Dead Twilight – Brothers in death

Le strade del metallo sono strane: Luca Bellante contattò Il Raglio per proporre “About the Prophecy”, il nuovo album dei suoi Dead Twilight, e tra una chiacchiera e l’altra è diventato uno di famiglia, trovando un suo posto come intervistatore nella nostra stalla! Ma il proposito iniziale non è venuto meno, e ora è arrivato il momento di parlare di quel disco che mi ha colpito favorevolmente e che ha dato il là alla nostra amicizia. Credo che sia importante approfondire il discorso, non solo perché i Dead Twilight meritano visibilità, ma anche perché possono essere presi a paradigma di un certo tipo di band che popolano la nostra scena, realtà longeve che vivono sopratutto grazie all’entusiasmo dei propri membri, più attenti alla ricerca artistica che a quella di un posto sotto i riflettori.

Ciao Luca, cosa si prova a stare dall’altro lato della barricata, ritrovandosi su Il Raglio nelle vesti di intervistato e non di intervistatore?
Ciao a te Giuseppe, davvero grazie per lo spazio che ci concedi! Beh, a dir la verità è una cosa che non avrei problemi a definir “curiosa”.

Vi ripresentate sulle scene come duo, ti andrebbe di ricapitolare le fasi più importanti che hanno portato a questa line up?
Certamente, la storia della band è piuttosto lunga ma cercherò di esser il più celere possibile, siamo partiti come duo, io e Giorgio Arcara (vecchio bassista e cantante), dopo il primo demo CD (2006) a causa di problemi logistici Giorgio si è trovato a lasciare la band. Nel secondo (2011) la lineup si estese fino a formare un trio con Marco (mio fratello) e CS Jack, rispettivamente nei ruoli di cantante e bassista; essa restò invariata anche in occasione dell’uscita del nostro primo full. Purtroppo nell’autunno del 2018 CS Jack mi comunicò che non poteva prender parte alle registrazioni per molteplici impegni di natura lavorativa. Questo mi spinse a registrare io stesso la parti di basso oltre alle linee di chitarra; attualmente siamo quindi tornati ad essere un duo!

Vantaggi e svantaggi dell’essere solo in due?
Ogni cosa ha i suoi lati positivi e negativi, io mi occupo del songwriting, della composizione, delle grafiche, nonché di tutto ciò che concerne l’aspetto tecnico di quel che riguarda l’ambito della registrazione, editing, mixing e mastering in quanto da qualche anno mi sono creato un piccolo studio di Home Recording. Ecco, uno svantaggio potrebbe essere il tempo necessario nel dedicarsi a tutte queste fasi se si è da soli a farlo. Diversament,e il vantaggio consisterebbe nel fatto che tutto ciò porta ad un’inevitabile “crescita” individuale, non solo come musicista…

Per eventuali date avete già pensato all’inserimento di altri musicisti?
Direi di no, tempo fa avevo pensato all’ipotesi di un batterista in carne ed ossa, ma ho sinceramente abbandonato questa idea. Non abbiamo mai suonato live e mai lo faremo, i Dead Twilight rimarranno così come sono. Credo che, dopo tanti anni, posso dire che questa sia la dimensione più adatta per la band.

Mai come oggi i Dead Twilight sono una questione di famiglia, com’è lavorare con il proprio fratello?
Beh, siamo assieme da più di dieci anni ormai. I “meccanismi” sono ben rodati da molto tempo ormai e tutto scorre liscio in tal senso, posso dire di trovarmi più che bene!

Nonostante abbiate sulle spalle una storia ventennale, solo quest’anno è uscito il vostro secondo album, “About the Prophecy”: come mai?
Beh si, sono passati tanti anni in effetti da quando la band è nata. Direi che, negli anni, il problema principale sia stato appunto quello di metter su una lineup che sia stata solo un minimo stabile (completa sarebbe chiedere davvero troppo!). Poi ovviamente oltre a questo c’è anche un altro aspetto, quello relativo al fatto che io sia l’unico compositore, questo allunga non di poco i tempi…

Qual è la profezia a cui si fa riferimento nel titolo?
Fondamentalmente trattasi della profezia sull’Anticristo o “Falso Messia”, decantata sia dalla Bibbia (più precisamente nel Nuovo Testamento), ma anche dal cattolicesimo contemporaneo così come da tante altre religioni.

La vostra è una forma di death di matrice americana, quali credi che siano gli elementi che distinguono “About the Prophecy” dalle altre uscite dello stesso filone?
Sinceramente non saprei dirti, ormai tutto è già stato scritto e molto tempo fa. Il death metal americano tracciò le sue “coordinate” dalla fine degli anni ’80, oggi come oggi è davvero molto difficile (se non impossibile) rendere il proprio sound distinguibile rispetto a quello delle altre band, figuriamoci poi in un ambito musicale come quello old school…

Scorrendo la tracklist appaiano chiari alcuni richiami a tradizioni mitologiche differenti, c’è un legame tra loro? Non dico un vero e proprio concecept, ma almeno un fil rouge che collega a livello tematico i brani.
Sicuramente ci sono dei legami tra i vari brani, ma non riuscirei ad essere più esaustivo di cos,ì in quanto, in occasione di “About The Prophecy”, si è occupato mio fratello di tutti i testi mentre nelle precedenti release qualcosina è stata scritta di “mio pugno”.

Il disco si conclude con “Dead Twilight Part II”, brano la cui prima parte, se non erro, si trova nel vostro demo d’esorio: cosa ti ha spinto a comporre dopo così tanti anni la seconda parte?
Per ciò che riguarda la prima parte scrissi io il testo molti anni fa traendo spunto da un racconto di Maupassant, inerente al mistero della morte, per ciò che concerne il lato prettamente musicale è stata una song che si è distinta dalle altre per lo stile di songwriting adottato. In “About The Prophecy” mio fratello scelse come titolo del brano questo perché l’argomento è il medesimo.

La Sicilia vanta un ottima tradizione in campo estremo, come ti spieghi questa cosa?
Verissimo, basti solo pensare a band storiche quali Schizo, Sinoath, Inchiuvatu, Untory ecc… Sinceramente non saprei spiegarmi ciò, ma ovviamente da buon siciliano d’origine qual’io sono (sebbene risieda da alcuni anni al Nord), tutto ciò non può che inorgoglirmi!

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