Sigh – The cherry blossom

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Probabilmente il Giappone non è stato mai così protagonista in un album dei Sigh come nel nuovo “Shiki” (Peaceville Records). La volontà di parlare di un tema quale la morte, ha rafforzato paradossalmente il legame tra Mirai Kawashima e il suo Paese natio.

Benvenuto Mirai, è appena uscito il tuo vostro nuovo album “Shiki”. Non ti nascondo che il primo approccio, quello visivo, mi ha riportato alla mente “Infedel Art”. Questa somiglianza tra le copertine è intenzionale? C’è qualche collegamento tra il vostro secondo full lenght e il nuovo album?
L’artwork di “Shiki” si basa su un poema tradizionale giapponese di 800-900 anni fa. Descrive la scena in cui un vecchio osserva i fiori di ciliegio spazzati via dal forte vento primaverile. Il fiore di ciliegio è davvero bello ma allo stesso tempo è il simbolo della fragilità poiché scompare in una settimana circa. Il vecchio identifica i petali nel vento con se stesso, che devrà morire abbastanza presto. Ho pensato che fosse molto intrigante che qualcuno 800-900 anni fa si sentisse esattamente come noi adesso. Tante cose si sono evolute in questi 800-900 anni, ma dobbiamo ancora avere paura della morte. Questo è uno dei temi dell’album. Quindi la somiglianza tra questo artwork e quello per “Infedel Art” non è intenzionale. Ovviamente l’ho notato quando l’artista mi ha inviato lo schizzo e ho pensato che potesse essere un buon riferimento a “Infedel Art”, ma non era qualcosa di pianificato in anticipo.

La parola “Shiki” ha vari significati in giapponese come quattro stagioni, tempo di morire. Perché hai voluto affrontare questi argomenti in questo momento della tua vita?
Sì, ha molti significati come tempo di morire, quattro stagioni, colori, cerimonia, direzione di un’orchestra, morale ecc., e i primi due sono i temi principali dell’album. Il motivo per cui ho scelto la morte come tema è che semplicemente ero letteralmente spaventato dalla morte quando ho scritto questo album. È stata la sensazione più grande che ho provato e volevo esprimerla nel modo più onesto e diretto possibile.

Pensi che ci sia un disco nella tua discografia che è particolarmente vicino nei contenuti a “Shiki”? Se si, quale?
In realtà il mio primo piano per “Shiki” era di fare un album sulla scia di “Scorn Defeat”. Avevo intenzione di renderlo più o meno primitivo. Tuttavia, con il passare del tempo, si stava rivelando abbastanza diverso come al solito, ma immagino che tu possa ancora sentirne alcuni rimandi. “Kuroi Kage” è la prima traccia che ho scritto per questo album, quindi probabilmente ha un sacco di riferimenti a “Scorn Defeat”.

Eri più libero al tuo debutto, quando non avevi fan da tenere in considerazione o oggi che hai guadagnato una tua credibilità artistica e una storia decennale alle spalle?
Sì, credo di sì. La maggior parte delle canzoni sono state scritte senza sapere che saremmo stati in grado di pubblicare un album. Una volta uscito un disco, diventa il tuo standard. Di solito pensi di dover superare i tuoi album precedenti e, a volte, questo ti lega. Alcune persone dicono che “Scorn Defeat” è il nostro miglior album e lo capisco. Ovviamente è l’album più primitivo da noi composto, ma ha un’atmosfera magica. Se lo registrassimo nuovamente con tecnica e tecnologie odierne, perderebbe sicuramente la sua magia.

Frédéric Leclercq (Kreator) e Mike Heller (Fear Factory \ Raven) compaiono nell’album. Quando lavori con musicisti occidentali, noti delle differenze rispetto a quando registri con degli orientali? Pensi che ci sia un approccio culturale diverso o la musica è un linguaggio universale?
No, non ho sentito alcuna differenza culturale. La differenza più grande è ovviamente che entrambi sono musicisti di gran lunga superiori. Ad essere onesto, ero abbastanza frustrato dai musicisti con limitazioni tecniche, ma questa volta non ho dovuto pensarci. Inoltre siamo stati in grado di parlare “musicalmente” se capisci cosa intendo. Ero completamente stufo di sentirmi dire che non potevano suonarlo, non capivano le scale ecc. a dire il vero… Questa volta è andato tutto molto bene. Apprezzo che Mike e Fred abbiano fatto parte dell’album.

Nel disco vengono utilizzati alcuni strumenti della tradizione musicale giapponese come Shakuhachi, Hichiriki, Shinobue, Shamisen, Taishōgoto, Shruti box. Quando hai imparato a suonarli? A scuola o dopo?
Ho iniziato con il Shakuhachi solo qualche anno fa. Suono il flauto e fondamentalmente se suoni il flauto, puoi suonare lo Shakuhachi. Lo stesso per lo Shinobue. E se suoni il piano / le tastiere, puoi suonare il Taishogoto.

Ai tempi di “Scorn Defeat” avresti mai pensato di utilizzare questi strumenti tradizionali nei tuoi dischi?
Per nulla. Anche se abbiamo usato alcune immagini giapponesi nei testi e nell’artwork, non volevo riferimenti alla musica giapponese nei Sigh perché non ne sapevo nulla. Ma quando sono cresciuto, ho iniziato ad ascoltare molta musica tradizionale, non quella ad alto volume però. Poi ho iniziato a suonare quegli strumenti tradizionali. Per “Shiki” volevo esprimere il mio più intimo sentimento di paura della morte, dovevo usare la mia lingua. E come ho detto, la copertina si basa su una poesia tradizionale giapponese. Tutto sommato, volevo renderlo un album molto giapponese con uno spirito giapponese. Questa è la ragione per cui ho usato molti strumenti tradizionali.

Lo scorso agosto vi siete esibiti al Brutal Assault, come hanno accolto le nuove canzoni i vostri fan?
Abbiamo suonato a “Mayonaka No Kaii” e “Shoujahitsumetsu” al Brutal Assault, e le reazioni sono state davvero buone. Ma sai quando suoni ai festival, la maggior parte del pubblico non ha molta familiarità con le tue canzoni, il che significa che non c’è differenza tra le nuove canzoni e quelle vecchie per loro.

Ci saranno altre date a supporto dell’album?
Suoneremo con gli Anaal Nathrakh a Londra il 14 dicembre. E a febbraio andremo in Australia e probabilmente a Singapore. Ci dovrebbero, poi, essere altre date.

Japan has probably never been so featured on a Sigh album as in the new “Shiki” (Peaceville Records). The desire to talk about a theme such as death paradoxically strengthened the bond between Mirai Kawashima and his native Country.

Welcome Mirai, your new album “Shiki” has just been released. I do not hide from you that the first approach, the visual one, brought to my mind “Infidel Art”. Is this similarity between the covers intentional? Is there any connection between your second full length and the new album?
The artwork for “Shiki” is based on a Japanese traditional poem from 800 – 900 years ago. It describes the scene where an old man watches the cherry blossoms being blown off by the strong Spring wind. The cherry blossom is really beautiful but at the same time it is the symbol of fragility as it goes away in a week or so. The old man identifies the petals in the wind with himself, who has to die quite soon. I thought it was very intriguing that somebody from 800 – 900 years ago felt exactly the same as we do now. So many things evolved over these 800 – 900 years but we still have to have a fear of death. That’s one of the themes of the album. So the similarity between this and that for “Infidel Art” is not intentional. Of course I noticed it when the artist sent me the sketch and I thought it could be a good reference to “Infidel Art”, but it wasn’t something planned beforehand.

The word “Shiki” itself has various meanings in Japanese such as four seasons, time to die. Why did you want to deal with these topics at this time in your life?
Yes, it has a lot of meanings such as time to die, four seasons, colors, ceremony, conducting an orchestra, morale etc., and the first 2 are the main themes for the album. The reason I chose death as a theme was simply I was full of a fear of death when I wrote this album. It was the biggest feeling I had, and I wanted to express it as honestly and straightforwardly as possible.

Do you think there is a record in your discography that is particularly close in content to “Shiki”? If so, which one?
Actually my first plan for “Shiki” was to make an album in the vein of “Scorn Defeat”. I was planning to make it pretty much a primitive one. However, as the time went by, it was turning out to be quite different as usual, but I guess you can still hear its remnants. “Kuroi Kage” is the first track I wrote for this album, so it must have a lot of “Scorn Defeat” feel in it.

Were you freer at your debut, when you didn’t have fans to account for or today you have gained your artistic credibility and a decade-long history behind you?
Yes, I guess so. The most of the songs on it were written without knowing we’d be able to release an album. Once you have an album out, it becomes your standard. You usually think you have to top you previous albums, and sometimes it binds you. Some people say “Scorn Defeat” is our best album and I understand that. Obviously it’s the most primitive album by us, but it’s got some magic atmosphere. Even if we re-recorded it with today’s technique and technology, it’d just lose the magic.

Frédéric Leclercq (Kreator) and Mike Heller (Fear Factory \ Raven) appear on the album. When you work with Western musicians, do you notice any differences compared to when you record with Easterners? Do you think there is a different cultural approach or is music a universal language?
No, I didn’t feel any cultural difference. The biggest difference is obviously they both are by far superior musicians. To be honest I was pretty much frustrated with musicians with technical limitations, but this time I didn’t have to think about it. Also we were able to ‘musically’ talk if you know what I mean. I was totally sick of being told that they couldn’t play this, they didn’t understand scales etc. to be honest… This time everything went really smoothly. I do appreciate that Mike and Fred were a part of the album.

In the album you use some instruments of the Japanese musical tradition such as Shakuhachi, Hichiriki, Shinobue, Shamisen, Taishōgoto, Shruti box. When did you learn to play them? At school or after?
I just started playing Shakuhachi about a few years ago. I play flute and basically if you play flute, you can play Shakuhachi. The same for Shinobue. And if you play piano / keyboards, you can play Taishogoto.

At the time of “Scorn Defeat” would you have ever thought that you would use these traditional instruments in your records?
Not at all. Though we used some Japanese images in the lyrics and the artwork, I didn’t want to take in Japanese music in Sigh as I knew nothing about it. But as I got older, I started listening to lots of Japanese traditional music, not the high-blow one though. Then I started playing those traditional instruments. For “Shiki”, I wanted to express my naked feeling about a fear of death, I had to use my own language. And as I said, the artwork is based on a Japanese traditional poem. All in all, I wanted to make it a very Japanese album with a Japanese spirit. There is a good reason that I used a lot of traditional instruments for this one.

Last August you performed at Brutal Assault, how did your fans welcome the new songs?
We played ‘Mayonaka No Kaii’ and ‘Shoujahitsumetsu’ at Brutal Assault, and the reactions were really good. But you know when you play at festivals, most of the audience are not too familiar with your songs, which means there’s no difference between the new songs and the old ones for them.

Will there be other dates to support the album?
We will play with Anaal Nathrakh in London on December 14th. And we’ll go to Australia and probably Singapore in February. There should be more dates for sure.

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