Fabiola Santini – Eye of the beholder

Una vita in prima linea. Nonostante i fotografi siano da sempre i principali testimoni degli eventi live, molte volte restano degli eroi senza nome. Per tale motivo abbiamo chiesto a Fabiola Santini (ex Rockerilla) di parlarci di come funziona il suo lavoro e di come si vive là in fondo al pit…

Obituary 2016

Ciao Fabiola, quando è nato il tuo amore per la fotografia?
Ciao Giuseppe, sono sempre stata attratta dalla fotografia, fin da bambina.  Mio papà lavorava nel settore pubblicitario, il suo ufficio, che visitavo spesso, straripava di macchine fotografiche di ogni tipo. Mi ricordo ancora l’emozione che provavo nel osservare la sua Hasselblad, un’apparecchiatura così piccola e imponente allo stesso tempo che con un solo click catturava un momento per sempre, una specie di magia.

Quando hai capito che sarebbe stato qualcosa di più di un semplice hobby?
Decisamente  nel 2011, al concerto dei Children Of Bodom al Forum di Londra. Dovevo intervistare la band di apertura, gli Amon Amarth per Rockerilla, la rivista italiana di musica con la quale ho collaborato per 10 anni, e il loro addetto stampa mi ha gentilmente offerto anche il photo-pass. Ero emozionatissima, mi sono trovata nel photo pit circondata da fotografi professionisti che sfoggiavano come se niente fosse i loro bolidi Canon e Nikon mentre io ero con la mia Sony Cyber-shot che portavo ovunque. Quando mi sono trovata innanzi il frontman Alexi Laiho, ho capito che stava nascendo in me una nuova passione che dovevo assolutamente portare avanti. Il giorno dopo sono corsa da Jessops (nda: una catena inglese di negozi di fotografia purtroppo ormai in via di estinzione) e ho investito nel mio primo set Canon, la 6D, la 18-55 e il famoso cinquantino che ho ancora.

Slayer 2017

Lasciamo da parte, per ora, la fotografia, invece l’amore per la musica e per il metal quando è nato?
La musica è sempre stata fondamentale nella mia vita. Sono passata dalle canzoni dello Zecchino d’Oro ai Ramones grazie a un mio compagno di scuola che li adorava e mi ha trasmesso  una passione smisurata per questa band che ancora oggi ascolto spesso. Il metal l’ho scoperto live. Non avevo idea di chi fossero gli Anthrax nel 1990 ma quando ho visto il cartellone pubblicitario del concerto al Palaverde di Treviso non ho restistito alla curiosità. Il concerto mi è piaciuto tantissimo tanto che l’indomani sono corsa al negozio di CD in centro  per comprare “The Persistence Of Time” a tutt’oggi uno dei miei album preferiti.

Quando hai capito che potevi far convivere queste due passioni diventando una fotografa musicale?
Dopo il concerto dei Children Of Bodom, ho iniziato a proporre a Rockerilla di fare recensioni live oltre alle interviste che già facevo da un paio d’anni.  Dopo che la mia editor ha accolto bene l’idea, mi sono messa subito al lavoro contattando gli addetti stampa delle band proponendo la doppia coverage (intervista e live). Dall’oggi al domani mi sono trovata in questo doppio ruolo di giornalista e fotografa che mi ha subito conquistata e al quale mi sono dedicata interamente fin dall’inizio, nonostante fosse molto faticoso e non dava tregua quando c’erano le deadline.

Metallica 2014

C’è stato un momento in cui hai pensato, cavolo ho realizzato il mio sogno?
La cima ambita della fotografia è ancora molto lontana per me. Ma quando, nel 2014 al festival Sonisphere qui in Regno Unito, dove tutt’ora vivo, mi è stato dato il photo pass  per il set dei Metallica, mi sono sentita molto vicina al mio sogno. Il management della band era molto selettivo nell’ammettere i fotografi nel pit,  difronte a James Hetfield e Kirk Hammett ho provato un’emozione unica. Anche fotografare gli Alice in Chains (loro sono tutt’ora il mio gruppo preferito)  nel 2013  a Download, ha contribuito a farmi sentire non troppo lontana dalla mia meta. Dato che ero ancora agli esordi, le foto di questi due concerti non sono decisamente da annoverare tra i miei lavori migliori, ma la passione che ci ho messo a catturare questi artisti unici  ha compensato  la mancanza di  nozioni tecniche.

Torniamo con i piedi per terra, c’è un aspetto di questa attività che non ti piace? Magari, le lunghe attese al caldo nel pit in attesa che l’esibizione inizi durante i festival estivi…
Nell’attività di fotografa live e in studio non c’e’ niente che mi dispiace. In ambito live, ho sempre utilizzato le attese nel pit per studiare il palco e le luci e ogni tanto per scambiare qualche parola con gli altri fotografi e i fan in prima fila.  L’unica cosa che mi frena in questo settore è come le foto vengano deprezzate con l’uso  sempre più frequente da parte della band di scatti fatti da fan con i loro cellulari. Foto che all’apparenza sono accettabili, ma non hanno ovviamente  la creatività e la tecnicità di fondo che ha uno scatto fatto da un fotografo. Un fan non chiede compensi dato che si accontenta felicemente solo del credito. Il fan è inoltre in grado di condividere le proprio foto  immediatamente senza  farle passare attraverso la importantissima fase dell’editing e mi rendo conto che per una band media di oggi, sempre prona al risparmio e all’immediatezza, è sicuramente allettante. I fotografi come me ne risentono, inizia a mancare lo stimolo quando si vede sempre più spesso il proprio lavoro da professionisti in seconda fila. Ormai credo si sia creato  un circolo vizioso che mi ha portato a prendere una pausa, lontana dai palchi e dai riflettori fino a quando non vedo che la situazione si è ri-bilanciata.

Taake 2017

Dal punto di vista tecnico, che consigli daresti a chi vuole fare delle foto a delle band dal vivo?
Sicuramente di investire in una buona macchina fotografica e in un paio di obiettivi base (grandangolare e zoom) anche usati. E soprattutto di fare almeno un corso specializzato: io ho studiato alla St. Martin qui a Londra, ho imparato moltissimo in quei sei mesi e ancora oggi controllo i miei appunti di allora se ho dei dubbi tecnici. E poi è fondamentale avere un sito web e contattare le band locali per farsi strada, chiedendo però sempre un compenso anche minimo per le foto: questo è il biglietto  da visita dei professionisti.

Oltre ai live report, il tuo lavoro in ambito musicale in cosa consiste?
Come dicevo prima, mi sto prendendo un periodo di pausa perché non sono contenta di come stanno andando le cose nell’ambiente. Fino al 2020, oltre che a collaborare con Rockerilla, ho anche fatto  alcuni di photo-shoot (Spectral Darkwave, Shining, The Medea Project, Countless Skiers, Nemesis Inferi.), una soddisfazione dopo l’altra.

Marduk 2015

Blocchi e limitazioni dei concerti per lo più hanno spostato l’attenzione sugli artisti fermi, ma oltre a loro ci sono un sacco di addetti ai lavori che non hanno potuto esercitare in questi lunghi mesi. Tu cosa hai fatto durante questo stop e in qualche modo le cose stanno tornado alla normalità o è ancora difficile fare delle previsioni su una ripresa quanto meno accettabile per tutto il settore dei live?
Questa pandemia  ha logorato un settore che già era in bilico. In questo periodo di pausa sto esaminando il mercato musicale e la ripresa, a stenti, dei promo-shoot e dei concerti live. Credo che tutte le band siano giustamente concentrate sul recupero, sia creativo che finanziario quindi non credo ci saranno per il momento molti fondi destinati alla fotografia di qualità, soprattutto live. Sono comunque ottimista, se le nuove generazioni avranno la pazienza di farsi avanti con passione senza farsi travolgere dalla immediatezza dei social media, la categoria dei fotografi musicali professionisti potrebbe tornare ancora più attiva di prima. L’anno scorso ho deciso di mettere insieme un calendario metal con foto dagli Slayer, agli Obituary, Marduk e molto altri. Ne ho venduto parecchi ed è stata una bella soddisfazione anche perché ho dato  il ricavato delle vendite a un’associazione benefica alla quale tengo molto, la Wolf Conservation Center a South Salem, NY che si occupa della conservazione del lupo, una creatura molto vicina al mio cuore. Al momento sto lavorando all’edizione del 2022 che sarà pronta verso fine novembre.

Sfogliando l’album dei ricordi, quali sono gli scatti a cui tieni di più?
Sono così tanti! Decisamente gli scatti di band black metal, sono una fan accanita dei Marduk, Taake e dei Watain, fotografarli dal vivo è sempre stata un’ esperienza unica. Tengo molto anche alle foto dei miei due chitarristi preferiti, oltre a Jerry Cantrell (Alice in Chains), Kerry King (Slayer) e Mark Morton (Lamb Of God). E naturalmente, gli scatti dei Kiss nel 2019.

Kiss 2019

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