Persefone – Truth inside the shade

VERSIÓN EN ESPAÑOL ABAJO: POR FAVOR, DESPLÁCESE HACIA ABAJO!

Originario della Spagna, Miguel Espinoza è il compositore e tastierista della super band progressive / melodic death metal Persefone, con cui ha percorso un lungo viaggio di 20 anni creando musica e girando il mondo. In questa intervista per Il Raglio Del Mulo, Miguel ci racconta le sue esperienze e opinioni riguardo al mondo della musica oggi.

Benvenuto su Il Raglio Del Mulo, grazie mille per averci concesso un po’ del tuo tempo per l’intervista, Miguel. Come sono nati Persefone e come ti senti oggi quando ripensi ai primi tempi e a tutti gli sforzi fatti arrivare all’odierno livello di notorietà?
Ciao a tutti! Prima di tutto, grazie mille per avermi invitato per questa intervista. Ebbene, la verità è che è molto bello guardarsi indietro, anche se nella band non siamo molto inclini a rallegrarci del passato, poiché il passato è passato. Sono fatti già accaduti. Sarebbe strano vedere un campione olimpico camminare per strada con la medaglia, giusto? Abbiamo realizzato molti dei nostri sogni, ma abbiamo ben in mente i desideri che devono ancora essere realizzati.

Torniamo al 2001 cosa ha permesso ai Persefone di creare quello stile che li ha portati successo e che, nonostante tutto, è sempre in perenne evoluzione?
Prima di guardare al 2001, bisogna soffermarsi sugli anni precedenti, poiché Carlos ed io ci conoscevamo già quando vivevamo entrambi ad Albacete, nel sud della Spagna. Avevamo già fatto musica con una band chiamata Rüdi Gannan, con la quale non siamo riusciti a registrare nulla in particolare, ma il desiderio e le intenzioni stavano già iniziando a formarsi. Stavamo già pensando di pubblicare album, suonare uno stile che mescolasse elementi sinfonici, progressive, death metal, ecc. Negli anni, Carlos è andato a vivere ad Andorra e ha messo insieme una band che sarebbe poi diventata i Persefone, ma che è fondamentalmente un’estensione di quello che stavamo facendo entrambi nella nostra patria.

Di cosa parlano i testi dei Persefone e quali temi o filosofie vengono trattati nelle vostre canzoni?
C’è un prima e un dopo nei testi di Persefone. Come con la musica, ci siamo evoluti ed è stato con “Shin-ken” che abbiamo iniziato a scrivere testi che avessero un background positivo, di crescita personale, di avanzamento. Ci consideriamo persone molto spirituali e questa è una parte intrinseca dell’essere umano che oggi è molto trascurata. Da lì abbiamo scritto “Spiritual Migration” in cui abbiamo toccato questioni molto più profonde in modo generico. Dopo siamo passati ad “Aathma”, che in pratica significa “anima”. In generale, non cerchiamo di identificarci con alcuna religione o filosofia. È una questione di ciò che pensiamo sia corretto fare e del percorso che in qualche modo noi seguiamo nel mondo in cui viviamo.

In qualche momento durante il lungo viaggio della band, hai avuto momenti brutti o situazioni piuttosto spiacevoli tali che volevi abbandonare il progetto? E che reazione hai avuto nei confronti di chi ti diceva che quello che stavi facendo non ti avrebbe mai portato da nessuna parte?
Ovviamente, i tempi duri in cui ci siamo chiesti quale fosse il senso di tutto e chi ce lo facesse fare non sono mancati, ma la risposta è sempre la stessa: “Fanculo!” Scusa per l’espressione, ma è quello che diciamo di solito, a volte tra le lacrime. Ma lasciare che la vita ti sconfigga è peggio della sconfitta stessa. Non è nella nostra natura arrenderci. Possiamo rallentare, prendere fiato, ma smettere? Mai.

Secondo te Miguel, internet, piattaforme digitali, social network hanno aiutato o svilito l’essenza della musica estrema? Stando ai Kiss questa nuova realtà ha ammazzato il rock…
Un fatto che può essere dato per scontato è che Internet ha reso molto più facile per le piccole band promuoversi. Ciò significa che l’offerta musicale è aumentata e quindi è difficile trovare qualcosa che l’ascoltatore possa considerare veramente buono. Per quanto riguarda quello che dici sui Kiss, beh, non è la prima volta che sentiamo dire che uno stile “è morto”. È un’affermazione assurda. Chi ama il power metal (ad esempio), continua ad ascoltarlo, anche se non è di moda. E ci sono ancora band che propongono quello stile, poiché per molte di loro non si tratta di fare soldi, ma di esprimere musicalmente ciò che la loro mente e il loro cuore covano. Viviamo in un tempo privilegiato in cui le persone possono scegliere cosa ascoltare e non dobbiamo limitarci a quello che trovavamo in un negozio di dischi, soprattutto se si vive in una piccola città.

Qualcosa che mi ha sorpreso molto è stata la formazione molto solida che contraddistingue i Persefone, come fate con i vostri lavori quando dovete andare in tour? Come avviene la pianificazione di una tournée?
L’unico modo in cui possiamo gestire i tour è con le vacanze. Alcuni membri possono liberarsi senza che sia un dramma per nessuno poiché si occupano esclusivamente di musica, ma questo non avviene per la maggior parte di noi Ecco perché i tour dei Persefone sono sempre stati brevi. Dipender tutto dalle vacanze. Ho visto membri della band finire il tour alle 3 del mattino e alle 8 lavorare. O come nel caso di Carlos, che arriva dalla Cina e va direttamente al lavoro. Fa parte del sacrificio. Nessuno ci toglie il fatto che ci siamo goduti un tour, ma quando torniamo le responsabilità sono ancora lì.


In questo complicato 2020 è stata rilasciata la ri-registrazione del primo album del 2004, “Truth Inside the Shades”, quali emozioni hai provato durante il processo di ri-registrazione e perché avete deciso di incidere nuovamente il primo album della band?
Se non ricordo male, stavamo andando al festival di Karmoygeddon in Norvegia quando abbiamo avuto l’idea che in occasione del 15 ° anniversario dell’uscita del nostro primo album avremmo potuto festeggiarlo in qualche modo. L’idea della ri-registrazione dell’album da zero non ha tardato ad arrivare poiché non abbiamo salvato all’epoca le sessioni di registrazioni originali quindi non avremmo potuto semplicemente remixarlo, come abbiamo fatto con “Core”. Quando ci siamo trovati a rilavorare sulle canzoni, la situazione è stata molto divertente, dato che ci sembrava di essere i produttori di noi stessi di 15 anni fa. Abbiamo ritrovato momenti musicali davvero belli, così come altri che hanno generato un certo senso di vergogna e abbiamo deciso di far evolvere quei pezzi. Devi tener presente che questo album è stato composto in una settimana, il che ha fatto sì che molte parti fossero incise in un modo molto più semplice rispetto a quanto avremmo fatto oggi. È stato divertente vedere il risultato e molto bello scoprire la reazione dei nostri fan.

Parliamo di altre cose, Miguel, di come è iniziata la tua passione per la musica, e ancora di più, per le tastiere e le voci, di come nei primi anni 2000 ti sei trasferito dalla Spagna ad Andorra e di come si sia sviluppata la tua carriera di compositore.
Quando avevo circa sette anni, mia sorella suonava il piano e, beh, sappiamo tutti cosa succede a quell’età: vuoi fare quello che fanno i tuoi fratelli maggiori. Paradossalmente, sono finito in un corso di tastiera elettronica, non pianoforte, e la verità è che non so dirti il perché. Immagino che ci sia stato un momento in cui ho dovuto prendere una decisione e mi piaceva di più l’idea della tastiera. Sono sempre stato molto attratto da tutto ciò che ha a che fare con la tecnologia, quindi un dispositivo pieni di pulsanti risultava ben più attraente per me del pianoforte classico. Nonostante tutto, non ci volle molto perché me ne andassi a causa dei “brutti voti a scuola”. Ma la tastiera “Casiotone” era già entrata a casa mia, così ho passato gli anni a venire suonando quello che volevo. Quando avevo 15 – 16 anni, ho iniziato a frequentare Carlos per fare musica e poi è diventata una sana competizione per vedere chi suonava cose più veloci (Yngwie Malmsteen e Jens Johansson …). La partenza di Carlos per Andorra è stata devastante per entrambi perché il sogno musicale che avevano in comune stava svanendo. Mi è costato molto poca fatica andare ad Andorra una volta che ho saputo che Carlos aveva già messo su una nuova band per continuare il progetto che avevamo iniziato insieme.

Questo periodo di pandemia ti è servito per comporre il tuo nuovo materiale? E come sei entrato in contatto con le persone che ti hanno proposto di scrivere le colonne sonore per spot e giochi, Miguel?
Da diversi anni ormai sia Carlos che io dedichiamo parte del nostro tempo alla musica per film, ai videogiochi, alla pubblicità. Recentemente abbiamo lavorato a una serie per bambini trasmessa su RTVE chiamata Momonsters (e che credo uscirà presto in Italia). Abbiamo anche realizzato alcuni film, cortometraggi e nel mondo dei videogiochi, tra i quali spiccano Big Farm Story della società di produzione Goodgames per la piattaforma Steam, Supremacy 1 e Call of War della società di produzione Bytro Labs per PC… Mi soddisfa parecchio fare musica per film e videogiochi, perché mi permette di poter esplorare strade che non posso percorrere così liberamente con i Persefone. Tutto ciò ci ha portato ad apprendere nuovi concetti nella produzione musicale che ora stiamo applicando alle nuove canzoni dei Persefone. Non vedo l’ora che tu possa ascoltare cosa c’è di nuovo!

Qual è la cosa più difficile secondo te nel mondo della musica? E cosa diresti a tutti coloro che aspirano a fare musica ma che a un certo punto desiderano rinunciare di seguire i propri sogni?
Ho sempre pensato che il mondo della musica sia una delle carriere più difficili che una persona possa scegliere. È un mondo, in generale, poco retribuito e in cui per crescere bisogna prima fare uno sforzo titanico. Non esiste azienda al mondo che regga quasi 20 anni senza pagare un solo stipendio ai propri soci. È la passione che ci fa andare avanti, e il denaro non è ciò che ci fa arrendere. Fare uno sciopero di musicisti in cui ci rifiutiamo tutti di fare musica per un anno sarebbe impossibile, poiché la stragrande maggioranza non fa musica per guadagnare soldi o per dover vivere, se non perché ne ha voglia. Ciò lo rende ancora più complicato e la domanda viene gravemente deprezzata. Di conseguenza, il filtro viene impostato automaticamente. Se entri nel mondo della musica per soldi o fama, ne uscirai molto presto. Va bene arrendersi se pensi di non avere abbastanza forza o passione per andare avanti. Ci sono molti che ci hanno detto “Mi piacerebbe fare un tour in Giappone come te”, finché non dici loro cosa fare per arrivarci e poi riconoscono che non sarebbero disposti a fare ciò che deve essere fatto per “realizzare i propri sogni”. La competizione è e sarà agguerrita e molte volte uscirai da una determinata situazione gravemente ferito, ma il giorno dopo vedrai il tuo compagno di band alzarsi per andare avanti e ti chiederai: cosa facciamo? Un attimo dopo sei in movimento…

È tutto, grazie
Grazie mille per tutto! Se volete sentire qualcosa dei Persefone, ci sono i vari social network. Se volete sentire qualcosa di mio, tipo videogiochi, ecc., potete seguirmi su Instagram (@moepersefone) o visitare il mio sito web www.miguelespinosamusician.com

Originario de España, Miguel Espinoza es un compositor y tecladista de la súper banda de death metal melódico progresivo Perséfone, con un largo transitar de 20 años creando música y recorriendo el mundo con su banda principal. En esta entrevista para Il Raglio Del Mulo Miguel nos cuenta sus experiencias, vivencias, y pareceres personales con respecto al mundo de la música hoy día, y como la pandemia ha afectado en mayor o menor medida a la banda y que se traen entre manos actualmente con Perséfone.

Bienvenido al Il Raglio Del Mulo, muchas gracias por tu tiempo para la entrevista Miguel, como nace Persefone, y como se siente hoy dia mirar los Comienzos, los proyectos que se fueron marcando con el proyecto y haberlos concretado en su gran mayoria al Dia de Hoy?
Hola a todos! En primer muchas gracias por contar conmigo para esta entrevista. Pues la verdad es que es muy agradable echar la vista atrás, aunque en la banda no somos muy dados a regocijarnos en el pasado, ya que lo pasado, pasado está. Son éxitos del pasado. Sería como ver a un medallista olímpico paseando con la medalla por la calle, no? Hemos cumplido muchos sueños, pero ya tenemos en la mente los sueños que están por cumplir.

Como fue en aquella epoca de 2001 que Nace Persefone marcar el estilo que hoy Dia ha hecho Figurar a la banda como una banda prominente en el estilo y el cual tienen un largo transitar y con una marcada evolucion permanente?
Mirar al 2001 es mirar a los años anteriores, ya que Carlos y yo ya nos conocíamos cuando ambos vivíamos en Albacete, en el sur de España. Ya hacíamos música con una banda llamada rüdi gannan, con la que no llegamos a editar nada en concreto, pero que las ganas y las intenciones ya empezaban a establecerse. Ya pensabamos en sacar álbums, tocar un estilo que mezclara elementos de metal sinfónico, progresivo, death metal, etc. Con los años, Carlos se fue a vivir a Andorra y monto una banda que acabaría siendo Persefone, pero que básicamente es una extensión de lo que ambos ya hacíamos en nuestra tierra natal.

De que tratan las letras de Persefone, y a que situaciones o filosofia evocaban en sus canciones?
Hay un antes y un después en las letras de Persefone. Al igual que ocurre con la música, fuimos evolucionando y fue con el Shin-ken que empezamos a escribir letras que tuvieran un trasfondo positivo, de crecimiento personal, de avance. Nos consideramos personas muy espirituales y que esa es una parte intrinseca del ser humano que a día de hoy está muy abandonada. A partir de ahí escribimos “Spiritual Migration” en la que tocamos temas mucho más profundos de manera genérica. Tras él, nos fuimos a “Aathma”, que básicamente significa “alma”. En general, no buscamos identificarnos con religión o filosofía alguna. Es una cuestión de lo que nosotros pensamos que es correcto y el camino que de alguna manera seguimos en el mundo en que vivimos.

¿En algún momento del largo transitar de la banda han pasado momentos malos o situaciones bastante desagradables que quisieron abandonar el Proyecto?, y qué aptitud tomaban ante personas que les decía que lo que ustedes hacían no iría a ningún lugar.
Por supuesto! Los momentos duros en los que nos hemos planteado qué sentido tenía todo han ocurrido y ocurre, pero la respuesta es siempre la misma: “Que se joda!” Perdonad por la expresión, pero es que es la que solemos decir, a veces entre lágrimas. Pero es que dejar que la vida te venza es peor que la derrota en sí misma. No está en nuestra naturaleza el darnos por vencidos. Podremos frenar, tomarnos un respiro, pero ¿abandonar? Nunca.

Hoy día en tu opinión Miguel, el internet, las plataformas, las redes sociales, ¿han ayudado o han hecho diluir la esencia de la Música Extrema? entiéndase por calidad, Y en tu opinión que cosas estas herramientas han fortalecido pero también han debilitado, mirando en el caso de bandas como kiss que argumentan que el rock y por ende entendiendo el sentido de esas palabras todo lo que viene detrás del rock también está muerto.
Un hecho que sí puede darse por cierto es que internet ha provocado que sea mucho más fácil para las bandas pequeñas promocionarse. Eso conlleva que la oferta musical es abrumadora y por tanto cuesta encontrar algo que el oyente pueda considerar como realmente bueno. Respecto a lo que dices de Kiss, bueno, no es la primera vez que oímos que un estilo “esta muerto”. Es una afirmación absurda. Al que le gusta el power metal (por poner un ejemplo), lo sigue escuchando, aunque no esté de moda. Y sigue habiendo bandas del estilo, ya que para muchas de ellas no es una cuestión de hacer dinero, si no de expresar musicalmente lo que su mente y su corazón les evocan. Vivimos una época privilegiada en la que las personas podemos elegir lo que escuchar y no hemos de limitarnos a lo que encontrábamos antiguamente en la tienda de discos, sobre todo si vivías en una ciudad pequeña.

¿Algo que me ha sorprendido mucho ha sido la formación bastante solida la cual posee Persefone, como hacen cuando tienen que ir de gira en sus respectivos lugares de trabajo para poder hacer los tours sin ningún inconveniente Miguel? Como es la planeación cuando se concreta un tour.
La única manera en que podemos gestionar las giras es con vacaciones. Algunos miembros ya podemos ir sin que sea un drama para ninguno de nosotros ya que nos dedicamos a la música de manera exclusiva, pero no es el caso de la mayoría. Ese es el motivo por el que las giras de Persefone siempre han sido cortas. Dependíamos de vacaciones. He visto a miembros de la banda llegar de gira a las 3 de la madrugada y a las 8 estar trabajando. O como en el caso de Carlos, llegar de China, e irse directo a trabajar. Es parte del sacrificio. Nadie nos quita el haber disfrutado una gira, pero al volver, las responsabilidades siguen ahí. La lucha ahora está en que la responsabilidad sea la gira.

En este Difícil 2020 fue lanzado la re-grabación del primer disco del 2004 “Truth Inside the Shades”, que emociones recorrieron en el proceso de grabación, y porqué Re grabar ese primer trabajo de la banda?
Creo recordar que estábamos yendo al festival Karmoygeddon en Noruega cuando nos planteamos la idea de que, con que llegaba el 15 aniversario del lanzamiento de nuestro primer álbum podríamos celebrarlo de alguna manera. La regrabación del álbum desde cero no tardó en aparecer sobre la mesa, ya que no guardamos las sesiones por pistas del primer álbum y no podíamos remezclarlo, como hicimos con el “Core”. A la hora de trabajar en los temas la situación fue muy divertida, ya que era como hacer de productor a nuestro yo de hace 15 años. Encontramos momentos musicales que eran realmente buenos, así como otros que nos generaron cierta sensación de vergüenza ajena y decidimos evolucionar dichos trozos. Hay que recordar que ese álbum fue compuesto en una semana, lo cual hizo que muchas secciones las aceptáramos de una manera mucho más liviana de lo que lo haríamos ahora. Ha sido divertido ver el resultado y muy agradable ver la reacción de nuestros fans. 

Hablando de otras cosas Miguel, como comenzó la pasión de Miguel Espinosa por la Musica, y más aun por el teclado y las voces, como se dio en el principios de los 2000´s mudarse de España a Andorra, y como fue  a lo largo de estos años desarrollar tu carrera Musical como compositor?
Cuando tenía unos 7 años, mi hermana tocaba el piano y bueno, ya sabemos lo que pasa con esas edades: Uno quiere hacer lo que hacen sus hermanos mayores. Paradójicamente, acabé en una clase de teclado electrónico, no de piano y lo cierto es que no sé deciros porqué. Supongo que hubo un momento en el que hubo que tomar la decisión y me gustó más la idea del teclado. Siempre he sido muy amante te todo lo que tenga que ver con tecnología, así que un aparato con teclas lleno de botones me resultaría más atractivo que el piano clásico. Pese a todo, no tardé en dejarlo por “malas notas en el cole”. Pero el teclado “Casiotone” ya estaba en casa, así que pasé los años venideros tocando lo que a mi me apetecía. Con 15, 16 años empecé a quedar con Carlos para hacer música y entonces se convirtió en una sana competición de ver quién tocaba cosas más rápidas (demasiado Yngwie Malmsteen y Jens Johansson…). La partida de Carlos a Andorra fue devastadora para ambos porque el anhelo musical que ambos tenía se desvanecía. Me costó muy poco irme a Andorra una vez supe que Carlos tenía una banda nueva ya montada para seguir el proyecto que ya habíamos empezado.

En este tiempo de Pandemia, te ha servido para componer Material propio tuyo? Y esto ha traido gente hasta ti que necesite un soundtrack ya sea para una Propaganda, anuncio, un audiovisual, un juego Miguel?
Hace ya varios años que tanto Carlos como yo dedicamos parte de nuestro tiempo a la música de cine, videojuegos, publicidad. Hemos trabajado recientemente en una serie infantil emitida en RTVE llamada Momonsters (y que creo que no tardará en estrenarse en Italia). También hemos hecho alguna película, cortometrajes y en el mundo del videojuego, algunos a destacar son Big Farm Story de la productora Goodgames para la plataforma Steam, Supremacy 1 y Call of War de la productora Bytro Labs para PC… A mi en particular me llena enormemente hacer música para cine y videojuegos ya que puedo explorar vías que no puedo explorar tan libremente con Persefone. Todo ello nos ha llevado a aprender conceptos nuevos en la producción musical que ahora estamos aplicando a los nuevos temas de Persefone. De veras que no puedo esperar a que escuchéis lo nuevo!

Que es lo más duro para ti en tu opinión Personal con respecto a la música Miguel, y que palabras o pensamientos les dirías a todos los que aspiran a hacer música pero en algún momento desean desistir de seguir sus sueños.
Siempre he pensado que el mundo de la música es una de las carreras más difíciles que una persona puede elegir. Se trata de un mundo, en general, mal pagado y en el que para crecer, primero has de hacer un esfuerzo titánico. No hay ninguna empresa en el mundo que se sostenga durante casi 20 años sin pagar ni un solo sueldo a sus miembros. Es la pasión lo que nos hace tirar para adelante, y el dinero no es lo que nos hace desistir. Hacer una huelga de músicos en la que nos negáramos todos a hacer música durante un año sería imposible, ya que la gran mayoría no hace música por ganar dinero o para tener que vivir, si no porque les apetece. Eso hace que sea todavía más complicado y que la demanda esté muy depreciada. Como consecuencia, el filtro se pone automáticamente. Si te metes en el mundo de la música por dinero o fama, vas a salir muy pronto de él. No pasa nada por desistir si piensas que no te ves con fuerzas o pasión suficiente de seguir adelante. Son muchos los que nos han dicho “me encantaría hacer giras por Japón como vosotros”, hasta que les cuentas lo que hay que hacer para llegar ahí y entonces reconocen que no estarían dispuesto a hacer lo que hay que hacer para conseguir “cumplir tus sueños”. La competencia es y será feroz y muchas veces saldrás mal herido de una situación, pero al día siguiente verás a tu compañero de banda levantarse para seguir adelante y tú te preguntas:  ¿qué hago? Un momento después estás en marcha…

Muchas gracias por todo.
Muchas gracias por todo!! Si os apetece escuchar algo de Persefone, nos tenéis en todas las redes sociales. Si queréis escuchar algo mío, respecto a videojuegos, etc, podéis seguirme en Instagram (@moepersefone) o visitar mi web www.miguelespinosamusician.com

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