OJM – Per sempre rock’n’roll

Gli OJM sono stati una delle prime realtà italiane dedite allo stoner-rock, lavorando spesso a stretto contatto con gente come Brant Bjork (Kyuss) e Dave Catching (Desert Sessions, QOTSA). A dieci anni dall’ultimo album in studio “Volcano” la band trevigiana – mai ufficialmente sciolta – ha da poco pubblicato “Live At Rocket Club” (Go Down Records / All Noir) che fotografa il quartetto in uno dei momenti più intensi della propria vita artistica. Ne abbiamo parlato con Max e Andrea, rispettivamente batteria e chitarra nella band.

Ciao ragazzi e benvenuti su Il Raglio del Mulo, è un piacere riascoltare un disco degli OJM a dieci anni dall’ultimo lavoro in studio, come mai è passato così tanto tempo dall’ultima release?
Andrea: E’ un piacere per noi! Negli ultimi anni, dopo “Volcano” e il relativo tour, abbiamo ristampato “Heavy” (nostro secondo lavoro in studio) intraprendendo un tour con la formazione originale dell’epoca, al quale è poi seguito un tour per festeggiare l’anniversario e qualche reunion per particolari occasioni, come è stato nel 2015 quando abbiamo suonato con gli Eagles of Death Metal. Per il resto ci siamo dedicati ai nostri relativi side-project, Max e Ale con Ananda Mida, Pozzy con i suoi The Sade. Non siamo mai stati fermi insomma, però non abbiamo più composto materiale per un eventuale disco, fino a quando non ci è tornato tra le mani un vecchio live che abbiamo rimasterizzato per estrarne questo nuovo vinile.

Siete stati tra i primi mover della scena stoner rock italica, poi gradualmente vi siete spostati su un garage rock meno aggressivo se vogliamo, com’è cambiata la scena anche a livello internazionale secondo voi?
Max: Di sicuro ultimamente c’è stato un ritorno di quei generi che, se mi concedi, noi ascoltavamo già a fine anni 90, e con i quali poi siamo partiti. Al tempo si era però “pecore nere” che proponevano un sound che traeva ispirazione dallo stoner, doom, psichedelia. Generi che ora sono molto più in voga di allora. C’è stato un revival di molte band al tempo di nicchia ed una ricerca da parte del pubblico e dei musicisti atta ad esplorare determinati generi. Per noi non è cambiato nulla, quello che ascoltavamo allora lo rivediamo in molte band oggi, ed alcuni comunque ripropongono un certo sound in maniera egregia!

In questo periodo di mancanza dei live voi uscite con questo disco live del 2011, nostalgia o state serrando i ranghi per un ritorno in grande stile a fine pandemia?
Andrea: Un live ci sta tutto in questo periodo di stop forzato, c’è bisogno di ascoltare almeno su disco un po’ di sano groove da palco! Il lato positivo è che molto pubblico ha più tempo da dedicare all’ascolto, e questa è una buona cosa. Ci sembrava il momento giusto per uscire con un disco live. Per il momento non ci sono idee in cantiere ma tutto può succedere, di sicuro se ne avremo la possibilità torneremo on stage per qualche live e qualche speciale occasione! La voglia di suonare e di ritrovarci c’è sempre, soprattutto in questo momento di pausa forzata.

Avete sempre lavorato con grandi personaggi – da Paul Chain a Brant Bjork a Dave Catching per non parlare di Michael Davis degli MC5 – cosa vi hanno lasciato del loro bagaglio di esperienze queste persone che in un certo senso hanno un po’ inventato un certo modo di fare musica?
Andrea: I ricordi più belli, oltre alle scorribande in tour, sono legate a questi personaggi, sia a livello artistico ma soprattutto umano. Avere la possibilità di confrontarsi e condividere il palco con questi artisti è stato entusiasmante: dalla genialità di Paul, all’umanità di Brant Bjork (per noi come un fratello), alla professionalità di Dave Catching, ma soprattutto all’affetto e alla “storia” scritta da Mike Davis (RIP). Tocchi con mano la persona, conosci e trai ispirazione dall’artista, condividi e impari. Sono cose che ti lasciano un bagaglio artistico non indifferente, e tanti bei ricordi.

In dieci anni le cose sono cambiate tantissimo, dalla promozione al modo di porsi degli ascoltatori, cosa deve fare oggi una band che nasce oggi per farsi ascoltare e venire fuori dal marasma attuale?
Max: Noi ci siamo sempre limitati ad essere noi stessi, a seguire la nostra linea senza badare alle mode del momento. Ovviamente al di la del lato artistico il marketing promozionale è cambiato molto, i live restano importanti ma oggi si viaggia sui social, bisogna saper adottare strategie di conquista anche online ma la chiave resta essere artisti e aver qualcosa da dire e trasmettere attraverso la musica, prima o poi la musica giusta si farà sentire… la musica non si può ridurre solamente a marketing e immagine, c’è sempre bisogno di un valore aggiunto o di qualcosa da esprimere. Poi sì, c’è molta confusione, il pubblico è bersagliato da mille messaggi, la gente tende a sentire e non ad ascoltare, ma noi confidiamo in quel pubblico (molte volte di nicchia) che sa ascoltare ed è appassionato.

Vi siete sempre mossi parallelamente alla Go Down Records, una tra le prime etichette a credere nel rock’n’roll più vintage e autentico, in questo periodo si parla spesso dei club e dei musicisti ma le etichette indipendenti come se la passano durante la pandemia?
Andrea: Come detto da un lato il pubblico si sta prendendo più tempo per ascoltare, comprare dischi e c’è più tempo da dedicare alla musica, molti stanno soffrendo della mancanza dei live, per tanti principale fonte di svago. Anche noi come etichetta siamo purtroppo fermi con eventi e live, le nostre band non possono girare, stiamo investendo sulla promozione via web cercando di far uscire più musica possibile, senza mai fermarci, la crisi inevitabilmente c’è, ma noi facciamo parte della vecchia scuola, lavoriamo con passione e ci mettiamo il cuore, supereremo anche questa situazione.

Cosa state ascoltando ultimamente? Max: Ultimamente stiamo ascoltando molta musica psichedelica.

Lascio a voi le conclusioni e spero di ascoltarvi dal vivo il prima possibile!
Max: Sicuramente finita questa emergenza sanitaria faremo dei concerti per presentare questo ultimo disco dal vivo. Magari dopo ci verrà ispirazione di fare un nuovo disco. Per sempre rock’n’roll

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