Antropofagus – Hymns of acrimony

Ritorno sulle scene per i genovesi Antropofagus, storica band death/brutal attiva dal 1998, che con “Origin” (Agonia Records) giungono alla loro quarta fatica discografica. In occasione dell’uscita del nuovo videoclip intitolato “Hymns of Acrimony (tratto dall’omonimo singolo) abbiamo fatto una chiacchierata con il chitarrista Francesco Montesanti e il cantante Paolo Chiti per sapere quali siano le novità sul nuovo album… si parte!

Ciao ragazzi! Come prima cosa ci tengo a ringraziarvi per la vostra disponibilità a questa intervista! Iniziamo subito dal principio: come e quando nascono gli Antropofagus?
Francesco: Ciao Luca, grazie a te, nascono nel lontano 1998 in un pub di Genova dall’unione tra me e Rigel e Void ed Argento, un amico comune ci presentò dicendo che per suonare insieme eravamo perfetti, forse aveva ragione.

Francesco, puoi parlarci un po’ di come si sviluppa un tipico brano degli Antropofagus? Quali sono i vari step che costituiscono l’intero processo compositivo?
Francesco: Prevalentemente per “Architecture…” ho steso tutte le track da solo e poi il lavoro fu registrato già finito senza ulteriore arrangiamento dai nuovi componenti dell’epoca quali Davide e Jacopo, complice il fatto che ci trovammo alle strette con i tempi visto l’inaspettato cambio di line-up che trovò la forma definitiva appunto con loro. Per “M.O.R.T.E.” il discorso fu uguale ma con già una leggera fase di arrangiamento a a più teste. Per “Origin” – in uscita il 28 Ottobre 22 – il discorso è stato diverso, complice la pandemia che ha comunque fatto slittare l’album di almeno un anno, ha permesso di approfondire una fase di arrangiamento a quattro teste, ognuno ha messo del proprio, benché io e Davide abbiamo anche lavorato questa volta insieme su parti specifiche dell album, che alla fine risulta probabilmente essere più maturo dei precedenti, mantenendo il meglio delle nostre qualità e cercando sempre di smussare alcuni errori che inevitabilmente si fanno sempre.

Adesso una domanda specifica per te, Paolo: per ciò che concerne i testi cosa puoi dirmi? Quali sono gli argomenti trattati nelle vostre composizioni?
Paolo: Tutto è partito da un’idea che avevamo in principio e cioè quella di fare un concept album più “tradizionale”, dove nel procedere dei testi si narrasse una storia con un inizio e una fine (“Origin” del titolo richiamava infatti “la nascita” di un fantomatico protagonista). Poi però questa idea col tempo si è trasformata, e ho preferito non narrare una vera e propria storia, ma piuttosto descrivere quello che avevamo in mente con l’uso di immagini, magari anche criptiche e a volte non immediate. Diciamo che la nostra “storia” è costruita su tre momenti. L’entità (che vedete in copertina) affronterà tre fasi: “Ascesa” alla sua nuova dimensione/incarnazione; “Discesa” tra i mortali, nel piano che noi conosciamo, e infine la “Trascesa” dove questo essere prende coscienza di esistere al di sopra di ogni piano sensibile della conoscenza e della realtà, e di essere comunque anche lui parte di un ciclo senza tempo destinato a ripetersi all’infinito. Dentro ai testi si possono trovare tantissime fonti di ispirazione, dai libri (Lovecraft su tutti) ai film, così come anche agli antichi testi sacri egiziani, indiani e tibetani. Ogni cosa che descriva cose oscure e affascinanti, diventa il mio pane quotidiano per scrivere.

Sempre per te, Paolo: sei entrato a far parte degli Antropofagus, ma hai sempre fatto parte dei Devangelic, quali sono state le principali differenze che hai riscontrato tra le due band in questione? Per lo stile proposto, per ciò che riguarda il processo compositivo e altro… cosa puoi dirmi a riguardo?
Paolo: Le differenze erano prevalentemente nello stile. Quando sono entrato con gli Antropofagus, con i Devangelic suonavamo un brutal death molto più serrato e veloce, e di conseguenza anche con la mia voce cercavo di risultare il più “chiuso” e brutale possibile. Gli Antro suonano sempre brutali e veloci, ma con un approccio molto più death metal per quanto riguarda atmosfere e suoni e così ho cercato fin da subito di fare qualcosa di diverso, molto più death vecchia maniera, cercando di scandire ogni singola parola, e cercando di aprire molto più la voce . Non cercando più di risultare il più basso e sporco possibile, ma tentando di dare più varietà (cosa che poi ho iniziato ad fare anche nell’ultimo album Devangelic). Per quanto riguarda il metodo compositivo, non c’è molta differenza. Sistemiamo e rifiniamo ogni dettaglio dei pezzi tutti insieme, che sia un un singolo riff o una metrica di voce, c’è veramente un grande lavoro di squadra.

Come evidenzia la vostra discografia, dal vostro secondo album “Architecture Of Lust” avete dato alle stampe i vostri lavori con una certa “cadenza” quinquennale, ma dal vostro esordio “No Waste Of Flesh” al vostro già citato secondo full sono trascorsi ben 13 anni… Cosa è successo in tutto questo lasso di tempo, Francesco?
Francesco: Non è mai stata decisa una scadenza, il tempo trascorso da “No Waste…” è stato molto lungo perché avevo momentaneamente abbandonato lo strumento. Dopo l’uscita di “Architecture”, la distanza con “M.O.R.T.E.” fu un po’ data dalla mancanza di tempo e dagli impegni miei familiari, tra quest’ultimo e “Origin” è stata sicuramente colpa della pandemia, non aveva senso uscire con l’album e non dargli l’attenzione e la promozione che serve.

Ho ascoltato il vostro nuovo videoclip “Hymns of Acrimony”, l’ho trovato molto bello e, se posso permettermi di dirlo, abbastanza insolito per una band come la vostra che ha sempre spinto (e molto) sull’acceleratore. Dal punto di vista della struttura ho trovato il brano in questione molto Morbid Angel “oriented”, è corretto?
Francesco: Grazie, è un brano di cui andiamo molto orgogliosi, troviamo che sia uscito veramente bene, poi ci siamo divertiti molto nel registrare il videoclip, che con la mano meravigliosa di Andrea La Rosa, è uscito fantastico. Era da un po’ di tempo che covavo l’idea di non uscire con il solito brano a mille BPM, ma cercare di attirare l’attenzione su qualcosa che di solito inseriamo nel disco a metà CD e che non usiamo mai come singolo. Suona molto ispirato ai Morbid Angel come tutte le volte che rallento i BPM, se ci fai caso in “Architecture” e in “M.O.R.T.E.” puoi trovare brani come “Sadistic, Det helgeran”,” The Abyss” o “Prise to a Hecatomb”, tutti brani che puzzano in stile morboso, è una cosa che mi appartiene da molti anni ormai, ogni volta che rallento le mie influenze più morbose si fanno strada e prendono il sopravvento. in “Origin” come facciamo sempre ci sono due brani lenti che spezzano la furia che di solito travolge chi ascolta questo genere, da respiro e movimento al CD, trovo che sia sempre corretto alternare questi suoni.

Quali sono secondo voi le principali differenze tra il vostro nuovo “Origin” e le precedenti produzioni?
Francesco: “Architecture” vede una grande produzione curata dal nostro amico Fabio Palombi nel suo vecchio studio, che ovviamente paragonato allo studio che ha oggi, i Blackwave,
è primitivo, ma è una produzione che ancora ad oggi a distanza di dieci anni trovo limpida ed efficace. il Master fu affidato agli intoccabili Hertz studios. Ad oggi ci troviamo ad avere uno studio professionale tutto nostro, gli MK2 di Davide. Lui come produttore sta facendo passi da gigante e come in tutte le cose, essendo un ragazzo talentuoso, riesce con la sua impronta a migliorare tutto ciò che tocca. Quindi sarebbe stato assurdo andare altrove avendo a disposizione un produttore nella band che ormai lavora a tempo pieno nello studio.

Potete raccontarci in che modo è nato l’interesse dell’Agonia Records nei vostri confronti?
Francesco: L’Agonia insieme ad altre tre etichette era nei nostri interessi, una volta registrato una pre-produzione volevamo mandarla a queste tre label, ma nel frattempo una mattina ci manda un messaggio vocale in chat Davide dicendo che a Filip (boss dell’Agonia) era piaciuta molto la copertina di “M.O.R.T.E.” e chiedendo quali progetti avessimo in futuro. Vien da se che ci siamo trovati subito benissimo con loro e senza che abbiamo dovuto mandare nulla a nessuno, inviato poi il lavoro a loro sono rimasti molto colpiti dai nuovi brani e il matrimonio è venuto da se.

In tutta sincerità anch’io sono rimasto davvero colpito dalla cover dell’album, molto accattivante e d’impatto! Da chi è stata creata?
Francesco: Contattai Stefano Mattioni che produce bellissimi lavori per la sua Viron 2.0, gli abbiamo affidato l’intero artwork esterno ed interno, e siamo contenti, volendo tornare all’uso computer graphic, di ciò che ha tirato fuori da quello che avevamo richiesto.

Suppongo che, una volta uscito il disco, vi saranno delle date live per promuoverlo nella maniera più adeguata. Cosa potete dirmi a tal proposito? Avete già pianificato qualcosa?
Francesco: Stiamo cominciando già da un po’ a cercare di pianificare delle date, siamo volutamente senza agency, ed è molto difficile andare avanti con le nostre sole forze, vediamo cosa si riuscirà a fare, e se mai troveremo qualcuno con cui possiamo lavorare bene onestamente e goderci ciò che più ci appartiene: il palco.

Time out ragazzi, vi ringrazio davvero molto per la vostra disponibilità a quest’intervista. Auguro alla band le migliori fortune e vi faccio i miei più sinceri complimenti, concludete pure come preferite!
Francesco: Grazie a te Luca, sei un grande supporter e le persone come te sono ossigeno per i nostri polmoni, a presto.