My Kingdom Music – The heart of the kingdom

Francesco Palumbo ci ha accolto nel suo regno, costruito con passione e competenza. La My Kingdom Music quest’anno ha tagliato l’invidiabile traguardo dei 20 anni, due decadi ricche di uscite qualità e di band che hanno contribuito in molti casi a scrivere alcune delle pagine più belle della musica tricolore.

Ciao Francesco, quest’anno la tua etichetta, la My Kingdom Music, ha compiuto 20 anni, ci avresti scommesso all’epoca che dopo ben quattro lustri saresti stato ancora qui a pubblicare album?
Ciao Giuseppe. Eh sì, sono proprio 20 anni, nella primavera del 2002 iniziavano i primi contatti, i primi accordi, le prime pratiche burocratiche, la creazione del sito e il 22 settembre uscivano i primi tre dischi, Crowhead “Frozen”, Deinonychus “Mournument” e A Room with a View “First Year Departure”. Nasce tutto come una sorta di necessità, per poi diventare nel giro di pochissimi mesi un lavoro a tempo pieno che mi accompagna ancora oggi dopo 20 anni di vita. Non so se c’avrei scommesso, non sono un grande scommettitore ma per come sono fatto io ero certo che avrei dato il massimo ed anche più di me stesso, senza risparmio di energia, forza e soprattutto con la passione che da sempre mi avvicina e mi permette di far parte di questo mondo.

Come, quando e perché hai deciso di fondare una tua label?
Negli anni ottanta e novanta dopo essere un divoratore di musica prima, l’editore poi di un magazine, anzi due, Demo-Nizzati all’inizio e, soprattutto, Vampiria Magazine, ed anche un musicista di una band, i Lathebra, ho avuto la necessità proprio viscerale di passare dall’altra parte della barricata e permettere quindi ad altri di realizzare in un certo senso i propri sogni di artista ed io nel mio piccolo, cercare di vivere di musica, non suonata, non scritta, ma semplicemente prodotta, promossa e distribuita. Ed ancora oggi, nonostante i cambiamenti che ci sono stati nel modo di fare e vendere musica, mi ritengo un inguaribile romantico che all’ascolto di un semplice demo riesce ancora ad emozionarsi e vedere cose che magari altri non riescono a percepire. A volte va alla grande, altre volte meno, ma la magia di un prodotto etereo come lo è la musica che diventa tra le tue mani un prodotto fisico vero e proprio, è sempre la stessa e ti assicuro che ancora oggi è quel brivido che mi permette di andare avanti con orgoglio e spero con prodotti di qualità.

Quale è stato il primo album prodotto e cosa ricordi di quei giorni?
Il primo album prodotto è stato “Mournument” dei Deinonychus. Avevo una corrispondenza epistolare con Marco Kehren, mente ed anima della band, fin dal suo esordio con la Cacophonous. Ho seguito la sua carriera negli anni, ammirandone la musica e l’attitudine e poi intervistandolo più volte per la mia Vampiria Magazine e per altre riviste con cui collaboravo. Proprio in una di queste interviste mi confidò che stava realizzando un nuovo album, “Morurnument” appunto, e che non era più soddisfatto della sua vecchia etichetta. In quel periodo stavo proprio iniziando a pensare alla mia label, gliene parlai e fu lui a propormi di farlo uscire per My Kingdom Music. Nel giro di poche ore gli inviai una bozza di contratto, l’accettò velocemente e così My Kingdom Music aveva la sua prima band. Quello che maggiormente ricordo è la sensazione incredibile di entrare a far parte di un mondo che avevi sempre visto un po’ dall’esterno mentre ora tu ne eri profondamente protagonista. Una sensazione magica che ancora oggi dopo 20 anni riesco a provare.

Quanto è cambiato il mercato musicale in questi 20 anni? Credi che nell’attuale situazione rifaresti la stessa scelta di 20 anni fa?
È cambiato il mondo e per logica di cose è cambiato il modo di fare musica, di ascoltarla e quindi di venderla. Internet ha modificato tutto ovviamente come in tutte le cose della vita. Ha reso più facili i contatti, più veloci gli accessi alla musica prodotta, più semplice arrivare alle più diverse e disparate forme d’arte. Naturalmente però coi pro sono arrivati anche le cose negative e la peggiore di tutte dal mio punto di vista è la spersonalizzazione della scena musicale. 20 anni fa eri parte di una scena, di una creatura più grande di te e sentivi in tutto e per tutto che eri una parte, piccola o grande che fosse, di un’entità viva e reale. Oggi spesso e volentieri avverti l’immaterialità di ciò che ti gira intorno e purtroppo questa è la cosa che maggiormente mi deprime nel modo di fare musica oggi e di chi gira intorno a questo mondo. Non so sinceramente se oggi potrei fare la stessa scelta, davvero non te lo so dire. Forse no pensando al fatto che tutto è estremamente più dinamico e complicato anche se solo volessimo parlare di numeri relativi alle vendite, ma forse sì perché credo che la capacità di un’etichetta sia assolutamente necessaria per permettere ad una band ed alla propria creatura di arrivare a quante più anime possibili. E poi sinceramente non mi ci vedo proprio in un ufficio a timbrare il cartellino, con tutto il mio assoluto rispetto per chi lo fa sia per scelta che per necessità.

Francesco Palumbo

A proposito di scelte, quali scelte sbagliate hai fatto? C’è un disco che ti sei pentito di aver pubblicato?
Non ci sono dischi di cui mi pento… Ci sono album che ritengo oggi delle vere e proprie ciofeche, altri che forse avrebbero potuto suonare diversamente, altri ancora fatti in condizione di necessità, ma in quel momento era la scelta da fare o perché il mercato lo richiedeva o semplicemente perché allora ritenevo la cosa potenzialmente favorevole. Altri album ancora hanno venduto poche decine di copie ma ritengo alcuni di questi dei veri e propri capolavori, ma o il genere o semplicemente il momento non mi hanno permesso di dargli il giusto valore e soprattutto di farli conoscere ai più.

Mi fai una top 10 dei dischi usciti per My Kingdom?
Amo tutte le mie uscite (o quasi)! Ovviamente a qualcuna di esse sono più legato per motivi non necessariamente dovuti alle effettive caratteristiche sonore o al mio gusto, ma più per quello che hanno rappresentato per me in un momento particolare della mia vita o più semplicemente dell’etichetta, o anche per i miei personali rapporti con i componenti delle band. Per cui mi vengono in mente le prime quattro uscite, Crowhead, Deinonychus, A Room with a View e Klimt 1918 perché sono stati l’inizio di tutto e le sensazioni e le emozioni che ho avuto in quei primi anni non le riavrò più. Poi Lenore S. Fingers “Inner Tales” per la voce di Federica, unica, acerba, triste; The Magik Way “Il Rinato” perché è un album davvero di un altro livello; Lethe “The First Corpse On The Moon” perché è riuscito a farmi entrare in un’altra ottica che prima ignoravo; Fear Of The Storm “Madness Splinters” perché lo sento mio, come se fossi parte della band; l’omonimo degli Ecnephias perché Mancan nonostante il suo caratteraccio è uno scrive grandi pezzi; “Nothing At All” dei Lord Agheros perché si è spinto oltre dei limiti che nessuna altra band aveva raggiunto; Crest of Darkness con “The God Of Flesh” perché Ingar è l’emblema della professionalità, quello che molte band italiane non hanno; “Plastic Planet” dei Nude perché erano la mia famiglia e nonostante il dolore che ci ha attraversati li amo ancora e restano una delle poche band italiane ad avere un sound internazionale. E poi quelli che sono dei veri amici come i Dperd, Massimo ed i suoi Infernal Angels, Luca ed i suoi Helfir, la magia degli Omrade, i Crown of Autumn, i compianti In Tormentata Quiete e per finire i Dreariness una band a cui devo molto perché è riuscita a regalarmi emozioni che non provavo da anni e che è riuscita ad unire in un solo progetto tutto quello che amo in una band, ovvero professionalità, grande musica, voglia di arrivare e soprattutto un sound che è una lama che ti lacera l’anima. Sono andato oltre misura, lo sapevo, perciò non mi piacciono gli elenchi.

Puoi anticiparmi le prossime uscite?
Tra settembre ed ottobre usciranno Mindivide con “Fragments”, gran bel melodic Metal con una voce femminile davvero pazzesca. Gli Aura con “Underwater”, un progressive metal di altissimo livello. I Memories of a Lost Soul con l’album “Redefining Nothingness” davvero un blackish death metal album estremamente potente e melodico allo stesso tempo. Poi ci sarà la stampa di un live di oltre 25 anni fa da parte dei The Magik Way, ovvero “Dracula (25 Years Anniversary)”, colonna sonora ad uno spettacolo teatrale che abbiamo ripreso nei suoni e nella grafica e reso magico. A Novembre ci sarà il ritorno alla grande dei Dragonhammer con “Second Life” e poi a Dicembre la ristampa dell’intera discografia dei Deinonychus per cui andremo a celebrare i 20 anni della My Kingdom Music ed i 30 della band. Per finire l’anno una sorpresa che non vi aspettate di certo, ma credo che farà felici molti, me innanzitutto.

C’è mai stato un momento in cui hai pensato “mollo tutto”?
Più di una, ed almeno in un paio di casi la cosa sembrava davvero prossima. Ma per fortuna sono riuscito a capire che senza My Kingdom Music probabilmente avrei qualche soldo in più ma sicuramente mi mancherebbe un pezzo di anima. In effetti non riesco a pensare alla mia vita senza il mio lavoro, la mia passione, il mio essere parte di un mondo che fa parte di me da 35 anni e più.

Come ti vedi fra 20 anni?
Un anziano signore di 72 anni, con barba lunga e canuta, che nella sua poltrona di pelle nera, con le luci soffuse di una lampada, sorseggia un bicchiere di vino rosso ascoltando musica vecchia e rugosa come la mia fronte.

E’ tutto, grazie…
Grazie a te Giuseppe per la bella chiacchierata ed avermi dato modo di evocare ricordi e vecchie emozioni che sono l’essenza della mia creatura.

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