Hypersonic – Kaosmogonia

Emanuele Gangemi (chitarre e growls) e Dario Caruso (piano e tastiera) con orgoglio e grande soddisfazione ci hanno presentato “Kaosmogonia”, il nuovo album degli Hypersonic, uscito recentemente per la Rockshots Records.

Benvenuti, con “Kaosmogonia” siete arrivati al fatidico terzo album, a che punto siete della vostra carriera? Pensate che con questo disco abbiate raggiunto quel sound che avevate in mente al momento della vostra creazione?
Emanuele: Siamo quasi giunti alla soglia dei 20 anni di musica. Ci siamo fatti più “grandi” o come meno ci pesa dire, siamo adulti e più maturi. Di conseguenza più maturi sono la nostra consapevolezza e il gusto musicale. Già dagli albori (nel lontano 2006) avevamo ben chiaro l’obiettivo, puntavamo al sound che oggi abbiamo ottenuto. Ma come accade anche per i gruppi più blasonati, il consolidamento della propria identità passa obbligatoriamente da una fase embrionale fino all’exploit della forma vera e definitiva. “Kaosmogonia” è la nostra creatura più completa, che meglio ci rappresenta oggi. Ciò non significa che rinneghiamo i dischi passati, perché il passato continua a rappresentarci e ha portato noi a raggiungere un’identità matura degli Hypersonic oggi. E poi si sa, il tre è il numero perfetto per antonomasia.

In questo senso, che ruolo ha rivestito Eleonora Russo, la nuova cantante del gruppo?

Emanuele: Eleonora sa di “dolce”. Sì, perché è stata la manna dal cielo in un momento in cui la macchina Hypersonic era in fase di accelerazione e, con l’uscita di Alessia, ha subito l’improvvisa mancanza di quel ossigeno necessario per la combustione del nostro carburante. In realtà, non solo abbiamo acquisito “aria nuova” per il nostro progetto, ma abbiamo pure guadagnato cavalli per andare più forti di prima, e fidatevi sono cavalli mustang! (nda. ride)

Come siete entrati in contatto con lei?
Emanuele: L’incontro è stato casuale, ma influenzato dalle amicizie con altre band e con i nostri fans. Una sorta di silente passaparola, che ha portato l’attuale regina degli Hyper, in studio per un provino, per appurare che fosse in sintonia con il nostro mood sonoro. Il vero banco di prova però è stato il palco di un festival svedese nel 2019 dove Eleonora ha dato il meglio di sé, dando sin da subito, e per tutto lo show, a tutti i membri del gruppo, l’impressione di far parte di questa famiglia da sempre

Invece, quale contributo hanno portato Mark Jansen (Epica), Francesco Paoli & Francesco Ferrini (Fleshgod Apocalypse), Emma Zoldan & Nils Courbaron (Sirenia), gli ospiti del disco?
Emanuele: Tutti gli ospiti sono stati scelti da noi per l’amicizia, il riconoscimento professionale e la consapevolezza che ognuno di essi avrebbe aggiunto la ciliegina ad ogni torta venuta fuori dal nostro forno incandescente. Siamo loro riconoscenti anche in questa occasione per il pregevole contributo. Mark è ormai un siciliano acquisito e si è dimostrato entusiasta di collaborare con noi, lo stesso dicasi per Emma e Nils che abbiamo conosciuto in tour qualche anno addietro e infine gli amici Francesco Ferrini, con cui Salvo, il nostro batterista, ha studiato orchestrazione e Francesco Paoli dei Fleshgod Apocalypse

Sull’album sono presenti due versioni di “Mother Earth”, mi soffermerei sulla seconda, quella orchestrale: come è nata e come è stata realizzata l’idea?
Emanuele: La scelta di concedere una gemella alla nostra “Mother Earth” nasce dal fatto che la nostra musica, come il nostro nome Hypersonic suggerisce, tende spesso a valicare i limiti di un suono già sperimentato. La musica è un’arte e in quanto tale non ha limiti e più si allontana dai confini che l’uomo nei propri dogmi impone, più si avvicina al divino. In questo album abbiamo voluto marcare ancora una volta la nostra propensione ad avvicinare sempre più il metal alla musica sinfonica, entrambi figli della stessa “madre” ma ingiustamente separati alla nascita. Questa è la nostra attitudine, questa è la nostra musica.

In generale, i pezzi come sono nati?
Dario: Le canzoni sono nate nel periodo che anticipava il lockdown, ma è proprio durante la “chiusura” che hanno trovato un loro senso. Il periodo buio che abbiamo lasciato alle spalle ci ha permesso di riflettere e approfondire le tematiche che riguardavano la fragilità umana e le ingiustizie di questo mondo, sempre, però, con una luce di speranza che accompagna il nostro cammino e, di conseguenza, la nostra musica.

Il caos ha qualche modo influito sulla genesi dei brani o in studio avete sempre mantenuto il controllo della vostra creatività?
Dario: Diciamo che abbiamo sempre mantenuto il pieno controllo della nostra creatività. Il primo imprinting è stato dato, come da tradizione, dal master Salvo Grasso, ma questa volta, unitamente al nostro favoloso lyricist Emanuele Gangemi, anche la cantante Eleonora ed io abbiamo sentito la necessità di esprimere noi stessi componendo e scrivendo i testi, per l’appunto, di alcuni brani all’ interno dell’album. Sintomo anche di crescita e compattezza della band

Avete già delle date in programma?
Dario: Stiamo programmando altre date di supporto a “Kaosmogonia” che è uscito da poche settimane. Puntiamo a calcare i migliori palchi d’Europa e non, per poter avere l’onore di portare la nostra musica ovunque.

Le vostre prossime mosse?
Dario: Sicuramente spingere al massimo con la promozione del disco per arrivare anche oltreoceano. In questo senso, Rockshots Records, la nostra etichetta, sta svolgendo un lavoro incredibile. Speriamo di potervi mostrare quanto prima qualcosa di veramente speciale.

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