Daniele Mammarella – Melodie al chiaro di luna

Daniele Mammarella, chitarrista dal talento riconosciuto a livello internazionale, da qualche giorno ha pubblicato per la Music Force Records il suo secondo album, “Moonshine”. Lo abbiamo contattato per saperne di più…

Ciao Daniele, complimenti per il tuo nuovo album “Moonshine”. Le emozioni che provi per questo secondo disco sono le stesse dell’esordio oppure hai acquistato una consapevolezza maggiore dei tuoi mezzi in questo biennio?
Ciao Giuseppe, ti dico, pubblicare un disco è sempre una grande emozione, è esattamente come la nascita di un secondo figlio! Ovviamente per “Past, Present and Let’s Hope” c’è stata, oltre che l’emozione, anche la novità nel fare un’esperienza nuova, di conseguenza ho vissuto le due diverse uscite con vedute diverse, “PPLH” è stato diciamo il mio biglietto da visita, mentre “Moonshine” ha un obiettivo ben più ampio!

I tredici brani come sono nati? Qualcosa proviene dalle session del precedente “Past, Present and Let’s Hope”?
La maggior parte dei brani che scrivo nascono così, senza pensarci troppo, li suono e basta, ovviamente con le dovute e giuste ritoccatine. Molti invece escono fuori dall’esigenza anche di creare dei contenuti per il mio format che ho chiamato “Musica Panoramica”, dove mi arrampico per le montagne o attraverso fiumi per riprendere gli scenari più belli della natura per suonarci sopra. Beh sai, non potevo riproporre sempre gli stessi 10 brani del primo disco per un anno e mezzo, di conseguenza prima di partire per il luogo dove avrei fatto il video, scrivevo una melodia al volo per poi farlo diventare un piccolo brano fingerstyle. Ti faccio un esempio, la prima traccia di “Moonshine” si intitola “Shadow Blues”, questo brano è nato appunto perché mi serviva un’idea nuova per un video, il problema è che quando andai a registrare, il cielo si era coperto di nuvole e gli alberi ricoprivano d’ombra tutta la vista… una volta tornato a casa, guardando la ripresa, notai che non si vedeva niente per la troppa oscurità, però dai il pezzo mi piaceva e così è nato “Shadow Blues”. Per quanto riguarda l’ultima domanda, sì, alcuni brani sono stati scritti praticamente nei giorni seguenti all’uscita del primo disco come la title track “Moonshine”, “In the Sky” e “D-Train”.

Sei passato da una copertina in cui sei raffigurato in un’immagine in peno giorno ad una in cui invece sei immerso nella notte. A questo diverso approccio iconografico ne corrisponde anche uno musicale?
In realtà no, questo cambio deriva dal fatto che all’ultimo momento decisi di cambiare il titolo dell’album in “Moonshine”, così chiamai il mio amico Samuele Bucci (esperto in fotografia paesaggistica) e decidemmo di fare la foto presso il “Lago Racollo” (Gran Sasso) alle 23.30 con -6° di temperatura, che esperienza traumatica… eppure me l’avevano detto di non vestirmi con giacchetta e jeans ahahhahah!

A 24 anni hai due dischi solisti fuori e ti sei tolto diverse soddisfazioni live e in studio, ma come è nata la passione per la chitarra?
Beh in realtà ho sempre due storie da raccontare…  La prima si rifà a quando avevo 7 anni e per “fare il figo” con un’amichetta delle elementari che stava prendendo lezioni di musica, presi la chitarra e iniziai a suonare delle cose a caso, da lì poi iniziai a prendere lezioni. La seconda storia invece dovrebbe essere quella ufficiale… Vivo in una famiglia molto grande con tanti cugini e zii, mio nonno era appassionato di musica tradizionale abruzzese e decise di riportare a casa per noi bambini, una chitarra e una fisarmonica. Poco tempo dopo mio nonno ebbe una brutta malattia, da lì, un po’ per mio nonno, ma anche un po’ per me, decisi di iniziare a suonare.

Nel 2016 ti sei diplomato al Guitar College di Londra. Per chi volesse compiere un cammino simile al tuo, qual è l’iter per entrare nella prestigiosa scuola albionica?
Io mi sono diplomatico al Trinity College tramite la scuola dove adesso sono insegnante di chitarra fingerstyle, sto parlando dell’Apm di Benedetto Conte. Ci sono varie scuole che hanno il permesso di rilasciare questi attestati. Prima si individua il livello del partecipante, dopodiché si intraprende un percorso di studi adibito a quel livello fino a che non si arriva all’esame finale con la direttrice che viene direttamente da Londra per esaminarti.

Un anno fa hai vinto il concorso “The Star of Magic” come miglior chitarrista fingerstyle: quando e perché hai iniziato ad approfondire questa tecnica chitarristica?
Sono sempre stato un appassionato della chitarra Fingerstyle, scoprii questo mondo all’età di 9 anni grazie al mio vecchio maestro. Ricordo che mi faceva imparare, a quell’età, brani del leggendario Tommy Emmanuel e fidati, a 9 anni non era proprio una passeggiata ahahah. Una cosa molto bella è che sin da allora mi spronava a scrivere i miei primi brani, infatti molti pezzi sono nati all’età di 13 anni, come per esempio “Danny’s Blues”. Mano a mano che avanzavo con l’età mi rendevo sempre più conto che questa sarebbe stata la mia strada, di conseguenza intrapresi anche piccoli studi personali per perfezionare la “mia” tecnica.

Il tuo pubblico è composto prettamente da amanti della tecnica chitarristica oppure è di più largo respiro?
Direi molto di più la seconda! Uno dei miei più grandi obiettivi è sempre stato quello di portare il fingerstyle dove non c’è ma soprattutto renderlo un genere, anche dal punto di vista concertistico, molto più popular! Ho sempre cercato di trasmettere le stesse emozioni di una band sul palco ma solo con la chitarra. Quindi si, la seconda!

Hai già programmato delle date a supporto di “Moonshine” o stai aspettando che la situazione sanitaria sia ben tranquillizzante?
Sì sì! Ho già delle date programmate, la prima è stata il 17 giugno presso lo stadio del mare di Pescara, seguiranno poi (per adesso), altri 15 concerti fino a settembre! La prossima è l’11 luglio “Concerti all’alba” presso la Torre di Cerrano di Pineto (Te). Poi pubblicherò l’intero calendario

Da insegnate e da amante della chitarra, che consiglio daresti a chi si approccia oggi allo strumento? Studiate, appassionatevi e credeteci. Ne vedo tanti che si arrendono perché “non ci riesco” e non c’è cosa più sbagliata!