Bedsore – Allucinazioni letali

La scena death metal è in gran fermento, mai come in questi ultimi mesi stanno uscendo album di gran di livello. Tra questi spicca “Hypnagogic Hallucinations” (20 Buck Spin), degli italiani Bedsore, capace di coniugare al meglio old school e sperimentazione. Quella che potrebbe apparire come una contraddizione, in questo disco non solo non lo è, ma appare anche il risultato di un metodo compositivo già maturo, nonostante ci troviamo innanzi a un esordio.

Benvenuto Jacopo (voce e chitarra), prima di passare al disco, inizierei inquadrando la band nella sua cornice: venite dalla città Roma, che oggi come oggi non è solo la Capitale politica ma anche quella estrema italiana. Come vi spiegate questo grande fermento che coniuga in modo equilibrato quantità e qualità?
Sì, sopratutto nell’ambito metal, Roma ci ha regalato diverse release notevoli in questi anni (Demonomancy, Night Gaunt, Thulsa Doom e molti altri). Qui la scena è viva e le band si influenzano e stimolano a vicenda. Sicuramente per quanto riguarda un certo sound più old school Marco S. è l’autore di questo marchio di fabbrica romano, nonché la persona che ha seguito anche mix e master del nostro “Hypnagogic Hallucinations”.

Sono andato a sbirciare su Metallum, non ho trovato la vostra scheda ma nel forum ho intercettato una chat che vi riguarda, in particolare si discute se siate o no abbastanza metal da essere inclusi nel portale. Per come la vedo io, lo siete eccome, però a conti fatti credo che questo dibattito la dica molto sul vostro modo di intendere in modo libero la musica. Alla fine, è una cosa positiva, no?
Sì, senza dubbio. Ci siamo sempre prefissati di fare musica in un certo modo, seguendo una concezione figlia più di intuizioni progressive e sperimentali che del metal vero e proprio. Allo stesso tempo però volevamo suonare una musica oscura, occulta e soprannaturale quindi la componente più estrema del nostro background è sembrata il veicolo più adatto. Il risultato è sicuramente qualcosa di difficile catalogazione.

La diatriba si basa comunque sull’ascolto del vostro EP, probabilmente il nuovo “Hypnagogic Hallucinations” spazzerà via ogni dubbio, perché lo ritengo più vicino a una concezione meno eretica del metal, non credete?
In realtà pensiamo che l’intenzione tra il nostro primo demo e il nuovo disco non sia assolutamente cambiata, del resto i due pezzi inclusi nel debutto sono presenti anche su “Hypnagogic Hallucinations” e coprono quasi metà dell’intero lavoro. Quello che invece sicuramente è cambiato sono i mezzi che abbiamo avuto a disposizione nel realizzarlo e quindi la produzione che in questo caso risulta molto più potente e vicina a quella che è l’idea della nostra musica, ovvero violenta ma allo stesso tempo rarefatta.

Se dovessi giudicare i Bedsore oggi, direi che fanno old school death metal, almeno nella maniera che la vedo io: le prima band hanno avuto uno spirito innovatore che le ha portate sempre a sperimentare soluzioni nuove. Anche gruppi sulla cresta dell’onda, nel periodo maggiore di notorietà, hanno cercato soluzioni coraggiose. Parlo di realtà come Entombed, Tiamat, Sepultura ed Edge of Sanity. In voi ritrovo quel coraggio, che poi con la codifica del genere, è andato perso. Mi sbaglio?
Non ti sbagli, anzi ci sentiamo particolarmente in sintonia con alcune delle realtà che hai menzionato e molte altre band del passato, in particolare gli Edge of Sanity sono sicuramente uno dei gruppi dei primi anni 90 che più si avvicina alla concezione musicale che cerchiamo di portare avanti anche noi oggi.

Entriamo ora nei dettagli idi “Hypnagogic Hallucinations”, come è nato?
Realizzare “Hypnagogic Hallucinations” è stato sicuramente uno sforzo importante, non tanto per quanto riguarda la stesura dei pezzi, che è avvenuta in maniera molto naturale, ma sopratutto per la cura dei dettagli sia estetici che sonori, la quale ha richiesto molto tempo. Stiamo parlando, del resto, di quasi due anni di gestazione. A tal proposito vorremmo ringraziare T. Ketola, Marco S. e Guglielmo Nodari, grazie ai quali è stato possibile limare ognuno di questi aspetti, senza mai dover scendere a compromessi.

Nella vostra musica convivono sicuramente più anime, queste rappresentano i gusti distinti di ognuno di voi oppure sono una base comune? Come siete riusciti a raggiungere questo equilibrio finale?
Ovviamente c’è un intento comunque nel raggiungere questa determinata formula nonostante in principio proveniamo da ambienti diversi (seppur molto affini), chi con un’indole più progressive e chi più technical metal.

Prima dell’attuale stop dell’attività live siete riusciti a portare su un palco le nuove composizioni? Se sì, come cambiano i pezzi dal vivo?
Fino ad ora siamo riusciti a portare dal vivo solo uno degli inediti presenti sul nuovo disco. Nei concerti passati abbiamo preferito portare uno show puramente old school death, questo per ovvi motivi tecnici e perché ci sembrava un passo obbligato prima di raggiungere la nostra forma definitiva. Quello a cui invece stiamo lavorando per quando si potrà tornare a suonare dal vivo è di poter dare pieno spazio anche alla componente più sintetica e sperimentale con un massivo uso di tastiere e sintetizzatori anche in sede live in modo da poter riprodurre al meglio le atmosfere dei nuovi brani.

Il vostro debutto esce per un’etichetta americana, la 20 Buck Spin, come siete entrati in contatto con loro e cosa vi ha convinto ad affidarvi alle loro cure?
Siamo entusiasti di far parte della famiglia 20 Buck Spin, è il posto perfetto per la nostra musica e le nostre idee. Una volta inviato il promo la volontà di collaborare è stata praticamente immediata da entrambi i lati. Sarebbe stata la prima scelta in ogni caso vista la totale affinità tra la nostra e la loro proposta.

Come ci si deve muovere nella scena underground per evitare le “pieghe da decubito” che danno il nome alla vostra band?
Il nostro consiglio è senz’altro quello di costruire – anzitutto – una propria identità ben definita, sia come band che come individui, e poi quello di imparare a conoscere e valorizzare il patrimonio artistico e musicale del nostro paese e non solo, cercando di creare qualcosa di nuovo ed unico.

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