Dana Plato – Citazioni sbagliate

Buona la prima per i Dana Plato! Il terzetto, che sbaglierà pure le citazioni, sa come si fa un buon disco, come dimostra “Wrong Quotes” (Metaversus Pr).

Ciao Fixx, da poco è uscito il vostro album di debutto, “Wrong Quotes”, prima di addentrarci nei dettagli del disco, ti andrebbe di ripercorre le tappe che hanno portato a questa uscita?
Il seme di “Wrong Quotes” viene piantato nel 2020, in pieno lockdown pandemico, quando Alessandro Calzavara sta registrando “Lie/Ability”, il suo 20° disco col moniker Humpty Dumpty. Per una serie di circostanze, tanto fortuite quanto (oggi possiamo dirlo) fortunate, conosce me, Gianluca Ficca, che nel disco sono Fixx, e Giovanni Mastrangelo, in arte Monster Joe, e gli si affida per la genesi, rispettivamente, dei testi in inglese e delle linee di basso/contrabbasso. Quella collaborazione si rivela così fruttifera e piacevole che l’evoluzione naturale, l’estate successiva, è partorire il progetto Dana Plato e registrare un disco a “tre teste e sei mani”.

Il disco come è nato?
In estrema sintesi, diciamo che per ogni traccia il metodo è consistito nell’integrare suggestioni ad uno spunto iniziale di uno di noi, quasi sempre Alessandro (che è musicista prolifico e con straordinari momenti di vera e propria frenesia compositiva), con Giovanni a fornire tutte le tracce di basso e contrabbasso e Gianluca a proporre, oltre ai testi, ulteriori linee chitarristiche e vocali. Queste integrazioni avvenivano nel chiuso dei nostri piccoli “home studios”, mandando le tracce avanti e indietro e trovandole di volta in volta trasformate da idee aggiunte molto liberamente e senza autolimitarsi. In altri termini, un metodo di lavoro “per addizione”.

Quanto è vicino “Wrong Quotes” al risultato che avevate in mente quando avete iniziato a lavorarci su?
In realtà, non avevamo in partenza alcuna idea prefissata. La forma delle singole tracce si è appunto delineata man mano che ci si allontanava dagli spunti di partenza. Tuttavia siamo fiduciosi sul fatto che il risultato finale, nonostante la deliberata varietà delle ispirazioni e la scelta di non sacrificarne alcuna sull’altare dell’omogeneità stilistica, appaia comunque abbastanza unitario. Quello che con certezza possiamo dire è che si tratta di un esito di cui siamo contentissimi e da cui ci sentiamo, tutti e tre, assolutamente rispecchiati.

Cosa sono le citazioni sbagliate richiamate nel titolo?
Nella title-track c’è un verso che dice “Datemi il fascino della star cinematografica che riesce a sintetizzare il senso della vita in uno sguardo figo e in una battuta di meno di 50 caratteri”. Ecco, noi non riusciremmo mai a essere così, faremmo o diremmo sempre qualcosa fuori luogo. Sbaglieremmo sempre qualche citazione. Le citazioni sbagliate indicano metaforicamente il sentirsi – anche con un certo orgoglio identitario – più o meno eccentrici e inadeguati in qualsiasi contesto.

Rimanendo in ambito di citazioni, ritenete che il vostro sound in qualche modo “cita” altre band e, se sì, quali sono queste influenze?
E’ inevitabile. Tutti e tre ascoltiamo da sempre, e amiamo, moltissima musica, dei generi più vari. Sarebbe impossibile che questi ascolti non venissero fuori, sebbene non ci sia alcuna esplicita intenzionalità, in questo. Forse le influenze che emergono di più sono quelle che maggiormente condividiamo (il post-punk a cavallo tra anni ’70 e ’80, le varie manifestazioni della psichedelia, le suggestioni elettroniche di Bowie e certo avant-pop), ma le anime presenti nel disco sono tantissime e la speranza è che si si siano combinate armonicamente.

Al di là delle vostre influenze, secondo te qual è l’aspetto che maggiormente vi caratterizza come band?
Se parliamo della nostra esperienza soggettiva, esiste tra di noi una profonda amicizia, stima e sintonia di gusti. Un clima umano così caldo in un gruppo è realmente difficile da trovare. Giacché ciò che gli altri propongono è per ciascuno di noi quasi sempre fonte di uno stupore ammirato, il risultato concreto è quel metodo “per addizione” che ti descrivevamo prima e che fa sì che molti dei brani siano caratterizzati da numerosi – come potremmo definirli? – “strati sonori”. Alcuni esempi nel disco sono “Little Genius”, “Majesty”, interamente strumentale, la stessa “Wrong Quotes”. Ci piace immaginare che chi ascolti i brani la prima volta ne venga tanto incuriosito da risentirli e possa individuarvi, di volta in volta, gli elementi che vi si sovrappongono e interagiscono reciprocamente.

Sicuramente una cosa particolare è l’aver fatto ricorso a più voci nel disco: come è nata questa decisione?
La composizione della linea vocale diverte molto sia Humpty che me, per cui nel “palleggiarci” le tracce è risultato abbastanza naturale far cantare il brano a quello dei due che l’avesse proposta all’inizio. Ne è nata una varietà di registri che ci è parsa arricchente, ed a quel punto abbiamo pensato di invitare come “special guest”, in “Nothing Left But Speak” e “ Strained”, due cantanti che sono anche persone a noi assai care, rispettivamente Mary Grace degli Eau de Jazz e Gregorsamsaéstmort dei Black Veils.

Avete optato per un’auto-produzione, oggi non è più necessario avere un’etichetta alle spalle?
Sul piano creativo e della mera realizzazione di un disco, evidentemente no. Anche su quello della produzione, crediamo convinti alla spontaneità dell’ispirazione e alla forza comunicativa di una buona idea, indipendente dal suo successivo “confezionamento” (peraltro capiamo benissimo che altri musicisti possano non condividere questa attitudine e ritengano necessaria la maggiore attenzione produttiva assicurata da un’etichetta classica). L’ambito in cui ovviamente l’autoproduzione è penalizzante è quello distributivo, in cui ci si deve affidare alle sole piattaforme di streaming e a una pubblicizzazione/vendita “porta a porta”. Per noi si tratta, com’è ovvio, di un problema assai relativo. Un piccolo manipolo di ascoltatori affezionati che apprezzano quello che abbiamo fatto è di per sé una bella gratificazione. Ad ogni modo, l’autoproduzione è un percorso sempre più diffuso. La label Sub-Terra, che compare nel nostro cd, rappresenta la casa simbolica di alcuni musicisti (La Guerra delle Formiche, ad esempio, lo stesso Humpty) che da tempo portano avanti questa scelta, spesso con risultati tutt’altro che disprezzabili.

Prossime mosse dal vivo?
Dana Plato è un progetto che non prevede attività live, almeno per ora. Viviamo in città diverse, sarebbe pressoché impossibile provare. D’altra parte, quando capita di trascorrere del tempo insieme, c’è un clima di tale armonia e piacere che la tentazione sarebbe forte.

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