Stokes) per le riprese della storia.

Il vostro nuovo album verrà pubblicato dalla Wormholedeath, etichetta discografica che abbina una strategia di presentazione sul mercato internazionale di bands non sicuramente mainstream, quindi underground, con un apparato promozionale e di distribuzione che garantisce una diffusione del prodotto in tutto il mondo. Come siete entrati in contatto con una realtà cosi stimolante e professionale?
Qui torna in gioco NeroArgento in quanto noi avevamo già avuto delle proposte interessanti da varie etichette; un pomeriggio d’estate poco prima di prendere una decisione mi consiglia di contattare quest’etichetta nonostante lui non avesse avuto esperienze “lavorative” con la WormHoleDeath. Da lì a poco ho ricevuto una risposta, poi successivamente una chiacchierata con Carlo ed ora eccoci qui.

Diamo i vostri contatti sul web a chi ci ascolta da casa?
Potete trovarci su Facebook, YouTube e Instagram. Probabilmente a breve anche su Bandcamp dove pubblicheremo special tracks.

A voi l’ultima parola!
Stay tuned, stay in touch, We are BlackViolence!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 6 Dicembre 2021.

Cadaveria – The woman who fell to earth 

Nuovamente ospite di Mirella Catena su Overthewall Cadaveria.

Per prima cosa ti ringrazio di essere, a distanza di un anno, ancora ospite nella mia trasmissione. Bentornata su Overthewall! La spiritualità e il misticismo sono delle componenti ben radicate in ogni tua produzione, che tipo di evoluzione hanno avuto nel corso della tua carriera e chi è quindi oggi Cadaveria?
Grazie a te, è davvero un piacere essere di nuovo in tua compagnia e grazie per l’interesse che dimostrate verso di me. Più che di misticismo parlerei di spiritualità. Negli ultimi anni mi sono avvicinata allo sciamanesimo, complice un viaggio che ho fatto in Brasile, durante il quale sono stata a contatto per quattro giorni e quattro notti con una tribù indigena. Ho imparato i loro canti, ho ballato con loro attorno al fuoco, ho partecipato alle loro sacre cerimonie. Cerco di applicare nella vita di tutti i giorni i grandi insegnamenti che ho avuto da quel meraviglioso popolo che mi ha accolta come una sorella. E’ stata un’esperienza profonda che inevitabilmente ha influenzato anche alcuni nuovi brani dei Cadaveria usciti recentemente come singoli e altri che usciranno successivamente. Anche la meditazione e lo yoga fanno ormai parte della mia quotidianità e mi sono state di aiuto nel superamento della malattia.

Della tua figura artistica ammiro, tra le altre cose, la volontà del perenne “mettersi in gioco” e sul modello serpentino, quello di mutare periodicamente pelle per acquisirne una più bella e potente! Credi che questo concetto sia magistralmente espresso in parallelo con il tuo percorso di donna e non solo di artista?
Eh, sai dicono che lo scrub faccia bene al rinnovamento cellulare e con l’avanzare dell’età mi sto prendendo cura della mia persona, ah ah ah! A parte gli scherzi, sono una persona eclettica e che si annoia facilmente e mi piace spingere l’asticella dei miei limiti sempre più in alto. Così sono sempre in movimento e pronta a sperimentare qualche novità. La vita mi ha messa di fronte a tante scelte e a grandi cambiamenti e io ho dovuto imparare a lasciare andare. Viviamo continuamente il ciclo della vita e della morte anche durante la vita stessa. La natura e le sue stagioni ce lo insegnano. Ora guardo con ottimismo il cambio di pelle perché so che sotto ciò che si esfolia ci può essere qualcosa di più bello, una nuova opportunità.

Circa 30 anni fa hai messo a disposizione la tua voce per la realizzazione di una delle più belle intro che il black metal abbia prodotto, mi riferisco a “My Soul” del seminale “All the Witches Dance” dei Mortuary Drape. Cosa ricordi di quel periodo magico, in cui un certo tipo di suono stava vedendo la luce, e quale emozioni ti trasmette ancora oggi nel ripensarvici?
Ah, di quella esperienza in particolare ricordo che la sera prima avevo ecceduto col bere e quindi in studio non ero per niente in forma. Era l’incoscienza della gioventù. Ora non me lo permetterei mai, sono troppo precisa e professionale per presentarmi in studio non in forma. Di quel periodo ricordo la spensieratezza e e il grande scambio epistolare con i fan, altre band e case discografiche. Non c’era internet, eravamo tutti agli inizi, non c’era uno più figo o più avanti dell’altro e c’era molta collaborazione anche tra i gruppi.

Nel tuo bellissimo ultimo video-clip “The Woman Who Fell to Earth” cosa vuoi trasmettere con questa misteriosa e quasi ancestrale visione femminile?
Ho raccontato la figura di una donna guerriera, così come mi hanno ribattezzata gli indigeni in Brasile, che scaglia la propria freccia lontano. Ho allargato il discorso a tutto il femminile, dunque questo brano è dedicato a tutte le donne della terra, alla nostra forza e alla nostra fragilità, di cui non ci dobbiamo vergognare, anzi. Abbiamo un sesto senso… e anche un settimo. Impariamo ad ascoltarci di più e a fidarci del nostro istinto.

In questi giorni sono piacevolmente impegnata nella lettura di “Necrodeath. The Shining book” dello scrittore Massimo Villa, che contiene, oltre alla biografia della storica band, anche la tua bellissima prefazione. Cosa hai provato ripercorrendo quei ricordi e ci sarà una tua biografia, come hai appunto accennato nella prefazione?
Quando Massimo Villa mi ha chiesto di contribuire al libro ho pensato di dare un taglio molto personale al mio intervento. Visto e considerato che ho conosciuto Flegias oltre trenta anni fa e sono stata legata a lui affettivamente, ho raccontato proprio del nostro incontro e di come passavamo le giornate in mansarda ad ascoltare i tanti vinili della sua collezione Heavy Metal. I Necrodeath dunque io li ho prevalentemente vissuti attraverso di lui, che li conosceva dagli anni Ottanta, come amici e poi come band “cugina” dei Cadaveria con cui condivido due componenti. Mi piace molto scrivere e ho pensato più volte di cimentarmi nella mia autobiografia. Due cose al momento mi trattengono: ultimamente vivo molto nel presente e non amo più tanto scoperchiare i calderoni del passato. Tra le tante cose belle ci sono ce ne sono alcune meno piacevoli e non ho voglia di farmi del male. L’altro aspetto frenante è che mi sento completamente realizzata con ciò che faccio e già nei miei testi raccolto moltissimo di me. Se un domani smetterò di fare musica allora forse ci sarà spazio per un libro, ma dovrà essere una esigenza, un’urgenza mia, non una m ossa commerciale. Di quello non me ne frega niente.

I tuoi canali social ci informano che sono in arrivo importanti novità, tra cui un nuovo album. Puoi dare qualche anticipazione per i nostri ascoltatori?
Sì certo. Abbiamo trascorso la fine del 2020 e tutto il 2021 realizzando singoli in digitale e accompagnandoli con i relativi video. Ci siamo divertiti e abbiamo dato un assaggio della nostra nuova musica. A ottobre siamo tornati a comporre e abbiamo deciso che questi novi brani confluiranno in un album. Quindi per ora basta singoli. Siamo in studio e speriamo di far uscire il successore di “Silence” (nostro ultimo full length risalente ormai al lontano 2014) entro l’estate 2022. Seguiteci dunque su https://www.facebook.com/cadaveria e su https://www.instagram.com/cadaveriaofficial/ per non perdervi questa ed altre novità in arrivo.

Grazie di essere stata con noi.
Grazie a voi!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 13 Dicembre 2021

Shake Me – Lullaby for demons

Ospite su Overthewall Luka, leader e fondatore degli Shake Me. Benvenuto!

Il progetto Shake Me nasce come hard rock band nel 2009. Ci parli dell’idea iniziale della band e quali trasformazioni ha subito nel corso di questi anni?
Ciao Mirella, è un piacere essere nella tua rubrica Overthewall. Shake Me è nato per caso, era un’estate del 2009 e ricordo come se fosse oggi che stavo ascoltando con piglio quasi annoiato un pezzo dei Savage Garden; esatto quei Savage Garden; i due fighetti australiani di “Truly Madly Deeply”, il pezzo che girava era “Break Me Shake Me”, mi ritrovo a canticchiarlo per tutto il pomeriggio e in parte anche a zompettarlo per casa, dopo poco prendo un foglio A4 e inizio a scarabocchiare un logo con la scritta Shake Me, non sapevo come potesse suonare ma avevo bisogno di un logo vincente e da vecchio appassionato di cartoons anni 80 e di Lamù in particolare, ebbi l’idea della bambolina formosetta creata dal grafico di quegli anni. La sera, telefono al chitarrista partenopeo Joe Nocerino (che qualche anno dopo entra a far parte del progetto “Il Nero” di Gianluigi Cavallo ex voce dei Litfiba! n.d.a.) con il quale avevo iniziato a collaborare pochi mesi prima, comunicandogli che il vecchio progetto era morto e che il nuovo corso sarebbe stato decisamente rock ‘n roll senza fronzoli e volutamente cantato in italiano. Eravamo entrambi gasati per il ritorno sulle scene dei Litfiba con Pelù alla voce e quindi nel giro di pochissimi mesi entrammo in studio per l’esordio de “L’inquietudine”, un disco di robusto rock italiano. Con il passare degli anni sono stato sempre più un uomo solo al comando, con tutti i pro e contro del caso. I pro sono e saranno sempre che il progetto Shake Me morirà solo quando io ne avrò voglia senza rotture di scatole che troppe volte fanno crollare le band. I contro sono soprattutto economici in quanto sono io a metter fuori la grana per ogni singola operazione oltre a non poter condividere con nessuno preoccupazioni e frustrazioni di sorta. Non essendo Vasco o Liga, ti assicuro che essere un solista è dura, fino a quando avrò la forza combatterò senza nessun problema.

Il progetto vanta la collaborazione di grandi musicisti italiani quali Ricky Portera, Alex De Rosso, James Castellano, giusto per citarne qualcuno. E’ stata un’impresa coinvolgere tutti questi grossi nomi ?
Il tutto è nato oltre quattro anni fa, volevo dare una sterzata importante al progetto perché vivevo una situazione di stallo e amarezza in quanto la band con la quale stavo scrivendo i pezzi nuovi era andata in malora, per mia scelta aggiungo. Avevo la certezza che suonassi con quei ragazzi perché non riuscivo a trovare di meglio. Quindi tutti a casa e in un momento di coraggio e follia tramite una mia carissima amica entro in contatto con Ricky Portera. La prima volta ci incontrammo a Salerno e fui colpito dalla sua gentilezza oserei dire disarmante. Lo guardavo e pensavo alle hit che aveva scritto con gli Stadio; ancora adesso se ci ripenso mi emoziono. Vivo di emozioni Mirella; mi nutro anche di piccoli dettagli che poi porto per sempre con me. L’appetito vien mangiando e lo stesso feci con Giacomo. Ricordo che lo tempestai di email in una mattinata e alla fine mi diede il suo numero di telefono. Ora posso dirlo ridendoci su, ma non fui esattamente a mio agio a telefono anche se cercai in tutti i modi di essere disinvolto. Tu sei il signor nessuno di Salerno e lui invece si divide i palchi con Pelù, Elisa, Nannini, Raf ecc, capirai che sono cose che un tantino mettono agitazione. Non ne avevo abbastanza e contattai poi il mitico Alex de Rosso. La cosa che racconto spesso ai miei amici è che la prima telefonata che ebbi con Alex durò quasi mezz’ora, probabilmente percepii una persona estremamente empatica che mi lasciai andare e parlammo tanto. Alex è una persona davvero speciale anche lui dotato dell’umiltà che solo i veri grandi posseggono. Consentimi di citare fra i nomi più quotati anche Mark Basile, grande voce dei DGM ma anche eccellente tastierista e arrangiatore. Con Mark ci si conosce da tanti anni anche se poi la prima volta che ci si è conosciuti di persona è stata in occasione di un festival che organizzo a Salerno, il “Rock in Flames” dove i DGM erano gli headliner. Già in quell’occasione capii che con Mark c’era poco da scherzare. Persona davvero affabile ma estremamente professionale. Dalle nostre parti diciamo “due parole sono troppe e una è poca”!

“Lullaby For Demons” è un disco che parla dell’universo femminile; cosa ti ha spinto a scegliere questa tematica?
A istinto e in maniera alquanto superficiale ti direi perché adoro le donne; sia in termini estremamente passionali che dal punto di vista del rispetto che ho verso la figura femminile. E’ un lavoro che riesce a ruotare intorno all’essenza femminile traendo spunto da fatti di cronaca nera, di scandali sessuali, disagi esistenziali o perché no il semplice tributo ad un film. Trova spazio naturalmente anche il “semplice” e delicato romanticismo che deve essere sempre un comodo rifugio per ogni ascoltatore che si approccia a delle ballad.

Credi che le donne abbiano realmente conquistato la tanto combattuta parità  dei diritti o siano sempre e comunque oggettivizzate dalla società ?
Domanda molto interessante che solo una donna poteva farmi e della quale ti ringrazio naturalmente. Ti spiazzerà ciò che sto per dirti ma credo che la donna da qualche anno si sia accorta consapevolmente dell’avere tante frecce al proprio arco. La donna ormai è in pianta stabile in ruoli della società che erano ad appannaggio solo degli uomini; in politica ad esempio il ruggito femminile è forte e imponente; magari io non spingerei troppo il piede su questa storia della parità, in quanto è diritto di una donna poter aspirare a ruoli decisamente maschili, ma ti sono sincero, quando vedo soldatesse in giro per strada dalla fisicità tutt’altro che imponente allora mi chiedo perché: perché la donna deve per forza perdere la propria femminilità pur di competere con il maschio. Mi accennavi al pericolo dell’oggettivizzare ancora le donne. Faccio l’avvocato del diavolo rispondendoti che per me la donna come già ti ho anticipato, ha raggiunto una forza mentale tale da manipolare anche il più astuto dei maschietti. Ecco perché poi entra in gioco la brutale vigliaccheria maschile, espressa in atti di violenza sicuramente superiori agli anni in cui la donna era confinata ai margini della società, ergo inoffensiva. Lasciandoti con una battuta posso affermare che le donne in tailleur sono estremamente seducenti soprattutto quando poi riescono a rapirti con il cervello.

“Lullaby For Demons” E’ stato pubblicato il 29 Ottobre, sono previsti live per promuovere la nuova uscita?
Questo è il tasto dolentissimo della faccenda. Cercherò di fartela breve anche perché non amo parlare delle cose che mi mettono stress emotivo. La faccenda è molto semplice, Mirella. Se non sei con un’agenzia di booking e metti fuori un bel po’ di grana non riuscirai mai a entrare in un giro di eventi di un certo tipo. Molti ci provano anche senza soldi ostentando conoscenze e amicizie con musicisti e promoter, che poi alla fine portano a poco. Io non sono contro il pay to play per intenderci; il problema è che le agenzie anno per anno stanno diventando sempre più mercenarie, divorando i sogni di tante giovani realtà che credono di poter calcare palchi importanti. Anch’io ho un’agenzia ma tendo sempre a mettere le cose in chiaro fin da subito. La promozione la farò in tutti i modi possibili, visto il mio progetto estremamente versatile, sarà fatto in qualsiasi modo, set acustici, ospitate in qualsiasi tipo di evento; è un progetto che musicalmente può essere aperto a più strade e devo essere soprattutto paziente e bravo a sfruttarle quando capiteranno, considerando che questo maledetto covid tenderà ancora a influenzare il tutto.

Diamo i contatti sul web degli Shake Me ai nostri ascoltatori ?
La mia pagina personale è: www.facebook.com/lukashakemeband, mentre quella artistica del progetto shake me è: http://www.facebook.com/shakemeband. Sono presente anche su Instagram cercando Luka Shake Me e naturalmente su youtube: ww.youtube.com/shakemeband

Ti ringrazio di essere stato con noi, ti lascio l’ultima parola!
Mi limito a ringraziare ancora una volta te per lo spazio concessomi ed eviterei di fare la lista dei ringraziamenti che fa molto radio partenopea che trasmette i cantanti neomelodici. Seguite la paginetta Shake Me per restare in contatto e scambiare opinioni sul disco o sulla musica in generale, elemento cardine nel costruire buoni rapporti sociali.

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 6 Dicembre 2021

Kolossus – Il Colosso è tornato

Oggi su Overthewall ospite Stefano con il suo progetto solista Kolossus, da poco fuori con il nuovo album “K” (My Kingdom Music).

Ciao e benvenuto! Nella mitologia delle culture egizie e greche, la figura del Colosso si erge a protezione dei luoghi di culto e delle Divinità a cui sono dedicati. Cosa rappresenta per te l’accostamento del nome del tuo progetto musicale con queste titaniche figure?
Ciao Mirella e grazie per l’opportunità concessami per fare conoscere la mia “creatura”! A dirla tutta non vi è nessun accostamento del nome Kolossus ad antiche e titaniche figure, ma è semplicemente un “evoluzione” del mio cognome datami da un amico anni fa e che ho deciso di utilizzarla per questo progetto.

Dal 2014, anno della nascita dei Kolossus, hai prodotto due album e uno split con i genovesi Manon, quali sono le fonti di ispirazione che intervengono nella stesura dei brani?
Le fonti di ispirazione (oltre alle band che hanno avuto sempre un importanza nei miei ascolti dagli albori del genere) derivano dalla mia vita giornaliera; da essa riesco a trarre le più disparate emozioni che fungono da benzina alla composizione dei brani di Kolossus.

La tua musica è si pregna di un oscuro misticismo ma anche trasmettitrice di una possente energia, pensi che riuscirai a promuovere anche in veste live un ottimo album come “K”?
Grazie per le belle parole riguardo “K”! Sinceramente ad oggi non ho ancora sinceramente pensato a esibizioni live, ma preferisco concentrarmi sulla produzione da studio; comunque mai dire mai…

La My kingdom music è un etichetta molto attenta al sottobosco black metal più di avanguardia, come sei entrato in contatto e perché hai deciso di affidarvi a loro per la pubblicazione di questo nuovo lavoro?
Sono entrato in contatto con Francesco della My Kingdom durante la ricerca di una label per il primo album, ma poi non se n’è fatto nulla; i contatti sono rimasti e sono maturati definitivamente per “K”, dato che ero alla ricerca di una etichetta italiana affidabile e sono sicuro di aver fatto centro.

Quali sono i contatti sul web per i nostri ascoltatori?
Potete seguire le evoluzioni del mio progetto su Facebook ed Instagram, li troverete tutti gli aggiornamenti e ovviamente il poter scrivere per qualsiasi curiosità e/o domande.

Grazie di essere stato con noi
Grazie a voi ancora per lo spazio ed il tempo dedicato a Kolossus.

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 22 Novembre 2021.

Lucifer for President – Planet Lucifer

Ospite di Mirella Catena su Overthewall, N-Ikonoclast leader dei Lucifer for President, freschi autori di “Asylum” (My Kingdom Music)!

Benvenuto N-Ikonoclast!
Grazie Mirella ciao a te, e un saluto a tutto lo staff di Owerthewall e ai suoi ascoltatori.

Ti chiedo innanzitutto di parlarci della genesi della band e come si completa la line up attuale… 
I LFP, sono nati come mio progetto solista, era il 2017; all’epoca ero ancora felicemente sposato. Da molto tempo ero rimasto distante dalle scene, tranne una breve collaborazione con gli Aborym di Roma. Facevo il DJ metal e dark al Grind House di Padova e, oltre al mio lavoro, mi dedicavo alla mia attività di scrittore e poeta, senza mai scordare la mia chitarra, con la quale continuavo a registrare pezzi al PC. Tracce di matrice rock and troll, heavy metal grezzo e horror punk, dopo aver trascorso dieci anni negli Ensoph, e uno negli IsRain, in cui la proposta musicale era orienta verso l’industrial, metal, goth, prog… avevo bisogno di qualcosa di diretto, ideale da proporre un giorno dal vivo, se mai sarei tornato a fare musica. Non sono un polistrumentista, perciò un giorno mi decisi a mettermi in contatto con dei giovani musicisti, a ricoprire il ruolo di bassista, batterista e chitarrista; facemmo alcune prove, ma il chitarrista abbandonò subito, così (chiedere non costa nulla) mi azzardai a chiedere a Legione (Evol, Death Dies, Mad Agony e molte altre band). Ricordo ancora quando l’ho conosciuto, nel 93, mi tremavano le mani, ero e sono un fan sfegatato degli Evol. Con lui E Demian de Sabba, (il batterista) suonammo dei Death Dies, per alcuni anni, incidemmo un cd e un vinile, io ricoprivo il ruolo di chitarra solista. Con mia grande sorpresa, Legione accettò, e iniziammo subito a provare; le cose presero subito un’altra piega, diventammo una vera band, di cui legione è l’altro leader. Incidemmo così l’EP, omonimo “Lucifer For President”, come dicevo pocanzi, rock and roll, metal grezzo e horror punk, influenzato da band come Venom, Misfits, e Alice Cooper. Purtroppo, però riuscii a stringere tra le mani il CD solo mesi più tardi. Me lo portò Legione, mi trovavo ricoverato in una clinica Padova. Dopo che mia moglie mi aveva lascito, tentai per l’ennesima volta il suicidio, e questa volta ci misi sei mesi a riprendermi. Fui ricoverato per i miei problemi di depressione maggiore, disturbo borderline, abuso di cocaina e dipendenza cronica da alcol e psicofarmaci. Prima del triste episodio realizzammo due video “Lucifer for President”  e “We Are Rock and Roll Stars”, realizzammo alcuni live molto teatrali, e crudi, uno addirittura, in un palchetto abusivo all’autonomo di Imola, prima del concerto dei Guns and Roses”. Il video di “L.F.P.” scatenò un putiferio sul web, la curia di Padova mi mandò la scomunica… cosa che cadde come un pugno di mosche, in quanto sono sbattezzato, e il sindaco del mio comune, mi invitò a cambiare residenza. Durante la mia assenza, trascorsa girando tra psichiatria, clinica e comunità (dove non puoi tenere neppure il cellulare e sei tagliato fuori dal mondo) Legione, al contrario degli altri membri che si allontanarono, venne sempre a trovarmi. Una domenica, non ricordo l’anno, oltre all’EP, portò con sé un ragazzotto, Daniel, (ex bassista dei Mad Agony e Sex Addicction). Non so come riuscì a riporre fiducia in me, all’epoca magrissimo e ottenebrato dai farmaci, ma decise di darmi una chance, cosa che mi commuove ancora, così entrò nei L.F.P., ci rivedemmo solo qualche anno dopo. Il Batterista: Demian De Sabba (Ex Evol, Death Dies, Mad Agony) fu arruolato allo stesso modo di Legione, senza nessuna speranza di ricevere una risposta positiva… e, invece accettò.

 “Sex and Drugs and Rock’n’Roll” è il brano che abbiamo appena ascoltato ed è anche una celebre canzone del 1977 e successivo manifesto di più generazioni di rockers, pensate che ancora adesso non abbia esaurito la sua innegabile potenza e quanto ha influenzato la stesura delle liriche del vostro album?
Ti confesso che quando ho scritto questo pezzo, la mitica canzone di Ian Dury del 1977, non mi passò neppure per l’anticamera del cervello, comunque è una vera icona e, di sicuro, nonostante la becera scena musicale attuale, non esaurirà mai il suo messaggio di ribellione… fa parte della storia del rock and roll!

Il genere che proponete è uno scanzonato rock’n’roll, figlio dei Misfits e dei Motorhead, ma all’interno del vostro album troviamo una versione che reputo geniale e malsana di “Amandoti” di Giovanni Lindo Ferretti – CCCP. Come mai avete optato per un brano così impegnativo e chi è l’artefice dello smembramento sonoro di cui è stato vittima questo capolavoro di musica e poesia?
Una sera Legione mi propose di realizzare una cover di “Amandoti”, io rimasi perplesso e sulle prime, reticente. Di preciso mi chiese di cantare la canzone, in modo più fedele all’originale, ma di scrivere un testo, che lui avrebbe recitato alla fine di ogni strofa, mi spiegò a grandi linee cosa voleva trasmettere, in altre parole tutto il mondo di angosce e paure che io e lui viviamo rispetto a certi temi. La sera dopo gli mandai il testo e lui ne fu entusiasta. PS: a differenza di Gianna Nannini, avevamo colto che il grande Lindo Ferretti, non si riferisce a una persona, ma parla dell’eroina. 

Tempo addietro ho visto un fantomatico e divertente cartello elettorale che diceva espressamente “Vota Satana! Perché accontentarsi del male minore quando abbiamo la possibilità di scegliere il male assoluto!”, da dove nasce la vostra volontà di volere un Lucifero presidente e quale giovamento sociale potrebbe apportare?
Parlo a nome mio, io non appartengo a nessuna dottrina religiosa od ortodossia; seguo alcuni spunti della filosofia Luciferiana, ma all’interno della band nessuno è satanista, abbiamo in comune il gusto per l’horror. Siamo cresciuti divorando film di Dario Argento, Lucio Fulci, e certe produzioni di Pupi Avati, ascoltando i Goblin, era invitabile, che ciò si sarebbe rispecchiato nella musica, come era inevitabile che band come Venom, Celtic Frost, Bathory e Alice Cooper. La musica è sempre stata, demonizzata, a differenza di altre forme d’arte, in cui è successo più raramente, non so cosa abbia in testa la gente, ma dubito che dopo una giornata di riprese o di scrittura, personaggi come Dario Argento o Stefen King, se ne vadano in giro a massacrare il primo malcapitato. Comunque, per ritornare alla tua domanda, penso che se Lucifero governasse il mondo, arriveremmo a uno stadio di conoscenza e libertà, che non possiamo nemmeno concepire.

La fine di questo 2021 purtroppo ci ricorderà anche che il mondo del rock e dell’heavy metal saranno orfani di Lemmy da sei anni. Quanto pesa secondo voi la sua assenza e chi potrebbe essere il suo eventuale erede musicale?
Tutta la band adora i Mothorhed, Lemmy è uno dei miei idoli, come Ozzy e Nikki Sixth, spesso al mattino andando al lavoro, netto sullo stereo i Mothored, e una profonda tristezza mi coglie. Non ci saranno eredi, come non ce ne saranno per Freddy Mercury, Jim Morrison, o Ronnie James Dio.

Cosa c’è nell’immediato futuro della band?  
Sicuramente un video, un photoset, speriamo altri dischi ma soprattutto tanti live!

Diamo i vostri contatti sul web per i nostri ascoltatori?
Allora su Facebook la nostra pagina è https://www.facebook.com/LuciferForPresident, su Instagram cercate semplicemente il nome della band, o digitate presidentluciferfor.

Grazie di essere intervenuti, a voi l’ultima parola!
Grazie di cuore Mirella per l’occasione che tu e Radio Overthewall ci avete concesso, un’ abbraccio a chi si segue. Mi raccomando, pensate sempre con la vostra testa, e ovviamente rock and roll!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 1 Novembre 2021

Maethelyiah – A voice in the dark

Ospite di Mirella Catena ad OverthewallMaethelyiah cantante dei The Danse Society.

Come inizia la tua carriera musicale? C’è stato un episodio specifico che ti ha convinta ad intraprendere questo percorso?
E’ iniziata per puro caso. In realtà da piccola volevo fare la cavallerizza ma mia madre aveva il terrore dei cavalli e allora non c’è stato verso. Mi sono quindi riversata sulla danza classica e ho iniziato a 4 anni e mezzo. A 5 anni è stata la mia prima volta sul palco. Con la musica è iniziata quando a 12 anni sono arrivata in Inghilterra per la prima volta. Avevo degli amici nuovi che suonavano in un gruppo punk. Il bassista collassò e loro erano disperati perché avevano un concerto la sera dopo. Io vidi il basso buttato da una parte e a orecchio avevo subito trovato le note dei loro brani. Mi hanno subito notato e siccome le parti erano molto facili, mi hanno preso nel gruppo e ho suonato la sera dopo con loro. Ho amato quel concerto profondamente e da allora non ho potuto smettere di militare in gruppi metal, goth, rock, anche se poi sono passata alla voce principalmente.

Hai collaborato con tantissimi nomi di spicco della musica italiana ed estera, nel 2011 diventi la frontwoman dei The Danse Society, una delle band storiche della scena post-punk e dark wave inglesi. Com’è avvenuto l’ingresso nella band?
Se la fortuna aiuta gli audaci deve davvero considerarmi un’eroina perché ne ho da vendere. Sono finita con i Danse Society per caso. Era dicembre 2010 e mi era venuta voglia di ascoltarli, allora mi sono messa a cercarli su Youtube. Mi sono imbattuta in un video live che faceva davvero orrore per via dei suoni pessimi, però ho notato tra i commenti uno che diceva che si stavano riformando, al che mi è venuta la curiosità e li contattai sulla pagina Facebook. Mi aveva allora risposto una persona che gestiva la pagina. Al tempo volevo intervistarli per una rivista on line che poi non ho avuto modo di concretizzare, e dopo avermi risposto che avevano registrato interamente il nuovo album della riformazione, il cantante era sparito. Poco dopo, la stessa persona, notando dal profilo che sono cantante mi ha chiesto se mi sarebbe interessato entrare in contatto con loro per rimpiazzare Steve Rawlings e io ovviamente ho detto di sì. Da li abbiamo iniziato a scambiarci i file musicali ed è così nato “Change of Skin”, il primo album dalla riformazione. Poi è pure scoppiato l’amore col Chitarrista Paul Nash che ho successivamente sposato… un po’ come il film Sposerò Simon Le Bon negli anni 80, ma questo è un altro paio di maniche! Evidentemente oltre alla fortuna anche cupido ci ha messo lo zampino.

Oltre a cantare, nei TDS sei anche autrice dei testi. Quali sono le novità che hai portato in questa storica band?
I miei testi parlano molto di fantasmi e di intrecci metafisici principalmente. Con Paul Nash tendiamo ad accomodarli con le tracce inserendo anche riferimenti a problemi sociopolitici che attanagliano il genere umano. Il tutto poi condito con gli arrangiamenti del gruppo diventa un minestrone davvero saporito.

So che in in questi mesi stai lavorando alla colonna sonora di un film. Vuoi darci qualche dettaglio?
Il film si intitola “Upside Down” ed è scritto e diretto dal regista Luca Tornatore. A dir la verità con lui siamo tornati sulla scena del crimine perché è la seconda volta. “Upside Down” è un film davvero forte perché tratta di tematiche importanti come la discriminazione verso le persone affette da sindrome di down e il modo in cui la società spesso le vede come in difetto. I temi discriminatori sono sempre stati una cosa di cui mi occupo come volontariato a livello giuridico (ho una laura in legge conseguita apposta) e quindi ho sentito il tema molto vicino al cuore. In “Upside Down” io e Paul come Blooding Mask abbiamo quindi composto due brani, “L’Incubo” che aprirà il nuovo album di Blooding Mask “Autopsy of a Dream”, e “The End of Days”. Il primo film invece al quale abbiamo provveduto musica è stato “St@lker” nel 2013, e precisamente con una versione più aggiornata del celebre brano “Come Inside”. Inutile dire la mia emozione quando nel mezzo del film si vede la scena del cinema e parte il nostro brano. Brividi… anche solo a pensarci!

Tu vivi in Inghilterra, come avete affrontato la pandemia e com’è la situazione riguardo gli spettacoli dal vivo?
E’ stata un’autentica carneficina. Eravamo di ritorno dal festival belga di Porta Nigra il 7 Marzo 2019 quando passato il tunnel siamo finiti dritti in lockdown. Io sono sicura di aver beccato il covid quando stavamo andando in Belgio infatti, perché avevo una stanchezza molto anomala e il fiato corto sul palco, cosa mai successa prima. Ricordo che guidavo perfettamente nei limiti di velocità e i membri del gruppo mi prendevano in giro come se guidassi da novantenne. Io sono stata al gioco ma ero davvero sfinita! Arrivata poi in Belgio non ricordo neppure di aver messo la testa sul cuscino. Paul ha contratto il covid appena siamo tornati ed è stato malissimo per due settimane. La prima era bianco come un cadavere pieno di dolori e si alzava a mala pena, ma respirava bene e allora l’ho lasciato dormire e nutrito tenendolo d’occhio costantemente. Per il resto era tutto un aprire le finestre e passare la vaporiera tutto intorno casa. Mio suocero purtroppo morì la settimana successive perché il governo inglese sciaguratamente lasciò che i malati di covid venissero spostati dagli ospedali alle case di cura, inclusa quella dove si trovava lui. Abbiamo poi avuto qualche amico deceduto e molti contagiati. In ogni caso non possiamo davvero chiamarlo lockdown perché da noi era uno scherzo, ognuno faceva davvero come gli pare, fintanto che non ci si allontanava spropositatamente da casa. Avevamo l’ora d’aria come i carcerati ma siccome nessuno controllava, con la scusa che il tempo è stato stranamente molto bello, eravamo tutti al mare.

Avete avuto la possibilità di esibirvi dopo il lockdown?
Noi, con Inertia, Black Light Ascension e The Frixion siamo stati i primi pazzi ad andare in tour esattamente a lockdown calato. La gente aveva paura. Mi dicevano tutti che ero una pazza perché non mi posso vaccinare e che mi stavo imbattendo in una missione suicida. Il batterista Tom e il tastierista Sam si sono ritirati poco prima del tour per paura di contrarre il virus nonostante fossero vaccinati. Sono stati rimpiazzati in meno di due settimane dal tour da Jonathan Housbey alle tastiere e Dylan Ryley alla batteria. Il bassista Jack purtroppo stava male e anche lui è stato rimpiazzato (ma solo temporaneamente) da Billy Bostanci. Io francamente alla paura preferisco vivere. Osservo le precauzioni, non mi ammucchio, osservo le necessarie norme igieniche naturalmente, anche se qualche abbraccio dopo concerto non l’ho rifiutato. Alla fine come dicevo prima, la fortuna aiuta gli audaci!

Cosa c’è nel futuro di Maethelyiah?
Tantissime cose. Non ho ancora deciso se altri studi seguiranno la mia laurea. Di sicuro ho troppa musica nuova per pensare a molto altro. Continuo la mia attività di volontariato legale verso vittime di violenza domestica e per i diritti degli animali. Forse ci scapperà un nuovo libro. In futuro vorrei dipingere ma nell’immediato ci vedo solo musica, concerti e creazioni video. La devo smettere di fare troppe cose perché mi piace anche dormire.

Dove i nostri ascoltatori possono seguirti?
Maethelyiah.com
Thedansesociety.co.uk
https://www.facebook.com/thedansesociety/
https://www.facebook.com/maethelyiah

A presto su Overthewall!
Grazie mille, come artista e come ascoltatrice

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 4 Ottobre 2021

3 Dreams Never Dreamt – Dettagli musicali

Ospite di Mirella Catena ad Overthewall, Gianluigi Girardi dei 3 Dreams Never Dreamt, band autrice dell’album “Another Vivid Detail” (My Kingdom Music).

Benvenuto Gianluigi Girardi su Overthewall! Ti chiedo immediatamente le origini della band e i vostri precedenti trascorsi musicali…
La band nasce nel 2007 dalla volontà del nostro chitarrista Andy e mia, di formare una band nella quale suonare il genere musicale che amavamo, che unisce le nostre influenze gothic, doom e p
rog. Volevamo scrivere da subito musica originale e imparare a pre-produrla nel migliore dei modi così da arrivare in studio di registrazione con le idee chiare su quello che volevamo ottenere.

Citiamo la line up attuale?
La line up attuale che è la stessa da ormai sei anni è formata da Andy Signorelli e Andrea Rendina alle chitarre, Maria Torelli al Basso, Davide Martinelli alla batteria e me, Gianluigi Girardi, alla voce.

Avete battezzato la vostra band con un nome veramente interessante, ma quali sono questi tre sogni mai sognati e che tipo di sensazione vi trasmette il fatto di non averlo potuto o voluto fare?
Questo nome deriva dalla strofa di un testo che scrissi per una vecchia band (I feel like a dream that no one ever dreamt) che in seguito sarebbe dovuto diventare il titolo di un mio progetto solista (4 Dreams Never Dreamt). Quando fu il momento di pensare ad un nome per la band lo proposi ai ragazzi pensando di modificare il quattro in tre, numero positivo associato al giullare e derivante dall’unione dei numeri del maschile, associato al numero uno e femminile, il due. Il sogno della band è l’unico possibile per ogni musicista, ovvero riuscire a far conoscere la nostra musica e a condividere ciò che vi riversiamo dentro a quanti più ascoltatori possibili.

“Another Vivid Detail” è un bellissimo intreccio di sonorità, si percepiscono influenze di grandi band come Blackfield, Porcupine Tree, Katatonia, Paradise Lost ma sapientemente miscelate da musicisti innegabilmente maturi e consapevoli delle proprie potenzialità, come è il vostro approccio alla stesura di un brano?
I nostri brani nascono solitamente da dei demo strumentali scritti da Andy, ai quali mi occupo di aggiungere melodie vocali e testi. Successivamente con tutta la band arrangiamo le musiche fino a farne spesso qualcosa di sostanzialmente diverso grazie alle influenze di ognuno di noi cinque.

Mattia Stancioiu e gli Elnor Studio di Magnago sono riusciti a donare all’album un suono potente, nitido e di assoluto livello internazionale, quando siete entrati in studio di registrazione avevate già le idee chiare sul risultato da ottenere o vi siete affidati totalmente alla perizia tecnica del produttore?
Avevamo idee abbastanza chiare, ma ci siamo comunque lasciati guidare dai suggerimenti dati da Mattia, al quale anche in questo caso abbiamo affidato la produzione artistica dei pezzi. Abbiamo completa fiducia in lui, tanto che abbiamo lasciato che lavorasse autonomamente sui mix dei brani. Ormai lui è diventato uno di noi, sa esattamente cosa ci aspettiamo di raggiungere e sa come portarci a quel risultato.

La My Kingdom Music anche in questa situazione si è dimostrata etichetta discografica in grado di scegliere sempre band di livello molto alto, come siete entrati in contatto con Francesco e il suo staff e quali sono le ragioni che vi hanno portato a collaborare con loro?
Eravamo in contatto con Francesco da diversi anni, infatti gli avevamo proposto di pubblicare anche il nostro primo CD, che però non ha ritenuto ancora sufficientemente maturo per una pubblicazione. Inoltre ho lavorato con lui in precedenza, visto che sempre lui ha pubblicato due dischi dei Crown of Autumn, nei quali occupo il ruolo di cantante. Per questo motivo conoscevamo già la sua professionalità, oltre a conoscere bene le band che pubblica, che sono sempre, come dici tu, di altissimo livello!!!

Gli ultimi due anni sono stati molto difficili per il mondo musicale, al calo drastico delle vendite degli artisti si è aggiunto lo stop dei live causa pandemia Covid-19, pubblicare un album a Febbraio dimostra una grande fiducia della ripresa dell’intero movimento, come anche noi di Overthewall d’altronde, come pensate di promuovere “Another Vivid Detail” e come vi sta aiutando la MKM da questo punto di vista?
Dal momento che la promozione è stata un po’ complicata da realizzare in questo periodo, abbiamo pensato di pubblicare vari singoli ad ognuno dei quali abbiamo legato un video. Per la precisione abbiamo pubblicato un lyric per “The Poet”, primo dei singoli pubblicati, e due video nei quali abbiamo avuto l’ardire di recitare, il primo per “Save Me From Myself” ed il secondo ed al momento ultimo per “The Ballad of A”.

State già lavorando a qualcosa di nuovo? Avete delle anticipazioni per gli ascoltatori di Overthewall?
Stiamo già scrivendo da qualche tempo quelli che saranno i pezzi che andranno a formare il terzo capitolo della nostra storia. Preparatevi ad un nuovo “AVD”!

Quali sono i vostri contatti sul web?
È possibile trovarci su Facebook all’indirizzo https://m.facebook.com/3dreamsneverdreamt oppure su Instagram https://www.instagram.com/3dreamsneverdreamt/

Grazie di essere stati con noi…
Grazie di cuore a te per averci ospitati e a chi ha avuto voglia di arrivare a leggere fin qui.

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 20 Settembre 2021