Olaf Thorsen – Il re del cielo

Considerato un vero e proprio guitar hero in ambito power metal, grazie a una carriera caratterizzata dai dischi pubblicati, tra gli altri, con Vision Divine e Labyrinth, Olaf Thorsen ci ha dato il suo punto di vista sulla situazione attuale in ambito musicale, soffermandosi sui social media e sullo streaming musicale, e ci ha spiegato perché oggi è molto più difficile vivere di musica.

Ciao Olaf, benvenuto su Il Raglio del Mulo, è un piacere di averti qui. Come e quando ti sei affacciato nel mondo del metal?
Ciao e grazie per l’invito. Beh, immagino che la mia storia non sia poi così diversa da tante altre: ho iniziato con altri due amici, suonando in un garage quando ero un adolescente. Mi piaceva tanto l’idea di passare il mio tempo suonando musica e formando una band con una propria base operativa, con divano, strumenti, frigorifero pieno di birre e così via. Più suonavo e più sentivo di amare quello che stavo facendo, ed eccomi ancora qui!

Hai mai pensato di lasciare tutto e continuare con una vita normale?
Ho una vita normale, in realtà. Non mi sento una rockstar, qualcosa di simile a un eroe di Hollywood che puoi solo sperare di incontrare al cinema quando guardi un film. Esco, bevo una birra, partecipo ad altri concerti, ecc…

Cosa pensi dell’attuale scena metal mondiale, satura sotto ogni punto di vista? Ritieni che sia più difficile vivere oggi di musica rispetto al passato?
È decisamente molto più difficile al giorno d’oggi, ma il problema più grande è arrivato con internet e i social. Oggi, la storia non conta più, i nuovi “fan” non sanno nemmeno cosa stanno ascoltando e semplicemente non sanno da dove viene questa musica. Quindi può capitare, come mi è capitato, di leggere un commento sotto una nuova canzone di una band davvero grandiosa come i Fates Warning che diceva “bella canzone, ma suonano troppo come XXXX”, dove gli XXXX erano una band recente, formata solo da un qualche anno fa… è semplicemente pazzesco!

Secondo te, cos’è che non consente la crescita dell’underground? E’ possibile procurarsi una piccola entrata sufficiente a garantirsi la sussistenza, magari l’acquisto di attrezzature e partecipare a festival rinomati?
L’underground al giorno d’oggi è decisamente saturo di milioni di band che pubblicano miliardi di album e trilioni di video. Non c’è alcuna possibilità per gli ascoltatori nemmeno di notare una buona band, una buona canzone. Non fraintendetemi: tutti hanno il diritto di scrivere e pubblicare la propria musica, ma Internet ha semplificato tutto quando si tratta di fare i passi giusti al momento giusto e la tecnologia ha aiutato a far suonare bene, fin troppo bene, anche se a volte dal vivo non sei proprio così bravo. Aggiungi questo ai piccoli costi necessari per produrre un video decente e alla possibilità di promuoverlo investendo in pubblicità e capirai perché le cose stanno diventando piuttosto… confuse e difficili, soprattutto per una band di nuova fondazione.


Internet oggi e le piattaforme di musica digitale, secondo te, sono una benedizione o una maledizione?
Immagino di averti già risposto in qualche modo poco fa: penso che sia comunque una benedizione, perché ha sicuramente aperto nuove soluzioni per tutti!

Olaf, quanto materiale hai registrato negli anni e a quanti progetti hai collaborato oltre ai tuoi?
Non lo so davvero! Immagino sia facile contare i miei album con Labyrinth, Vision Divine e ora Shining Black, ma non riesco a contare ogni singola partecipazione che ho fatto, nel corso degli anni. Non è importante, comunque, quello che conta è che mi sono divertito!

Secondo te, una band emergente, qualunque sia il suo stile di metal, può avere successo solo se ha una grande etichetta alle palle o, al contrario, oggi è più semplice far conoscere la propria musica?
Una band emergente dovrebbe sempre, e sottolineo sempre, suonare la musica che gli piace, non importa il resto. Fallo professionalmente, ovviamente, ma fai ciò in cui credi e credi in ciò che fai. Questo è tutto, se hai del talento, prima o poi il successo arriverà.

Cosa pensi che debba cambiare urgentemente nell’industria musicale?
Non ne ho idea, non mi considero né un guru né un saggio. Immagino che noi musicisti dovremo adattarci ai tempi che stanno cambiando, come è sempre successo anche in passato.

Cosa spinge Olaf a registrare ancora dischi metal? Quanta passione ti spinge a dedicarti ancora alla chitarra?
Come ti dicevo, quando ero un adolescente mi divertivo molto a suonare in un garage con il mio amico, quindi non ho mai smesso di farlo e cerco ancora di mantenere tutto così, facendo quello che mi piace, quando mi piace e come piace a me.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Abbiamo pubblicato “When All the Heroes Are Dead” un paio di anni fa e ora sto lavorando al nostro nuovo album. Non ho mai fatto cose perché devo, e sicuramente non mi affretterò a fare qualcosa solo perché qualcuno mi chiede di essere veloce. Se dovessi mai pubblicare della nuova musica, lo farò perché sarà quello il momento giusto per me.