Toxic Youth – Still hungry

Con oltre trent’anni di storia alle spalle, i Toxic Youth non mostrano alcuna intenzione di rallentare. Dopo il precedente Back to You-th, la band milanese torna con il nuovo album “Still Hungry” (Time To Kill Records), un lavoro che trasuda energia, urgenza e voglia di continuare a vivere la scena hardcore con la stessa fame degli esordi. Ce ne parlano Cristian e Ale, chitarra e voce della formazione.

Ben ritrovati su Il Raglio del Mulo! Dopo il ritorno con “Back to You-th”, che abbiamo approfondito nella nostra precedente intervista del 2020, ora siete pronti a pubblicare “Still Hungry”. Cosa rappresenta questo nuovo album nel vostro percorso e in che modo segna un’evoluzione rispetto al lavoro precedente?
Cristian: Ciao, intanto grazie della disponibilità. Il nuovo materiale è nato in modo spontaneo in sala prove, frutto dell’alchimia che ci lega da anni ed è il perno centrale della nostra band. I nuovi brani sono ancora più veloci e incazzati del precedente, e come dice il titolo siamo ancora affamati di questa musica.

“Still Hungry” nasce da un lungo processo che affonda le radici nei vostri trent’anni di attività. Come siete riusciti a mantenere viva la vostra chimica interna e quale approccio avete seguito durante la composizione del nuovo disco?
Cristian: Come dicevo prima, la chimica tra di noi è frutto in primis di una grande amicizia che ci lega ancora da prima che nascesse il gruppo. Ci frequentiamo dentro e fuori dalla band da sempre, e la sala prove è il nostro rifugio, dove tramutiamo le nostre emozioni in musica. Tutto nasce spontaneo, niente è preparato. Just fo fun.

Nonostante abbiate una lunga storia alle spalle, riuscite ancora a trovare nuove influenze che vanno oltre quelle classiche che hanno portato alla nascita dei Toxic Youth? Come si riflettono queste eventuali nuove ispirazioni nel sound di “Still Hungry”?
Cristian: Siamo dei divoratori di musica: rock, punk, metal, thrash, death… ascoltiamo di tutto. Certo, le band del passato sono quelle a cui siamo più legati, ma continuiamo a cercare nuove realtà da cui trarre ispirazione. Tra le nuove proposte citerei i Rotting Out e i Restraining Order.

Il disco è stato registrato da Carlo Meroni, nome importante nel panorama metal italiano. Com’è stato lavorare con lui e quanto ha influito sulla resa finale del vostro suono?
Ale: Carlo è un nostro amico da tempo, e volevamo lavorare con lui da un bel po’. È stato nostro fonico live molte volte e ci ha registrato alcuni demo. È una persona attenta ai dettagli, profondo conoscitore della musica, paziente e soprattutto empatico. La registrazione rispecchia il nostro sound naturale senza troppe macchinazioni.

“Sai Cosa c’è (V.F.F.)” è un brano che colpisce per energia e schiettezza, ma anche per l’uso della lingua italiana. Com’è nata l’idea di cantare in italiano e qual è il significato più profondo di questo pezzo?
Ale: In generale preferisco usare l’inglese, più diretto e modulabile. Quando scrivo qualcosa in italiano deve essere chiaro e digeribile al primo ascolto. Il testo di “Sai Cosa c’è” è ironico ma non troppo, vogliamo vivere le nostre vite senza dover stare dietro a tutte le situazioni e persone negative, invidiose e fastidiose.

Nella tracklist di “Still Hungry” compare anche “The First”, con la partecipazione di Manuel Merigo degli In.Si.Dia. Che valore ha per voi avere ospiti nel vostro disco?
Cristian: Manuel è un caro amico da molto tempo, e io sono un grande fan degli In.Si.Dia. Volevo un ospite e lui è stata la prima persona che ho pensato. Nelle nostre canzoni non ci sono assoli, ma lui è riuscito a trovare la giusta quadra per un assolo fatto con i controcazzi. Gli ospiti sono sempre benvenuti.

A livello testuale, le vostre liriche mantengono un tono diretto e rabbioso. Quali tematiche affrontate in “Still Hungry” e in che modo riflettono il vostro vissuto o la vostra visione attuale?
Ale: I testi sono una miscela di sofferenza, passato e introspezione, sempre con una visione positiva e di speranza per un futuro migliore. Affrontiamo anche tematiche sociali cercando di dare un messaggio diretto, molto “open mind” sulla vita, senza dimenticare un po’ di sano sarcasmo.

L’artwork, realizzato da Motorcity Graphics, trasmette perfettamente l’idea di un’urgenza mai sopita. Qual è il concept dietro la copertina e come si lega al titolo dell’album?
Ale: Riteniamo che “Nino” di Motorcity sia uno dei migliori grafici in circolazione, nonché una persona veramente squisita. I suoi consigli sono stati determinanti nella creazione di tutte le grafiche. Volevamo un ritorno alle origini con colori forti e freschi, un’immagine che rispettasse la nostra mai sazia voglia di musica. Still hungry!

Avete condiviso il palco con nomi storici e fatto parte della scena hardcore italiana in diverse epoche. Che bilancio fate oggi del vostro percorso e quali sono i prossimi obiettivi che vi siete posti per portare ancora più lontano il vostro “Toxic Sound”?
Ale: Siamo ancora agli inizi! A parte le battute, siamo veramente contenti del nostro percorso che ci ha dato molte soddisfazioni. Vogliamo continuare a suonare e incontrare gente e situazioni positive, divertirci con la nostra musica e condividere emozioni ed esperienze in giro per il mondo.

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