Nero or the Fall of Rome – Le fronde ondeggianti dei Campi Elisi

I Nero or the Fall of Rome sono la dimostrazione che l’animo di un artista può essere variegato e non necessariamente monodimensionale. Pur ospitando ben quattro elementi di un gruppo già esistente da anni, i Riul Doamnei, i veneti sono riusciti a creare un disco, “Beneath the Swaying Fronds of Elysian Fields” (Naturmacht Productions), che si distacca da quanto composto in precedenza dai suoi membri con l’altro monicker. A condurci nei meandri nell’antica Roma imperiale è stato il cantante/chitarrista Federico.

Benvenuto Federico, prima di concentrarci sul presente farei un salto indietro: quattro dei membri della line up dei Nero or the Fall of Rome provengono dalle fila Riul Doamnei, dobbiamo considerare quell’avventura finita o solamente sospesa?
L’avventura dei Riul Doamnei non è finita ma momentaneamente sospesa a causa della mancanza di un batterista fisso. Tuttavia abbiamo deciso di proseguire con le registrazioni del nuovo album grazie all’aiuto di un turnista che si prenderà cura delle parti di batteria in studio. Una volta uscito l’album valuteremo se sia il caso di proseguire con l’attività live che per noi è sempre stata importante e ci ha regalato molte soddisfazioni nel corso degli anni. Ci sono ancora molti punti interrogativi a riguardo ma al momento la cosa fondamentale è di poter pubblicare un nuovo disco che veda la partecipazione di un musicista in carne ossa e di evitare, così, di programmare le parti di batteria. Una scelta che ci ha rallentato moltissimo ma di cui siamo tutti convinti.

Come è possibile mantenere più o meno la stessa formazione e ripartire da zero con un nuovo progetto che propone sonorità diverse?
Sentivamo il bisogno di assecondare anche altre pulsioni musicali senza dover scendere a compromessi, di conseguenza è stato molto semplice. A livello personale ci serviva una valvola di sfogo, fare parte di un progetto per due decenni è sicuramente un’esperienza molto gratificante ma porta anche a dover fare delle scelte ben precise, a seguire degli schemi compositivi e dei meccanismi che alla lunga possono logorare la mente. In questo nuovo progetto non seguiamo alcuno schema, semplicemente scriviamo musica senza porci dei limiti a livello di genere e intento. Siamo inoltre consapevoli che questa proposta è rivolta ad un pubblico molto più ristretto, non siamo preoccupati del consenso. Eppure siamo rimasti piacevolmente sorpresi dalle innumerevoli recensioni positive. Forse ci aspettavamo che i due progetti venissero messi inutilmente a confronto, come se uno fosse l’estensione dell’altro. Si tratta di due band completamente distinte, nonostante tre quarti della formazione sia in comune. Come hai giustamente notato, si tratta di sonorità diverse.

Nel suono dei Nero oltre alle più evidenti influenze black, trovo anche alcune melodie goth rock: è solo una mia impressione?
Difficile rispondere alla tua domanda. Sebbene l’album sia uscito solamente da qualche mese, ci siamo resi conto di quanto ognuno si sia fatto una propria idea per quanto riguarda le influenze presenti. Alcune ci hanno veramente sorpreso. In sostanza il nostro metodo compositivo è dettato dal feeling del momento e non da uno schema deciso o premeditato. Insisteremo sempre su questo aspetto che per noi è il punto fondamentale di tutto il progetto. Ci sono delle melodie piuttosto oscure, altre decisamente più epiche. La componente black metal sicuramente non manca e la produzione guarda certamente più al passato che al presente, una scelta piuttosto inusuale di questi tempi. Ci teniamo ad avere una precisa identità musicale, ma non per questo sentiamo la necessità di dover per forza catalogare la nostra musica. Ecco perché le canzoni presenti sull’album sono ricche di diverse sfumature, eppure figlie della stessa mano e soprattutto permeate della stessa attitudine. Per rispondere alla tua domanda posso citare alcune delle band nominate da chi ha recensito l’album: Bathory, Darkthrone, Candlemass, Black Sabbath, Cirith Ungol, Doomsword, Primordial oltre a Joy Division, The Cure, Manilla Road, Enslaved, Slough Feg. Come vedi ognuno ci sente delle diverse influenze che in parte comprendono anche quelle da te indicate come melodie goth rock.

Vorrei capire se il vostro è un interesse generale per la storia dell’antica Roma o se è circoscritto al periodo dell’imperatore Nerone e soprattutto agli scontri tra pagani e cristiani. In definitiva, siete una band che tratta tematiche storiche o anticrstiane?
L’interesse alla storia dell’antica Roma è innegabile ma non circoscritto solamente al periodo neroniano, come il nome potrebbe suggerire. Il nome stesso della band, infatti, vuole avere un significato simbolico riferito alla decadenza del mondo contemporaneo, alla corruzione e al marciume di cui la nostra società è affetta, alla politica spietata volta allo sfruttamento di ogni risorsa preziosa per la sopravvivenza dell’umanità stessa, agli scontri religiosi che ancor oggi sono causa di guerre e genocidi. Sebbene siano presenti dei pezzi che trattano particolari avvenimenti storici della Roma antica (cosa che per noi diventerà sicuramente una tradizione da portare avanti nel corso del futuro), si tratta anche in quel caso di riflessioni sul mondo in cui viviamo. I cicli della storia insegnano che siamo destinati a soccombere per il nostro stesso volere, il futuro che stiamo costruendo non sarà altro che il risultato delle conseguenze delle nostre azioni. Le tematiche anticristiane non hanno nulla a che vedere con quel genere di satanismo che molte band amano ostentare per una questione di marketing.

Anche dal punto di vista iconografico vi rifate all’immaginario simbolico dell’antica Roma, non temete che qualcuno possa darne un significato politico?
Sarebbe interessante ma quantomeno ridicolo. In ogni caso non ne sarei affatto sorpreso, d’altronde il periodo che stiamo vivendo ci ha nuovamente insegnato quanto sia facile giudicare un “titolo” o un’immagine senza nemmeno indagare e cercare di conoscerne il contenuto. Viviamo in un mondo nel quale l’immediatezza vince su ogni cosa. Quante volte il titolo di un articolo riflette in modo del tutto marginale il contenuto dello stesso? Non siamo interessati a cercare consensi tramite la nostra immagine, non siamo “clickbait”. L’unico aspetto politico presente nei Nero or the Fall of Rome è legato al disgusto che proviamo riguardo alla “qualità” della politica stessa. Mentitori, arraffatori, personaggi di un’ignoranza disarmante. Semplicemente nella nostra faretra c’è una freccia rivolta alla gola di ognuno di loro, senza distinzione. Quello che trovo orribile è che la maggior parte della gente cerchi di scusare certi comportamenti a seconda della classe politica d’appartenenza, un meccanismo che dovrebbe appartenere ad un passato oscuro, in realtà ancora ben radicato nella nostra società.

Al di là degli aspetti squisitamente storici, vorrei capire quanto siete immersi nella realtà attuale e se e come “Beneath the Swaying Fronds of Elysian Fields” sia stato ispirato anche dall’ambiente che vi circonda…
Siamo sicuramente immersi nella realtà attuale, non parliamo di scontri epici, di battaglie mitologiche e di divinità pagane che contrastano l’eroe mortale. Al contrario raccontiamo quello che viene dopo, raccontiamo l’antieroe, la tragedia dell’essere divisi ma uniti nel destino della morte, il riflesso che il mito (cristiano o pagano che sia) ha portato sull’uomo. Non nascondo che spesso vengo influenzato dalle vicende personali, questo contribuisce involontariamente al fatto che l’ascoltatore possa affezionarsi alla nostra musica, in quanto può ritrovare parte di sé stesso in quello che vogliamo comunicare.

Dal disco sono stati estratti tre video, di cui un paio lyrics. Mi soffermerei un attimo su questi ultimi, quanto sono importanti i testi per i Nero?
I testi sono decisamente importanti e sono parte integrante dalla canzone stessa. Sono convinto che la musica offra una grande possibilità di espressione e ritengo che sarebbe triste non sfruttarne le potenzialità. Noto la tendenza di molte band a trattare argomenti del tutto privi di nessuno spunto di riflessione. Certo, ci vuole anche “leggerezza” ma per noi è più importante poter dare un messaggio, e avendo la possibilità di farlo, ci sembra giusto proporre degli argomenti di un certo spessore. Non vogliamo scendere a nessun compromesso con quelle che sono “le regole del mercato” ovvero fantasy, becero satanismo provinciale e tutti quegli argomenti che probabilmente stimolano un pubblico più legato alle serie televisive. Per quanto in certi casi la musica si dimostri di tutto rispetto, innovativa e all’altezza delle aspettative, in altrettanti le liriche assumono un ruolo marginale, proprio a causa della mancanza di una minima ricerca e, di conseguenza di ispirazione. Nella musica dei Nero or the Fall of Rome questo si riflette anche nelle atmosfere musicali che sono sempre legate al messaggio, e viceversa.

Il video ufficiale è “Cold Bones”, come mai è stata scelta proprio questa canzone?
Non c’è un motivo preciso, infatti abbiamo girato il video in occasione di un concerto di supporto ai Rotting Christ quando ancora l’album era in lavorazione. La canzone è molto diretta e trascinante e si prestava particolarmente a un video live. Inoltre l’argomento trattato è sicuramente uno di quelli in cui qualche ascoltatore può rivedere parte della propria esperienza di vita. L’incapacità del singolo di entrare a far parte di tutti quei meccanismi della società che ci fanno sentire reietti e inadeguati. In qualche modo soli e abbandonati, diversi seppur destinati alla sorte comune di vagare ai margini di un mondo che non capiamo. Volevamo un video girato dal vivo per poter anche trasmettere quell’attitudine live di cui l’album gode, sia a livello di intenzioni che di produzione.

Negli scambi epistolari che hanno portato a questa intervista abbiamo discusso dell’attule industria discografica. A fronte di un mio generale scetticismo sull’esestablishment, mi avete raccontato che invece voi siete più che soddisfatti della vostra etichetta, la Naturmacht Productions: come è nato questo connubio felice?
Sì, siamo soddisfatti del lavoro svolto da parte della Naturmacht Productions. Quando abbiamo sottoposto il master alle varie etichette del settore siamo rimasti colpiti dal loro interesse e dall’intenzione di voler lavorare con noi secondo il principio di qualità, non quantità. Abbiamo avuto diversi riscontri da altre etichette, in un certo senso più blasonate ma ci è parso di essere trattati come l’ennesima band usa e getta. Non entrerò nel dettaglio delle offerte ma è stato chiaro fin da subito che non fossero veramente interessati alla nostra proposta e che ci considerassero solo un numero all’interno della scuderia. Una volta che il cavallo è stremato e sfruttato fino all’ultima corsa non resta altro che abbandonarlo o peggio, sopprimerlo. Nel corso degli anni ho visto fin troppe band affidarsi a etichette che promettono grandi cose. Con la Naturmacht Productions ci siamo sentiti subito a casa e ancor oggi pensiamo di aver fatto la scelta giusta.

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