The Coventry – La città delle ambizioni soffocate

The Coventry è il nome di un trio barese di ragazzi giovanissimi che propongono musica elettronica, synth-pop con influenze darkwave. La band è composta da Mario Manfredi alla voce, Adriana Colella ai sintetizzatori e Valerio Rivieccio, chitarrista, polistrumentista. Hanno pubblicato da poco il loro terzo album in studio in formato CD, “City of Smothered Ambitions” per l’etichetta Swiss dark Nights. Il quarto, se consideriamo l’album “Unspoken” del 2020 che conteneva brani che non avevano trovato posto nei primi due, “The Art of Survival” del 2018 e “Deep Detachment” uscito l’anno successivo. Sabato 17 dicembre suoneranno presso il locale Cabaret Voltaire 1916, in Via Volta a Bari, abbiamo intervistato due terzi della band.

Mario, raccontaci in breve la storia della band e perché avete scelto il nome Coventry e quali sono le sonorità che hanno ispirato questo progetto.
Mario: Come da tradizione la band è nata per puro caso, io e Giammarco (chitarrista dal 2017 al 2018) suonavamo insieme in un progetto ancora in fase di sviluppo chiamato Reasonance, che aveva sonorità ispirate al post punk di gruppi come The Birthday Party e Joy Division, mentre Valerio e Adriana formavano un duo industriale con sonorità vicine a quelle di Skinny Puppy, Front Line Assemby e Front 242, dal nome Terminal Front. Il nome The Coventry deriva dalla HMS Coventry, un cacciatorpediniere della Royal Navy che affondò durante la guerra nelle Falkland e che abbiamo scelto di utilizzare come simbolo dell’inutilità della guerra e tutte le sue conseguenze peggiori. Le nostre influenze musicali sono molte e tutte diverse; io ho un background letterario e le principali fonti di ispirazione sono Morrissey, Daniel Ash e Nick Cave. Adriana, che si occupa delle grafiche della band riferite a varie correnti artistiche, dalla Bauhaus al futurismo, si ispira a gruppi come The Cure, Depeche Mode e la new wave degli anni ’80 per i suoi sintetizzatori. Il lavoro di Valerio invece è più tecnico e pratico, infatti oltre al suo ruolo come polistrumentista si occupa della produzione musicale. Le sue influenze sono principalmente Skinny Puppy, Nine Inch Nails ma anche artisti come Simple Minds e Duran Duran.

Siete arrivati al vostro terzo lavoro discografico, “City of Smothered Ambitions” . Che significato ha questo titolo, vi sentite soffocati nella città in cui vivete? È una città che offre opportunità?
Mario: È una città che offre pochissime opportunità e tutte richiedenti compromessi di vario tipo. Il titolo infatti è venuto fuori proprio mentre stavamo discutendo su questo, sul fatto che in questo settore, e qui in particolare, c’è molta arroganza, molta brutalità e soprattutto molta “discriminazione” per così dire. E come si legge nella sinossi del disco, viviamo in un mondo dove il bene degli altri non significa niente; l’unica cosa importante è il potere, e quando il potere e l’egoismo dominano, l’unica cosa che puoi fare è cercare la libertà nella “Città delle Ambizioni Soffocate”.
Valerio: Il concetto di città si estende ad ogni contesto sociale, e in un’era in cui la sovraesposizione di un singolo concetto domina l’interesse, è praticamente impossibile creare altri punti di vista, come nella musica così nella vita, ed è per questo che si sta assottigliando anche il confine tra il libero pensiero ed il senso comune.

Quanto gli ultimi due anni di stop a livello musicale hanno influito sui progetti della band e quali sono i futuri?Mario: Questi due anni sono stati difficilissimi per noi, nonostante non ci fermassimo mai perché abbiamo sempre continuato a lavorare al nuovo disco ci sono stati molti momenti bui, anche a livello personale e familiare per ognuno di noi che ci hanno portato sul baratro più volte, ma ne siamo venuti fuori e ora l’unico progetto per il futuro è suonare live il più possibile e soprattutto fuori Italia.
Valerio: Questo disco è stato pensato in più anni e ricostruito più volte perché sono accadute tante cose, abbiamo visto il mondo cambiare e assieme ad esso anche i nostri punti di vista, che da sempre sono l’elemento centrale dei nostri brani. Infatti se il nome è quello che è, è in funzione della disperazione che aleggia nell’indifferenza altrui.

Che tipo di concerto porterete sabato al Cabaret Voltaire?
Daremo sicuramente molto spazio al nuovo disco, ma suoneremo brani da tutto il nostro repertorio, ci saranno anche delle sperimentazioni a livello di formazione, porteremo nuovi strumenti e cercheremo di offrire qualcosa di nuovo sia a chi ci vedrà per la prima volta, sia a chi ci conosce già.

Qualcuno della band ha progetti paralleli al progetto Coventry, se sì, quali?
Valerio: Kurs, è il mio progetto solista che si differenzia da The Coventry in quanto più legato a sonorità elettroniche industrial al quale si affiancano altri settori artistici come graphic design e racconto: infatti il nostro discografico, Valerio Lovecchio, scrive delle vere proprie graphic novel e costruisce i testi, io mi occupo di tutto ciò che riguarda la musica e disegnatori (fumettisti, graphic designers …) e di tutto ciò che riguarda l’aspetto grafico. Nella realizzazione di “Muter”, il titolo dell’album del progetto Kurs, ci siamo avvalsi anche di grandi nomi come quello di Daniele Serra. Mi piacerebbe portare live questo progetto ma è estremamente difficile sia trovare musicisti che siano in grado di gestire questa musica in contesto live che rispettare layer su layer vocali e sonori senza dare l’impressione di trovarsi nel bel mezzo di un karaoke dell’orrore”.

Il vostro nuovo lavoro dove è possibile acquistarlo?
Tramite la band stessa, basta contattarci, nel catalogo Bandcamp della nostra label Swiss Dark Nights dove è disponibile anche tutto il resto della nostra discografia, e a breve anche da Wanted Record a Bari.

INTERVISTA ORIGINARIAMENTE PUBBLICATA SU “IL QUOTIDIANO DI BARI” IL 15 DICEMBRE 2022

Starship 9 – Hot music

Gli Starship 9 ci hanno dato in (anti)pasto 4 tracce inedite nel loro nuovo Ep “Hot Music”, patrocinato dalla Cinevox Record / Metaversus Pr, da sempre un marchio di garanzia quando si parla di sonorità “cinematografiche”.

Benvenuto Ernesto, l’approccio con il vostro EP “Hot Music” è senz’altro retrò, con quella gomma da cancellare – un tempo oggetti da collezione – a forma di musicassetta. Poi si passa alla musica, e quella sensazione di “passato” resta. Da cosa nasce questa vostra fascinazione per un mondo, soprattutto musicale, che non esiste più?
Quando si fa musica ci si racconta, e questo sound che noi amiamo definire “senza tempo” deriva dalle nostre esperienze, musicali e non, da ciò che ci è più familiare perché è stato coltivato negli anni. In questo senso tutto deriva dal passato: se poi ci riferiamo a un mondo in cui si sentono ancora gli strumenti vibrare e non ci si ferma solo al primo ascolto, siamo felici di farne parte e di aver interiorizzato quelle emozioni. E in più c’è il piacere di suonare insieme.

Ovviamente, questa riscoperta del vintage non interessa solo voi o gli ascoltatori di ogni genere musicale, ma anche altri fenomeni artistici dalla moda all’architettura. Si tratta semplicemente di malinconia per tempi forse migliori, che molti non hanno neanche vissuto per motivi di età, oppure è sintomo di una mancanza di idee recenti altrettanto potenti?
Di questi tempi tutto è replicabile, c’è molta tecnica e competenza in qualsiasi campo, con la possibilità di richiamare con un click qualsiasi ricordo o suggestione vintage a cui ispirarsi. L’impressione è che il meglio sia stato già scritto. Oggi si tende a rielaborare elementi stilistici essenziali, quindi c’è meno fantasia in senso stretto. La bravura sta nella scelta di cosa andare a recuperare, intercettando le affinità con il presente. I tempi moderni sono più volatili, usa-e-getta, e dunque per le nuove generazioni il modus vivendi “analogico” è una bella scoperta, piena di contenuti, anche se l’iper-produzione di questo periodo, soprattutto nella musica, un po’ ci disorienta.

Il vostro amore per il cinema quando è nato e quando poi è passato dalle immagini ai suoni di quelle colonne sonore che hanno dato tanto lustro al nostro Paese?
Il cinema è l’arte del sogno, va oltre l’intrattenimento, e la musica amplifica le immagini e le ambientazioni, in una modalità non traducibile nella realtà. Sarebbe bello se esistesse il commento sonoro delle nostre giornate qualsiasi! Un tempo la qualità delle colonne sonore è stata quasi “sproporzionata” rispetto al film, soprattutto quelli di serie B, oggi di culto. Diciamo che a partire dai cartoni animati dell’infanzia e dai primi western / commedie all’italiana che passavano in tv, siamo stati sempre molto affascinati da sigle e sonorizzazioni e abbiamo subito avuto, in tempi non sospetti, la curiosità di andare a capire cosa ci fosse dietro. Da lì le scoperte dei vari Micalizzi, Morricone, Stelvio Cipriani e l’amore per i temi romantici dei film, che hanno da sempre impreziosito i nostri ascolti, anche quando, per intenderci, in giovinezza suonavamo (insieme) heavy metal.

Molti di quegli autori che voi amate – Morricone, Piovani, Goblin – hanno inciso per la Cinevox, la vostra attuale etichetta. Cosa avete provato quando avete sottoscritto il contratto con la casa discografica romana?
Entrare nel loro catalogo è stato senz’altro motivo di orgoglio, con una punta di patriottismo – quello sano che non guasta (di questi tempi è bene precisarlo).

“Hot Music” mi pare di capire che sia una sorta di antipasto del prossimo album, ma contiene comunque “Roma inferno e paradiso” che richiama una canzone, “Cinema Roma”, del vostro precedente lavoro. Come dobbiamo considerare questo EP ,un ponte tra presente e passato oppure una fotografia della vostra attuale dimensione?
Il primo album era una sorta di “best of” perché era una selezione di brani composti in diversi anni, e si può riscontrare una certa eterogeneità tra loro, pur nel nostro stile. Questo nuovo EP è un’istantanea dell’ultimo anno, difficile sotto tanti punti di vista ma abbastanza produttivo per noi. È stata una operazione spontanea, non ci andava di aspettare la stesura di un intero album visti i nostri tempi biblici, ed è stato tutto relativamente veloce. Vorremmo completarlo con una seconda parte, sempre “Hot Music”, che poi potrebbe essere considerato un’opera unica.

Vi andrebbe di descrivere velocemente i pezzi contenuti nell’EP?
Volentieri! si parte da “Roma Inferno e Paradiso”, una cavalcata cinematica strumentale “poliziottesca” ma anche romantica, piena di riferimenti per gli amanti del genere; “Maya Girl“ è il pezzo più leggero musicalmente, potenziale singolo, ma con un testo piacevolmente pesante perché è la dedica di un padre a una figlia che ha generato forti attacchi di commozione al suo autore; “Favourite Woman” è una storia d’amore dal sapore lounge/easy tempo cucita su un personaggio femminile; “Lights Out” ha un’anima più elettronica rispetto agli altri brani, mantiene la voce vocoderizzata dalla chitarra – un po’ un nostro marchio di fabbrica se parliamo di elementi originali – e alterna momenti acustici a spunti synth-pop, sempre rigorosamente sognanti.

Perché un titolo come “Hot Music”?
Avevamo la gomma-cassetta originale, e il titolo era già pronto. Ci dava un senso di compilation negli espositori degli autogrill nei pressi dei bagni, con le cassette scolorite dal sole, tipo la serie “Mixage”. Un’uscita sensazionale che scotta.

Vi siete avvalsi dell’opera di altri musicisti nella realizzazione di “Hot Music”, li potreste presentare?
I musicisti ospiti sono prima di tutto amici che avevano già collaborato con noi, quindi è stato facile trovare subito l’intesa, quasi alla prima “take”, come una vera band. Abbiamo Marjorie Biondo alla voce in “Favourite Woman”, poi la batteria di Marco Rovinelli, il piano elettrico del maestro Dario Zeno e il sax di Davide Alivernini. Inutile dire che senza le loro performance non sarebbe stato questo il risultato, ma ci piace pensare al nostro duo come un’entità “espandibile” senza far venir meno la nostra essenza.

Potete anticiparmi qualcosa del vostro prossimo lavoro?
Stiamo lavorando appunto alla seconda parte, tenendo presente che si tratta dell’altro lato della cassetta, precisamente quello A, perché la copertina riporta – volutamente – il lato B. Anche questo, nella nostra idea, sarà composto da 4 brani, che vorremmo finire entro l’anno, i primi demo sono in linea con le suggestioni dell’EP, ma non sono escluse sorprese!