Perpetual Fire – Never fall

Steve Volta, pur se sommerso da impegni, come da lui raccontatoci, riesce sempre a trovare del tempo per i suoi Perpetual Fire. Ai fan non resta quindi che pazientare, perché poi quando il disco arriva, la musica di qualità è garantita, come nel caso dell’ultima fatica “Virtual Eyes” (Wanikiya Record).

Benvenuto Steve, il vostro quarto album, “Virtual Eyes”, è ormai uscito da qualche mese, hai già fatto un primo bilancio o preferisci aspettare ancora un po’ prima di esprimere un giudizio definitivo sul disco?
Ciao Giuseppe! Un primo bilancio è stato sicuramente fatto e direi che è piuttosto positivo, nel senso che per come “Virtual Eyes” è stato accolto da pubblico e stampa siamo rimasti molto soddisfatti e ci ha dato la conferma di aver fatto un buon lavoro. Un grande sostegno ci è stato fornito dalla nostra label Wanikiya Record di Mr. Jack, che si è buttato anima e corpo nel pubblicizzare il nostro nuovo album!

A proposito, quanto è difficile per te dover ricoprire il doppio ruolo di autore e produttore di un disco? Riesci a mantenere un certo distacco tra i due ruoli?
Questa è un’ottima domanda che non mi era ancora stata posta e ti rispondo con piacere! E’ veramente difficile, ti assicuro… Sicuramente il dover produrre le proprie creazione musicali ti porta a rallentare tutto il processo di lavorazione. Questo perché basta poco per perdere il focus della situazione con la conseguenza di disperdere tanto tempo ed energie. Con gli anni ho capito che non bisogna accanirsi troppo su determinati suoni o regolazioni particolari ma è sempre meglio lasciare le cose semplici e scorrevoli e soprattutto staccarsi dal lavoro per qualche giorno in modo da non perdere la lucidità. Quando produco musica di altri invece è un’altra cosa: molto più semplice e veloce direi!

Tra il vostro esordio, “Endless World”, e il suo successore, “Invisible”, ci sono solo tre anni di distanza. Poi abbiamo dovuto aspettare otto anni per ascoltare il terzo capitolo, “Bleeding Hands” e altri cinque per il quarto disco “Virtual Eyes”. Queste attese più lunghe sono dovute a fattori endogeni, per esempio tuoi impegni personali, oppure a fattori esterni dipendenti dal mutamento del mercato musicale?
Tutta colpa mia e me ne assumo la piena responsabilità! Io vivo di musica e ovviamente questo richiede molto impegno e molto tempo va dedicato ai live e all’insegnamento, per cui, purtroppo, i Perpetual Fire hanno risentito molto di tutto ciò. Aggiungerei poi che non esiste solo la musica nella vita… ci sono stati accadimenti extra musicali che hanno influito in maniera negativa sulla nostra band con una conseguente perdita di tempo, così come i vari cambi di line up che abbiamo avuto durante gli anni. Per fortuna dal 2017 abbiamo raggiunto una buona stabilità e speriamo di arrivare al pensionamento con questa formazione!

Prima di entrare nei dettagli di “Virtual Eyes”, ti andrebbe di presentare gli altri componenti della band che hanno contribuito al disco?
Assolutamente sì! Alla voce abbiamo Roby Beccalli, il socio fondatore dei Perpetual Fire nel lontano 2002. Al basso Mark Zampetti, anche lui con noi dal 2003 o 2004… non ricordo. Alla tastiere Mauro Maffioli con noi dal 2017 e alla batteria Sergio ‘Serz’ Gasparini una vera macchina da guerra, con noi dal 2018. E’ un’ottima formazione, tutti grandi musicisti con i quali bere birra, scherzare e ovviamente dividere il palco!

Il disco presenta un ventaglio espressivo molto ricco. Quando scrivi ti imponi questa varietà stilistica oppure è un risultato che viene fuori in modo spontaneo?
L’unica imposizione è quella di non avere brani troppo simili tra di loro, anche se poi mi viene abbastanza semplice cercare di tirare fuori le varie anime della band. Noi non siamo solamente una power metal band ma preferiamo spaziare tra varie influenze anche se sappiamo benissimo che forse questa attitudine ci ha un po’ penalizzato a livello di riscontro di pubblico, soprattutto nel periodo del primo album “Endless World” e del terzo “Bleeding Hands”. Forse con questo nuovo “Virtual Eyes” siamo riusciti a bilanciare meglio tutto ciò.

Quale è stato il pezzo che ti ha dato più filo da torcere durante la sua registrazione?
Diciamo che su questo album non c’è nulla di particolarmente tecnico, però ricordo che “Trust Yourself” ha avuto bisogno di un po’ di extra concentrazione! Poi qualche assolo qua e là ha avuto bisogno di una certa cura. Diciamo che a livello squisitamente tecnico, l’album precedente, “Bleeding Hands”, mi diede maggiori grattacapi!

Da chitarrista preferisci un pezzo strumentale come “Sirio” oppure uno più canonico con la voce?
Io ho sempre suonato all’interno di band con cantanti, ovvio che da chitarrista una parte di me ambisce al brano strumentale! In effetti nel lontano 2011 avevo in cantiere di partire con la carriera solista, purtroppo proprio in quel periodo ho iniziato ad avere grossi problemi alla mano sinistra che hanno bloccato tutto. Anche se la situazione non si è sistemata, vorrei però realizzare questo progetto entro il prossimo anno. Stiamo a vedere come si evolve la faccenda… ho già molti brani abbozzati, in realtà ho materiale per un paio di album… eheheh Spero di trovarmi nelle condizioni che mi permettano finalmente di realizzare questo piccolo sogno nel cassetto.

A cosa fa riferimento il titolo del disco?
Quando ho scritto il testo della canzone che dà anche il titolo all’album, pensavo al fatto di come spesso la tecnologia viene utilizzata in maniera negativa. Mi sono immaginato un futuro distopico, dove gli esseri umani vedono il mondo attraverso questi occhi virtuali e si trasformano in macchine. Sì, mi piacciono i film di fantascienza! Comunque sono assolutamente pro scienza, il tema del testo è proprio il suo utilizzo errato.

Hai avuto modo di presentare i nuovi brani dal vivo e come sono stati accolti dal pubblico?
Certamente! Quest’estate siamo riusciti a tornare sul palco, è stata una gioia immensa e ci ha stupito in positivo l’accoglienza che il pubblico ci ha riservato. I nuovi brani che abbiamo inserito nella scaletta si sono rivelati di grande impatto anche dal vivo e non vediamo l’ora di ripartire per altri concerti!

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