Daemoniac – Duello alla svedese

I Daemoniac sono una delle eccellenze del movimento death italiano. Il pedigree qui conta poco, la discendenza diretta dagli Horrid non è il fattore determinante, poiché nel giro di una manciata di lavori – tra cui il recente “Dwellers of Apocalypse” (Xtreem Music) – questi svedesi d’Italia hanno dimostrato di poter camminare sulle proprie gambe putrefatte senza necessariamente fare riferimenti al passato. Il futuro è tutto per i Daemoniac, sempre che ci sia un futuro per tutti noi, perché l’apocalisse è vicina stando alle parole di Max e Albe.

Benvenuti ragazzi, probabilmente mai come in questi ultimi mesi abbiamo avvertito come imminente l’apocalisse, e non ne è ancora detto che ce la siamo scampata. Come avete vissuto il lockdown e quanto siamo andati vicino alla vostra idea di fine del mondo?
Albe: Molto vicini. A mio avviso. Ma in realtà ci siamo vicini ogni fottuto giorno, e rischiamo l’estinzione ogni giorno, senza saperlo, interdetti dalla TV, i media, i social, le guerre religiose, gli sport, i soldi. Ogni giorno potrebbe essere l’ultimo, solo che l’uomo non si rende mai conto di nulla se non viene toccato personalmente. Siamo nell’era del “chissenefotte”. La piaga della Terra è l’uomo, non il COVID, che è stato in realtà il vaccino del pianeta contro l’essere umano. Ovviamente guardavo il tutto dai Tg, e osservare camion militari portare via centinaia di morti mi ha spezzato il cuore. Pensare ai loro parenti che non hanno nemmeno potuto salutarli… è stato tutto davvero irreale, fuori dal mondo. Per quanto riguarda la band ovviamente non ci siamo mai fermati, non è nel nostro DNA. Ne abbiamo approfittato per scrivere testi, musica, mantenere i contatti con i fan, esercitarci sugli strumenti. Non ci siamo seduti sugli allori guardando il mondo dalla finestra. Siamo una band underground ma con un ottimo seguito a livello mondiale, ci comportiamo sempre e comunque come professionisti. Per ognuno di noi della band i Daemoniac non sono un hobby o un passatempo. Sono un impegno e una passione.

Abbiamo assistito alle varie lotte tra diverse fazioni, politiche e ideologiche: l’uomo non smette di duellare neanche quando ormai l’apocalisse è vicina?
Albe: se ti rispondessi come voglio sarei bannato dalla faccia della Terra. Preferisco parlare di musica. Posso solo dire che l’uomo è l’unica creatura totalmente “aliena” su questo pianeta. Nominami delle creature che al pari dell’uomo compiono nefandezze di ogni genere, uccidono i loro simili per dileggio e devastano lo stesso ambiente in cui vivono. Io non ho parole… anzi… ne ho molte, ma come ti ho detto non posso dirle. Forse solo una frase potrebbe essere utilizzata ad HOC: ‘Dwellwers Of Apocalypse’!

Dwellers of Apocalypse” è il vostro secondo LP, che fa salire a tre la quota dei vostri lavori, considerando anche l’EP. Sin dagli inizi avete intrapreso una crociata a favore dell’old school death metal made in Sweden. Da questo punto di vista siete degli ortodossi, ma in qualche modo il fatto di essere italiani vi ha fatto derogare, almeno nelle sfumature e in modo inconscio, ad alcuni dei principi cardine di questo stile?
Max: io sono uno di quelli che ha importato a fine anni 80 il death metal svedese in Italia. Noi siamo Italiani, ma la fede e passione per la musica che facciamo non ha confini e non ci crea differenze. Noi siamo old school death metal in the Swedish way.

Il disco è stato registrato dal guru dello Swedish old school death metal, Tomas Skogsberg. Per Max non è di certo la prima volta, avendo collaborato con lui già dei tempi degli Horrid. Che tipo è Tomas?
Max: Tomas è un professionista, umile, tranquillo, ti mette a tuo agio sempre. Nonostante abbia inventato un suono e ha una fama internazionale molto robusta, è ancora oggi “vecchia scuola” dalla testa ai piedi, senza compromessi. Un mito!

Max, talvolta parlando dei Daemonic esce il nome degli Horrid, la cosa ti da fastidio? Magari vorresti che l’attenzione rimanesse viva solo e soltanto sul tuo nuovo gruppo.
Max: a me non da fastidio e non voglio attenzioni solo sulla mia nuova band. Ho fondato Horrid nel 1988 ho smesso nel 2014. Oggi ho Daemoniac. Quello che conta è aver vissuto il vero death metal e suonarlo ancora oggi. Le chiacchiere le lascio al vento.

La copertina la trovo stupenda e in qualche modo mi ha fatto pensare all’”Armate delle Tenebre”. Chi è l’autore del disegno?
Max: Christophe Moyen, un arista francese che oltre con noi collabora con anche con Incantation, Archgoat, Profanatica e molti altri. Comunque fama o meno è un grande Artista ed azzecca sempre ciò che voglio in Daemoniac. Perfetto!

Nel disco viene riportata la line-up Max (voce, chitarra, basso) e Matt (batteria), da gennaio il gruppo conta di due nuovi membri, Albe al basso e Johan alla chitarra. In qualche modo, il passaggio da due a quattro elementi vi ha costretto a rivedere i brani, magari in previsione di date dal vivo?
Max: non e’ cambiato nulla, solo piccoli arrangiamenti dovuti. Il resto rimane com’è scritto nel DNA della band. Se cambiamo sound o linea, cambiamo nome.
Albe: guarda ti posso dire che Max non è assolutamente un despota, ma “semplicemente” colui che porta avanti una tradizione decennale. Entrare in una band come Daemoniac pensando di apportare cambiamenti significa principalmente due cose: mancanza di rispetto per una tradizione e il non aver capito bene la filosofia dietro questo gruppo. Pensa se un bassista venisse chiamato dagli AC/DC (non voglio certo paragonare le due band, ma è solo per prendere come esempio una band musicalmente immutata negli anni ed estremamente ortodossa) e lui gli proponesse voci liriche, arpe e violini. O ancora, se una chitarrista entrasse negli Immolation e gli proponesse parti elettroniche e arrangiamenti con tastiere e orchestra.

Albe, tu sei un membro della redazione di Loud And Proud e in passato hai collaborato con diverse testate storiche: come si sta dall’altro lato dalla barricata?
Albe: personalmente con la band ho trovato la mia dimensione. Suono quello che mi piace con le persone che mi piacciono, in una sala prove privata vicino a casa, con un elemento come Max che ha fatto la storia del death metal italiano. Cosa devo aggiungere? Non sono l’ultimo arrivato come musicista, suono da quando ho 13 anni e ne ho 45, fatti i tuoi conti. Ho sempre avuto gruppi, dalle classiche cover band ai tributi, passando per progetti originali di ogni genere, dallo stoner, al doom psichedelico, al black metal. Ho fatto di tutto: suonato la chitarra, cantato, percosso le corde di un basso. A me basta suonare. Comprendi quindi che il passaggio tra il “parlare della musica altrui” e promuovere la mia è stato sicuramente stimolante. Poi ripeto… ormai lo sanno anche i sassi che il death metal svedese è il mio genere preferito… ora lo suono, e non per tirare acqua al nostro mulino, ma non troverai in Italia nulla che si avvicini tanto al death svedese di fine anni 80, primi 90, tanto quanto i Daemoniac. Posso firmartelo con il sangue.

Albe, ultimamente ti ho visto alle prese con dirette e video-recensioni. Ormai il giornalismo musicale va quasi verso il superamento della parola scritta a favore delle immagini e dei video, una band volutamente della vecchia scuola come i Daemoniac in questo contesto in piena evoluzione come si inserisce?
Albe: si inserisce mantenendo inalterato il nostro spirito underground. Siamo su instagram… abbiamo credo… tre fotografie. Se guardi la nostra pagina Facebook forse ne conta quattro, e la usiamo principalmente per comunicare con i fan. Abbiamo una pagina Bandcamp che usiamo per vendere la nostra musica. Punto. Non ci vedrai mai fare photosession iper patinate, non troverai mai una nostra sovraesposizione mediatica. Se non abbiamo nulla da dire e comunicare, non lo facciamo. Ti rendi conto del bombardamento mediatico al quale tutte le band ci sottopongono? “Mettete un like sulla pagina FB”, “un ‘segui’ su quella YouTube”, “iscrivetevi alla nostra mailing list per avere sempre aggiornamenti sulla band”, “ecco la nostra ultima fotografia mentre stiamo mangiando sushi dopo aver provato”. E che palle. Io mi ritengo molto bravo nel “rompere i coglioni”, sono un maestro, e ritengo senza falsa modestia di aver spinto moltissimo Loud And Proud, ma non è il caso dei Daemoniac. Siamo una band anacronistica? Fuori dal tempo? Sì. Ne siamo fieri. Quanti suonano come noi ora? Senza trigger, senza “copia-incolla”, tutto in analogico. Sbagli una nota? Risuoni tutto il pezzo. E lo facciamo in Svezia… non dietro un Mac, nella nostra stanzetta. Ora sono tutti produttori grazie (leggi: “per colpa”) della tecnologia. Noi siamo fuori dal tempo, lo dico con orgoglio. Dell’evoluzione non ce ne frega un cazzo”.

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