Sirenia – Riddles, ruins and revelations

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

I Sirenia si sono rinnovati con il loro decimo album in studio, “Riddles, Ruins & Revelations” (Napalm Records). Abbiamo fatto due chiacchiere con il mastermind Morten Veland, un uomo che non ha certo paura di combinare il metal sinfonico con le influenze più moderne.

Benvenuto Morten, come è nato il vostro decimo album “Riddles, Ruins & Revelations”?
A causa della pandemia questo si è rivelato un album impegnativo da realizzare, abbiamo dovuto fare molte cose in modo molto diverso da quello che avremmo fatto normalmente. La pandemia ha colpito l’Europa con tutta la sua forza solo pochi giorni prima l’inizio delle nostre sessioni di registrazione dell’album. Il volo di Emmanuelle è stato cancellato e non è riuscita ad arrivare in Norvegia se non sei mesi dopo. Di conseguenza l’album è stato posticipato di sei mesi. Anche realizzare video e foto promozionali è stato complicato e al momento non siamo ancora in grado di fare un tour. Quindi è una situazione frustrante quella in cui noi artisti in generale e fan ci troviamo in questi giorni.

Oggigiorno non hai paura di combinare un suono sinfonico pesante con influenze moderne, perché hai cambiato il tuo approccio alla musica in questi anni?
Ogni volta che inizio a scrivere materiale per un nuovo album, tendo a passare i primi due mesi a sperimentare e cercare una nuova direzione in cui posso portare l’album. Questa volta sono stato ispirato da molti suoni di tastiera retrò ed elementi elettronici. Questi sono elementi che sono stati presenti anche in passato, ma questa volta abbiamo decisamente dato loro un ruolo più importante. Mi è piaciuto molto fare questo album, ed è questo che è importante per me, cercando di far rimanere le cose interessanti. Ho bisogno di nuove motivazioni e ispirazione ogni volta e ho bisogno di fare cose nuove per rimanere ispirato.

L’album si conclude con una vostra versione della hit “Voyage Voyage” dei Desireless` 1986, non temi la reazione dei tuoi fan a una cover di una canzone pop?
No, assolutamente no. Se dovessimo temere le reazioni dei fan e degli ascoltatori, tanto vale smettere di fare musica. Comunque ci aspettavamo certamente feedback contrastanti su quella canzone. Ma le reazioni sono state sorprendentemente positive, devo dire. Per me non ha mai avuto senso per una band metal coverizzare un’altra band metal, dato che le versioni suonerebbero comunque troppo simili. Ho sempre preferito trovare una canzone di un genere diverso e poi trasformarla in una versione metal.

Secondo te “Riddles, Ruins & Revelations” contiene una o più canzoni che potrebbero lasciare un segno nella carriera dei Sirenia? Forse “December Snow”?
Non sono sicuro di aver capito esattamente cosa intendi, ma direi che canzoni come “December Snow”, “We come to Ruins” e “Downwards Spiral” sono una specie di canzone tipica dei Sirenia. Hanno la maggior parte degli elementi per cui siamo conosciuti negli anni.

In “Downwards Spiral” Emmanuelle è supportata dalla voce di Joakim Næss, perché ti piace lavorare con lui così spesso?
La risposta a questa domanda è abbastanza semplice: perché amiamo la sua voce. È un grande cantante e amico ed è molto bello lavorare con lui. Anche la sua voce si fonde perfettamente con la nostra musica.

Qual è la tua dipendenza n. 1?
Birra artigianale.

Dopo questo difficile 2020, pensi che la pandemia abbia dimostrato che l’arte è essenziale per la vita delle persone? La musica ancora di più?
Sicuramente credo che la musica possa essere una forza positiva nella vita della gente, e ho sentito da molte persone come la musica le abbia aiutate nei periodi difficili della vita. Penso che la musica abbia svolto un ruolo importante per molti in particolare durante questa pandemia.

Quanto è difficile la vita per un musicista lontano dal palco?
È molto difficile. Non sono stato in questa situazione dal 1991. Non che ci fosse una pandemia in quel momento, ma quella è stata l’ultima volta che sono andato per così tanto tempo senza far nulla.

Trasmetterete in streaming un release concert per “Riddles, Ruins & Revelations”?
Avevamo dei piani per quello. Ma si è rivelato così complicato e rischioso da organizzare in questi tempi, che per ora abbiamo deciso di lasciar perdere. Forse faremo uno spettacolo in live streaming in un secondo momento, ma per ora quei piani sono in sospeso. La nostra band è trasmessa in tutta Europa, in Norvegia, Regno Unito e Francia. Questo non si è mai rivelato complicato in passato, ma durante la pandemia è stato più difficile per motivi pratici. Mi mancano davvero il resto della mia band e i nostri fan. Non vedo l’ora di tornare di nuovo in tour. Un saluto a tutti i nostri fan italiani, state al sicuro e speriamo di vedervi presto.

Sirenia are renewed in darkness with their tenth studio album, “Riddles, Ruins & Revelations” (Napalm Records). We had a chat with the mastermind Morten Veland, a man who is certainly not afraid of combining a heavy symphonic sound with modern influences.

Welcome Morten, how is born your tenth album “Riddles, Ruins & Revelations”?
Due to the pandemic this turned out to be a challenging album to make, we had to do a lot of things quite different than we would normally do. The pandemic hit Europe with full force just a few days before we were supposed to begin the recording sessions for the album. Emmanuelle’s flight was canceled and she were not able to make it to Norway until six months later. As a result the album was postponed by six months. Also making videos and promo pics was complicated, and at the moment we are still not able to tour. So it is a frustrating situation that we, artists in general and fans find ourselves in these days.

Nowdays  you are not afraid of combining a heavy symphonic sound with modern influences, why did you change your approach to the music in these years?
Every time that I start writing material for a new album, I tend to spend the first couple of months experimenting and searching for a new direction in which I can take the album. This time I was inspired by a lot of retro keyboard sounds and electronic elements. These are elements that have been with us in the past as well, but we definitely gave them a bigger role this time. I really enjoyed making this album, and that is what it is about for me, trying to make things remain interesting. I need new motivation and inspiration every time, and I need to do new things in order to stay inspired.

The album ends with a cover of Desireless` 1986 hit “Voyage Voyage”,  don’t you fear your fans’ reaction to a pop song cover?
No, absolutely not. If we were to fear the reactions from fans and listeners we might as well stop making music. However we certainly was expecting mixed feedback on that song. But the reactions have been surprisingly good I must say. To me it never really made any sense for a metal band to cover another metal band, as the versions would end up sounding too similar anyway. I always preferred finding a song in a different genre and then turning it into a metal version.

According to you does “Riddles, Ruins & Revelations”  contain one or more songs  that could mark the career of Sirenia? Maybe “December Snow”?
Not sure if I understand exactly what you mean, but I would say that songs like “December Snow”, “We Come to Ruins” and ‘Downwards Spiral’ are kind of typical Sirenia songs. They have most of the elements that we are known for over the years.

In “Downwards Spiral” Emmanuelle is supported by the voice of Joakim Næss, Why do you love working with him so often?
The answer to that question is quite simple, it is because we love his voice. He is a great singer and friend and it is very nice to work with him. His voice also blends perfectly into our music.

Which is your addiction n. 1?
Crafts brew.

After this difficult 2020, do you think this pandemic has shown that art is essential for people’s lives? Music even more?
I certainly do believe that music can be a positive force in people’s lives, and I have heard from many people how music has helped them through difficult periods of the lives. I think that music has played an important role for many during this pandemic in particular.

How difficult is life for a musician far from the stage?
It is very difficult. I have not been in this situation since 1991. Not that there was any pandemic at that time, but that was the last time I went for such a long time without entering a stage.

Will you stream a release concert for “Riddles, Ruins & Revelations”?
We had plans for that. But it turned out to be so complicated and risky to arrange in these times, that we decided to drop it for now. Maybe we will do a live stream show at a later point, but for now those plans are on hold. Our band is spread all over Europe, in Norway, UK and France. This never proved to be complicated in the past, but during the pandemic it has been more difficult for practical reasons. I really miss the rest of my band and our fans. I can’t wait to be back on tour again. Cheers to all our Italian fans, stay safe and we hope to see you soon.

Winterage – L’eredità della bellezza

I Winterage, come scoprirete leggendo le parole di Gabriele Boschi (violino e maggior compositore della band), hanno voglia di riprendersi il tempo perduto tra la pubblicazione The Harmonic Passage” e quella del nuovissimo “The Inheritance of Beauty” (Scarlet Records), ma lo vogliono fare a modo loro, senza perdere di vista il concetto di bellezza, elemento su quale si base il loro percorso artistico.

Benvenuto Gabriele, ben sei anni separano il vostro primo full-length “The Harmonic Passage” dal nuovo “The Inheritance of Beauty”, se consideriamo che tra l’EP di esordio e il suo successore sono trascorsi quattro anni, verrebbe da pensare che il vostro iter compositivo richiede molto tempo. E’ così o questi tempi dilatati sono una conseguenza di fattori esterni?
Ciao e grazie per averci ospitati! In realtà questi tempi dilatati sono stati  causati dalla naturale crescita della band. Mi spiego, in modo molto schietto: avere una band nel 2020, nel pieno della decadenza annunciata della discografia, è un impegno non da poco che va incastonato nella miriade di attività multitasking che vengono richieste a noi giovani per sopravvivere. Siamo una generazione così, c’è poco da piangersi addosso! Quindi in questi anni abbiamo affiancato l’attività della band alla nostra formazione professionale, ricordo che l’età media della band è di 28 anni, giungendo ad oggi con una formazione più compatta, una mentalità più matura, e degli obiettivi più delineati. Certo, avere a disposizione molto tempo ha anche favorito la cesellatura del materiale compositivo, rendendo il songwriting più incisivo. Ma da ora in avanti posso abbastanza sbilanciarmi nel dire che non passerà più così tanto tempo tra un album e l’altro!

Mi daresti la vostra definizione di bellezza?
Con questo album abbiamo voluto mostrare un’opera d’arte, un’icona senza tempo in  rappresentanza dell’autentica bellezza: la “Nascita di Venere” di Sandro Botticelli. Agganciandoci concettualmente a questo dipinto, riconosciuto internazionalmente e nei secoli come uno dei maggiori canoni di bellezza, abbiamo voluto suggerire uno sguardo sul mondo di oggi e su come è vista oggi un’opera d’arte. Con uno sguardo un po’ decadentista, ci siamo scoperti sommersi dal quasi totalizzante utilizzo commerciale dell’arte, dalla poca ricercatezza che molti “artisti” imprimevano nei loro lavori rivolgendo il loro sguardo unicamente al profitto che ne sarebbe derivato. Insomma, abbiamo percepito come traditi quei valori che a nostro parere dovrebbero essere fondanti per la creazione e la fruizione di qualcosa di artistico: un’ideale, un’ispirazione, pura e senza doppi fini, un’identità artistica che traspaia dall’opera d’arte, trascendendola. Ecco, tutto questo, forse, potrebbe essere la nostra definizione di bellezza nel 2020. Ci siamo rifatti molto alla mitologia greca ed al loro mondo, proprio perché i greci si interrogavano su quale potesse essere la rappresentazione dell’estrema bellezza e, ricercandola, con impegno e dedizione impegnavano anche tutta la vita a questo scopo, producendo capolavori che ancora oggi ammiriamo. Scusa se mi dilungo, ma è una domanda che racchiude un concetto su cui si potrebbero scrivere intere tesi di laurea! Per concludere, nel nostro ultimo brano abbiamo però suggerito un’idea che apre uno spiraglio di speranza su tutta questa visione decadentista. Il costruttore di giocattoli, attraverso i suoi balocchi, apparentemente insignificanti, vuole risvegliare nell’animo assopito delle persone questo guizzo artistico.

Alla luce di quanto mi hai detto, cosa ci lascia, o ci ha lasciato, in eredità la bellezza?
Riallacciandomi al giocattolaio di cui parlavo prima, è lui che ci spiega che l’eredità di questa bellezza appena descritta è indissolubilmente presente nell’animo umano, sopita, ma con tutte le  potenzialità per divampare nuovamente. Egli spera che i suoi giocattoli con il loro guizzo bambinesco, possano essere la miccia che faccia accendere il fuoco dell’immaginazione che è presente da tempi primordiali in ognuno degli esseri umani. Concludo quindi riportando le lyric dell’ultimo ritornello del disco, un passaggio a cui tengo molto e che può riassumere la risposta a questa domanda:

AN EXTRAORDINARY WORLD RESIDES IN OUR REAL
MATTER WILL ITS ESSENCE MOST INTANGIBLE REVEAL
THE WEFT OF BEAUTY IS GLOWING FROM THE STRUCTURE OF OUR WORLD
AND THE GREATNESS OF LOVE IS SPREADING
AND NATURE IS CHANTING UNTAMED
THE PRIMORDIAL DIVINE MIGHT

Nel disco ci sono dei rimandi evidenti alla classicità, mi riferisco alla Venere in copertina o all’utilizzo di strumenti quali violini, voci liriche ecc. Come è possibile coniugare classicità e contemporaneità senza cadere nel pacchiano?
Penso che come in ogni cosa, difficilmente si può scadere nel pacchiano, quando alle spalle si ha un’idea di cui si è convinti e per la quale si lavora molto per la sua realizzazione con cognizione di causa. C’è da dire che strumenti orchestrali e metal sono coesistiti fin dal primo avvento del rock, ed il risultato in genere è stato quasi sempre piacevole. La nostra idea in questo album è stata quella di organizzare, al meglio delle nostre capacità, gli elementi portanti del nostro sound, miscelandoli nel genere power metal. Quindi orchestrazioni, citazioni della musica tradizionale irlandese, melodie di violino, citazioni dalla musica sinfonica, assoli neoclassici ed ultimamente anche un avvicinamento più importante verso la lirica ed il virtuosismo violinistico, coesistono all’interno degli stessi pezzi, organizzati da un songwriting minuzioso. Per rispondere alla domanda, penso che se “orchestri” antico e moderno con intelligenza, si possano ottenere degli ottimi risultati!

Avete lavorato con una vera orchestra, è stato difficile interagire con musicisti provenienti da un ambito musicale diverso dal vostro?
No assolutamente, abbiamo registrato le loro parti su tutto l’album in tempi record: in una giornata di studio dedicata ad ogni sezione siamo riusciti ad incidere tutto. Discorso diverso è per i cori, ci sono volute tre giornate per quelli lirici femminili, altre tre per quelli maschili ed un paio per i leggeri femminili; ma non perché fossero meno bravi i coristi, semplicemente avevano il triplo delle parti da cantare! Alla fine, i musicisti professionisti sono abituati a leggere le parti d’orchestra. Cruciale è la fase di scrittura delle parti e di progettazione della sessione di studio: più cose scrivi a casa (indicazioni di tempo, dinamica, legature, arcate, spesso addirittura le diteggiature), prima loro capiscono quello che vuoi e meno tempo perdi in studio, riuscendo così a registrare più minuti di musica. In questa fase è stato di enorme aiuto il Maestro Vito Lo Re che, grazie alla sua esperienza di direttore durante le sessioni di registrazione d’orchestra, e di compositore, ha saputo ottimizzare al meglio il tempo che avevamo e mi ha dispensato degli ottimi consigli in itinere.

Quasi a confermare la vostra visione “allargata” della musica, troviamo due produttori appartenenti a due sottogeneri del metal tra loro a prima vista agli antipodi, mi riferisco a Tommy Talamanca e  Roberto Tiranti. Questa collaborazione cosa ha aggiunto ai vostri brani?
Sono state due figure di enorme aiuto per la buona riuscita del progetto. Entrambi sono dei professionisti nel loro settore e hanno subito capito come impostare il lavoro con noi. I tempi per ogni sessione erano diversi: con Roberto, le registrazioni delle linee vocali di Daniele si sono svolte con molta calma, in modo da registrare sempre al top della forma e della sua resa vocale; mentre con Tommy, sempre preservando la qualità, abbiamo fatto delle belle full-immersion di giornate di studio cercando di ottimizzare i tempi  vista la mole di roba da registrare. Per esempio Luca ha inciso tutte le batterie del disco in soli tre giorni e io le mie parti di violino in uno e mezzo: anche in questo caso è stata fondamentale la preparazione e lo studio a casa!

Ma come nascono i vostri brani?
I brani di questo album vantano ancora l’alchimia compositiva dei tre fondatori della band: me, Dario e Riccardo Gisotti, oltre che l’apporto costante di tutti i membri. Ognuno di noi propone alla band delle idee, delle melodie, dei riff, che vengono discussi e “rimpastati” assieme, magari cambiando qualche accordo o qualche nota per rendere quella parte più interessante o quell’altra più struggente. Insieme si costruiscono così i pezzi e, a suon di compromessi da parte di tutti, si giunge al brano finito, che porta quindi l’apprezzamento generale. Bene o male la regola è questa, spesso invece qualcuno scrive un pezzo in autonomia e poi lo presenta alla band: è il caso di “Wisdom of Us”, brano interamente composto da Dario, o di “The Amazing Toymaker”, pezzo che posso vantarmi di aver scritto da solo.

Da dove proviene la vostra fascinazione per il folk irlandese?
Tutti noi Winterage abbiamo un lato folk nel nostro gusto musicale, che ci porta ad apprezzare le tradizionali sonorità irlandesi, chi più e chi meno. Negli anni, questa vena folk si è espansa a dismisura nel cuore del nostro (ormai ex) tastierista Dario, tanto che ha deciso di seguire unicamente quella strada. La sua conoscenza del repertorio irlandese è pressoché infinita, sa suonare migliaia di tunes, con almeno quattro strumenti diversi, e col tempo è diventato il referente ufficiale di questa influenza nella band. Anche se ora Dario non fa più parte del gruppo, questa vena folk rimarrà comunque parte integrante del nostro sound, così come lui il referente indiscusso a cui chiederemo sempre consigli, oltre che di partecipare alle future registrazioni!

Credi che il singolo, “Orpheus and Eurydice”, sia in grado di presentare a pieno la complessità del disco o inevitabilmente ne dà una visione parziale da completare necessariamente con l’ascolto dell’album?
Quel brano è stato concepito proprio con l’idea di voler unificare tutto il sound della band in un unico pezzo. Come accennavo, in questo album abbiamo voluto gestire meglio tutte le influenze diverse, integrandole meglio all’interno dei pezzi, e questo brano ne è l’esempio più calzante. Siamo molto legati a quel brano perché siamo riusciti a far conciliare le melodie tipiche del power metal, delle ritmiche aggressive, il ritornello cantabile, la parte lirica, il tune folk, l’intermezzo orchestrale, il tutto condito con delle belle scariche di doppio pedale, whistles di voce ed orchestrazioni bombastiche… ok scusa mi sono esaltato haha! Per rispondere alla domanda, è probabile che questo pezzo riassuma il sound generale della band, ma se uno ne è affascinato, l’ascolto dell’album sarà sicuramente molto più soddisfacente, anche perché l’ultimo brano della durata 16.30 minuti, suggerisce delle sonorità nuove per noi, derivanti dal musical e dalla musica per film che nel singolo non sono presenti.

Quando sarà possibile tornare all’attività live, come proporrete sul palco dei pezzi così complessi e ricchi di sfumature?
Per promuovere l’uscita dell’album volevamo organizzare nuovamente uno show in teatro con il quartetto d’archi, ma visti i tempi non ci è stato permesso. Durante i nostri live veniamo accompagnati dalle sequenze, che riproducono tutto il grande lavoro che è stato fatto in studio di registrazione, favorendo la resa sinfonica. Il mio sogno nel cassetto è quello di suonare live con orchestra e coro… ma ne deve passare di acqua sotto i ponti ancora!

Ad Infinitum – The acoustic storm

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

La symphonic metal band Ad Infinitum ha reinventato durante il lockdown il proprio debutto, “Chapter I: Monarchy”, realizzandone una nuova versione acustica, Chapter I Revisited (Napalm Records). Ne abbiamo parlato con la cantante Melissa Bonny.

Benvenuta Melissa, “Chapter I Revisited” è uscito il 4 dicembre, questo album acustico era già stato programmato o è stato ideato durante il lockdown?
Quando ci siamo resi conto che probabilmente non saremmo andati in tour nel 2020, abbiamo deciso di trovare altri modi per entrare in contatto con le persone che amano la nostra musica. È così che è nata l’idea di creare il “Chapter I Revisited”.

In questa versione acustica, hai scoperto nuovi aspetti delle tue vecchie canzoni?
Sì! Adrian ha sostituito completamente le orchestrazioni con le chitarre. Questo dà un’atmosfera e un umore completamente nuovo ai brani. E Nik ha fatto un lavoro fantastico con le percussioni.

Come è cambiato il tuo modo di cantare per questa nuova versione acustica?
Ho dovuto adattarmi all’energia degli strumenti. Sono stata l’ultima a trasformare la mia parte e a registrarla. La voce è un po’ più morbida rispetto all’album originale e ho sostituito alcune delle urla con nuove melodie vocali.

Quanto è importante per voi pubblicare un album ora che la pandemia da Covid-19 ha paralizzato l’intera industria live?
Questo è il modo migliore per essere presenti, per raggiungere le persone, per rimanere in contatto con i fan.

Come trascorri le tue giornate lontano dai palchi?
Molta musica. Con gli Ad Infinitum ho pubblicato un acustico mentre scrivevo un nuovo album e spedivo il merchandising e mi occupavo della creazione dei video e così via. Questo è principalmente quello che ho fatto durante l’intero anno e quello che sto ancora facendo in questo momento, haha! Mi sto occupando anche di alcune registrazioni per altri artisti e progetti. Oltre alla musica, mi piace fare un giro in bicicletta nella foresta o in spiaggia, o semplicemente passare un po’ di tempo a casa.

Che tipo di musica ascolti in questi strani giorni?
Di recente mi sono innamorata di Myrath e Pyramaze. Ma ascolto anche tanta musica di generi diversi… È difficile elencare tutto!

A casa preferisci il formato fisico o le piattaforme digitali?
Preferisco le piattaforme digitali. Avevo così tanti CD che non riuscivo più a conservarli. Ora, compro solo formati fisici o per aiutare i miei amici che hanno dei gruppi o per averli come oggetti da collezione.

Quanto spesso ascolti le tue vecchie canzoni?
Raramente. Sono molto critica con me stessa e le prime registrazioni che ho fatto non sono più piacevoli alle mie orecchie quanto lo erano quando erano più recenti.

“Marching On Versailles” ha raggiunto oltre un milione di stream su YouTube. Ti piace questo metro di successo?
È fantastico! Per una nuova band come noi, questo significa molto. Significa che abbiamo fatto un ottimo lavoro e che tutto questo tempo, l’energia e il cuore che abbiamo investito in questo disco sono stati apprezzati.

Possiamo considerare “Marching On Versailles” una canzone rivoluzionaria?
Molte persone pensano che questo sia un omaggio alla rivoluzione francese. Ma non è così. Racconta la storia delle persone che patirono la fame, sanguinarono o morirono durante la costruzione di Versailles.

Uno dei personaggi principali della rivoluzione francese, Maria Antonietta, era una donna in un mondo di uomini. Come vivi il tuo ruolo di donna nella scena metal dominata dagli uomini?
Cerco di fare il mio lavoro nel miglior modo possibile, nello stesso modo in cui i miei compagni di band fanno il loro, senza alcuna differenza di trattamento. Trasporto il materiale come chiunque altro in tour. Quindi, ignoro i commenti ignoranti di persone che pensano che una cantante donna debba essere una principessa o una regina. E se davvero mi arrabbio, scateno il mostro che c’è in me, ahah!

Quando è nato il tuo amore per il metal?
Quando avevo 18 anni, grazie al mio ragazzo di allora. Sono felice di averlo incontrato, ovviamente!

Quando hai capito di poter essere una cantante?
Sono cresciuta pensando che questo non fosse un vero lavoro. Poi, alcuni anni fa, ho capito che puoi fare carriera nella musica se lavori abbastanza duramente, lavorare in un ufficio di una business school non mi rendeva davvero felice (al contrario) e non era quello che io volevo fare per il resto della mia vita.

Le tue prossime mosse?
Scrivere musica e preparare l’uscita del nuovo album!

Symphonic metal band Ad Infinitum have reimagined during the lockdown their debut album, “Chapter I: Monarchy”, with “Chapter I Revisited” (Napalm Records), a very special acoustic version of their first full-length. We talked it over with with the singer Melissa Bonny.

Welcome Melissa, “Chapter I Revisited” was released on 4th December, this acoustic album was already scheduled or was studied after the lockdown?
When we realized we would probably not go on tour at all in 2020, we decided to find other ways to connect with the people who enjoy our music. That’s how the idea of creating Chapter I Revisited started.

In this new version, did you discover new aspects of your old songs?
Yes! Adrian replaced completely the orchestrations with layers of guitars. This gives a brand new atmosphere and mood to the songs. And Nik did a fantastic job with the percussions.

How is changed your way to sing for this new acoustical version?
I had to adapt to the energy of the the instruments. I was the last one to transform my part and to record. The vocals are a bit softer than on the original album and I replaced some of the screams by new vocal melodies.

How much important is for you to have out an album now that the Covid-19 pandemic has crippled the whole live industry?
That’s the best way to be present, to reach people, to stay connected with the fans.

How do you spend your days far from the stages?
A lot of music. Ad Infinitum is releasing an acoustic album while writing a new album while shipping merch while creating videos and so on. That’s mostly what I have done the entire year and what I am still doing right now haha! Also some recordings for other artists and projects. Beside music, I love to get out on a bike ride in the forest or at the beach, or simply to have some cozy time at home.

What kind of music are you listing to in these strange days?
I recently fell in love with Myrath and Pyramaze. But I also listen to so much music from so many different genre… It’s hard to list everything!

At home do you prefer physical format or digital platforms?
I prefer digital platforms. I used to have so many CDs that I couldn’t store them anymore. Now, I only buy physical formats either to help my friends who have bands or to have them as collectible items.

How often do you listen your old songs?
Rarely. I am very critical with myself and the first recordings I did are not anymore pleasant to my hears as much as they were when they were recent.


“Marching On Versailles” reached the goal of more than one million stream on YouTube. Do you like this meter of success?
It’s amazing! For a new band like us, this means a lot. It means that we did a great job and that all this time and energy and heart that we invested into this record is appreciated.

“Is Marching On Versailles” a revolutionary song?
Many people think that this is a tribute to the French revolution. But it is not. It tells the story of the people who starved, bled or died during the construction of Versailles.

One of main character of the French revolution was a woman, Marie Antoinette, in a world of men. How do you live your role of woman in the metal scene dominated by men?
I try to do my job as best as I can, the same way my band mates do theirs, without any difference of treatment. I carry the material just like anybody on tour. Then, I just ignore the uneducated comments of people thinking that a female vocalist has to be a princess or a drama queen. And if really I get pissed off, I unleash the monster in me, haha!

When is born your love for metal?
When I was 18, thanks to the boyfriend I had back then. I am grateful we met, obviously.

When did you understand you could be a singer?
I grew up thinking that this wasn’t a real job. Then, a few years ago, I realized that you can make a career in music if you work hard enough and that working in an office in a business school really wasn’t making me happy (quite the opposite) and wasn’t what I wanted to do for the rest of my life.

Your next moves?
Writing music and preparing a new album release!

Leaves’ Eyes – The last Vikings

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

I Leaves’ Eyes hanno iniziato, qualche anno fa, una nuova fase della loro storia accogliendo nelle proprie fila la nuova cantante Elina Siirala al posto Liv Kristine storico volto del gruppo. Ciò che non è cambiato è l’amore per la storia e la mitologia norrena, ancora una volta in “The Last Viking” (AFM Records) i vichinghi diventano i protagonisti assoluti, con quello che è stato l’ultimo capitolo della loro avvincente saga.

Benvenuti su Il Raglio del Mulo, Alex e Tosso. Potremmo considerare questo album la terza parte della saga iniziata con “Vinland Saga” (2005) e “King of Kings” (2015)?
Alex: Beh, con i Leaves’ Eyes siamo stati e saremo sempre immersi nella mitologia norrena, argomenti medievali, poteri della natura, paesaggi leggendari e temi mistici. In realtà non è una trilogia, ma puoi considerare gli album collegati. Soprattutto in “Sign of the Dragonhead” c’è un legame con “King of Kings” ma anche con “The Last Viking”, poiché l’ultima canzone “Waves of Euphoria” parla del re norvegese Hardrada, l’eroe di “The Last Viking”. Quindi i fan di die hard dei Leaves ‘Eyes potrebbero anche indovinare dove sarà il prossimo viaggio. Con l’album pubblicheremo anche il DVD “Viking Spririt”, un film documentario di oltre 90 minuti in cui potrai scoprire molto del fascino dello stile di vita vichingo, della storia, della mitologia norrena e della connessione con la musica dei Leaves ‘Eyes. Immagino che i vichinghi abbiano lasciato delle tracce significative in molti paesi, questo è probabilmente uno dei motivi per cui leggende, tradizioni e saghe sono ancora vive e le persone di tutto il mondo si innamorano della storia norrena. A proposito, anche la colonna sonora di “Viking Spirit” è fantastica ed è disponibile come il film nell’edizione artbook del nuovo album!

Potreste essere più dettagliati sul contenuto del concept?
Alex: Sono molto entusiasta del concept di “The Last Viking” ed è stato molto divertente lavorarci. Si tratta delle avventure di Hardrada. Immagino che ne si potrebbe facilmente creare un grande programma televisivo come Game of Thrones, forse si sono persino ispirati a questa saga. Iniziamo l’album nel momento in cui Hardrada muore e viene colpito da una freccia al collo a Stamford Bridge in Inghilterra nella battaglia per la corona d’Inghilterra. Nell’ultimo respiro tutta la sua vita ritorna in un lampo e accompagnammo gli ascoltatori nelle avventure del re nordico nei suoi viaggi attraverso paesi lontani durante la sua fuga da giovane dalla Norvegia, quando ha combattuto per il re dei rus e servito la guardia varangiana, sposato una principessa russa e poi tornato in Norvegia per diventare re. Un gran vicenda e con un impatto notevole sulla storia: dopo la morte di Harald Hardrada nel 1066, l’era vichinga è finita.

Chi è oggi, nella società moderna, l’ultimo vichingo?
Alex: La trama dell’album è ovviamente in chiave epocale e storica. Quindi è difficile trasferirlo nel nostro tempo, probabilmente potresti vedere i miei amici impegnati nella scena della rievocazione come una sorta di “Ultimi vichinghi”. Cerchiamo di mantenere vivo il modo di vivere vichingo e la loro eredità, anche se facciamo parte di questo mondo moderno. Come già accennato, il documentario “Vikings Spirit” uscirà insieme al nuovo album! Lì potrai immergerti nel moderno stile di vita vichingo.

Perché siete così attratti dalla storia vichinga?
Alex: L’era vichinga, la sua storia e le sue saghe sono sicuramente un’enorme fonte di ispirazione per me. Sono anche un combattente con spada nelle rievocazioni vichinghe. Lo faccio da molti anni, mi alleno ogni settimana, vado alle battaglie per combattere e ho amici vichinghi in tutto il mondo. Il gruppo Jomsborg, di cui faccio parte, è il più grande esercito moderno vichingo e gruppo internazionale con sedi in molti paesi e diversi continenti. Per me questa è una parte molto importante della mia vita. Quindi questo è qualcosa che sicuramente introduco nell’universo lirico dei Leaves’ Eyes.

Trovo che questo sia uno dei vostri album più completi e vari stilisticamente, sei d’accordo?
Tosso: Grazie mille. Per questo album abbiamo cercato più che mai di concentrarci sulle canzoni e di elaborarle esattamente nel modo in cui era necessario. L’attenzione e l’esperienza maturata durante le precedenti produzione di grandi dischi epici, hanno formato probabilmente le basi musicali dell’album. Amiamo sempre l’eccitante tensione che si crea tra i diversi stili musicali, cosa che è sempre stata un marchio di fabbrica per i Leaves’ Eyes. Personalmente penso che un album dovrebbe sempre rimanere interessante e presentare stati d’animo e sfumature sonore diverse, piuttosto che avere una quantità di canzoni che suonano tutte molto simili. L’esempio perfetto è la title track, “The Last Viking”, che ti porta come un ottovolante attraverso molte atmosfere diverse. L’intera band è molto soddisfatta dell’album e ha contribuito in modo attivo ad esso.

Questo è il secondo disco con Elina Siirala alla voce principale, si è raforzata l’alchimia in studio dal suo debutto con “Sign Of The Dragonhead”?
Tosso: Elina è nella band ormai da più di 4 anni, abbiamo suonato insieme molti spettacoli e tour. Questo ha ovviamente avuto un buon effetto sull’album e sul processo di produzione vocale. Tutto è molto familiare e naturale ora, quindi tutta l’attenzione è stata concentrata sulla musica ed, inoltre, Elina era già coinvolta nella fase iniziale del processo di scrittura dell’album. Penso che abbia fatto un ottimo lavoro con la sua voce potente, operistica e anche molto calda.

Liv era uno dei simboli della band, dopo quattro anni la vostra fanbase ha accettato questo cambiamento epocale?
Tosso: “Fires in the North” e “Sign of the Dragonhead” sono stati album di grande successo. Grazie a questi album abbiamo fatto alcuni dei nostri più grandi concerti e tour degli ultimi anni. Quindi posso dire che il cambiamento è stato accettato e gradito dai fan. Anche i nostri primi due nuovi videoclip per “Dark Love Empress” e “Chain of the Golden Horn” hanno ottenuto molte visualizzazioni in brevissimo tempo. Essendo io stesso un fan del metal, so che il gusto è sempre una cosa individuale. Io e Alex a volte discutiamo quale sia il miglior album degli Slayer e quale il miglior degli Iron Maiden, ahah. Quindi penso che vada benissimo avere un giudizio proprio. Ad alcune persone piace “Reign in Blood” più di “Hell Awaits” e preferiscono Paul Di’Anno invece di Bruce Dickinson. Come band siamo molto felici di essere dove siamo ora e di avere Elina come nostra prima donna, questo è tutto quello che posso dire.

Dopo il blocco per Covid 19 suonerete dal vivo questo album per intero?
Tosso: Questa è una buona domanda e una buona idea. Non sono sicuro se riprenderemo con l’album completo, molti fan chiedono anche dei classici. Ma l’idea è molto buona. Speriamo che la pandemia possa essere sotto controllo presto e che gli spettacoli dal vivo possano tornare.

Sono sempre stato incuriosito della coesistenza dei Leaves’ Eyes con gli Atrocity, come fate a capire se un riff è per una band o per l’altra? E come si può passare da Leaves’ Eyes agli Atrocity e viceversa?
Tosso: La musica di entrambe le band è abbastanza diversa. Gli Atrocity sono radicati nella musica metal estrema, piena di chitarre pesanti ed estreme, batteria e voci. I Leaves’ Eyes hanno un approccio più opulento e più vario con molti elementi diversi e, ovviamente, voci femminili. Anche dal punto di vista dei testi c’è una grande differenza. Quando scrivi la musica devi lasciarti assorbire dall’umore e dall’atmosfera di ogni band. Dal vivo abbiamo anche avuto doppi spettacoli in passato con entrambe le band che si esibivano. Quindi per me l’intro è sempre molto utile per entrare nell’umore giusto per ogni band. Probabilmente è un po’ come se uno scrittore di libri scrivesse in generi diversi come thriller o fantascienza, entrambi possono essere divertenti.
Alex: Per me è sempre molto chiaro per quale band stiamo scrivendo musica o testi. Va più o meno così, con gli Atrocity mi piace scrivere liriche sul mio lato oscuro (mio nonno era originario della Transilvania) e con i Leave’s Eyes il vichingo dentro di me prende vita (mio padre viene dalla zona della saga di Jomsborg)!

Leaves’ Eyes started, a few years ago, a new phase of their history welcoming in their ranks the new singer Elina Siirala instead of Liv Kristine, the historical face of the group. What has not changed is the love for Norse history and mythology, once again in “The Last Viking” (AFM Records) the Vikings become the absolute protagonists, with the last chapter of their gripping saga.

Welcome Alex and Tosso, could we consider this album the third part of the saga begun with “Vinland Saga” (2005) and “King of Kings” (2015)? 
Alex: Well, with Leaves’ Eyes we were and will always be connected with Norse mythology,           medieval topics, powers of nature, legendary landscapes and mystical themes. Actually it’s not a trilogy, but you could see the albums connected. Especially on “Sign of the Dragonhead” is a connection to “King of Kings” but also to “The Last Viking” as the last song “Waves of Euphoria” is already about Norse king Hardrada, the hero of “The Last Viking”. So Die Hard fans of Leaves’ Eyes could also guess were the next journey is going to. With the album we will also release the DVD “Viking Spririt” which is a over 90 min film documentary where you can find out a lot of the fascination of Viking Life style, living history, Norse mythology and connection to the music of Leaves’ Eyes. I guess the Vikings left many significant footprints in a lot of countries that’s probably one of the reasons that legends, traditions and sagas are still alive and people from all over the world falling in love with Viking history. By the way the soundtrack of “Viking Sirit” is also great and       available like the movie on the Artbook edition of the new album!

What’s about the concept?
Alex: I am very excited about the concept of “The Last Viking” and it was great fun to work on it. It deals with the adventures of Hardrada.  I guess you could easily make a big tv show like Game of Thrones out of it, maybe they got even inspired by this saga. We start the album at the moment when Hardrada dies and getting hit by an arrow in his neck at Stamford Bridge in England in the battle for the crown of England. In the last breath his whole life comes back in flashes and we are taking the listeners back into the adventures of the Norse king where he travels through far away countries, had to flee as young man from Norway, fighting for the Rus king and serving the Varangian guard, getting married to a Russian Princess and returning to Norway to become a king. What a story and what an impact to history – after Harald Hardrada’s death in 1066, the Viking age was over.

Who is today, in the modern society, the last viking?
Alex: The plot of the album story is obviously at an epochal turn of the time in history. So it is hard to transfer it in our time right now. You could probably see my friends in the reenactment scene as a kind of  “Last vikings”. We try to keep the viking way of living and its heritage alive, even though we are also part of this modern world. Like mentioned already the “Vikings Spirit” documentary is coming out alongside the new album! There you can dive into modern Viking lifestyle. 

Why are you so attracted from the viking history?
Alex: The viking age and its history and sagas are definitely a huge source of inspiration for me.  I’m also sword fighter in the Viking reenactment scene. I’m doing this for many years, training every week, going to battles to fight and having Viking friends all over the world. The group Jomsborg which I’m part of is the biggest modern Viking army and international group out there based in many countries and several continents.  For me this is a very important part of my life. So this   is something which I surely bring into the lyrical cosmos of Leaves’ Eyes.

I think this is one you your most various and stylistic complete album, are you agree?
Tosso: Thank you very much. For this album we tried more than ever to focus on the songs and work them out exactly in the way it was needed. The focus on this and the experience of having mastered several epic big album productions before, are probably the musical foundation of the album. We always love the exciting tension between many different musical elements, that has always been a Leaves’ Eyes trademark. I personally think an album should always stay interesting and go through different moods and sound colors, rather than having an amount of songs, that sound all very similar. The perfect example for this is the title track “The Last Viking”, which takes you like a      roller coaster through many different atmospheres. The whole band is very happy with the album and contributed to it.

This is the second album with Elina Siirala on lead voice, is changed the alchemy in studio from her debut on “Sign Of The Dragonhead”?
Tosso: Elina is in the band now for more than 4 years, we played a lot of shows and tours together. This had of course a good effect on the album and vocal production process. Everything is very familiar and natural now, so all focus could go into the music and Elina was already involved at an early stage of the album process. I think she did a great job with powerful, operatic and also very warm voice.

Liv was one of the symbol of the band, how, after four years, did your fan base accept this epochal change?
Tosso: “Fires in the north” and “Sign of the dragonhead” were very successful albums. In the course of these album we played some of our biggest shows and tours in the last years. So I can say, the change has been accepted and welcome by the fans. Our first two new videoclips for “Dark Love Empress” and “Chain of the golden Horn” also got a lot of views in very short time. As a metal fan myself, I know that taste is always an individual thing. Me and Alex sometimes argue which is the best Slayer and which the best Iron Maiden album, haha. So I think it is totally fine to have an individual taste. Some people like “Reign in Blood” more than “Hell Awaits” and prefer Paul Di’Anno instead of Bruce Dickinson. As a band we are very happy to be where we are now and have Elina as our f ront lady, that is all I can say.

After the Covid 19 will you play live this album for its entirety live?
Tosso: That is a good question and a good idea. I am not sure if we start with a complete album show, many fans also ask for some classics. But the idea is very good. Let’s hope that the pandemy can be controlled soon and live shows can come back to life again in a proper way.

I was ever curious about the coexistence of Leaves’ Eyes and Atrocity, how do you understand the one riff is for one band o for the other? And how can switch from Leaves’ Eyes to Atrocity and vice versa?
Tosso: The music of both bands is quite different. Atrocity is rooted in extreme metal music, full of heavy, extreme guitars, drums and vocals. Leaves’ Eyes has a  more opulent and wider approach with many different elements and, of course, female vocals. Also lyrically there is a big difference. When writing music you have to let yourself get soaked into the mood and vibe of each band. Live we even had double shows in the past with both bands performing. Then for me the intro is always very helpful to get into the right mood for each band. Probably it is a bit as if a book writer is writing in different genres like a thriller or a science fiction movie, both can be fun.
Alex: For me it is always very clear for which band we are writing music or lyrics. Keep it that way, in Atrocity I love to write lyrics about the dark side (my grandfather was from Transilvania) and with Leaves’ Eyes the Viking inside myself comes to life (my father comes from the area of the Jomsborg saga) haha.