Under Attack – Sotto attacco!

Ospiti di Mirella Catena ad Overthewall gli Under Attack, autori dell’album “Virus Alert” (Sliptrick Records).

Li abbiamo già ascoltati nelle scorse puntate e finalmente ospiti in trasmissione. Diamo il benvenuto agli Under Attack, con noi Daniele, Nando e Fabio. Come nasce l’idea della band?
(Daniele): L’idea è nata nel 2018. Avevo già una collaborazione artistica con Nando da alcuni anni e volevo creare un progetto che mi rappresentasse pienamente in quelle che sono le mie radici musicali. Così ne parlai con lui e successivamente ho coinvolto anche Fabio Rossi, con il quale oltre a condividere la passione per il metal siamo amici da 20 anni e spesso abbiamo suonato assieme. Assieme abbiamo scelto il nome Under Attack e siamo partiti in questa avventura.

Quali sono le vostre precedenti esperienze nella scena musicale?
(Daniele): Veniamo da percorsi molto diversi: Nando, che è anche il nostro produttore artistico, è un professionista di lunga esperienza: è stato chitarrista di Vasco Rossi per diversi anni sia live che in studio ma ha collaborato anche con artisti quali Dean Castronovo e Matt Bissonette. Fabio invece ha collaborato in alcuni progetti black metal come Tryglav aprendo anche alcuni concerti di supporto a band conosciute sempre nello stesso ambito. Io ho lavorato in diversi progetti underground di cover band di musica rock anni 80 e da tempo avevo messo da parte materiale da realizzare con gli Under Attack. Dunque percorsi davvero diversi ma con un motivo comune… ci piace suonare classic metal!

Virus Alert” è il vostro full length di debutto, con questa formazione. Un concept ambientato in un futuro non troppo lontano, forse, con tematiche abbastanza inquietanti ma che lascia uno spiraglio di speranza. Ci parlate della realizzazione dell’album ?
(Nando): Di solito le canzoni partono da Daniele, che è l’ideatore, realizzando dei provini nel suo studio e che mi invia. Dopodiché io li ascolto e nelle settimane successive, un brano alla volta sviluppo suonando tutte le tracce e curando gli arrangiamenti nel mio studio. Purtroppo anche a causa di questa situazione pandemica ad oggi siamo stati costretti a lavorare separatamente, ognuno per conto proprio, per cui anche Fabio, che ha collaborato con un paio di soli in due brani dell’album, ha lavorato da casa sua inviando a me il materiale inciso. Sicuramente il metodo di lavoro cambierà appena potremo vederci e lavorare fisicamente tutti e tre assieme per un prossimo progetto.


A chi è stata affidata la realizzazione dell’artwork e cosa rappresenta?
(Fabio): Seguendo le indicazioni di Daniele per la realizzazione di questo concept album, ci siamo affidati a Gianni Nakos, un talentuoso artista greco meglio conosciuto come Remedy Art Design e che ha firmato le cover per band quali Evergrey o Morbid Angel. La cover rappresenta un po’ le tematiche dell’album con due mani su un computer nel quale compare la scritta virus alert. In realtà il titolo è l idea dell’album è antecedente alla pandemia che stiamo vivendo e non ha riferimenti con la situazione attuale. La metafora del virus digitale che entra nei sistemi informatici rappresenta quel “male” che può entrare in ciascuno di noi e che va combattuto con forza. La cover è ricca di particolari da scoprire, un po’ inserendosi nel filone di quelle copertine famose anche negli 80 che hanno contribuito a rendere celebri diversi album degli Iron Maiden… penso a “Somewhere in Time” o “Powersleave”.

Quali sono i progetti della band dopo la pubblicazione dell’album?
(Nando): In questo momento stiamo continuando la promozione di questo progetto terminata la quale ci metteremo al lavoro per un secondo lavoro degli Under Attack. Purtroppo al momento non sono previsti live, casomai stiamo pensando a qualcosa in streaming. Ma appena possibile vorremo organizzare uno show case per presentare questo album e fare alcune date live.

Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi sul web?
Facebook: https://m.facebook.com/underattacktheband/; Instagram: @underattacktheband

Grazie di essere stati con noi. A voi l’ultima parola!
Un caro saluto a tutti voi che ci seguite, potete scaricare il nostro album Virus Alert da questo link
https://snd.click/virusalert. Ciao dagli Under Attack!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 11 gennaio 2021:

Nanga Parbat – La montagna assassina

I Nanga Parbat hanno iniziato un cammino tanto personale quanto avvincente. La prima tappa di questa marcia è “Downfall and Torment” (Sliptrick Records), lavoro complesso, capace di ammaliare e stordire l’incauto esploratore che osa sfidare la Montagna Assassina…

Benvenuto Andrea (voce), dopo tre singoli è arrivato finalmente per voi il momento di dare alle stampe il vostro album di debutto, “Downfall and Torment”. Cosa significa avere fuori un disco, un segno tangibile dei vostri sforzi, soprattutto ora che non potete realizzarvi come artisti su un palco?
Per noi è un grandissimo traguardo, è stato un cammino lungo e faticoso, ed essere arrivati a questa meta ci riempie di orgoglio. Oggi viviamo un periodo di grande incertezza per tutto il panorama artistico ma grazie a “Downfall and Torment” stiamo riuscendo ad entrare nel cuore delle persone anche attraverso uno schermo. Sicuramente avremmo preferito un bel release party ed una serie di live promozionali in tutta la Penisola ma ci rendiamo conto che ci sono altre priorità al momento!

Tornerei ai tre singoli che hanno preceduto il disco, ho notato che nell’album questi pezzi vengono proposti di seguito e si trovano quasi al centro: ritenete che siano il cuore dell’opera e che da soli possano rappresentare al meglio il vostro stile?
La posizione dei tre singoli all’interno della tracklist è stata pressoché casuale, sicuramente i trebrani sono stati scelti poiché sono gli unici ad avere una struttura ed una durata più “canonica” e quindi più fruibile come singolo e come base per un video musicale. La seconda parte del disco invece è incentrata sui due brani più complessi e progressivi che sono “Curse of the Thaw” e la titletrack, quindi potremmo dire che i tre singoli sono sì dei brani chiave all’interno del disco ma non sufficienti da soli a rappresentare il genere e il messaggio dell’opera che rimane descritto dalla totalità delle nove tracce di “Downfall and Torment”.

Resterei sullo stile che proponete, il vostro approccio al death metal è molto complesso, con venature progressive, quasi in controtendenza rispetto alle uscite attuali che tendono a privilegiare sonorità più old school: non temete che questa scelta possa penalizzarvi?
La nostra non è stata una scelta di stile, abbiamo composto le canzoni senza sapere prima in che parte della tassonomia del death metal saremmo andati a finire. Non ci siamo dati regole o canoni, abbiamo semplicemente lavorato molto a lungo sugli arrangiamenti e sulla costruzione del concept del disco e questo è ciò che ne è uscito. Se questo possa penalizzarci è difficile a dirsi ma crediamo che “Downfall and Torment” sia un disco sufficientemente ricco da poter essere apprezzato sia dagli ascoltatori più moderni che da quelli più “old school”.

Altro fattore che dimostra come vi muoviate ai limiti e che non temiate di allontanarvi da quelli che sono i cliché del genere è la scelta del vostro nome: come mai avete deciso di chiamare il gruppo come un monte della catena dell’Himalaya e non con un prosaico nome più oscuro?
Come dicevamo appunto nella risposta precedente non abbiamo cercato di definire la musica secondo dei canoni ma piuttosto di far definire i canoni dalla nostra musica stessa. Proprio per questo motivo, il nome è stato scelto successivamente alla composizione del disco, avevamo bisogno di un nome che fosse particolare ma allo stesso tempo altisonante e richiamasse a qualcosa di ignoto e tenebroso. Il Nanga Parbat, la nona montagna più alta della Terra e una delle più mortali, soprannominata appunto la montagna assassina, un nome che si associa perfettamente alla nostra musica.

Nei testi, invece, quali tematiche trattate?
Nei testi cerchiamo di dare risalto alla potenza e all’indomabilità del mondo naturale. Spesso ci siamo trovati a narrare di ambienti estremi o di fenomeni atmosferici inarrestabili. Abbiamo fatto molte ricerche anche su diverse figure leggendarie e mitologiche come si può evincere dai brani “Tidal Blight” e “Demon in the Snow”. Il primo narra infatti del grande cetaceo bianco cacciato dal Capitano Ahab ed il secondo di una tigre fantasma che secondo alcune leggende abiterebbe la taiga russa. Nei nostri testi dunque amiamo inserire sia figure appartenenti al mondo animale che generalmente a quello naturale, cercando di infondere significati specifici a figure già molto evocative.

La copertina cosa rappresenta?
La copertina rappresenta le disfatte che si autoinfligge l’uomo per cupidigia, orgoglio e illusione di grandezza. Questo conflitto che l’uomo vive con se stesso e con il resto della sua specie si staglia sullo sfondo della natura. Quest’ultima si trova spesso colta nel fuoco che viene da entrambi gli schieramenti, relegata ad un ruolo secondario in tutte le vicende umane. La nostra copertina vuole riportare l’attenzione sul vero colpevole di tutto il male che ogni giorno si scatena sulla terra: l’uomo.

Nel disco compaiano numero si ospiti, vi andrebbe di presentarli?
Certamente! Per arricchire il lavoro abbiamo fatto contribuire alcuni nostri amici musicisti che hanno impreziosito l’opera. Edoardo Taddei: Giovanissimo Guitar Hero romano (Classe ‘99) che ha scritto e suonato l’assolo di “Through a Lake of Damnation”. Davide Straccione: Storico frontman degli Shores of Null e degli Zippo e mastermind del Frantic Fest, amico di vecchia data della nostra band ha cantato alcune strofe pulite della titletrack. Vittoria Nagni: Violinista classica, ex-Blodiga Skald, ha suonato le parti di violino solista sull’intro e su “Tidal Blight”. Fabiana Testa: Formidabile session woman blues e jazz sia elettrica che acustica, ha suonato l’intro acustica. Martin Vincent: Amico della band, inguaribile metallaro, ha vissuto molti anni in America ed ha quindi recitato la strofa di “Tidal Blight” estratta dal Moby Dick di Herman Melville. Francesco Ferrini: Dulcis in fundo, uno dei fondatori dei Fleshgod Apocalypse, orchestratore e arrangiatore di fama mondiale, ha lavorato alla produzione delle orchestre insieme al nostro Edoardo.

Alla luce del grande lavoro fatto in studio, quando potrete tornare ad esibirvi dal vivo, sottoporrete i brani a un riarrangiamento o li proporrete in modo fedele sul palco?
L’obiettivo è sicuramente quello di proporre i brani nel modo più fedele ed autentico possibile, siamo convinti che tutto ciò che è stato proposto nel disco sarà ugualmente fruibile e godibile anche in un contesto live. Resta da decidere l’effettiva setlist per i futuri live ma stiamo già lavorando in questa direzione per rendere le nostre performance non solo energetiche ma anche iconiche e fluide. Vogliamo portare un grande show e stiamo già escogitando vari sistemi per farlo ma per questo dovrete aspettare ancora un po’!

La prossima cima da scalare?
Ovviamente, il prossimo disco che stiamo già componendo! Il mondo della musica dal vivo è ancora troppo incerto per pensare ai palchi mentre invece un momento come questo è perfetto per ricominciare a comporre nuova musica.

Dr. Schafausen – Un domani alternativo

Abbiamo conosciuto Sergio Pagnacco per i suoi trascorsi nei Vanexa e nei Labÿrinth, oggi lo ritroviamo, sempre in compagnia del suo fido basso, nelle inedite vesti del Dr. Schafausen. Ma chi è veramente il Dr. Schafausen, autore recentemente dell’album “Waiting For Tomorrow” (Sliptrick Records \ Grand Sounds Promotion)? Lo abbiamo chiesto al diretto interessato…

Ciao Sergio, quando è nato il tuo alter ego Dr. Schafausen?
Devo ammettere che l’idea di fare un album solista mi ha sempre entusiasmato ma il 9 marzo 2020 quando è stato proclamato il primo lockdown ho deciso che poteva essere il momento giusto, ricordare il 2020 con qualcosa di positivo mi ha aiutato psicologicamente. Ho deciso infatti che il disco sarebbe uscito esattamente un anno dopo, e cosi è stato: 9 Marzo 2021

Dobbiamo considerare i Dr. Schafausen il tuo progetto solista o una vera e propria band?
Dr. Schafausen è un progetto solista ma sicuramente sia Slava Antonenko che Michael Pahalen saranno anche nel mio prossimo lavoro, sono ragazzi fantastici e credo che il loro genio presto uscirà prepotentemente nel campo musicale, danno entrambi la priorità alle loro visioni artististiche su tutto quello che è musicale e la loro presenza scenica è sicuramante da vedere. Quindi, posso anche assicurare che nelle performances live loro saranno presenti.

Waiting For Tomorrow” è la tua prima opera disgrafica oppure in passato hai pubblicato altro?
Questo è il mio primo lavoro completamente da solista.

“Waiting For Tomorrow”, stando a quanto contenuto nelle note promozionali, è una sorta di reazione allo stato di cattività imposto dalla pandemia, come hai vissuto quei giorni e come mai hai voluto tramutare in musica il tuo disagio?
Da operatore sanitario ho vissuto l’emergenza sanitaria in modo invasivo riuscendo a reagire attivamente, ma la mia parte artistica da musicista l’ha vissuta in balia dell’ansia e depressione. Ho vissuto entrambi i lati, quello emotivo da artista e quello razionale da operatore sanitario. Le due figure nonostante un loro particolare connubio sono riuscite a rimanere separate. ma l’esperienza è stata comunque forte e credo indimenticabile.

Essendo stato composto quasi in uno stato di trance, quando hai ascoltato per la prima volta il lavoro finito cosa hai pensato?
La prima volta che ho ascoltato il lavoro l’ho trovato perfetto. Quando mi sono immerso in queste sonorità ho capito fin da subito che erano in grado di far riaffiorare quelle sensazioni provate come la solitudine, l’angoscia o la depressione. Esistono degli esperimenti sulla “deprivazione sensoriale”, ossia creare un ambiente isolato per ottenere la massima assenza di percezioni esterne. Eliminando ogni elemento di distrazione, si ritiene di poter condurre un’analisi introspettiva della propria coscienza, un vero viaggio esplorativo nel proprio passato. L’intento di queste sonorità è l’esatto opposto, replicare sentimenti con suoni che potrebbero rappresentare la nostra società distopica. La nostra mente, quando trafitta come tale, proietta i nostri pensieri repressi più intimi, una selezione forzata di pensieri contraddittori.

Il disco narra delle vicende distopiche per descrivere delle storture reali: come mai hai scelto questo approccio indiretto, non sarebbe stato più concreto parlare senza l’ausilio di metafore?
Mi piace comunicare il più possibile, questa è un occasione per farlo. Sono pienamente consapevole che il tema trattato è complesso e delicato, ma questa è un occasione che non volevo perdere. Probabilmente non tutti capiranno il lavoro perché non è banale. Devi ascoltarlo fino in fondo, analizzare le tematiche, la musica e la dinamica dei brani. Non mi interessa vendere dei dischi per avere inserito un ritornello figo, qui le sonorità sono diverse, non ci sono soli di chitarra, strofe commerciali e cosi via. Questo è un album impegnato e come tale ti costringo ad ascoltarlo, se sei pigro passa ad altro. Se qualcuno si aspettava che il Dr. Schafausen scrivesse tematiche citando draghi volanti o tacchi a spillo probabilmente non mi conosce.

Potresti raccontare a grandi linee il concept che lega le singole tracce?
“Schafausen’s Dilemma”: E’ un prologo sulle tematiche dell’album come lo sforzo per passare dal caos alla ragione comporta un dispendio di energia psichica e uno stato di allerta. Queste atmosfere hanno lo scopo di annullare questi sforzi, negando il precetto originario del “conosci te stesso”.
“My Beautiful Girl”: La mia bellissima ragazza soffriva di una malattia mentale e di forti depressioni e si è tolta la vita nel 1989 a soli 24 anni. Oggi stavo sfogliando la mia vecchia collezione di dischi e ho trovato un foglietto scritto da lei inserito nella copertina dell’album “Disintegration” dei The Cure. Un amore che a distanza di decenni riaffiora prepotentemente. Mai dare le cose per scontate e il 2020 è stato di esempio.
“Waiting For Tomorrow”: È difficile parlare di attesa perché in base a ciò che ti aspetti, può essere positiva o negativa. Esistono infatti molti diversi tipi di attesa, ognuno caratterizzata da un proprio stato d’animo. A volte aspettare fa bene, altre volte non hai il coraggio di agire. La cosa più importante è capire quando vale la pena aspettare e quando invece è necessario agire. Il Covid ci ha insegnato che sapere aspettare fa parte della vita.
“Can’t Get The Best of Me”: La sensazione di solitudine. Una persona ha desideri, pensieri e sogni ma purtroppo deve viverli da solo. Nessuno può vederti, abbracciarti. Ti manca qualcosa ed ora non puoi far altro che sognare. Sapere sognare è un dono che potrebbe salvarti dalla depressione.
“Transient Parasites”: Una metafora di “Die Verwandlung” di Franz Kafka. Un giorno ti svegli e tutto cambia, ti ritrovi trasformato in un enorme insetto. Allora tenti di adattarti il più possibile a questa nuova e particolarissima condizione e inizi a pensare: “Saremo dannati per sempre? È tutto vero? Perché ci siamo trovati in queste condizioni?
“Crypto Violence”: L’attuale comunicazione ha caratteristiche specifiche, come l’eccezionale velocità e la tutela dell’anonimato; questo ha creato un bacino al quale tutti possono accedere. Le critiche avvengono via web in modo particolare. Gli individui esprimono la loro vera aggressività. Il social network diventa un luogo dove sfogare ogni disturbo, invincibile e frustrante. In una società contrapposta e responsabile della sua temuta inefficacia, in una competitività sfrenata. Violenza gratuita semplice da praticare.
“2127”: La canzone spiega la somiglianza tra artisti rock morti all’età di 27 anni (club 27) come Janis Joplin, Kurt Cobain, Amy Winehouse, Jimi Hendrix, Jim Morrison e artisti rap / trap che sono morti all’età di 21 anni come Juice Wrld, Cry Lipso, Lil Peep, Nick Blixky. Il testo NON incita alla morte ma cerca di essere educativo chiarendo quanto sia facile per le persone identificarsi con falsi valori. Questi artisti di due mondi musicali all’apparenza molto differenti hanno invece qualcosa in comune: la morte in giovane età per aver creduto in falsi valori.
“I Will Never Live in Silence”: Il mio dottorato in scienze audiologiche mi ha spinto a scrivere un testo inerente agli acufeni, quel fastidioso ronzio causata da una condizione corporea che può essere ascoltato solo da chi ne è affetto (compreso me).

Una canzone in particolare, “My Beautiful Girl”, è stata utilizzata per un videoclip, come mai la scelta è ricaduta su questa traccia?
La scelta è stata ponderata su un brano che esprimesse un lato del mio progetto, un sound attuale difficilmente catalogabile con delle tematiche che potessero comunque interessare quella parte di persone che sono emotive e sensibili. Devo dire che il brano è piaciuto davvero molto e le critiche sono state tutte positive, quindi per ora quello che cercavo di comunicare è stato percepito.

Hai già in mente una nuova trama per un eventuale prossimo album?
Sto già lavorando ad un progetto parecchio innovativo che coinvolgerà ancora una volta i protagonisti di “Waiting For Tomorrow”, ho già scritto parte dei brani e sto sviluppando delle tematiche che saranno sicuramente apprezzate da coloro che seguono autori letterari distopici, ma questa volta sarà ancor meglio rappresentato da un supporto non solo audio.

The Last Sound Revelation – Voci nascoste

Ospiti di Mirella Catena ad Overthewall i The Last Sound Revelation, autori dell’EP “Hidden Voices” (Spliptrick Records).

Ci parlate della genesi della band?
Il progetto nasce nel 2005 da un’idea del bassista Niccolò e del chitarrista Francesco e del nostro amico Mario batterista, che salutiamo. Venivamo tutti da progetti più canonici e volevamo puntare a qualcosa di diverso, di innovativo e sperimentale. Purtroppo Mario si è spostato a Dublino per questioni lavorative ed il progetto è andato in standby fino al 2013/2014 anno in cui abbiamo deciso di riprenderlo in mano. Abbiamo provato vari batteristi fino ad approdare a Tiziano, con il quale ci siamo trovati fin da subito, dalla prima prova c’è stato feeling, alchimia ed immediatezza nel rapporto interpersonale. Per un paio di anni circa siamo andati avanti come power trio poi abbiamo deciso di inserire una seconda chitarra e dopo varie prove con altri chitarristi, sono entrati a far parte del progetto Fabio e Daniele (tastiere) fino al 2018 con i quali registrammo il nostro primo promo “Far Away the End” e facemmo il nostro debutto live al Dissesto. Per visioni contrastanti sul futuro e lo sviluppo del progetto hanno abbandonato il gruppo. Gennaio 2018 subentra Max, amico da anni di Tiziano, col quale il cerchio si chiude. Anche con Max troviamo un feeling particolare sin da subito ed un’alchimia compositiva perfetta. Si instaura fra noi in pochissimo tempo un rapporto meraviglioso, grazie al quale riusciamo a chiudere e registrare il nostro primo EP “Hidden Voices”.

The Last Sound Revelation, ossial’ultima rivelazione sonora: qual è il significato che attribuite al nome della band?
L’idea del nome è venuta a Francesco e Niccolò ed era di discostarci dallo standard del gruppo e dai cliché dei nomi e che mettesse in risalto il concept del nostro progetto che vuole il suono come strumento rivelatore di sensazioni ed emozioni e come linguaggio alternativo alle immagini o al testo (notare il nostro logo che esaspera la stilizzazione del nome della band in favore di una simbologia dal sapore arcaico nel momento in cui lettere T, L e R diventano, quasi come geroglifici, ┌,└ e ┌ e universale laddove la S, nella sua forma braille, sottolinea la potenza evocativa della musica). Come se l’ascoltatore attraverso il nostro “veicolo” intraprendesse un percorso totalmente interiore e privato che lo conduce alla rivelazione dell ultimo suono, che in realtà si spiega da solo, perché la musica si completa da sola.

Il suono come strumento rivelatore di sensazioni ed emozioni e come linguaggio alternativo alle immagini o al testo: ci spiegate il perché di questa scelta?
Provenendo tutti da progetti “canonici”, sentivamo la necessità di fare qualcosa che ci rendesse liberi da qualsiasi regola, imposizione o costrizione sia in fase creativa ed evolutiva dei brani sia in fase esecutiva. Stessa cosa volevamo per tutti i nostri futuri ascoltatori e fruitori (cosa che inevitabilmente un testo ed una voce in qualche modo ti obbliga). Vogliamo fornire appunto uno strumento, un veicolo ma lasciamo poi a chi ascolta la rotta da seguire ed il percorso interiore da fare senza nessun tipo ti indicazione. Anche la scelta compositiva è quella di creare qualcosa che sia fruibile da un pubblico più ambio ed eterogeneo possibile.

Parliamo dell’album “Hidden Voices”: ogni brano racchiude una storia evocata dai suoni. Come create le composizioni e da dove traete ispirazione?
L’ispirazione e l’idea di partenza arriva sempre da tutti e quattro e sicuramente è figlia delle nostre esperienze di vita (risvolti psicologici, gioie, dolori, problemi e chi più ne ha, più ne metta). Si parte da un’idea di base che propone uno di noi e si crea spesso improvvisando al box per poi aggiungere, strutturare, definire e rifinire i brani. Quando siamo insieme al box diamo il massimo dell’estro creativo, proprio grazie all’alchimia che si crea tra noi mentre suoniamo, ci intendiamo con uno sguardo ed ognuno conosce l’altro sapendo dove andrà e cosa suonerà… spesso la definiamo magia!

C’è un sogno che vorreste realizzare con la musica?
Il nostro sogno è che la nostra musica arrivi a chiunque in tutto il mondo e, perché no, si riesca a suonarla in palchi enormi davanti a migliaia di persone. I live ci mancano come l’aria ed il palco è il nostro elemento naturale nel quale esprimiamo tutto il nostro potenziale e sfoderiamo tutta la potenza evocativa della nostra musica “Rivelando l’ultimo Suono”.

State già lavorando ad un nuovo album?
Abbiamo un singolo già pronto che doveva essere pubblicato a Giugno del 2020 e supportato da un tour, tutto rimandato causa Covid. Abbiamo già completato la composizione di quasi tutti i brani del nuovo album, sempre Covid permettendo, dovremmo completare le registrazioni e pubblicarlo entro la fine del 2021.

Dove possono seguirvi i nostri ascoltatori?
Facebook – https://www.facebook.com/TLSRband/
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Soundcloud – https://soundcloud.com/the-last-sound-revelation
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Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 18 gennaio 2020:

Foto originale di copertina di Giampiero Rinaldi