Intolerant – Intolleranza metallica

Probabilmente il sentimento di intolleranza nei confronti dell’umanità covava da tempo sotto la cenere, la pandemia non ha fatto altro che accelerare la combustione animando la fiamma dell’odio del duo composto da Soul Devourer (Manuel Mazzenga, Nocturnal Degrade, Scent Of Silence, Der Noir) e Antihuman War Machine (Luciano Lamanna, Ephel Duath, Cripple Bastards, Tekno Mobil Squad, Assalti Industriali, Der Noir e Lunar Lodge). Il bolo nero frutto di questa malsana collaborazione è stato raccolto nell’esordio degli Intolerant, “Primal Future”, fuori dal 27 novembre su Time To Kill Records.

Benvenuti ragazzi, le uniche informazioni che ho raccattato su di voi per potermi preparare per l’intervista sono queste: “Chaos Metal band founded in 2020 by Soul Devourer & Antihuman War Machine”. Vi andrebbe di darci qualche altro cenno biografico, anche se effettivamente la band è di giovane fondazione?
E’ da molti anni che suoniamo insieme e collaboriamo in vari progetti, l’approccio è stato istintivo e il risultato devastante. L’attuale situazione sociopolitica ci ha spinti naturalmente a comporre un disco come “Primal Future”.

La vostra definizione di “Chaos Metal”?
“Chaos Metal” è quel muro di suono che ti sovrasta durante l’ascolto. Il Caos è il motore trainante della Vita, la forza della Natura che annichilisce l’essere umano.

Cosa significa oggi essere intolleranti?
Significa essere se stessi: pensare con la propria testa rimanendo imparziali rispetto ai bombardamenti dei media. 

Come si esprime l’intolleranza in musica?
Suonando veloci e furiosi, cantando di guerre e premonizioni oscure. La nostra musica e i nostri testi non sono in linea con la morale condivisa.  Non siamo certamente i creatori di una nuova corrente musicale, le nostre ispirazioni ed i nostri riferimenti sono chiari. La nostra musica non da speranze, non ha paura, è schietta e parla chiaro, senza fraintendimenti. E’ attitudine pura. Senza la necessità di incontrare persone, interagendo con la società solo per esigenze dovute al lavoro, ci immergiamo in noi stessi. La nostra musica è rivolta a chi non ama il suo prossimo e a chi non ha paura di stare lontano dai propri simili. Il processo di involuzione è ufficialmente cominciato e noi ne siamo consapevoli. Siamo a favore dell’estinzione umana volontaria ottenuta dalla non procreazione . Liberando il pianeta dall’uomo si romperebbe quel meccanismo malato e corrotto una volta per tutte.

Come riuscite a far convivere una certa misantropia con la necessità di far arrivare la vostra musica a quanta più gente possibile?
Non ci interessa arrivare a tutti. Ci interessa essere ascoltati da quei pochi che apprezzano il Caos in musica.

Il disco come è nato, vi siete scambiati dei file oppure, alla vecchia maniera, vi siete ritrovati in sala prove e avete buttato giù i pezzi?
Il disco è stato concepito agli inizi del 2020, tutte le strumentali sono state registrate durante la quarantena. Si è quasi sempre cominciato dai riff di chitarra su cui abbiamo poi arrangiato le batterie. Solo successivamente sono stati aggiunti basso e assoli. Voci, missaggio e mastering sono stati ultimati non appena è stato possibile raggiungere lo studio dato che eravamo tutti agli arresti domiciliari.

Ode To Virus” come titolo pare fatto apposta per la situazione in cui viviamo: il brano era stato chiamato così prima della pandemia o prende spunto proprio da questa?
“Ode to Virus” è stata scritta durante la pandemia. Siamo a favore di qualsiasi cosa crei danni alla razza umana.

Non traspare ottimismo neanche dal nome del disco, “Primal Future”,  come lo immaginate il futuro?
Nessun futuro, nessuna speranza. La nostra specie si è scavata la fossa. Il futuro è un cumulo di cenere e un ritorno alle origini in termini di violenza e istinto di sopravvivenza.

Senza spingerci troppo in là nel tempo, sperando che le cose tornino al più presto alla normalità, porterete il progetto dal vivo o gli Intolerant restano una realtà da studio?
Per adesso ci stiamo concentrando su altro materiale da registrare in studio. 

Auðn – Icelandic landscapes

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Gli Auðn al terzo colpo fanno ancora centro con il nuovo disco “Vökudraumsins fangi” (Season of Mist), una splendida cartolina dalla gelida Islanda.

Benvenuto Andri, 2014-2017-2020: regolare come un orologio ogni tre anni avete pubblicato un nuovo album! È solo un caso o il vostro processo di scrittura ha bisogno di questi tempi?
Grazie per avermi ospitato! Non ci avevo davvero mai pensato, ma sì, in generale ci prendiamo un po’ di tempo dopo aver finito un album per iniziare quello successivo. La velocità del processo di solito cresce dopo circa un anno e poi aumenta esponenzialmente con l’avvicinarsi delle nostre scadenze. Di solito abbiamo alcune idee sparse all’inizio, anche una o due intere canzoni, e il resto arriva molto velocemente tutto insieme di solito un paio di mesi prima di entrare in studio.

Non capisco i tuoi testi ma amo i panorama ispirati della tua musica, ma non pensi che usare la lingua inglese garantirebbe ai tuoi fan un’esperienza più completa?
Non necessariamente, penso che non capirebbero subito i testi e il dover lavorare sulla comprensione da alla musica un’ulteriore profondità mistica. Chi è estremamente curioso può sempre provare a tradurre, ma prenderei tutto ciò che si ottiene da Google con le pinze. Un’altra cosa è il ritmo dell’islandese, è piuttosto diverso dall’inglese, e abbiamo la nostra tradizione di prosa, che in realtà enfatizza quel ritmo. È qualcosa che usiamo anche quando scriviamo, anche se un po’ più liberamente.

Di cosa parlano i testi?
Toccano un’ampia varietà di argomenti, ma direi che il tema generale sono la disperazione e la depressione, ma con un pizzico di speranza e con un viaggio attraverso paesaggi grandiosi, anche se inospitali.

Si afferma spesso che il terzo album è il più importante per una band, sei pienamente soddisfatto o credi di avere ancora delle potenzialità inespresse e una lunga strada da percorrere.
Penso che finalmente abbiamo ottenuto il suono che volevamo e un buon mix tra violenza, depressione e bellezza. È difficile dire dove andremo da ora in poi, dal momento che il futuro è incerto, ma continueremo a scrivere musica, al di là di come possa andare a finire.

Al di fuori del black metal, ti ispiri ai Sigur Rós?
No.

Una delle pietre miliari della vostra carriera è stato il concerto al Wacken, dopo aver vinto la Metal Battle locale. Cosa ricordi di quel concerto e come è cambiato il vostro atteggiamento dal vivo dopo quel concerto?
Vedere il sipario aperto e circa seimila persone è stato sicuramente uno shock. Quello che abbiamo consegnato era tutt’altro che perfetto, ma abbiamo imparato molto e incontrato molte persone disponibili che ci hanno fornito feedback e critiche costruttive, e penso che abbiamo portato alcune loro conoscenze con noi a casa.

Quanto è difficile promuovere un nuovo album senza spettacoli dal vivo?
Penso che sia troppo presto per dirlo in questo momento e fortunatamente il mondo digitale mitiga alcune di queste difficoltà.

Volete trasmettere in streaming il release concert?
Questa è una buona domanda. Penso che dipenderà dal fatto se saremo in grado di suonare o meno uno spettacolo dal vivo con il pubblico in Islanda. Se le cose andranno meglio, potremmo prenderlo in considerazione.

Auðn on the third stroke still hit the mark with the new record Vökudraumsins fangi (Season of Mist), a beautiful postcard from the icy Iceland.

Welcome Andri B, 2014 – 2017 -2020: regular like a clockwork every three years you released a new album! Is this just the case or does your songwriting process need this time?
Thanks for having me! I hadn’t really thought of that, but yes, in general we take a bit of time after finishing an album to start on the next. The speed of the process usually picks up after about a year and then exponentially rises as our deadlines approach. We usually have a few loose ideas in the beginning, even one or two whole songs, and the rest comes really fast together usually a couple of months before entering the studio.

I don’t understand your lyrics but I love the landscape of your music, but don’t you think using English language would guarantee to your fans a more complete experience?
Not necessarily, I think not understanding the lyrics right away and having to work for that understanding gives the music an additional depth of mystique. Those who are extremely curious can always try and translate, but I’d take anything you get from Google with a grain of salt. Another thing is the rhythm of Icelandic, it’s pretty different from English, and we have our own tradition of prose, which actually emphasizes that rhythm. It’s something we also use when writing, albeit a bit loosely.

What are the lyrics about?
They touch on a wide variety of topics, but I’d say the general theme is desperation and depression, but with a sliver of hope and a journey through grand, if inhospitable landscapes.

It is often stated third album is the most important for a band, are you fully satisfied or have unexpressed potentials and a long road ahead to walk.
I think we’ve finally gotten the sound that we wanted, and a good mix between violence, depression and beauty. It’s always hard to say where we’ll go from now, since the future is uncertain, but we will keep on writing an releasing music, however it may turn out.

Outside black metal, are you inspired by Sigur Rós‎?
No.

One of the milestone of your career is your concert at Wacken, after you won your local Metal Battle. What do you remember about that gig and how is changed your live attitude after that concert?
Seeing the curtain open and somewhere around six-thousand people was definitely quite a shock. What we delivered was far from perfect but we learned a lot and met a lot of helpful people who gave us feedback and constructive criticism, and I think we took some knowledge from them with us back home.

How is difficult to promote a new album without live shows?
I think it’s too early to say right now, and luckily the digital world mitigates some of these difficulties.

Will you stream a release show?
That’s a good question. I think it will depend on whether we’ll be able to play a live show with an audience in Iceland. If things get better there, we might look into it.

Legione Nera – Noi siamo Legione

Da sempre tra le comunità più attive in ambito black metal, recentemente il gruppo FaceBook Legione Nera ha pagato lo scotto di aver dato in passato spazio alle creazioni di Burzum. Davanti al blocco imposto dal social americano, con la conseguente perdita di tutto il materiale digitale, lo staff si è domandato se fosse arrivato il momento di lanciare la spugna o meno. Superato lo sconforto iniziale, il gruppo è ancora qui tra noi, sono stati gli stessi amministratori – Aldo, Giuseppe, Vincenzo, Matteo, Snarl, Marco e Gianpaolo – a raccontarci come la comunità è rinata dalla proprie ceneri.

Quando e perché nasce Legione Nera?
Aldo: Legione Nera nasce nel 2008, l’intenzione era di dare a chiunque uno spazio di cui avvalersi per poter condividere, supportare e fare rete tra noi amanti della scena. Sin da subito ci siamo resi conto di quanto un gruppo potesse dare in termini di visibilità rispetto alla classica condivisione sulla home di facebook, troppo “dispersiva”. Fino al suo oscuramento il gruppo contava circa 1500 iscritti, una community vasta ed attiva dove potersi confrontare liberamente e a disposizione di tutti, da musicisti/band a organizzatori di eventi o per semplici appassionati.

Ultimamente siete stati vittime del repulisti effettuato da FaceBook nei confronti di coloro i quali in passato avevano condiviso materiale di Burzum, cosa ne pensate di questa campagna portata vanti dal famoso social network americano?
Giuseppe: Credo sia stata una coltellata ai diritti dell’utenza. Guardiamoci allo specchio: se io sto condividendo un pezzo contenente musica, sto comunque condividendo musica e niente più. Che io possa essere anche affine alle ideologie del musicista, saranno anche un bel paio di cazzi miei… mica sto incitando ad un nuovo olocausto o cosa: è solo della cazzo di fottutissima musica. Però, realisticamente, non sempre le idee dell’artista corrispondono ai sui contenuti musicali… o forse sì, ma diciamo che nel caso del Conte la cosa sta nel mezzo, in quanto la sua ideologia è sicuramente parte dell’attitudine che è a sua volta parte integrante della sua musica. Ma questo è lui, non io. Se io condivido un suo pezzo, aldilà del mio punto di vista personale sto condividendo un suo pezzo, stop. Facebook finalmente si rivela essere un social network che di social non ha una beneamata minchia. Non che prima avesse molto di “sociale”… spero solo che sia l’inizio del suo declino e che questa triste epoca di arlecchini delle meme, tag e corsa al like con annesse visualizzazioni possa terminare quanto prima. Ma sono solo un illuso sognatore, già lo so. E comunque la cosa più scorretta di tutto ciò riguarda che i ban sono stati attuati anche per immagini ironiche, notizie o pezzi condivisi 10 anni prima: pagine di importanti magazine metal nazionali hanno rischiato la cancellazione (e tuttora la rischiano, che io sappia), idem dicasi alcuni gruppi (nel senso di gruppi Facebook) sulla piattaforma. Motivazione? Una qualsiasi cosa associabile a quel personaggio lì, furbescamente “sgamata” dall’algoritmo. Roba da Cyperpunk puro, i testi dei Fear Factory prendono vita! “AVE ALL’ALGORITMO!”… sì, annatevene affanculo voi, Marcolino Zucchinanelculoberg e tutta la truppa di programmatori della domenica che si porta appresso. E la cosa succede anche per band differenti da quel personaggio, inclini sempre a certe ideologie “particolari”, oppure immagini contenenti capezzoli o piccole parti di nudo, vedi ad esempio i numerosi ban avvenuti subito dopo aver postato la copertina di “Nevermind” sulla piattaforma, quando poi esistono gruppi privati/segreti dove si incita allo stupro e al femminicidio. Questo non è fare democrazia o pulizia social, questo è semplicemente mettere una pezza di pessima fattura al problema, nella peggior maniera possibile. E non dimentichiamo che Facebook si era fatto paladino della lotta alla fake news nel periodo del lockdown, fake news che comunque continuavano a girare sulla piattaforma proprio in quel periodo. Insomma, una pura e totale merda. “Ridatemi i cari vecchi forum, dove a moderare tutto è una persona e non un computer” pensai… e da lì proposi il forum agli altri ragazzi della Legione. La cosa era completamente old school da piacere un po’ a tutti… ed eccoci qua.

Come vi siete mossi all’indomani dell’oscuramento del gruppo?
Vincenzo: La sorpresa di non riuscire più a trovare il gruppo, come anche scoprire che alcuni altri gruppi e testate e molti miei contatti erano bloccati, non è stata certamente un motivo per fermarsi. È assurdo doversi ritrovare a pensare che, per quanto un’azienda privata possa decidere legittimamente di ostracizzare un personaggio dalle idee al limite della decenza, devano trovarsi a sentirsi minacciati persino coloro che ne hanno condiviso un link che riportava un suo brano musicale o addirittura chi ne ha fatto il semplice nome per biasimare o deridere il personaggio stesso. Quindi, come prima cosa, era necessario rifondare il gruppo. Un piccolo brain-storming per trovare un nome adeguato che non desse adito a fraintendimenti, rimettere insieme una squadra motivata e Noi siamo Legione era di nuovo lì, ancora con la voglia di discutere di musica, senza alcun riferimento ad idee politiche che nulla hanno a che fare con la proposta del gruppo. In più era evidente che non di certo quel che è un punto di riferimento per molti appassionati doveva ancora correre il rischio di vedersi cancellate decine di discussioni interessanti per la mannaia di qualche controllore disattento. Ed ecco l’approdo di Noi siamo Legione su Forumfree, che speriamo cresca ancora più.

Il presente odora di passato, avete deciso di creare un blog, soluzione che in questi ultimi anni è stata quasi del tutto abbandonata dai più. Perché proprio un blog?
Matteo: Perché siamo sicuri che un blog non abbia delle restrizioni così assurde come quelle purtroppo affidate all’algoritmo di Facebook il quale blocca, banna ed elimina tutto ciò che contiene la/le parole chiave programmate nella sua “lista nera”, spesso senza contestualizzarle e con le conseguenze che, purtroppo, abbiamo sperimentato sulla nostra pelle. In più, visto che Legione Nera prima di essere oscurato aveva superato i 1500 iscritti ed i membri attivi nel gruppo erano aumentati esponenzialmente, quindi molti post giornalieri che, purtroppo, per come è impostato Facebook venivano “persi di vista” in una manciata di giorni noi dello staff ci siamo da subito resi conto che uno spazio strutturato ed organizzato come un forum, per quanto oggi possa sembrare “retrò”, è invece ciò che per un gruppo come il nostro, che era ed è una vera e propria community, può potenzialmente valorizzare e tenere cronologicamente ben visualizzabile tutto ciò che noi ed i membri di Legione Nera (ora Noi Siamo Legione) condividiamo giornalmente. Anzi, per come è organizzato un forum, le nostre idee e proposte che abbiamo in serbo per il nostro gruppo che sono logisticamente ardue da attualizzare su Facebook, come sezioni con post dedicati a singole band black metal del panorama italiano ove queste possano interagire con Noi Siamo Legione in qualsiasi momento, anche a distanza di tempo dalla data di pubblicazione del post, ora invece potranno diventare materialmente un qualcosa da proporre e provare ad attuare nel forum. Questo è solo un esempio, ma ce ne sono molti altri, insomma: concordiamo sul fatto che il forum abbia il potenziale per fare crescere ancora di più la nostra community e sicuramente con iniziative più interessanti ed ambiziose per tutti noi. Staremo a vedere!

Come ci si può iscrivere?
Giuseppe: Semplicemente cliccando sulla voce “Registrati” in alto alla home del forum. L’accesso è libero e gratuito.

Come funzionerà a grandi linee?
Giuseppe: E’ una cosa su cui onestamente stiamo ancora lavorando su, ma il nostro intento è di creare una grande comunità tricolore dedita al black metal tramite un forum, esattamente come si usava fare fino a dieci anni fa, almeno proprio su Forumfree, il quale pullulava di spazi dedicati. Era un periodo davvero fertile per discutere di quelle sonorità, ti parlo dal 2006 in su. Stiamo anche pensando di fare un grande archivio di interviste, video, se non proprio una webzine dedicata. Ma ci dobbiamo ancora organizzare… però le intenzioni ci sono.

Ma il black metal è davvero così pericoloso?
Snarl: Dovresti definire meglio che intendi per “Pericoloso”. E dovresti anche descrivermi la linea di demarcazione tra buonsenso ed essere pericoloso. La parola che hai scelto è troppo generica, ma posso dirti due cose: Primo, uno non è che un giorno si alza la mattina e comincia a fare musica “pericolosa”: certe cose o le hai sentite che fanno parte di te, oppure non ti rappresentano, semplicemente. Secondo, ogni forma d’arte deve avere un messaggio concreto o quantomeno tangibile, altrimenti sono solo scleri adolescenziali non destinati a durare. Poi se vuoi essere “pericoloso” tipo emo, tipo mafioso, tipo trapper o tipo estremista, sai te. Per quel che mi riguarda, io non sono uno psicopatico.

Come è cambiato il genere negli ultimi anni?
Marco: Per essere un genere che concettualmente guarda al cambiamento con un certo riserbo negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’evoluzione sia musicale che concettuale. Sarà per ragioni anagrafiche o per gusti musicali personalmente appartengo alla seconda ondata del black metal (quello scaturito dalla scena norvegese dei primi anni ’90, tanto per intenderci) e forse quello che ha portato il genere stesso ad essere conosciuto per quello che è fino ai giorni d’oggi. Negli ultimi anni però il black metal ha subito contaminazioni stilistiche, di approccio alle liriche e tematiche in generale fino a snaturarne completamente quelli che erano i canoni che dettava il genere 25 anni fa. Si può quindi affermare che stiamo attualmente vivendo una terza ondata del black metal. Questa evoluzione la si può notare anche nel nostro panorama nazionale, che nutre un florido underground, dove possiamo trovare band dallo stile più crudo a quelle che abbracciano contaminazioni di diverso tipo fino ad arrivare ai confini di quello che potremmo definire black metal.

Come è cambiata invece la figura del blackster?
Gianpaolo: Credo che questa sia oggi una domanda che vada ben oltre il contesto musicale e sfoci nel folklore e nell’antologia moderna. Ma per farla breve, tutti abbiamo in mente i blackster degli anni novanta, seguaci di un’onda musicale che nella sua violenza sonora, e nel suo immaginario legato al fantastico e all’occulto, diventava spesso la voce di un disagio, di un mancato riconoscimento nel mondo contemporaneo, e allo stesso tempo incarnava un senso di sovversione socio-culturale. Per certi versi quel blackster assomigliava nei modi al punk degli anni settanta. Col passare del tempo il black si è moltiplicato in svariate esperienze musicali, ricche di sfumature, sperimentazioni ed esiti diversi. Di conseguenza ha smesso di essere un’onda ed è diventato un modo di fare musica, uno scuola in continua evoluzione. In questa trasformazione quel blackster lì ha lasciato il posto a degli appassionati che provengono spesso da percorsi diversi e amano divertirsi con questo genere. È chiaro: parlando di musica ognuno di noi ci vede quello che vuole, a partire da una filosofia di vita o un rifiuto dei conformismi, ma quel modo viscerale e scanzonato di ascoltare o fare black è tramontato. Gli stessi protagonisti oggi, oltre ad essere sempre più tecnici e meno musicalmente sporchi, mettono in discussione tutto l’immaginario degli anni 90: il facepainting, la pratica satanista, il modo di vestire (paradossalmente persino il nero non è più centrale negli ambienti black).

Dove possono trovarvi i nostri lettori?
Aldo: Con “Noi siamo Legione” siamo presenti come gruppo su Facebook, e ora anche su Formufree, appunto, col nuovo forum, entrambi a completa disposizione di ogni appassionato. Noi li abbiamo solo creati, ma queste community sono nostre quanto di chiunque ne voglia far parte perché, NOI tutti siamo Legione.

Gruppo FaceBook:
https://www.facebook.com/groups/2470054443288287

Forum:
https://noisiamolegione.forumfree.it/


Déluge – Inner self

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Rompere le barriere dei generi non è mai facile, ma François-Thibaut Hordé con i suoi Déluge ci sta provando. Il nuovo Ægo Templo(Metal Blade) è un altro passo in questa direzione.

Benvenuto François, quando hai intitolato il tuo album di debutto “Æther”, avevi già deciso che anche il secondo sarebbe stato chiamato con una parola che iniziasse per Æ?
Ciao, bella domanda. Non era affatto pianificato. Ad essere onesti, non avevo intenzione di fare un secondo album quando ho registrato il primo. Ma il significato di quel “Æ” è venuto da solo e credo che rimarrà per molto tempo.

Com’è stato il tuo processo di scrittura per “Ægo Templo”? Hai creato prima le basi ritmiche e ti sei basato su di esse o hai scritto le melodie e ci hai costruito le canzoni attorno?
Inizio sempre con una melodia sulla mia chitarra, poi arrangio gli altri strumenti e l’energia primitiva della creatività fa il resto.

Hai detto: “Volevo approfondire qualcosa andasse verso ‘l’easy listening’, ma non volevo neanche perdere quello che avevamo, quella malinconia che è l’essenza della nostra musica”. Perché vuoi dedicarti a qualcosa di più “facile scolto”? Sei stanco della musica estrema?
In un certo senso sì. Comunque ascolto musica estrema ma deve essere innovativa, ben fatta ed… estrema. Ascolto molto di più altri generi e mi piacerebbe rompere i confini del metal come fanno altre band.

La tua collaborazione con Tetsuya Fukagawa delle leggende giapponesi screamo Envy e con Hélène Muesser è un passo verso questa musica di facile ascolto?
Mi aspettavo che Tetsuya si dedicasse quasi solo canto, che è poesia, anche se trovo il risultato finale assolutamente magnifico. Hélène porta una forza incredibile con la sua bellissima voce femminile, ma non credo che né lei né Tetsuya rendano l’ascolto della nostra musica più facile. Penso che la struttura in sé della canzone lo sia.

Tetsuya Fukagawa e Hélène Muesser in questo nuovo album, Neige degli Alcest ha fatto un’apparizione come ospite nel vostro primo full lenght: se potessi scegliere, fuori o nella scena black metal, con chi collaborare, chi sarebbe?
Ho migliaia di idee sulle collaborazioni ma mi piacerebbe fondere generi diversi che non dovrebbero normalmente coesistere, senza che però il risultato finale diventi grottesco.

La mia traccia preferita dell’album è “Opprobre”, che mi dici questa meravigliosa canzone?
Grazie. Fatto divertente, questa è la prima canzone che ho scritto per questo album ed ha già di tre anni. Questa canzone parla del tradimento. “Opprobre” in francese è la punizione definitiva che riceve un traditore dai membri della sua comunità quando questa viene tradita.

Dopo il tuo accordo con la Metal Blade, hai notato un crescente interesse intorno alla band?
Assolutamente, le risorse di comunicazione e strategia della Metal Blade sono enormi. Volevo che i Déluge fossero più presenti sulla scena internazionale con il nuovo album e sta già funzionando.

Sulla tua pagina Facebook, sotto la voce genere, c’è scritto “Untrve French Black Metal”: perché vuoi prendere le distanze dalla scena black metal del tuo Paese?
Si tratta più di onestà. Ho scoperto il BM molto tardi, non volevo giocarmi la carta “trve” perché non è quello che facciamo.

Quali sono i tuoi obiettivi a lungo termine con la band?
Voglio fare con il black-metal quello che i Gojira hanno fatto con il death.

La tua playlist per il lockdown?
Principalmente il cantante francese Alain Bashung, poi Drab Majesty, Sonny Rollins, Miles Davis, Solstafir, Madrugada, Pg.lost.

Breaking the barriers of genres is not easy, but François-Thibaut Hordé with his Déluge is trying to do this. The new Ægo Templo(Metal Blade) is another step in this direction.

Welcome, when you entitled your debut album “Æther”, had you already decided that the second one would be named with a word beginning for Æ?
Hello, nice question. It was not planned at all. To be honest, I was not planning to do a second album when I recorded the first one. But the meaning of that “Æ” came by itself and it will stick to us for a long time I guess.

What was your writing process like for “Ægo Templo”? Did you create scratch beats and build upon them, or did you write the melodies and build songs around them?
I always start with a melody on my guitar, then I orchestrate the other instruments and the primitive energy of creation does the rest.

You said: “I wanted to go further into something more ‘easy to listen to’ but I really did not want to lose what we had, that melancholia and the essence of our music.” Why want you go into something more ‘easy to listen to’? Are you tired of extreme music?
In a certain way, yes. Still I do listen to some extreme music but it has to be innovative, well done, and… extreme. I listen to a lot more to other genres and I would love to break the boundaries of the metal genre as other bands do.

Your collaboration with Tetsuya Fukagawa of Japanese Screamo legends Envy and with Hélène Muesser is a step to this easy listening music?
I was not expecting Tetsuya to do almost only singing is poem even if I find the result absolutely magnificent. Hélène brings a lot of power with her beautiful female voice but I do not think her nor Tetsuya make the listening of our music more easy to listen to. I really think the writing of the song does.

Tetsuya Fukagawa and Hélène Muesser on this new album, Neige from Alcest makes an appearance as guest on your first full-length: if you could pick, out or in black metal scene, to collaborate with, who would it be?
I have thousands of ideas of collaborations but I would love to melt genres that are not supposed to, but still I do not want it to be grotesque.

My favouriti track on the album is “Opprobre”, what’s about this marvellous song?
Thanks. Funny fact, this is the first song I wrote for this album and it is already 3-year-old. This song is about treason. “Opprobre” in French is the ultimate punition you get from the members of a community by betraying a member of that community.

After your deal with Metal Blade, did you notice an increasing of interest around the band? 
Absolutely, the communication & strategy resources of Metal Blade are massive. I wanted Déluge to be more present on an international scene for the new album and it is already working.

On your Facebook page, under genre it says “Untrve French Black Metal”: why do you want to distance yourself from the black metal scene of your Country?
It is more about honesty. I discovered BM very late I did not want to play the “trve” card because this is not what we do.

What are your long-term goals as a band?
I want to do with Black-Metal what Gojira did to Death-Metal.

Your playlist for the lockdown?
Mostly French singer Alain Bashung, Drab Majesty, Sonny Rollins, Miles Davis, Solstafir, Madrugada, Pg.lost, …

End of Mankind – The end is near

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Nonostante il lockdown, la scena francese non si ferma. Gli End of Mankind, superato il dispiacere della cancellazione del tour, si sono dedicati alla registrazione del nuovo disco, a soli sette mesi di distanza dalla pubblicazione del precedente. Il risultato è “Antérieur à la Lumière” (Mallevs Records \ Solsitce Promotion), disco figlio di una line up rivoluzionata.

Benvenuto Goulax, a causa dell’emergenza Covid 19 le vostre date del tour sono state cancellate e così siete andati in studio per completare il vostro nuovo album: l’arrivo della pandemia ha influenzato la versione finale delle nuove canzoni?
In effetti, la situazione attuale ci ha costretti a cancellare diversi spettacoli tra cui un tour in Bulgaria che era stato programmato ad aprile con i nostri fratelli di Dimholt. Abbiamo iniziato a scrivere il nuovo album diversi mesi prima della crisi. La pandemia ha complicato il processo ma non ha avuto un impatto particolare sulla versione finale delle canzoni.

La band è nata dalle ceneri di un’altra storica band realtà francese, ma ora non ci sono più ex membri degli Eternal Majesty. Ritieni una cosa positiva per gli End of Mankind la rottura di questo cordone ombelicale?
Con l’uscita della band di Sagoth e Thorgon, entrambi rimasti molto vicini agli EOM, la direzione artistica del gruppo è cambiata un po’, ma abbiamo mantenuto intatto ciò che caratterizza la nostra identità. Questo album incorpora più elementi “post” rispetto ai dischi precedenti ma conserva ancora la sua base black metal e accenni al punk / rock.

Potresti presentare la vostra formazione attuale?
Volodia ha preso il posto di Thorgon alla batteria e Gasha quello di Sagoth al basso. Il resto della formazione non è cambiata, abbiamo Ghoulaxe e Nesh alle chitarre e Anxiferath alla voce.

“Antérieur à la Lumière” è un concept album?
Il nostro nuovo disco non è un concept album, nel senso che i temi trattato nelle diverse tracce non sono propriamente collegati tra loro. Abbiamo però cercato di creare una certa omogeneità nell’estetica delle composizioni. E’ possibile individuare una dualità tra la pura violenza e la dolcezza in tutte le tracce, come avviene per la dualità espressa nel lavoro di Pierre Soulages e il suo concetto di “noir-lumière” o “outrenoir”. Abbiamo trovato interessante confrontare le sue creazioni artistiche e la sua concezione natura dell’umanità. Anche nell’oscurità più profonda si possono trovare aree di luce. Questo è ciò che volevamo esprimere con la musica.

“Antérieur à la Lumière” è uscito dopo solo sette mesi dalla pubblicazione di “Faciem Diaboli”, ci sono differenze tra questi due album?
È vero, questo album è stato scritto non molto tempo dopo “Faciem Diaboli”. Il cambio di formazione ci ha permesso di aggiungere nuove dinamiche al processo di scrittura. Una vera osmosi si è creata con l’arrivo di Volodia, subito molto attivo nella composizione. L’atmosfera era molto galvanizzante, le idee sono esplose, questo album è alquanto abbagliante sia musicalmente che in termini di scrittura dei testi. Volevamo accentuare il lato “post” di “Antérieur à la Lumière” per creare molte sfumature diverse all’interno dei brani, che sono più estremi ma anche più melodici rispetto alle nostre produzioni precedenti.

Tra “Faciem Diaboli” e “Antérieur à la Lumière” c’è un album live digitale, “Live in Paris”: pubblicherete questo disco in formato fisico?
L’album “Live In Paris” su cassetta è disponibile tramite la nostra etichetta Mallevs Records dal 1 ° settembre: https://mallevsrecords.bigcartel.com/

Come cambia il vostro suono sul palco?
Purtroppo la situazione attuale non ci ha ancora permesso di lavorare su questo aspetto.

“Antérieur à la Lumière” contiene un black tradizionale, pensi che questa sia l’unica forma di black metal possibile o apprezzi la mescolanza odierna tra BM e altri generi musicali?
Non siamo veri puristi del black metal e le persone che affermano di esserlo in questi giorni spesso ci fanno sorridere parecchio. Ovviamente ascoltiamo tutti i classici della scena BM “tradizionale”, specialmente dalla seconda ondata come Mayhem, Gorgoroth o Dissection per citarne alcuni. Tuttavia apprezziamo anche gruppi più moderni che mescolano generi come Deafheaven, Der Weg Einer Freiheit, Mgla o Déluge. È fuori discussione che gli EOM si limitino a stili o codici predefiniti, l’importante per noi è ampliare sempre la gamma di possibilità.

Trasmetterete in streaming il release concert?
Vivere in Francia con il divieto di lasciare la propria casa ci rende impossibile al momento prendere in considerazione questo genere di attività per il lanci. Detto questo, preferiamo suonare di fronte a persone reali piuttosto che davanti a un pubblico che ti guarda dalla webcam in pantofole nel suo salotto. “Antérieur à la Lumière” sarà disponibile su cassetta, CD digipack, CD jewel case e su tutte le piattaforme digitali come Deezer, Spotify, Google Music, … e sarà anche trasmesso in streaming in anteprima sul canale YouTube Black Metal Promotion il 20 novembre.

Despite the lockdown, the French scene does not stop. End of Mankind, overcomed the sorrow of the cancellation of the tour, have dedicated themselves to recording the new album, just seven months after the release of the previous one. The result is “Antérieur à la Lumière” (Mallevs Records \ Solsitce Promotion), son of a revolutionized line up.

Welcome, due the Covid 19 emergency your tour dates were cancelled and you went in studio to complete your new album: did the pandemic influence the final version of  your new songs?
Indeed, the current situation has forced us to cancel several shows including a tour in Bulgaria which was planned in April with our brothers from Dimholt. We started to write the new album several months before the crisis. The pandemic complicated the process but did not particularly impact the final version of the songs.

The band was born from the ashes of another historical French black band, but now there are not former members of Eternal Majesty.  Is a good think for End of Mankind the broken of this connection?
With Sagoth and Thorgon both leaving the band while remaining very close to EOM, the artistic direction of the group has changed a bit, but we have kept what makes our identity despite everything. This album incorporates more “post” elements than previous records but still retains its black metal base and punk / rock hints.

Could you introduce your actual line up?
Volodia takes the place of Thorgon on drums and Gasha that of Sagoth on bass. The rest of the line-up doesn’t change, we have Ghoulaxe and Nesh on guitars and Anxiferath on vocals.

Is “Antérieur à la Lumière” a concept album ?
Our new album is not a concept album in the sense that the themes discussed on the different tracks are not necessarily linked together. We tried however to create a certain unity in the aesthetics of the compositions. Thus we find a duality between the sheer violence and gentleness throughout the tracks, like the duality delivered in Pierre Soulages’ work and his concept of “noir-lumière” or “outrenoir”. We found it interesting to compare his artistic creations and the nature of mankind. Even in the deepest darkness one can find areas of light. This is what we wanted to transcribe in music.

“Antérieur à la Lumière” is out just after seven month form “Faciem Diaboli” release, are there differences between these two albums?
It is true that this album was written not long after “Faciem Diaboli”. The change of line up that occurred allowed us to add a new dynamic into the writing process. A real osmosis was created with the arrival of Volodia, who was immediately very active in the musical composition. The atmosphere was very galvanizing, the ideas rocketed, this album is kind of dazzling both musically and in terms of the writing of the lyrics. We wanted to heighten the “post” side on “Antérieur à la Lumière” to create a lot of different nuances within the tracks, which are more extreme but also more melodic than on our previous productions.

Between “Faciem Diaboli” and “Antérieur à la Lumière” a digital live album “Live in Paris”:  will you release this album in physical format?
The “Live In Paris” album on cassette tape is available via our label Mallevs Records since September 1st: https://mallevsrecords.bigcartel.com/

How change your sound on stage?
Unfortunately, the current situation has not yet allowed us to work on this point.

“Antérieur à la Lumière” contains a traditional black, do you think this is the only form of black metal possible or do you appreciate the nowadays mingling between BM and other musical genres?
We are no true black metal purists and the people who claim to be so these days often make us smile more than anything else. Of course, we listen to all the classics of the “traditional” BM scene, especially from the 2nd wave of BM such as Mayhem, Gorgoroth or Dissection to name a few. Nevertheless we also appreciate more modern acts that mix genres like Deafheaven, Der Weg Einer Freiheit, Mgla or Déluge. It is out of the question for EOM to confine itself to predefined style or codes, the important thing for us is to always widen the range of possibilities.

Will you stream the release concert?
Being locked down in France with the ban on leaving your home makes it impossible for us to consider this kind of thing for the release for the moment. Even so, we prefer to play in front of real people rather than in front of a webcam audience in slippers in their living room. “Antérieur à la Lumière” will be available on cassette tape, digipack CD, jewel case CD as well as on all digital platforms such as Deezer, Spotify, Google Music,… and will also be broadcast in full stream premiere on the Black Metal Promotion YouTube channel from November 20th.

Horna – Spectres from the north

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

I signori del nord, Horna, sono tornati con un disco, Kuoleman kirjo (World Terror Committee), che mostra una riscoperta del passato. A fronte di un presente e, soprattutto, di un futuro con poche certezze, la riscoperta delle proprie radici può essere un’ancora di salvezza.

Benvenuto, Shatraug. Il votro concerto in Italia, al Black Winter Fest di novembre, è stato cancellato a causa del Covid-19, avete riprogrammato il tour?
Finora nulla è stato riprogrammato e certamente sembra che non accadrà troppo presto, il mondo è fuori di giri e non c’è niente che possiamo fare al riguardo, non importa cosa desideriamo, ci tocca aspettare. Torneremo non appena sarà possibile, non ci arrendiamo!

Quali canzoni del nuovo album avreste suonato durante il vostro spettacolo in Italia con Belphegor, Incantation e Necrosy?
Questo non te lo so dire, non siamo andati così lontano nella pianificazione ma, di sicuro, la canzone di apertura, “Saatanan viha”, sarebbe stata eseguita, molto probabilmente con una o due dal nuovo. Tuttavia, poiché questo tour vedeva gli Horna come gruppo di supporto, ci sarebbe stato il problema del tempo e questo sicuramente avrebbe avuto un’influenza sulla nostra scaletta.

Quanto è importante un tour per gli Horna? Solo pochi giorni fa gli Anathema hanno annunciato la propria fine a causa della difficile situazione economica dovuta alla pandemia da Covid 19.
L’agonia mentale è difficile da affrontare, ma dobbiamo continuare a vivere. Non c’è niente che possa sostituire la sensazione di trance che si prova quando si suona dal vivo, non vedo l’ora di poterlo fare di nuovo.

Nel 2019 siete stati oggetto di una campagna antifascista durante il vostro tour negli Stati Uniti, alcune date sono state cancellate. Avete ricevuto un risarcimento per il danno subito?
C’è stato un singolo spettacolo cancellato durante l’intero tour e lo abbiamo annullato da soli in modo da avere un precorso meno stressante tra gli spettacoli. Non abbiamo avuto assolutamente alcun rimborso, così come da nessuna delle altre schifose campagne organizzate da queste pecore.

“Kuoleman kirjo” inizia con il primo singolo dell’album, “Saatanan viha”: questa canzone è l’immagine degli Horna di oggi?
Sì e no. L’aggressività rimane immutata nell’odio dalla nascita di questa band, l’unico fattore di raffinamento è il trascorrere del tempo. Continueremo a fare come ci sentiamo, senza limiti.

Avete cambiato due membri, la nuova formazione è composta da LRH alla batteria e dal bassista VnoM, potresti presentarci questi due ragazzi?
LRH è il fratello di Spellgoth, ben collaudato dal tempo trascorso con molte band precedenti (e attuali), proprio come VnoM. Chiunque fosse interessato può facilmente trovarli su vari siti di informazione, se lo desidera.

Questo album è più contemplativo di “Hengen tulet”, il vostro disco precedente: questo feeling è stata deciso in anticipo o è nato spontaneo durante la scrittura delle canzoni?
Niente è mai deciso in anticipo. Quello che succede, succede. Proprio come non pianifico in anticipo o penso di fare consapevolmente un album migliore del precedente, fa tutto parte dello stesso ciclo e continuum.

Pensi che ci sia una connessione tra questa nuova opera e le tue prime pietre di miliari “Kohti yhdeksän nousua” e “Haudankylmyyden mailla”?
Molto probabilmente. L’unica ispirazione che ho cercato è stata nella ricerca dei tasselli mancanti nei precedenti album degli Horna per riempire quei buchi. Direi che è stato un successo.

In passato hai pubblicato un’edizione su nastro, con una tiratura molto limitata, di alcuni album dei Sargeist, potrebbe accadere lo stesso per alcune vecchie uscite degli Horna o per questo nuovo album?
I primi tre album degli Horna sono già stati pubblicati in edizione limitata su nastro negli ultimi due anni, quindi c’è la possibilità di nuove uscite su cassetta. Nessuna decisione è stata ancora presa al riguardo.

Sei coinvolto negli Horna e nei Sargeist, quando crei come capisci se un riff è per una band o per l’altra?
A volte non c’è differenza, a volte è abbastanza chiara. Tutto dipende dalle band a cui sento istintivamente che il pezzo appartengae, questa è l’unica cosa decisiva.

The lords of the north, Horna, are back with an album, Kuoleman kirjo (World Terror Committee), which shows a rediscovery of the past. In the face of a present and, especially, a future with few certainties, the rediscovery of the roots could be a lifeline.

Welcome, Shatraug. Your date in Italy, at Black Winter Fest in November, was cancelled for the Covid-19, did you rescheduled your tour?
So far nothing has been rescheduled and it certainly looks like nothing is happening too soon either, the world is off it’s hinges and there’s nothing we can do about it no matter how much we want to than wait. We will return as soon as it’s made possible, there’s no surrender about it!

Which songs from the new album would you perform during your show in Italy with Belphegor, Incantation and Necrosy?
This I can’t say, we didn’t get that far in planning but for sure, the opening song Saatanan Viha would’ve been performed, most likely with one or two more from it. However, as this tour was to be with Horna as a support act there would’ve been the issue of time and this certainly would’ve had it’s impact on our set selection.

How is important for Horna touring? Just few days ago Anathema announced their hiatus due the difficult economic situation due the Covid 19 pandemic.
The mental agony is hard to deal with, otherwise we can live on. There is nothing that can replace the trance-like feeling of playing live, just looking forward to being able to do this again.

In 2019 you were object of an antifascist campaign during your US tour, some dates were cancelled.  Did you receive a compensation for the damage suffered?
There was a single show cancelled on the entire tour and we cancelled this by ourselves in favor of having a less stressful travel between the shows. We got absolutely no compensation whatsoever from this, or from any of the dirt campaign laid out by these sheeple.

“Kuoleman kirjo” starts with the first single by the album, “Saatanan viha”: is this song the picture of nowadays Horna?
Yes and no. The aggression remains unchanged in hatred since the birth of this band, the only refining factor is time itself. We will continue to do as we feel like, without limit.

You have changed two members, the new line up consists of LRH on drums and bassist VnoM, could you introduce us this two guys?
LRH is Spellgoth’s brother, well trialed with ages in many previous (and current) bands, just like VnoM. Anyone interested can easily look them up on various sites of information if so chosen.

This album is more contemplative then “Hengen Tulet”, your previous album: this feeling was decided in advance or is born spontaneous during the songwriting?
Nothing is ever decided in advance. What happens, happens. Just like I do not plan ahead or think of consciously doing a better album from previous, it is all a part of the same cycle and continuum.

Do you think there is a connection between this new opus and you first touchstones “Kohti yhdeksän nousua” and “Haudankylmyyden mailla”?
Most certainly. The only inspiration I had was to imagine the missing pieces from previous Horna albums and fill those places. I would say it has been a success.

In the past you released a very limited tape edition of Sargeist albums, could be happen the same for some old Horna releses or for this new album?
First three Horna albums have already been released on limited tape edition during last couple of years so the possibility of new releases on tape are there. No decisions have been made either way.

You are involved in Horna and Sargeist, When you are creating your work how do you understand the one riff is for one band o for the other?
Sometimes there is no difference, sometimes it’s quite clear. It all depends on which bands I FEEL like it belongs to, that is the only decisive thing in my creation.

Mörk Gryning – Demonic mandala

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

I Mörk Gryning, dopo un lungo silenzio, sono tornati. Non un momento felicissimo per riprendere la strada interrotta anni orsono, ma il gruppo non sembra spaventato dal blocco imposto dal Covid 19 ed è pronto a lanciare il proprio guanto di sfida al mondo con il nuovo album “Hinsides vrede” (Season of Mist).

Draakh Kimera, nel 2017, dopo diversi festival, avete riunito la band e firmato un nuovo contratto con la Season of Mist. Dopo tre anni hai un nuovo album, ma non puoi suonarlo dal vivo!Che situazione assurda!?
Sì, davvero, fa schifo! Tutti noi artisti siamo nella stessa situazione e non ci resta altro da fare che adeguarci Ma abbiamo iniziato a provare una nuova scaletta però: sarà una carneficina!

Si dice spesso che Mörk Gryning si siano sciolti nel 2005 a causa di una sopraggiunta mancanza di interesse per il metal estremo/black, cosa è cambiato ora? Come spieghi il vostro nuovo interesse per la musica estrema?
Abbiamo sempre cercato nuovi percorsi nella vita e nella musica. A quel tempo, Goth Gorgon ne era stufo. Personalmente, non ho mai perso interesse per la musica estrema, ma avevo bisogno di fare qualcos’altro. Allora anche alcune circostanze della vita ci hanno spinto verso quella decisione. Ma come si suol dire, le radici sono sempre lì ed è questo che mostriamo in questo nuovo album.

Hai trovato subito la vecchia alchimia con i tuoi vecchi compagni di band?
Sì, certamente. Ci conosciamo da così tanto tempo, quindi è stato facile tornare insieme.

Qual è la prima canzone di “Hinsides vrede” che avete scritto?
La canzone di apertura, “Fältherren”. È stato scritta circa sette anni fa, quando sul tavolo c’erano le prime discussioni sull’eventualità di riunire la band.

Sono state scritte tutte le canzoni per questo album o alcune sono tracce inedite delle uscite precedenti?
Tutte le canzoni sono state scritte per questo album.

Puoi spiegarmi il vero significato della copertina?
L’idea è venuta da Goth Gorgon perché è molto interessato ai motivi geometrici. È una specie di
mandala demoniaco. L’idea è prende ispirazione dal testo di “Sleeping in the Embers” basato sul Libro dell’Apocalisse. “I sigilli sono stati aperti… il distruttore, il demolitore, Abaddon” questo è lo spunto. L’artista dietro questo lavoro è il nostro batterista dal vivo C-G (che ha suonato anche la batteria in due canzoni del nuovo album: “Fältherren” e “Black Spirit”).

Dopo tutti questi anni che che opinione hai del tanto controverso album “Pieces of Primal Expressionism”?
Sono molto orgoglioso di quell’album. Penso che abbiamo fatto qualcosa di abbastanza unico in quel momento, ma nessuno era davvero preparato per un disco del genere con la nostra firma. Ma posso in qualche modo capire il “dibattito” attorno ad esso. Ci sono parti che sono non necessarie lunghe e forse non si adattano, ma ci sono anche alcuni passaggi e riff che sono i migliori che abbiamo mai fatto. Per esempio l’attacco nella canzone “On the Verge of Prime Divinity”, questa è pura estasi! Credo che quell’album fosse in anticipo sui tempi in molti modi. Ma oggi farei alcuni riarrangiamenti su molte canzoni.

“Tusen år har gått …” oggi è considerato una pietra miliare, ma quando è stato rilasciato nel 1995, eravate consci cosa hai fatto?
No, non ne avevamo la minima idea. A quel tempo i MG erano solo un side-project per noi, avevamo le nostre altre band che pensavamo sarebbero diventate molto più grandi. Ma guardando indietro, oggi posso in qualche modo capire il motivo per cui ha raggiunto quello status.

Mörk Gryning, after a long silence, they are back. Not a great moment to resume the journey interrupted years ago, but the group does not seem frightened by the stop imposed by Covid 19 and is ready to throwing down the gauntlet to the world by the new album “Hinsides vrede” (Season of Mist).

Draakh Kimera, in 2017 after several festivals, you reunited the band and signed a new deal with Season of Mist. After three years you have a new album, but you can’t play it live! Such are weird circumstances!?
Yes indeed, that sucks! All of us artists are in the same situation and there´s nothing to do than to face the facts. But we have started to rehearse a new setlist though. It´s going to be a killer!

It is often stated that Mörk Gryning was dissolved in 2005 due to a lack of interest in extreme/black metal metal, what is changed now? How can you explain your new interest in extreme music?
We’ve always been discovering new paths as persons and in the music. At that time, Goth Gorgon was fed up with it. Personally, I´ve never lost interest in extreme music, but I needed to do something else. Some circumstances in life also made this decision back then. But as they say, the roots are always there and that´s what we´re showing on this new album.

Did you find immediately the old alchemy with your old bandmates?
Yes indeed. We´ve known each other for so long now so it was easy getting back together.

Which is the first song from “Hinsides vrede” you wrote?
It was the opening song “Fältherren”. It was written for some seven years ago already, when the first discussions of re-uniting the band was at the table.

Were all the songs written for this album or some of them are unreleased tracks from the previous releases?
All songs were written for this album.

Could you explain the real meaning of the cover artwork?
The idea came from Goth Gorgon as he´s very much into geometric patterns. It’s a kind of demonic mandala. The idea is taken based by the lyrics from “Sleeping in the embers” based by the Book of Revelation. “The gates were opened….the destroyer, the eraser, Abaddon” so there you have the cohesion. The artist behind this is our live drummer C-G (who´s also playing the drums on two songs on the new album: “Fältherren” and “Black spirit”).

After all these years how do you look back on the much debated album “Pieces of Primal Expressionism”?
I´m very proud of that album. I think we did something quite unique at that time, but no one was really prepared for such an album coming out from us. But I can sort of understand the “debate” around it. There are parts that are unnecessary long and maybe didn´t fit in, but also there are some parts and riff which are the best ones we´ve ever made. For exaple the stick in the song “On the Verge of Prime Divinity”, that´s pure ecstasy! I believe that album was ahead of it´s time in many ways. But I´d do some re-arrangements on a lot of songs today.

“Tusen år har gått…” today is considerate a milestone, but when it was released in 1995, were you aware of what you did?
No, we didn´t have any clue. At that time MG was just a project for us and we had our other bands which we thought was going to be much bigger. But looking back today, I can sort of understand the reason why it reached that status.

Affliction Vector – La morte giunge suprema

Affliction Vector: il promettente duo composto da Ans e Chris si affaccia nell’underground con un interessantissimo EP intitolato “Death Comes Supreme” (Argento Records / Anubi Press), un concentrato di violenza sonora che ha nel black metal il punto di riferimento ma non solo! Ne abbiamo discusso con il leader della band.

Ciao Ans e benvenuto sul Raglio Del Mulo! La vostra band, di recente formazione, ad oggi si presenta come un duo, puoi raccontarci la storia della band dagli inizi ad oggi?
In questo EP si presenta come un duo in quanto io e Chris abbiamo registrato il 90% degli strumenti presenti nell’EP e soprattutto perché Chris è stato fondamentale per il concretizzarsi di questo progetto. Affliction Vector nasce quasi contemporaneamente alla mia uscita dai Grime. Ai tempi stavo cominciando ad esplorare nuovi territori sia con la chitarra che con i software per registrare musica. Andatomene in Olanda mi sono chiuso nella mia bolla e mi sono messo al lavoro. Ho avuto la fortuna di avere come homemate Sergio, un amico da cui ho imparato un sacco soprattutto riguardo i software. Ho scritto riff e fatto copia e incolla di questi dal 2017 fino alla fine del 2019 periodo in cui Chris ha deciso di aiutarmi entrando nella line up. Se non fosse per lui a quest’ora sarei ancora lì a copiare e incollare… ecco perché Affliction Vector è un duo!

Come definiresti il vostro caratteristico songwriting e come nasce un vostro brano?
Per cominciare non so se sia caratteristico, credo sia personale. Tutto nasce da un mood, da due riff o da un riff e un bridge. Registro tutto e scrivo delle batterie grezze e poi lascio lì. Se trovo altre idee vado avanti e sviluppo tutto in maniera più fine, se no inizio un altro “progetto” e metto nel cassetto. Come nascano i riff in sé non te lo so dire, suono quello che mi passa per la testa, non sono uno studiato anche se mi piacerebbe esserlo. Poi c’è anche il lavoro di Chris che ha imparato, sistemato o cambiato le batterie da me scritte con il PC dove necessario.

Per ciò che riguarda le lyric, chi è il principale compositore?
Ho scritto tutto io. Ho scritto riguardo le cose che non mi fanno dormire sereno la notte. L’ho voluto scrivere a modo mio. E’ un EP molto personale in questo senso: nei testi non c’è nulla del mondo esterno, non ci sono riferimenti spirituali/religiosi/politici e cosa importante non ci sono prese di posizione. Sono pensieri che ho sviluppato nella solitudine.

Quali sono le vostre influenze principali? A quali bands vi ispirate?
Come ha scritto Mike (owner di Argento Records) nella bio per Affliction Vector: Mayhem, Bolt Thrower e Voivod. Ma poi anche altro ovviamente. Queste sono le tre band che ho nominato per risposta alla sua domanda. Sono tre classici che ascolterò sempre, quindi le mie influenze direi. Non sono molto attivo nella ricerca di nuova musica e band, sono abbastanza nauseato dai social anche se devo conviverci come tutti, non ho Spotify e non mi interessa averlo. Spesso capita che inciampi nella musica che poi mi piace. Ultimo LP che ho comprato da Bandcamp è di una band (non metal) che ho visto suonare live ad Amsterdam, non la conoscevo prima. Per il resto tanti classici e soprattutto tanto Ronnie James Dio!

Vi affacciate sulle scene con un EP contenente cinque brani, dimmi la verità, state già lavorando ad un full? Cosa state preparando di nuovo?
Non c’è niente oltre a questi cinque pezzi! Sto già scrivendo nuova musica ma per ora nulla di cui si possa seriamente parlare. Spero anche che il nuovo materiale passi di più per la sala prove. Cosa che ora possiamo fare, essendo ritornati a vivere affacciati al nostro golfo. Di certo non ho iniziato questo progetto per scrivere solo un EP.

Riguardo al vostro EP, distribuito dall’olandese Argento Records… vorrei chiederti: com’è nata la collaborazione con questa label?
E’ nata spontaneamente. Mike è un amico da molti anni. L’ho conosciuto come chitarrista dei From the Dying Sky” (band in cui Chris era batterista), pensa te quanti dischi e anni sono passati! Nei tre anni che ho vissuto ad Amsterdam spesso è stato l’unico amico/musicista (c’era anche Sergio ovviamente) con cui, nella realtà fisica, mi confrontavo e ascoltavo musica. Non c’è stato nulla di programmato. A Mike è piaciuto quello che ha sentito uscire fuori dallo studio, sessione in cui lui ha anche partecipato in prima persona. Da parte mia è stato un piacere e senz’altro anche un grande aiuto. Mi ha permesso di curare più altri aspetti, non dovendo seguire proprio tutto e spesso guidandomi anche in scelte che magari erano fin troppo personali e prese di pancia.

Il vostro è un sound d’impatto, che si muove per lo più su tempi veloci conditi da blast beat aggressivi, tuttavia non disdegna alcune soluzioni più “ragionate” in certi momenti. Pensi che sarà così anche per le future produzioni?
Mi piacciono le band che nella loro storia hanno saputo cambiare in maniera decisa pur mantenendo una propria radice, un loro proprio modo di fare musica: ne cito tre per me particolarmente importanti: Black Sabbath, Voivod, Pink Floyd. Mi cambiare ed esplorare cose nuove, ma non so se ho già sviluppato un modo mio di fare musica. Lo capirò con il tempo. Il prossimo materiale non sarà una copia di quanto già fatto, questo è chiaro nella mia testa ma poi questo giudizio non spetterà a me.

Ho accennato all’inizio dell’intervista al fatto che attualmente siete un duo, avete la futura prospettiva di inserire di altri componenti per avere una line up completa in grado di suonare anche live?
Sicuramente vogliamo suonare un po’ live (senza esagerare, solo se ha senso farlo) quindi almeno un terzo musicista servirà in questo senso. Dall’altra parte mi piace questa dimensione più intima che ho dato al progetto quindi non vorrei uscire troppo dalla mia comfort zone. Non sarà semplice trovare la persona giusta ma so già che Chris ci sta lavorando..

Vorrei chiederti cosa pensi dell’attuale scena underground italiana, qual è la tua opinione a riguardo?
Come ti ho detto non sono uno che segue tutto sui social, in più ero all’estero negli ultimi tre anni. Mi piaceva molto l’attitudine dei ragazzi del Venezia HC, spero il COVID e gli anni che passano non abbiano ammazzato quello spirito! Non so qual è la scena in Italia ora e comunque credo sia molto frammentata. I social stanno ammazzando qualsiasi “scena”. Tutto viene filtrato, tritato, digerito e processato dal web e l’immagine che ne esce delle band molto spesso storpia la realtà. Ricordo che da piccolo, quando arrivavi a conoscere certe band, per passa parola o da un trafiletto sul giornale, poi scattava la ricerca di info e quando arrivavi finalmente al concerto, comunque, ci arrivavi con un sacco di punti di domanda e questo era bello, la curiosità è una cosa bella! Oggi le nostre curiosità muoiono sul web, diamo troppe informazioni e questo aiuta i più giovani a disinteressarsi prima del tempo, le mode vanno più veloci di noi. E’ anche vero però che oggi molte più band possono mettersi in mostra (Affliction Vector compresi) però all’interno di un network dove le relazioni tra le parti stanno quasi a zero. E’ l’era della divisione, abbiamo uno schermo una stanza/set fotografico e adesso anche una mascherina! Noto con piacere però che spesso dietro a nuovi progetti ci sono le stesse facce conosciute anche per strada; forse quelle persone che fanno musica più per esigenza personale che per altro.

Tempo scaduto, ti ringrazio per la chiacchierata, concludi l’intervista come vuoi…
Concludo con un saluto a voi e con l’invito alle persone di supportare i musicisti e le record label, se possibile, durante questa brutta pandemia e se posso permettermi di dare un consiglio invito ad usare di più Bandcamp che secondo me, già che di social e mondo web si è parlato, è veramente la più bella piattaforma musicale creata in questi anni.

Lucynine – Veleno d’amore

Un lavoro fuori dagli schemi, “Amor Venenat”, un disco capace di scaraventare l’ascoltatore nel sfera più intima e dolorosa dep suo autore Lucynine.

Sergio, benvenuto su Il Raglio del  Mulo, “Amor Venenat” è un album criptico, un gioco di scatole cinesi che racchiude probabilmente una parte della tua sfera intima. Da autore preferisci che il marchingegno resti chiuso mantenendo al contempo un certo fascino misterioso e ben protetto il tuo Io più profondo o speri che la scatola venga aperta liberando quella parte di te?
Ciao! E grazie del vostro interesse! “Amor Venenat” è un concept autobiografico, nato in seguito alla perdita di mio marito avvenuta nel 2018, dopo 11 anni di relazione. Non parla solo di quello, ma di tutto il dolore e le difficoltà che hanno compenetrato la mia sfera affettiva e sessuale, da quando ero più giovane, dal rapporto con la mia famiglia (“Family”), fino ad oggi. Quindi il tema è abbastanza esplicito, però in effetti mi piace l’idea che l’ascoltatore, sentendo le varie “tinte” che colorano il disco, leggendo i testi, interpreti e immagini liberamente.

E’ stato doloroso concepire un lavoro di questo tipo?
Ti dirò che in un certo senso è stato liberatorio e terapeutico. L’album nasce dal dolore, dalla rabbia, dalla disillusione, ma mi sento di dire che tutte queste ombre sono state “spurgate” proprio tramite la lavorazione di questo disco. Non saprò mai se è stato solo il passare del tempo (circa un anno e mezzo di lavoro) o se è proprio stato merito di “Amor Venenat”, ma finito tutto mi sono reso conto che stavo molto meglio rispetto a quando iniziai a lavorarci.

La copertina contiene un’immagine forte, chi l’ha ideata e come si riconnette al concetto di “Amor Venenat”?
È tutta opera mia, sono anche fotografo e grafico, cosa che mi aiuta ad esprimermi al massimo, ma anche -confesso- a risparmiare qualche soldo, ahah! Il modello che ho usato per la fotografia di copertina rappresenta il cardine del concept, ovvero il difficile rapporto con una persona molto più avanti di età, agli antipodi rispetto a me per quanto riguarda il percorso naturale della vita. Il cappio simboleggia l’amore (ero molto molto arrabbiato con i sentimenti quando iniziai a lavorare al disco) e la luce rossa che illumina le spalle dell’uomo rimanda sia alla lussuria, sia alle vesti sacerdotali e cardinalizie, visto che la religione, il suo rapporto con la sessualità e con l’omosessualità sono temi molto presenti nelle lyrics.

Giochi con i generi, ottenendo qualcosa di poco inquadrabile: credi che sia un vantaggio o uno svantaggio non poter essere associati a un’etichetta nell’attuale scena musicale?
È un’arma a doppio taglio, un aspetto che mi ha preoccupato fin da subito. C’è l’ascoltatore onnivoro che apprezza la sorpresa, la contaminazione, la scelta di utilizzare una tavolozza di suoni molto ampia per descrivere i vari aspetti del concept. C’è l’ascoltatore più “di settore” che sente il bisogno di un disco che cominci e finisca con lo stesso genere di sonorità. Non ho certo la presunzione di incolpare il pubblico se una mia creazione viene recepita male, ci mancherebbe altro! Ma d’altro canto non avrei saputo fare diversamente, quindi ho deciso di rischiare. Per fortuna mi pare che l’accoglienza sia stata molto buona, in generale. L’ho scampata, ahah!

Qual è il tuo rapporto con i colori? Nella copertina c’è un bel rosso acceso, nel video di “White Roses” domina il grigio, mentre in “Nine Eleven” ci sono “schizzi” variopinti.
Credo sia più deformazione professionale, piuttosto che una scelta ponderata. In effetti per me la componente figurativa è una parte fondamentale di tutto quello che faccio, quindi, anche involontariamente, i colori diventano imprescindibili nella completezza del “dipinto”, sia esso sonoro o di altro genere espressivo.

Rimanendo in tema di colori, tra  le influenze che mi pare di aver intercettato su “Amor Venenat”  c’è quella del Green Man, Peter Steele. Non solo quelle direttamente riconducibili ai suoi Type 0 Negative, ma anche quelle che a sua volta il newyorkese ha subito, mi riferisco a certe melodie beatlesiane e ai Black Sabbath. Queste muse – sempre che io le abbia indovinate – sono consce o inconsce?
Consce, consce! I Beatles per me sono il punto di partenza per assolutamente tutto, tant’è che mi sono divertito anche a citarli in “Nine Eleven” con un frammento preso da “Day Tripper”. Steele fa parte dei miei ascolti più appassionati (e anche a lui ho dedicato un tributo con la cover di “Everyone I Love Is Dead”, che ben si sposava con il concept del disco). Fa parte delle mie influenze lui, come ne fanno parte artisti presi dai generi più disparati, anche molto lontani dal metal.

La tua musica ha anche una componente teatrale che si estrinsecata nel modo più evidente con il ricorso ad alcune voci narranti interpretate da  quattro celebri attori e doppiatori: Grazia Migneco, Gianna Coletti, Claudia Lawrence (terza classificata nell’ultima edizione di Italia’s Got Talent) e Dario Penne (voce italiana di Anthony Hopkins, Michael Caine e molti altri). Come sei entrato in contatto con loro e come hanno reagito alla tua musica?
Il teatro è parte della mia vita: come fotografo, sono per lo più fotografo di scena e curatore di immagine per gli attori. Quindi la scelta sui loro interventi è stata dettata molto dal mio amore viscerale per questo mondo. Dario Penne, in particolare (doppiatore di Anthony Hopkins e tanti altri), è stata la persona che ha letteralmente cambiato la mia vita recitando in “Blocco E, IV Piano”, mio cortometraggio di 4 anni fa, e aprendomi le porte a ciò che oggi mi permette di campare con ciò che amo: enorme privilegio. Ecco perché tengo tanto a queste feat.: Gianna Coletti, Claudia Lawrence, Grazia Migneco e Dario sono grandi amici per cui provo sincero affetto. Oltre poi al fatto che, se c’è qualcosa di importante da dire, preferisco che a farlo siano le voci migliori che io conosca. Sulla loro reazione riguardo alla mia musica, ehm… passerei alla prossima domanda, ahah!

Credi che porterai mai questi brani su un palco?
Al momento non so, ma nessuna porta è chiusa, confesso che mi piacerebbe e che il palco mi manca molto, avendo fatto l’ultimo concerto nel 2013. Chi lo sa?

Bliss of Flesh – Servi e tiranni

Ancora una volta la Francia si conferma paese di punta del panorama black metal internazionale. Questa volta il vessillo tricolore è sbandierato da Necurat, leader dei Bliss of Flesh, fuori dal 2 ottobre con “Tyrant”, disco pubblicato dalla Listenable Records.

Benvenuto Necurat, siete attivi dal 1999, come è cambiato il vostro sound e il vostro atteggiamento in questi 20 anni?
In questi 20 anni i Bliss of Flesh sono cresciuta come una cancrena. Penso che abbiamo imparato tanto e siamo molto orgogliosi della nostra arte: cerchiamo di essere molto sinceri, fedeli alle nostre convinzioni e alle nostre idee. Credo che la nostra musica e i nostri spettacoli dal vivo lo dimostrino perfettamente.

Invec come è cambiata la scena underground francese in questi due decenni?
Penso che con le nuove tecnologie, Internet e home studio, ci siano più possibilità di registrare musica. Per questo in Francia ci sono sempre più nuove band che affollano la scena underground. Ed è, per questo, più difficile trovare una buona band. Infine, esiste veramente una scena underground? Non ne sono veramente sicuro.

I tuoi tre album precedenti sono stati ispirati dalla “Divina Commedia”, come nasce il tuo interesse per questa grande opera di Dante Alighieri?
In effetti siamo molto interessati alla filosofia e alla letteratura. Quando Sikkardinal ha avuto questa idea, siamo stati molto entusiasti di lavorare su questo concept per bene tre album. È stata una sfida, ma ci è piaciuto. Vogliamo creare musica che spinga alla riflessione. Vorremmo creare, attraverso la nostra musica, un’arte con contenuti intellettuali. Penso che tutto sommato ci stiamo riuscendo.

“Tyrant” si basa su “Le Discours de la Servitude Volontaire” (“Discorso sulla servitù volontariain italiano Nda ) scritto dal filosofo francese Etienne de la Boétie. come mai hai scelto questo libro per il tuo nuovo album?
Per il nuovo album, volema un concept alto per un album alto. Dopo la trilogia volevamo un album più spontaneo e unico. Volevamo un trattato. Mi piace la filosofia e trovo all’interno dei “Disours de la servitude volontaire” grandi riflessioni intellettuali sulla mancanza di umanità. Per me, il “Discorso sulla servitù volontaria” è davvero fantastico, senza tempo. È stato scritto nel 1576 ed è sempre attuale Quindi era perfetto per la Beatitudine della carne.

C’è una connessione tra Dante ed Étienne de la Boétie?
Non direi. Penso che la vera connessione tra questi due autori sia la nostra grande musica. Hanno scritto libri fantastici che sono capolavori riconosciuti ovunque e attraverso i secoli. E penso che siano una grande fonte di ispirazione.

Perché preferisci scrivere concept album e non singole canzoni?
Preferisco scrivere una singola canzone in un concept album. Per “Tyrant” tutte le canzoni sono state scritte una per una ma con un’idea principale. Questo è quello che mi piace.

Potresti spiegare il significato della copertina dell’artista ungherese Balázs Jacsó?
Balazs Jacsó è il nostro artista preferito ed è una parte importante della nostra anima e immagine artistica. Questa volta abbiamo chiesto anche la partecipazione di Metastazis (Behemoth, Secrets of the Moon) per aggiungere un’altra dimensione alla nostra estetica.

Adoro gli scatti di Emmanuel Brillet, sono collegati al concept dell’album?
Emmanuel Brillet è un mio buon amico. Sapeva esattamente cosa volevamo per le foto e conosceva il concept album. Le immagini parlano da sole.

“Tyrant” è il vostro miglior album?
Decisamete! Penso che “Tyrant” sia il miglior album dei Bliss of Flesh, senza alcun dubbio!

Dal tuo album precedente, “Empyrean”, lavori con Listenable, sei soddisfatto della vostra etichetta?
Sì, siamo soddisfatti. La troupe della Listenable conosce il nostro lavoro e crede nel potenziale dei Bliss of Flesh e della nostra arte. Ed è questo che interessa a noi.

Photo credit: Emmanuel Brillet