Leta – Urla dal rogo

I Leta nascono nel 2016 per volontà di un manipolo di artisti salentini già attivi in passato in altre realtà (Muffx, Hopesend, Impero delle Ombre, Witchfield, Ghost of Mary, Burning Seas, Serial Vice). Ci son voluti ben cinque anni per ascoltare l’esordio discografico “Condemned to Flames”, album che riprende la tradizione doom italica e l’arricchisce con spunti, blues, prog e psichedelici. Abbiamo chiesto ad Ilario Suppressa di presentarci questa nuova creatura…

Ciao Ilario, prima di passare alla disamina del vostro album d’esordio, “Condemned to Flames”, ti andrebbe di ripercorre le fasi della storia dei Leta precedenti alla pubblicazione del disco?
Ciao a tutti i seguaci di Il Raglio del Mulo… oggi il mulo che raglia sono io! I Leta nascono da un incontro in sala prove con due vecchi amici con cui pur condividendo tanti concerti, viaggi, sbronze ed altro, non avevo mai suonato. Fu il bassista Gabriele Tarantino a chiamarmi dicendomi che doveva incontrarsi con il batterista Damiano Rielli in sala prove per divertirsi un po’ e dopo un seducente “dai vieni anche tu” mi sono unito alla compagnia. Gabriele all’epoca non aveva una band a differenza di me e Damiano già impegnati con altri progetti, ma aveva molte idee, e ce le ha proposte subito, e da quella che doveva essere poco più di una jam session uscimmo già con un paio di brani, da lì in poi si è creata una certa intesa tra noi, sia sul sound che sulle tematiche horror, tanto che il moniker Leta è venuto fuori riprendendo una vecchia “leggenda” delle nostre parti, ed abbiamo cominciato a comporre mentre cercavamo un cantante. A chiudere la formazione arrivò Lorenzo Latino (voce e chitarra dei thrasher salentini Speadfreak), a lui piaceva l’idea di cimentarsi in qualcosa che amava ma che non aveva mai cantato, e ci siamo subito trovati! Con lui alcuni brani hanno preso davvero forma, e ha contribuito con diversi testi, ma purtroppo dopo pochi mesi fu costretto a lasciare la band. Ci siamo rimessi alla ricerca di un vocalist mentre continuavamo a comporre e finalmente abbiamo trovato la persona giusta: Giacomo Albanese, già voce dei Serial Vice (heavy metal). Con lui abbiamo finito di comporre i brani del nostro primo album, che purtroppo ha tardato più del dovuto ad uscire a causa dei vari blocchi dovuti al covid, i concerti su tutti! Per una band underground qualsiasi sappiamo già che è difficile, per una band al primo album senza poter fare quei pochi concerti che riusciamo a fare lo è di più, ma finalmente “Condemned to Flames” è uscito.

Da un punto di vista musicale vi rifate alla scuola doom italiana, capeggiata da Paul Chain e ben rappresentata da due band nelle quali hai suonato, come Impero delle Ombre e Witchfield. Nei momenti più epici mi avete anche ricordato i Doomsword, per esempio. Allora ti chiedo, perché avete scelto proprio il doom come genere e come mai proprio il filone riconducibile alla scuola italiana?
Per quanto riguarda il doom è quello che volevamo fare fin dal primo incontro: io e Damiano suonavamo già con altri gruppi di tutt’altro genere, ma era qualcosa che volevamo fare, e Gabriele che da sempre è un appassionato del genere è stato l’anello di congiunzione! Personalmente avendo già suonato in passato con L’Impero delle Ombre, ed avendo partecipato al primo album dei THC Witchfield, quel genere era qualcosa già ben radicato in me, quindi il tutto è stato abbastanza naturale. Riguardo la nostra riconducibilità alla scuola italiana credo che derivi semplicemente dai nostri ascolti e dal nostro background, anche se non ci siamo mai prefissati di somigliare a qualcosa o qualcuno in particolare.

Non mancano nel disco neanche capatine in ambito blues, psichedelia e progressive. Queste influenze, in che modo arricchiscono la matrice doom del vostro sound?
Sono influenze anch’esse sicuramente riconducibili ai nostri ascolti, che ovviamente non si fermano ai grandi del dark sound italico, ma toccano ovviamente anche i grandi classici del rock degli anni 70, quindi blues, psichedelia e progressive sono spuntati da soli nei nostri brani, sinceramente non saprei se, come o cosa arricchiscono, suoniamo ciò che ci piace… come ho detto prima, il tutto è stato abbastanza naturale.

Non mancano i richiami, ovviamente, ai Black Sabbath, possiamo considerare “Liquid Specter” la vostra “Planet Caravan”?
I richiami ai Black Sabbath credo che siano in tutto il nostro disco, come in tutto ciò che ho sempre suonato, anche nei generi più disparati, i Black Sabbath sono i Black Sabbath, non lo scopro certo io, comunque l’accostamento non può che onorarci. La musica di “Liquid Specter” è di Gabriele, ma già dal primo ascolto jammando in casa con strumenti acustici io l’ho immaginata suonata come “Planet Caravan”, poi in sala prove ha preso anche altre direzioni e ne è venuto fuori un brano forse un po’ fuori dai canoni del doom, ma che comunque ha un evidente legame col nostro sound.

Avete optato in generale sulla lingue inglese, anche se poi in “Nessun’alba”, per esempio, avete utilizzato l’italiano. Questo brano resterà un caso isolato o credi che in futuro il nostro idioma potrà trovare più spazio nei vostri brani?
Sull’uso della lingua in realtà all’interno della band ci sono due scuole di pensiero opposte, “Nessun’alba” l’ho scritta io quindi è palese la mia posizione, ma in realtà nella band ognuno porta il suo contributo e le proprie idee molto liberamente, e altrettanto  liberamente vengono fuori, non abbiamo ancora una regola fissa in proposito, ma sicuramente questo brano non sarà un caso isolato.

L’uso della lingua mi porta direttamente a chiederti: di che cosa parlano i vostri testi?
I testi sono di matrice horror, e anche se non si può parlare di un vero e proprio concept, in “Condemned to Flames” molte liriche sono collegate tra loro, e raccontano di Leta… o del suo fantasma.

In particolare, a cosa fa riferimento il nome della band?
Appunto, Leta è il nome della protagonista di una vecchia storia di Mesagne (BR), paese in cui vive il nostro batterista Damiano. Si narra che Leta, di famiglia nobile, era innamorata di un giovane di un ceto sociale più basso, e come in tante storie che narrano di amori impossibili, ceti sociali opposti e famiglie avverse, i fratelli di lei per punire l’affronto finirono col bruciare la giovane in un forno, e da allora il fantasma di Leta si aggira nei paraggi. La storia ci ha affascinato, foneticamente ci piaceva, quindi abbiamo deciso che quello sarebbe stato il nome della band.

Sul disco compaiono diversi ospiti, ti andrebbe di presentarli?
Con molto piacere, sono tutti grandi musicisti e grandi amici! Il singolo “Whispers in the Darkness” già pubblicato su Youtube è l’unico brano del disco in cui non appaiono ospiti: su “Reality” c’è il percussionista Tiberio Pati che suona su una parte del brano decisamente psichedelica nel suo tribalismo, poi in “My Moon” ci sono i fratelli Cardellino de L’Impero delle Ombre, John con l’interpretazione della parte centrale del brano, e Andrea con un solo di chitarra in chiusura. Nella title track c’è il contributo di Daniele Rini (Ghost of Mary, Maysnow ed altri progetti) con le sue scream vocals nel ritornello, ed anche un bellissimo solo di organo ad opera di Gabriele “Leslie” Saracino, un amante delle sonorità seventies che milita in diverse cover band di Deep Purple, Doors e roba “coetanea”. In “Nessun’alba” c’è il solo finale di chitarra suonato da Mirco Minosa, il chitarrista della prima formazione degli Hopesend, la mia thrash metal band: questo brano è nato proprio da una mia visione di un riff che fece Mirco in sala prove ai tempi degli Hopesend, quindi ho pensato subito a lui per far chiudere il cerchio. Nella conclusiva “Liquid Specter” compaiono ancora Tiberio Pati alle percussioni che accompagna delicatamente il brano, e Gabriele “Leslie” con tastiere e synth che da quel tocco di psichedelia pura, per poi arrivare nel solo finale dato dalla suadente chitarra di Luigi Bruno (Muffx) che chiude l’album.

Il disco è uscito a fine dicembre, quali traguardi vi piacerebbe in questo 2022 grazie a “Condemned to Flames”?
Più che dei traguardi abbiamo degli obbiettivi: è in progetto un videoclip per il lancio del nostro secondo singolo, poi ovviamente continueremo con la composizione dei brani per il prossimo lavoro… e siamo già a buon punto. Forse l’unico traguardo che ci piacerebbe raggiungere nell’anno appena iniziato è quello di riuscire a portare il nostro disco dal vivo! Per noi la sede live è quella più importante, ed è quella che ci è mancata di più negli ultimi anni, sappiamo tutti perché speriamo davvero di tornare presto su un palco, poi il resto si vedrà!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...