Becerus – Il primo grugnito

“Homo Homini Brutus” (Everlasting Spew, 2021) è il titolo dell’album di debutto di Becerus, (f)rutto metallico della collaborazione fra il poliedrico vulcanico musicista compositore Giorgio Trombino e Mario Balatonicus, già voce nei Balatonizer. Ne abbiamo grugnito insieme a Giorgio in questa succulenta intervista.

Da quanto tempo esistono i Becerus e come sono nate le canzoni dell’album “Homo Homini Brutus”?
Abbiamo avviato i Becerus nella prima metà del 2020. In realtà io e Mario in passato avevamo chiacchierato varie volte sulla possibilità di collaborare insieme, dunque una volta accumulate le prime demo su quello stile mi è venuto spontaneo chiedere a lui.

So che tu e Mario abitate agli antipodi dello stivale italiano, questo fattore ha influito sulla lavorazione al disco?
Non tanto. C’è stata fiducia reciproca fin dal primo momento: lui ha cominciato a studiare in blocco le canzoni senza modifiche e io ho ascoltato per la prima volta le sue take a registrazioni concluse. Ciascuno ha suonato e cantato come meglio credeva e senza avanzare critiche sull’altrui operato, dunque non penso che vedendoci di persona l’approccio sarebbe cambiato più di tanto. Siamo due idioti.

Mi incuriosisce molto questa storia del batterista misterioso Paul Bicipitus, qualche info in più sul suo conto?
Purtroppo non sono autorizzato a rivelare nulla sul conto di Paul al di fuori del fatto che è molto grosso, grasso, suona con forza bruta e precisione millimetrica e che non ha la minima voglia di farsi fotografare!

In un video promozionale affermate che “Becerus have absolutely no lyrics”. Ascoltando le canzoni, non percepisco questa mancanza. Penso invece che questa peculiarità permetta all’ascoltatore di immaginare i testi in qualsivoglia idioma. Perché avete scelto di mettere da parte parole esplicite in favore di grugniti forti e chiari?
Uno dei momenti per me più esilaranti è stato discutere la cosa all’avvio del progetto. Più o meno la storia è stata che ho chiesto a Mario come organizzarci per i testi e lui mi ha detto “Giorgio, tu se vuoi scrivili i testi ma io non li canto!”. Dal rifiuto di esprimere alcunché nasce la scelta del “no lyrics”, peraltro già adoperata dai Balatonizer, pionieri assoluti della brutalità death siciliana.

Sulla copertina dell’album c’è la figura grossolana e sgraziata del potente Becer, che voi stessi descrivete come “una creatura disgustosa e ostile i cui muscoli, capelli sudici e pancione spaventano all’istante ogni essere vivente che incrocia il suo cammino”. Chi ha realizzato la copertina? Da dove è nata l’idea per il personaggio di Becer?
La copertina, in seguito a varie elaborazioni “studiate” insieme al nostro amico fraterno Sandro Di Girolamo, è stata realizzata dal talentuoso disegnatore americano Dahmer. Il Becer è il nostro simbolo, la nostra ossessione e la nostra mascotte, un po’ come Eddie per i Maiden o Vic Rattlehead per i Megadeth. Ricollegandoci alla tua domanda precedente possiamo dire che i grugniti di Mario siano da inquadrare come la lingua disarticolata e violenta di questo bifolco primitivo che ispira la nostra musica e i nostri artwork.

Nientepopodimeno che Max Cavalera ha pubblicamente espresso apprezzamenti per “Homo homini brutus”, come ci si sente a ricevere tali complimenti da uno dei propri miti?
È stata una cosa del tutto inaspettata che ci ha fatto esplodere il cranio in mille frammenti. Max è un mito nonché una fonte d’ispirazione da sempre, fin dal VHS dell’Under Siege live a Barcellona e tanto altro ancora. Lui segue l’ottimo canale YouTube “Thralls of Metal”, gestito da due americani fanatici di death vecchio stile e dintorni e incentrato tanto su nuove uscite quanto su monografie e retrospettive. Immaginare che le nostre porcate siano state riprodotte in una delle stanze di casa sua a Phoenix, AZ è semplicemente assurdo e siamo grati a lui e a Thralls of Metal per l’opera di diffusione.

Quali sono state le maggiori influenze musicali nella produzione di “Homo homini brutus”?
Il death americano di fine ‘80 e primi ‘90 è al centro della nostra ispirazione, dunque Cannibal Corpse, Monstrosity, Broken Hope, Deicide, Morta Skuld, Brutality, Disincarnate e tanti altri.

Ci sono invece band meno note che seguite e segnalereste a chi vuole approfondire l’attuale scena death metal?
Il death sta godendo di una fase di grazia e ispirazione con diverse correnti sottostilistiche operative in diversi paesi. Fra i miei preferiti in Italia ci sono Bedsore, Hateful e Ad Nauseam ma allargando il campo al panorama internazionale posso dirti che seguo e apprezzo molto le uscite di gruppi come Siderean, Blood Incantation, Malthusian, Vastum, Chthe’ilist, Necrot, Undergang, Phrenelith, Sněť e altri.

Tra un’adorazione ed un sacrificio rituale al potente Becer, avremo la possibilità di vedervi suonare dal vivo nel prossimo futuro?
Spero di si ma dipende dalla disponibilità di Paul Bicipitus e da altri fattori fra cui l’obesità che ci sta lentamente ma inesorabilmente consumando!

Un grugnito per i nostri lettori?
Grazie Riccardo e a Il Raglio del Mulo per averci lasciato sparare l’ennesimo grumo di stronzate. Il Becer non perdona!! GRUNT!!!!!

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