Spiral Wounds – Ferite perenni

Esordio discografico per gli Spiral Wounds che si affacciano sulle scene con “Shadows“, full distribuito dalla francese Great Dane Records, che mette in luce una realtà dedita ad un death metal davvero interessante, di questo ed altro ne parliamo con i ragazzi della band!

Allora ragazzi, come prima cosa vi ringrazio per la gentilezza e la disponibilità a sottoporvi a quest’intervista,
cosa potete dirci riguardo a questo nuovo progetto? Com’è nato?

Patrizio: Con Sandro ci conosciamo da più di trent’anni. Quando eravamo meno che ventenni, abbiamo suonato il basso nello stesso gruppo; gli Why?, anche se in periodi diversi. Per oltre trent’anni ci siamo persi seguendo ognuno i propri progetti e in definitiva la propria vita. Negli ultimi anni però ci siamo ritrovati su un noto social e abbiamo cominciato a parlare con entusiasmo dei vecchi tempi. Abbiamo cominciato facendo un paio di cover degli Why? e ci è piaciuto il risultato. Dopodiché Sandro a quel punto mi ha fatto sentire delle tracce di chitarra e batteria che aveva chiuse nel cassetto. In poco tempo si è unito Tato, con il quale avevamo preso contatto più o meno nello stesso periodo e in pochissimo tempo ne è venuto fuori il nostro primo EP omonimo.

Per saperne un po’ più di voi, per farvi conoscere meglio dai lettori del Raglio del Mulo, vorrei chiedervi se siete
impegnati anche in altri progetti musicali…

Patrizio: Ogni tanto registro qualcosa e la sottopongo all’ascolto di qualche amico semplicemente per torturare il loro udito. Sandro ne sa qualcosa. A parte gli Spiral Wounds non ho altri gruppi in cui suono il basso, oppure contribuisco in altro modo.
Sandro: Anche io ogni tanto registro qualcosa, ho una cartella piena di riff e mezzi brani in attesa di collocazione. Per il momento però, Spiral Wounds è l’unico progetto attivo che ho.
Tato: io, oltre a Spiral Wounds, ho altri progetti all’attivo, che vertono comunque tutti sull’extreme metal, in particolare death metal, nello specifico le altre band in cui suono sono Zora, Glacial Fear, Antipathic, Defechate, Throne Of Flesh e Unscriptural, e qualche collaborazione esterna con altre band di amici.

Dalle informazioni in mio possesso il “quartier generale” degli Spiral Wounds si divide tra Sardegna e Calabria, com’è nata questa collaborazione?
Patrizio: Riallacciandomi a quanto detto prima, con Sandro ci conosciamo già da parecchi anni, ma viviamo da sempre in città diverse e distanti, pur abitando nella stessa isola. Walter Garau che è un nostro caro amico comune, (ci conosciamo da quando eravamo ragazzini in pratica), ed è inoltre un eccellente bassista che suona in un gran numero di band; per pura bontà ci ha introdotto e fatto conoscere Tato. E’ stato un connubio di gusti e feeling praticamente immediato e velocissimo. Quando abbiamo sentito finiti i primi quattro pezzi abbiamo capito subito che la voce di Tato era perfetta per rappresentare appieno la liricità musicale ed il dramma descritto dai testi.

Come nasce un vostro brano? Quali sono i vari steps che costituiscono la fase di songwriting?
Sandro: Di norma si parte con un riff o una sequenza di accordi che consideriamo valida. Pian piano si assembla intorno ad esso tutto il resto, cominciando dal beat di batteria e proseguendo con la linea di basso: il lavoro compositivo è enormemente facilitato dall’utilizzo dei moderni sistemi di registrazione casalinga. Come con un puzzle, scegliamo i pezzi giusti che si incastrano bene gli uni con gli altri. Una volta completata la song (chitarre, basso e batteria), si lavora sul testo che poi Tato si occupa di adattare. A quel punto il brano è completo, e si procede all’arrangiamento e all’affinamento delle parti.
Patrizio: Sandro ha scritto la maggior parte dei brani alla chitarra, ri-arrangiato tutto e ha programmato la batteria elettronica affinché sembrasse il più “umana” possibile. I testi nascono quasi all’unisono, prevalentemente in base alla prima sensazione emotiva che mi suscita la musicalità del brano.

Quali sono le vostre band di riferimento?
Sandro: I miei ascolti spaziano davvero tanto e sarebbero fuorvianti per definire cosa suonano gli Spiral Wounds. Diciamo che il progetto nasce come una sorta di tributo verso la prima era del Death Metal, quella a cavallo tra la fine degli anni ’80 e i primi ’90 (primi Death, Entombed, Carnage, Necrophobic etc., giusto per dare un riferimento). In qualche brano sono stati inseriti anche elementi un po’ più moderni (qualcosa di più doom, qualche influenza d-beat), ma l’ossatura è quella old school death metal.
Patrizio: Ho un amore sviscerato per quasi tutto ciò che è stato suonato e pubblicato nella seconda metà degli anni ’80, in campo thrash e black/death metal, in particolare, perché lì sono le mie radici. Mi piacciono moltissimo gruppi come Celtic Frost, Coroner, Voivod, Napalm Death, Nuclear Assault, Death Angel, Slayer e Venom.

Ed ora una menzione per ciò che concerne i testi, quali sono le tematiche che vengono trattate?
Patrizio: Ci sono diverse tematiche che hanno ispirato la scrittura dei testi. Grandi temi come la guerra, la morte omicida, il suicidio, le malattie mentali nelle sue varie manifestazioni, la disperazione e la solitudine. Nella maggior parte dei nostri testi c’è sempre in qualche modo la trascrizione di episodi realmente accaduti e vissuti di persona. Non c’è nulla di finto o inventato. Fin dall’inizio, inoltre, c’è stato il ripudio completo alle tematiche delle scienze occulte o della politica in generale. Non ci occupiamo di questo negli Spiral Wounds. Ci sono temi per noi più importanti da affrontare e sviscerare. Abbiamo preso una direzione un po’ diversa da quelle che sono le tematiche che si ritrovano nel black e nel death metal in generale e ci va bene così.

Cosa si cela dietro il nome Spiral Wounds?
Patrizio: Avevamo già quasi completato i quattro brani del primo EP omonimo e inizialmente non sapevamo cosa scegliere, poi è venuto fuori questo nome che letteralmente significa “ferite a spirale”. Il nome della band non nasconde poi chissà cosa, ma solo la descrizione del dolore continuo, vorticoso e discendente, della più miserabile condizione umana alla quale moltissime persone devono ancora sottostare.

A chi vi siete affidati per le fasi di registrazione e produzione?
Patrizio: Prendendo in considerazione la distanza che ci separa l’uno dall’altro e i vari lockdown, che si sono succeduti a causa dell’ultima pandemia. Com’è facile intuire, per le registrazioni ci siamo affidati a noi stessi. Non abbiamo mai provato in sala un singolo brano. Ho registrato le mie parti di basso a casa, collegando lo strumento a una scheda audio USB interfacciata a una DAW installata nel mio portatile. Credo che in tantissimi stiano già facendo così. E’ molto probabile che questo sia anche il futuro, per coloro che hanno difficoltà logistiche legate alle distanze da percorrere per incontrarsi e suonare, come le abbiamo noi degli Spiral Wounds. Sarebbe davvero molto bello tornare a suonare nelle salette come si faceva un tempo, guardarsi in faccia e tirar giù i brani, ma è da accettare/apprezzare anche il fatto che le tecnologie moderne permettono di produrre ottimi risultati, senza spendere un cent di base.
Tato: il lavoro di mixaggio e mastering è affidato, sia per l’EP che per “Shadows”, al nostro buon Sandro, e così sarà anche per i successivi lavori, dal momento che ad ora siamo molto soddisfatti del risultato, ed avendo ancora molto tempo per affinare ciò che man mano ci accorgiamo si possa migliorare. Per quanto riguarda le riprese, come diceva Patrizio, ognuno ha fatto da sé a casa propria, più che altro anche per motivi logistici, vivendo tutti e tre distanti gli uni dagli altri.

Il full “Shadows” esce a solo un anno di distanza dall’omonimo EP “Spiral Wounds”, secondo voi ci sono differenze tra le due release?
Sandro: Un po’ più acerbo il primo mini (che contiene un po’ di materiale registrato ben prima che il gruppo nascesse), un po’ più “a fuoco” il full. Siamo contenti di entrambe le release, ma chiaramente il nuovo disco è quello che preferiamo.
Patrizio: Le tematiche delle due release sono quelle che abbiamo già descritto. Il primo EP le introduce. Il full le sviluppa. Musicalmente l’approccio invece è un po’ diverso.

Ok ragazzi, siamo giunti ai titoli di coda, vi ringrazio davvero tantissimo per la vostra disponibilità e vi auguro le migliori fortune, concludete pure come volete!
Patrizio: Voglio ringraziare Raph, della Great Dane Records che ha creduto in noi e ci ha permesso di pubblicare questo album d’esordio.
Sandro: Mi associo a Patrizio.
Tato: Grazie mille per questo spazio offertoci, e grazie a chi ha avuto la curiosità di leggere un pò di noi ed, allineandomi a Sandro e Patrizio, non posso che ringraziare e salutare anche io Raph della Great Dane Records, che ha subito creduto in noi rivelandosi una persona davvero seria e professionale. Per ascoltare qualcosa di nostro potete farlo alla pagina SpiralWounds.bandcamp.com, augurandovi un buon divertimento e tanto headbanging!

Defechate – I signori del disordine

I Defechate di Luke (Humangled) e Tat0 (Glacial Fear, Antipathic, Zora, ecc), dopo aver sondato il terreno con un EP, “Overthrown into Oblivion” (2020), e due singoli – “Oxidized Man” (2020) e “Burning like the Water” (2021) – finalmente arrivano al primo lavoro completo, “Unbounded”, uscito da un mesetto su Great Dane Records.

Ciao ragazzi, dopo un EP e un paio di singoli, è arrivato il momento di pubblicare un full-length, “Unbounded”: quali sono le principali differenze tra questa uscita e le precedenti?
Luke – Salve, direi che il primo EP è nato primariamente per “finalizzare” molte idee che avevamo per così dire “pendenti”; dal singolo “Oxydized Man” abbiamo cominciato a maturare più consapevolezza e fiducia in quello che potevamo esprimere. Dal punto di vista della composizione i brani nascono e si sviluppano sempre nello stesso modo, anche se non c’è un metodo prefissato o rigido; gli arrangiamenti e la cura di certi particolari quando abbiamo maturato l’idea del full, sono “evolute” cercando di dare più omogeneità ai brani.

Ai tempi di “Overtrhown Into Oblivion” avevate già scritto, anche se magari in forma grezza, alcuni dei brani che sono poi finiti in “Unbounded”?
Tato – No, quando abbiamo realizzato il primo EP abbiamo inserito tutti i brani che in quel momento avevamo creato, senza lasciare nulla in sospeso, ma dal momento che Luke è un instancabile compositore ha continuato a scrivere brani che via via hanno preso forma andando a formare il full-length “Unbounded”.

Avete riscontrato un maggior affiatamento durante la registrazione di questo disco, dato che il gruppo aveva alle spalle già delle pubblicazioni?
Luke – Sicuramente la collaborazione con Tat0 si perfeziona quotidianamente, ormai siamo perfettamente “accordati”. Su “Unbounded” ci siamo pure scambiati spesso i compiti per vedere i brani da altre prospettive. Anche la collaborazione con alcuni musicisti che ci hanno aiutato su alcune parti si è affinata ulteriormente.

Tra il full-length e l’EP avete anche pubblicato un singolo, “Oxidized Man”: la versione contenuta in “Unbounded” è la stessa?
Tat0 – Il singolo “Oxidized Man” conteneva in sé tre brani, quello in questione in due versioni, in italiano ed inglese, e “La Morte La stessa” che era contenuto nel primo EP “Overtrhwon into Oblivion”, ma presente qui nella sua versione in inglese. La versione che abbiamo voluto inserire in “Unbounded” è quella in inglese, ma rivista leggermente nel mix, questo perché il singolo lo pubblicammo solo in digitale e ci sembrava opportuno realizzare una versione di questo brano anche su supporto fisico

Ep, singolo e full si concludono sempre con un brano in italiano, come è nata questa “tradizione”?
Tat0Intanto, fa davvero piacere constatare che conosci bene i nostri lavori, e ti ringrazio per l’interesse che hai avuto nell’ascoltare tutto; nel primo EP venne in mente a Luke l’idea di fare un brano in Italiano, anche per sperimentare e vedere cosa ne venisse fuori. Beh, la cosa ci piacque molto, anche al di là delle mie aspettative, dal momento che personalmente non ho mai amato molto il metal cantato in italiano, questo perché mi dà l’impressione che alleggerisce in qualche modo il sound prettamente duro del genere in questione, ma mi sbagliavo, difatti è venuto fuori un brano molto interessante ed abbiamo continuato a farne almeno uno in ogni nostra altra produzione.

Avete mai pensato di passare totalmente all’italiano?
Luke – Abbiamo pensato alla possibilità  di raccogliere i tre brani in italiano ed aggiungerne altri per una release tutta in lingua madre.

I testi di “Unbounded” di cosa parlano?
Luke – “Unbounded” non è un concept, l’idea di fondo che può fungere da linea guida è espressa dalla copertina: l’uomo che rispecchiandosi riesce a vedere il proprio lato oscuro, la malvagità celata che lo terrorizza. I singoli pezzi mettono in luce alcuni aspetti della malvagità umana: ipocrisia, abusi e soprusi sui più deboli ma anche disuguaglianza (ad esempio all’accesso alle cure mediche “Hyperammonaemic”) e molto altro. Vi inviterei a seguire le liriche accluse al digipack, perché parte integrante della proposta Defechate.

Il titolo “Unbounded”, illimitato, mi sembra quasi in contrasto con la situazione attuale che invece ci vede alle prese con diverse limitazioni. C’è un nesso tra il nome del disco e la realtà odierna?
Luke – “Unbounded” segue quello che ho detto in merito al significato della copertina; come fosse una ferma condanna contro certe situazioni narrate nei testi: una condanna che non passa per una “espiazione” ma che è definitiva. Un pò come nell’Inferno dantesco in cui le anime sono destinate a patire eternamente, illimitatamente per le colpe commesse.

Ora che i limiti dovuti alla pandemia pare che stiano per cessare, la guerra in Ucraina potrebbe limitare i tour in Europa. Voi avete live in programma o preferite aspettare oppure concentrarvi esclusivamente sulla produzione in studio?
Tat0 – Con i Defechate non ci siamo mai esibiti dal vivo, il motivo non è legato a pandemia o altro, il problema è più di carattere logistico, viviamo parecchio distanti tra di noi, in regioni diverse, ed abbiamo avviato questo progetto sia per consolidare una profonda amicizia e stima reciproca che ci sta tra me e Luke, avendo già collaborato in passato con i suoi grandi Humangled, e sia per concretizzare idee musicale che Luke aveva in mente da tempo e che voleva realizzare, pertanto continueremo a produrre qualsiasi idea ci venga in testa, sia esso un album un EP o un singolo, a noi importa suonare e nulla altro.