The Bastard Within – Better grinders than friends!

I grinder nostrani The Bastard Within fanno il loro debutto sulle scene con “Better Dead Than Friends” (Immortal Souls Productions), un concentrato di violenza sonora che non mancherà di annichilire il “malcapitato” ascoltatore. Abbiamo fatto una chiacchierata con il bassista Davide Stura, davvero molto cordiale e disponibile!

Ciao Davide, e grazie per la tua diponibilità a quest’intervista, che ne diresti di iniziare a parlare di quando e come è nata la band?
Ciao Luca. Grazie a te per il tuo interessamento verso i The Bastard Within. Dunque, i The Bastard Within sono: Sid alla voce; Gianluca Sulpizio alle chitarre; il sottoscritto al basso e Kevin Talley alla batteria. La band ha preso vita nel febbraio 2015. A quei tempi ero ancora molto impegnato con gli Any Face, gruppo di metal estremo che ho fondato nel 2000. Le mie influenze in quel gruppo sono sempre state le più estreme e in quel momento non avevano più molto spazio. Inoltre era nell’aria la nostra imminente fine e quindi ho deciso di creare un side project grindcore, visto che da quando ho scoperto la musica estrema, ormai più di 30 anni fa, è il mio genere preferito e non avevo mai avuto modo di suonarlo. Sarebbe dovuto essere soltanto uno sfogo. Un divertimento. Suonare grind, incidere qualcosa senza troppe pretese e fine. Dopo un mese circa ho contattato Gianluca: lo conoscevo da molti anni e ho sempre ammirato il suo lavoro con i Conviction: band da cui tra l’altro, oltre che dai Node, arriva anche Sid. Pensavo che a livello musicale per quello che avevo in mente di fare fosse la persona giusta, e non ho sbagliato. Il suo arrivo ha decretato la fine del funny side project e ha fatto nascere la band vera e propria, nome incluso. Le intenzioni sono diventate serie: abbiamo composto e provato tanto; abbiamo avuto qualche significativo cambio di formazione e alla fine tutto questo ci ha portati a “Better Dead Than Friends”.

Vorrei chiederti innanzitutto quali siano i motivi riguardanti la scelta del nome della band e il titolo (direi abbastanza esplicito e provocatorio) dell’album…
Come ogni gruppo appena formato cercavamo un nome da dare alla band. Sono uscite mille idee: alcune interessanti ed altre orrende. Gianluca è saltato fuori con The Bastard Within e lo abbiamo trovato appropriato. Tutti, chi più e chi meno, abbiamo un “bastardo dentro”: noi diamo voce al nostro. Anche il titolo dell’album ha una genesi molto semplice. Una sera durante una pausa dalle prove Gianluca ed io ci stavamo raccontando reciproche esperienze passate, in ambito musicale e non, con personaggi che ancora oggi preferiremmo dimenticare. Meglio morire piuttosto che essere loro amici. Gianluca si è reso conto che l’argomento era perfetto per una canzone e per il titolo del nostro album. Tutto qui: tutto molto casuale ma perfetto per noi.

Come mai avete deciso di “partire” subito in quarta con la pubblicazione del full, piuttosto che esordire prima con un EP ad esempio? E’ stata una scelta spontanea oppure una soluzione ponderata?
Se la memoria non mi inganna, la verità è che non abbiamo mai preso in considerazione l’idea di incidere demo o EP: non ci abbiamo mai neanche pensato. Si componeva, si provava e si sceglievano le canzoni migliori per l’album: si è sempre parlato solo di album e mai di qualcosa di diverso.

Come band, posso chiedervi quali sono le vostre “muse ispiratrici” a livello di composizione?
La risposta più semplice e più vera è che tutti noi adoriamo il grindcore. Dai grandi nomi come, ad esempio, Napalm Death, Brutal Truth e Nasum a band decisamente underground. Mentre componevamo “Better Dead Than Friends” si è palesato il fatto che oltre al grind, Gianluca fosse quello con le influenze derivate dall’ HC e dal thrash più marcate, mentre io quello più influenzato dal death metal. Nei nuovi brani questa distinzione tra noi si è diluita parecchio: probabilmente ci siamo influenzati a vicenda. Sid… Sid è estremo. Punto. Noi cerchiamo di dare la nostra interpretazione del genere in maniera onesta e personale. Se un riff  può lontanamente ricordare una delle band che amiamo per noi non è un problema: se la cosa è stata inconscia la viviamo come un giusto tributo a un gruppo che ammiriamo. Sicuramente non vogliamo copiare e non copiamo nessuno.

Come nasce un vostro brano, chi di voi contribuisce al songwriting?
Gianluca ed io ci occupiamo della musica in egual misura. Io scrivo i miei brani e lui registra i suoi. Poi ci confrontiamo, scegliamo le cose migliori e le proviamo fino alla nausea. Sid si occupa dei testi. In “Better Dead Than Friends”: a parte uno o due testi di Gianluca; parti di alcune cose che io avevo scritto in precedenza; qualche nostro input su alcune tematiche da trattare e su qualche titolo e, in “Worthless Existence”, un piccolo contributo nel testo di Juri Bianchi, che è ospite in quel brano, è tutto lavoro suo. Tornando alla musica, Gianluca è stato responsabile dell’80% degli arrangiamenti. Il resto è stata opera mia e, in piccola parte, di Kevin Talley. Gli arrangiamenti vocali e tutto ciò che riguarda il cantato sono opera di Sid.

Per ciò che invece concerne i testi, quali sono gli argomenti trattati?
Ah, se c’è da dispensare odio, disprezzo e furore Sid è la persona giusta… ahahah! Scherzi a parte, le tematiche sono varie. E’ l’ottica piuttosto scura che accomuna i testi che scrive Sid. Parla di come le persone possano diventare schiave delle proprie manie. In un paio di brani il tema è il maltrattamento da parte del genere umano nei confronti della natura, tematica a me molto cara. Come detto prima, nella title track esprime il concetto che è meglio essere morti piuttosto che avere a che fare con personaggi di un certo tipo. In un altro brano Sid parla di quelle miserabili persone che per mettersi in luce hanno come unico mezzo quello di gettare merda sugli altri, modificando a proprio piacimento la realtà dei fatti per raggiungere il proprio scopo. In una canzone fa riferimento a quelle persone che passano la vita a lamentarsi. In un altra parla del fatto che spesso si paga qualsiasi cosa per vivere, che vivere non è, per poi morire senza aver veramente vissuto. Canta/urla del condizionamento dei mass media sulle persone in un pezzo. In un altro sottolinea quanto sia futile e vuoto il mondo dei social media, o almeno l’uso che generalmente se ne fa. Insomma, gli argomenti che tratta, quelli elencati ed altri, sono davvero tanti.

Una cosa che spicca immediatamente all’ascolto è la produzione, davvero molto potente! Dalle informazioni in mio possesso si evince che vi siete rivolti ad un nome di “spicco” del panorama estremo, puoi dirmi qualcosa a riguardo?
Dan Swanö è tra le persone più simpatiche, divertenti e disponibili che io abbia mai incontrato in questo ambiente. E’ andata in maniera molto semplice: stavamo valutando a chi mandare l’album per il mastering e ci siamo rivolti anche a lui. Il brano di prova che ci ha rimandato ci ha immediatamente convinti. Ci ha tenuti aggiornati sul suo lavoro ad ogni passo, dispensando anche ottimi consigli. Siamo molto soddisfatti di questa collaborazione. Così come siamo estremamente soddisfatti del lavoro svolto agli Ironape Studio di Vigevano da Federico Lino. Con lui abbiamo registrato voci, basso e chitarra e lui si è occupato del mixaggio. Kevin ha registrato le sue parti al  Brochacho Studios con  Orlando Villaseñor a San Antonio, in Texas. Sono tutte esperienze che mi piacerebbe ripetere in futuro.

Per ciò che concerne invece la collaborazione con altri musicisti cosa mi dici a riguardo?
Inizialmente quello fissato con le collaborazioni ero io: in seguito sono riuscito a contagiare i miei compagni. Collaborare con musicisti che si ammirano è qualcosa che secondo me da un tocco di freschezza al lavoro che si svolge. In particolar modo con i cantanti, perché voci diverse all’interno di un brano saltano subito all’orecchio e, almeno nel mio caso, attirano immediatamente l’attenzione. I nostri ospiti sono tutti nostri amici. La mia amicizia con Trevor e Juri è ventennale. Juri è anche stato il cantante dei miei Any Face nel periodo e per l’album migliore di quella band, almeno secondo me, ed è stato il primo cantante dei The Bastard Within prima dell’arrivo di Sid. Io e Jason Netherton ci siamo conosciuti circa quattro anni fa e da allora ci sentiamo frequentemente. Chiedere loro di dare il loro contributo al nostro album per me è stato molto naturale. Stefania Minervino e Mara Lisenko non le conoscevo. Sono state una sorpresa incredibile per me. Stefania è amica di lunga data di Gianluca e Sid. L’ho incontrata quando è venuta in studio a registrare le sue parti per “Varosha” ed è stato bello conoscerla. Mara è amica di Sid: molto gentile, disponibile, professionale ed estremamente brutale. Sono felice del contributo di tutti loro, oltre ad essere onorato della loro presenza sul nostro album.

Quali sono le vostre aspettative, in considerazione del periodo che stiamo attualmente vivendo? Avete in programma dei live per promuovere la vostra release? Cosa bolle in pentola?
Personalmente sono già contento così. Reputo “Better Dead Than Friends” e i The Bastard Within le cose migliori fatte e vissute fino ad ora nella mia “carriera musicale”. Suono quello che mi piace con persone che condividono la mia stessa passione per questa musica e per me, che in tutte le band in cui ho suonato in precedenza sono sempre dovuto scendere a compromessi enormi perché tutti si fosse più o meno soddisfatti, è stupendo. Poi, banalmente, a me la nostre canzoni piacciono davvero. Quindi la mia aspettativa e la mia speranza è che si vada avanti così. Tutto qui. Se poi arriverà altro, ben venga. Live: al di là della pandemia è un tematica complessa. Da questo punto di vista su Kevin, ovviamente e giustamente, non possiamo contare. Dovremmo trovare un batterista disposto a farlo. Ma se devo essere onesto in questo momento la sola idea di mettermi a cercarne uno, conoscerlo ed eventualmente provinarlo mi fa sentire esausto. Tra il 2015 e il 2018 ho passato due anni su tre a cercare quotidianamente un batterista e l’esperienza mi ha sfiancato. Certo, una parte di me desidera portare i The Bastard Within live: penso sarebbe divertente e gratificante sia per noi che per gli appassionati del genere che suoniamo. Ma gli ultimi due anni di concerti con la mia band precedente sono stati generalmente orribili; l’esperienza mi ha segnato e a distanza di tanto tempo non ho ancora smaltito le tossine. Per cui in questo momento rimango piuttosto combattuto sull’argomento. Ma questa è solo la mia posizione e le decisioni non spettano solo a me ma all’intera band. In ogni caso per ora vedo questa possibilità di difficile realizzazione. Il 2020 è stato un anno strano per chiunque. Noi, al di là delle situazioni note, abbiamo avuto a che fare anche con impegni e/o impedimenti personali che ci hanno assorbiti parecchio. Tutto questo non ci ha permesso di lavorare con le nostre solite modalità, ma non significa che la band si sia fermata. Io e Gianluca siamo stati molto prolifici in ambito compositivo e ancora non ci siamo fermati, anche se ognuno a casa propria. Abbiamo già parecchie nuove canzoni da scegliere e su cui lavorare. Lo scorso Giugno ne abbiamo registrata in studio qualcuna con Kevin, giusto per capire se la direzione presa fosse quella giusta per noi, e devo dire che siamo molto soddisfatti. Appena la situazione mondiale lo permetterà, ci prepareremo per quello che decideremo saranno i nostri passi futuri.

Siamo giunti alle battute finali, grazie ancora per questa bella chiacchierata, concludi pure come vuoi!
Questa è la domanda più difficile, ahahah! Oltre a ringraziarti di nuovo per la tua disponibilità, Luca, cosa posso dire? Abbiate cura di voi e del prossimo: rispettate il distanziamento sociale; non create assembramenti e usate quelle cazzo di mascherine o non ne usciremo più. Quando vi vedo in giro in branco senza protezione a parlarvi addosso mi fate solo incazzare e mi viene voglia di darvi fuoco. E magari prima o poi lo farò; e che cazzo! Se poi avete voglia di passare una mezz’oretta ad ascoltare un album grind, “Better Dead Than Friends” immagino possa fare per voi.

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