XPus – In umbra mortis sedent

A cinque anni dal precedente “Sanctus Dominus Deus Sabaoth” (2015) i nostrani Xpus tornano sulle scene con una nuova release dal titolo “In Umbra Mortis Sedent”, uscito per la Transcending Obscurity Records. La band bergamasca, con questo nuovo secondo lavoro, ribadisce la sua ferma volontà di rimanere fedele a certe sonorità già delineate nel precedente full, ma adesso spazio al portavoce della band, Aren (voce e basso).

Benvenuto Aren, puoi posso chiederti come mai è passato tutto questo tempo tra questo e il precedente full?
In realtà, tra il debutto e questo sono passati due anni scarsi. A Settembre 2017 entrammo in Studio per registrare “In Umbra Mortis Sedent”, facemmo tutto in quattro giorni e dopo un paio di settimane di ricerche, tra le varie proposte discografiche arrivò quella di Transcending Obscurity, possedendo parecchi lavori prodotti da questa etichetta – come i vari progetti di Dave Ingram (Benediction), Feral, Paganizer, Rogga Johansson ecc. – conoscevo molto bene la sua validità. Sapevamo che essendo ricca di ottime band già in programma, avremmo dovuto aspettare il nostro turno e, difatti, il cd è uscito solo da poco. Abbiamo atteso molto, è vero, ma era un’ottima occasione per noi, un salto di qualità a cui non potevamo rinunciare, specialmente oggi, con mille label che ti chiedono soldi per qualsiasi cosa e, quasi sempre, per nulla.

Andiamo a ritroso nel tempo, puoi parlarci un po’ della storia della band?
Xpus nasce nel 2015 come “one man band”, il primo demo difatti, che vide la luce dopo tre mesi dalla nascita del progetto, lo registrai personalmente, suonando ogni strumento. Volevo qualcosa di grezzo e decisi che una produzione da studio per il momento non era la soluzione migliore. Ultimato il promo, iniziai la ricerca di una label e fui fortunato, le prime risposte arrivarono dopo 24 ore (grazie anche a internet che, in questo caso, agevola non poco il processo) scelsi l’ucraina Metalscrap e iniziai subito a lavorare sui pezzi mancanti per completare l’album di debutto. Quando firmai il contratto, non solo non avevo terminato tutti i brani, ma mancavano tutte le liriche e tutto il lavoro grafico. Chiamai il mio vecchio compagno d’avventure Mornak alle chitarre e L, un batterista professionista, e dopo altri tre mesi iniziammo le registrazioni di “Sanctus Dominus Deus Sabaoth”. Anche qui, volevamo un lavoro grezzo, che si discostasse dalle produzioni iper-pompate di oggi, volevamo creare un personale omaggio ai generi musicali più estremi con cui eravamo cresciuti, ovvero il death metal e il black metal. Ancora una volta decisi di registrare tutto da solo e nel Novembre 2015 l’album fu rilasciato. Durante le pause tra i concerti e il tour europeo di supporto a “Sabaoth” iniziammo subito a lavorare al secondo capitolo, avevamo anche trovato il batterista fisso che risponde al nome di Ulvirøs.

Hai parlato di omaggio ai generi con cui sei cresciuto, ascoltando “In Umbra Mortis Sedent” si percepisce chiaramente la matrice death metal old school di stampo prettamente americano: quali sono le band che fungono da muse ispiratrici?
Quelle con cui siamo cresciuti: Deicide, Morbid Angel, Immolation, Monstrosity, Mangled, Massacre, Autopsy, Blasphemy, Slayer per citarne alcune, poi ci sono le europee: Grave, Benediction, Entombed, Sinister e tutto il filone black metal dei tempi ovviamente. Tutto quello di fine anni 80 e inizio 90 insomma.

Definite le vostre influenze, puoi parlarmi del lyric concept? Da cosa traete spunto per la stesura dei testi?
Le prime due song di “Umbra” condividono lo stesso testo, un sacrificio satanico fatto da un uomo convinto che, facendo ciò, possa liberarsi delle voci infernali che lo ossessionano, ma in realtà queste voci sono solo nella sua testa, un’espressione di lui stesso o, meglio, la sua stessa pazzia, da qui un serpente che si mangia la coda e un unica soluzione finale: il suicidio. Il secondo testo, che viene diviso in tutte le restanti songs dell’ album invece, parla dei rapporti carnali che un prete ha con dei ragazzini, ci si ferma sulle emozioni del curato stesso, di quando è solo nelle sue stanze in preda al desiderio, al fatto che si danna e prova a resistere ma alla fine, ogni volta, cede, si parla di quello che prova (o presumibilmente possa provare, dato che non ho esperienza diretta in questo campo) il ragazzino una volta che la molestia inizia, alla costrizione, al fiato del prete che gli scende in gola ecc. Probabilmente anche il prossimo lavoro avrà un unico testo per tutte le song che lo comporranno. Cerchiamo di creare testi che abbiano un senso, che abbiano qualcosa da dire indipendentemente che essi parlino di satanismo, anticristianesimo, morte, distruzione, decadimento o di estinzione (della razza umana).

Entriamo più nello specifico: puoi dirci come nasce un vostro brano?
La composizione avviene in maniera naturale, lasciamo che le sensazioni e le idee si fondano senza alcuna costrizione/forzatura, da lì poi un minimo di pulizia e inquadramento è d’obbligo ma non vogliamo che le nostre song siano troppo schematizzate. Personalmente, vedo il genere estremo, sia questo death o black metal, un campo dove è l’istinto a farla da padrone, spesso, ascolto band davvero valide ma troppo… “indirizzate”, troppo “costruite” . Io da questa musica voglio percepire il lato selvaggio ancestrale dell’anima del musicista, il tecnicismo e il virtuosismo sono per altri generi.

Avete altri progetti musicali ai quali prendete parte, qualcuno di voi ha band parallele nelle quali suona?
Al momento, ogni membro della band è impegnato solo in questo progetto.

La vostra ultima fatica “In Umbra Mortis Sedent” è, come da te accennato all’inizio, targata Transcending Obscurity Records, label indiana dedita al death metal più intransigente: puoi dirci come e quando nacque l’interesse della suddetta label nei vostri confronti?
Fu tutto estremamente naturale, mandai tre brani come “promo” a varie etichette, Kunal mi rispose subito il giorno dopo chiedendomi di poter sentire tutte le canzoni che componevano l’album, il giorno dopo ne riparlammo telefonicamente e trovammo velocemente un accordo.

Dove avete registrato l’album e di chi vi siete avvalsi per la registrazione, nonché per i vari processi di produzione e post-produzione?
Abbiamo registrato in una specie di castello zona Como con Manuele Marani di Mara’s Cave, è stata un’esperienza davvero appagante, come detto, volevamo tenere un effetto “sporco”, non a livelli del primo lavoro ma comunque grezzo e lontano dalle iper-produzioni plastificate tanto in voga oggi. Il Mastering invece è stato fatto da Den Lowndes di Resonance Sound Studio (Blood Incantation, Cruciamentum) in Inghilterra.

Sin dal primo ascolto si nota che, rispetto al precedente “Sanctus Dominus Deus Sabaoth” la produzione è alquanto migliorata, tuttavia il tipo di songwriting è rimasto più o meno il medesimo, a questo punto appare chiara la vostra netta intenzione di restare fedeli a certe sonorità…
Questo è quello che ci piace comporre e suonare, finché sarà cosi non ci saranno innovazioni e dubito fortemente cambierà la cosa, suoniamo per noi e per il nostro gusto personale. Piccole variazioni potranno anche esserci in futuro ma la matrice è questa, old school death metal con influenza black metal, punto.

Siamo giunti al momento dei saluti, grazie per questa chiacchierata! Vi faccio un grosso in bocca al lupo per il futuro, concludi come vuoi questa intervista…
Grazie e grazie a te per lo spazio dedicatoci, see you all in Hell!

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