Devangelic – La progenie maledetta di Enki

I Devangelic a modo loro, con intensità e violenza, ci riportano indietro nel tempo, in un’era magica e oscura come il loro sound. Una rilettura fantastica della creazione dell’uomo che ben si accompagna con il death metal claustrofobico della band italiana. Gli alieni non sono tra noi, gli alieni siamo noi, come ci ha spiegato il chitarrista Mario Di Giambattista.

Benvenuto Mario, direi di iniziare dal  concept che si cela dietro “Ersetu”, il vostro nuovo album di ispirazione mitologica.
Tutto è nato da alcune letture che ci hanno appassionato e affascinato in questi anni. Alla fine, sono tematiche che da sempre sono andate a braccetto con un certo tipo di musica estrema perché ne enfatizzano gli aspetti più oscuri e minacciosi. La nostra visione di come la musica dei Devangelic dovesse evolversi, prevedeva di rallentare un po’ nei BPM e nel contempo arricchire, dove possibile, con soluzioni a noi insolite, come arpeggi, assoli, accordi aperti… Tutto questo proprio per accentuare il lato più “oscuro” e “atmosferico” della nostra musica. Da qui è nata poi l’idea di scegliere queste tematiche che secondo noi sarebbero andate a coniugarsi perfettamente con la nostra evoluzione.

Vi siete limitati a raccontare un’opera di fantasia o siete addentri a determinate teorie cospiratorie che si basano su una eventuale discendenza aliena dell’umanità?
Andando nello specifico, il principale spunto per la tematica di “Ersetu” viene dal noto scrittore azero Zecharia Sitchin, il quale afferma che, basandosi su teorie bibliche e misteriosi ritrovamenti archeologici nell’antica civiltà sumera, l’uomo terrestre derivi da una lontana razza aliena la quale, giunta sulla Terra in cerca di oro, osservando strani ominidi (presumibilmente l’Homo Erectus e/o Homo Habilis), ha manipolato il DNA di questi innestando porzioni di DNA alieno generando così il ben più evoluto Homo Sapiens Sapiens e da lì la prima civiltà umana della storia. E’ un argomento molto affascinante, che però, come sai, non trova conferme scientifiche. E’ sicuramente una tematica che approfondiremo maggiormente nei prossimi album, provando ad ampliare le nostre conoscenze in questione provando a immergerci ancora di più in quelle sonorità.

Restando in tema di complotti, non mancano teorie al quanto sui generis anche sulla proliferazione del Covid-19, secondo voi da dove nasce questa esigenza dell’uomo di andare oltre la verità più superficiale?
Apprezzo che ci sia interesse nell’andare oltre la conoscenza dei fatti. In riferimento alla situazione attuale, però, ritengo qualsiasi forma di “complottismo” come una esagerazione dettata forse dalla noia e dall’esigenza di sentirsi superiori agli altri sparando sentenze su fantomatiche teorie “distruttive” e appunto complottistiche che non hanno né capo né coda. Fermo restando che le verità non le sapremo mai, è assolutamente inconcepibile leggere nel 2020 certi strafalcioni e ancora più grave vedere persone che credono fermamente ad assolute stupidaggini.

In passato il metal estremo ha flirtato spesso con le tematiche mitologiche mesopotamiche, basti pensare ai Morbid Angel e ai Melechesh. Cosa rende così ottimale questo connubio?
Beh, sicuramente quell’alone di mistero che si cela dietro alla tematica, la possibilità di unire parti melodiche e atmosferiche a una musica che suoni comunque brutale come il death metal.

Lasciamo stare gli aspetti tematici del disco e concentriamoci su quelle musicali: come sono nati i brani si “Ersetu”?
Il processo si è svolto come per tutte le nostre release: solitamente compongo le bozze di tutti i brani  e dei testi, dopodiché ognuno di noi propone delle modifiche o dei cambiamenti. Poi registriamo dei demo semi-definitivi con anche le metriche vocali e su queste, se necessario, apportiamo ulteriori modifiche finché il risultato non ci convince al 100%. Per “Ersetu” questo processo è iniziato già dal 2018, proprio perché volevamo che il nuovo materiale fosse veramente curato in ogni dettaglio. Abbiamo voluto prendere tutto il tempo che ritenevamo necessario affinché il disco ci rappresentasse veramente al 100%, e siamo convinti di esserci riusciti.

Se dovessi citare un paio di nomi per descrivere le vostre influenze, tirerei fuori quelli di Suffocation e Natron. Ci può stare?
Due ottime bands sicuramente, diciamo che i Suffocation rientrano in quelle che sono le nostre principali influenze, aggiungerei anche Nile ed Hate Eternal.

Il disco è compatto e monolitico, con pochi momenti di tregua. Avete mai avuto la tentazione di inserire delle parti melodiche o dei rallentamenti che potessero dare un po’ di respiro all’ascoltatore?
Sì, è piuttosto curioso come aspetto considerando che in tre studio album abbiamo un solo pezzo mid\low tempo, ossia “Of Maggots and Disease” dall’album “Phlegethon”. Sicuramente nella prossima uscita ci saranno dei brani lenti (forse più di uno); abbiamo già tante idee in lavorazione e da quel poco di concreto che è stato realizzato al momento posso dirti che il songwriting generale sarà ancora più chiaro e definito con il successore di “Ersetu”.

Questo è il vostro terzo album, di solito quello della consacrazione. Senza tirare in ballo formule del tipo “lasciamo che siano gli altri a giudicare”, secondo voi avete raggiunto finalmente la piena maturità?
Il terzo album rappresenta solitamente per una band il disco della cosiddetta maturità e la “maturità” è anche il capire come e cosa può piacere al pubblico e come puoi riprodurre al meglio tutto il lavoro in sede live. Suoniamo e continueremo a scrivere musica che piace principalmente a noi, ma anche il pubblico e la sua eventuale reazione ad un nuovo album è un concetto che va ovviamente considerato e con “Ersetu” diciamo che abbiamo affrontato parallelamente questi elementi. I primi demo degli attuali brani erano molto sulla scia di “Phlegethon” ma poi suonandoli tantissime volte ci siamo resi conto che non era ciò che volevamo e abbiamo quasi riscritto tutto lasciando veramente pochissime parti delle idee iniziali. Abbiamo riarrangiato tutto e lavorato più a un concetto di “canzone” e non un semplice susseguirsi di riff, cercando di dare a ogni brano una sua forma, una sua identità con degli elementi che potessero rimanere in testa più facilmente all’ascoltatore, con una struttura anche più semplificata rispetto ai quelli del passato. Credo che in buona parte abbiamo gettato delle basi per quello che saranno le prossime release. Sentivamo  il desiderio di evolvere il nostro sound in qualcosa di più particolare e personale.

L’attività live è bloccata da un po’ e non si sa quando potrà riprendere, ma avete già avuto modo prima delle restrizioni di testare alcune delle nuove canzoni dal vivo?
Purtroppo no. Attendevamo il ritorno sui palchi per promuovere al meglio la nuova uscita, ma abbiamo dovuto posticipare al 2021 tutti gli impegni live già fissati per quest’anno, inclusa una data esclusiva negli USA al Chicago Domination Fest e un tour europeo di supporto ai Decrepit Birth, peccato ma era l’unica soluzione da prendere, attendiamo tempi migliori.

Quanto la mancanza di date sta influendo anche sulle vendite del disco e, col senno di poi, avreste fatto delle scelte di marketing differenti se aveste saputo in anticpo del blocco?
Posso dirti che fino ad oggi le vendite stanno andando molto bene, forse proprio perché la gente stando a casa ha più tempo per ascoltare musica, non saprei. Certo promuovendo l’uscita anche attraverso date e tour sicuramente sarebbe potuto andare ancora meglio ma non siamo una cosidetta “touring band” che sta in giro per mesi, quindi più di tanto non ci ha stravolto i piani. Se avessimo saputo in anticipo del blocco e del tour posticipato, sì probabilmente avremmo ritardato l’uscita dell’album ma sicuramente sfrutteremo questo periodo per promuoverlo il più possibile attraverso i social e far conoscere i nuovi brani a più persone possibile in modo che quando si tornerà all’attività live (spero) ci sarà ancora interesse nel voler ascoltare i nostri brani dal vivo.

g.f.cassatella

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