Ophidian I – Spiral to oblivion

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Provenienti dalla fredda dall’Islanda, gli Ophidian I fin dai primi giorni di vita si sono fissati il chiaro obiettivo di raggiungere le vette più alte del metal tecnico in termini di perizia, arrangiamenti e suono. Dopo l’uscita del primo full-lenght, “Solvet Saeclum”, la band torna con la nuova opera “Desolate” (Season of Mist), probabilmente uno dei migliori album dell’anno.

Benvenuto Daniel (Máni Konráðsson – chitarra), come è nato il nome della tua band e quando avete deciso di creare il gruppo?
Grazie! La band è nata nel 2010 come pretesto per alcuni amici per stare insieme e festeggiare mentre si suonava death metal. Un’attrazione reciproca verso le band death metal tecniche come Necrophagist, Spawn of Possession e Psycroptic ci ha uniti. Una vera e propria riverenza per la musicalità e la qualità del materiale di quelle band è stata determinate. Non molto tempo dopo la formazione ha preso una pausa durante la quale noi membri abbiamo continuato a lavorare su altri progetti musicali nei quali siamo stati in grado di affinare ciascuno dei nostri tratti individuali. L’idea di creare musica tecnica non ha mai lasciato completamente le nostre teste e dopo alcuni anni ci siamo riuniti di nuovo e abbiamo discusso sull’opportunità di creare un po’ di musica insieme sotto la bandiera degli Ophidian I, ma questa volta ricominciando con un nuovo sound, materiale, metodologia e membri. Quindi sostanzialmente consideriamo questa attuale incarnazione come una vera e propria nuova band. Il nome era originariamente il titolo provvisorio per una canzone su cui stavamo lavorando. Il suo suono ci sembrava e ci sembra buono, quindi abbiamo deciso di usarlo anche per il gruppo.

Dopo un album per la SFC Records, è uscito il vostro debutto con la Season of Mist! Come è cambiata la vostra carriera dopo l’accordo con l’etichetta francese?
Lavorare con la Season of Mist è stato assolutamente vitale per portare l’album e la band al grande pubblico. Hanno una squadra fantastica che lavora con noi e non potremmo essere più felici. In questa epoca in cui ci sono tanti modi diversi per far promuovere la tua musica, può essere complicato emergere dalla massa. Avere un’etichetta come la Season of Mist aiuta moltissimo in questo senso. Hanno un talento innato per il business e sanno come gestirlo. Quanto al come è cambiata la nostra storia, per noi è stata una rivoluzione a 180°. Ci stavamo concentrando sulla creazione di “Desolate” e abbiamo pensato che la band richiedeva di essere presentata come una nuova realtà, quindi siamo partiti da zero in termini di marketing.

Che peso dai a ciò che i fan e i critici dicono delle vostre uscite?
Non presto molta attenzione a queste cose. È bello ricevere attenzione e recensioni, ma non le leggo. Sono fiducioso nella musica che facciamo e non sento il bisogno né di gratificazioni né di suggerimenti. Detto questo, è fantastico vedere il nome della band apparire dappertutto, quindi direi che è questa la nostra misura del successo; vedere il nome della band in vari posti e chat.

L’ etichetta descrive il vostro album con queste parole: “”Desolate” piacerà a tutti coloro che cercano il massimo della musicalità militante su tutti i fronti”. Sei d’accordo?
Sì, sosterrei questa affermazione al 100%. Gran parte del nostro suono si basa sulle capacità tecniche e sull’esecuzione corretta di ciascun membro, quindi per coloro che sono attratti da quegli attributi nelle loro scelte musicali, direi che gli Ophidian soddisfano sicuramente questa richiesta.

Avete un un approccio molto tecnico. Quante ore dedicate ogni giorno allo studio dei vostri strumenti?
Dipende su cosa stiamo lavorando e da cosa abbiamo in mente. Prima di registrare “Desolate” ci siamo incontrati il ​​più spesso possibile. Circa 3-4 volte a settimana. Prima degli spettacoli di solito provavamo nei giorni precedenti. In questo momento stiamo solo provando ogni tanto per tenerci in forma (e quando il COVID ce lo permette). Per quanto riguarda la routine di pratica di ognuno di noi nella band, suppongo che siano tutte abbastanza diverse. Per quanto mi riguarda, suono spesso la chitarra durante il giorno, ma non per molto tempo (10-15 minuti in genere). Probabilmente consiglierei a tutti un approccio simile poiché passare molte ore con lo strumento in mano non porta altro che problemi.


La vostra musica è complessa, ma le nuove canzoni durano tutte meno di 5 minuti. Corto è meglio? Come riuscite a racchiudere così tanta abilità in una canzone breve?
È stato piuttosto complicato, ma è sicuramente qualcosa su cui abbiamo deciso consapevolmente di puntare. Volevamo portare un elemento molto tradizionale all’aspetto del songwriting e provare ad applicare motivi e metodi usati nella musica tradizionale/pop/rock per creare le canzoni. Quindi generalmente abbiamo iniziato con una struttura di accordi o hook che poi avremmo sviluppato. Questo in genere ha reso le canzoni più concise in quanto non stavamo accumulando un mucchio di riff casuali che non si adattavano alla canzone. Dopo aver ascoltato alcune tracce, usando questo metodo, ci siamo sentiti molto a nostro agio a lavorare in questo modo. Abbiamo anche deciso di utilizzare l’aspetto tecnico per cercare di portare avanti le nostre aspirazioni per le strutture delle canzoni tradizionali e rendere le caratteristiche orecchiabili e ancora più accattivanti. È stato molto bello farlo perché ci sembrava di aprire un nuovo orizzonte ed essere in grado di applicare direttamente idee e motivi di altri generi: era un mio obiettivo personale che è stato fantastico raggiungere.

Quanto tempo impiegate di solito per scrivere un album?
Dipende da come si incastrano le cose. C’erano canzoni che sono state scritte in una seduta e ce ne sono state altre che abbiamo lasciato cuocere a fuoco lento per alcune settimane. Direi che l’intero processo ci ha richiesto circa 6 mesi probabilmente perché abbiamo fatto demo pre-prodotti prima di provare e rifinire il tutto accordando le canzoni e poi tornando indietro per una demo definitiva. Dopo essere andati avanti e indietro in questo modo un paio di volte per ogni canzone, eravamo pronti per andare in studio.

Amo l’artwork di “Desolate” di Eliran Kantor, mi ricorda le vecchie copertine degli album degli Yes. Di chi è stata l’idea?
Abbiamo portato l’idea a Eliran e lui ha sviluppato alcuni suoi spunti che solo la sua maestria poteva tramutare in realtà. La comunità metal è super fortunata ad avere un grande artista come Eliran che opera tra le sue fila. È davvero di un altro livello. Volevamo che l’artwork rappresentasse il mondo in cui sono ambientate le canzoni. Un mondo simile a quello da cui veniamo (Islanda) ma pur sempre una variante molto diversa, dura e lontana. Eliran ha ottenuto questo effetto quasi esattamente come l’avevamo immaginato.

Avete testato, prima del lockdown, la vostre nuove canzoni sul palco?
Sì, c’erano alcune canzoni, non tutte, che siamo stati in grado di testare e sentire dal vivo. È stato molto bello farlo, dato che l’intero concetto di essere e lavorare in una band ruota attorno alla performance dal vivo. Sono brani fantastici da suonare, difficili ma davvero divertenti!

Come cambia il vostro sound sul palco?
È abbastanza simile all’album, a parte forse gli strati di chitarra. Durante la registrazione dell’album abbiamo deciso di armonizzare molti degli assoli e le chitarre ritmiche, e alcune volte nello stesso momento. Quindi, dal momento che non abbiamo quattro chitarristi nella band, questi effetti non saranno presenti. Tuttavia, le canzoni sono state tutte provate senza le armonie extra, quindi siamo molto contenti anche del suono senza di esse.

Emerging from Iceland, Ophidian I from the first days had clear goal of reaching the apex of technical metal in terms of proficiency, arrangements and sound. After the release of the first full-length, “Solvet Saeclum”, the band is back with the new opus “Desolate” (Season of Mist), probably one of the top album of the year.

Welcome (Máni Konráðsson – guitars), what’s the story behind your band name and its formation?
Thank you!  The band was initially formed in 2010 as an excuse for some friends to get together and party while playing death metal. A mutual attraction towards technical death metal bands such as Necrophagist, Spawn of Possession and Psycroptic brought us together. A reverence for the musicianship and the quality of the material from the aforementioned bands felt very appealing and we all shared that delight. Not long after the band took an hiatus where the members continued to work on other musical projects where we were able to hone in on each of our individual traits. The idea to create technical music never quite left our heads and after some years had passed we got together again and discussed creating some music together under the Ophidian I banner, but this time start anew with a new sound, material, methodology and members. So we essentially view this current iteration of the band as a new band basically. The band name was originally a working title for a song we were working on. The sound of the name felt and looked good to us, so we decided to use it as a band name.

After one album for SFC Records, your debut under Season of Mist  is out! How is changed your career after the deal with the French label?
Working with Season of Mist has been absolutely vital in bringing the album and band to the masses. They have a fantastic team working with us which we couldn’t be happier to be paired with. In this day and age where there are multiple ways of getting your music out there it can be hard to cut through the noise. Having a label such as Season of Mist helps tremendously in that regard. They have an inherent knack for the business and how to operate it. As for how it has changed, it’s a complete 180° for us. We were just focusing on creating ‘Desolate’ and figured the band ought to be introduced as a new one so we started from scratch in terms of a marketing standpoint.

How do you measure the importance of what the fans and critics say about your releases?
I don’t pay attention to it all. It’s great to get attention and reviews, but I don’t read them. I’m confident in the music we make and don’t feel the need for either gratification or suggestions. That being said it’s awesome to see the band name pop-up all over, so I’d say that’s our measure of success; seeing the band name at various places and conversations.

Your label describes your new album with these words: ““Desolate” will appeal to all those who seek peak militant musicianship on all fronts”. Are you agree?
Yes I would back that statement 100%. A big portion of our sound relies on technical abilities and proper executions from each member, so for those that are drawn to those attributes in their musical choices I’d say Ophidian I definitely fulfils that demand.

You have a quite technical level.  How many hours do you spend daily to work on your instruments?
That very much depends on what we’re working towards and what we have coming up. Before recording ‘Desolate’ we got together as often as we could. About 3-4 times a week. Before shows we’d usually rehearse in the days leading up to it. Right now we’re just rehearsing every now and then to keep us in shape (and as COVID allows us). As for the practice routine of each of us in the band, I suppose they are all quite different. Speaking for myself I play the guitar often during the day, but not for very long at a time (10-15 minutes generally). I’d probably recommend a similar approach to others as spending many hours with the instrument in hand brings nothing but problems.

Your music is complex, but the new songs are all under 5 minutes long. Short is better? How do you manage to pack so much skill in a short song?
That was quite tricky but definitely something we made a conscious decision to opt for. We wanted to bring a very traditional element to the songwriting aspect and try to apply motifs and methods used in tradition/pop/rock music to create the songs. So we generally started with a chord structure or a hook we’d then work our way from. This generally made the songs more concise as we weren’t cramming a bunch of random riffs together that don’t fit the song. After we’d gone through a few songs using this method we became very comfortable working like this. We also decided to use the technical aspect to try and further our aspirations for traditional song structures and make the catchy features even more catchy. This felt super good to do as it felt like paving new ground and to be able to directly apply ideas and motifs from other genres was a personal goal of mine that was awesome to achieve.

How long does it usually take you to write an album?
That depends on how well in-the-zone we get. There were songs that were written in a sitting and there were others that we let simmer over a few weeks. I’d say the whole process took us about 6 months probably as we did pre-produced demos before rehearsing and fine-tuning the songs and then went back in for a revised demo. After going back and forth like this a few times for each song we then were ready to head to the studio.

I love “Desolate” artwork by Eliran Kantor, reminds the old covers of Yes albums. Whose idea was it?
We brought the idea to Eliran and he applied some ideas of his own and then brought them to life only him and his mastery could. The metal community is super lucky to have a great artist like Eliran operating within its ranks. He is truly in a league of his own. We wanted the artwork to represent the world in which the songs are set. A world that’s similar to the one we hail from (Iceland) but still a very different, harsh and distant variant. Eliran achieved that almost exactly as we envisioned.

Did you check, before the lockdown, your new song on stage?
Yes, there were a few songs, not all of them, that we were able to test and feel out a bit in a live setting. That felt very good to do as the whole concept of being and working in a band revolves around the live performance. They are awesome to play, really hard but really fun!

How does your sound change on stage?
It’s pretty similar to the album, apart from maybe the guitar layers. During the recording of the album we opted to harmonize many of the solos and the rhythm guitars, and some at the same time. So since we don’t have four guitar players in the band those won’t be present. However, the songs were all rehearsed without the extra harmonies so we are very happy with the sound without them as well.

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