Crawling Chaos – Estremo machiavellico

I deathster emiliani Crawling Chaos tornano sulle scene con il secondo full “XLIX” distribuito dall’italiana Time to Kill Records / Anubi Press. Un lavoro davvero maturo ed articolato, capace di mettere in luce tutta la sapienza tecnica della band. Abbiamo intervistato il chitarrista Andrea

Ciao Andrea, e grazie per questa intervista, puoi parlarci della storia della band?
Ciao ragazzi, grazie a voi per averci contattato. La band nasce molto tempo fa, tra il 2007 e il 2008, anno in cui abbiamo autoprodotto un EP demo, “Goatsuckers”. La line-up odierna ricalca quella originale: negli anni il bassista è cambiato un paio di volte, ma poi ci siamo riuniti con quello attuale, Will. Nasciamo come gruppo di amici che amano condividere la propria passione musica e, per fortuna, le cose sono rimaste così.

Tornate con il vostro secondo album intitolato “XLIX” a ben sette anni di distanza dal precedente “Repellent Gastronomy”, come mai tutto questo tempo?
La nostra priorità è quella di pubblicare materiale di buona qualità, suonato bene, scritto bene e con un pensiero coerente alle spalle. Tutto questo richiede tempo e dobbiamo incastrare nell’equazione anche il lavoro; ognuno di noi, infatti, non si occupa solo di musica nella vita. Gli ultimi anni, inoltre, sono coincisi per tutti noi con grandi cambiamenti nella sfera professionale e privata che ci hanno sottratto altro tempo e tante energie. Aggiungiamo anche che Shub (Andrea) e MG (Manuel) sono stati impegnati con progetti paralleli in cui hanno pubblicato altri album e fatto un paio di tour europei.

A tal proposito, quali sono secondo te le principali differenze stilistiche che contraddistinguono i vostri due lavori?
La differenza nel songwriting è enorme. Abbiamo tutti sviluppato maggior maturità e gusto nel fondere le varie influenze che caratterizzano l’album. “Repellent Gastronomy” era per lo più una raccolta di brani scritti nei quattro-cinque anni precedenti, senza un vero filo conduttore. “XLIX” è un concept album composto principalmente negli ultimi due anni e ideato fin dall’inizio come tale: la scrittura è pertanto più compatta, quasi come fosse la sceneggiatura di una piccola opera teatrale. 

A questo punto non posso non chiedervi quali siano le vostre “fonti d’ispirazione”…
Volendo essere scontati potremmo citare le solite band di riferimento del genere, come per esempio Death, Cannibal Corpse, Gojira, Behemoth, Anaal Nathrakh, Carcass, eccetera. Tuttavia, sebbene i grandi nomi della scena rappresentino senza dubbio un’ottima fonte d’ispirazione, tutti noi abbiamo background musicali piuttosto differenti. I nostri ascolti spaziano dal metal estremo a sonorità più roccheggianti, dall’elettronica al drone. Di conseguenza, quando componiamo, oltre ad affidarci ai soliti riffoni e ai soliti pattern ritmici ci piace anche provare a implementare i nostri ascolti “extra-metal” nelle canzoni. In “Repellent Gastronomy”, il nostro album precedente, questa contaminazione era probabilmente più evidente e, in un certo senso, ingenua. In “XLIX”, al contrario, le influenze esterne sono diventate parte integrante e imprescindibile del nostro sound.

L’italiana Time to Kill Records si sta occupando della distribuzione di “XLIX”, in quali circostanze è nata la collaborazione tra voi e l’etichetta romana?
Il contatto è avvenuto nel più classico dei modi. Abbiamo fatto girare la promo digitale dell’album tra le etichette underground che reputavamo più in linea con la nostra proposta. Nel giro di poche settimane siamo stati contattati da Enrico, il boss dell’etichetta. Ciò che ci ha convinti a firmare è stato l’approccio che ha adottato. Ci ha telefonato direttamente perché voleva esprimerci di persona il suo entusiasmo per il nostro lavoro. Nell’underground l’entusiasmo è tutto.

Facendo riferimento al songwriting, chi di voi è il principale fautore? Come nasce un vostro brano?
Il primo album è stato concepito letteralmente in cantina, condividendo riff, improvvisando, scrivendo tutto su carta. Oggi il songwriting è diverso. Di solito Shub propone lo scheletro del brano, lo registra a casa, scrive la prima partitura e passa il materiale a tutti. In sala prove si arriva già con un’idea di come i vari riff devono suonare; ognuno li ha già studiati e metabolizzati, magari apportando qualche piccola modifica. Una volta raccolte le idee, sempre a casa, registriamo un demo grossomodo definitivo, con sovraincisioni e batteria digitale. Segue poi un periodo in cui MG definisce le parti vocali assieme agli altri – un passaggio che affrontiamo con molta più cura rispetto al passato – e si suona il pezzo fino allo sfinimento, lavorando di labor limae. Dopo tutta questa preparazione, quando finalmente arriviamo in studio di registrazione sappiamo esattamente come deve suonare l’intero album.

Cosa puoi dirmi dei testi che compongono “XLIX”? Sono liriche a sé oppure si cela un vero e proprio concept?
“XLIX” è a tutti gli effetti un concept album. Ci siamo ispirati a Il Principe, il celebre libro scritto da Niccolò Machiavelli nel sedicesimo secolo. La narrazione è una sorta di parabola, una cronaca fuori dal tempo e dallo spazio che ripercorre le vicende di un protagonista senza nome e senza volto che costituisce l’unico punto di vista dell’intera narrazione. Profondamente amareggiato e frustrato dalla realtà in cui vive – mai temporalmente definita – il protagonista si ritrova tra le mani una fantomatica “edizione maledetta” della famosa opera del Machiavelli. Il tomo, che egli trova tra le rovine di una città perduta, lo guida esotericamente verso l’incarnazione dello “statista definitivo, del dominatore ultimo”. Ma questo è solamente l’inizio. Ogni canzone corrisponde sostanzialmente a un capitolo della vicenda. Il progredire della trama, ovviamente, porta con sé tutta una serie di considerazioni e spunti di riflessione. I testi possono essere interpretati adottando di volta in volta chiavi di lettura differenti (teologiche, sociologiche, esoteriche o psicologiche). Non mancano citazioni ed episodi grotteschi – una caratteristica che ha da sempre caratterizzato i testi dei Crawling Chaos. Anche l’artwork dell’album, realizzato magistralmente da Simone Strige (@strxart), è parte integrante della narrazione. Per chi riesce a interpretarlo, costituisce un’altra delle possibili chiavi di lettura con cui è possibile decodificare il tutto.

Una cosa che risalta subito nell’ascolto del vostro album è la produzione, davvero molto potente ma anche pulita, puoi dirmi qualcosa a riguardo? A chi vi siete affidati?
Abbiamo la fortuna di conoscere dei professionisti di altissimo livello che hanno collaborato con noi alla realizzazione dell’album. “XLIX” è stato registrato e prodotto ai Domination Studio di San Marino da Simone Mularone e Simone Bertozzi, una vera garanzia. Il loro supporto nella creazione del sound che avevamo in mente è stato fondamentale. Anche “Repellent Gastronomy” è stato registrato lì, ma la differenza sonora è abissale. Rispetto al passato abbiamo sperimentato molto di più con l’analogico e le canzoni suonano molto più “live” rispetto al passato. Potremmo affermare che con “XLIX” abbiamo finalmente definito quel sound che avevamo in mente fin dagli albori della band.

Adesso una domanda che faccio sempre, ma credo sia d’obbligo visto il periodo che stiamo vivendo. Una nuova uscita discografica implica un lavoro di promozione attraverso le esibizioni live di una band. Data la situazione attuale, secondo te, come si può ovviare a tutto ciò? Qual è il tuo pensiero?
Penso che non si possa ovviare. Underground e live sono inscindibili. I social sono uno strumento fondamentale per far conoscere la nostra musica, ma la volatilità caratteristica del web non si addice all’ascolto di un album intero – men che meno alla sua metabolizzazione. Cercheremo di produrre contenuti media che possano destare l’interesse del pubblico, magari cercando di approfondire il concept narrativo del disco. Speriamo che la tempesta passi presto. Non vediamo l’ora di ritornare sul palco per proporre la nostra musica dal vivo. Probabilmente, dopo tutta questa merda, la gente non vedrà l’ora di sfogarsi con un bel pogo!

Siamo giunti alla fine, ti ringrazio per questa chiacchierata! Concludi l’intervista come vuoi…Innanzitutto grazie! Speriamo di incontrarci il prima possibile dal vivo. Non vediamo l’ora di suonare “XLIX” sul palco e siamo certi che le occasioni per farlo, quando le circostanze lo permetteranno, saranno numerose.

Mors Principium Est – Death is just the beginning

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Probabilmente i Mors Principium Est non hanno raccolto ciò che meritavano, una lunga pausa tra il 2007 e il 2012, in un momento decisivo per la loro carriera, ne ha compromesso il successo. Ma Ville Viljanen, grazie a una serie di ottimi lavori, tra cui il nuovo Seven (AFM Records), sta rapidamente recuperando il tempo perduto.

Benvenuto, Ville! Il vostro album precedente è uno dei migliori della vostra carriera, quanto è stato difficile per te dare un degno successore a “Embers Of A Dying World”?
Ciao. Grazie per questo bel complimento. Penso che sia stato difficile come ogni album. Non c’è niente di speciale nel modo in cui abbiamo scritto questo disco.

Dopo più di 20 anni, sei album acclamati e vari cambi di formazione, i Mors Principium Est sono diventati un duo, come è cambiato il tuo approccio alla scrittura delle canzoni?
Sì, siamo un duo da aprile 2020, quando Teemu ha lasciato la band. Quata cosa non ha cambiato per nulla la tecnica di scrittura delle canzoni. “Dawn of the 5th Era” e “Embers of a Dying World” sono stati scritti allo stesso modo di “Seven”.

Perché ami lavorare con Andy Gillion?
Non ho mai detto che mi piace lavorare con Andy e non lo dirò mai, hah hah

In questo album hai irrobustito i vostri punti di forza, è questo l’album più “Mors Principium Est” di sempre?
Non credo di essere d’accordo. Penso che questo album sia un mix tra “Dawn of the 5th Era” e “Embers of a Dying World”. Penso che questo disco si mantenga sugli stessi standard degli ultimi quattro album.

Trasmetterete in streaming il release concert?
Ti rispondo in modo molto conciso: NO.

Per il lancio dell’album avete utilizzato tre singoli “A Day For Redemption”, “Lost in a Starless Aeon” e “My Home My Grave“: oggi sono più importanti le singole canzoni o il disco completo?
Penso che l’intero album sia ancora più importante delle singole canzoni. Ovviamente le singole canzoni sono fondamentali all’inizio della promozione di un nuovo album.

“Seven” è un titolo semplice per un album, ma trasmette l’idea di una pietra miliare: fine o punto di partenza?
È un titolo davvero semplice, sono d’accordo. Ma era l’unico su cui entrambi, Andy e io, eravamo d’accordo. In un certo senso questa è la fine di un’era e un l’inizio di qualcosa di nuovo per gli MPE.

Per favore, potresti classificare i tuoi album con una piccola descrizione per ognuno di essi?
Non posso farlo. Ogni album è importante per noi e quando è stato fatto, è stato il miglior disco di sempre. Sarebbe come se ti dicessi di decidere qual è il tuo figlio preferito e di motivare la scelta con una breve descrizione.

Tornerei alla lunga pausa tra il 2007 e il 2012, cosa è successo veramente?
Quello che è successo veramente è che i nostri autori hanno lasciato la band e io non ho trovato subito nuovi songwriter. È tutto.

Questo ha influenzato negativamente la vostra carriera? Avete iniziato con gli Insomnium e gli Omnium Gatherum e la loro notorietà è aumentata in quegli stessi anni.
Sono d’accordo. Era il momento sbagliato per una lunga pausa. Avevamo appena pubblicato tre album fantastici, tutto sembrava filare liscio e poi è successo. Sono sicuro al 99% che, a causa di questa interruzione, abbiamo dovuto quasi ricominciare da zero quando siamo “tornati” nel 2012. Senza l’interruzione, chissà dove sarebbero ora gli MPE. Tuttavia, la cosa più importante è che gli MPE sono ancora qui e che gli MPE stanno ancora andando forte.

Probably Mors Principium Est did not collect what they deserved, a long pause between 2007 and 2012, at a decisive moment for their career, compromised their success. But Ville Viljanen, thanks to a series of excellent works, including the new Seven (AFM Records), is quickly making up for lost time.

Welcome, Ville! Your previous album is one of the best of your career, how difficult was for you to give a great successor to “Embers Of A Dying World“?
Hello. Thank you for such nice comment. I think it was just as difficult as every album has been. There was nothing special in the way we wrote this album.

After more than 20 years, six highly acclaimed albums and various line-up changes, Mors Principium Est is a duo, how is changed your  approach to the songwriting?
Yes, we have been a two men band since April 2020 when Teemu left the band. It has not changed the songwriting at all. “Dawn of the 5th Era” and “Embers of a Dying World” were already written the same way as “Seven”.

Why do you love to work with Andy Gillion?
I have never said I love to work with Andy and will never say so, hah hah

In this album you increased your strong points, is this the more “Mors Principium Est” album?
I am not sure do I agree. I think this album is a mix of “Dawn of the 5th Era” and “Embers of a Dying World”. I think this album is pretty standard MPE that we have been doing the last four albums.

Will you stream a release concert?
I will put this really short: NO.

For the launch of the album you streamed three singles “A Day For Redemption”, “Lost in a Starless Aeon” and “My Home My Grave“: today are most important the single songs or the full album?
I think the full album is still more important than the single songs. Of course the single songs are really important in the beginning of the promotion of the new album.

“Seven” is a simple title for an album, but conveys the idea of a milestone:  end or starting point?
It is a really simple title, I agree. But it was the only one that we both, Andy and I, agreed on. In a way this is an end of an era and a new beginning of something new, for MPE.

Please, could you rank your albums form the bottom to the top with a little description of everyone?
I can not do that. Every album is important to us and when it was done, it was the best album ever. It would be the same if I told you to choose which is your favorite child and then little description why.

I would come back to the long hiatus between 2007 and 2012, what really happen?
What really happened, was that our songwriters left the band and I did not find new songwriters. That’s all.

Did that stop influence negatively your career? You started with Insomnium and Omnium Gatherum, and their notoriety increased in the same years.
I agree. It was a bad time to have a long break. We just released three amazing albums, everything seemed great and then this happened. I am 99% sure, that because of this break, we had to almost start over when we “returned” in 2012. Without the break, who knows where MPE would be now. But still, the most important thing is, that MPE is still here and MPE is still going strong.

Affliction Vector – La morte giunge suprema

Affliction Vector: il promettente duo composto da Ans e Chris si affaccia nell’underground con un interessantissimo EP intitolato “Death Comes Supreme” (Argento Records / Anubi Press), un concentrato di violenza sonora che ha nel black metal il punto di riferimento ma non solo! Ne abbiamo discusso con il leader della band.

Ciao Ans e benvenuto sul Raglio Del Mulo! La vostra band, di recente formazione, ad oggi si presenta come un duo, puoi raccontarci la storia della band dagli inizi ad oggi?
In questo EP si presenta come un duo in quanto io e Chris abbiamo registrato il 90% degli strumenti presenti nell’EP e soprattutto perché Chris è stato fondamentale per il concretizzarsi di questo progetto. Affliction Vector nasce quasi contemporaneamente alla mia uscita dai Grime. Ai tempi stavo cominciando ad esplorare nuovi territori sia con la chitarra che con i software per registrare musica. Andatomene in Olanda mi sono chiuso nella mia bolla e mi sono messo al lavoro. Ho avuto la fortuna di avere come homemate Sergio, un amico da cui ho imparato un sacco soprattutto riguardo i software. Ho scritto riff e fatto copia e incolla di questi dal 2017 fino alla fine del 2019 periodo in cui Chris ha deciso di aiutarmi entrando nella line up. Se non fosse per lui a quest’ora sarei ancora lì a copiare e incollare… ecco perché Affliction Vector è un duo!

Come definiresti il vostro caratteristico songwriting e come nasce un vostro brano?
Per cominciare non so se sia caratteristico, credo sia personale. Tutto nasce da un mood, da due riff o da un riff e un bridge. Registro tutto e scrivo delle batterie grezze e poi lascio lì. Se trovo altre idee vado avanti e sviluppo tutto in maniera più fine, se no inizio un altro “progetto” e metto nel cassetto. Come nascano i riff in sé non te lo so dire, suono quello che mi passa per la testa, non sono uno studiato anche se mi piacerebbe esserlo. Poi c’è anche il lavoro di Chris che ha imparato, sistemato o cambiato le batterie da me scritte con il PC dove necessario.

Per ciò che riguarda le lyric, chi è il principale compositore?
Ho scritto tutto io. Ho scritto riguardo le cose che non mi fanno dormire sereno la notte. L’ho voluto scrivere a modo mio. E’ un EP molto personale in questo senso: nei testi non c’è nulla del mondo esterno, non ci sono riferimenti spirituali/religiosi/politici e cosa importante non ci sono prese di posizione. Sono pensieri che ho sviluppato nella solitudine.

Quali sono le vostre influenze principali? A quali bands vi ispirate?
Come ha scritto Mike (owner di Argento Records) nella bio per Affliction Vector: Mayhem, Bolt Thrower e Voivod. Ma poi anche altro ovviamente. Queste sono le tre band che ho nominato per risposta alla sua domanda. Sono tre classici che ascolterò sempre, quindi le mie influenze direi. Non sono molto attivo nella ricerca di nuova musica e band, sono abbastanza nauseato dai social anche se devo conviverci come tutti, non ho Spotify e non mi interessa averlo. Spesso capita che inciampi nella musica che poi mi piace. Ultimo LP che ho comprato da Bandcamp è di una band (non metal) che ho visto suonare live ad Amsterdam, non la conoscevo prima. Per il resto tanti classici e soprattutto tanto Ronnie James Dio!

Vi affacciate sulle scene con un EP contenente cinque brani, dimmi la verità, state già lavorando ad un full? Cosa state preparando di nuovo?
Non c’è niente oltre a questi cinque pezzi! Sto già scrivendo nuova musica ma per ora nulla di cui si possa seriamente parlare. Spero anche che il nuovo materiale passi di più per la sala prove. Cosa che ora possiamo fare, essendo ritornati a vivere affacciati al nostro golfo. Di certo non ho iniziato questo progetto per scrivere solo un EP.

Riguardo al vostro EP, distribuito dall’olandese Argento Records… vorrei chiederti: com’è nata la collaborazione con questa label?
E’ nata spontaneamente. Mike è un amico da molti anni. L’ho conosciuto come chitarrista dei From the Dying Sky” (band in cui Chris era batterista), pensa te quanti dischi e anni sono passati! Nei tre anni che ho vissuto ad Amsterdam spesso è stato l’unico amico/musicista (c’era anche Sergio ovviamente) con cui, nella realtà fisica, mi confrontavo e ascoltavo musica. Non c’è stato nulla di programmato. A Mike è piaciuto quello che ha sentito uscire fuori dallo studio, sessione in cui lui ha anche partecipato in prima persona. Da parte mia è stato un piacere e senz’altro anche un grande aiuto. Mi ha permesso di curare più altri aspetti, non dovendo seguire proprio tutto e spesso guidandomi anche in scelte che magari erano fin troppo personali e prese di pancia.

Il vostro è un sound d’impatto, che si muove per lo più su tempi veloci conditi da blast beat aggressivi, tuttavia non disdegna alcune soluzioni più “ragionate” in certi momenti. Pensi che sarà così anche per le future produzioni?
Mi piacciono le band che nella loro storia hanno saputo cambiare in maniera decisa pur mantenendo una propria radice, un loro proprio modo di fare musica: ne cito tre per me particolarmente importanti: Black Sabbath, Voivod, Pink Floyd. Mi cambiare ed esplorare cose nuove, ma non so se ho già sviluppato un modo mio di fare musica. Lo capirò con il tempo. Il prossimo materiale non sarà una copia di quanto già fatto, questo è chiaro nella mia testa ma poi questo giudizio non spetterà a me.

Ho accennato all’inizio dell’intervista al fatto che attualmente siete un duo, avete la futura prospettiva di inserire di altri componenti per avere una line up completa in grado di suonare anche live?
Sicuramente vogliamo suonare un po’ live (senza esagerare, solo se ha senso farlo) quindi almeno un terzo musicista servirà in questo senso. Dall’altra parte mi piace questa dimensione più intima che ho dato al progetto quindi non vorrei uscire troppo dalla mia comfort zone. Non sarà semplice trovare la persona giusta ma so già che Chris ci sta lavorando..

Vorrei chiederti cosa pensi dell’attuale scena underground italiana, qual è la tua opinione a riguardo?
Come ti ho detto non sono uno che segue tutto sui social, in più ero all’estero negli ultimi tre anni. Mi piaceva molto l’attitudine dei ragazzi del Venezia HC, spero il COVID e gli anni che passano non abbiano ammazzato quello spirito! Non so qual è la scena in Italia ora e comunque credo sia molto frammentata. I social stanno ammazzando qualsiasi “scena”. Tutto viene filtrato, tritato, digerito e processato dal web e l’immagine che ne esce delle band molto spesso storpia la realtà. Ricordo che da piccolo, quando arrivavi a conoscere certe band, per passa parola o da un trafiletto sul giornale, poi scattava la ricerca di info e quando arrivavi finalmente al concerto, comunque, ci arrivavi con un sacco di punti di domanda e questo era bello, la curiosità è una cosa bella! Oggi le nostre curiosità muoiono sul web, diamo troppe informazioni e questo aiuta i più giovani a disinteressarsi prima del tempo, le mode vanno più veloci di noi. E’ anche vero però che oggi molte più band possono mettersi in mostra (Affliction Vector compresi) però all’interno di un network dove le relazioni tra le parti stanno quasi a zero. E’ l’era della divisione, abbiamo uno schermo una stanza/set fotografico e adesso anche una mascherina! Noto con piacere però che spesso dietro a nuovi progetti ci sono le stesse facce conosciute anche per strada; forse quelle persone che fanno musica più per esigenza personale che per altro.

Tempo scaduto, ti ringrazio per la chiacchierata, concludi l’intervista come vuoi…
Concludo con un saluto a voi e con l’invito alle persone di supportare i musicisti e le record label, se possibile, durante questa brutta pandemia e se posso permettermi di dare un consiglio invito ad usare di più Bandcamp che secondo me, già che di social e mondo web si è parlato, è veramente la più bella piattaforma musicale creata in questi anni.

Autopsy – Live funeral

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Molte band ultimamente stanno pubblicando live album, quasi ad esorcizzare gli strani giorni che stiamo vivendo. Tra questi anche gli Autopsy di Chris Reifert, che in occasione di Halloween 2020 rilasceranno il loro primo album dal vivo: “Live in Chicago” (Paceville Records).

Benvenuto Chris, questo album live era già programmato o è stato studiato dopo il blocco?
È stato un evento felice in mezzo a tutta quella merda fumante che è stato il 2020. Speravamo di registrare tutti i nostri spettacoli dell’anno e scegliere le migliori canzoni per costruire un album dal vivo; ma dopo aver immortalato con successo l’audio dal nostro concerto di Chicago, siamo tornati a casa giusto in tempo per scoprire che la terra era impazzita, il lockdown era il nuovo modo di vivere e tutti gli altri nostri spettacoli dell’anno erano stati cancellati o rimandati nella migliore delle ipotesi e questo significava anche rinunciare alle sessioni in studio per un nuovo album che avremmo dovuto registrare a giugno. La buona notizia era che lo spettacolo di Chicago era divertente e che era stato registrato con piena capacità di mixabilità. Quindi, come puoi capire, si tratta di un album live istantaneo e ci sentiamo molto fortunati a riguardo.

Quanto è importante un album dal vivo ora che la pandemia da Covid-19 ha paralizzato l’intera industria live?
Probabilmente più importante che mai. Fino a quando non andremo tutti di nuovo ai concerti, come fan e anche come musicisti, possiamo guardare e riascoltare gli album dal vivo e dire a noi stessi “oh sì, ecco com’era… non vedo l’ora di tornare a quella fottuta merda!”.

Questo album include una nuova canzone, avevate mai suonato dal vivo “Maggots In The Mirror” prima del concerto di Chicago?
No, solo un paio di volte in sala prove. Stavamo per inserirla nel nuovo album in studio e si spera che lo si possa fare ancora, ma quando abbiamo costruito il live set all’inizio di quest’anno abbiamo pensato di aggiungere qualcosa di nuovo per rendere le cose più interessanti.

Quale è stata la reazione del pubblico a questa canzone?
L’intera serata è stata così divertente, non ricordo se una canzone abbia avuto una reazione migliore rispetto a un’altra. Non appena abbiamo iniziato a suonare, era solo casino totale, bruttezza, brutalità e altre cose divertenti indipendentemente da ciò che suonavamo. Non credo che nessuno si sia arrabbiato per la nostra esecuzione di una canzone che non aveva mai sentito, quindi credo che alla fine sia andata bene, ahaha!

Ricordi il tuo primo concerto tra il pubblico della tua vita?
Certo che sì! Una band chiamata Freefare suonava nella mia scuola media un concerto serale e io ci andai. Era il 1982, quindi avrò avuto 13 anni. Suonavano un sacco di cover hard rock / heavy metal e tanta altra roba che non ricordo. Quello che ricordo, però, è che suonarono “Princess of the Night” dei Saxon, cosa che mi lasciò senza fiato. E poi, l’anno successivo sono andato a vedere gli Iron Maiden, Saxon e Fastway, e sì, i Saxon hanno suonato “Princess of the Night”. È stato epico.

E il tuo primo concerto con gli Autopsy?
Credo che sia stato quello su una pista da bowling abbandonata chiamata Vogue Lanes, in realtà abbiamo suonato lì due volte. C’era una tenda appesa al soffitto che separava le piste da bowling dalla parte anteriore, abbiamo suonato sul pavimento di legno. Entrambe le volte c’erano con noi Sadus e Hexx, se ricordo bene. La prima volta che abbiamo suonato, Danny Coralles è venuto a vederci suonare per capire se valeva la pena fare un provino per noi, come un amico comune gli aveva consigliato. La volta successiva che abbiamo suonato Danny era nella band. Ricordo che i poliziotti fecero irruzione e tutti noi fumavamo canne dietro la tenda e lanciavamo birilli da bowling rotti mentre aspettavamo che se ne andassero. Bei tempi!

Quando hai lasciato i Death, avevi in ​​mente ben chiaro il suono degli Autopsy o è nato più tardi nella vostra sala prove?
Il suono degli Autopsy proveniva dalla visione che Eric ed io avevamo della band. Abbiamo solo scritto e suonato cose che pensavamo fossero belle e che volevamo sentire su disco. Inoltre ci stavamo ribellando contro la scena thrash che dominava la Baia in quel momento. Per lo più, però, siamo semplicemente usciti insieme, ci siamo sballati il ​​più possibile e abbiamo scritto canzoni che pensavamo suonassero bene come Autopsy.

Come scegli la scaletta per il tuo tour? La set-list è la stessa per ogni data o cambia ogni notte?
Cerchiamo di mantenerla il più interessante possibile, ma c’è sempre spazio per renderla più stimolante, per questi ci chiediamo sempre cosa suoneremo la prossima volta? Chissà. Ci siamo concentrati molto su “Severed Survival” e “Mental Funeral” negli ultimi due anni, ma non siamo mai stati fermi sulla stessa set-list. Non vedo l’ora che arrivi la prossima data live e tutto ciò che comporta. Potremmo anche suonare solo un set di cover dei By City Rollers, quindi preparatevi per l’anarchia totale o per una buona vecchia serata malata di death metal. Nessuno lo può sapere, quindi a partire da questa intervista rimanete sintonizzati, piccoli!

La canzone che ami suonare dal vivo e quella che odi?
Non credo che nessuno di noi accetterebbe di suonare dal vivo una canzone che odia. A meno che, naturalmente, non fosse qualcosa che ci permetteste di ritirarci dalle scene soffocati dalle ricchezze fino ai nostri ultimi giorni. Chiamami pazzo, ma penso che sia uno scenario impossibile. Avendo escluso quella merda, direi semplicemente che qualunque cosa suoniamo dal vivo come gruppo è ciò che ci sentiamo di suonare in quel momento specifico e in quel luogo specifico.

Adoro le vostre copertina – inclusa l’ultima – ma non capisco quella di “Shitfun”. Dopo tutti questi anni ti piace ancora? E come è nata?
Wow, parli della copertina di un album classico. Se avessi avuto un dollaro per ogni volta che la rivista Rolling Stone l’ha votata come migliore copertina del 1995, a quest’ora avrei comprato uno yacht o qualcosa del genere. Ok, forse non è del tutto vero. Comunque quella copertina ci si è paventata quando ci stavamo dividendo, stavamo mostrando un enorme dito medio alla stampa, ed eravamo bloccati nel mezzo di un cambio di etichetta discografica, che non pensava fossimo una parte importante del trasferimento di proprietà; inoltre, eravamo completamente determinati a fare l’esperienza più malata, più disgustosa, ribollente, corrosiva per un bulbo oculare e liquefacente per il cervello che chiunque avesse mai sperimentato. O, quantomeno, tornare a casa dalle sessioni di registrazione senza morire o peggio.

E sul vostro prossimo album in studio?
Buon fottuto signore, chi lo sa!? Lo stato del pianeta Terra è così folle ora che è difficile dire cosa succederà, anche se ovviamente speriamo per il meglio e restiamo nell’ombra con chitarre, bacchette e ossa delle gambe brandite come mazze, pronti, ogni volta che una finestra si apre, a saltarci attraverso con i denti impostati sulla funzione “kill”!

Lots of bands are releasing live albums lately, as if to exorcise the strange days we are living. Among these also Chris Reifert‘s Autopsy, who just in time for Halloween 2020 will release their first ever official live album: “Live in Chicago” (Peaceville Records).

Welcome Chris,  was this live album already scheduled or was  studied  after the lockdown?
It was a happy accident amidst the total flaming shitball that 2020 has been. We were hoping to record all of our shows of the year and choose the best songs to construct a live album out of but after successfully capturing the audio from our Chicago gig we returned home only to discover the earth had gone insane, lockdown was the new way to live and all of our other shows for the year had been cancelled or postponed at best and that also meant scrapping our studio dates for a new album which was supposed to have been recorded in June. The good news was the Chicago was so much fun and the whole thing was recorded with full mixability capabilities. So next thing you know… instant live album and we feel super lucky about it.

How much important is a live album now  that the Covid-19 pandemic has crippled the whole live industry ?
Probably more important than ever. Until we all get to go to shows again as fans as musicians as well, we can look and listen back on live albums and say to ourselves “oh yeah, that’s what it was like…I can’t wait to get back to this crazy shit!”

This  album includes  a  new song, did you ever play live “ Maggots In The Mirror ” before  the  Chicago gig?
No, just a couple of times in the rehearsal room. We were going to put in on the new studio album and hopefully still will but when constructing the live set earlier this year we figured we’d add something new to keep things interesting.

How was the audience’s reaction to this song?
The whole night was such a fun time, I don’t remember if any one song got a better reaction as opposed to another. As soon as we started playing it was just total noise, ugliness, brutality and all that fun stuff regardless of what we played. I don’t think anyone was pissed off that we did a song that they’d never heard though, so that counts as a good thing. Haha!

Do  your remember your first concert  as  audience  in  your life?
Actually yeah, I do. A band called Freefare played my middle school as a night time concert and I went to it. This was 1982, so I would have been 13 years old. They played a bunch of hard rock/heavy metal cover songs and whatever else that I can’t remember. What I do remember though was them playing “Princess of the Night” by Saxon which blew my mind. And next thing you know, the next year I went to see Iron Maiden, Saxon and Fastway and yes, Saxon played “Princess of the Night”. It was epic.

And what’s about your first gig with Autopsy?
I guess that would have been in an abandoned bowling alley called Vogue Lanes and we actually played there twice. There was a curtain hanging from the ceiling separating the bowling lanes from the front of the alley, which is where we played on the wooden floor. Both times were with Sadus and Hexx if I remember correctly. The first time we played, Danny Coralles came out to watch us play to see if he wanted to try out for the band as a mutual friend had recommended. The next time we played Danny was in the band. I remember the cops busting the place and all of us smoking joints behind the curtain and throwing broken bowling pins around while we waited for them to leave. Good times!

When you left Death had you in your mind well clear the sound of Autopsy or is born later in your practice room?
Autopsy’s sound came from the vision that Eric and I had for the band. We just wrote and played stuff that we thought was cool and that we wanted to hear on record. Plus we were rebelling against the thrash scene that was dominating the bay area at the time I think. Mostly though, we just hung out and got as stoned as possible and wrote songs that we thought sounded like Autopsy.

How do you choose the set list for your tour?  The set list is the same for every date or changes  every night?
We try to keep it as interesting as possible but there’s always room to make it more interesting, so what will we play next time? Who knows.  We’ve learned pretty heavily on “Severed Survival” and “Mental Funeral” stuff in the last couple of years but still never the same set in general. I’m looking forward to the next live opportunity and all it entails. We might even just play a set of By City Rollers covers, so brace yourselves for total anarchy or a good old evening of death metal sickness. No one knows as of this interview, so stay tuned kiddies.

The song you  love  to  play live and the one you hate?
I don’t think any of us would agree to play any song that we hated live. Unless of course it was something that allowed us to retire smothered in riches until our dying days. Call me crazy, but I think that’s a long shot scenario. Having blurted that shit out, I’d just say whatever we play live as a collective unit is what we felt like playing at that specific time in that specific place.

I love  your  cover artwork s – included thi s  last one  – but I don’ t understand the one  of “Shitfun”. After al l  these years  your do you still like that cover and how is born?
Wow, talk about a classic album cover. If I had a dollar for every time Rolling Stone magazine voted it Best Album Cover of 1995, I would have bought a yacht or something like that by now. Ok, maybe that’s not entirely true. Someway, somehow that cover presented itself when we were splitting up as a band, were giving a huge middle finger toward the press, being stuck in the middle of a record label change that did not think we were  an important part of the transfer of ownership as well as being completely determined to make the sickest, most disgusting , gut churning, eyeball corroding, brain liquifying experience that anyone had ever experienced. Or at least make it home from the recording sessions without dying or worse.

What’s about your next studio album?
Good fucking lord, who knows? The state of planet Earth is so insane now it’s hard to say what’s next, though we’re of course hoping for the best and standing in the shadows with guitars, drumsticks and legbones wielded as clubs at the ready for whenever that window opens and we can jump through it with teeth set on kill.

Sinister – Deformation of the Holy Realm

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

I Sinister sono tornanti con uno dei loro migliori album, “Deformation of the Holy Realm” (Massacre Records), ne abbiamo parlato con il leader e cantante della band Aad Kloosterwaard.

Benvenuto Aad, dopo 14 album non sei stanco del metal estremo?
Io, stanco della musica estrema?! ahah. Amo questa musica da oltre 30 anni e non smetterò mai di farlo. Il death metal, o la musica estrema, è nel mio sangue.

Dove trovi la tua ispirazione per i tuoi estremismo?
Nella musica questo è tutto. Sono ancora un grande fan dell’underground e ascolto le idee di queste nuove band. Sono molto diverse dai Sinister, naturalmente, ma a volte portano novità sul tavolo. Hanno un’idea diversa della struttura delle canzoni e di quel genere di cose.

Quanto sono importanti i testi nella creazione delle tue canzoni?
I testi sono importanti ma mai così importanti come la musica stessa. Quando hai un bel testo, è un bel extra, ma la musica deve sempre venire al primo posto.

L’album inizia con un’intro e termina con un outro arrangiati da Denis Mauko, potrebbe essere questo il primo passo per un album orchestrale dei Sinister?
No, mai. Per noi è normale iniziare con un’intro che crea una sensazione oscura, questa volta abbiamo anche un’outro in questo stile, penso che sia fantastico! Come sai, nel disco abbiamo inserito anche delle parti orchestrali nella nostra musica per dare in alcuni frangenti un qualcosa in più. Penso che questo possa far pensare che in futuro potrà esserci qualcos’altro del genere già nel prossimo album, ma prima dobbiamo vedere come verrà fuori la nuova musica.

La prima canzone è la title track, penso che questa traccia sia l’essenza dei Sinister di oggi, sei d’accordo?
Non ne sono sicuro. Quando creiamo cose nuove non guardiamo mai indietro, forse il prossimo disco sarà molto old school o magari molto moderno.

Come è cambiato il vostro sound nel corso degli anni?
Penso che tu me lo stia chiedendo perché abbiamo sempre nuovi membri che portano sempre un modo diverso di fare musica, ahaha. Cerchiamo di non suonare sempre allo stesso modo, ma tutto deve sempre suonare Sinister.

Cosa ricordi della scena underground olandese degli anni ’90?
È stato molto tempo fa, haha! Ero molto giovane, quindi era tutto nuovo per me. ti ritrovi in un nuovo mondo che non conosci, ma dopo un po’ scopri che non tutto è così bello. Ma tutto sommato ho bei ricordi di quel tempo.

C’era una collaborazione tra le death metal band?
In alcuni casi sì in altri no, con certi gruppi scorreva cattivo sangue perché non erano in grado di sopportare che alcune band diventassero più grandi della loro. Dall’altra parte ho avuto ottimi contatti con alcuni gruppi in quel periodo.

Dei nuovi due membri che mi dici?
Walter è il nostro nuovo chitarrista e Bram il nostro nuovo bassista. Due ragazzi davvero bravi con una bella personalità, cosa che è importante per Sinister, funziona tutto alla grande con loro e stanno rendendo la band ancora migliore.

In passato sei stato il batterista, oggi dai qualche consiglio a Toep?
Hahaha, in nessun modo, Toep è un batterista di gran lunga migliore di me, quindi non ho bisogno di dirgli niente, e come puoi sentire sta facendo il lavoro grandioso.

Quali canzoni del nuovo disco suonerete dal vivo?
La title track, naturalmente, “Apostels of the Weak” e un’altra che non abbiamo ancora scelto.

Ricordi il tuo spettacolo a Bari nel 2012?
Ti piacerebbe avere una risposta vera, haha. Non molto, da allora abbiamo fatto così tanti spettacoli in tutto il mondo che non è facile ricordare ogni show…

Sinister are back with one of their best albums, “Deformation of the Holy Realm” (Massacre Records), we talked about it with band leader and singer Aad Kloosterwaard.

Welcome Aad, after 14 albums aren’t you tired of extreme metal?
Hello.Tired from extreme music haha. I love this music for over 30 years and will not go away.Death metal or extreme music is in my blood. 

Where you find your inspiration for your extremism?
In music that’s it. I am still a big underground fan and listening to this bands ideas. They are very different than Sinister of course but they bring sometimes new things to the table. They have a different idea about song structures and that kind off stuff. 

How important are lyrics in the creation of your songs?
Lyrics are important but never that important as the music it self. When you have a cool lyric than that’s a nice extra but music always have to come on the first place.

The album begins with an intro and ends with an outro arranged by Denis Mauko, could be this the first step to an orchestral Sinister album?
No never.For us its normale to start with a intro that have a dark feeling. This time also a outro in this style and i think it turn out great. As you know the record we put also this orchestral parts in our music to give some parts a extra feeling. I think you can expect more from us in this style on the next record, but first first we have to see how the new music will turn out. 

The first song is the title track, I think this song is the essence of noway Sinister,  are you agree?
I dont for sure. When we are in process of creating new stuff we never look back. Maybe the next record will be very old school or very modern.

How is changed your sound through the years?
When you ask me i think the reason is  that we have new members ones in a while haha and they have a different look on making music. We try not to sound the same all the time but everything still have to sound Sinister.

What do you remember about the Dutch underground scene of ’90?
That’s a long time ago for me haha. I was very young so it all was new for me. You come in a new world that you dont know, but you find out that not everything was that cool after some time. But i have good memories from that time.

Was there a collaboration between death metal bands?
Really good and really bad, with some band there was bad blood because they where not able to handle that some bands became bigger than there own band so to say. At the other side i had great contact with some bands from that time.

What’s about the new two members?
Walter is our new guitar player and Bram our new bass player. Two really good guyz with a nice personality something that is important for Sinister. It works out great with them and they are making the band even better.

In the past you are the drummer, today do you give some advices to Toep?
Hahaha no way. Toep is a much better drummer than i was so i dont need to tell him anything, and as you can hear he is doing the job very well.

Which songs from the new will you play live?
The title track of course, “Apostels of the Weak” and one more, but we need to see which one that will be.

Do you remember your show in Bari in 2012?
You like to have a fair answer haha. Not that much anymore in the mean time we did so much shows all over the world that its not easy to remember every show you played…

Darkened – Heart of darkness

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Arrivano al debutto i Darkened, formazione che nelle proprie fila conta membri ed ex membri di Memoriam, Bolt Thrower, A Canorous Quintet, Grave e Dismember. Con un pedigree del genere, “Kingdom of Decay” è il disco che ci si aspetta: un classico death metal di scuola europea (Inghilterra e Olanda) che alterna momenti di feroce violenza ad altri più oscuri di matrice doom. Poco spazio è lasciato alle melodie di stampo swedish, e questo non è un male, perché l’opera funziona nella sua monolitica. Niente di stupefacente, ma siamo certi che “Kingdom of Decay” (Edged Circle) produrrà più di un ghigno malefico di piacere sul viso degli amanti del death più ortodosso. Il chitarrista Hempa Brynolfsson ci ha presentato nei dettagli i contenuti del frutto di questa cooperazione internazionale.

Benvenuto Hempa, come è nata questa band di stelle internazionali?
In principio, Andy e Daryl hanno discusso di fare qualcosa insieme, poi sono stato contattato anche io per unirmi con loro nel marzo del 2018, ma non avevano ancora del materiale, quindi ho iniziato a scrivere un po’ di riff e condividerli. Nell’aprile 2018 mi sono piaciute particolarmente cinque-sei tracce e così nel maggio 2018 ho chiesto a Linus di unirsi alla band. Abbiamo deciso di registrare tre tracce per l’EP “Into The Blackness” e ci abbiamo lavorato su mentre cercavamo un vocalist. All’inizio avevamo l’idea di utilizzare vocalist diversi per le singole tracce, ma a dicembre 2018 abbiamo finalmente trovato Gord e lui è diventato un membro effettivo.

È difficile per voi trovare il tempo per i Darkened al di fuori delle vostre band principali?
No, non proprio, ci siamo imposti che i Darkened non interferiranno con altre band o progetti.

C’è qualche possibilità che vi vedremo mai dal vivo in tour?
Mai dire mai. Ma è un po’ difficile dovendoci coordinare logisticamente dato che viviamo in posti diversi: Canada, Regno Unito e Svezia.

Pensi che il vostro suono sia semplicemente il mix delle vostre precedenti esperienze o ci sia qualcosa di nuovo?
Penso che sia una combinazione di tutte le nostre diverse esperienze e musicalità combinate in qualcosa di nuovo. Sembra fresco ma allo stesso tempo suona vecchio!

Mentre del primo Ep “Into the Blackness” che mi dici?
Avevamo completato cinque tracce e abbiamo semplicemente preso quelle che preferivamo in quel momento, ci abbiamo lavorato e le abbiamo registrate. E’ andato davvero bene, quindi abbiamo sentito che dovevamo continuare su quella strada e fare un album completo.

“Kingdom of Decay” è uscito l’11 settembre, c’è una connessione tra il titolo e l’anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle? Penso che quel giorno sia iniziato il decadimento del regno degli Stati Uniti e il mondo è cambiato…
Nessuna connessione, è andata semplicemente così. Sì, il mondo è un pazzo “Kingdom Of Decay”!

A causa delle vostre rinomate esperienze passate, avete sentito molta pressione durante le sessioni di registrazione?
No, per niente, facciamo solo quello che ci piace, ed è suonare death metal. Lo facciamo per noi stessi, e se a qualcuno piace questo, è solo un bonus.

Come nascono le canzoni? Vivete in ​​diversi Paesi, la distanza è un problema?
Io mi occupo dei riff e della pre-registrazione delle tracce base di batteria con EZdrums. Poi io e Linus lavoriamo insieme sull’arrangiamento e lui aggiunge i suoi assoli, ha veramente grandi idee. Dopodiché Andy registra la batteria nel modo in cui spreferisce. Gord scrive i testi e incide la voce, e Tobias registra il basso. La traccia può essere modificata durante l’intero processo con tutti che danno il loro input. Quindi, dire che siamo tutti degli autori! Tutte le parti contribuiscono con la propria competenza ed esperienza.

Amo le parti doomish delle vostre tracce, quanto è importante ottenere un feeling così oscuro nelle vostre canzoni?
Molto importante, ovviamente. Vogliamo creare un mood che rappresenti la canzone nel migliore dei modi.

I tuoi brani preferiti dell’album?
Al momento ho “The White Horse Of Pestilence” come mio preferito. Ma domani potrebbe essere un’altra traccia!

Ci sarà un singolo\video?
Non lo so davvero. Abbiamo parlato di fare un video, ma dobbiamo prima risolvere il problema delle nostre diverse dislocazioni nazionali.

The debut album by Darkened – a formation that in its ranks includes members and former members of Memoriam, Bolt Thrower, A Canorous Quintet, Grave and Dismember is out. With such a pedigree, “Kingdom of Decay” is the album that is expected: a classic death metal of the European school (England and Holland) that alternates moments of ferocious violence with other darker ones of a doom matrix. Little space is left for Swedish-style melodies, and this is not a bad thing, because the work works in its monolithic form. Nothing astonishing, but we are sure that “Kingdom of Decay” (Edged Circle) will produce more than an evil grin of pleasure on the face of the most orthodox death lovers. Guitarist Hempa Brynolfsson presented us in detail the contents of the fruit by this international cooperation.

Welcome Hempa, how was born this all star band?
Andy and Daryl talked about doing something together, and I got questioned to join, that was in Mars 2018. But they didn’t had any material yet so I begun to do some riffing and sharing the riffs with them. And then in april 2018 I did like 5-6 tracks and in May 2018 I asked Linus to join the band. Then we decided 3 tracks to be recorded for the EP “Into The Blackness”. So we worked on these 3 tracks while looking for a vocalist. At first we had an idea of using some different vocalists for the tracks, but in December 2018 we finally found a Gord, and he became a member.

Is difficult for you to find the time for Darkened outside your main bands?
No not really, we have said that Darkened would not interfere with other bands or projects.

Is there any chance we’ll ever see the band live on tour?
You never know. But its a bit hard with all the coordination and logistic when we live in different places, Canada/UK and Sweden.

Do you think your sound is just a mix of your previous experiences or there is something new?
I think its a combination of all the different experiences and musicality combined with something new. It feels fresh bu at the same time it feels old!

What’s about your first Ep “Into the Blackness”?
We had done 5 tracks and we just took the ones we felt for at the time, and worked on them , and recorded them. Go t really cool, so we felt we should continue and make a full length album.

“Kingdom of Decay” was released on September 11th, is there a connection between the title and the Twin Towers attack anniversary? I think that day begun the decay of the USA kingdom and the world is changed…
No connection whatever, just turned out that way. Yes, the world is crazy, Kingdom Of Decay!

Due your past experiences, did you feel a lot of pressure during the recording sessions?
No not at all, we just do what we like doing, and that is to play Death metal. We do this for ourselves, and if anyone like it thats just a bonus.

Howare born these songs? You live in different Countries, was the distance a problem?
Well, I do the riffing and a pre-recording of the tracks with basic EZ-drummer drums. Then me and Linus work together with the arrangement and he add his solos and have great ideas. Then Andy record the drums the way he feels it should be. Gord doing the lyrics and record vocals, and Tobias record the bass. The track can be altered in the whole process with everyone doing their inputs. So i’ll say that we all are the songwriters. All parts contribute with their expertise and experience.

I love the doomish parts of your tracks, how much important is the dark feeling for you songs?
Very important of course. We wanna create a feeling that represent the song in the best way.

Your favorite tracks on the album?
At the moment I have ”The White Horse Of Pestilence” as my favorite. But tomorrow it could be another track he he 🙂

The will be a video single?
Don’t really know. We’ve been talking about doing a video. We must solve the different locations problem first.

Six Feet Under – Sogni in decomposizione

La produzione più recente dei Six Feet Under ha sollevato più di una critica, il nuovo “Nightmares of the Decomposed” (Metal Blade), pur non riportando indietro le lancette al periodo migliore della band dell’ex cantante dei Cannibal Corpse, può far tirare un piccolissimo rantolo di sollievo ai fan di Chris Barnes. Novità più interessante di questo disco è sicuramente Jack Owen, vecchio compagno d’avventura di Barnes nei Cannibali di Buffalo e oggi al suo esordio in studio con con i Six Feet Under.

Ciao Jack, questo è il tuo primo album con i Six Feet Under, come è nata questa nuova collaborazione con il tuo vecchio amico Chris?
Grazie per l’intervista! Mi sono unito ai Six Feet Under circa tre anni fa, facendo molte tournée con la band e godendomi il nuovo rapporto con Chris e gli altri membri. Scrivo sempre materiale e quando ho mandato un paio di canzoni a Chris, lui le ha subito adorate. Così ho preso coraggio e ho tirato fuori tutto il materiale che conservavo da tempo e che credevo valesse la pena utilizzare. Chris mi ha detto che avevo abbastanza materiale di qualità per un intero album, così abbiamo fatto una cernita e, devo ammettere, che sono molto contento di quello che ne è venuto fuori.

Quanto cambiato il vostro modo di lavorare rispetto alla vostra precedente collaborazione nei Cannibal Corpse?
È difficile ricordare come funzionava in passato. Penso che si sia trattato più di uno sforzo di gruppo, dato che eravamo tutti nella stessa città. In questi giorni viviamo molto distanti gli uni dagli altri, quindi di solito è una persona sola che scrive la musica mentre Chris si occupa dei testi a casa sua. Penso che con l’avvento degli home studio, a cui si è aggiunto il nefasto Covid-19, questo sia il modo più moderno di scrivere e collaborare. Ma, alla fine, penso che funzioni!

Come è cambiato, invece, il tuo stile all’interno dei Six Feet Under rispetto alle tue precedenti avventure con Cannibal Corpse e Deicide?
Essendo un fan di molti generi diversi di musica, sono stato in grado di attingere da queste influenze per scrivere canzoni basate su arrangiamenti che vanno dal rock al doom. Questi elementi sarebbero off limits in band come Cannibal Corpse o Deicide, ma nei Six Feet Under mi hanno permesso di scrivere materiale che potrebbe essere rimasto seppellito nel mio subconscio per molto tempo.

Pensi a te stesso come una leggenda vivente del death metal?
Mi sento come se avessi avuto successo in questo genere, ma nell’intera scena musicale mondiale, non sono altro che un sassolino che fa una piccola increspatura quando colpisce l’acqua…

Hai mai pensato di registrare un album non metal, magari country o rock?
Ho registrato un album country per divertimento e ho fatto un album rock con gli Adrift. Ma torno sempre al thrash e al death metal!

Una delle mie canzoni preferite di “Nightmares Of The Decomposed” è “Migraine”, qual è la tua canzone preferita?
Mi piace parecchio come “Migraine” è venuta fuori! Aggiungerei anche “Zodiac” e “Amputator”.

Quali canzoni di “Nightmares Of The Decomposed” suonerete dal vivo?
Cercheremo di suonarne il maggior numero possibile, ma non siamo sicuri di quando potremo farlo!

E la produzione? Penso che il suono sia essenziale e crudo, lontano da quello plastificato di oggi.
La produzione è il prodotto dei registrazioni effettuate in tanti studi diversi. Il risultato è molto grezzo, nonostante siano state utilizzate tecniche di registrazione moderne. Penso che alla fine suoni così perché eravamo molto preoccupati di risultare troppo “computerizzati”.

In chiusura, una curiosità che prescinde dalla tua attuale collaborazione con i SFT: hai notizie sul primo full length dei Serpents Whisper?
Sono stato coinvolto nella formazione iniziale di quella band, ma non sono più parte di quel progetto. Se stanno ancora insieme, auguro loro buona fortuna!

Lik – Desideri di misantropia

In un periodo in cui l’old school death è tornato prepotentemente d’interesse, logico che spuntino di continuo band che si rifanno più o meno pedissequamente ai dettami dei padri del genere. Farsi notare all’interno di questo calderone non deve essere facile, ma i Lik ce l’hanno fatta, tanto da attirare le attenzioni della Metal Blade. Ed è proprio per la label statunitense che esce, così come il precedente “Carnage”, in questo funesto 2020 il discreto “Misanthropic Breed”.

Benvenuto Joakim (Antman, basso), “Misanthropic Breed” è il vostro terzo album, di solito il più importante nella carriera di una band, pensi di aver superato questo esame a pieni voti?
Mi sento di dire che abbiamo fatto del nostro meglio. Abbiamo lavorato sodo su queste canzoni e il nostro obiettivo era quello di fare un disco che avesse almeno la stessa qualità di “Carnage”. Se mi è permesso dirlo, penso che abbiamo fatto un buon lavoro.

Avevate programmato di registrare il disco ai Solna Studios di Stoccolma, ma le vostre intenzioni sono state sviate dai blocchi imposti dal Covid-19 e così siete stati invece costretti a registrare nella vostra sala prove, pensi che questa situazione abbia penalizzato il suono finale?
Sì, questo era il piano e all’inizio non eravamo così felici di dover registrare nella nostra sala prove. Ma il nostro tecnico del suono, Lawrence Mackrory degli Obey Mastering, ci ha spinto al limite e ha davvero portato questo disco a un nuovo livello! Quindi, per rispondere alla tua domanda: no, non credo che la situazione abbia penalizzato il suono finale.

Mi spieghi il significato del titolo dell’album?
Il titolo, “Misanthropic Breed” può essere inteso come “mostrare disgusto per le altre persone; asociale “. Gli esseri umani tendono a pensare in modo eccelso di sé stessi eppure abbiamo tanti grandi problemi nel mondo.

Perché siete così pessimisti sullo stato di salute del mondo?
Non ci definirei pessimisti. Forse realisti. Naturalmente nel mondo stanno accadendo anche molte cose belle, ma sono cose fuori degli schemi. La nostra musica deve essere intesa in chiave ironica, ma anche critica per le cose che forse non stanno andando come dovrebbero essere.

Ci sono differenze tra questo album e i precedenti?
Questo è il mio primo album con i Lik. I Lik sono sempre stati un trio con Tomas, Chris e Niklas. E in precedenza Niklas suonava anche il basso nei dischi. Ma ora siamo un quartetto e mi sono occupato io delle parti di basso. Questa è una bella differenza. Ma quando si tratta del suono e delle canzoni, cerchiamo sempre di fare meglio dell’ultimo, ma restando sempre fedeli ai canoni del death metal vecchia scuola.

Preferite un approccio alla musica vecchio stile, ma sei cosi sicuro che in futuro non potrebbero esserci contaminazioni moderniste?
Se stai parlando del suono dei Lik, no, i Lik suoneranno sempre in questo modo! Questo è ciò che amiamo e questo è ciò che suoniamo.

Rimanendo in ambito vecchia scuola: quali sono i tuoi album classici death metal preferiti della scena di Stoccolma?
I amo “Clandestine” degli Entomebd e degli Edge of Sanity “Purgatory Afterglow”. Grandi classici!

“Corrosive Survival” è ispirato al disastro di Chernobyl, hai visto la serie tv “Chernobyl”?
Sì, mi è piaciuta molto.

Quali canzoni di “Misanthropic Breed” suonerete dal vivo?
Speriamo tutte! Ma penso che “Decay” sarà una canzone che suoneremo sempre dal vivo.

Avete mai suonato in Italia?
No, non l’abbiamo fatto. Ma si spera presto! Amo l’Italia e ci ho già suonato con altre band.

Hateful – Il suono dell’odio

La Transcending Obscurity Records il prossimo 26 settembre pubblicherà il terzo album degli italiani Hateful. Con qualche giorno d’anticipo rispetto all’uscita di questo ottimo lavoro di death metal tecnico, abbiamo contattato il cantante bassista Daniele Lupidi per saperne di più.

Ciao Daniele, e grazie per questa intervista, ti andrebbe di raccontare brevemente la storia degli Hateful partendo dall’inizio?
Per forza di cose devo riassumere velocemente più di 20 anni di attività, cercherò quindi di essere breve! Ci siamo formati a cavallo fra il 1997 e il 1998 per volontà mia e di un mio amico chitarrista dopo la dipartita di entrambi dalla precedente band nella quale militavamo entrambi. Dopo poco lui abbandonò il progetto Hateful, ma io ero determinatissimo a continuare e reclutai fra gli altri Marcello, che tutt’ora è l’altro membro stabile della band. Posso dire che il suono attuale del gruppo si è sviluppato diversi anni dopo, intorno al 2003, anno in cui finalmente abbiamo deciso di lasciare ogni freno compositivo e di creare un mix completamente personale senza curarsi di come sarebbe stato accolto dalla “scena”. Altre tappe importanti sono state scandite dalle uscite ufficiali, 2006 per lo split cd con Impureza ed Hellspawn, 2010 e 2013 per i nostri due full abum “Coils of a Consumed Paradise” e “Epilogue of Masquerade”, per arrivare finalmente quest’anno al nostro disco più sofferto ma più importante “Set Forever on Me”, in uscita per Transcending Obscurity Records.

La vostra nuova release esce a ben sette anni di distanza dal vostro secondo full “Epilogue of Masquerade”: quali sono, secondo te, le principali differenze tra i due album?
“Set Forever on Me” è un disco al contempo più complesso e più “facile” dei precedenti. Complesso perché compositivamente mi sono concentrato molto sugli arrangiamenti e sull’interazione fra le due chitarre e il basso. Conseguentemente anche il drumming di Marcello è diventato più tecnico e ragionato, costruito insieme alle linee di basso. In generale le canzoni sono molto più stratificate e quasi più “orchestrali”, con molte più sfumature armoniche e melodiche. D’altro canto questa maggiore attenzione alla melodia e alla ricerca di un’atmosfera più cupa ha reso l’ascolto più fluido e diversificato rispetto ai primi lavori, che avevano un’intensità continua quasi da brutal death metal. Le liriche inoltre hanno un taglio decisamente più oscuro, con alcuni testi maggiormente personali ed emotivi ed altri di ispirazione letteraria. Il tutto scritto nel mio solito stile pittorico/visionario.

Il vostro nuovo “Set Forever on Me” uscirà per l’attualmente attivissima Transcending Obscurity Records, come è nato l’interesse della label nei vostri confronti?
E’ una storia abbastanza curiosa! Qualche anno fa stavo facendo una ricerca oserei dire “nostalgica” di tutte le recensioni riguardanti i nostri primi due album e cercavo di ricordare dove ne avessi letta una particolarmente lusinghiera dell’epoca “Epilogue of Masquerade”. La ritrovai nella webzine “Diabolical Conquest” e mi affrettai a cercare il nome dell’autore che era appunto Kunal di TOR, che nel frattempo aveva fondato la sua label. Però io di questo ultimo dettaglio ero completamente all’oscuro e quando gli chiesi l’amicizia su Facebook, più che altro per ringraziarlo di quelle splendida recensione, scoprii da lui che aveva appunto intrapreso questo percorso di label owner! Ovviamente lui stesso si rivelò subito interessato a sapere cosa stava bollendo in pentola riguardo ad Hateful e il resto è storia!

Entrando più nel particolare, come avviene la creazione di un vostro brano? Chi di voi si occupa del songwriting?
I brani nascono quasi sempre da intuizioni o da suggestioni mentali di melodie o ritmi, quasi mai mi metto alla chitarra aspettando il riff giusto da cui partire. La maggior parte della struttura di un brano viene immaginata e talvolta addirittura appuntata tramite un registratore vocale, in modo da non dimenticare i movimenti e la loro sequenza. Sono sempre stato più bravo di fantasia che di tecnica, per cui passo a tradurre le idee sulla chitarra solo in un secondo momento. Una volta che mi ritrovo con una struttura soddisfacente la porto in sala prove e iniziamo a lavorare sulle linee di batteria. Si tratta di un lavoro molto stratificato in effetti, dove conta sia l’ispirazione che una certa scientificità. Poi finalmente passo agli arrangiamenti di basso, dei testi e delle linee vocali. Ho composto praticamente tutto il materiale di “Set Forever on Me” ma ovviamente Marcello è stato fondamentale durante la fase di arrangiamento, in quanto la batteria è sicuramente una grossissima parte di quello che poi si andrà ad ascoltare in una canzone death Metal.

Cosa puoi dirmi invece riguardo alle lyric? I testi sono a se stanti oppure si nasconde un vero e proprio “concept” dietro?
Ogni canzone è decisamente a se stante per quanto riguarda le liriche. L’ispirazione può arrivare da spunti di riflessione su svariate tematiche, talvolta insospettabili. Di solito alcuni concetti rimangono nella mia testa fino a quando non sento il bisogno di creare una sorta di immagine mentale, dai connotati quasi pittorici, e di tradurre queste visioni in parole. In “Set Forever on Me” alcune delle liriche hanno, forse per la prima volta, una genesi “interiore”, ovvero ho plasmato le parole partendo da alcuni stati d’animo decisamente negativi che in alcuni periodi hanno pervaso la mia mente. Credo che anche da questo punto di vista questo sia il nostro disco più oscuro e profondo.

Se dovessi farmi tre nomi, quali sono le band dalle quali traete maggior ispirazione per la composizione dei vostri brani?
Faccio tre nomi quasi casuali in quanto le influenze vanno dal death metal al rock progressivo senza alcuna regola precisa! Sicuramente band come Suffocation, Monstrosity e i primi At The Gates hanno avuto una parte importante nel plasmare il nostro sound, ma sarei in grave difficoltà se dovessi applicare un’ipotetico bollino “for fans of…” ai nostri album! Credo che l’apertura, a livello di ascolti, verso generi “extra-metal”, abbia giocato un ruolo importante nelle nuove composizioni, soprattutto per quanto riguarda gli arrangiamenti di basso e batteria.

Un altro aspetto sul quale vorrei soffermarmi un attimo è la grafica in quanto anch’io me ne occupo nel mio piccolo, ho notato che l’autore dell’artwork sei tu, posso chiederti qual è il significato dello stesso?
La cover sotto diversi aspetti è una rappresentazione in chiave “straniante” delle paure e delle difficoltà incontrate negli anni della realizzazione del disco da me e più in generale dalla band. E’ un’immagine aperta a diverse interpretazioni ma quello che non manca di sicuro è il sottile senso di inquietudine e di “fine catastrofica”, sicuramente qualcosa che a posteriori stiamo vivendo attualmente causa pandemia globale.

C’è qualche autore che, in tal senso, funge da modello per te?
Sicuramente pittori come Beksinski, Redon, Klinger, Giger e Kubin hanno creato immaginari a me molto affini. Per “Set Forever on Me” inoltre mi sono ispirato (credo inconsciamente) anche a diverse opere sci-fi anni 60/70 che ho rispolverato da alcuni volumi che ho fin da bambino.

Qual è la vostra opinione riguardo la scena estrema italiana? Quali, secondo te, sono le band che possono competere con le ben più quotate band straniere?
Credo ci siano tante band estreme di altissima qualità, ma credo che questa sia una frase abbastanza scontata. Alcune si sono fatte conoscere nell’underground e oltre come ad esempio Hour of Penance, Putridity, Blasphemer, Hideous Divinity o Unbirth (a proposito consiglio caldamente l’ultimo disco Blasphemer, veramente clamoroso)… Altre non hanno ancora l’esposizione che meriterebbero come ad esempio Laetitia in Holocaust, Esogenesi, Demiurgon, Gravesite e tanti altri. Devo dire che un grossissimo dispiacere me lo ha dato lo scioglimento di una grandissima band come Daemusinem, spero un giorno ci ripensino e tornino a massacrarci le orecchie in studio e sul palco! In generale spero di sentire sempre più band italiane con un sound unico e riconoscibile, sono piuttosto stanco di sentire sempre le solite soluzioni “revival” di questo o quest’altro periodo storico.

Purtroppo questo periodo, segnato dalla pandemia, ha interrotto tutte le attività live delle band… Non appena uscirà il full quali saranno le vostre intenzioni da questo punto di vista, avete già pianificato qualcosa?
Non so davvero che dire… è imperativo fare più date possibili per supportare “Set Forever on Me” anche in sede live, ma solo quando ci sentiremo totalmente sicuri a livello sanitario. Speriamo che nei prossimi mesi arrivino segnali definitivamente incoraggianti. Abbiamo diverse idee ma ancora nulla di pianificato purtroppo, vista la situazione globale.

L’intervista è da considerarsi conclusa, davvero grazie per la chiacchiera Daniele, concludi pure come vuoi.
Ti ringrazio tantissimo, Luca, per l’intervista decisamente interessante! Spero di aver stuzzicato la voglia dei vostri lettori di dare un’ascolto alla nostra nuova release! Speriamo di rivederci tutti sopra o sotto un palco non appena possibile.

Altars of Rebellion – L’altare dei ribelli

Nati dalle ceneri dei Rebellion, a metà del 2007 nella città di Pasto, Colombia, gli Altars of Rebellion si sono dedicati a un profondo viaggio sonoro, raggiungendo traguardi insperati, unendo la crudezza del black metal tastieristico con il death metal tecnico, potendo contare oggi su di un prodigio senza precedenti alla batteria, come il maestro Marco Pitruzella (Six Feet Under, Rings of Saturn, Vital Remains). Gli Altars of Rebellion stanno attualmente per lanciare il loro quarto album, in questa intervista per Il Raglio del Mulo, il tastierista Fernando Kristos ha parlato della nuova produzione, di filosofia, pensieri, della collaborazione con il batterista di livello mondiale e dei due brani usciti a metà anno.

Benvenuto su Il Raglio Del Mulo, grazie mille per il tempo dedicatoci. Come sono nati gli Altars of Rebellion e come è stato scelto il nome della band?
Gli Altars of Rebellion nascano praticamente dai defunti Rebellion, con gli stessi membri ad eccezione del batterista Raul Riascos che per motivi personali decise di seguire altre direzioni musicali. Più propriamente potremmo dire che la band nasce nel 2007 grazie a David Y Francisco, con uno stile che definirei black metal melodico, che a poco a poco ha incorporando altri sottogeneri come il death metal, ottenendo già così un suono più definito che ci è servito come lettera di presentazione per far poter partecipare ai più importanti eventi metal a livello nazionale (Colombia) e far spesso visita al nostro paese fratello Ecuador. È così che siamo riusciti a consolidarci come band, anche se penso che ci sia sempre un percorso nuovo da esplorare nella musica, è abbastanza gratificante lavorare su nuove armonie, nuovi accordi, senza perdere di vista il metal, che è il motivo fondamentale per cui facciamo tutto questo. Il nome della band nasce da tre componenti: Lealtà – Convinzione – Determinazione. Altars Of Rebellion rappresenta l’essere umano che è riuscito a sconfiggere se stesso, che ha sconfitto i propri demoni e paradigmi, raggiungendo il punto più alto di trascendenza sui piani terreni e non.

La Colombia è un Paese che ha dato origine a gruppi leggendari in ambito estremo, credi che gli Altars of Rebellion abbiano le capacità per poter entrare a far parte di quel nugolo selezionato di gruppi colombiani? E come si è evoluta nel tempo la band?
Penso che ogni epoca abbia le sue band, è importante riconoscere gli inizi del metal nel nostro Paese ed è piuttosto emozionante guardare l’intera evoluzione che ha avuto il metal colombiano, quindi penso che se siamo sulla buona strada e chi ci sarà qualcosa di molto buono presto per la nostra band. Ma non è l’obiettivo che ci siamo prefissati, il nostro fine è vedere come la nostra musica raggiunge le persone che la ascoltano e vi si identificano. Le nostre canzoni sono state imparate? E i testi? Vedo spesso come le big band siano diventate la colonna sonora della vita di qualcuno e questo davvero trascende il tempo, è davvero qualcosa per cui non ti dimenticheranno mai. Sebbene sia piuttosto difficile da raggiungere come livello, credo che possa essere molto più soddisfacente per una band. La nostra è sempre un’opera in evoluzione sia musicalmente che nei testi. È importante capire che la musica è un linguaggio universale, quindi richiede un feedback costante, personalmente non sono una di quelle persone che è incatenata a un singolo genere musicale, perché trovo molti elementi interessanti in altri stili che di fatto posso incorporare nella mia musica. Quindi non posso dirvi che la nostra evoluzione è finita qui, piuttosto questo è un viaggio per il quale non siamo ancora arrivati ​​a destinazione.

Presentate uno stile di black-death metal tecnico con tastiere molto marcate in certi frangenti: come avete fatto a ottenere questa interessante mistura?
Negli anni ho spesso ascoltato band technical death metal con brevi passaggi di tastiera e ho pensato che questa combinazione sarebbe stata piuttosto interessante se le tastiere fossero state più presenti, ovviamente senza esagerare. Pensavo che questo mix doveva essere accompagnato da certi elementi melodici armonici e ritmici che rendono un brano piacevole da ascoltare e che permettono alla tastiera di dare maggiore risalto ad alcuni passaggi. Tutto ciò è complesso perché per ottenere questo tutti i componenti devono essere focalizzati in una direzione. Il risultato sarà ovviamente qualcosa di eccezionale, ecco perché ci siamo diretti verso questo stile di metal che ci permette di sfruttare le nostre capacità creative e ancor di più ci dà grande soddisfazione per il risultato ottenuto.

Com’è lavorare con un artista come Marco Pitruzella (Vital Remains, Six Feet Under e Rigns of Saturn) e che sensazione vi ha dato sapere che un batterista incredibile e rinomato ha accettato di collaborare alla creazione della vostra musica?
Penso che lavorare con musicisti come Marco Pitruzzella ci permetta di creare qualcosa senza limiti, con Marco puoi fare la musica che vuoi, ed è un grande vantaggio. La sua tecnicità, la sua capacità e resistenza fisica lo rendono una macchina. È un ottimo complemento per ciò che abbiamo sviluppato. Quindi posso solo dire che lavorare con lui è un grande successo per la nostra carriera e speriamo che si realizzino sempre più progetti con questo grande extreme drummer. Lascia una sensazione piuttosto shoccante sapere che la tua band sta dando una mano nel distruggere i fusti a un batterista tremendo hahaha

Oggigiorno, secondo te, internet e i social network stanno aiutando o rendono più difficile per una band far conoscere la propria proposta?Avere un’etichetta può aiutare ad emergere?
Penso che per ogni band funzioni in modo diverso, alcuni la prendono sul serio e redigono un piano con obiettivi raggiungibili e misurabili da dove comprendere in un lasso di tempo se la band sta o non sta ottenendo qualcosa. Ovviamente la globalizzazione su internet ha cambiato le regole su come ci si promuove, ma allo stesso tempo devi capire che così come la tua band suona bene, ne apparirà un’altra che suona meglio. Voglio dire che c’è molta più concorrenza, ed è una cosa buona, quello che ti aiuta ad emergere è come ti presenti e trasmetti il tuo ​​messaggio. Io spesso guardo le persone che interagiscono sui social della mia band e hanno uno stile particolare, sia vecchi amici che ci hanno sempre supportato, sia nuovi fan che hanno sentito qualcosa su YouTube. A quel tipo di persone presto molta attenzione e cerco di metterle sempre a conoscenza delle ultime novità del gruppo. Può essere abbastanza contraddittorio, ma il fatto che tu abbia 600 persone sulla tua pagina a cui piace la tua foto, non significa che tu abbia un seguito reale. Per questo motivo credo che, sebbene sia vero che la rete sia indispensabile e sia una grande evoluzione in materia promozionale, il momento in cui misuri veramente il tuo pubblico è quando vendi le magliette, il tuo CD e tutto il merchandising ai concerti. Là deduci se la band si autofinanzierà per molto tempo o meno.

Quanti album avete pubblicato al momento? E come vi sentite ad essere equiparati, se non considerati meglio, da alcuni portali metal estremi a riferimenti come Fleshgod Apocalypse, Septicflesh e Vesania?
Attualmente la band ha tre album album e un quarto in uscita molto presto. L’aver catturato le attenzioni di un pubblico eterogeneo da ogni parte del mondo, ci ha dato la possibilità di essere ascoltati in importanti programmi radiofonici in Sud America, Europa, Nord America, Centro America e persino in Africa. Penso che sia normale quando fai bene le cose, le band che ci hanno influenzato in questi anni restano per noi grandi riferimenti, per questo motivo ritengo che la musica non sia una competizione in cui è determinate chi è il migliore. Piuttosto è un mondo del quale apprezziamo ogni proposta e, come dicevo prima, ci nutriamo di gruppi come Septicflesh, Fleshgod Apocalypse e Vesania, ed è quello il punto a cui vogliamo arrivare, ma sempre con grande rispetto per i colleghi .

Due tracce del nuovo album “Capital Phase Of Karma” – “Flesh made Greed” e “Thirst For Your Throne” – sono disponibili su Youtube, entrambe con la partecipazione di Marco Pitruzzella alla batteria, come anticipazione del disco. Come mai avete deciso di rilasciare proprio quelle due canzoni? Di cosa parlano i testi? E quale è stato l’apporto di Marco?
Questo album è concept il cui tema centrale parla dei sette peccati capitali, “Flesh Made Greed” è riferita all’avarizia, mentre “Thirst for Your Throne” alla gola. Nelle due canzoni è contenuto ciò che identifica le caratteristiche di ogni peccato, e lo descrive con parti musicali oscure e veloci, perché i peccati agiscono così sul nostro comportamento: arrivano senza farsi sentire, ma quando li avvertiamo percepiamo la nostra natura umana, alla fine sono una parte di noi e della nostra evoluzione. Abbiamo bisogno di questi comportamenti perché sono intrinsechi alla crescita dell’essere. A queste canzoni Marco ha dato molta forza, un’esplosione schiacciante a velocità estreme, penso che funzionino perfettamente, quando abbiamo sentito il risultato finale non potevamo credere che ci fossimo spinti così lontano.

Come avviene il processo creativo all’interno degli Altars of Rebellion, cosa influenza le vostre idee che successivamente si materializzeranno in un suono così brutale?
Il processo creativo della band si basa sulle idee concepite sulla tastiera, ho qualche nozione di chitarra quindi suggerisco anche i riff delle canzoni da integrare successivamente; la sezione ritmica è più libera, sebbene sia la prima cosa che curo prima di passare alla melodia e poi all’armonia. Dopo di ciò invio a ciascuno la propria parte in modo che possano interpretarla secondo il proprio stile senza alterare la composizione stessa. Penso che l’influenza venga molto dalla musica classica Dvorak, Paganini, Wagner, Betthoven, Rachmaninoff, che insieme alle radici death metal tecnico raggiunge qualcosa di interessante. Ascolto molta musica metal recente e sono influenzato da band come Aborted, Shadow Of Intent, Dimmu Borgir, SepticFlesh, Emperor, Cattle Decapitation, Death, Inferi, Behemoth, Archspire, Fleshgod Apocalypse, Anaal Nathrakh, Born Of Osiris, Necrophagist, Decapitated, Obscura, Spawn Of Posession… potrei non finire ahahah.

Gli Altars of Rebellion provengonoi dalle foreste colombiane, vi siete mai guardati indietro per fare un bilancio su quanto realizzato in considerazione della vostra zona di origine, tendo presente i vantaggi e gli svantaggi?
Penso che sia molto soddisfacente, Pasto è una piccola città ma ospita musicisti incredibili, la scena qui è partita nel 96, era molto difficile procurarsi della musica, soprattutto metal straniero. A poco a poco la città ha sentito l’esigenza di luoghi dedicati al metal estremo, per questo motivo l’acquisizione di materiale è stata più facile. L’intero movimento metal ha fatto passi avanti e si è ingrandito sempre di più. La nascita di ottime band ha portato alla necessità di sale prova, oltre che di spazi per proiettare il metal di Pasto nel mondo. Siamo grati a ciascuna delle persone che hanno condiviso la nostra musica e che ha fatto in modo che la nostra presenza giungesse in luoghi dove prima non arrivavamo. Abbiamo ancora molta strada da fare, questo è solo l’inizio.

Quali sono i fattori che consideri necessari per poter lanciare gli Altars of Rebellion in Europa e nel resto del mondo?
Penso che questa pandemia e l’emergenza sanitaria hanno portato l’industria dell’intrattenimento in uno stato di torpore, abbiamo in programma di andare in Messico e solo ora stiamo riprendendo le trattative, ma la verità è che le prospettive sono piuttosto cupe e piene di incertezze. Ci auguriamo che le politiche attuate in ogni paese consentano a questo settore di riattivarsi e di poter farci calcare nuovamente i palchi. Per ora possiamo solo dire che la band non si è fermata, siamo ancora attivi nonostante le avversità, i festival online rappresentano un finestra non convenzionale per esporre la nostra musica e dobbiamo adattarci a questi cambiamenti. Siamo sicuri che torneremo presto.

Nacidos de las cenizas de la banda Rebellion, a mediados del 2007 en la ciudad de Pasto, Colombia, la banda se ha enmarcado en un profundo viaje sonoro, en el cual con el correr de los años han formado un golen imparable, uniendo la crudeza del black metal con teclados expresivos que marcan el sello personal de la banda y la union del tecnical Death metal de la mano de un monstruo sin precedentes en la bateria Hoy dia, como lo es el maestro Marco Pitruzella( six feet under, Rigns of Saturn, vital remains), Altars of Rebellion se encuentra a punto de lanzar su 4ta. Produccion, en esta entrevista para el Il Raglio del Mulo, el tecladista Fernando kristos nos estara hablando de la nueva produccion, filosofia, pensamientos y comentarios sobre la participacion de un baterista de nivel mundial en los 2 temas adelantos lanzados a mediados de inicio de año.

Bienvenidos al Il Raglio Del Mulo, muchas gracias por su tiempo para la entrevista chicos, como nace Altars of Rebellion? Y como decidieron el nombre de la banda?
Altars of Rebellion nace practicamente a partir de la extinta banda Rebellion, con lo mismos integrantes a excepcion del baterista Raul Riascos quien por motivos personales decidio seguir su camino en otras direcciones musicales, propiamente podriamos decir que la banda nacio en 2007 junto a David Y Francisco, con una tendencia y estilo mercado por el black metal melodico, que poco a poco ha logrado afianzarse incorporando otros subgeneros del metal como lo es el death metal, logrando ya un sonido definido esto nos ha servido como una carta de presentacion y mas aun nos ha valido para ser parte de importantes eventos de metal a nivel nacional (Colombia) y visitar frecuentemente el hermano pais de Ecuador. Es asi que hemos logrado consolidarnos como banda, aunque pienso que siempre hay un camino por explorar en la musica, es bastante gratificante trabajar nuevas armonias, nuevos acordes, eso si siempre direccionando todo al metal que es la razon fundamental por la que hacemos que todo tenga un sentido.
El nombre de la banda surge a partir de tres componentes:
Lealtad – Conviccion – Determinacion
Altars Of Rebellion representa al ser humano que ha logrado vencerse así mismo, a quien ha derrotado sus propios Demonios y paradigmas – confusiones y que se ha Convertido en aquello más alto en un punto De trascendencia en planos terrenales y no terrenales.

Al ser de un pais tan reconocido como colombia que ha dado agrupaciones legendarias en ciertos estilos del metal extremo, altars of rebellion tiene la idea firme de poder ser parte de ese grupo selecto del metal colombiano con su musica? Y como han encarado la evolucion de la banda ?
Creo que cada epoca tiene sus bandas, es importante reconocer los inicios del metal en nuestro pais y es bastante emotivo mirar todo el recorrido que ha tenido el metal colombiano, por lo que pienso que si estamos encaminados a ello sera algo muy bueno para la banda pero no es un objetivo que nos hemos trazado, nuestro objetivo realmente tiene que ver como llega nuestra musica a la gente que la escucha, acaso se identifican?? Acaso se aprenderian sus canciones?? Sus letras?, a menudo veo como bandas tan grandes se han convertido en la banda Sonora de la vida de alguien y eso realmente es trascender y vivir en el tiempo, realemente es algo por lo que jamas te olvidaran, por lo tanto llegar a eso, aunque es bastante complejo puede resultar ser bastante satisfactorio como banda.
Nuestra evolucion puede notarse en lo musical y lo Lirico y a eso voy; es importante entender que la musica es universal por lo tanto require retroalimentarse constantemente, en lo personal no soy de las personas que se encacilla con un solo genero musical pues encuentro bastantes elementos interesantes en otros estilos y que de hecho puedo incorporar a la banda. Por lo tanto no te podria decir que nuestra evolucion terminaria aqui, mas bien esto es un viaje al cual aun no hemos llegado a nuestro destino.

Manejan un estilo de tecnical black-death metal con teclados muy marcados en ciertos momentos como lograron esa fusion por demas interesante ?
Con los años.A menudo escuchaba bandas de Technical Death Metal con breves pasajes de teclados y pensaba que esa combinacion seria bastante interesante si los teclados tuvieran mas presencia, aunque de cierta manera sin que sature, por ello creo que hacer esta mezcla debe estar acompañado de ciertos elementos melodicos armonicos y ritmicos que formen un pieza agradable al escuchar y que sutilmente se sienta el trabajo del teclado con protagonismos en algunos pasajes, es complejo pues para ello todos los integrantes deben estar enfocados en una direccion hacia lo que quieren. El resultado sera algo grande desde luego, es por eso que nos hemos encaminado hacia ese estilo de hacer metal. Pues nos permite explotar nuestras capacidades creativas y mas aun genera una gran satisfaccion con el resultado.

Como ha sido poder trabajar con gente de afuera como por ejemplo marco pitruzella (Vital Remains, Six Feet Under, Rigns of Saturn) y que sensación deja en la banda que un increíble y reconocido baterista acepte ser parte de la música de ustedes al gustar de su brutal propuesta?
Creo que trabajar con musicos como Marco Pitruzzella nos permite crear algo sin limites, Con Marco se puede hacer la musica que tu quieras, y es un gran punto, su tecnisismo, su capacidad y Resistencia fisica hacen de el una maquina humana por decirlo asi y es una gran complemento para lo que nosotros venimos desarrollando. Por lo tanto solo podria decir que trabajar con el es un gran acierto en nuestra Carrera como banda y esperamos que se vengan mas proyectos y mas cosas junto a este gran Baterista Extremo. Deja una sensacion bastante emotiva saber que en tu banda esta destruyendo los tarros tremendo baterista jajaja

Hoy día en opinión de ustedes el internet, las plataformas, las redes sociales, han ayudado o han hecho mucho más difícil poder dar a conocer la propuesta de los artistas independientes? y poder conseguir un sello que apueste por la música de uno? ante la cantidad increíble de bandas que aparecen en el firmamento cada cierto tiempo.
Creo que cada banda trabaja diferente algunas se lo toman en serio y trazan un plan con objetivos alcanzables y medibles en donde se evidencia en el tiempo que la banda esta o no esta haciendo algo, desde luego la globalizacion en internet cambio las reglas sobre somo te promocionas pero a su vez debes entender que asi como tu banda suena bien aparecera otra que suena mejor me refiero a que hay mucha mas competencia y es asi y esta bien es acceptable, lo que cambia es como llegas y transmites el mensaje, a menudo miro las personas que interactuan en las redes sociales de la banda y tienen un estilo particular ya sean por gustos musicales, los viejos amigos que siempre han apoyado, o nuevos fans que escucharon algo en youtube y se reedireccionaron a las otras redes, a ese tipo de gente es a la que le presto mucha atencion y la cual trato de que esten pendientes de las ultimas noticias de la banda, puede resultar bastante contradictorio pero el hecho de que en tu pagina tengas 600 personas que te den like a tu foto no significa que tengas calidad de publico, por eso mismo creo que si bien es cierto la redes e internet son indispenables y son un gran evolucion en temas de promocion, el momento donde mides a tu publico es cuando adquiren tus camisetas Cd y todo merchandising, obviamente en los conciertos, aparte de apoyo real eso infiere que la banda se vuelta autosostenible a largo tiempo.

Cuantos discos actualmente ha sacado la banda y como se sienten escucharse hoy dia con esa fusión ya definida el cual están trabajando y ciertos portales de metal extremo han destacado como por demás interesante, han pensado de repente ya alcanzar o superar a referentes como fleshgod apocalypse septicflesh vesania?
Actualmente la banda tiene 3 discos y un 4to a salir muy pronto, es importante la cantidad de publico de diferentes caracteristicas y de diferentes lugares del mundo ha captado la banda, y nos ha dado pie a ser escuchados en importantes programas radiales a nivel de Suramerica, Europa, Norte America, Centro America e incluso en Africa.
Creo que es parte de hacer las cosas bien, siento que las bandas que nos han influenciado en todo este tiempo se mantienen como los grandes referentes que son, por eso mismo considero que la musica no es una competencia en donde buscamos llegar primero y se determina quien es el mejor, si no mas bien es un espacio donde apreciamos cada propuesta y como lo dije anteriormente, nos retroalimentamos, Bandas como Septicflesh – Fleshgod Apocalypse y Vesania, son ese referente al cual en algun momento queremos llegar pero con mucho respeto como colegas.

En youtube estan disponibles dos tracks pertenecientes al nuevo album “Capital Phase Of Karma”,” Flesh made Greed” y “Thirst For Your Throne” los dos con la participacion de Marco Pitruzzella en la bateria, ambos fueron los 2 adelantos del disco, porque se decidió lanzar esos 2 temas? de que hablan las letras?, y Como se sintieron cuando marco acepto grabar y darle una fuerza increíble a ambos adelantos.
Bueno este album es conceptual y su tema central habla de los 7 pecados capitales, los dos track corresponden Flesh Made Greed a la Avaricia y Thirst for your Throne a la Gula , en las dos canciones se encierra lo que cada pecado los identifica sus caracteristicas, y lo describe adentrandolo en la parte musical con partes oscuras y rapidas tal como los pecados actuan en nuestro proceder, llegan sin sentir, pero cuando los notamos percibimos que somos humanos y que necesitamos de estos pues son inherentes para la evolucion del ser.
Esta es una cancion a la que Marco le dio mucha fuerza, un blast beat muy aplastante y un gravity a velocidades extremas, creo que eso funciona perfectamente con la gula, asi mismo cuando escuchamos el resultado final no podiamos creer que llegaramos a tanto.

Como es el proceso creativo dentro de Altars of Rebellion, que influencia las ideas que luego se concretan en la brutal propuesta de la banda?
El proceso creativo de la banda parte de ideas plasmadas desde el teclado, ciertamente tengo alguna nocion de la guitarra por lo que Tambien sugiero los riffs de las canciones para luego complementar con el resto de la banda, la seccion ritmica si es mas libre, aunque es lo primero que hago para luego pasar a la melodia y luego a la armonia, luego envio a cada uno su parte para que logren plasmarlo de acuerdo a su estilo sin alterar la composicion en si. Creo que la influencia viene mucho de la musica clasica Dvorak, Paganini, Wagner, Betthoven, Rachmaninoff, que junto a influencias de technical death metal actual logra algo interesante. Escucho mucha musica metal actual tengo influencia de bandas como Aborted, Shadow Of Intent, Dimmu Borgir, SepticFlesh, Emperor, Cattle Decapitation, Death, Inferi, Behemoth, Archspire, Fleshgod Apocalypse, Anaal Nathrakh, Born Of Osiris, Necrophagist, Decapitated, Obscura, Spawn Of Posession tal vez no acabaria jajaja.

Altars of Rebellion al venir de la zona de pasto, Colombia, y con los años como se siente mirar en retrospectiva los inicios, la zona donde vienen(sabiendo las ventajas y desventajas de la zona para moverse hacia conciertos sala de ensayo estudio de grabacion) y hacer una comparación con el hoy dia de la banda y ya marcar un respeto mundial con la música que crean?
Woww vaya creo que ha sido muy satisfactorio, Pasto es una ciudad pequeña pero alberga musicos increibles, la escena por aca comenzo por alla en el 96 podria decirlo, era muy dificil conseguir musica mas aun metal extranjero, poco a poco la ciudad demando la presencia de lugares especialidados en metal extremo por ello ya se hacia mas facil la adquision de material, toda la cultura metalera hizo presencia y se hizo cada vez mas grande, esto incremento el nacimientos bandas con propuestas muy buenas, con la necesidad de sitios para ensayo, la misma necesidad fue creando escenarios para los que el metal en Pasto iba ser protagonista en el mundo, somos agradecidos con cada una de las personas a las que han compartido nuestra musica, y han hecho que nuestra presencia cubra espacios donde antes no llegabamos. Nos falta mucho este aun es el comienzo.

Cuales son los factores que ustedes consideran mas próximos a arreglar o definir para que altars of Rebellion ya pueda estar continuando en europa o otro país del mundo con lo que hacen? Y pise escenarios de festivales reconocidos.
Bueno, creo que esto de la pandemia y la emergencia sanitaria que ha traido consigo que la industria de espectaculos caiga en un letargo, es una afectacion tremenda, tenenos planes para ir a Mexico y recien estamos retomando conversaciones pera que eso se pueda dar pero la verdad es que el panorama es bastante desolador y lleno de incertidumbre. Esperamos que las politicas que se implementen en cada pais permitan que se reactive este sector y podamos compartir en escenarios en vivo nuevamente, por ahora solo Podemos decir que la banda no ha parado seguimos activos a pesar de las adversidades, los festivales en linea representan una ventana poco convencional a exponer nuetra musica pero hay que adaptarnos a estos cambios. Estamos Seguro que pronto volveremos.

Muy honrados por la entrevista!! Muchas gracias por la invitacion, un saludo para todos los lectores de Il Raglio Del Mulo, y a toda la escena de metal en Italia!!