Lord Woland – Litanie dal passato

I Lord Woland sanno manipolare il tempo: lo accartocciano, arrotolano e ci fanno una palla con cui giocarci. Oggi più che in passato, la storia con cui il trio si trastulla è quella del nostro Paese, tanto che potremmo considerare “Litanìa” una sorta di carotaggio nelle sedimentazioni del rock tricolore che va dai 60 ai 90.

Ciao Nicola (Girella, chitarra Nda) avete esordito su un’etichetta straniera, la berlinese Mother Fuzz Records, oggi siete sotto una casa discografica italiana, la Retro Vox Records: quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi dell’essere passati da una label straniera a una nostrana?
Beh, con la Retro Vox è come stare in una grande famiglia, ci vogliamo tutti bene! Sicuramente la vicinanza permette di collaborare di persona più spesso e organizzare roba figa con meno problemi.

Il vostro primo disco era cantato in inglese, “Litanìa” in italiano: cosa ha portato a questo radicale cambio di rotta?
Prima di tutto, l’uso dell’italiano ci ha permesso di condensare meglio le nostre idee e i mondi che abbiamo in testa, senza dover raggiungere compromessi con una lingua con cui hai meno padronanza, senza contare il problema di dover avere una pronuncia anglofona dignitosa. E poi l’italiano è una bella lingua per il rock, bisognerebbe sfruttarla di più.



Ma il cantare in italiano in qualche modo ha cambiato anche il vostro modo di comporre?
Assolutamente, bisogna avere delle accortezze ritmiche differenti rispetto all’inglese, sia per dove cadono gli accenti nelle parole sia per la sillabazione differente. Il tutto si deve accordare con la parte musicale, quindi il tutto va ripensato ad hoc.

Dal punto di vista musicale, “Litanìa” mi sembra quasi un viaggio nel tempo nella scena rock italica che va dal tardo beat, passa per l’hard-prog e si chiude con l’alternative dei 90. Io ci sento, giusto per citare qualche nome, Le Orme, Il Rovescio della Medaglia e Marlene Kuntz: pippe da scribacchino o c’è un fondo di verità?
C’è assolutamente molta verità, siamo grande appassionati sia del prog classico italiano che delle varie scene alt rock italiane. Il disco nasce dal desiderio di mescolare varie influenze per dare vita a qualcosa che potesse avere un suo piglio originale, con un’identità riconoscibile.

Sono invece certo al cento per cento quando cito tra le vostre influenze i Black Sabbath…
Ovviamente, nasciamo come gruppo stoner e ne manteniamo le radici, soprattutto l’attaccamento ai padri fondatori. Oltretutto il riff rimane sempre il perno centrale della nostra idea musicale, un elemento di cui i Sabbath sono maestri indiscussi.

A proposito di oscurità, venite dalle zone limitrofe al Lago di Bolsena, luogo ricco di mistero e fascino, tante sono le leggende che circolano: credete che in qualche modo quest’ultime vi abbiano condizionato?
Il lago di Bolsena ci ha influenzato inevitabilmente, qui si respira un’aria molto particolare e il limite che divide presente e passato è sempre labile. Ogni angolo della nostra zona è mistero e decadenza, in un maniera che rimane molto difficile da spiegare a parole.

A inizio anno avete pubblicato il video di “Coscienza”, brano, che a mio avviso, riesce ben a condensare le vostre diverse anime e a presentare in modo sintetico le caratteristiche di “Litania”. Come è nata questa canzone e l’ avete scelta come singolo per quale motivo?
“Coscienza” è, esattamente come hai detto, un riassunto abbastanza fedele del disco, oltretutto è un punto cruciale per la storia raccontata in “Litanìa”, che nasce come concept album dall’interpretazione molto ermetica.


Tasto dolente: vorrei sapere quale è stato il vostro ultimo live e se ci sono prospettive di ripresa dell’attività dal vivo.
Abbiamo suonato allo Splinter Club a Parma a quello che sarebbe dovuto essere il primo live promozionale, e pochi giorni dopo è scattato il il lock down. La situazione per il 2020 è molto incerta, bisogna vedere passo passo come si evolve la situazione.

Come cambia il vostro sound off e on stage?
Registrare un disco ti porta a cambiare e ponderare in maniera differente il modo in cui suoni, limando tutto quello che è di troppo. E poi in realtà il disco è in presa diretta, quindi il live tende ad essere molto simile alla sua controparte incisa…


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