El Rojo – La lunga linea sottile tra Calabria e California

Ancora una volta sulle pagine del Mulo una band che fa della propria provenienza un punto di forza e focus per il concept del nuovo album. “El Diablo Rojo”, degli El Rojo, è appena uscito per la Karma Conspiracy Records, ne abbiamo parlato con Evo Borruso, voce e autore dei testi della band.

Ciao Evo! Benvenuto su Il Raglio del Mulo, è un piacere ritrovarsi dopo qualche tempo! E’ fuori da pochissimo la vostra nuova release “El Diablo Rojo”, seguito dell’Ep d’esordio “16 Inches Radial” del 2018″ e dello split con i Teverts del 2019; raccontatemi un po’ in breve questi ultimi due anni da El Rojo..
Sono stati due anni ricchi di sorprese, sinceramente non credevamo che la nostra musica una volta uscita dal ranch (la nostra sala prove) potesse entrare in circolo così rapidamente, la cosa più bella è stata creare una pletora di connessioni con altre realtà sia underground come la nostra, sia di livello decisamente superiore come esperienza e quantità/qualità di release. Ovviamente non possiamo non citare la meravigliosa vittoria nel contest europeo indetto da Louder.me a Valencia. Siamo scesi dal palco in mezzo a un delirio di gente entusiasta della nostra performance. Ricordi che portiamo indelebili nei nostri cuori. Insieme alla birra da 0.5 a 2 euro e 10.

Il concept del nuovo album è un identikit del vivere al Sud con i suoi disagi e le sue contraddizioni ma con un forte senso di appartenenza, raccontatemi un po’ da dove nasce questa idea e chi si occupa dei testi.
L’autore dei testi sono io, oltre che il frontman. Nel processo creativo le liriche sono sempre successive al mood che genera la strumentale, proprio per evitare di mettere paletti che potrebbero limitare la creatività, ma soprattutto per dare sempre il collante giusto fra parole e musica. Anche il concept è stato ideato da me e come sempre la decisione di prendere questa linea è stata condivisa da tutti, perché tutti condividiamo lo stesso senso di appartenenza al Sud. In parole povere: sono pazzo e mi lasciamo fare.

Nel vostro nuovo album ho notato un notevole passo in avanti in fatto di produzione ma allo stesso tempo una riconoscibilità immediata del sound “El Rojo” con un “appesantimento” globale delle chitarre, è una scelta precisa o un evoluzione spontanea?
Era un nostro preciso obiettivo fare della produzione un punto di forza, la scelta del Monolith Recording Studio è stata per noi una scelta naturale in questo senso. Il sound “El Rojo” è un sound che abbiamo volutamente preservato in fase di produzione, Filippo è stato davvero collaborativo in questo senso e ci ha aiutati a lavorare nella direzione che rispecchiava il carattere di ognuno di noi, dalla batteria alla voce. Nel disco ci sono pezzi con contaminazioni che vanno dall’heavy al metal e ciò è dovuto solo in parte al cambio di line up. Sicuramente Fabrizio Miceli (il nuovo chitarrista ndr) ha portato con sé elementi che provengono dal suo background musicale ma è anche vero che fondamentalmente amiamo lo stoner metal! In ogni caso la nostra produzione artistica non è un oggetto statico e dello stoner amiamo tutto, i nuovi brani su cui stiamo lavorando introdurranno ancora più varietà al nostro repertorio. Praticamente siamo cinque metallari che si divertono a fare stoner.


L’album è uscito con l’ottima Karma Conspiracy Records, raccontatemi un po’ di questa fase del lavoro con loro, spesso si trascura tutto ciò che c’è dietro un progetto discografico soprattutto nell’underground.
Filippo Buono si è trovato a lavorare con noi in duplice veste: produttore e label manager. In Karma Conspiracy Records si respira un’aria familiare, si vive in armonia, si collabora, ci si da una mano in tutti gli aspetti che coinvolgono il lavoro discografico. Ci siamo trovati a incidere un disco che è stato pensato da cinque persone ma che è stato finalizzato da otto teste, includendo il gran lavoro che ha fatto in fase di mastering Giovanni Nebbia. Il tutto è filato in maniera naturale, Filippo è stato un ottimo interlocutore dall’inizio alla fine del lavoro. In casi come questo avere un’etichetta è un valore aggiunto, hai tutto a portata di mano ed è tutto più facile, un’esperienza che consiglieremmo a tutte le band emergenti. Impareranno anche loro che Filippo è uno str***.


In pieno lock down avete pubblicato un anticipazione dell’album il brano “Cactus Bloom” con un video molto evocativo; so che siete sempre stati molto attivi su più fronti anche extra musicali, cosa vi ha lasciato questa esperienza (a patto che sia finita)?
Cactus è stata scritta e concepita in un momento in cui la pandemia non era neanche nei nostri pensieri, era il pezzo conclusivo del concept, quella che consideravamo la gemma nascosta. Siccome è stata una traccia molto sofferta nella sua concezione e realizzazione, abbiamo pensato che si sposasse molto bene con il mood di quel periodo. E’ stata una scommessa vinta, abbiamo raggiunto angoli del mondo impensabili totalizzando complessivamente fra le varie piattaforme oltre 250.000 visualizzazioni e tantissime attestazioni di stima, soprattutto nell’est Europa. Sempre nei giorni immediatamente successivi al lockdown abbiamo deciso di lanciare un’iniziativa rivolta ai musicisti e al mondo della musica in generale col progetto “La Musica non si Ferma”, esperienza meravigliosa e irripetibile per quante energie abbiamo veicolato al suo interno. Sono stati giorni e settimane piene di intense relazioni con tutto il mondo della musica e dell’arte che è culminata con una conferenza stampa europea con tantissimi guest prestigiosi tra cui il grande Mike Terrana e Igor Sidorenko degli Stoned Jesus. Un’esperienza che è stata molto utile per capire alcune dinamiche all’interno del mondo della musica, non ha sortito pienamente gli effetti sperati, credevamo di riuscire a compattare intorno a questa idea decine, centinaia di musicisti, invece ha creato per lo più voglia di emulazione. Abbiamo deciso di mettere in stand by il progetto per utilizzarlo più avanti se si creeranno i presupposti con dei partner disposti a lavorare in sinergia con noi. (A proposito, se qualcuno è interessato alla cosa, noi siamo sempre disponibili a mettere a disposizione il tutto.)
Poco da aggiungere, a volte ci proviamo ma poi ci pentiamo.

Ultimamente la Calabria é fucina di ottime band soprattutto stoner rock – penso ai colleghi Deep Valley Blues – che stanno venendo fuori, sarà il cibo o è la morfologia del territorio ad ispirare queste sonoritá?
Non lo sappiamo, sarà la salsiccia, la sopressata, la nduja. In Calabria ci sta un underground ricco e variegato, dal doom allo stoner, dal punk al metal più estremo. Se parliamo di Stoner oltre ai bravissimi Deep, coi quali abbiamo diviso più volte il palco, possiamo citare i Carcano che in questi giorni sono alle prese con la registrazione del prossimo lavoro. Menzione d’onore va fatta ai Lunar Swamp che stanno raccogliendo tantissimi consensi e ai Bretus, storica band doom dal cuore Calabro. Sarà forse che la Calabria sta diventando davvero un deserto Californiano?

Dove vorreste esibirvi appena tutto questo sarà finito?
Ovunque. Basta suonare, anche al bar sotto casa. L’importante è avere buona compagnia sia sopra che sotto al palco. E birra, tanta birra.

Cosa ne pensate dei concerti in streaming? Hanno senso per una band che fa rock duro?
Li abbiamo organizzati anche in un momento che sembrava consentire assembramenti. In realtà crediamo che siano solo un surrogato dell’esperienza di un vero live. Per noi è meglio guardare la gente negli occhi. Vuoi proprio paragonare la puzza di centinaia di persone che non si lavano con una webcam in uno studio?

Passiamo a domande meno serie, ma quanto è importante la birra per una band come gli El Rojo?
La birra non è importante per noi, è quasi tutto. Il resto è whisky.


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