Olaf Thorsen – Il re del cielo

Considerato un vero e proprio guitar hero in ambito power metal, grazie a una carriera caratterizzata dai dischi pubblicati, tra gli altri, con Vision Divine e Labyrinth, Olaf Thorsen ci ha dato il suo punto di vista sulla situazione attuale in ambito musicale, soffermandosi sui social media e sullo streaming musicale, e ci ha spiegato perché oggi è molto più difficile vivere di musica.

Ciao Olaf, benvenuto su Il Raglio del Mulo, è un piacere di averti qui. Come e quando ti sei affacciato nel mondo del metal?
Ciao e grazie per l’invito. Beh, immagino che la mia storia non sia poi così diversa da tante altre: ho iniziato con altri due amici, suonando in un garage quando ero un adolescente. Mi piaceva tanto l’idea di passare il mio tempo suonando musica e formando una band con una propria base operativa, con divano, strumenti, frigorifero pieno di birre e così via. Più suonavo e più sentivo di amare quello che stavo facendo, ed eccomi ancora qui!

Hai mai pensato di lasciare tutto e continuare con una vita normale?
Ho una vita normale, in realtà. Non mi sento una rockstar, qualcosa di simile a un eroe di Hollywood che puoi solo sperare di incontrare al cinema quando guardi un film. Esco, bevo una birra, partecipo ad altri concerti, ecc…

Cosa pensi dell’attuale scena metal mondiale, satura sotto ogni punto di vista? Ritieni che sia più difficile vivere oggi di musica rispetto al passato?
È decisamente molto più difficile al giorno d’oggi, ma il problema più grande è arrivato con internet e i social. Oggi, la storia non conta più, i nuovi “fan” non sanno nemmeno cosa stanno ascoltando e semplicemente non sanno da dove viene questa musica. Quindi può capitare, come mi è capitato, di leggere un commento sotto una nuova canzone di una band davvero grandiosa come i Fates Warning che diceva “bella canzone, ma suonano troppo come XXXX”, dove gli XXXX erano una band recente, formata solo da un qualche anno fa… è semplicemente pazzesco!

Secondo te, cos’è che non consente la crescita dell’underground? E’ possibile procurarsi una piccola entrata sufficiente a garantirsi la sussistenza, magari l’acquisto di attrezzature e partecipare a festival rinomati?
L’underground al giorno d’oggi è decisamente saturo di milioni di band che pubblicano miliardi di album e trilioni di video. Non c’è alcuna possibilità per gli ascoltatori nemmeno di notare una buona band, una buona canzone. Non fraintendetemi: tutti hanno il diritto di scrivere e pubblicare la propria musica, ma Internet ha semplificato tutto quando si tratta di fare i passi giusti al momento giusto e la tecnologia ha aiutato a far suonare bene, fin troppo bene, anche se a volte dal vivo non sei proprio così bravo. Aggiungi questo ai piccoli costi necessari per produrre un video decente e alla possibilità di promuoverlo investendo in pubblicità e capirai perché le cose stanno diventando piuttosto… confuse e difficili, soprattutto per una band di nuova fondazione.


Internet oggi e le piattaforme di musica digitale, secondo te, sono una benedizione o una maledizione?
Immagino di averti già risposto in qualche modo poco fa: penso che sia comunque una benedizione, perché ha sicuramente aperto nuove soluzioni per tutti!

Olaf, quanto materiale hai registrato negli anni e a quanti progetti hai collaborato oltre ai tuoi?
Non lo so davvero! Immagino sia facile contare i miei album con Labyrinth, Vision Divine e ora Shining Black, ma non riesco a contare ogni singola partecipazione che ho fatto, nel corso degli anni. Non è importante, comunque, quello che conta è che mi sono divertito!

Secondo te, una band emergente, qualunque sia il suo stile di metal, può avere successo solo se ha una grande etichetta alle palle o, al contrario, oggi è più semplice far conoscere la propria musica?
Una band emergente dovrebbe sempre, e sottolineo sempre, suonare la musica che gli piace, non importa il resto. Fallo professionalmente, ovviamente, ma fai ciò in cui credi e credi in ciò che fai. Questo è tutto, se hai del talento, prima o poi il successo arriverà.

Cosa pensi che debba cambiare urgentemente nell’industria musicale?
Non ne ho idea, non mi considero né un guru né un saggio. Immagino che noi musicisti dovremo adattarci ai tempi che stanno cambiando, come è sempre successo anche in passato.

Cosa spinge Olaf a registrare ancora dischi metal? Quanta passione ti spinge a dedicarti ancora alla chitarra?
Come ti dicevo, quando ero un adolescente mi divertivo molto a suonare in un garage con il mio amico, quindi non ho mai smesso di farlo e cerco ancora di mantenere tutto così, facendo quello che mi piace, quando mi piace e come piace a me.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Abbiamo pubblicato “When All the Heroes Are Dead” un paio di anni fa e ora sto lavorando al nostro nuovo album. Non ho mai fatto cose perché devo, e sicuramente non mi affretterò a fare qualcosa solo perché qualcuno mi chiede di essere veloce. Se dovessi mai pubblicare della nuova musica, lo farò perché sarà quello il momento giusto per me.

Vito Marchese – The witness marks

I Novembers Doom sono una delle più importanti band doom statunitensi. Nati a Chicago nel 1992, fino ad oggi hanno realizzato 11 album nell’arco di una carriera incredibile. Vito Marchese, chitarrista di questa fantastica band, ci ha parlato della sua musica, dei Novembers Doom e dell’odierna industria musicale metal…

Ciao Vito, benvenuto su Il Raglio del Mulo, è un piacere di averti qui. Come è iniziata la tua avventura nel metal?
Ciao, Luis e Il Raglio del Mulo. Grazie per avermi fatto questa intervista! Mi sono avvicinato alla musica rock per la prima volta quando avevo circa 9 o 10 anni e ho sentito i Rush. Lì è iniziato il mio viaggio musicale, poco dopo ho scoperto il “Black Album” dei Metallica, questo mi ha fatto venire voglia di suonare la chitarra. Ho iniziato a imparare ogni riff dei Metallica che potevo e ho passato ore e ore al giorno a esercitarmi. Un paio di anni incontravo la scena rock/grunge alternativa degli anni ’90, cosa che ha portato nuovi elementi nel mio modo di suonare. Poi ho sentito il metal estremo per la prima e da quel momento i miei gusti musicali hanno continuato a diventare sempre più pesanti. Stavo cercando di imparare il più possibile da tutti i tipi di rock e metal. All’età di 20 anni, mi è stato chiesto di fare un provino per i Novembers Doom, il che è stato piuttosto pazzesco. Ero un grande fan della band, quindi è stato un grande shock per me.

Com’è fare metal in Europa, cosa significa far parte di una grande band come Novembers Doom?
Esibirmi dal vivo in Europa era un mio sogno e sono così contento di averlo potuto fare con i Novembers Doom. I fan europei sono fantastici e ci danno sempre il benvenuto ovunque andiamo. Alcuni dei miei ricordi ed esperienze preferite della mia vita sono legati ai tour in Europa.

Hai mai pensato di mollare tutto per tornare a una vita normale?
Non credo che smetterò mai di fare musica per tornare a una vita “normale”, anche perché la mia vita è comunque abbastanza “normale”! Sono semplicemente fortunato perché a volte posso andare a suonare concerti incredibili in diverse parti del mondo.

Quali sono i principali problemi che devono affrontare le band all’interno della ormai satura scena metal?
Penso che il problema principale che le band devono affrontare ora sia cercare di convincere la gente a prestare loro attenzione. Ci sono così tante band e musicisti che cercano di farti ascoltare la loro musica o guardare i loro video che a volte può essere davvero troppo: è difficile far emergere la tua band dal resto! Un altro problema è che le persone tendono ad avere una bassa soglia di attenzione, ciò significa che potrebbero ascoltarti per una settimana e poi dimenticarti e magari passare alla cosa successiva. Fortunatamente per noi, i Novembers Doom hanno una fedele fanbase che ci ha supportato nel corso degli anni.

Secondo te, cos’è che impedisce la crescita di una band underground?
Penso che l’underground sarà sempre l’underground, il che è sia una cosa negativa che una buona. È brutto perché le persone non presteranno sempre attenzione a cose che non sono nel mondo della musica mainstream, ecc, la cosa buona dell’underground è che fa sentire le persone e le band che ne fanno parte legate tra loro perché hanno qualcosa di speciale in comune. È molto difficile guadagnare facendo musica al giorno d’oggi, specialmente nell’underground. Non c’è neanche bisogno di tirare in ballo il Covid, che con i suoi blocchi ai tour, perché già da prima le persone molto raramente compravano musica. Tutto è sui siti di streaming, con pochi soldi che vanno agli artisti. Penso che le band debbano iniziare a cercare altre entrate, realizzando prodotti o offrendo servizi ai fan e ad altre band.

Le piattaforme, quindi, sono più una maledizione che una benedizione per le band?
Penso che avere accesso alle piattaforme di musica digitale sia al contempo una benedizione e una maledizione. È una benedizione perché ora è facile per le persone avere un posto dove ascoltare la musica, hai accesso praticamente a tutta la musica mai fatta sul tuo telefono o sul tuo computer. Lo svantaggio di tutto questo è che ora le persone sono portate a pensare di non aver bisogno di pagare per la musica o pensano di supportare sufficientemente band e artisti semplicemente ascoltando in streaming la loro musica. Questo aiuta, ma le entrate sono state drasticamente ridotte. Inoltre, ora che ogni band può diffondere la propria musica sulle piattaforme di streaming, non importa quanto sia buona o cattiva, è molto difficile farsi notare senza che tu sbatta costantemente il tuo nome in faccia alle persone.

Per quella che è la tua esperienza, una band underground può avere successo solo se ha una grande etichetta alle spalle o può farne a meno sfruttando al meglio i social?
Penso che questo dipenda dalla band. Puoi assolutamente farcela senza un’etichetta discografica, ma devi avere buone basi di marketing per poter raccogliere i soldi necessari per le registrazioni e per la pubblicità, ecc. Può essere molto difficile e opprimente dover pubblicare una miriade di post sui social media ogni giorno per mantenere alta l’attenzione sulla tua band. Senza dimenticare che devi preoccuparti, allo stesso tempo, di creare nuova musica. Avere un’etichetta discografica è fantastico perché c’è un team che può aiutarti a fare tutto mentre tu ti concentri solo sulla musica. Noi siamo fortunati ad avere la Prophecy Productions come nostra etichetta discografica, si prende molta cura di noi.

Cosa pensi che debba cambiare urgentemente nell’industria musicale?
Penso che ci siano molte cose che devono cambiare, ma non so se sarà possibile cambiarle a breve. Come ho detto prima, i siti di streaming hanno reso troppo facile per le persone pensare di non dover pagare per la musica. Questo ovviamente danneggia le band e la loro capacità di continuare a fare quello che stanno facendo. Cercare di usare i social media per convincere le persone a prestare attenzione alla tua band è super difficile. La maggior parte delle volte devi spendere soldi affinché i tuoi post raggiungano tutti i tuoi follower. E i social media non mostreranno le tue cose alle persone se stai cercando di convincerle a lasciare la loro piattaforma, pubblicare qualcosa con un link esterno dal quale le persone possono acquistare le tue cose è difficile. Magari qualcuno che ha miliardi di dollari ed è un grande fan della musica underground un giorno creerà una nuova piattaforma che aiuti le band a promuoversi gratuitamente, dove vendere prodotti fisici senza prendere alcun tipo di denaro per questo.

Torniamo alla tua carriera, a quali altri progetti, oltre ai Novembers Doom, hai contribuito?
Finora ho registrato sette a full con i Novembers Doom, ho fatto un album con i Divinity Compromised, attivi dal 2009, ma non sono più in quella band. Ho un progetto strumentale post-rock/metal chiamato The Kahless Clone e finora abbiamo fatto due EP. Ho registrato anche un paio di parti di chitarra come ospite in alcuni dischi, gli ultimi dei quali per i Myrkgand dal Brasile/Portogallo e i Dismal dal Paraguay.

Cosa ti spinge a fare metal?
Creare musica metal è qualcosa che mi viene naturale ogni volta che mi siedo con una chitarra in mano. Ovviamente scrivo anche cose che non sono metal, ma la maggior parte delle volte è metal. Posso trarre ispirazione dalle colonne sonore di film, da qualcosa che un’altra band ha scritto o semplicemente stando in una stanza e suonare con i membri della mia band. Mi dà molte più soddisfazioni scrivere metal che altri generi musicali.

Qual è il sogno che non hai ancora realizzato ma per il quale stai lavorando duramente?
In questo momento mi sto concentrando sull’avviamento della mia attività di libri di tablature per chitarra che ho chiamato Resistance HQ Publishing. Ho iniziato questa attività per i Novembers Doom, poi sono passato anche quelli di altre band. Il mio sogno è riuscire a rendere questo business abbastanza grande da poter scrivere libri per molti tipi diversi di band e artisti. La maggior parte del mio tempo lo dedico al lavoro e alla creazione di nuova musica.

Mariangela Demurtas – Crossing time

Mariangela Demurtas è la vocalist del super-gruppo gothic Tristania. In questa intervista per Il Raglio del Mulo, ci ha parlato del mondo della musica, dei Tristania e dei suo progetti da solista.

Ciao Mariangela, benvenuta su Il Raglio del Mulo, è un piacere di averti qui. Come è iniziata la tua carriera nel mondo del metal?
Ciao, grazie per avermi invitato. Il mio ingresso nel mondo del metal è stata una conseguenza dal fatto che sono stato chiamata da una band quando avevo 23 anni. Una realtà sarda che si chiama Reel Fiction, ho detto di sì, e così sono partita per una nuova avventura.

Cosa significa far parte di una grande band come i Tristania? Hai mai pensato di lasciare tutto e continuare con una vita normale?
Coloro che vivono una vita normale sono i più felici! È bello vivere l’esperienza di essere una cantante e mi considero molto fortunata per questo. I Tristania hanno contribuito molto alla mia crescita come artista.

Quali sono i principali problemi che devono affrontare le band all’interno di una scena mondiale ormai satura?
Non ritengo che sia un problema, c’è spazio per tutti. Forse potrebbe essere un bene non cercare di imitare le altre band di successo e costruire una propria identità… è un lavoro duro, ma ripaga sempre.

Secondo te, cos’è che non consente la crescita nell’underground? Intendo, come possibilità di poter avere un reddito proveniente dalla propria band e dalla musica che si crea, possibilità di acquistare nuove attrezzature, partecipare a festival rinomati…
La musica underground ha meno pubblico della musica mainstream e per di più le etichette e le piattaforme continuano a rubare dagli artisti e ad abusarne. Questo spero che possa cambiare…

Internet oggi con le piattaforme di musica digitale, secondo te, è una benedizione o una maledizione?
Internet fa bene alla promozione, ma come ho detto, il fatto che le persone paghino le piattaforme invece dell’artista, ci sta uccidendo.

Mariangela, oltre a Tristania quanto materiale hai registrato e quali altri progetti hai ?
Oh, ne ho avuti molti e spero di averne ancora in arrivo. Non posso davvero contarli tutti, ma il mio progetto solista è attivo e “Dark Ability”, il mio nuovo EP è uscito a febbraio. Sta arrivando anche un nuovo album dell’altra mia band, gli Ardous…

Stante la tua esperienza, una band emergente, qualunque sia lo stile del metal, può avere successo solo se ha una grande casa discografica alle spalle o, al contrario, c’è più libertà di poter far conoscere la propria musica senza dipendere da un’etichetta?
Al giorno d’oggi possiamo contare sul supporto delle persone e non abbiamo molto bisogno di un’etichetta per creare musica. Ma quando si tratta di tour e festival, credo che devi avere dei santi però…

Cosa pensi debba cambiare urgentemente nell’industria musicale?
Il modo in cui un artista viene trattato e maltrattato. Se non abbiamo il controllo sulle nostre vendite, sul nostro lavoro e sulla nostra identità, finiamo tutti fottuti…. triste ma vero.

Cosa spinge Mariangela a fare metal? Quale passione ti lega all’arte del metal?
Non faccio solo metal, ho la passione per ogni tipo di musica e il metal è solo una di esse. Infatti, la mia musica da solista non è metal.

Qual è uno dei sogni che hai e che non sei ancora riuscita a realizzare ma per il quale in questo momento stai lavorando duramente per la sua realizzazione?
Mi piacerebbe provare a vivere nel Nord America per un po’ di tempo o studiare qualcos’altro oltre alla musica o alle lingue, forse un giorno ce la farò…

Edge of Paradise –  Symptom of the universe

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Gli Edge of Paradise hanno pubblicato il loro quarto album in studio “The Unknown” (Frontiers Music) lo scorso settembre, abbiamo avuto il piacere di intervistare Margarita Monet per farci raccontare qualcosa sulla sua carriera.

Ciao Margherita, benvenuta su Il Raglio del Mulo, è un vero piacere di averti qui. Quando è iniziata l’avventura di Margarita nel mondo del metal?.
Ciao e grazie mille per avermi contattata! Beh, la vita mi ha portato in questa direzione. Da piccola suonavo il pianoforte classico, facevo teatro e mi dedicavo al balletto, quindi il metal non era minimante nei miei pensieri. Quando mi sono trasferita a Los Angeles da New York, dove ho studiato teatro e musica, ho incontrato il chitarrista Dave Bates. E Dave suona rock e metal da una vita. Condividevamo passione e grinta, e avevamo la volontà di creare qualcosa di nostro, a cui dedicare tutta le nostre energie! Le canzoni che abbiamo iniziato a scrivere insieme, si sono trasformate in quello che sono oggi nel corso degli anni. Io sempre amato l’epic, la musica sinfonica e, dal momento che Dave suonava la chitarra, il suo stile heavy ci ha condotto nel rock/metal. Ma sinceramente, mai avrei immaginato di avere una band, la vita a volte ti guida in modi misteriosi!

Com’è fare metal in Europa e cosa significa far parte di una grande band come gli Edge of Paradise? A un certo punto hai mai pensato di mollare tutto e continuare con una vita normale?
La nostra sede è a Los Angeles, negli Stati Uniti, ed essere un musicista qui non è una cosa facile. Sembra che in Europa e in alcune altre parti del mondo la musica abbia molto più supporto! Qui, hai davvero bisogno di costruiti tutto da zero, oltre ad essere il migliore musicista possibile, devi essere un uomo d’affari intelligente, sapere come venderti, e in qualche modo raccattare i soldi da investire nel progetto. In questi giorni non ci sono molte etichette che fanno firmare artisti da formare, vogliono che l’artista abbia già una una sua stabilità e che guadagni dei soldi. Per questo abbiamo prenotato da soli i nostri tour, fatto tutto da soli fino al nostro album “Universe”, che è uscito in 2019, da lì in poi abbiamo ricevuto il supporto di Frontiers. Quindi la strada è molto difficile, lunga, ma molto gratificante quando vedi che la musica fai ha un impatto positivo sulla vita di qualcuno. Personalmente non ho mai pensato che potesse accadere, ma oggi fa parte di ciò che sono, questa musica è diventata un’estensione di me stessa, ovviamente io ho brutte giornate, quando mi sento scoraggiata, ma sono fortunata ad avere Dave che è una roccia e mi spinge sempre ad andare avanti!

Quali sono i principali problemi che devono affrontare le band all’interno di una scena satura come quella metal?
Direi le mode. Noi siamo sempre rimasti fedeli al nostro suono, senza adattarci alle tendenze attuali che spopolano all’interno della scena… quindi è quasi come se fossimo noi ad andare controtendenza… E devi avere Spotify dalla tua parte, con le sue playlist, è molto diverso il business adesso, anche rispetto a quando abbiamo iniziato 10 anni fa!

Secondo te, cos’è che non permette il progresso nell’underground?
Penso che il più grande sia la mancanza di fondi. Se avessimo avuto più fondi noi saremmo stati in grado di crescere molto più velocemente. E anche per quanto riguarda i video musicali, se guardi la musica pop, ci sono budget completamente divers lì, e la cosa si riflette sul contenuto: ogni video musicale è molto più elaborato, quindi ovviamente più persone lo guardano. Noi ci sforziamo sempre di creare il miglior contenuto possibile, che attiri l’attenzione, stimoli la riflessione, e che sia visivamente accattivante. Ci vogliono molti fondi… con lo streaming è molto così importante. In questi giorni, l’artista non può più fare affidamento solo sulle vendite degli album, deve essere creativo e deve trovare modi per guadagnare e reinvestire nella band per continuare ad andare avanti.

Internet oggi, con le sue piattaforme di musica digitale, è una benedizione o una maledizione secondo te?
È entrambe le cose. Da un lato, è incredibile che tu possa raggiungere persone in tutto il mondo molto facilmente, e se accedi alle playlist editoriali di Spotify e di altre piattaforme importanti, puoi ottenere una vasta esposizione in modo rapido, è l’equivalente moderno della radio. Ma se non entri in quel giro, è molto facile perdersi in un mare di band, e quel punto devi provare a costruire la tua base di fan da solo. Penso che oggi devi agire in modo intelligente quando utilizzi la tecnologia e tutte queste piattaforme.

Margarita, in quanti dischi compari e quali altri progetti hai oltre agli Edge of Paradise?
“The Unknown”, è il nostro quarto album in studio. È sicuramente la nostra migliore uscita fino ad oggi, l’album è molto dinamico, stimolante, cinematografico, potente e divertente da ascoltare. Abbiamo anche inciso un EP chiamato “Alive”,nel 2017. Inoltre ho partecipato a “Magnus”, l’album di Karlsson Heart Healer. Ma gli Edge Of Paradise sono la mia vita, quindi mi dedico tutta alla mia band.

Secondo te, una band emergente, qualunque sia lo stile del metal, può avere successo solo se ha una grande etichetta alle spalle o al contrario oggi c’è più libertà di far conoscere la propria musica senza dipendere da una label?
Ci sono degli artisti capaci di farlo da soli e sono in grado di far crescere la propria base di fan! Ognuno ha il proprio cammino da compiere e oggi ci sono delle libertà e delle risorse per farlo da soli! Noi siamo un esempio, perché abbiamo creato la band e per sette anni l’abbiamo portata avanti anni senza l’aiuto di un’etichetta. Abbiamo persino realizzato il nostro album “Universe” da soli, abbiamo firmato per la Frontiers dopo che era tutto pronto, e loro lo hanno semplicemente pubblicato! I produttori veterani sono più propensi a lavorare con artisti indipendenti di questi tempi! Quindi oggi sei decisamente più padrone del tuo destino.

Cosa pensi che debba cambiare urgentemente nell’industria musicale?
Penso che sarebbe fantastico se le etichette investissero di più nello sviluppo degli artisti rock e metal!

Cosa motiva Margarita a fare metal? Cosa la spinge verso questo tipo di arte?
Voglio semplicemente fare della musica che abbia un significato per le persone! È un modo per me di condividere il mio cuore e l’anima, creando un mondo in cui le persone possano farne parte!

Qual è uno dei sogni che Margherita non è ancora riuscita a realizzare ma per il quale
sta lavorando duramente per raggiungerlo?

Voglio avere uno spettacolo teatrale davvero epico, con la nostra astronave sul palco! Vorrei avere un grande pianoforte con il quale spuntare dal backstage per alcune canzoni tra le fiamme! E, naturalmente, voglio portare il nostro spettacolo dal vivo in ogni angolo del mondo!

Edge of Paradise released their fourth studio album “The Unknown” (Frontiers Records) last September, we had the pleasure of interviewing Margarita Monet to ask her about her career.

Hi Margarita welcome to the Il Raglio del mulo, nice to have you here, how the story of Margarita and her idea of making metal began?
Hello and thank you so much for having me! Well, life kind of lead me into this direction. Growing up I played classical piano, was in theater and danced ballet, so metal wasn’t even on my radar. When I moved to Los Angeles from New York where I studied theater and music, I met guitarist Dave Bates. And Dave played rock and metal his whole life. We had similar passion and drive, and had a vision to create something of our own, that we could dedicate all our energy to! The songs we started to write together, just shaped into what they are today over the years. I always loved epic, symphonic music, that made you feel something! And since Dave played guitar, the heavy guitars added another element, and we fell into the rock/metal genre. But I honestly never imagined I’d have a band, life leads you in mysterious ways sometimes!

How is it to make metal in Europe what it means to be part of a great band as Edge of Paradise, at some point did you think to leave everything and continue a normal life, would we say?
We are based in Los Angeles, USA, so over here to be a musician is not an easy path. We feel like in Europe and some other parts of the world, music has much more support! Over here, you really need to build it from the ground up yourself, on top of being a best musician you can be, you have to be a smart business person, know how to market yourself, and somehow get money to invest in the project. These days not many labels sign artists to develop them, they want the artist to already have a foundation and making some money. So we put everything into this, booked our own tours, did everything ourselves until our album Universe, that came out in 2019, we got support from Frontiers. So the road is very difficult, long, but very rewarding when you see that the music we make makes a positive impact on someones life. I personally never thought of giving it up, just because it’s part of who I am, this music became an extension of myself, of course I have bad days, when I Feel discouraged, but I’m lucky to have Dave that has always been a rock and keeps me moving forward!

What are the main problems facing bands within the metal genre saturated scene worldwide?
Maybe trends, because we always kind of stuck to our own sound, and sometimes it doesn’t fit the current trend, that’s going on within the scene… so it’s almost like we have to create the new trend… And you have to get Spotify on your side, with the editorial playlists, it’s a very different
business now, even from when we started, 10 years ago!

In your opinion, what is it that does not allow progress to the underground?

I think the biggest is lack of funding. If we had more funding we wouldn’t have been able to move much faster. And even looking at music videos, if you look at Pop music, they have completely different budgets, there, so it reflects on the content, every music video is so elaborate, so of course more people would watch it. We always strive to create the best content we can, that’s eye catching, thought provoking, visually enticing. It takes a lot of funding… with streaming so prominent. These days, the artist can’t just rely on album sales anymore, there has to be more creative ways to make income to reinvest in the band to keep making content…

The internet today with digital music platforms, is a blessing or a curse in your opinion?
It’s both. On one side, it’s amazing that you can reach people from all over the world so easily, and if you get on Spotify and other steaming platforms editorial playlists, you can get vast exposure quick, it’s like modern day radio. But if you can’t then, it’s so easy to get lost in the sea of other bands, so you have to keep building your fanbase all on your own. I think you have to be smart these days in the ways to use technology and all these platforms.


Margarita, how many recorded materials have participated, and what other projects do you have besides Edge of Paradise?
“The Unknown”, is our fourth studio album. It’s definitely our best music to date, the album is so dynamic, thought provoking, cinematic, empowering and so much fun to listen to. We also have EP called “Alive”, that we released in 2017. In addition I participated in Magnus Karlsson’s album “Heart Healer”. But Edge Of Paradise is my life, so I dedicate everything to my band.

In your words, an emerging band, whatever the style of metal, can only succeed if it has a great label behind its art or on the contrary, today we have more freedom to be able to make our music known without depending on a label?
Having support of a label definitely helps with exposure, and of course, if the label can help
invest, it would help greatly with making better content. But I don’t think a band can only
succeed with a help of a label. So many artists are doing it on their own, and are able to grow their fanbase! Everyone has their own journey and yes, today there is freedom and resources to do this on your own! We are kind of an example of that, because we’ve built up the band for
seven years without the help of a label, and we made our album “Universe” ourselves, we only got signed by Frontiers after we created the album, and they released it! And veteran producers
work with independent artists these days all the time! So these days, you’re definitely more of a master of your own destiny.

What do you think needs to change urgently in the music industry?
I think it would be great if labels invested more into development of artists in rock and metal genres!

What motivates Margarita to make metal? What passion moves you to make the art
of metal move?

I just want to make music that has meaning to people! It’s a way for me to share my heart and soul and create a world that people can be a part of!

Which is one of the dreams that Margarita has not yet been able to fulfill but that they are working hard to achieve at this time?
I want to have a really epic stage show, with our spaceship on stage! It has to have a grand piano, emerge from the bottom of the stage for some of the songs, and lots of fire! And of course, we want to bring our live show to every corner of the world!

Nerium – Spreading the venom

VERSIÓN EN ESPAÑOL ABAJO: POR FAVOR, DESPLÁCESE HACIA ABAJO!

Abbiamo il piacere di conoscere i Nerium provenienti dal Rio de la Plata. Il veleno sonoro che questa band uruguaiana ci offre è un brutal death metal ispirato dai suoni di grandi, ma con un proprio tocco particolare dato dalle tematiche incentrate su animali e piante velenose. Il bassista Jose Pisacco, uno degli artifici di questa band, ci ha raccontato in questa intervista per Il Raglio del Mulo cosa vuol dire fare metal estremo in Sud America, le difficoltà e soprattutto cosa spinge a fare musica estrema.

Ciao, benvenuto su Il Raglio del Mulo, è un vero piacere avervi qui, come sono nati i Nerium e la loro idea di brutal death metal?
Ciao gente de Il Raglio del Mulo, i Nerium si sono formati a maggio 2018 con Alejandro Epifanio
(2° chitarra) e José Pisacco (basso), dopo che si erano allontanati dalla loro precedente band in cui avevano condiviso una carriera di 15 anni; a marzo 2019 entra Pablo Magallanes (1° chitarra), tornato da poco dal suo soggiorno in Svezia. Alla fine del 2019 entra Anibal Beducháud (voce) e dopo un’intensa ricerca di batteristi in Uruguay, Ismael Pérez entra in formazione direttamente dall’Argentina (batteria) nel gennaio 2020. La nostra idea di fare brutal death è nata per dare il nostro contributo alla scena uruguaiana, ma allo stesso tempo cercando di fare un tipo di musica che non fosse ancora stata fatta nel nostro territorio.

Cosa significa il vostro nome, Nerium?
Il Nerium è la pianta più letale che esista sulla faccia della Terra, per questo ci è piaciuto molto il suo significato e ne abbiamo adottato il nome.

Com’è fare metal in America Latina? A un certo punto avete pensato di mollare tutto e continuare con una vita normale?
Fare metal in Sud America è molto difficile, ma è più difficile farlo in Uruguay per diversi motivi che elenco di seguito: non ci sono etichette discografiche che supportano e spingono le band; non ci sono fanzine e men che meno riviste specializzate; l’Uruguay è il paese più costoso di tutta l’America Latina e acquistare gli strumenti, le corde, gli amplificatori, ecc, è molto difficile per noi e molto di più in questi tempi di pandemia, in cui il lavoro è diminuito enormemente in tutto il mondo.

Quali sono i principali problemi che le band di metal estremo affrontano all’interno della saturata scena death metal mondiale?
I problemi fanno parte della vita e fare extreme metal in Sud America è qualcosa che se non lo senti davvero, puoi smettere di provarci. Ma uno dei problemi principali che esistono attualmente è la mancanza di supporto in generale: non acquistano un CD originale, non valutano lo sforzo che i musicisti devono fare per realizzare tale materiale, ecc. Le grandi band hanno raggiunto l’apice lavorando sodo e investendo molto ed è quello che facciamo con i Nerium, lavorando con costanza e perseveranza, presentandoci al mondo come una band professionale di extreme metal che punta a guadagnare qualcosa facendo concerti, sia a livello nazionale che internazionale. Non essendo un hobby, abbiamo famiglie e conti da pagare come qualsiasi individuo.

Secondo te cos’è che non permette all’underground latinoamericano di progredire per raggiungere i livelli dell’Europa? Intendo, in termini di poter avere delle possibilità di guadagnare con la propria musica, poter acquistare attrezzatura e partecipare a festival rinomati.
Secondo me l’America Latina ha uno dei movimenti underground più ricchi di band, ancorché sconosciute al pubblico metal mondiale. Ad esempio, in Uruguay gli strumenti sono molto costosi, perché non c’è produzione nazionale e quando vengono importati, la dogana impone molte tasse, rendendo tale strumento notevolmente più costoso. In America Latina ci sono grandi festival, ma raramente chiamano band emergenti; quando una band si esibisce, molte volte non viene pagata e ciò significa che i musicisti non possono dedicarsi completamente al proprio strumento, dovendosi cercare un lavoro normale e persino doversi tagliare i capelli per poter avere un inserimento lavorativo, poiché abbiamo bisogno di un lavoro stabile per pagare le bollette e poter mangiare.

Dalla sua formazione fino ad oggi, cosa hanno creato i Nerium? E come sfruttate Internet per la vostra arte?
Ho detto prima che i Nerium si sono assestati nel gennaio 2020 con l’ingresso del nostro batterista. In quello stesso mese ci ha raggiunto in Uruguay per registrare i 4 brani dell’Ep che uscirà a luglio 2021. Venerdì 13 marzo 2020 il Covid è arrivato in Uruguay da una donna che veniva dall’Italia, luogo dove c’era un grande focolaio di Coronavirus; La Pandemia ci ha bloccato e non siamo andati avanti come sperato, dal momento che non siamo ancora riusciti a finire di registrare e lanciare il nostro Ep, ma le 8 canzoni dell’album sono già state composte e, per quanto possibile, lo registreremo gradualmente. Internet ci è servito molto per promuoverci, siamo stati invitati a partecipare a 7 Streaming che ci ha permesso di rilasciare interviste in Sud America, Europa e Asia. Abbiamo anche suonato in molti metal show in giro per il mondo, anche in podcast e abbiamo fatto diverse interviste su Zoom.

Quanto materiale avete pubblicato finora e avete intenzione di promuovere all’estero la vostra arte?
Stiamo finendo di registrare il nostro primo Ep che si chiamerà “Adelfa”, la cui copertina è già stata ultimata, e speriamo di poter registrare le 8 canzoni entro la fine del 2021, se la Pandemia ci permetterà di andare avanti. Indubbiamente, siamo interessati ad andare in tournée in giro per il mondo e speriamo di raggiungere delle intese con organizzatori seri e responsabili con cui lavorare.

Secondo te, una band emergente, qualunque sia lo stile del metal, può avere successo solo se ha una grande etichetta dietro le spalle o, al contrario, oggi abbiamo più strumenti per poter far conoscere la nostra musica?
Oggigiorno, le band possono commercializzare le proprie canzoni su piattaforme diverse, senza essere così dipendenti dalle etichette discografiche, ma bisogna utilizzare tutte le risorse che si hanno a portata di mano e non escludere nulla. Ovviamente, lavorare con un’etichetta comporta molte responsabilità e obblighi da adempiere, tuttavia il musicista indipendente può essere più “libero” e generare il proprio reddito fin dall’inizio, purché prenda le cose sul serio e si concentri su di esse professionalmente.

Hai mai pensato di fare il grande salto e andare a vivere in Europa per competere al meglio con le band death metal più rappresentative dell’underground mondiale?
Con la tecnologia che esiste oggi, puoi essere ovunque nel mondo, andare in tournée, lavorare con la musica, generare il tuo reddito e continuare con la tua vita con la tua famiglia, indipendentemente anche senza andare lontano dalla tua patria. Ho notato da tempo che molte band cantano nella propria lingua madre e questo è fantastico, qui in America Latina c’è anche chi canta nel proprio dialetto, per esempio Guaraní. Abbiamo avuto la possibilità di partire, ma sappiamo anche che non è facile entrare in Europa o in altre parti del mondo, dal momento che richiedono molti documenti e denaro.

Cosa motiva i Nerium a fare metallo estremo? Cosa vi spinge a promuovere la vostra arte?
Amiamo questo genere, siamo cresciuti con esso, ci piace comporre canzoni molto pesanti. Nei Nerium i testi sono molto diversi da quelli classici che si trovano nel death o nel brutal, dal momento che parliamo di piante e animali velenosi che con il loro veleno possono uccidere. Quando componiamo cerchiamo di essere creativi e unire le nostre influenze, tentando di generare qualcosa di originale che possa interessare i metalheads e, così, non essere solo un’altra band nel calderone.

C’è un sogno che la band non ha ancora realizzato ma per il quale state lavorando duramente?
Andiamo passo dopo passo la realizzazione del nostro sogno, prima l’Ep, poi l’album, poi proveremo a registrare un videoclip, magari raggiugendo l’accordo con una buona etichetta e andare, così, in tournée per il mondo. Siamo una band professionale, pronta per andare in tour e fare concerti quando tutta questa merda pandemica sarà finita. Ringrazio infine Giuseppe de Raglio del Mulo per l’interesse dimostrato nei confronti della nostra banda e speriamo presto di poter calpestare il suo territorio, spargendo tutto il nostro veleno.

Desde el rio de la plata tenemos el agrado de conocer el veneno sonoro que nos ofrece esta banda de Uruguay, con su Brutal Death Metal inspirado en los sonidos de grandes exponentes, pero con su particular toce de hablar de animales y plantas venenosas dentro del reino animal, Jose pisacco bajista y uno de los artifices de esta banda nos estara comentando en esta entrevista para Il Raglio del Mulo como es hacer metal extremo en Sudamerica, las dificultades y por sobre todo que los une a hacer musica extrema.

Hola chicos bienvenidos al Il Raglio del Mulo, un gusto tenerlos aqui, como nace Neriun y su idea de hacer Brutal Death metal?
Hola gente del Il Raglio del Mulo, Nerium se formó en Mayo de 2018 con Alejandro Epifanio (2da guitarra) y José Pisacco (bajo), después de alejarse de su banda anterior en la que compartieron 15 años de carrera juntos; en Marzo de 2019 ingresa Pablo Magallanes (1er guitarra), quien hacía poco que había retornado de su estadía en Suecia. A fines de 2019 ingresa Anibal Beducháud (voz) y luego de una intensa búqueda de bateristas en Uruguay, ingresa en Enero de 2020 Ismael Pérez desde Argentina (bateria). Nuestra idea de hacer Brutal Death nace para hacer nuestro aporte a la Escena Uruguaya, pero a su vez buscando realizar música que no se hubiera hecho aún en nuestro territorio.

Que significa el nombre que eligieron para la banda?
Nerium es la planta más mortífera que existe sobre la faz de la Tierra, por eso nos gustó mucho su significado y adoptamos su nombre.

Como es hacer metal en Latinoamérica? En algún momento pensaron dejar todo y continuar una vida normal diríamos?
Hacer Metal en Sudamérica es muy dificíl, pero más difícil es hacerlo en Uruguay por varios motivos que enumero a continuación: no hay sellos discográficos que apoyen e impulsen a las bandas; no hay fanzines y menos magazines especializados; Uruguay es el país más caro de todo Latinoamérica y poder comprarnos los instrumentos, encordados, amplificadores, etc,etc se nos hace muy difícil y más en éstas épocas de Pandemia, en la que ha diminuído enormemente el trabajo a nivel mundial.

Cuales son los principales problemas que enfrentan las bandas de metal extremo dentro de la saturada escena de Death metal a nivel mundial?
Los problemas forman parte de la vida y hacer Metal Extremo en Sudamérica es algo que realmente si no lo sentís de verdad, podes llegar a desistir en el intento, pero uno de los principales problemas que existen actualmente es la falta de apoyo en ámbitos generales, no te compran 1Cd Profesional, no valoran el esfuerzo que los músicos deben hacer para tener dicho material,etc. Las grandes bandas llegaron a la cima trabajando mucho e invirtiendo un montón y es lo que nosotros realizamos con Nerium, trabajando con constancia y perseverancia, presentándonos ante el Mundo como una banda Profesional de Metal Extremo que pretende hacer que el músico Under obtenga su paga por dar conciertos, tanto a nivel nacional, como internacional, ya que no es un hobbie, tenémos familia y cuentas que afrontar como cualquier individuo.

En opinión de ustedes que es lo que no permite progresar al underground latinoamericano para llegar al europeo entiéndase posibilidad de poder tener un ingreso de la banda y la música que uno desarrolla, equipamientos, festivales de renombre con una carrera ya formada.
En mi opinión el Under Latinoamericano es uno de los movimientos mas subterraneos y ricos en bandas, aún desconocidas por el público del Metal en el Mundo. Por ejemplo en Uruguay los instrumentos valen muy caros, porque no hay elaboración nacional y al ser importados, la Aduana le pone un montón de impuestos, encaresiendo considerablemente dicho instrumento. En Latinoamérica existen grandes Festivales, pero rara vez convocan a bandas emergentes; cuando una banda realiza eventos, muchas veces no se les paga y eso hace que los músicos no puedan dedicarse de lleno a su instrumento, teniéndo que buscarse un trabajo normal e incluso teniéndo que cortarse el cabello para poder tener una insersión laboral, ya que precisamos tener 1 trabajo estable para pagar nuestras cuentas y para poder comer.

Desde su Formacion hasta este año, que ha venido creando Nerium? y como ven ustedes el internet para poder el arte que vienen realizando.
Mencionaba anteriormente que  Nerium se terminó de formar en Enero de 2020 con nuestro baterista; en ese mismo mes el viajó a Uruguay y grabó los 4 temas del Ep que saldrán para Julio de 2021 y un Viernes 13 de Marzo de 2020 ingresó el Covid a Uruguay por una mujer que venía de Italia, lugar donde había un gran brote de Coronavirus; la Pandemia nos ha trancado bastante para poder avanzar normalmente, ya que aún no hemos podido culminar de grabar y lanzar nuestro Ep, pero ya están compuestos los 8 temas del disco que en la medida de lo posible lo irémos grabando paulatinamente. A nosotros todo el tema del Internet nos ha servido bastante para Promocionarnos, ya que hemos sido seleccionados para participar en 7 Streaming´s en los que vamos difundiendo nuestros temas por todo el Mundo y fue así que hemos concedido entrevistas para Sudamérica, Europa y Asia. también hemos sonado en muchos Programas de Metal del Mundo entero, también en Podcasts y hemos estado en varias entrevistas por Zoom.

Cuantos materiales posee hasta ahora la banda y se perfilan en algún momento salir hacia otros países para dar a conocer su arte?
Terminando de grabar nuestro primer Ep que se llamará “Adelfa” y cuya portada ya fué finalizada, y esperámos poder de grabar los 8 temas del disco antes de finales de 2021, si las Pandemia nos permite  avanzar. Sin dudas que nos interesa salir de gira por todo el Mundo y esperámos que se concrete con organizadores serios y responsables con los que puédamos trabajar.

En palabras de ustedes hoy en dia, una banda emergente ya sea del estilo que sea dentro del metal solo puede salir adelante si tiene un gran sello detrás de su arte o por el contrario hoy tenemos más libertad para poder dar a conocer nuestra música sin depender de una cia?
Hoy por hoy las bandas pueden comercializar sus temas por diferentes plataformas, sin ser tan dependientes de Sellos Discográficos, pero hay que usar todos los recursos que uno tiene a mano y no descartar nada; obviamente que trabajar con un Sello conlleva un montón de responsabilidades y obligaciones que cumplir, sin embargo el músico independiente puede ser mas “libre” y generar sus propios ingresos desde un comienzo, siempre y cuando se tomen las cosas en serio y se enfoquen hacia el ámbito profesional.

Ha pensado en algún momento dar el gran salto e ir a vivir en Europa para poder competir mejor con las bandas mas representativas del genero del death metal underground mundial?
Con la tecnología que existe hoy por hoy, se puede estar en cualquier parte del Mundo, salir de giras, trabajar con la música, generar tus ingresos y continuar con tu vida y con tu familia, más allá de que por momentos estés muy alejado de tu propia tierra natal. Hace tiempo que he notado que muchas bandas cantan en su idioma autóctono y eso está genial, aquí en Latinoamérica incluso hay quienes cantan en su idioma nativo, por ejemplo el Guaraní. Nosotros tuvimos la opción de irnos, inclusive nuestro 1er guitarra estuvo 10 años tocando en Suecia de 1995 a 2005, pero obtamos por quedarnos por muchos motivos, además sabemos que no es nada fácil entrar a Europa u otras partes del Mundo, ya que exigen mucha documentación y plata.

Que es lo que motiva a Neriun a hacer metal extemo? Que pasión los mueve en querer mover el arte que ustedes desarrollan.
Nosotros amamos éste género, hemos crecido con él, nos gusta componer temas bien fuertes y disfrutamos mucho de ello. En Nerium las letras son bien distintas a las clásicas que hay dentro del Death o Brutal Death Metal, ya que hablámos de plantas y animales venenosos que con su veneno pueden matar a seres humanos o animales. Cuando componemos tratámos de ser creativos y fusionamos nuestras influencias, tratando de generar algo original que pueda interesarle a los Metaleros y  de no ser una banda mas del montón.

Cual es uno de los sueños que la banda aun no ha cumplido pero que están trabajando duro para poder ya concretarlo en este tiempo.
Nosotros vamos paso a paso en busca de nuestro sueño, primero el Ep, luego el disco, luego tratar de grabar 1 video clip, editar ese futuro disco con un buen sello y salir de gira por todo el Mundo; somos una banda profesional pronta para salir de gira y realizar conciertos cuando toda ésta mierda de la Pandemia termine. Por último quisiera agradecer a Giuseppe de Raglio del Mulo por su interés en nuestra banda y esperémos pronto poder pisar su territorio expandiendo por el todo nuestro veneno.

Unblessed – Murdering hope

VERSIÓN EN ESPAÑOL ABAJO: POR FAVOR, DESPLÁCESE HACIA ABAJO!

Con oltre 20 anni di esperienza nel metal estremo nel loro paese natale, il Cile, gli Unblessed sono dei veri e propri titani del metal più estremo. In questa intervista, ci raccontano la loro personale visione della musica, gli aneddoti capitati in due decenni di musica e il loro modo di vedere la musica underground. Spesso sentiamo molte persone lamentarsi del poco denaro che circola nel mondo della musica, ma il vero motore è uno solo per portare avanti la propria arte: la passione, una sentimento che va preservato con l’amore e la dedizione. Il vero senso del fare arte è il poter lasciare in eredità un vero tesoro musicale. Paul, il cantante, è molto chiaro nella sua ideologia: se non vuoi fare musica e lavorare sodo per essa, molla tutto

Benvenuti su Il Raglio del Mulo, è un piacere avervi qui. Come sono nati gli Unblessed e la loro personale visione del metal estremo?
Sono nati nello scorso millennio, nel 1999, come progetto universitario, per poi diventare la nostra vita. Ho sempre sognato di suonare, cantare, registrare dischi, andare in tournée, sono molto coinvolto in tutto ciò essendo un banger sin dai primi anni ’90. Amo questo lavoro e lo farò per sempre.

Com’è fare metal in America Latina dopo tutti questi anni? Ad un certo punto hai mai pensato di lasciare tutto e continuare con una vita normale?
Non proprio, penso che la mia vita sarebbe più anormale se avessi la capacità di buttare via tutto. La mia carriera è la vita e io mi tengo tutto quello che la musica mi ha dato: amici, mondo, cultura, aneddoti, rabbia, tradimenti, beh… Per me questo è il mio “Matrimonio” per così dire, fino a quando la morte non ci separi. Ho fatto una canzone in “Killing Ylour Last Drop of Innocence” del 2017, chiamata “Tic tac Parasites” che riflette la mia idea di vita tradizionale. E’ disponibile anche un videoclip.

In 20 anni di carriera, hai scritto un sacco di materiale per gli Unblessed, cosa hai provato vedendo il documentario che la band ha pubblicato qualche tempo fa che racconta la loro storia all’interno della scena metal cilena e del metal estremo sudamericano?
Un lavoro molto onesto che ha avuto un discreto successo nell’underground, andiamo verso i 22 anni di
carriera e continuiamo a crescere, e io ho gli stessi desideri del primo giorno. Il documentario riporta le cose che si possono raccontare, mi è successo di tutto nella mai carriera, cose buone e divertenti, dopotutto non faccio cattivo sangue né porto rancore a nessuno. Nelle band ci sono sempre state risse e ormai non ci penso neanche più e vado avanti. Per me “Il quadro generale” è più importante dei litigi, vivo il presente e niente più. C’è sempre uno scopo dietro ogni passo che facciamo e lo zaino pieno di sogni è ancora intatto. Il duro lavoro ci avvicina sempre a qualcosa di buono, spero che il successo sia la normale conseguenza. Abbiamo attraversato molti confini, attraversato continenti, non sai mai cosa accadrà o dove dovrai andare, ma qualunque cosa ci aspetti, la accoglieremo con forza e con la convinzione che il nostro lavoro è buono e a volte anche sorprendente.

Secondo te cos’è che non permette all’underground di progredire?
In America Latina mancano le infrastrutture per raggiungere il livello europeo e poter permettere alle band di garantirsi un reddito con la propria musica. Principalmente è considerato un hobby in Sud America, inizi con la premessa che non ci potrai vivere e continui sempre con quella idea. Tutto è dipinto in negativo, da coloro vivono di metal. Le band devono capire che devono metter mano al portafogli per potersi rendere più professionali e pubblicizzare il proprio lavoro in una scena underground che ci bombarda di buona musica costantemente e in cui è difficile farsi un nome, a volte, anche nel proprio paese. Le band non sanno quanto valga uno spazio, uno slot o l’uscita di un disco. L’ho sempre detto, qui, almeno in Cile, i cretini sono merda con dei sogni. Finché ciò non cambierà, saremo sempre un prodotto di seconda scelta nei mercati principali. Il merchandising è essenziale, rispetto tutti coloro che fanno questo per hobby o ego ma mi considero un coglione che aspira a lasciare un’eredità nella musica, nel bene e nel male, e vado dritto per la mia strada. Se non investi non c’è profitto, è un principio fondamentale della vita. Ecco, bisogna seminare per poter raccogliere e questo consiglio va a tutti, produttori, stampa, distro, etichette, media e tutto ciò alla fine serve per costruire insieme una grande scena latinoamericana che potrebbe essere valutata meglio, visto che dopo i Sepultura la nostra presenza nei mega show internazionali negli Stati Uniti e in Europa è molto scarsa.

Internet oggi, con le piattaforme di musica digitale, è una benedizione o un maledizione per gli Ublessed?
È la migliore opportunità che abbiamo noi artisti di mostrarci ai media che non sono venduti al 100%. Bisogna approfittarne.

Com’è andata l’esperienza di suonare in Italia, come ha accolto il pubblico italiano la proposta della tua band?
A Milano siamo stati con alcuni amici, gli Evil Spells, del nostro buon amico bassista e voce Gigi. Il concerto è stato accettabile, siamo arrivati dall’Irlanda molto stanchi dopo gli show a Manchester e a Londra in Inghilterra, e Galway e Cork in Irlanda. L’esibizione di Roma è stato qualcos’altro, è stato uno dei nostri migliori spettacoli di quel tour. Come aneddoto ti racconto che era un Open Air Fest e ha iniziato a piovere, abbiamo condiviso il palco con grandi band, tra cui i Sudden Death, e abbiamo finito per suonare e bere nella tenda del catering, dove ci è stato chiesto se eravamo disposti a suonare e abbiamo detto: questa merda è rock ‘n’ roll, certo, andiamo!!! Ci siamo ubriacati e la yuta (polizia) ci ha fermato sulla strada per l’hotel. Ci hanno lasciato in hotel ed eravamo tutti ubriachi, anche i ragazzi della produzione, che erano molto felici come noi. Ci siamo trovati benissimo. È stata una giornata eccellente e il giorno successivo abbiamo visitato Roma, il Colosseo, il Duomo, il Vaticano, la Fontana Trevi dopo la grande sbornia. Il giorno dopo abbiamo preso l’aereo per Malta, dove abbiamo suonato al Sinfest Metal Festival con Carach Angren, Necronomicon ed Echate Enthroned. Tutto molto bello.

Secondo te, una band emergente, qualunque sia lo stile di metal, puoi andare avanti solo se ha una etichetta alle spalle o al contrario, oggi c’è più libertà di poter far conoscere la nostra musica senza dipendere da un’azienda?
Certo, per il mio primo album ho fatto mille copie da solo e mi ci è voluto molto tempo per venderlo. Ritengo che la gente voglia supportare più di quanto si pensi ed è per questo che è importante produrre, registrare, realizzare video e avere un buon sito web. Nel bene o nel male arriva tutto da là.

Hai mai pensato di fare il grande salto e andare a vivere in Europa per poter competere al meglio con le band più rappresentative del death metal underground?
Ci ho pensato, sicuramente suonerei la chitarra, il basso o canterei in qualsiasi band lì, a seconda delle necessità delle persone con cui collaborerei. La vedo difficile, quindi dovrei mettere insieme la band con musicisti di lì. Ho relazioni e affetti che mi legano al Cile al momento, ma non si sa mai veramente. Ho molti dischi e vendo molto, penso che sarebbe un bene per me se riuscissi a vendere quello che vendo qui in Europa o Stati Uniti, ma partire è una scelta definitiva. Da qui ho già fatto tre tour in Europa e sto raggiungendo buoni accordi per il prossimo tour, spero di continuare a crescere e fare carriera da qui per ora. Anche il momento che viviamo come umanità non ci permette di programmare nulla.

Cosa motiva gli Unblessed a fare metal estremo? In che direzione vuoi portare l’arte che sviluppi?
Innalzare le mie canzoni fino alla morte, lasciare un’eredità e diventare una leggenda nella storia del metal mondiale.

Qual è uno dei sogni che la band non ha ancora realizzato ma sul quale stai lavorando sodo per poterlo raggiungere?
Il mio sogno è penetrare in nuovi mercati e il sogno di suonare nei grandi festival è sempre attuale. Speriamo di continuare a crescere per raggiungere i prossimi obiettivi. Sono contento di ciò che è stato realizzato fino ad ora e soprattutto per il sostegno e l’affetto della gente ha verso la band. Sono tra le cose che spiccano di più. Abbiamo anche una discografia molto ricca e ampia e questo non è da meno, soprattutto per dei sudamericani.

Con mas de 20 años de hacer metal extremo en su chile natal, esta banda de auténticos titanes del metal mas duro, nos hablan en esta entrevista de su visión personal de la música, las anécdotas que han venido pasando estos mas de 2 décadas con la música, pensamientos y forma de ver la música mas aun del ambiente underground, a menudo escuchamos mucha gente quejarse que la música es mas perdida de dinero que otra cosa, pero para unblessed el dinero es solo un motor para poder llegar mas lejos con su arte, y una cosa que se debe rescatar es la pasión el amor la entrega de parte de ellos a lo que hacen, he ahí donde radica el verdadero sentido de hacer arte y dejar un legado un verdadero tesoro musical Paul el vocalista es muy claro en su ideología, no quieres hacer música o entregarte a ello, entonces no lo hagas.

Hola gente de unblessed bienvenidos al Il Raglio del Mulo, un gusto tenerlos por aquí, como nace Unblessed y su idea de hacer metal extremo?
Estamos del milenio pasado, desde 1999. Nació como proyecto de universidad, para  luego transformarse en mi vida. Siempre soñé con tocar, cantar, grabar discos, hacer giras y todo el cuento, muy envuelto e influenciado como Banger en los inicios de los 90s. Amo este trabajo y lo voy a ejercer por siempre.

Como es hacer metal en Latinoamérica y tener tantos años a cuestas con lo que ustedes hacen? En algún momento pensaron dejar todo y continuar una vida normal diríamos?
La verdad no, yo creo que mi vida sería más anormal aun si no tuviera la capacidad de botarlo todo a través de este arte. Se vive de todo en esta carrera cuando es de por vida, pero me quedo con todo lo que me ha entregado la música, amigos, mundo, cultura, anécdotas, enojos, chascarros, en fin… Para mi este es mi “Matrimonio” por así decirlo, hasta que la muerte nos separe. Hice un tema en el “Killing your last drop of innocence” 2017, llamad “Tic tac Parasites” que refleja mi visión acerca de una vida tradicional. Incluso tiene un video clip.


En 20 años de carrera cuantos materiales tiene en su haber unblessed, y que cosas rememoran con cariño cuando ven el documental que la banda lanzo hace algún tiempo contando del paso de unblessed hasta ahora dentro del metal chileno y metal extremosudamericano?
Si a verdad es un trabajo bien honesto que ha tenido bastante éxito en el Under, vamos para los 22 años de carrera y seguimos creciendo, yo tengo las mismas ganas del día uno. El documental rememora las cosas que se pueden contar, me ha pasado de todo en esta carrera, cosas buenas y divertidas, al fin y al cabo
no me hago mala sangre ni guardo rencor por nadie. En las bandas sirmpre han existido las peleas y no me caliento la cabeza a estas alturas, sigo adelante. Para mi es mas importante “The big picture” que las rencillas, el plano general de las cosas cuantifica solamente hasta el presente y nada más. Siempre hay un propósito detrás de cada paso que damos hacia adelante y la mochila llena de sueños intácta. El trabajo duro nos acerca hacia algo bueno siempre, espero el triunfo como consecuencia y hemos crecido bastante en los ultimos años, hemos traspasado muchas fronteras, atravezado continentes, nunca sabes que va a pasar o hacia adonde vas a tener que ir, pero lo que venga lo recibiremos con fuerza y con la convicción que mnuestro trabajo es bueno y hasta asombroso algunas veces.

En opinión de ustedes que es lo que no permite progresar al underground latinoamericano para llegar al europeo entiéndase posibilidad de poder tener un ingreso de la banda y la música que uno desarrolla, equipamientos, festivales de renombre con una carrera ya formada?
Principalmente que esto es tomado como un hobbie en Sudamérica, se parte con la premisa de que vas a vivir arruinado y partes desde ese prisma. Todo lo pintan negativo, siendo que mucha gente vive del metal.
Las bandas deben entender que deben meterse la mano a los bolsillos para profesionalizar y dar a conocer su proyecto a través de una escena underground que nos bombardea de buena música constantemente y es difícil hacerse un nombre, a veces, hasta en tu propio país. Las bandas no saben cuanto vale un booking, un slot, o sacar un disco afuera. Siempre he dicho que acá, por lo menos en Chile, los huevones son cagados con sus sueños. Mientras eso no cambie, siempre vamos a tener un producto de segunda en los mercados grandes. El merchandising es fundamental, respeto a todos los que están en esto por hobbie o ego
pero me considero un huevón que aspira a dejar un legado en música, para bien o para mal, y voy derechito hacia ahí. Si no inviertes no hay ganancia, es un principio básico de la vida. Hé ahí… Hay que sembrar para poder cosechar y este consejo va para todos, productores, prensa, distros, sellos, medios y todos los que construimos esta gran escena latinoamericana que podría estar mejor evaluada, ya que después de Sepultura es bien escaza nuiestra presencia en mega shows internacionales en USA y Europa donde las cosas funcionan mucho más pro.  

El internet hoy día con las plataformas digitales de música, es una bendición o una maldición en opinión de Unblessed?
Es la posibilidad que tenemos los artistas de mostrarnos en el último concho de los medios que no están 100% comprados. Hay que aprovecharlo.

Como fue la experiencia de la banda tocando en Italia, como fue el recibimiento del publico italiano con la propuesta de la banda?
En Milán estuvimos con unos unos amigos de la banda Evil Spells con nuestro buen amigo el bajista y voz Gigi, el concierto estuvo aceptable, veníamos desde Irlanda muy cansados tras fechas en Manchester y Londres en Inglaterra, y Galway y Cork en Irlanda. El fest de Roma fue otra cosa, fue uno de nuestros mejores shows de ese tour. Como Anécdota te cuento que era un Fest Open Air y se puso a llover, compartimos escenario con grandes bandas, entre ellas Sudden Death y terminamos tocando y tomando en la carpa de los drinks,donde se nos preguntó si estabamos dispuestos a tocar y nostotros dijimos: Esta huevada es Rock n roll, ya estamo acá, vamos!!! Nos emborrachamos y nos detuvo la yuta (Policia) camino al hotel, pero pasamos piola, como decimos acá al bajo pérfil. Nos fueron a dejar al hotel y estábamos todos ebrios junto a los tipos e la producción, quienes estaban muy contentos con nosotros,lo pásamos muy bien.
Fue una excelente jornada y al otro día hicimos tour en Roma por el coliseo, el duomo, vaticano, Fontana de trevi con la gran resaca. Al otro día tomamos el avión hacia Malta, donde tocamos en el Sinfest Metal Festival con Carach Angren, Necronomicon y Hecate Enthroned. Muy lindo todo.

En palabras de ustedes hoy en dia, una banda emergente ya sea del estilo que sea dentro del metal solo puede salir adelante si tiene un gran sello detrás de su arte o por el contrario hoy tenemos más libertad para poder dar a conocer nuestra música sin depender de una cia?
Claro, yo para mi primer disco saqué mil copias solo y me demoré mucho en venderlo, precisamente por no tener mas cosas que vender, ahora entiendo que la gente te quiere apoyar más de lo que uno piensa y por eso es importante producir, registrar, grabar, grabar y sacar discos, hacer videos, tener un buen sitio en internet. Mal que mal por acá uno conoce toda la música y todo lo que consumes entra por ahí.

Ha pensado en algún momento dar el gran salto e ir a vivir en Europa para poder competir mejor con las bandas mas representativas del genero del death metal underground mundial?
Lo he pensado, seguramente tocaría guitarra, bajo o cantaría en cualquier banda allá, si es por la gente con la que toco, lo veo difícil así que tendría que armar la banda con músicos de allá. Tengo asuntos y lazos que me atan a Chile hasta ahora, en realidad uno nunca sabe. Tengo muchos discos y vendo bastante, yo creo que mi iría bien si logrará vender lo que vendo acá en Europa o los EEUU, pero irse es definitivo. Desde Acá igual he hecho 3 giras por Europa ya y estoy amarrando algo bien bueno para el próximo tour, espero seguir creciendo y haciendo carrera desde acá de momento. También el momento que vivimos como humanidad tampoco da para planificar nada.

Que es lo que motiva a Unblessed a hacer metal extremo? Que pasión los mueve en querer mover el arte que ustedes desarrollan?
Elevar mis canciones hasta la muerte, dejar legado y ser leyenda en la historia del metal mundial.

Cual es uno de los sueños que la banda aun no ha cumplido pero que están trabajando duro para poder ya concretarlo en este tiempo?
Yo tengo por meta penetrar en nuevos mercados y siempre el sueño de tocar en los grandes festivales ha estado presente. Esperamos seguir creciendo para lograr los próximos objetivos. Me siento contento de lo logrado hasta ahora y en especial el apoyo y cariño de la gente hacia la banda son de las cosas que más destaco. También tenemos una discografía bien rica y amplia y eso no es menos, sobre todo para ser Sudamericanos.

Andry Lagiou – Immortal soldier

VERSIÓN EN ESPAÑOL ABAJO: POR FAVOR, DESPLÁCESE HACIA ABAJO!

Attiva su mille fronti, con super band quali Mike Lepond Silent Asassin´s e Vivaldi Metal Project, e semifinalista a The Voice of Greece, Andry Lagiou ci ha detto la sua su come cambiare l’inerzia della vita per diventare una star e, soprattutto, ci ha raccontato cosa sta succedendo nella decadente odierna industria musicale e cosa andrebbe fatto se la si vuole salvare.

Benvenuta su Il Raglio Del Mulo Andry, grazie mille per l’intervista: come sono nati i The Harps? E perché hai deciso di dare quel nome al tuo progetto?
Ciao, grazie per avermi invitato! The Harps è il nome del mio progetto ed è nato da alcune riflessioni che facevo su di me, tipo che ho la forza di un’arpia (Harpie Eagle in inglese), un animale pericoloso e forte. The Harp ovviamente è uno strumento musicale e magico e l’arpia nella mitologia viene rappresenta come una creatura metà donna creatura e metà uccello.


Com’è iniziata la tua carriera di artista? È così semplice come dice la gente, Andry?
È un percorso difficile da intraprendere con una band e, molto di più, se non c’è la band. Devi conoscere i tuoi limiti e i tuoi pregi, se vuoi avere una possibilità nell’industria musicale, perché è complicato suonare musica ed avere ben chiari gli obbiettivi della tua carriera. Non è affatto così semplice, è difficile e richiede molto coraggio e saggezza.

Di cosa parlano i testi dei The Harps?
I testi sono heavy al cento per cento, in un modo che può far crescer la forza interiore di chi ascolta, anche di quelle persone che talvolta si sentono vulnerabili e incapaci di affrontare la realtà o la loro realtà. Voglio dare voce a quelle bocche. Devi farti sentire, urlare e parlare molto: la bocca non è fatta solo per cantare e mangiare, ha tanti usi che potrebbero aiutare a farti crescere.

Dal tuo punto di vista, cosa dovrebbe cambiare in ambito musicale affinché gli artisti possano avere un giusto sostentamento dalla loro arte? Ogni giorno vediamo molti artisti noti lamentarsi di questo, si sentono impotenti perché secondo loro non stanno ottenendo il ritorno economico meritato. Questo, ovviamente, riguarda anche le band emergenti.
Posso rispondere a questa domanda citando le parole di un mio amico che mi dice costantemente “ Andry, meriti di più perché non hai niente a che fare con tutto ciò che c’è in giro”, io poi mi deprimo un po’. Ma penso davvero che alla fine avrò ciò che merito poiché l’universo restituisce tutto. Il denaro è un argomento molto controverso, che non può essere analizzato in un’intervista, credo.

Secondo te, internet, le piattaforme, i social network hanno amentato o diluito l’essenza della musica?
Internet è un ottimo sbocco ma ha molti punti deboli. Per esempio, i soldi: non ti garantisce delle entrare che ti permettano di vivere della tua musica, devi essere un insegnante che da lezioni su zoom o qualcosa del genere. La qualità del suono dei dischi e vinili non sarà mai la stessa su YouTube, è normale che le band ora registrino tutto sul computer perché è economico, efficiente e sufficiente. Siamo fortunati ma anche maledetti, tutto è facile ma allo stesso tempo tutto è difficile poiché ci sono milioni di persone su internet che provano a suonare musica, le persone che hanno i soldi per promuoverla sono quelle che hanno opportunità. Tutto viene letto in funzione del numero di follower, il valore di un musicista e di un essere umano dipende da un pugno di seguaci. Superficiale.

Puoi dirci com’è stato collaborare con Mike lepond (Symphony X), come è nata l’idea di lavorare su l’album dei Mike Lepond’s Silent Assassins?
Conosco Mike da otto anni ormai, ha suonato su tutti i miei album e singoli. Io ci sono sul suo secondo album “Pawn and Prophecy”, il processo è stato divertente perché sappiamo entrambi che uscirà qualcosa di esaltante. Le mie emozioni sono le stesse ogni volta che registro, per i miei The Harps o per i miei colleghi. Non riesco a distinguere le emozioni. Quando ho registrato per Mike ho avuto la giusta connessione per renderlo felice e penso che sia quello che fa per me. Mike e io siamo una super squadra.

Questo anno difficile, secondo te, ha dimostrato che l’arte, e in particolare la musica, ha un ruolo fondamentale nelle vite della persone?
Sì, perché grazie all’arte le persone tendono a tornano indietro nel tempo, a quando le cose andavano meglio. Spero che la musica possa soddisfare tutto ciò che noi desideriamo, incluso un ritorno a una maggiore purezza e al riconoscimento del talento.

Quali sono i tuoi obiettivi a medio e lungo termine?
Sai, ogni volta che ho degli obiettivi, qualcosa cambia e i miei pensieri improvvisamente si bloccano. Beh, preferisco seguire il flusso degli eventi della vita.

Quali sono le cose, secondo te, che rendono molto complicato per le band emergenti e per gli artisti solisti avere una maggiore visibilità? Penso che i grandi nomi del settore non facciano nulla per cambiare lo status quo, così chi è venuto dopo di loro è destinato a scomparire. I grandi nomi sanno solo criticare i nuovi e non li aiutano mai.
Loro si lamentano, nonostante abbiano una grande visibilità. Il potere è detenuto da chi ha avuto una grande carriera e oggi ha molti soldi. Cercano modi per guadagnare più soldi invece di investire nella musica, è un grosso errore non capire che così l’industria musicale verrà distrutta: solo quando saremo tutti uniti potremo cambiarla.

Qual è la cosa più difficile dell’essere un artista? E come si costruisce una carriera? Quale messaggio lasceresti alle persone che vorrebbero diveltarlo ma stanno per mettere da parte i propri sogni?
Solitudine, l’impossibilità di avere una famiglia, perché non puoi averne una quando devi essere produttivo nella musica. Non puoi fare tutto da solo, hai bisogno di aiuto mentre muovi i primi passi. Però devi farlo da solo e non puoi aggrapparti a qualcuno del settore. Può suonare sciocco, ma devi trovare un modo per riuscirci da solo, anche a costo di sacrificare una parte della tua vita. Sacrifica tutto e vinci. Grazie per avermi ospitato qui. Vi amo.

Participante en excelsos y súper proyectos como Mike Lepond Silent Asassin´s y Vivaldi metal Project que reunió en dos discos hasta el momento a grandes músicos de bandas reconocidas y semifinalista de la voz de Grecia, Andry Lagiou nos comenta hoy día en su parecer que debe cambiar de la industria, consejos y saberes a quienes deseen ser una estrella y si están dispuestos a hacer sacrificios para llegar a la cima, lo duro y difícil que es poder tener todos los complementos para poder llegar a ser un gran artista, y por sobre todo que está sucediendo hoy día en la industria de la música y que debe cambiar si queremos salvar esta industria tan maltratada hoy día.

Bienvenida al Il Raglio Del Mulo Andry, muchas gracias por su tiempo para la entrevista, como nace The Harps? Y porque decidiste ponerle ese nombre al proyecto?
Hola Gracias por invitarme! The Harps es mi proyecto y nació de algunas cosas que pensaba cuando era pequeña como tener fuerza como el Harpy Eagle es un animal peligroso y fuerte, El Harpa claro que es un instrumento musical y mágico y Harpye que la mitología representa una criatura medio mujer y medio pájaro.

Como es la carrera de artista, y mas aun querer formar una banda para llegar lejos con la música que uno hace? Es tan sencillo como la gente dice Andry?
Es un camino difícil a elegir con la banda y si no hay una banda. Tienes que saber tus limites y tus talentos, si crees que podrías tener una oportunidad en la industria de la musica.Porque es diferente tocar música y ser jefe en tu propia carera. De ninguna manera eso es sencillo, es duro y necesita mucho coraje y sabiduría.

De que tratan las letras de the Harp, y a que situaciones o filosofía evocas en tus canciones?
Las letras son cien por ciento poderosas de forma de que uno puede sentir la fortaleza interna y a veces se siente vulnerable y incapaz de confrontar la realidad ósea su realidad. Quiero dar voz a esas bocas en el mundo. Tienes que hablar gritar y platicar mucho .La boca no es solo para cantar y comer tiene muchos valores que se podría utilizar para crecer.

En tu punto de vista que es lo que debería ya cambiar en el ámbito de la música, entiéndase para que los artistas puedan tener un sustento justo de su arte, a diario vemos a muchos artistas reconocidos quejarse de esto y sentirse impotentes de que en su opinión no están recibiendo el dinero que ellos consideran por lo que hicieron, esto también obviamente afecta a los artistas y bandas emergente.
Puedo contestar esto detrás de las palabras de un amigo mio que constantemente me dice ”Andry deserve has nothing to do with it its all about who you know” y despues me depresiono un poco pero de verdad creo que voy a tener lo que merezco ya que el universo al fin y al cabo ofrece lo que uno merece. El dinero es un sujeto muy grande que no se puede analizar en una entrevista creo.

Hoy día en tu opinión, el internet, las plataformas, las redes sociales, han ayudado o han hecho diluir la esencia de la Música? entiéndase por calidad, Y en tu opinión que cosas estas herramientas han fortalecido pero también han debilitado.
El internet es un enchufe grandioso pero tiene muchas debilidades como he dicho antes con el dinero, no, no se puede tener dinero para vivir de su propia musica,tiene que ser profesor con zoom calls y algo así. La calidad del sonido de los discos y del vinyl nunca será lo mismo con la del youtube.Es normal y las bandas ahora graban todo en el ordenador porque es barato, eficaz y suficiente. Tenemos la suerte pero la maldición tambien.Todo es fácil pero todo es difícil al mismo tiempo ya que por internet hay millones de personas que intentan tocar música, gente que tiene el dinero a promocionarlo son los que tienen oportunidades en Todo se cuenta por seguidores, el valor de un músico y ser humano depende de unos seguidores. Superficial.

Podrías hablarnos como fue colaborar con Mike lepond(symphony x), cómo surgió la idea del disco de mike lepond silent asassin´s, como fue el proceso de las letras y grabación, y que emociones te recorrieron cuando escuchaste todo el material terminado andry? Y cuando fuiste convocada también para el super proyecto Vivaldi metal project
Ya conozco a Mike hace 8 años.El toca para las canciones todos mis discos y singles. Yo he tocado por el en Pawn and prophecy el segundo Album.El proceso fue divertido porque ambos sabemos que va a salir wow. Mis emociones son los mismos cada vez que grabo, para mi The Harps y para mis companeros. No puedo distinguir las emociones. Cuando grabe por Mike tuve la conexión para hacerle feliz y creo eso es lo que el hace por mi. Mike y yo somos el súper equipo. Lo de Vivaldi si lo hice con placer para mi amigo Luis.

En este Difícil año que ha comenzado, tu crees que con esta situación de pandemia se demuestra que el arte es fundamental para la vida de las personas? Más aun la Música?
Si, si la gente cambia y regresa en el pasado donde las cosas fueron de altura en el arte. Espero que la música se convierta en todo lo que todos anhelamos ósea Original mágica poderosa y de mucho talento incluido.

Cual son los objetivos ahora a mediano y largo plazo para Andry Lagiou?
La Vd que cada vez que tengo objetivos algo cambia y supera mis pensamientos y de repente se congela. Pues prefiero fluir con las cosas que la vida me da.

Cuales son a tu criterio las cosas que hacen muy difícil a las bandas emergentes y artistas solistas progresar y tener una mejor vidriera y capacidad de progresar?Creo que los mayores en la industria no hacen nada para cambiar eso, la generación que está en línea se desaparece. Los mayores y grandes saben solo criticar a los nuevos y nunca contratarlos. Ellos que se quejan y tienen el gran porcentaje de esto. El poder lo tiene uno de una carera grande y con mucho dinero. Si ellos buscan maneras de tener más dinero en vez de salvar la música, es su propio error que no entiendan y destrocen la industria .Solo cuando todos estemos unidos podríamos cambiarlo.

Que es lo más duro en tu opinión personal de ser Artista? Y construir una carrera de ella? Y que mensaje les dejarías a las personas que desean serlo pero les arrincona la sensación de abandonar sus sueños.
La soledad, el estado de la familia, pues no puedes empezar a tener una familia cuando al mismo tiempo tienes que ser productivo en la música muchas responsabilidades. No puedes pagar todo solo, necesitas ayuda en tus primeros pasos. Necesitas hacerlo solo y jamás sostenerte de alguien de la industria. Pueden sonar tonto y sigue sonando tonto pero Busca maneras de hacerlo aunque cuesta si eso es lo que pides de tu vida. Sacrifica todo y gana. Gracias por tenerme aquí. Los amo.

Rise to Zero – Celestial burial

VERSIÓN EN ESPAÑOL ABAJO: POR FAVOR, DESPLÁCESE HACIA ABAJO!

I messicani Rise to Zero sono pronti ad affacciarsi sulla scena extreme melodic metal con un nuovo EP nel 2021. In questa intervista per Il Raglio Del Mulo, Aldo, Ivan e Mike ci hanno parlato dei dettagli della loro nuova formazione, del loro impegno in ambito artistico e soprattutto di come stanno affrontando questo 2021 contraddistinto dalla crisi sanitaria che sta devastando il mondo. Ma l’arte ha dimostrato di essere il baluardo più forte di cui dispone oggi l’umanità.

Benvenuti su Il Raglio Del Mulo, grazie mille per la vostra disponibilità, ragazzi. Come sono nati i Rise to Zero? E perché avete deciso di dare questo nome alla band?
Aldo – Ciao, grazie mille per il tuo supporto e per questa intervista, i Rise to Zero si sono formati nel 2007 e a quel tempo avevamo diverse idee per il nome della band, anche se eravamo solo due persone, volevamo dare un’identità al progetto, fino a quando un amico ci ha suggerito il nome Rise to Zero, ci è piaciuto e il nome è rimasto. In realtà l’idea inziale della band era solo quella di comporre, registrare alcune canzoni e condividerle, era / è il nostro hobby. Nel tempo ci siamo resi conto che avevamo abbastanza canzoni per pubblicare un album e così che è nato “Falling Sky” del 2013, con 10 canzoni e 1 cover. Abbiamo fatto il nostro primo spettacolo e gli attuali Rise hanno iniziato a prendere forma, poi abbiamo pubblicato il nostro EP intitolato “Worms” che è uscito nel 2016 e contiene 3 canzoni, fino a giungere al 2020 con il nostro più recente “Jhator”.
Mike – Ciao, apprezziamo profondamente il tuo supporto e interesse per il nostro lavoro, come dice Aldo, la band è nata solo come pretesto per stare insieme e per uscire ma nel tempo ha preso forma un sound che abbiamo iniziato ad apprezzare È stato allora che abbiamo deciso di registrare il nostro primo album e abbiamo iniziato a prendere il progetto più seriamente.

Come è riuscita la band ad emergere questi anni in campo melodic black-death e come è possibile competere con altre realtà estere dall’ottimo livello compositivo?
Aldo – A dire il vero abbiamo sempre cercato in qualche modo di non farci così coinvolgere dalla “scena” oltre al fatto che all’inizio la band era propensa ad un genere più core metal che melodic death, comunque quell’isolamento ci ha fatto evolvere musicalmente e non abbiamo un’idea pre-impostata di come dovremmo suonare, o per chi dovremmo suonare, componiamo solo ciò che ci piace, ciò che al momento sentiamo essere qualcosa di buono da mostrare in pubblico. Ora con il nostro nuovo album “Jhator”, ci sentiamo molto a nostro agio con quello stile black metal, senza perdere l’essenza melodica, e ci sentiamo molto onorati che il nostro album venga ascoltato anche in altre parti del mondo e che stia raggiungendo a poco a poco nuovi livelli.
Mike – Qui in Messico la scena metal è molto viziata, piena di clientelismo e favoritismi, per lo stesso motivo abbiamo cercato di non lasciarci coinvolgere troppo dall’usanza del lusingare qualcuno per poter ottenere un posto nella scena, quindi è un po’ complicato, ma speriamo di poter competere creando materiale migliore che piaccia alla gente. Personalmente, penso che abbiamo molta strada da fare per competere con le band dentro e fuori il nostro paese, ma siamo orgogliosi che la nostra musica arrivi al di fuori del Messico.

Di cosa parlano i testi dei Rise To Zero e cosa cercate di evocare nelle vostre canzoni?
Aldo – I testi di Rise to Zero fin dall’inizio sono stati inclini alla depressione, all’anti religione e, situazioni personali, attualmente con “Jhator” abbiamo voluto esplorare cose un po’ più elaborate, dare ancora più profondità alla parte lirica, prendendo come tema base la “sepoltura celeste”, la pratica buddista tibetana che prevede che i loro morti non vengano seppelliti, ma vengano dati in pasto ai rapaci, poiché ritengono che il corpo sia solo un contenitore per l’anima e quando qualcuno muore deve tornare agli elementi naturali, inoltre i tibetani credono nella reincarnazione, per noi è un modo per rinascere musicalmente e filosoficamente.
Mike – In questo campo non ho molta voce in capitolo, normalmente il responsabile dei testi è Aldo.

Cosa ne pensi della scena rock metal sudamericana rispetto a quella di altri continenti? In termini di cooperazione tra le band, di possibilità commerciali, di capacità tecniche e musicali e di opportunità.
Aldo – È divertente, perché noi abbiamo ricevuto più sostegno da altri paesi che dal nostro, in Messico ci sono troppe band, di tanti stili, però c’è una specie di circolo molto chiuso in cui se non hai conoscenze, non c’è un supporto, non è una questione di essere una band pessima o la migliore. A livello sudamericano ho notato che i fan sono più ricettivi nei confronti di realtà provenienti da altri luoghi, forniscono più supporto, penso che se ci fosse più unità e meno “circoli” saremmo a un livello molto più alto.
Mike – Come ho detto prima, in Messico la scena è imperfetta, e personalmente non conosco le dinamiche in Sud America, ma ho notato che abbiamo più sostegno dall’estero che dal nostro paese, suppongo che abbiamo una lunga strada da fare per avere una scena competitiva e nella quale tutti abbiano l’opportunità di crescere e fare musica migliore. In termini di musica, penso che ci siano band di altissimo livello e di talento che non hanno nulla da temere dal confronto con le band europee, penso anche che abbiamo molta strada da fare per essere competitivi, è necessaria più coesione per essere in grado di sviluppare al meglio questo aspetto.
Ivan – Considero la scena in Sud America unica, sempre piena di energia, ho avuto l’opportunità di fare un tour con la mia ex band nel 2015 attraverso diversi paesi del Centro e Sud America e sono rimasto sorpreso dalla coesione delle band. Invece in Messico il pubblico è completamente disinteressato. Personalmente ho bisogno di tornare a sentire quell’atmosfera e spero che presto calpesteremo terre straniere con i Rise To Zero.

Secondo voi, internet, le varie piattaforme, i social network hanno aiutato o diluito l’essenza di Extreme Music?
Aldo – Ritengo che internet, i social e le piattaforme digitali abbiano aiutato molto la scena metal estrema, visto che è più facile raggiungere luoghi diversi, cosa che prima era quasi impossibile, ad esempio, ora è molto più facile cercare promoter stranieri, basta inviare loro un’e-mail, oppure cercare un indirizzo e quindi inviare un presskit, una demo, un disco, ci sono modi più semplici per promuovere una band, così come fare amicizia con altre persone di che ascoltano generi musicali diversi e vivono altrove.
Mike – I vantaggi di internet sono innumerevoli, ora con pochi click puoi ascoltare musica di paesi di cui non avevi idea che esistessero, puoi interagire con altre band. È più facile condividere materiale, idee, persino creare progetti con la partecipazione di musicisti provenienti da diverse parti del mondo, ma questo significa anche che, secondo la mia percezione, la qualità di alcune uscite è scarsa, perché puoi pagare per caricare il tuo materiale su piattaforme che non richiedono dei requisiti minimi di qualità.

Potete parlarci del vostro secondo album, “Jhator”, uscito l’anno scorso: come è nata l’idea e come è andato il processo di registrazione e come è stato accolto?
Aldo – L’idea di pubblicare un secondo album era da un po’ sul tavolo, ci è voluto del tempo per finirlo perché abbiamo impiegato molto nel processo di composizione, abbiamo rimosso canzoni, arrangiato altre, ecc. Per quanto riguarda la registrazione, la pandemia ci ha aiutato in qualche modo, dato che siamo rimati rinchiusi per molto tempo e senza un’etichetta che ci facesse pressioni.
Mike – “Jhator” è una parte di noi, per questo album abbiamo cambiato tutti i processi, dalla composizione, al modo di promuovere il materiale. Il tempo di composizione è stato molto più lungo ed eravamo consapevoli del suono che volevamo ottenere, ci siamo avventurati nella composizione di arrangiamenti orchestrali e atmosfere, e abbiamo registrato in remoto chitarre, basso, sequenze e voci, ognuno a casa. Anche il missaggio e il mastering sono avvenuti in remoto nel nostro home studio. La pandemia ci ha dato l’opportunità di concentrarci quasi al 100% su “Jhator”.

Credete che questo anno difficile che abbiamo trascorso abbia dimostrato che l’arte è essenziale per la vita delle persone? Ancora di più la musica?
Aldo – Considero la musica essenziale nel mondo, ho visto diverse band che continuano a lavorare su nuovi progetti, o che sono in difficoltà con le entrate visto che è ciò che permette loro di vivere, almeno noi che abbiamo un lavoro a parte la musica. Avere un progetto come i Rise to Zero, ci aiuta ad esprimere tutto ciò che non riusciremmo a trasmettere altrimenti, e forse ci renderebbe persone frustrate e amareggiate.
Mike – Certo! Credo che la musica sia fondamentale nella vita delle persone, e di più in questi momenti in cui l’umore è a terra, e si avverte una sensazione di angoscia e depressione, la musica aiuta a fare una pausa e a riuscire a farla franca, almeno per un po’, della complicata situazione in cui viviamo adesso.

Quali sono i vostri obiettivi a medio e lungo termine ora che il loro secondo album è alle spalle e state pianificando l’uscita di un Ep con un nuovo cantante?
Aldo – Vogliamo continuare a crescere musicalmente ed esplorare ancora di più le nostre capacità, cercando di pubblicare sempre un album migliore del precedente, ora con Ivan come nuovo cantante sappiamo che il suono dei Rise avrà una svolta per il meglio.
Mike – Migliorare, fare solo musica migliore, album dopo album. A medio termine penso che lanceremo il nostro EP e forse del nuovo materiale entro la fine dell’anno, e a lungo termine spero personalmente che potremo portare la nostra proposta in molti paesi in tutto il mondo.
Ivan – Abbiamo un nuovo Ep in lavorazione, in pratica una nuova era per Rise to Zero in cui vogliamo lasciare il segno, siamo appassionati di musica e vogliamo portarla in ogni angolo del pianeta. È semplice, non smetteremo mai di farlo, quindi aspettati molto di più dai Rise To Zero.

Quali sono secondo voi le cose che rendono molto difficile per l’underground progredire e garantire una migliore vetrina alle band?
Aldo – Penso che la risposta sia semplice, il problema per il quale la musica underground non progredisce affatto, almeno in Messico, è dovuto alle band stesse, il supporto arriva con la maschera dell’ipocrisia, io ti appoggio ma devo ricevere qualcosa in cambio, o come ho detto prima, si supportano a vicenda solo tra conoscenti e sono sempre le stesse band che vedi su tutti i poster o quelle che sono sempre nominate in rete.
Mike – L’atteggiamento delle band nei confronti di altre band (almeno in Messico): se non sei un mio conoscente, non esisti e non sarai considerato. Gruppi che esistono da 20 anni tolgono spazio alle nuove band, che forse hanno molto più talento.

Qual è la difficolta maggiore che si incontra nel mondo della musica e cosa sareste disposti a fare per portare Rise to Zero in un altro Paese?
Aldo – almeno per me penso che la cosa più difficile sia non riuscire a vivere al 100% solo di musica, dato che il nostro stile musicale non è molto commerciale, e devo avere un lavoro al di fuori della musica per poter sostenere me stesso e nella stessa modo rinnovare l’attrezzatura di cui ho bisogno per continuare a comporre e registrare. E ovviamente abbiamo la volontà di andare in altri paesi per mostrare le nostre capacità.
Mike – come dice Aldo, non potersi dedicare al 100% a questo progetto e che non si possa vivere di questo, ma questo non ci pesa! E penso che sia necessario tentare la fortuna in altri paesi, portando la nostra proposta musicale ovunque.
Ivan – A mio parere personale, la cosa più difficile nell’ambiente metal messicano, è che la maggior parte delle persone hanno un retaggio cristiano / cattolico che li fa stare sempre in attesa di censurare e segnalare a coloro che non la pensano come loro, il che porta alla scarsità di spettacoli e quindi al mancato supporto da parte delle grandi società di produzione all’interno del paese.

Desde Tierras Mexicanas, con un segundo material actualmente bajo el brazo y en proceso de lanzar este 2021 un Nuevo EP esta banda ha demostrado lo que es sentir pasion y compromiso con el arte que uno desarrolla, poseedores de un excelente Melodic Black-Death Metal, Rize to Zero es una banda que actualmente decide mostarse ante el panorama mundial dentro del Genero del Extreme Melodic Metal, en esta entrevista para Il Raglio Del Mulo (Aldo, Ivan y Mike) nos estaran hablando de los pormenores de su nueva formacion, su compromiso con su arte y por sobre todo como encaran este 2021 aun con esta crisis sanitaria que asola al mundo, pero el arte ha demostrado ser el bastion mas fuerte el cual hoy dia posee la humanidad.

Bienvenido al Il Raglio Del Mulo, muchas gracias por su tiempo para la entrevista chicos, como nace Rise to zero? Y porque decidieron Ponerle ese nombre a la banda ?
Aldo Hola muchas gracias por el apoyo y por esta entrevista, Rise to Zero se formó en el 2007 y en ese tiempo teníamos algunas ideas de nombre para la banda, aunque siempre fuimos dos personas queríamos darle identidad al proyecto, hasta que un amigo de aquel entonces sugirió el nombre de Rise to Zero, nos gustó y se quedó el nombre. Realmente la idea de la banda era solo componer, grabar algunas canciones y compartirlo, era/es nuestro hobby, con el tiempo nos dimos cuenta que teníamos varias canciones como para lanzar un disco y así fue como surgió Falling Sky’s del 2013, con 10 canciones y 1 Cover, tuvimos nuestro primer show y así comenzó más en forma lo que ahora es Rise, después lanzamos nuestro EP titulado Worms el cual salió en el año 2016 y cuenta con 3 canciones, hasta el año 2020 con nuestro mas reciente material Jhator.
Mike Hola y agradecemos profundamente su apoyo y el interés en nuestro trabajo, como dice Aldo, la banda nació como un proyecto solo como un pretexto para reunirnos a pasar el rato y con el tiempo fue tomando forma y un sonido que nos empezó a gustar, ahí fue cuando decidimos grabar nuestro primer disco, y empezamos a tomar el proyecto con más seriedad.

Como se ha manejado la banda a traves de estos años en el terreno del melodic black-Death metal? Y como se sienten competir contra bandas de afuera demostrando ustedes un gran nivel compositivo con este ultimo material lanzado.
Aldo para ser honesto siempre hemos tratado de alguna forma no involucrarnos tanto en la “escena” además de que al inicio la banda estaba inclinada a un género más al metal core y melodic death, sin embargo ese “aislamiento” que te mencionaba ha hecho que evolucionemos musicalmente y no tengamos una idea tatuada de cómo debemos sonar, o para quienes debemos sonar, solo componemos lo que nos gusta, lo que en el momento sentimos que es algo bueno para mostrar al público. Ahora con nuestro nuevo disco Jhator, nos sentimos muy cómodos con ese estilo black metal, sin perder la esencia melódica, y nos sentimos muy honrados de que nuestro álbum suene en otras partes del mundo y que este poco a poco alcanzando nuevos niveles.
Mike Aquí en México la escena del metal está muy viciada llena compadrazgos y favoritismo, por lo mismo, nosotros hemos intentado no involucrarnos mucho en esa dinámica de adular a alguien para poder conseguir un lugar en la escena, por lo tanto es un poco complicado, pero esperamos poder competir haciendo mejor material que le guste a la gente. En lo personal creo que nos falta mucho para competir con bandas dentro y fuera de nuestro país, pero nos enorgullece que nuestra música suene fuera de nuestro país.

De que tratan las letras de Rise To Zero, y a que situaciones o filosofia evocaban en sus canciones?
Aldo las letras de Rise to Zero desde el inicio han estado inclinadas a la depresión, anti religión y, situaciones personales, actualmente con Jhator quisimos explorar cosas un poco más elaboradas, darle aun más intención a la parte lírica, tomando como tema base el “Entierro Celestial” la práctica budista tibetana en la que a sus muertos no los entierran, los dan a las aves de presa, ya que creen que el cuerpo es solo un recipiente para el alma y al morir debe regresar a los elementos naturales, además de que los tibetanos creen en la reencarnación, para nosotros fue como esa forma de renacer musicalmente y filosóficamente.
Mike – En este tema yo no tengo mucha participación, normalmente el encargado de la lírica es Aldo.

Como ven el ambiente del rock metal a nivel Sudamericano con respecto a otros países o continentes? En cuanto a unidad de las bandas, comercialmente, técnicamente, musicalmente, y en cuanto a oportunidades para desarrollar el arte que uno gusta.
Aldo Es curioso, porque al menos nosotros hemos recibido más apoyo de otros países que del nuestro, en México hay demasiadas bandas, de muchos estilos, sin embargo hay una especie de círculo muy cerrado en el que si no tienes conocidos no hay apoyo, no importando ser una muy mala banda o la mejor. A nivel Sudamerica he notado que son más receptivos a otros géneros provenientes de otros lugares, brindan más apoyo, creo que si existiera más unidad y menos “círculos” estaríamos a un nivel mucho mas alto.
Mike Como comentaba anteriormente, en México la escena está viciada, y en lo personal desconozco la dinámica en Sudamérica, pero si he notado que tenemos más apoyo de fuera que en nuestro país, supongo que nos falta mucho para tener una escena competitiva y que todos tengamos la oportunidad de crecer y hacer mejor música. en cuanto a lo musical creo que existen bandas con un nivel extremadamente alto y talentosas que no le pedirían nada a cualquier banda europea y en lo comercial también creo que nos falta mucho para ser competitivos, se necesita más unión para poder desarrollar mejor este tema.
Ivan Considero que la escena en Sudamérica es única, siempre llenos de energía, tuve la oportunidad de hacer un tour con mi ex banda en 2015 por varios países de centro y Sudamérica y me sorprendió la unión de las bandas definitivamente es algo que no se ve en México. Y el público wow! Entregados totalmente. Personalmente necesito volver a sentir esa vibra y espero que pronto pisemos tierras extranjeras con Rise To Zero.

Hoy día en la Opinión de Ustedes, el internet, las plataformas, las redes sociales, han ayudado o han hecho diluir la esencia de la Música Extrema? entiéndase por calidad, Y en tu opinión que cosas estas herramientas han fortalecido pero también han debilitado.
Aldo considero que el internet, las redes y las plataformas digitales han ayudado mucho a la escena del metal extremo, ya que es más fácil llegar a diferentes lugares que antes era casi imposible, ejemplo, ahora es mucho más sencillo buscar promotores extranjeros, mandarles un mail, o buscar una dirección y así enviar un presskit, un demo, un disco, hay formas más amigables de dar promoción a una banda, así como hacer amistad con otras de diferentes géneros musicales y regiones.
Mike Las ventajas del internet son innumerables, ahora con unos cuantos clicks puedes escuchar música de países que no tenías ni idea que existieran, puedes interactuar con otras bandas. Es más fácil compartir material, ideas, inclusive crear proyectos con participación de músicos de diferentes partes del mundo, pero, también esto hace que según mi percepción, la calidad de algunos materiales sean pobres, con el simple hecho de pagar, puedes subir tu material a las plataformas que no solicitan más que los mínimos requisitos de calidad y eso merma un poco la calidad, pero, da más oportunidades a todos, entonces unas por otras.

Podrían hablarnos de su segundo disco “Jhator” del año pasado, cómo surgió la idea del disco, como fue el proceso de grabación y como fue la receptividad afuera con el material?
Aldo La idea de sacar un segundo disco siempre estuvo en la mesa, nos tardamos en finalizar el disco porque estuvimos mucho tiempo en el proceso de composición, quitábamos canciones, arreglábamos otras, etc. en cuestión de la grabación de alguna manera nos ayudo la pandemia, ya que estuvimos mucho tiempo encerrados y no teníamos alguna disquera que nos presionara o algo que nos dijera que teníamos cierto tiempo para finalizar.
Mike Jhator es un parte para nosotros, para este disco cambiamos todos los procesos, desde la composición, la forma de promocionar el material. El tiempo de composición fue mucho más extenso y éramos consientes del sonido que deseábamos conseguir, incursionamos en la composición de arreglos en orquesta y atmósferas, y grabamos todo de forma remota las guitarras, bajos, secuencias y voces, cada quien en su casa. Al igual la mezcla y la masterizaciónse hizo en nuestro home studio también vía remota. La pandemia nos dio la oportunidad de enfocarnos casi al 100% en jhator.

En este Difícil año que ha comenzado, ustedes creen que con esta situación de pandemia se demuestra que el arte es fundamental para la vida de las personas? Más aun la Música?
Aldo considero que es esencial la música en el mundo, he visto varias bandas que siguen trabajando en nuevos proyectos, o sacando lives para poder tener alguna ganancia ya que es su forma de vida, al menos para nosotros que tenemos un trabajo aparte de la música, el tener un proyecto como Rise to Zero, nos ayuda a expresar todo eso que de otra forma no sabríamos como, y quizá nos haría personas frustradas y amargadas.
MikeClaro! Creo que la música es fundamental en la vida de las personas, y más en estos momentos que el ánimo esta por los suelos, y se siente una sensación de angustia y depresión, la música ayuda a poder tener un respiro y poder alejarse al menos por un rato de la situación complicada en que vivimos ahora.

Cual son los objetivos ahora a mediano y largo plazo para la banda al coronar su segundo disco y ahora planeando el lanzamiento de un Ep con nuevo vocalista
Aldo queremos continuar creciendo musicalmente y explorando aún más en nuestras habilidades, tratando de siempre sacar un mejor disco que el anterior, ahora con Ivan como nuevo vocalista sabemos que el sonido de Rise tendrá un giro para bien, y esperemos sea del gusto de todos.
Mike Pues mejorar, simplemente hacer mejor música, disco tras disco. A mediano plazo creo que lanzar nuestro EPy quizás nuevo material para finales de año, y a largo plazo en lo personal espero que podamos llevar nuestra propuesta a muchos países alrededor del mundo.
Ivan – Tenemos un nuevo Ep en proceso, es una nueva era para Rise to Zero en la cual queremos dejar huella, nos apasiona la música y queremos llevarla hasta el último rincón del planeta. Es simple, no dejaremos de hacer esto jamás así que esperen mucho mucho mas de Rise To Zero.

Cuales son a su criterio las cosas que hacen muy difícil al underground progresar y tener una mejor vidriera y capacidad para que las bandas puedan progresar?
Aldo creo que la respuesta es sencilla jeje, el problema por el cual la música under no progresa del todo, al menos en México, es por las mismas bandas, el apoyo viene con la máscara de hipocresía, de te apoyo pero debo recibir algo a cambio, o como lo mencionaba antes, solo se apoyan entre conocidos y siempre son las mismas bandas las que ves en todos los carteles o las que siempre se nombran en las redes.
Mike la actitud de las bandas referente a otras bandas (al menos en México) si no eres mi conocido, no existes y no serás considerado, las bandas en México creen que por tener una agrupación y llevar 20 años existiendo son buenos, y esas bandas son las principales que meten el pie a las bandas nuevas, que quizás tengan mucho más talento.

Que es lo más duro para ustedes en su opinión Personal con respecto a la música, y En algún momento Rise to Zero estaría dispuesto a dar el paso de continuar en otro País?
Aldo al menos para mí creo que lo más duro es no poder vivir al 100% en esto, ya que nuestro estilo musical no es muy comercial, y debo de tener un trabajo fuera de la música para poder sustentarme y de la misma forma sustentar el equipo que necesito para seguir componiendo y grabando. Y claro que tenemos esa visión de salir a otros países y mostrar nuestras capacidades y lo que Rise to Zero puede dar.
Mike como dice Aldo, no poder dedicarle el 100% a este asunto, y no que solo no puedes vivir de él, sino que no nos genera básicamente un solo peso jajaja! Y sí creo que nos vemos probando suerte en otros países, llevando nuestra propuesta musical a todo lugar donde podamos.
Ivan En mi opinión personal lo más duro en el ambiente del Metal Mexicano en su mayoría formamos parte de una sociedad Cristiano/Católica que siempre está a la espera de censurar y señalar a quien no piensa igual que ellos lo que nos arrastra a la escasez de shows y por lo tanto al apoyo nulo por parte de productoras de gran tamaño dentro del país.

Funeral of Souls – Argentine requiem

VERSIÓN EN ESPAÑOL ABAJO: POR FAVOR, DESPLÁCESE HACIA ABAJO!

Provenienti dall’Argentina e formati a metà del 2017, orgogliosi di portare in alto la bandiera del gothic doom metal, uno stile che è abbastanza raro nel loro Paese natale, i Funeral Of Souls sono una band guidata da Luis Panteon che in questo intervista per Il Raglio Del Mulo ci ha parlato della sua arte, della sua musica e dei suoi progetti.

Benvenuto su Il Raglio Del Mulo, grazie mille per il tempo dedicatoci. Come sono nati i Funeral of Souls? E perché hai deciso di suonare gothic doom metal?
Ciao, come stai? I Funeral of Souls sono nati ufficialmente nel 2017, dopo la separazione, causata dalla differenza di vedute, di una band che esisteva precedentemente. Insieme a Selva Anzorena e Gonzalo Lugosi abbiamo messo insieme questo progetto che ancora oggi va bene. Quando ci siamo riuniti per provare non avevamo pensato a quale stile suonare, il gothic doom metal è arrivato mentre le prove si susseguivano e stavamo componendo nuove canzoni, ci piaceva e gli abbiamo dato una possibilità.

Essendo una delle poche band a fare gothic doom metal in Argentina, vi sentiti in qualche modo responsabilizzati?
Sì, in Argentina non ci sono molte band di questo genere musicale, sappiamo che è difficile, ogni giorno lottiamo sui social affinché ci ascoltino e ci diano spazio, per fortuna non posso lamentarmi perché abbiamo tante radio vicine da cui riceviamo sostegno, così come gli amici che condividono la nostra musica sui loro social. Questo ci aiuta a continuare con forza senza arrenderci.

Di cosa parlano i testi dei Funeral of Souls e cosa volete evocare con le vostre canzoni?
In generale i testi sono scritti dalla nostra cantante Selva Anzorena, che ha assoluta libertà di comporre, nel nostro Ep del 2017 e nel nostro album del 2019 i suoi testi parlavano di amore e odio, leggende metropolitane, demoni, angeli, dei, solitudine, ecc. Sono testi interessanti che vi invito ad ascoltare e leggere.

Come vedi l’ambiente rock metal a sudamericano rispetto a quello di altri paesi o continenti? In termini di coesione tra le band, commercialmente, tecnicamente, musicalmente e in termini di opportunità di diffusione della propria arte.
Sappiamo molto bene che in Sud America ci sono band di livello incredibile, molti credono che l’Europa o gli Stati Uniti abbiano le migliori, ma non penso che sia così. Queste band hanno un grande supporto pubblicitario e finanziario, ma se avessimo tutto questo qui non avremmo nulla da invidiare. Vai su facebook, cerca, troverai tante band che ti sorprenderanno.

Oggi, secondo te, Internet, piattaforme, social network hanno aiutato o sminuito l’essenza del metal estremo?
Non ho dubbi che Internet e i social network abbiano aiutato molto a rendere la musica emergente indipendente ascoltata in tutto il mondo ma ha anche il suo lato negativo, i dischi non vengono più venduti. Questo non ha aiutato molto economicamente le band emergenti, a nessuno importa se il metal vende un milione di dischi in più o in meno, ma a noi interessa vendere anche solo 100 dischi per poter pagare le spese e in questo la musica digitale non ci aiuta.

Puoi parlarci del vostro album “Requiem” uscito l’anno scorso? Come è nata l’idea, quale è stato il processo di registrazione e com’è stata la risposta del pubblico?
Il nostro primo album “Requiem” è stato speciale, penso che tutti quelli che suonano in una band si facciano scappare una lacrima quando possono registrare e pubblicare il proprio materiale in formato fisico. Comporre per due anni, registrarlo e montarlo è una di quelle esperienze che ci ha riempito l’anima. Tutto questo è avvenuto quando abbiamo scritto sette nuove canzoni e abbiamo deciso di registrarle, aggiungendo tre canzoni dall’EP precedentemente registrate nello stesso studio.
Con tutto questo materiale abbiamo pensato che fosse una buona idea pubblicarlo fisicamente, dato che non riuscivamo a trovare un’etichetta, lo abbiamo realizzato in modo indipendente e lo abbiamo promosso in prima persona, un’esperienza, come ho detto prima, molto soddisfacente e gratificante. Molte radio ci hanno trasmesso, paesi come il Giappone ci hanno chiesto dischi, amici dalla Scozia, Ucraina, Italia, Francia, Portogallo, Stati Uniti, Guatemala, Cile, Brasile, ecc… si sono congratulati con noi e hanno chiesto i nostri dischi. Un grande saluto a tutti loro.

Dopo questo difficile 2020, pensi che questa pandemia abbia dimostrato che l’arte è essenziale per la vita delle persone? Ancor di più la musica?
Penso che quest’anno sia stato diverso da tutto, abbiamo avuto più tempo per riflettere, per essere uniti… Nel mio caso mi ha aiutato a finire di comporre nuove canzoni ma forse questa pandemia ha aiutato molte persone ad ascoltare musica e cercare di capire un po’ questa particolare arte. Con la depressione derivante da un anno con poco lavoro, molte persone si sono rivolte per un aiuto alla musica. Se è bastato non lo so… spero di sì, la musica nella vita delle persone è fondamentale.

Quali sono gli obiettivi a medio e lungo termine per la band ora che la vostra prima fatica è fuori?
Abbiamo finito di registrare due nuove canzoni per un album. Siamo stati invitati a partecipare a un disco, per un’etichetta discografica boliviana, che ospita l’Argentina insieme ad altri tre paesi, questo ci dà grande gioia, non vediamo l’ora di avere tutto pronto.

Secondo te, quali sono i fattori nell’underground che rendono molto difficile progredire e dare una migliore vetrina alle band?
Indubbiamente la gelosia, l’invidia e l’ego delle band, non c’è unione in questo ambiente, abbiamo bisogno di stare insieme per tirare tutti dalla stessa parte. È quello che proclamo da tempo, dobbiamo esserne consapevoli. Questo e anche i governi che non aiutano da questa parte del continente, non supportano le band metal, qualunque sia il loro sottogenere, è tutto autogestito, tutto indipendente…

Qual è la difficoltà maggiore nel mondo della musica secondo te? I Funeral of Souls sarebbero disposti a spostarsi in un’altra nazione per avere maggiore visibilità?
Penso che la cosa più difficile sia dover investire i soldi per tutto… mantenere l’attrezzatura, viaggiare, affittare locali per suonare dal vivo, pagare i promotor, dobbiamo pagare tutto in Argentina, l’ambiente è solo spazzatura, non abbiamo supporto economico. Indubbiamente andremmo in un altro paese se ci fossero le condizioni per vivere di musica, sarebbe un sogno poterlo fare, se non ti danno opportunità nella tua terra, devi cercare altri orizzonti, ne abbiamo già parlato e abbiamo raggiunto questa decisione.

https://funeralofsouls.bandcamp.com/releases
https://open.spotify.com/album/1KDZJAtCROaQZnUgeSBz53?fbclid=IwAR0pG1hZc409c8_cXUV9dvt3R6W-JkA7xojDYvHhDV6OW3k4ObwWAFs4krY
https://www.facebook.com/FuneralofSouls

Provenientes de Argentina y formado a mediados del 2017, orgullosos de llevar en alto la bandera del Gothic Doom metal, un estilo por demas bastante escaso en el horizonte del Pais donde proceden, Funeral Of Souls es una banda capitaneado por Luis Panteon el cual en esta entrevista Para Il Raglio Del Mulo nos estara hablando sobre su arte, vision de la musica, planes para la banda y que sentimientos les ahonda al saber que son de los pocos exponentes de su Pais en desarrollar y realizar Gothic Doom metal y que panorama ha traido esta pandemia a nivel global a todas las personas y si realmente se confirma que sin arte el hombre podria subsistir en su soledad.

Bienvenido al Il Raglio Del Mulo, muchas gracias por su tiempo para la entrevista chicos, como nace Funeral of Souls? Y porque decidieron hacer el estilo de gothic doom Metal?
Hola como estan, Funeral of Souls nace en 2017 de forma oficial, somos la separacion de una banda que existia anteriormente y que por diferencias nos separamos. Junto a Selva Anzorena, Gonzalo Lugosi y Luis Panteon armamos este proyecto que hoy en dia sigue en pie con mucha fuerza. Cuando nos juntamos para ensayar no habiamos pensado que estilo tocar, simplemente nacio hacer gothic doom metal a medida que Pasaban los ensayos e ibamos componiendo canciones nuevas, nos gusto y le dimos una oportunidad.

Al ser una de las pocas bandas en hacer gothic doom metal en Argentina como se siente tener ese peso diriamos encima de llevar en alto por todas parte un estilo que en el Pais donde ustedes provienen no es muy realizado.
Si, en argentina no hay muchas bandas de este genero musical, sabemos que es dificil, dia a dia peleamos en las redes sociales para que nos escuchen y nos den un espacio, por suerte no me puedo quejar por que tenemos muchas radios amigas que nos dan su apoyo, al igual que amigos que comparten nuestra musica en sus redes. Esto ayuda a que sigamos con fuerza sin bajar nuestros brazos.

De que tratan las letras de Funeral of Souls, y a que situaciones o filosofia evocaban en sus canciones?
En general las letras son escritas por nuestra cantante Selva Anzorena, la cual tiene libertad absoluta para escribir, en nuetro Ep del año 2017 y en nuestro disco independiente del año 2019 sus letras trataban sobre amor y odio, leyendas urbanas, demonios, angeles, dioses, soledad, etc. Son letras interesantes que invito a escuchar y leer.

Como ven el ambiente del rock metal a nivel Sudamericano con respecto a otros países o continentes? En cuanto a unidad de las bandas, comercialmente, técnicamente, musicalmente, y en cuanto a oportunidades para desarrollar el arte que uno gusta.
Nosotros sabemos muy bien que en Sudamérica hay bandas de un nivell increible, muchos creen que Europa o Usa, tienen las mejores bandas y no creo que sea asi. Si, es verdad que tienen un gran apoyo publicitario y economico encima esas bandas, pero si tuvieramos todo eso aqui no tendriamos nada que envidiarles. Entren a facebook, busquen, van a encontrar muchas bandas que los va a sorprender.

Hoy día en la Opinión de Ustedes, el internet, las plataformas, las redes sociales, han ayudado o han hecho diluir la esencia de la Música Extrema? entiéndase por calidad, Y en tu opinión que cosas estas herramientas han fortalecido pero también han debilitado.
No tengo dudas que internet y las redes sociales ayudaron mucho a que la musica independiente – emergente se escuche en todo el mundo pero tambien tiene su lado malo, ya no se venden discos, esto ayudaba mucho a las bandas emergentes de forma economica, a nadie le importa si metalica vende un millon mas o menos de discos, pero a nosotros si nos importa vender aunque sea 100 discos para poder solventar nuestros gastos y en eso…. la musica digital no nos ayuda.

Podrían hablarnos de su primer disco “Réquiem” del año pasado, cómo surgió la idea del disco, como fue el proceso de grabación y como fue la receptividad afuera con el material?
Nuestro primer disco Réquiem fue especial, creo que todos los que tocamos en una banda se nos cae una lagrima cuando podemos grabar y sacar nuestro material en formato fisico. Componer durante 2 años , grabar y editarlo es una de esas experiencias que nos llena el alma. Todo esto surgio cuando compusimos 7 canciones nuevas y decidimos grabarlas, agregando 3 canciones del EP anteriormente grabado en el mismo estudio. Con todo esto creimos que fue buena idea sacarlo de forma fisica, al no encontrar sello lo sacamos de forma independiente y lo presentamos con bandas amigas, una experiencia como dije antes, muy satisfactoria y gratificante. Muchas radios amigas nos difundieron, paises como Japon nos pidieron discos , amigos de Escocia, Ucrania, Italia, Francia, Portugal, Usa, Guatemala, Chile, Brasil, etc….. nos felicitaron y solicitaron nuestros discos. Saludo grande para todos ellos.

En este Difícil 2020, ustedes creen que con esta pandemia se demuestra que el arte es fundamental para la vida de las personas? Más aun la Música?
Creo que este año fue diferente a todo, tuvimos más tiempo para reflexionar, para estar unidos… En mi caso me sirvio para terminar de componer nuevas canciones pero a mucha gente quizas le sirvio esta pandemia para escuchar musica y tratar de entender un poco mas sobre este arte tan particular, con depresion por un año con poco trabajo mucha gente se volco a escuchar mas musica, no lo se… ojala asi sea, la musica en la vida de las personas es fundammental.

Cual son los objetivos ahora a mediano y largo plazo para la banda al ya concretar el primer material discográfico?
Terminamos de grabar 2 canciones nuevas para un album al que fuimos invitados, tenemos el placer de participar en un disco representando a Argentina junto a 3 paises mas, se imaginan que nos da mucha alegria esto, la idea es que este album salgo bajo un sello discografico boliviano, esperamos con ansia tener todo listo.

Cuales son a su criterio las cosas que hacen muy difícil al underground progresar y tener una mejor vidriera y capacidad para que las bandas puedan progresar?
Sin dudas los celos, la envidia y egos de las bandas, no tenemos union en este ambiente, necesitamos estar juntos para tirar todos para el mismo lado. Es lo que vengo pregonando hace tiempo, tomemos conciencia. Esto y tambien los goviernos que no ayudan en este lado del continente, no apoyan a las bandas de metal sea del subgenero que sea, es todo a pulmon, todo independiente…..

Que es lo más duro para ustedes en su opinión Personal con respecto a la música, y En algún momento Funeral of Souls estaría dispuesto a dar el paso de continuar en otro País?
Creo que lo mas dificil es tener que estar poniendo dinero para todo… mantener nuestros equipos, viajar, alquilar los lugares para tocar en vivo, pagar promotores, tenemos que pagar para todo en Argentina, esta muy basureado el ambiente, no tenemos apoyo economico. Sin dudas que iriamos a otro pais si estuvieran dadas las condisiones para vivir de la musica, seria un sueño poder hacerlo, sino te dan oportunidades en tu tierra, tenes que buscar otros horizontes, ya lo charlamos y llegamos a esta desicion. Muchas gracias queridos amigos por entrevistarnos y apoyar nuestra musica, les dejamos nuestras redes para que nos escuchen y sepan mas de nosotros.

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Persefone – Truth inside the shade

VERSIÓN EN ESPAÑOL ABAJO: POR FAVOR, DESPLÁCESE HACIA ABAJO!

Originario della Spagna, Miguel Espinoza è il compositore e tastierista della super band progressive / melodic death metal Persefone, con cui ha percorso un lungo viaggio di 20 anni creando musica e girando il mondo. In questa intervista per Il Raglio Del Mulo, Miguel ci racconta le sue esperienze e opinioni riguardo al mondo della musica oggi.

Benvenuto su Il Raglio Del Mulo, grazie mille per averci concesso un po’ del tuo tempo per l’intervista, Miguel. Come sono nati Persefone e come ti senti oggi quando ripensi ai primi tempi e a tutti gli sforzi fatti arrivare all’odierno livello di notorietà?
Ciao a tutti! Prima di tutto, grazie mille per avermi invitato per questa intervista. Ebbene, la verità è che è molto bello guardarsi indietro, anche se nella band non siamo molto inclini a rallegrarci del passato, poiché il passato è passato. Sono fatti già accaduti. Sarebbe strano vedere un campione olimpico camminare per strada con la medaglia, giusto? Abbiamo realizzato molti dei nostri sogni, ma abbiamo ben in mente i desideri che devono ancora essere realizzati.

Torniamo al 2001 cosa ha permesso ai Persefone di creare quello stile che li ha portati successo e che, nonostante tutto, è sempre in perenne evoluzione?
Prima di guardare al 2001, bisogna soffermarsi sugli anni precedenti, poiché Carlos ed io ci conoscevamo già quando vivevamo entrambi ad Albacete, nel sud della Spagna. Avevamo già fatto musica con una band chiamata Rüdi Gannan, con la quale non siamo riusciti a registrare nulla in particolare, ma il desiderio e le intenzioni stavano già iniziando a formarsi. Stavamo già pensando di pubblicare album, suonare uno stile che mescolasse elementi sinfonici, progressive, death metal, ecc. Negli anni, Carlos è andato a vivere ad Andorra e ha messo insieme una band che sarebbe poi diventata i Persefone, ma che è fondamentalmente un’estensione di quello che stavamo facendo entrambi nella nostra patria.

Di cosa parlano i testi dei Persefone e quali temi o filosofie vengono trattati nelle vostre canzoni?
C’è un prima e un dopo nei testi di Persefone. Come con la musica, ci siamo evoluti ed è stato con “Shin-ken” che abbiamo iniziato a scrivere testi che avessero un background positivo, di crescita personale, di avanzamento. Ci consideriamo persone molto spirituali e questa è una parte intrinseca dell’essere umano che oggi è molto trascurata. Da lì abbiamo scritto “Spiritual Migration” in cui abbiamo toccato questioni molto più profonde in modo generico. Dopo siamo passati ad “Aathma”, che in pratica significa “anima”. In generale, non cerchiamo di identificarci con alcuna religione o filosofia. È una questione di ciò che pensiamo sia corretto fare e del percorso che in qualche modo noi seguiamo nel mondo in cui viviamo.

In qualche momento durante il lungo viaggio della band, hai avuto momenti brutti o situazioni piuttosto spiacevoli tali che volevi abbandonare il progetto? E che reazione hai avuto nei confronti di chi ti diceva che quello che stavi facendo non ti avrebbe mai portato da nessuna parte?
Ovviamente, i tempi duri in cui ci siamo chiesti quale fosse il senso di tutto e chi ce lo facesse fare non sono mancati, ma la risposta è sempre la stessa: “Fanculo!” Scusa per l’espressione, ma è quello che diciamo di solito, a volte tra le lacrime. Ma lasciare che la vita ti sconfigga è peggio della sconfitta stessa. Non è nella nostra natura arrenderci. Possiamo rallentare, prendere fiato, ma smettere? Mai.

Secondo te Miguel, internet, piattaforme digitali, social network hanno aiutato o svilito l’essenza della musica estrema? Stando ai Kiss questa nuova realtà ha ammazzato il rock…
Un fatto che può essere dato per scontato è che Internet ha reso molto più facile per le piccole band promuoversi. Ciò significa che l’offerta musicale è aumentata e quindi è difficile trovare qualcosa che l’ascoltatore possa considerare veramente buono. Per quanto riguarda quello che dici sui Kiss, beh, non è la prima volta che sentiamo dire che uno stile “è morto”. È un’affermazione assurda. Chi ama il power metal (ad esempio), continua ad ascoltarlo, anche se non è di moda. E ci sono ancora band che propongono quello stile, poiché per molte di loro non si tratta di fare soldi, ma di esprimere musicalmente ciò che la loro mente e il loro cuore covano. Viviamo in un tempo privilegiato in cui le persone possono scegliere cosa ascoltare e non dobbiamo limitarci a quello che trovavamo in un negozio di dischi, soprattutto se si vive in una piccola città.

Qualcosa che mi ha sorpreso molto è stata la formazione molto solida che contraddistingue i Persefone, come fate con i vostri lavori quando dovete andare in tour? Come avviene la pianificazione di una tournée?
L’unico modo in cui possiamo gestire i tour è con le vacanze. Alcuni membri possono liberarsi senza che sia un dramma per nessuno poiché si occupano esclusivamente di musica, ma questo non avviene per la maggior parte di noi Ecco perché i tour dei Persefone sono sempre stati brevi. Dipender tutto dalle vacanze. Ho visto membri della band finire il tour alle 3 del mattino e alle 8 lavorare. O come nel caso di Carlos, che arriva dalla Cina e va direttamente al lavoro. Fa parte del sacrificio. Nessuno ci toglie il fatto che ci siamo goduti un tour, ma quando torniamo le responsabilità sono ancora lì.


In questo complicato 2020 è stata rilasciata la ri-registrazione del primo album del 2004, “Truth Inside the Shades”, quali emozioni hai provato durante il processo di ri-registrazione e perché avete deciso di incidere nuovamente il primo album della band?
Se non ricordo male, stavamo andando al festival di Karmoygeddon in Norvegia quando abbiamo avuto l’idea che in occasione del 15 ° anniversario dell’uscita del nostro primo album avremmo potuto festeggiarlo in qualche modo. L’idea della ri-registrazione dell’album da zero non ha tardato ad arrivare poiché non abbiamo salvato all’epoca le sessioni di registrazioni originali quindi non avremmo potuto semplicemente remixarlo, come abbiamo fatto con “Core”. Quando ci siamo trovati a rilavorare sulle canzoni, la situazione è stata molto divertente, dato che ci sembrava di essere i produttori di noi stessi di 15 anni fa. Abbiamo ritrovato momenti musicali davvero belli, così come altri che hanno generato un certo senso di vergogna e abbiamo deciso di far evolvere quei pezzi. Devi tener presente che questo album è stato composto in una settimana, il che ha fatto sì che molte parti fossero incise in un modo molto più semplice rispetto a quanto avremmo fatto oggi. È stato divertente vedere il risultato e molto bello scoprire la reazione dei nostri fan.

Parliamo di altre cose, Miguel, di come è iniziata la tua passione per la musica, e ancora di più, per le tastiere e le voci, di come nei primi anni 2000 ti sei trasferito dalla Spagna ad Andorra e di come si sia sviluppata la tua carriera di compositore.
Quando avevo circa sette anni, mia sorella suonava il piano e, beh, sappiamo tutti cosa succede a quell’età: vuoi fare quello che fanno i tuoi fratelli maggiori. Paradossalmente, sono finito in un corso di tastiera elettronica, non pianoforte, e la verità è che non so dirti il perché. Immagino che ci sia stato un momento in cui ho dovuto prendere una decisione e mi piaceva di più l’idea della tastiera. Sono sempre stato molto attratto da tutto ciò che ha a che fare con la tecnologia, quindi un dispositivo pieni di pulsanti risultava ben più attraente per me del pianoforte classico. Nonostante tutto, non ci volle molto perché me ne andassi a causa dei “brutti voti a scuola”. Ma la tastiera “Casiotone” era già entrata a casa mia, così ho passato gli anni a venire suonando quello che volevo. Quando avevo 15 – 16 anni, ho iniziato a frequentare Carlos per fare musica e poi è diventata una sana competizione per vedere chi suonava cose più veloci (Yngwie Malmsteen e Jens Johansson …). La partenza di Carlos per Andorra è stata devastante per entrambi perché il sogno musicale che avevano in comune stava svanendo. Mi è costato molto poca fatica andare ad Andorra una volta che ho saputo che Carlos aveva già messo su una nuova band per continuare il progetto che avevamo iniziato insieme.

Questo periodo di pandemia ti è servito per comporre il tuo nuovo materiale? E come sei entrato in contatto con le persone che ti hanno proposto di scrivere le colonne sonore per spot e giochi, Miguel?
Da diversi anni ormai sia Carlos che io dedichiamo parte del nostro tempo alla musica per film, ai videogiochi, alla pubblicità. Recentemente abbiamo lavorato a una serie per bambini trasmessa su RTVE chiamata Momonsters (e che credo uscirà presto in Italia). Abbiamo anche realizzato alcuni film, cortometraggi e nel mondo dei videogiochi, tra i quali spiccano Big Farm Story della società di produzione Goodgames per la piattaforma Steam, Supremacy 1 e Call of War della società di produzione Bytro Labs per PC… Mi soddisfa parecchio fare musica per film e videogiochi, perché mi permette di poter esplorare strade che non posso percorrere così liberamente con i Persefone. Tutto ciò ci ha portato ad apprendere nuovi concetti nella produzione musicale che ora stiamo applicando alle nuove canzoni dei Persefone. Non vedo l’ora che tu possa ascoltare cosa c’è di nuovo!

Qual è la cosa più difficile secondo te nel mondo della musica? E cosa diresti a tutti coloro che aspirano a fare musica ma che a un certo punto desiderano rinunciare di seguire i propri sogni?
Ho sempre pensato che il mondo della musica sia una delle carriere più difficili che una persona possa scegliere. È un mondo, in generale, poco retribuito e in cui per crescere bisogna prima fare uno sforzo titanico. Non esiste azienda al mondo che regga quasi 20 anni senza pagare un solo stipendio ai propri soci. È la passione che ci fa andare avanti, e il denaro non è ciò che ci fa arrendere. Fare uno sciopero di musicisti in cui ci rifiutiamo tutti di fare musica per un anno sarebbe impossibile, poiché la stragrande maggioranza non fa musica per guadagnare soldi o per dover vivere, se non perché ne ha voglia. Ciò lo rende ancora più complicato e la domanda viene gravemente deprezzata. Di conseguenza, il filtro viene impostato automaticamente. Se entri nel mondo della musica per soldi o fama, ne uscirai molto presto. Va bene arrendersi se pensi di non avere abbastanza forza o passione per andare avanti. Ci sono molti che ci hanno detto “Mi piacerebbe fare un tour in Giappone come te”, finché non dici loro cosa fare per arrivarci e poi riconoscono che non sarebbero disposti a fare ciò che deve essere fatto per “realizzare i propri sogni”. La competizione è e sarà agguerrita e molte volte uscirai da una determinata situazione gravemente ferito, ma il giorno dopo vedrai il tuo compagno di band alzarsi per andare avanti e ti chiederai: cosa facciamo? Un attimo dopo sei in movimento…

È tutto, grazie
Grazie mille per tutto! Se volete sentire qualcosa dei Persefone, ci sono i vari social network. Se volete sentire qualcosa di mio, tipo videogiochi, ecc., potete seguirmi su Instagram (@moepersefone) o visitare il mio sito web www.miguelespinosamusician.com

Originario de España, Miguel Espinoza es un compositor y tecladista de la súper banda de death metal melódico progresivo Perséfone, con un largo transitar de 20 años creando música y recorriendo el mundo con su banda principal. En esta entrevista para Il Raglio Del Mulo Miguel nos cuenta sus experiencias, vivencias, y pareceres personales con respecto al mundo de la música hoy día, y como la pandemia ha afectado en mayor o menor medida a la banda y que se traen entre manos actualmente con Perséfone.

Bienvenido al Il Raglio Del Mulo, muchas gracias por tu tiempo para la entrevista Miguel, como nace Persefone, y como se siente hoy dia mirar los Comienzos, los proyectos que se fueron marcando con el proyecto y haberlos concretado en su gran mayoria al Dia de Hoy?
Hola a todos! En primer muchas gracias por contar conmigo para esta entrevista. Pues la verdad es que es muy agradable echar la vista atrás, aunque en la banda no somos muy dados a regocijarnos en el pasado, ya que lo pasado, pasado está. Son éxitos del pasado. Sería como ver a un medallista olímpico paseando con la medalla por la calle, no? Hemos cumplido muchos sueños, pero ya tenemos en la mente los sueños que están por cumplir.

Como fue en aquella epoca de 2001 que Nace Persefone marcar el estilo que hoy Dia ha hecho Figurar a la banda como una banda prominente en el estilo y el cual tienen un largo transitar y con una marcada evolucion permanente?
Mirar al 2001 es mirar a los años anteriores, ya que Carlos y yo ya nos conocíamos cuando ambos vivíamos en Albacete, en el sur de España. Ya hacíamos música con una banda llamada rüdi gannan, con la que no llegamos a editar nada en concreto, pero que las ganas y las intenciones ya empezaban a establecerse. Ya pensabamos en sacar álbums, tocar un estilo que mezclara elementos de metal sinfónico, progresivo, death metal, etc. Con los años, Carlos se fue a vivir a Andorra y monto una banda que acabaría siendo Persefone, pero que básicamente es una extensión de lo que ambos ya hacíamos en nuestra tierra natal.

De que tratan las letras de Persefone, y a que situaciones o filosofia evocaban en sus canciones?
Hay un antes y un después en las letras de Persefone. Al igual que ocurre con la música, fuimos evolucionando y fue con el Shin-ken que empezamos a escribir letras que tuvieran un trasfondo positivo, de crecimiento personal, de avance. Nos consideramos personas muy espirituales y que esa es una parte intrinseca del ser humano que a día de hoy está muy abandonada. A partir de ahí escribimos “Spiritual Migration” en la que tocamos temas mucho más profundos de manera genérica. Tras él, nos fuimos a “Aathma”, que básicamente significa “alma”. En general, no buscamos identificarnos con religión o filosofía alguna. Es una cuestión de lo que nosotros pensamos que es correcto y el camino que de alguna manera seguimos en el mundo en que vivimos.

¿En algún momento del largo transitar de la banda han pasado momentos malos o situaciones bastante desagradables que quisieron abandonar el Proyecto?, y qué aptitud tomaban ante personas que les decía que lo que ustedes hacían no iría a ningún lugar.
Por supuesto! Los momentos duros en los que nos hemos planteado qué sentido tenía todo han ocurrido y ocurre, pero la respuesta es siempre la misma: “Que se joda!” Perdonad por la expresión, pero es que es la que solemos decir, a veces entre lágrimas. Pero es que dejar que la vida te venza es peor que la derrota en sí misma. No está en nuestra naturaleza el darnos por vencidos. Podremos frenar, tomarnos un respiro, pero ¿abandonar? Nunca.

Hoy día en tu opinión Miguel, el internet, las plataformas, las redes sociales, ¿han ayudado o han hecho diluir la esencia de la Música Extrema? entiéndase por calidad, Y en tu opinión que cosas estas herramientas han fortalecido pero también han debilitado, mirando en el caso de bandas como kiss que argumentan que el rock y por ende entendiendo el sentido de esas palabras todo lo que viene detrás del rock también está muerto.
Un hecho que sí puede darse por cierto es que internet ha provocado que sea mucho más fácil para las bandas pequeñas promocionarse. Eso conlleva que la oferta musical es abrumadora y por tanto cuesta encontrar algo que el oyente pueda considerar como realmente bueno. Respecto a lo que dices de Kiss, bueno, no es la primera vez que oímos que un estilo “esta muerto”. Es una afirmación absurda. Al que le gusta el power metal (por poner un ejemplo), lo sigue escuchando, aunque no esté de moda. Y sigue habiendo bandas del estilo, ya que para muchas de ellas no es una cuestión de hacer dinero, si no de expresar musicalmente lo que su mente y su corazón les evocan. Vivimos una época privilegiada en la que las personas podemos elegir lo que escuchar y no hemos de limitarnos a lo que encontrábamos antiguamente en la tienda de discos, sobre todo si vivías en una ciudad pequeña.

¿Algo que me ha sorprendido mucho ha sido la formación bastante solida la cual posee Persefone, como hacen cuando tienen que ir de gira en sus respectivos lugares de trabajo para poder hacer los tours sin ningún inconveniente Miguel? Como es la planeación cuando se concreta un tour.
La única manera en que podemos gestionar las giras es con vacaciones. Algunos miembros ya podemos ir sin que sea un drama para ninguno de nosotros ya que nos dedicamos a la música de manera exclusiva, pero no es el caso de la mayoría. Ese es el motivo por el que las giras de Persefone siempre han sido cortas. Dependíamos de vacaciones. He visto a miembros de la banda llegar de gira a las 3 de la madrugada y a las 8 estar trabajando. O como en el caso de Carlos, llegar de China, e irse directo a trabajar. Es parte del sacrificio. Nadie nos quita el haber disfrutado una gira, pero al volver, las responsabilidades siguen ahí. La lucha ahora está en que la responsabilidad sea la gira.

En este Difícil 2020 fue lanzado la re-grabación del primer disco del 2004 “Truth Inside the Shades”, que emociones recorrieron en el proceso de grabación, y porqué Re grabar ese primer trabajo de la banda?
Creo recordar que estábamos yendo al festival Karmoygeddon en Noruega cuando nos planteamos la idea de que, con que llegaba el 15 aniversario del lanzamiento de nuestro primer álbum podríamos celebrarlo de alguna manera. La regrabación del álbum desde cero no tardó en aparecer sobre la mesa, ya que no guardamos las sesiones por pistas del primer álbum y no podíamos remezclarlo, como hicimos con el “Core”. A la hora de trabajar en los temas la situación fue muy divertida, ya que era como hacer de productor a nuestro yo de hace 15 años. Encontramos momentos musicales que eran realmente buenos, así como otros que nos generaron cierta sensación de vergüenza ajena y decidimos evolucionar dichos trozos. Hay que recordar que ese álbum fue compuesto en una semana, lo cual hizo que muchas secciones las aceptáramos de una manera mucho más liviana de lo que lo haríamos ahora. Ha sido divertido ver el resultado y muy agradable ver la reacción de nuestros fans. 

Hablando de otras cosas Miguel, como comenzó la pasión de Miguel Espinosa por la Musica, y más aun por el teclado y las voces, como se dio en el principios de los 2000´s mudarse de España a Andorra, y como fue  a lo largo de estos años desarrollar tu carrera Musical como compositor?
Cuando tenía unos 7 años, mi hermana tocaba el piano y bueno, ya sabemos lo que pasa con esas edades: Uno quiere hacer lo que hacen sus hermanos mayores. Paradójicamente, acabé en una clase de teclado electrónico, no de piano y lo cierto es que no sé deciros porqué. Supongo que hubo un momento en el que hubo que tomar la decisión y me gustó más la idea del teclado. Siempre he sido muy amante te todo lo que tenga que ver con tecnología, así que un aparato con teclas lleno de botones me resultaría más atractivo que el piano clásico. Pese a todo, no tardé en dejarlo por “malas notas en el cole”. Pero el teclado “Casiotone” ya estaba en casa, así que pasé los años venideros tocando lo que a mi me apetecía. Con 15, 16 años empecé a quedar con Carlos para hacer música y entonces se convirtió en una sana competición de ver quién tocaba cosas más rápidas (demasiado Yngwie Malmsteen y Jens Johansson…). La partida de Carlos a Andorra fue devastadora para ambos porque el anhelo musical que ambos tenía se desvanecía. Me costó muy poco irme a Andorra una vez supe que Carlos tenía una banda nueva ya montada para seguir el proyecto que ya habíamos empezado.

En este tiempo de Pandemia, te ha servido para componer Material propio tuyo? Y esto ha traido gente hasta ti que necesite un soundtrack ya sea para una Propaganda, anuncio, un audiovisual, un juego Miguel?
Hace ya varios años que tanto Carlos como yo dedicamos parte de nuestro tiempo a la música de cine, videojuegos, publicidad. Hemos trabajado recientemente en una serie infantil emitida en RTVE llamada Momonsters (y que creo que no tardará en estrenarse en Italia). También hemos hecho alguna película, cortometrajes y en el mundo del videojuego, algunos a destacar son Big Farm Story de la productora Goodgames para la plataforma Steam, Supremacy 1 y Call of War de la productora Bytro Labs para PC… A mi en particular me llena enormemente hacer música para cine y videojuegos ya que puedo explorar vías que no puedo explorar tan libremente con Persefone. Todo ello nos ha llevado a aprender conceptos nuevos en la producción musical que ahora estamos aplicando a los nuevos temas de Persefone. De veras que no puedo esperar a que escuchéis lo nuevo!

Que es lo más duro para ti en tu opinión Personal con respecto a la música Miguel, y que palabras o pensamientos les dirías a todos los que aspiran a hacer música pero en algún momento desean desistir de seguir sus sueños.
Siempre he pensado que el mundo de la música es una de las carreras más difíciles que una persona puede elegir. Se trata de un mundo, en general, mal pagado y en el que para crecer, primero has de hacer un esfuerzo titánico. No hay ninguna empresa en el mundo que se sostenga durante casi 20 años sin pagar ni un solo sueldo a sus miembros. Es la pasión lo que nos hace tirar para adelante, y el dinero no es lo que nos hace desistir. Hacer una huelga de músicos en la que nos negáramos todos a hacer música durante un año sería imposible, ya que la gran mayoría no hace música por ganar dinero o para tener que vivir, si no porque les apetece. Eso hace que sea todavía más complicado y que la demanda esté muy depreciada. Como consecuencia, el filtro se pone automáticamente. Si te metes en el mundo de la música por dinero o fama, vas a salir muy pronto de él. No pasa nada por desistir si piensas que no te ves con fuerzas o pasión suficiente de seguir adelante. Son muchos los que nos han dicho “me encantaría hacer giras por Japón como vosotros”, hasta que les cuentas lo que hay que hacer para llegar ahí y entonces reconocen que no estarían dispuesto a hacer lo que hay que hacer para conseguir “cumplir tus sueños”. La competencia es y será feroz y muchas veces saldrás mal herido de una situación, pero al día siguiente verás a tu compañero de banda levantarse para seguir adelante y tú te preguntas:  ¿qué hago? Un momento después estás en marcha…

Muchas gracias por todo.
Muchas gracias por todo!! Si os apetece escuchar algo de Persefone, nos tenéis en todas las redes sociales. Si queréis escuchar algo mío, respecto a videojuegos, etc, podéis seguirme en Instagram (@moepersefone) o visitar mi web www.miguelespinosamusician.com